IN THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI
LAURA BRECK, US AUTHOR - LAURA BRECK, AUTRICE USA
THE AUTHOR / L'AUTRICE
I’ve been writing since the 1980s, but I’ve just become serious about it in the last few years. One of the primary goals of my writing is to give readers a world into which they can escape the stress of life. And a fun read for lounging on the beach or cuddling up with a blanket and a cup of tea. ~Smart Women ~Sexy Men ~Seductive Romance.
I write a sensual romance with a touch of mystery. I am in a truly wonderful, loving, long-term relationship, and I share my domestic happiness through my characters, who emotionally commit to each other before they begin a physical connection. My goal is to let readers know that love, in monogamous relationships, can be fun and spicy!
Another goal is to make a difference in the world. That is why each of my books will sponsor a community program, and a percentage of my proceeds will be donated to that organization. I lived in Las Vegas for three years, and loved the diverse culture and unique entertainment opportunities. And I want to give back to the city as well. A portion of the proceeds of Secret Vegas Lives will be donated to The Shade Tree Shelter, a shelter for women, children and their pets.
It’s such a wonderful idea to allow women in difficult domestic situations to bring their pets with them when leaving their homes to start a better life for their families. Many women stay in abusive situations because they don’t want to leave their dogs or cats. Read more about The Shade Tree on my website, www.LauraBreck.com .
I currently live in Saint Paul, Minnesota, USA. For those of you as geographically challenged as I am, Minnesota is a northern state bordering with Canada. We’re in the middle of the United States, on the Mississippi River. The Mississippi begins in northern Minnesota - so shallow and narrow you can walk across it - and ends in New Orleans, Louisiana, where it’s a wide, international shipping port.
Ho cominciato a scrivere negli anni '80, ma solo negli ultimi anni mi sono dedicata seriamente alla scrittura. Uno degli scopi principali per cui scrivo è regalare ai lettori un mondo dove possano rifugiarsi dallo stress quotidiano. Ma, nello stesso tempo, è creare una lettura divertente, da godersi sdraiati sulla spiaggia oppure avvolti in un plaid con una tazza di té. Donne Intelligenti – Uomini Sexy – Romanzo Seducente.
Il genere di romance che scrivo è sensuale, con un tocco di mistero. Personalmente vivo una lunghissima, meravigliosa e tenera storia d'amore, e cerco di condividere con i lettori questa mia felicità coniugale tramite i miei personaggi, che, prima di cominciare una relazione sessuale, si impegnano reciprocamente a livello emotivo. Vorrei far sapere ai miei lettori che l'amore nelle relazioni monogame può essere divertente e piccante!
L'altro scopo che cerco di raggiungere è quello di fare la differenza nella realtà di oggi. Ecco perché ogni mio libro promuoverà un programma di carattere sociale, ed una certa percentuale dei guadagni sarà donata a questa organizzazione. Ho vissuto a Las Vegas per tre anni e ho apprezzato la diversità delle culture e le infinite possibilità di intrattenimento. Per questo vorrei ripagare anche questa città. Una parte dei guadagni dal libro Secret Vegas Lives sarà donata a “The Shade Tree Shelter”, una casa-famiglia per le donne, i bambini e i loro animali.
Trovo che sia una idea bellissima permettere alle donne, che provengono dalle difficili realtà domestiche, di portare con sé i loro animali nel momento cruciale in cui decidono di lasciare la loro casa per cominciare una vita migliore. Molte donne rimangono a casa dove sono vittime degli abusi, perché non vogliono abbandonare i loro amici a quattro zampe. Per sapere di più , potete leggere le informazioni riguardanti “The Shade Tree” sul mio sito web www.LauraBreck.com.
Al momento vivo a Saint Paul, Minnesota, USA. Per coloro che si perdono facilmente sulle mappe geografiche, Minnesota è uno degli stati del Nord degli USA, sulla frontiera con la Canada. Siamo nella zona centrale degli Stati Uniti, sul fiume Mississippi. Il fiume sorge nella parte settentrionale del Minnesota – poco profondo e così stretto che lo si puo attraversare a piedi – e finisce a New Orleans, Louisiana, in un enorme porto internazionale.
THE BOOK / IL LIBRO
SECRET VEGAS LIVES
Published on 22nd of October by Red Rose Publishing /Uscito il 22 Ottobre, edizioni Red Rose Publishing
Mistaken for a blackmailer, socialite Valerie Kane will do anything to keep sexy Italian crime writer Antonio Daniato from publicly exposing her, and Antonio is very interested in seeing how far Valerie will go to protect her reputation.
Bestselling author Antonio Daniato sets a trap to capture his blackmailers, and is surprised when psychologist Valerie Kane stumbles into his arms. She swears she's not involved, but he threatens to expose her unless she reveals her accomplice. When she bares her soul to prove her innocence, Antonio is fascinated, but shaken by the intensity of his desire for her.
Surrendering to temptation, Valerie risks her reputation to let Antonio into her life. But she uncovers evidence that he's staging the blackmail scenes as research for his next book. When she confronts him, it's his turn to convince her of his innocence.
Their outrageous sexual attraction keeps them in each other's arms, but mutual distrust prevents them from admitting deeper emotions. When the true blackmailer threatens to reveal Antonio's double life, Antonio yields to guilt and lets Valerie go.
But Valerie discovers his secret, and will fight for Antonio against an addiction whose hold on him may be stronger than their love.
Scambiata per una ricattatrice, Valerie Kane, che è molto conosciuta tra la gente che conta, è pronta a fare qualsiasi cosa per impedire che l'italiano Antonio Daniato, il famoso scrittore di romanzi gialli, la accusi pubblicamente; e Antonio è molto curioso di vedere fino a che punto si spingerà Valerie per proteggere la propria reputazione.
Antonio Daniato, che è un famoso autore di bestseller, organizza una trappola per smascherare i suoi ricattatori, ma rimane non poco sorpreso, quando fra le braccia si ritrova la psicologa Valerie Kane. La donna gli giura di essere innocente, ma lui la minaccia comunque di una accusa pubblica, se non svela chi è il suo complice. Quando Valerie gli apre la propria anima per dimostrare la sua innocenza, Antonio rimane affascinato, ma anche turbato dalla intensità della sua attrazione per lei.
Abbandonandosi alla tentazione, Valerie mette a rischio la propria reputazione lasciando entrare Antonio nella sua vita. Ma scopre, anche, che il ricatto nei suoi confronti non è nient'altro che una messinscena che usa per fare ricerche in vista del suo prossimo libro. Valerie lo affronta, ed è la volta di Antonio di dimostrare la propria innocenza.
La loro irresistibile attrazione sessuale li rende inseparabili, ma, allo stesso tempo, la reciproca mancanza di fiducia non permette loro di esprimere le loro emozioni più profonde.
Quando, però, un vero ricattatore minaccia di svelare la doppia vita di Antonio, i suoi sensi di colpa prendono il sopravvento e Antonio decide che è meglio lasciar andare Valerie.
Ma Valerie scopre il suo segreto e decide di lottare per Antonio, combattendo contro una dipendenza che potrebbe esserre più forte del loro amore.
Avaliable as an E-book/ Acquistabile in formato E-book:
http://redrosepublishing.com/bookstore/product_info.php?products_id=499
ABOUT THE SERIES / LA SERIE
My friends ask me why I chose to write a series of books about Italians living in America. A few years ago, my husband and I decided we would visit Italy on our next “big” anniversary, in 2011. We began studying the Italian language, the culture, and the country. I was enthralled!
The language is so seductively beautiful, I started dreaming - and daydreaming - about what it would be like to meet and fall in love with an Italian man. Secret Vegas Lives is the written version of all my dreams.
Antonio arrived in Las Vegas, Nevada five years ago with the desire to become an author. To survive the first few years, he found a sinful night job, which earned him enough money to pay the rent. But when his books became best sellers, and money came pouring in, he couldn’t quit - he was addicted to his decadent side job. When he met psychologist Valerie, everything changed, but could Valerie’s love make him strong enough to give up his secret night life?
I miei amici mi chiedono perché ho deciso di scrivere una serie di libri sugli Italiani che vivono in America. Qualche anno fa, mio marito ed io abbiamo deciso di festeggiare il nostro prossimo anniversario “importante” di matrimonio, che sarà nel 2011, in Italia. Abbiamo cominciato a studiare la lingua, la cultura ed il paese stesso. Sono rimasta affascinata!
La lingua è bellissima, e lo è in modo seducente, e mi ha fatto sognare – anche a occhi aperti – di come sarebbe stato se avessi incontrato un uomo italiano e me ne fossi innamorata. “Secret Vegas Lives” è la versione scritta di tutti i miei sogni.
In questa storia, il mio protagonista, Antonio, è arrivato a Las Vegas cinque anni prima, con lo scopo di diventare uno scrittore. I primi anni Antonio si guadagna da vivere svolgendo un lavoro notturno, un lavoro alquanto peccaminoso. Ma quando i suoi libri diventano dei bestseller, e i soldi arrivano a palate, ormai è tardi - non riesce a a smettere a fare quel secondo lavoro tanto vizioso. Quando incontra Valerie, la psicologa, il suo mondo cambia, ma l'amore di questa donna sarà abbastanza forte da farlo rinunciare alla sua vita segreta?
You can find Laura Breck here / Potete trovare Laura Breck quì:
website: www.laurabreck.com
blog: www.rosesofprose.blogspot.com
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twitter: http://twitter.com/ Laura Breck, Author
UPCOMING PROJECTS / PROGETTI
The second book in the series, Scandalous L.A. Desires, takes place in Los Angeles, California, where Antonio’s brother Dante, a world renown artist, has been teaching art classes for two years. And he’s been very busy - dating Los Angeles’ most beautiful and famous women. Almost weekly, his picture appears in a tabloid with another woman: a model, an actress, or a singer. But then he meets Lindsey, and falls for the blushing, selfless beauty. But she is appalled by his notorious lifestyle, and leads a boycott of his inner-city youth art classes.
Dante wants to become a man whom Lindsey can respect, admire - and fall in love with. But a woman from Dante’s past pulls a sinful publicity stunt that implicates Dante, and humiliates Lindsey. Can their love survive the scandal?
The third book in the series brings us back to Las Vegas, where Valerie’s brother, Ryan, meets Francesca (Antonio and Dante’s sister) when Francesca accidentally kills Ryan’s girlfriend.
Thank you so much to Isn’t It Romantic? for allowing me to be a guest at your beautiful site. I’m fascinated by the variety of authors and articles, and your collection of artwork is delightful!
I look forward to reading you comments, and answering your questions.
Thank you, Laura Breck
Il secondo libro di questa serie, Scandalous L.A. Desires, è ambientato a Los Angeles, California. Quì, il fratello di Antonio, Dante, un artista rinomato a livello internazionale, da due anni tiene lezioni d'arte. Dante è un uomo molto impegnato – nel farsi vedere con le donne più belle e famose di Los Angeles. Quasi ogni settimana le sue foto appaiono sulle riviste, sempre in compagnia di una donna diversa: una modella, un'attrice, o una cantante. Ma poi conosce Lindsey, e si innamora della sue timida bellezza e del suo altruismo. Ma lei trova inaccettabile il suo stile di vita scandaloso, e organizza un boicottaggio delle sue lezioni.
Il desiderio di Dante è quello di diventare un uomo che Lindsey possa rispettare ed amare– un uomo del quale lei possa innamorarsi. Ma una delle donne dal passato di Dante monta per i giornali un falso scoop che accusa Dante e causa umiliazione a Lindsey. Riuscirà il loro amore a sopravvivere allo scandalo?
Il terzo libro ci riporta a Las Vegas, dove il fratello di Valerie, Ryan, incontra Francesca (la sorella di Antonio e Dante) proprio quando, in un tragico incidente, Francesca uccide la fidanzata di Ryan.
Vorrei ringraziare a Isn’t It Romantic? Per evermi ospitato nel vostro bellissimo sito. Sono affascinata dalla varietà degli autori ed articoli, e dalla deliziosa collezione di copertine!
Sarà un grande piacere leggere I vostri commenti e rispondere alle vostre domande.
Grazie, Laura Breck
EXCERPT / L'ESTRATTO
“SECRET VEGAS LIVES”
Valerie stared at the lapel of Antonio’s tuxedo jacket.
"I'd hoped you wouldn't do anything rash."
"You give me too much credit, princess. I'm not ethical like you."
She looked into his eyes, disappointment knotting her stomach. "You would have caused a scene here tonight?"
"If not here, then somewhere. Yes, I would have."
She blinked, fighting back tears. How could someone be so cruel? He would have ruined her reputation on nothing more than circumstantial evidence. She hadn't misjudged him. He was a bastard.
He snapped, "Don't look at me that way."
"What way?" Her throat closed, tears were imminent.
His voice dropped low, sensual. "As though your sexy blue eyes can see right into my soul."
Uncertainty gripped her, the room closed in. "Imagine how surprised I am to find you have no soul."
"Ouch." He flinched. "You’ve got claws, princess." His smile flashed evil.
She wanted to wipe it off his face--with her lips. She choked on the desire, zinged with energy, amazingly alive. Like she hadn’t felt in days, like she never felt with her boyfriend Troy. Guilt, fear, passion, anger. The conflicting emotions warred with her sanity, and panic swamped her.
"I can't do this, Antonio..." Her voice cracked and she gasped for breath. She broke away from him and ran. The opposite direction from where Troy's big, safe arms would protect her. In the empty lobby, she veered toward an exit, then changed direction and darted around a corner where a couch sat hidden in a dark alcove between two potted palms.
She sat and began the steady breathing technique and pressed the reflexology spot on her wrist which together should hold off anxiety. Then gave up and dropped her head into her hands and broke down crying.
“Cara mia, no." He sat next to her, his warm arm wrapped around her shoulders, comforting. He stuffed his handkerchief in her fingers. "You know I'm not worth crying about."
She sat bolt upright and glared at him, allowing her anger to emerge, effectively preventing the panic attack from overtaking her. "You arrogant bastard."
"That's one of my best features."
“I’m not crying because of your cruelty, I’m crying because of mine! I never act this way. Something about you brings it out in me.” She tried to shrug off his arm, but he wouldn't budge.
“Should we analyze it? We've got a couch right here,” he wiggled his eyebrows at her.
“You are not funny!” She dabbed at her eyes with his handkerchief. She must be a mess. Her makeup running, her eyes red, and her nose sniffly.
He laughed. "You're sexy when you're mad."
“Don't. Don't try to laugh this off. This is the cure I need to get you out of my system."
His face sobered. Quietly he said, "How can I be in your system when I've never held you." He tightened his arm around her, with the fingers of his other hand he caressed her jaw. "And I've never tasted..." His lips pressed hot against her neck, his tongue teased her skin.
"Wait," she murmured breathlessly. He continued his assault. "And we've never really kissed," he whispered, nipping her ear with his teeth. The bite sent waves of passionate chills down her body.
Oh, God, what was she doing? They were in the middle of Caesar's Palace and she'd arrived with another man.
"No." She straightened her arms and pushed him away, looked into his beautiful brown eyes and almost lost her willpower again.
"Yes. It's going to happen." He smiled his charismatic, irresistible smile, "Runny mascara and all." She broke free and stood, catching her breath. How was he able to make her lose control? Her knees shook with excitement and her libido commanded her to fling herself onto his lap and let him kiss her senseless.
"Antonio." He sat there patiently waiting for her, so handsome it made her ache to touch him. His smile was too confident, as though he knew there wasn't a woman capable of resisting him.
She took a step toward him...
Just as Troy came around the corner.
Valerie fissò il risvolto dello smoking di Antonio. “Speravo che tu non facessi niente di insensato”
“Mi dai troppa fiducia, principessa. Io non ho una fibra morale così forte come la tua.”
Lo guardò negli occhi, mentre la delusione le stringeva lo stomaco in una morsa. “Saresti stato capace di fare una scenata qui, stasera?”
“Se non qui, l'avrei fatta da qualche altra parte. Sì, certo.
Ricacciò indietro le lacrime. Come si faceva ad essere così crudeli? Sarebbe stato pronto a rovinarle la reputazione basandosi su nulla più di coincidenze. Non si era sbagliata nel giudicarlo. Era veramente un bastardo.
“Non mi guardare così” scattò lui.
“Così, come?” rispose con un nodo alla gola e le lacrime ormai imminenti.
“Come se i tuoi sexy occhi azzurri potessero scrutarmi fin dentro l’anima” le rispose con un tono di voce basso e sensuale.
Valerie fu presa dall’incertezza, le sembrò che le mura della stanza le si chiudessero intorno.“Immagina quanto sono rimasta sorpresa scoprendo che di anima tu non ne hai.”
“Ouch.” Si finse offeso. “Che artigli hai, principessa.” Le rivolse un sorriso abbagliante, cattivo.
Valerie desiderò di levargli quel sorriso dalla faccia – con le proprie labbra. Il desiderio le toglieva il respiro, si sentiva piena di energia e incredibilmente viva. Come non si sentiva da giorni, come non si era mai sentita con il suo fidanzato, Troy. Senso di colpa, paura, passione, rabbia. Un mix di emozioni che faceva a pugni con il suo buon senso, e lei si sentì sopraffatta dal panico.
“Non posso farlo, Antonio....” La sua voce era incrinata e le mancava il respiro.
Si staccò da lui e si mise a correre. Nella direzione opposta di quella dove avrebbe trovato le mani solide e protettive di Troy. Entrò in un corridoio vuoto e si diresse verso l’uscita, ma poì cambiò direzione e svoltò l'angolo, dove trovò un divano nascosto in una nicchia semibuia, fra due vasi di palme.
Si mise a sedere e cominciò a respirare regolarmente secondo le tecniche di rilassamento, premendosi il punto di riflessologia sul polso che avrebbe scacciato l’ansia. Ma rinunciò, prendendosi la testa fra le mani e cominciando a piangere.
“No, mia cara." Antonio si sedette accanto a lei, e le sue braccia l’avvolsero in un confortante abbraccio. Le mise il suo fazzoletto tra le mani. “Sai che non valgo le tue lacrime.”
Valerie si raddrizzò e lo fulminò con lo sguardo, lasciando che la rabbia risalisse e tenesse così a bada l'attacco di panico.
“Sei un bastardo arrogante.”
“E' uno dei miei tratti migliori:”
“Non piango per la tua crueltà, piango per la mia! Non mi comporto mai così. Ma qualcosa in te mi provoca.” Cercò di liberarsi dal suo abbraccio, ma senza successo.
“Forse dovremmo analizzare questo problema? C’è già un divano pronto per noi,” le disse, ammiccando con le sopracciglia.
“Non sei divertente!” Si asciugò gli occhi col suo fazzoletto. Doveva essere un disastro, con il mascara che le rigava il viso, gli occhi arrossati e il naso che colava.
“Sei sexy quando sei arrabbiata” disse lui con una risata.
“Non farlo. Non cercare di prendere questa cosa alla leggera. Questo è la cura che mi permetterà di buttarti fuori dalla mia vita.”
All'improviso divenne serio. “Come puoi buttarmi fuori dalla tua vita, quando io non ti ho mai tenuta tra le braccia.” le disse piano. La strinse ancora più forte, e con l'altra mano le accarezzò il viso. “E non ho mai assaggiato....” Sentiva le sue labbra calde sul collo, la sua lingua provocante sulla sua pelle.
“Aspetta,” gli disse trattenendo il fiato.
Lui non continuò senza ascoltarla. “E non ci siamo nemmeno mai baciati sul serio.” sussurrò, mordicchiandole il lobo. Lei sentì una scossa lungo tutto il corpo.
Oddio, ma che cosa stava facendo? Erano nel bel mezzo del Caesar's Palace e come se non bastasse, lei era lì in compagnia di un'altro uomo.
“No.” Lo respinse con le mani, ma fece l'errore di guardarlo in quei suoi bellissimi occhi castani, rischiando di perdere di nuovo il controllo.
“Sì. Accadrà” le rivolse uno dei suoi irresistibili, carismatici sorrisi. “Mascara che cola incluso.”
Valerie si liberò dal suo abbraccio alzandosi in piedi, e cercando di riprendere fiato. Come riusciva a farle perdere così il controllo? Le tremavano le ginocchia per l’eccitazione, e la sua libido le comandava di sederglisi sulle ginocchia e di abbandonarsi ai suoi baci.
“Antonio” Lui se ne stava seduto, aspettandola pazientemente, così attraente che si sentiva male per il desiderio di toccarlo. Il suo sorriso era pieno di sicurezza, come se sapesse che non esisteva donna capace di resistergli.
Fece un passo verso di lui....
Proprio in quel momento Troy arrivò da dietro l'angolo.
INTO THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI:
FRANCESCA BORRIONE – autrice esordiente italiana
L'AUTRICE SI PRESENTA
Sono nata a Perugia nel 1978, dove vivo e lavoro. Attualmente frequento l’ultimo anno di dottorato di ricerca presso la Facoltà di Scienze della Formazione.
Ho già pubblicato il saggio "Il maccartismo" e "Gli anni inquieti del cinema americano".
"L’uomo che attraversò il tempo per me" è il mio primo romanzo.
Studio per lavoro, cosa che considero un grande privilegio.
Leggere, scrivere, ascoltare musica e andare al cinema sono le mie più grandi passioni. Leggo di tutto, ma mi sono avvicinata al genere romance solo di recente, e mi sono immersa nei romanzi storici con grande entusiasmo. Mi piacciono i classici, i noir, gli urban fantasy, ma più semplicemente mi piacciono le belle storie. Quando leggo voglio entrare nei personaggi, nelle situazioni che vivono, nei loro sentimenti, nei conflitti interiori che devono affrontare. Voglio sentirmi parte dei racconti, e mi piace quando un autore è capace di farmi provare la sua stessa passione.
Ho sempre scritto, prima come una sorta di terapia per la mia timidezza, poi per cercare di costruire, nella mia fantasia, personaggi e storie più affascinanti della mia realtà.
"L’uomo che attraversò il tempo per me" è nato così, nel 2001, dal mio desiderio di creare la storia che in
quel momento particolare della mia vita avrei voluto vivere. E così è nata Selma, la protagonista del romanzo, una ragazza come tante e come tante chiusa nel proprio microcosmo privatissimo fatto di letture e soprattutto di cinema. Selma vorrebbe vivere in un film, in una perfezione che nella realtà non esiste, e quando mette queste due verità a confronto rimane inevitabilmente delusa. La sua vita non le piace, ma non le piace perché non l’ha mai curata. Selma critica molto se stessa e si schiaffeggia costantemente perché non sopporta molti aspetti di sé, e ciò che odia di più è l’inerzia della vita, l’incapacità di agire. Questa lentezza, la passività di fronte alle cose. Finché trova il coraggio di uscire fuori dal personaggio che lei stessa ha creato e diventare una persona nuova. Curare le relazioni è la cosa migliore per rendere la propria vita più calda e più umana, e non c’è stereotipo che regga il confronto con l’imprevedibilità dell’amore.
Ho impiegato pochi mesi a scrivere L’uomo che attraversò il tempo per me. Sei anni per trovare un editore. Quando desideri fortemente qualcosa, c’è sempre qualcuno che ti dice che è impossibile. Non so più le porte chiuse che ho incontrato, prima perché ero un’esordiente, poi perché il mio stile era ritenuto troppo anglosassone, poco affine quindi ai lettori italiani. Ma io non ci ho creduto. Ho invece creduto in me e alla fine sono riuscita a realizzare questo piccolo sogno. Con la scrittura comunico una parte di me che nella vita di tutti i giorni rimane silenziosa, e trovo così una chiave per aprire i miei sogni alle persone.
IL BLOG DELL'AUTRICE: http://misselse.blogspot.com/
EDITORE: www.ilfilonline.it
Il libro è ordinabile in tutte le librerie ed è disponibile in tutte le librerie online, oltre naturalmente al sito della casa editrice.
ESTRATTO - dal romanzo “L'uomo che attraversò il tempo per me”
Eccolo lì. Fermo sul portone d’ingresso, come se stesse aspettandomi. Quella posa mi ricorda Winona Ryder che caccia i suoi vestiti in una busta di carta e corre fuori a cercare Ethan Hawke. Che è proprio davanti casa, fermo come se fosse sempre stato lì e lei fosse stata troppo cieca per notarlo.
Sorrido un po’ impacciata. L’ultima fila di scale la scendo con calma, non per fare scena ma per riprendere fiato.
«Mi stavi cercando?» chiede. Sorride, se l’aspettava. Penso che non sia mai stato respinto da nessuna donna. Era certo che non sarei stata io la prima.
Mi stringo le labbra, meditabonda su quello che avevo in animo di dire. Non sono certa di questa mia intraprendenza.
«Domani sera va bene» affermo stupita di me.
Jason mi dà conferma soddisfatto:
«A che ora?».
«Alle otto?» propongo interrogativa.
«Alle otto − ribadisce − ti passo a prendere qui».
«D'accordo».
«Buonanotte, allora» mormora sottovoce. Stavolta esce davvero.
Le vetrate del portone mi permettono di seguire la sua discesa per le scalinate esterne. Chissà se lui si volterà indietro ad osservarmi tornare in casa. Chissà se vorrà guardarmi un'ultima volta prima di andarsene. Se lo farà, sarà un segno inequivocabile di una certa affinità emotiva tra noi. Oddio, si volta davvero verso di me. Ed io che sono lì a fissare lui. Eh, sì. Deve essere destino. Mi saluta con un cenno della mano. Il suo viso è sorridente.
Credo anche il mio. Torno in casa e mi sdraio sul divano. Non posso non pensare a Jason. Il suo comportamento, quello stare sulle spine,la parlantina assente, i gesti nevrotici delle mani, tutto era tipico di un ragazzo qualunque. Non sembrava certo uno che può avere tutto quello che vuole.
A forza di leggere soggetti immaginari, comincio a credere che la mia visione della vita sia alterata dai fiumi di parole che la mia mente è abituata ad assimilare. Inserisco amici e sconosciuti in comodi e superficiali stereotipi che somigliano preoccupantemente a qualche personaggio scartabellato durante il lavoro. Laura è l'amica-sorella che dice sempre la verità, il luogo di lavoro è un microcosmo in cui vivono tutte le categorie degli esseri umani, mentre io sono la ragazza problematica e introversa che non riesce mai a trovare una cura ai propri mali.
In questo modo, Jason mi appariva, fino a pochi minuti fa, come riassunto di tutti i cliché esistenti circa la gente di spettacolo: lui era la star egocentrica abituata ad avere ogni ragazza ai suoi piedi, era l'arrivista che calpesta chiunque pur di raggiungere il traguardo, il ragazzo affascinante ma dalla doppia faccia. Jason era il sogno e l'incubo che tormentava i miei pensieri. Adesso, al contrario, ripercorro gli istanti trascorsi con lui, e forse mi devo ricredere. Forse voleva davvero soltanto invitarmi fuori, forse era veramente nervoso per l'impegno della prima mossa, forse non aveva altri fini che quello di rivedermi, e forse quel modo di irrequieto di tenere le mani, il balbettio, l'aria così incerta, mi devono comunicare che lui non sarà uno come tanti, ma è accessibile, anche a me che non sono nessuno. Mi dondolo nella suggestione di piacergli. Non mi sono mai innamorata di nessuno, dopo John voglio dire. Sono sempre stata sola. Anche quando stavo con John, ero sola.
Ho rimuginato sul passato talmente a lungo che non ricordo più che significa quando ti piace qualcuno. Non ne sono sicura, ma forse non voglio nemmeno riconoscere i miei sentimenti. Dovrei parlare di questa serata con Laura, ma voglio tenere per me questo piccolo, magico segreto. Se non sarà, farò finta che non sia mai accaduto, e non dovrò spiegazioni a nessuno. Mentre mi rigiro sul divano, mi torna alla vista la busta che ho gettato in terra per correre dietro a Jason.
Vado a raccoglierla.
Dentro c'è il solito insieme di pagine pinzate precariamente. Niente rilegatura elegante. Si vede che la mia sfuriata di ieri ha minato la creatività dell'autore.
Sulla prima pagina, nessuna dedica.
Sulla seconda, un lungo assolo.
Comincio a leggere.
"Selma non vuole che si parli di lei. Non vuole nemmeno che si parli con lei. Selma sta rinchiusa in un guscio speciale dal quale può osservare lo scorrere della vita senza lasciarsi toccare. Selma di mestiere fa l'osservatrice. Scruta l'immaginazione altrui, la seziona come un corpo, la scompone e la ricostruisce, e poi se ne lava le mani. Che della Creatura se ne occupi qualcun altro.
Selma non agisce, perciò non reagisce. A Selma piace sostenere l'esistenza della propria invisibilità. Un concetto che, a pensarci bene, è un paradosso. A Selma calza perfettamente.
Selma non gradisce consigli. Probabilmente ritiene che tutti potrebbero portarla sulla cattiva strada, e allora preferisce sbagliare da sola.
Lamenta la solitudine e poi si coccola in essa. Adora le sorprese ma detesta ciò che non conosce. Le sono capitato io inaspettatamente, e il suo mondo è stato in qualche modo violato. Ora non sa che fare con me.
Non si accorge che tutto è cambiato dal momento che ha letto il mio primo scritto. L'invisibilità è scomparsa, mentre è restata l'esistenza.
Selma ora è fragile in mezzo alla gente, sa che uno di quegli estranei potrei essere io, e muore dalla voglia di sapere di chi si tratta.
Così, per la prima volta ha aperto la sua vita a qualcuno. Quella persona le piace, anche se probabilmente non vuole ammetterlo, e in cuor suo si augura che si tratti di me, di Kyle Reese, del principe azzurro dalla armatura lucente e le maniere cortesi, di quello straordinario personaggio di cui ha visto le imprese in un vecchio film con Gregory Peck. Selma spera che lui sia ogni brano di letteratura, ogni verso di poesia, ogni sequenza di film, ogni passo di danza e segmento di musica mai realizzato nella storia del mondo. Selma si aspetta da lui l'impossibile sogno costruito per tutta la vita.
Selma sa che così non sarà. Lo ha sempre saputo. Perciò ha evitato sguardi e abboccamenti, perciò si è nascosta come in fuga dal sole, perciò si è aggirata furtivamente tra le strade della città. Selma non voleva essere notata per non dover spiegare le ragioni della propria solitudine. Finché sono arrivato io. Spezzato il precario equilibrio di questa esistenza senza emozioni, ho dato a Selma una goccia di speranza.
Se leggesse queste righe, ne prenderebbe coscienza e, invece di odiarmi, proverebbe a sentire riconoscenza nei miei confronti. Se solo leggesse attentamente.
Intanto il mondo le è sembrato migliore, degno della sua attenzione, e subito nuove sensazioni si sono affacciate nel suo cuore. Chissà se questa persona dall'aria affascinante è proprio quella giusta. Selma non deve commettere ancora l'errore di paragonarla al suo magico ideale. Nessuno sarà mai a quell'altezza. Selma deve rendere se stessa accessibile, e apprezzare le persone per quello che sono...".
I puntini di sospensione terminano
Devo liberarmi. Mi lancio verso il mobile sotto il televisore. Riviste, cartacce, giornali. Il secondo plico.
Ma questa sarà soltanto una lettera breve e formale. Non gli scriverò mai più, dopo questa volta. Decisamente. Anche se, dopo un avvio balbettante, le parole mi escono a cascata sulla carta.
INTO THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI:
FRANCESCA ANGELINELLI – autrice emergente italiana
L'AUTRICE
Francesca Angelinelli. Nasce a Busto Arsizio (VA) nel 1982. Diplomata in agraria. Scrive per passione fin da quando era bambina e nel corso degli anni, grazie alle numerose letture, si avvicina alla narrativa fantastica. Nel 2004 riceve il suo primo riconoscimento giungendo terza al Premio di Narrativa Yoric con il racconto “Una strega vera”. Nel corso del 2005 due racconti vengono pubblicati su riviste specializzate: “Da Ogni Dove” sul numero di Febbraio/Aprile della rivista Inchiostro, e “Infiltrato” sul numero di Marzo della rivista Il Laboratorio del Segnalibro. Nel 2007 pubblica i suoi primi due romanzi, i fantasy orientali “Chariza. Il soffio del vento” e “Chariza. Il drago bianco”, per Runde Taarn Edizioni, con cui nel marzo del 2009 pubblica anche “Valaeria”.
“Werewolf” è il suo quarto romanzo edito.
Il BLOG DELL'AUTRICE: http://charizaworld.splinder.com/
La FAN PAGE DELL'AUTRICE SU FACEBOOK:
http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/pages/Francesca-Angelinelli/93681945246
IL LIBRO
WEREWOLF
Linee Infinite Edizioni - codice ISBN: 978-88-6247-021-6
a breve disponibile su ibs.it e sulle maggiori liberie online, su ordinazione in qualsiasi libreria
Inghilterra, XIX secolo.
Antichi miti e spaventose leggende aleggiano attorno alla casata dei Werewolf.
Kate, figlia adottiva di Arthur Werewolf, intraprende un viaggio che la porta all’antica dimora di famiglia, là dove tutto é cominciato. Costretta a scontrarsi con superstizioni, cacciatori di licantropi e un cugino dall’umore lunatico, riuscirà Kate a svelare il mistero che avvolge Wildfell Hall e a salvare Jonathan dal suo isolamento?
COM’E’ NATO “WEREWOLF”
“Werewolf” è nato grazie a un insieme di fortunati fattori. Primo fra tutti la frase, tratta dal romanzo di Anne Bronte, che si trova in apertura. Questa frase era stata data come traccia per un concorso letterario, da cui poi ho ritirato il romanzo avendo ricevuto la proposta di pubblicazione dall’editore Linee Infinite. La frase tratta da “Agnes Grey” mi ha aiutata a sviluppare l’idea per un romanzo sui lupi mannari cui avevo già pensato diverse volte, senza però dare davvero concretezza al progetto. In secondo luogo l’ascolto, proprio in quel periodo, di alcune canzoni tratte dagli album del gruppo The Rasmus, in particolare dall’ultimo “Black Roses”. E infine, ma non per questo meno importate, l’ispirazione datami dall’immagine “Night Creatures” dell’illustratrice Francesca Resta, di cui un particolare è poi divenuto copertina del romanzo.
Una congiunzione di fattori favorevole che mi ha permesso per un paio di mesi di immergermi completamente nella storia. Una storia che mi sono divertita a scrivere e nella quale ho cercato di riversare sia la mia passione per la narrativa fantastica, sia quella per la narrativa inglese dell’Ottocento, dalle sorelle Bronte a Jane Austen. Con la speranza di essere riuscita a dar vita a un romanzo gradevole e che possa appassionare i lettori.
La copertina e le immagini del booktrailer che sarà presto online sono dell’illustratrice Francesca Resta: http://nijiart.it/index.html
EVENTI E PRESENTAZIONI
18 Ottobre 2009 - ore 17,00: presentazione presso la libreria BOOKSTOP di Brescia, via Leonardo da Vinci 5.
29 Ottobre-01 Novembre 2009: LUCCA COMICS and GAMES, stand Avelion, padiglione Passaglia, SelfArea.
13-15 Novembre 2009: nell’ambito della RASSEGNA DELLA MICROEDITORIA, Villa Mazzotti, Chiari (Brescia) si terrà una presentazione.
05 Dicembre 2009 - ore 16,00: DEMONI, VAMPIRI E LUPI MANNARI: presentazione presso la libreria Il Lupo Rosso di Padova, via Temanza, 11, località Arcella.
Per avere maggiori informazioni su questi e su altri eventi consultate la pagina facebook dell’autrice o il suo blog.
ESTRATTO
dal romanzo"Werewolf"
Tratto dal sito di Linee Infinite
http://www.lineeinfinite.net/portal/images/stories/estratti_pdf/werewolf.pdf
27 Febbraio
Kateleen si svegliò di soprassalto. La carrozza su cui viaggiava aveva preso l’ennesima buca ed era sobbalzata, dondolando ed agitandosi come una barca colta da tempesta.
Per un attimo la giovane trattenne il fiato. Cercò un appiglio che le impedisse di essere sballottata dal suo posto e, nonostante i battiti accelerati del cuore, si impose di mantenere un atteggiamento calmo e composto, mentre occhi e mente, ancora intorpiditi dal sonno, si abituavano all’oscurità della vettura.
Era rimasta ormai l’unica occupante della carrozza e la cosa le procurò un certo sollievo.
Doveva essersi addormentata dopo che avevano lasciato l’ultimo villaggio. “Quello in cui è sceso il giovane notaio”. Ricordò l’uomo che aveva passato l’intera tratta intento a sfogliare alcune carte, riponendole poi in eleganti cartelline di cuoio.
Si appoggiò allo schienale del divanetto di velluto rosso.
Il giovane si era limitato a un cenno di saluto quando era montato in carrozza e non aveva scambiato con gli altri viaggiatori nemmeno una parola, concentrato com’era sulle sue carte. La signora che gli stava di fronte, una donna grassa e tozza che aveva tenuto calcato sul capo un cappellino di paglia decorato con fiori di stoffa, non aveva invece taciuto un solo istante da che era stata caricata nel primo villaggio nel quale la carrozza aveva fatto tappa.
Non l’aveva osservata molto, nella speranza che sfuggire il suo sguardo le facesse capire quanto poco era interessata alle disavventure delle sue figliole o alla magnificenza dei suoi piccoli, adorabili, nipoti.
La sua attenzione era invece stata attirata dall’uomo, alto e massiccio, con una folta barba corta e abitipiù adatti a una battuta di caccia che a un viaggio in carrozza, che le si era seduto di fronte, salendo alla seconda stazione. Anch’egli piuttosto taciturno e altrettanto poco interessato alla saga familiare dellasignora grassa. Il suo interesse, infatti, si era rivolto per tutta la tratta più che altro al paesaggio che scorreva fuori del finestrino, dato che non aveva degnato i diversi viaggiatori che si erano susseguiti durante il viaggio, salendo e scendendo nelle stazioni intermedie, neppure di un rapido sguardo di circostanza.
Kateleen aggrottò la fronte. Era più che sicura che non fossero previste altre fermate dopo il villaggio nel quale avevano salutato il giovane notaio. La carrozza
avrebbe dovuto procedere verso Woodston e la mattina seguente da lì ripartire per affrontare il percorso inverso. L’uomo che era seduto di fronte, quindi, avrebbe dovuto trovarsi ancora in vettura con lei.
Invece era sola.
Giunse le mani, si tormentò le dita in modo nervoso e deglutì a vuoto. Quell’individuo le aveva lasciato un’impressione sgradevole. Lo aveva ribattezzato “il cacciatore”, per via del suo abbigliamento, ma anche a causa dello sguardo da predatore con cui aveva fissato per tutto il tempo la brughiera. Uno sguardo torvo, reso ancora più minaccioso dalle sopracciglia nere e folte.
Aveva avuto l’impressione che stesse cercando qualcosa tra i campi e i boschi che avevano attraversato e che, man mano che procedevano nel viaggio, una smorfia, un leggero ghigno di soddisfazione, comparisse sulle sue labbra serrate. E, dato che era certa che non fosse sceso alla stazione precedente, il fatto che fosse sparito all’improvviso dalla carrozza non faceva che acuire il turbamento che aveva suscitato in lei.
“Un uomo pericoloso” si disse, poi si spostò sul bordo del sedile e allungò una mano guantata per scostare la tendina che chiudeva il finestrino.
Fuori si estendevano i campi e la brughiera, ma c’erano case sparse lungo la strada che si potevano
distinguere per via delle luci accese al loro interno. La sera infatti era già scesa, benché non potesse essere poi molto tardi.
INTO THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI:
SARA STUANI - autrice esordiente italiana
L'AUTRICE SI PRESENTA
Sono nata a Imperia, in Liguria, e ci ho vissuto fino ai diciannove anni. Poi mi sono trasferita in Puglia. Ho sempre amato gli animali e sempre avuto tanti cani. Ora ne ho quaranta e lavoro anche con loro.
Fin da ragazzina ho sempre amato leggere. E' sempre stato il mio modo per viaggiare in mondi lontani. Una piccola curiosità è che sono velocissima a leggere e i libri mi durano al massimo due giorni! Preferisco i romanzi fantasy e horror. Adoro Stephen King, ma la mia ispiratrice è di sicuro Laurell K. Hamilton, la creatrice di Anita Blake, la cacciatrice di vampiri. Ripensando al passato, ricordo che quando andavo alle superiori prendevo voti molto bassi nei temi, perchè dicevano che i miei scritti erano troppo "sinceri". Ora sono riuscita a pubblicare un romanzo! Quindi la sincerità alla lunga da soddisfazioni.
"La sposa" é il mio primo romanzo.
L'ho scritto in sei mesi. Come dice il mitico Stephen King, non ho inventato una storia dal nulla, ma l'ho solo trovata e fatta venire alla luce. Come un archeologo che trova una reliquia sepolta nella terra e che con pennelli e pazienza, la estrae.
I personaggi a un certo punto sono diventati vivi e il libro si è scritto quasi da solo. Non sapevo cosa sarebbe successo finchè non apparivano le parole sullo schermo. Un pò da pazzi, no?
"La sposa" è il primo romanzo di una serie. Il secondo libro è in lavorazione.
Nel frattempo sto lavorando a un nuovo divertente progetto. Ho creato un blog con la mia amica disegnatrice Viviana Giovannini, io scrivo i testi e lei crea disegni. La storia ovviamente tratta di vampiri. Chiunque può seguire le avventure di Fiamma, la vampira, sul blog, www.scrittocolsangue.blogspot.com.
Nell'attesa del ritorno di Aria, la protagonista de La sposa.
Ciao a tutti!
IL LIBRO
LA SPOSA
Edizioni Ennepi
"Aria è una ragazza come tante; un lavoro in pubblicità, un fidanzato con cui organizzare il tanto atteso matrimonio, e una casa nuova da riempire di bambini.
Ma un giorno tutto finisce bruscamente e Aria viene gettata in un misterioso universo oscuro, popolato di esseri sfuggenti e mutevoli, tutti interessati ad avere il suo sangue e io suoi poteri.
Perché Aria non è una ragazza come tante e il suo passato nasconde segreti dei quali nessuno è a conoscenza. O forse si?
In un sola notte, Aria scopre che i vampiri non esistono solo nei romanzi, ma anche nella realtà e si ritrova per caso o per calcolo di qualcuno, immischiata nella guerra tra i due clan che dominano la città.
Tra omicidi e nuove passioni, lotte e sangue, dovrà sfoderare tutto il suo coraggio e capire di chi può fidarsi davvero.
Su chi potrà contare in quelle notti nere e roventi, se non su se stessa e sui suoi nuovi poteri?
Con uno stile giovane e appassionato, ispirato alla leggendaria Laurell K. Hamilton e alla sua Anita Blake,
l'autrice ha creato un nuovo mondo dove umani e vampiri convivono da secoli e non sempre è facile capire quali siano i veri mostri.
SITO UFFICIALE: www.scrittocolsangue.com
EDITORE: www.ennepilibri.it
LA SPOSA è disponibile sul sito :
http://www.ibs.it/code/9788879081948/stuani-sara/sposa.html
ESTRATTO - dal romanzo “La sposa”
[…] Un campanello d’allarme prese a suonare forsennato nella mia mente, ma lo spensi con un gesto, come a scacciare una mosca fastidiosa. Quell’uomo ero bello,
sexy, e io volevo solo che mi prendesse contro il muro del vicolo che sapevo essere alla mia sinistra. Ma che mi saltava in mente? Stavo impazzendo? Dovevo andarmene da lì, subito!
Lui sorrise ancora come se mi avesse letto nel pensiero e lanciò un’occhiata al vicolo. Il tutto non so come, senza smettere di guardarmi negli occhi.
“Le va di venire con me?” disse, infilandosi una mano nella tasca dei pantaloni. I suoi movimenti
erano fluidi come quelli di un ballerino o di una pantera che ha fiutato la preda.
Nel vicolo? Pensai, spaventata ed eccitata insieme.
“Dove?” dissi invece sentendo la mia voce ridotta a un sussurro.
Lui sorrise ancora mostrando un altro po’ dei denti candidi. Aveva un sorriso malizioso e abbagliante.
Alzò un solo sopracciglio, quello destro, come a voler dire, “lo sai dove, lo sai…” poi allungò la mano destra e la avvicinò al mio viso.
Trattenni il respiro sperando che mi toccasse ma desiderando, al contempo, che non lo facesse; le ginocchia diventarono ammassi di gelatina tremolante.
Si! Toccami! Gridava la mia mente. Scappa! Gridava la vocina del buon senso.
Socchiusi la bocca come in attesa di un bacio. Quando la sua mano fu all’altezza del mio viso vidi che stringeva un foglietto color oro.
Era il biglietto da visita di un locale chiamato “Bloody”.
Che nome incoraggiante!
Ora che avevo distolto lo sguardo dai suoi occhi lui si ritrasse un poco da me.
L’eccitazione che mi aveva preso lo stomaco si alleggerì e ripresi a respirare in modo normale.
Tutte le voci nella mia testa smisero di gridare anche se il campanellino di allarme suonava ancora.
Non capivo perché.
Lanciai un’occhiata al ragazzo che aveva incrociato le braccia muscolose sul petto, in attesa della mia decisione.
Sembrava una brava persona. Era stato gentile, non aveva fatto niente di sconveniente. Era molto bello e affascinante… ma questo mica era un crimine! Dovevo andare con lui o tornare al motel?
Pensai alla disordinata stanza vuota che mi attendeva e poi all’eccitazione che mi aveva colta poco prima per la vicinanza di quel ragazzo. A fare la brava ragazza che prende sempre le scelte giuste e razionali, guardate che fine avevo fatto. Una pazzia, per una volta, che male poteva fare? Tornai a fissarlo in quegli occhi meravigliosi e sorrisi.
“Certo che vengo con te!” dissi.
Ora non voglio che voi pensiate che io sia una ragazza senza sani principi o senza neppure un briciolo di buon senso. Non è così. La nonna mi aveva detto tutto sul non parlare con gli sconosciuti, non salire sulle loro automobili ne accettare le loro caramelle,ecc.
Però la nonna non sapeva o forse non aveva considerato che quando si è disperatamente soli e si desidera compagnia bisogna per forza di cose rivolgere la parola a degli estranei. Se no, come si fa a fare amicizia?
Lo so cosa pensate. Non era l’amicizia che cercavo in quel momento e non posso che confermare. Mi sentivo come morta, dopo che tutta la mia vita era stata distrutta, e pensavo che un po’ di eccitazione mi avrebbe fatto bene. Insomma un’emozione di una notte, una serata un po’ trasgressiva, che male poteva fare? Inoltre quel ragazzo bellissimo incontrato per caso, si era interessato proprio a me, che in quel momento mi sentivo meno di un cesso, e questo aveva dato una scossa alla mia scarsa autostima.
Quindi, decisa, gli sorrisi e mi incamminai al suo fianco.
Il locale era in uno dei vicoli che avevo percorso durante la mia passeggiata solitaria. Non lo avevo notato perché non aveva un’insegna al neon, ma una vecchia tavola di legno, con inciso a fuoco la scritta Bloody, come le vecchie locande dei pirati.
Non doveva essere un gran richiamo per i clienti.
Durante il breve tratto a piedi che ci condusse fin lì il mio accompagnatore fu di poche parole.
Camminava a passo svelto, con lunghe falcate, sembrava quasi che pattinasse sull’asfalto: le sue scarpe non producevano alcun rumore.
Ogni tanto voltava il viso verso di me, mi guardava in silenzio oppure mi rivolgeva qualche domanda.
Nessun “come ti chiami” o “che lavoro fai” classiche frasi di due persone che si sono appena conosciute.
Mi faceva domande quantomeno bizzarre. Ero felice della mia vita? Che ne pensavo dell’amore? E della morte? Io rispondevo a frasi fatte, imbarazzata per la natura intima delle sue domande. Continuavo a chiedermi che cosa facessi lì e soprattutto mi domandavo perché mai il ragazzo si comportasse in maniera tanto stravagante.
Ero a disagio e cercavo di darmi un tono camminando svelta al suo fianco e tenendo le mani ficcate in tasca. Quando i nostri occhi si incontravano i miei dubbi sparivano magicamente e io sentivo solo che era giusto essere lì con lui.
Giunti davanti al locale l’unica cosa che avevo scoperto di lui era che si chiamava Christopher.
Tutto qui. Nessun cognome. Solo Christopher.
Be’ almeno era un bel nome e gli calzava a pennello.
Il portone del locale era anch’esso di legno, cosa strana molto strana in quel quartiere. Non c’era nessuno fuori della porta, né nel vicolo. Una strana nebbiolina saliva dall’asfalto e sembrava concentrarsi nel vicolo di fronte al locale. Un’atmosfera tutt’altro che rassicurante.
Chris, così mi aveva detto di chiamarlo, bussò quattro volte usando un antico batacchio in ottone.
Tutta quella scena era quantomeno bizzarra, e, per una come me che le avventure le aveva
vissute solo attraverso i libri, profondamente avvincente. I colpi rimbombarono all’interno del locale come una campana a morto. Il Bloody sembrava proprio uno di quei locali sconosciuti ai più, per accedere ai quali è necessario essere dei membri speciali o conoscere una parola segreta. Non mi sarei sorpresa affatto, infatti, se di lì a poco ci avessero chiesto la parola d’ordine. Eccitante,no? O forse era uno di quei posti che imitavano le vecchie taverne medioevali o, ancora peggio, un luogo di ritrovo per una setta di pazzi! ...Questo non era molto eccitante invece.
Mi stavo guardando attorno pensando di filarmela via quando il portone si aprì di appena una trentina di centimetri. Quasi mi aspettavo di vedere uno hobbit che domandava quali affari ci portassero lì.
Invece un uomo enorme, completamente calvo, ma con due folti baffi neri, ci lanciò un’occhiata ostile.
Se accolgono così tutti i clienti questo locale non deve fare molti affari, pensai.
“Si?” disse l’omone con una voce proporzionata alla sua stazza da lottatore di wrestling.
Aveva, in tutto e per tutto, l’aspetto del buttafuori prezzolato, che ci gode pure a picchiare e a fare più male del necessario.
“Ciao Billy Joy.” disse Chris appoggiando una mano sul portone.
“Ehi, Chris! Ben tornato.” Rispose il mastro lindo anabolizzato, spalancando con schiocchi e cigolii il portone.
“Non sapevo fossi tornato in città. Il capo lo sa?” disse dando poderose pacche sulla spalla di Chris con mani grandi come badili.
Sembrava lieto di vedere Chris, che evidentemente era un abituè del locale, e la cosa era incoraggiante perché non avrei desiderato essere scagliata fuori dal locale da quell’uomo.
“No, Billy. Non lo sa ancora. Sono appena tornato e ho con me un ospite” disse, voltandosi verso di me e lasciando che l’omone mi desse una lunga occhiata.
“Ah…” sbuffò lui, facendo vibrare i baffoni come un gatto che muove le vibrisse. Un gatto che si è appena ingoiato un topolino.
Sogghignò facendo segno di accomodarci all’interno del locale.
Entrai con passo mal fermo e quando con un tonfo il portone si chiuse alle mie spalle, ebbi la netta sensazione di essere in trappola.
Quello che accadde dopo lo ricordo poco. Ci sono sprazzi di memoria, flashback, sensazioni, odori, ma i ricordi sono nebulosi come se fossi stata ubriaca o fatta. Forse lo ero, ma non ricordo né di aver bevuto né di aver preso strane sostanze. Ricordo l’odore di antico. Lo stesso odore che si sente quando si entra in un museo o in un negozio di antiquariato. C’era anche un leggero odore di marcio, di decomposizione… forse c’era qualche topo morto lì dentro o forse qualcosa di peggio.
Ricordo che Chris era sempre al mio fianco e che spesso mi toccava, sfiorandomi il viso o il collo con morbide carezze. I suoi occhi mi catturavano ed io mi sentivo come in uno splendido sogno. Ma mi ha baciata? Non lo ricordo con chiarezza.
C’erano altre persone nel locale, che mi sembrava fatto di un'unica enorme stanza. Le pareti erano di pietra grigia non intonacata. Il soffitto a volta. Mi sembrava di sentire una musica di sottofondo, forse Don’t Cry dei Guns, ma non ne sono certa. Non c’erano né tavoli né sedie, ma sui tappeti sontuosi che ricoprivano tutto il pavimento, vi erano mucchi di cuscini colorati accanto ai quali erano posati vassoi colmi di frutta e dolci, coppe di cristallo piene di vini e liquori.
Chris mi condusse verso un cumulo di cuscini rossi in un angolo appartato della stanza. Nella stanza non c’erano luci artificiali, solo torce sui muri e qualche candela qua e là con il risultato che l’ambiente era quasi completamente in penombra. Non riuscivo a distinguere gli altri clienti presenti, non scorgevo cosa stessero facendo, né com’erano vestiti. Mi pareva che alcune donne fossero in costume ottocentesco, ma so che è una cosa troppo assurda perché fosse reale.
Mi sentivo osservata. Sentivo che qualcuno dall’alto mi stava guardando, ma non riuscivo ad alzare la testa per controllare.
Chris mi fece distendere sui cuscini e mi tolse la giacca di pelle. All’inizio tentai di protestare poi, presa da una strana debolezza, lo lasciai fare. Chris alla vista della mia camicetta rosso sangue parve eccitarsi ancora di più. Io invece ero sempre meno eccitata da quella situazione, ma i miei occhi erano appannati e dopo un paio di bicchieri di uno strano liquido che Chris chiamò assenzio, riuscivo a malapena a tenerli socchiusi.
Forse aveva drogato la bevanda, eppure ripensandoci,la mia vista si era offuscata appena varcata la porta di quello strano posto e allora non avevo ancora bevuto nulla.
C’era qualcosa che non andava. Mi sentivo come se fossi in un sogno, i movimenti lenti e le membra pesanti. Ciononostante qualcosa dentro di me mi diceva che ero in pericolo. Dovevo andarmene da lì, ma non ne avevo la forza.
Chris continuava a baciarmi il viso, le labbra, il collo. Non so se ho ricambiato i suoi baci, ma immagino di si. Ero eccitata e colma di terrore per essere così indifesa nelle sue mani. Ma una parte dentro di me, spingeva perché mi strappassi le sue mani di dosso e scappassi via di lì.
Non ricordo molto altro se non che gli occhi di Chris erano sempre fissi nei miei mentre mi spingeva sui cuscini e slacciava i primi due bottoni delle mia camicetta, scostandone i lembi dal collo. Tentai di respingerlo quando mi premette con il suo corpo, stendendomi sui cuscini soffici, ma era come cercare di spostare una roccia ed io non ne avevo la forza. Mi baciò ancora sulle labbra e le mie mani invece di respingerlo gli si strinsero attorno al collo, affondando nei suoi capelli. Premeva le labbra sulle mie, cercando la mia lingua con la sua. Credo di aver ricambiato i suoi baci, la mente ottenebrata da immagini sfuocate dei suoi strani occhi ambrati. Christopher parlava una lingua che non riuscivo a riconoscere, io non riuscivo a dare voce ai miei pensieri. Sentivo suoni attorno a noi, risa e gemiti, musica straziante, quasi commovente. “Don’t you cry, tonight…”
Quando le labbra di Chris premettero contro il mio collo, non sentii i sui denti aguzzi affondare nella mia carne, non sentii che succhiava via una parte di me. Sentii solo che qualsiasi cosa mi stesse facendo, era bello.
[….]
ABOUT THE AUTHOR 
Catherine Asaro is a Nebula Award winner for her novel The Quantum Rose, part of her popular Skolian Empire series. Her novels have three times been named the best science fiction novel of the year by Romantic Times Book Club. She has won numerous other awards, including the Analog Readers Poll award, the Homer and the Sapphire.
She has an A.M. in physics, and a Ph.D. in chemical physics, both from Harvard, and has done research at the University of Toronto, The Max Planck Institute, and The Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics.
A former ballet and jazz dancer, she founded the Mainly Jazz Dance program at Harvard and danced on both the west and east coasts.
She has written fourteen novels in the popular Skolian saga – Diamond Star being the latest – several fantasies, including The Charmed Sphere, as well as two near-future technothrillers, The Veiled Web and The Phoenix Code.
She currently runs Molecudyne Research and lives in Maryland with her husband and daughter.
L’AUTRICE
Catherine Asaro è l’autrice del romanzo The Quantum Rose (tradotto in italiano come La Rosa Quantica), che fa parte della sua famosa serie dell’Impero Skoliano, e grazie al quale ha vinto il premio Nebula. I suoi romanzi hanno ricevuto per tre volte il premio di Romantic Times Book Club come miglior romanzo di fantascienza dell’anno. Ha vinto numerosi altri premi, tra cui il Premio dei lettori di Analog, l’Homer e lo Sapphire.
Ha una laurea in fisica, ed un dottorato in chimica fisica, entrambi conseguiti a Harvard, ed è stata ricercatrice all’Università di Toronto, al Max Planck Institute, e al Centro Harvard-Smithsonian di Astrofisica.
E’ stata una ballerina classica e jazz, ha fondato il Programma di danza Mainly Jazz a Harvard e si è esibita sia sulla costa occidentale che orientale degli USA.
Ha scritto quattordici romanzi che fanno parte della sua famosa saga dell’Impero Skoliano – Diamond Star è l’ultimo uscito – oltre a diversi romanzi fantasy, tra cui The Charmed Sphere, e a due tecnothriller futuristici, The Veiled Web e The Phoenix Code.
Attualmente è responsabile della Ricerca Molecudyne e vive nel Maryland con il marito e la figlia.
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THE SKOLIAN EMPIRE SAGA - LA SAGA DELL'IMPERO SKOLIANO
NOVELS - ROMANZI
1 - Primary Inversion (1995)
The Skolian Empire rules a third of the civilized galaxy through its mastery of faster-than-light communication. But war with the rival empire of the Traders seems imminent, a war that can only lead to slavery for the Skolians or the destruction of both sides. Destructive skirmishes have already occurred. A desperate attempt must be made to avert total disaster.
L’Impero Skoliano governa un terzo della parte civilizzata della galassia grazie al fatto che domina le comunicazioni a velocità ultra - luce. Ma la guerra con l’impero rivale dei Mercanti sembra imminente, una guerra che può portare solo alla schiavitù degli Skoliani oppure alla distruzione di entrambe le parti. Le prime, sanguinose schermaglie sono già iniziate. Bisogna tentare a tutti i costi di evitare il disastro totale...
2 - Catch the Lightning (1996)
In the distant future, the Skolian empire rules one third of the human galaxy, and is the most powerful of all. For the ruling family has the power of telepathy, and through it, the ability to communicate faster than light across the interstellar space. but their most determined enemy, the Traders, who thrive on human pain, need to interbreed with a Skolian to gain their powers. And now they have her.
In un lontano futuro, l’impero Skoliano governa un terzo della galassia abitata dall’umanità, ed è il più potente di tutti. Questo grazie al fatto che la famiglia al potere ha il dono della telepatia, e grazie ad esso, la capacità di comunicare a velocità superiori a quella della luce attraverso lo spazio interstellare. Ma il loro nemico più accanito, i Mercanti, che traggono godimento dal dolore degli esseri umani, devono accoppiarsi con una Skoliana per acquisire i loro poteri. E ora, ce l’hanno.
3 - The Radiant Seas (1998)
*** Best SF Novel by the Romantic Times ***
THE RADIANT SEAS continues the story of Soz and Jaibriol, each the heir to an interstellar empire, as their lives become entangled again in the machinations of the Skolian Imperialate. They are beginning to pick up what’s left of their lives, in exile on a deserted planet with their children, when the fate of much of the known universe comes to rest on the shoulders of their fragile young family. Interstellar war erupts, and Jaibriol is snatched away to be the unwilling ruler of the Highton Aristos. Soz must fight her way at the head of an invading space fleet to rescue him from his own empire—without revealing that they are married. And with much of interstellar civilization poised on the brink of destruction, it is the devotion of these two lovers, their sacrifices and their heroism, that might just found a new order.
In THE RADIANT SEAS continua la storia di Soz e Jaibriol, entrambi eredi di un impero interstellare, la cui storia si intreccia di nuovo con le macchinazioni dell’Impero Skoliano. Stanno appena cominciando a rimettere insieme quel che resta delle loro vite, esiliati con i loro figli su un pianeta deserto, quando il destino di gran parte dell’universo conosciuto ricade improvvisamente sulle spalle della loro giovane e fragile famiglia. Scoppia la guerra interstellare, e Jaibriol viene strappato via dai suoi cari per diventare il capo degli Aristos Highton, che lo voglia o no. Da parte sua, Soz deve prendere il comando di una flotta d’invasione spaziale per salvarlo dal suo stesso impero—senza rivelare che sono sposati. E con una fetta così grande della civiltà interstellare sospesa sull’orlo della distruzione, è grazie alla devozione di questi due amanti, ai loro sacrifici ed al loro eroismo, che potrebbe iniziare un nuovo corso della storia.
4 - The Last Hawk (1997)
*** Nebula Award nominee ***
THE LAST HAWK tells the tale of the lost heir to the Empire. Fleeing the heat of battle in a wounded spacecraft, Kelric crash-lands on a proscribed planet where a matriarchy rules through the medium of a complex game. The women in power help to heal him, but destroy his ship and determine that he can never leave - for his knowledge of their world, if revealed to the Empire, would cause the rapid fall of their civilization. And so his rescue turns into an imprisonment of years, decades, a time in which he finds love and a challenging place in the universal game.
THE LAST HAWK racconta la storia dell’erede perduto dell’Impero. Fuggito a bordo una nave spaziale danneggiata mentre la battaglia era al culmine, Kelric atterra rovinosamente su un pianeta proibito, che è governato da un matriarcato tramite un gioco complesso. Le donne al potere lo curano e l’aiutano a guarire, ma distruggono la sua nave e decidono che non potrà mai andarsene – perché la sua conoscenza del loro mondo, se rivelata all’Impero, causerebbe il rapido declino della loro civiltà. E così il suo salvataggio si trasforma in una prigionia di anni, di decenni, durante i quali troverà l’amore ed un posto nel gioco universale che lo metterà a dura prova.
5 - Ascendant Sun (2000)
*** Best SF Novel by the Romantic Times ***
ASCENDANT SUN is a stand-alone novel in the same universe as the Nebula Award finalist THE LAST HAWK, in which Kelric, a prince of Imperial Skolia, crashed on the planet Coba. Now eighteen years later he has escaped Coba and returned home—only to find Skolia in chaos.
In the aftermath of the Radiance War, all surviving members of his family are prisoners of Earth or the Trader empire. Only Kelric remains free. With no more than his clothes to his name and no one he dares trust, he must find a way to claim his title before his enemies discover his identity. His devotion to his family sustains him as he launches a silent, one-man battle against the Trader empire, initially as a weapons officer. Kidnapped and sold as a pleasure slave, he must overcome ever greater obstacles in his quest. So begins a journey that crosses three empires, as he strives to save his people.
ASCENDANT SUN è un romanzo stand-alone, ambientato nello stesso universo del romanzo finalista al premio Nebula Award THE LAST HAWK, in cui Kelric, un principe imperiale di Skolia, ha fatto naufragio sul pianeta Coba. Ora, diciotto anni dopo, è fuggito da Coba ed è tornato in patria—ma trova Skolia nel caos.
Come risultato della Guerra Radiosa, tutti i membri sopravvissuti della sua famiglia sono prigionieri della Terra o dell’Impero dei Mercanti. Soltanto Kelric è rimasto libero. Non possiede niente a parte gli abiti che indossa, e non c’è nessuno di cui osi fidarsi, ma deve trovare un modo per reclamare il titolo che è suo di diritto prima che i suoi nemici scoprano la sua identità. La sua devozione alla famiglia lo sostiene mentre intraprende una battaglia silenziosa e solitaria contro l’Impero dei Mercanti, inizialmente come ufficiale addetto alle armi. Rapito e venduto come schiavo di piacere, nella propria impresa deve affrontare ostacoli ancora più grandi. Inizia così un viaggio che lo porterà ad attraversare tre imperi, mentre lotta per salvare la propria gente.
6 - The Quantum Rose (2000)
***Nebula Award Winner***
Kamoj Argali is the young ruler of an impoverished province on a backward planet. To keep her people from starving, she has agreed to marry the boorish, brutal ruler of a neighboring province. But before the wedding takes place, a mysterious stranger from a distant planet sweeps in and unwittingly forces Kamoj into marriage, throwing her world into utter chaos.
pubblicato in Italia come LA ROSA QUANTICA – edizioni Armenia, collana Nuova Galassia
Nel XXIII secolo, in una galassia segnata da una lunga storia di viaggi e colonie spaziali, il lettore segue le vicende dell'Impero Skoliano, con i suoi conflitti e le sue alleanze. La protagonista del romanzo" la giovane Kamoj Argali, leader di una provincia povera di un mondo arretrato, è costretta ad accettare le profferte di matrimonio da parte di Jax Ironbridge, brutale governante di una provincia decisamente ricca. Prima del matrimonio, però, si presenta un misterioso straniero, proveniente da un altro mondo; l'attrazione che manifesta per Kamoj sarà fonte di disordine per tutto il pianeta.
7 - Spherical Harmonic (2001)
Separated for decades by circumstance and political machinations, the Ruby Dynasty, hereditary rulers of the Skolian Empire, struggle to bring together the tattered remnants of their family in the shadow of a disastrous interstellar war. Too many have died, others are presumed lost, yet they must move quickly if they are reassume their rightful place as rulers of Skolia.
Separati per decenni dalle circostanze e dalle macchinazioni politiche, i membri della Dinastia Rubino, i governanti ereditari dell’Impero Skoliano, lottano per rimettere insieme quel poco che resta della loro famiglia, mentre una disastrosa guerra interstellare incombe. Troppi di loro sono morti, altri si presume siano dispersi, ciò nonostante devono muoversi in fretta se vogliono riprendere il posto che spetta loro di diritto, a capo del governo di Skolia.
8 - The Moon's Shadow (2003)
At the age of seventeen the young nobleman named Jaibriol Qox becomes ruler of a vast galactic empire - and loses everything he has ever valued.
Born of a clandestine liaison between a renegade daughter of the Skolian Imperialate and a scion of the genetically engineered Eubian Traders, Jai Qox grew up in exile, unaware of the powers that coursed through his noble blood.
In the waning days of the bloody Radiance War that ravaged the galaxy, Jai was captured and returned to the Traders to play a role as a puppet Emperor in their scheme to consolidate their domination of space.
Now Jai must walk a razor's edge, to seize the power that is his by birthright without succumbing to its dark seduction and wield it for the good of all, and to avert a conflagration that threatens to engulf a thousand worlds.
All’età di diciassette anni, il giovane nobile chiamato Jaibriol Qox diventa il capo di un vasto impero galattico – e perde tutto ciò che è importante per lui.
Nato da una relazione clandestina tra una figlia rinnegata dell’Impero Skoliano ed un discendente dei Mercanti Eubiani geneticamente modificati, Jai Qox è cresciuto in esilio, inconsapevole dei poteri che scorrono nel suo nobile sangue.
Negli ultimi giorni della sanguinosa Guerra Radiosa che ha messo a ferro e fuoco la galassia, Jai è stato catturato e riportato ai Mercanti per recitare il ruolo di Imperatore-burattino nel loro piano per consolidare il proprio dominio dello spazio.
Ora Jai deve camminare sul filo del rasoio, per impadronirsi del potere che è suo per diritto di nascita senza soccombere alla sua oscura seduzione, ed usarlo per il bene di tutti, scongiurando l’esplosione di un conflitto che minaccia di coinvolgere migliaia di mondi.
9 – Skyfall (2003)
*** Best SF Novel by the Romantic Times ***
SKYFALL is a stand-alone novel that predates the chronology of Catherine Asaro’s other books — and is an excellent book for new readers to start with.
Eldrinson Valdoria is a bard and leader on the planet Skyfall, a world with a culture considered primitive by the starflung civilization of the Imperialate. As adept with a sword as he is with a ballad, he is also an undiscovered telepath of great power.
Roca Skolia, a former dancer, is now the Councilor for Foreign Affairs in the Imperialate’s governing Assembly -- and she is also heir to the Ruby Pharaoh of the Skolian Imperialate. Caught in a political struggle with her warlord son, she ends up stranded on Eldrinson’s world when she should be attending a vital meeting of the Assembly, a session where she had hoped to stop a vote that could start the first interstellar war known to humanity. Trapped on Skyfall, she finds herself drawn to Eldrinson, whose thoughts are as clear as the words he cannot write. As their attraction deepens into a love that the laws of both their peoples forbid, the flames of war ignite among the stars.
SKYFALL è un romanzo stand-alone che precede cronologicamente gli altri libri di Catherine Asaro — ed è un libro eccellente per i lettori che si avvicinano per la prima volta a questa serie.
Eldrinson Valdoria è un bardo ed è il capo del pianeta Skyfall,un mondo con una cultura considerata primitiva dalla civiltà dell’Impero. Altrettanto abile con la spada di quanto lo è con le ballate, all’insaputa di tutti è anche un telepate di grande potenza.
Roca Skolia, che in passato faceva la ballerina, ora è il Consigliere per gli Affari esteri nell’Assemblea che governa l’Impero—ed è anche l’erede al trono di Faraone Rubino dell’Impero Skoliano. Per colpa di un conflitto politico con suo figlio, un condottiero militare, Roca finisce per fare naufragio sul mondo di Eldrinson quando dovrebbe invece partecipare ad una riunione dell’Assemblea, una sessione in cui lei aveva sperato di fermare un voto in grado di dare inizio alla prima guerra interstellare conosciuta all’umanità. Intrappolata su Skyfall, Roca si scopre attratta da Eldrinson, i cui pensieri sono chiari quanto le parole che non sa scrivere. Mentre la loro attrazione reciproca cresce e diventa un amore profondo che è proibito dalle leggi di entrambi i loro popoli, le fiamme della guerra bruciano tra le stelle.
10 – Schism (2004)
SCHISM (Triad, Book I) is the tenth novel in Catherine Asaro’s multiple-award-winning Skolian saga, and represents an excellent entry point into the series. An epic story of how the Ruby Dynasty reached maturity, TRIAD, divided into two books, reveals how a war of galactic proportions first explodes between two great empires.
SCHISM is how it all began, harkening back to the early years of the Skolian Empire, back to the beginning of the war between Skolia and the Euban Traders. Twenty-three years have passed since the fateful vote in the Skolian Assembly that Roca missed in Skyfall. It created the first open hostility between Eube and Skolia, which has only deepened in the ensuing years.
Now Eube senses an opportunity, for strife has riven the first family of the Skolian Empire. Sauscony, the daughter of Roca and Eldrinson, is ready to seek her fortune as an officer-in-training in the Skolian military. When her father forbids her to undertake such a dangerous path, a rupture develops as Soz chooses duty over family. Eube hopes to make this divide permanent, leaving the Empire ripe for conquest. And they’re willing to kill anyone to make it happen....
SCHISM (primo libro della Triade) è il decimo romanzo della pluripremiata saga Skoliana di Catherine Asaro, e rappresenta un eccellente punto di partenza per iniziare a leggere la serie. TRIAD, che è diviso in due libri, è l’epico racconto di come la Dinastia Rubino abbia raggiunto la maturità e rivela come è esplosa una guerra di proporzioni galattiche tra due grandi imperi.
SCHISM racconta come tutto ha avuto inizio, e rievoca i primi anni dell’Impero Skoliano, all’inizio della guerra tra Skolia ed i Mercanti Eubani. Sono trascorsi ventitre anni dalla fatale votazione dell’Assemblea Skoliana a cui Roca non aveva potuto partecipare, essendo finita su Skyfall. Quella votazione fu all’origine delle prime, aperte ostilità tra Eube e Skolia, che negli anni successivi non hanno fatto altro che diventare più profonde.
Ora Eube intravvede un’opportunità a suo favore, visto che la discordia è esplosa nella prima famiglia dell’Impero Skoliano. Sauscony, la figlia di Roca e Eldrinson, è pronta a cercare fortuna in qualità di allievo ufficiale dell’esercito Skoliano. Quando suo padre le proibisce di intraprendere una strada così pericolosa, tra loro scoppia la crisi, perché Soz decide di scegliere il dovere anziché la famiglia. Eube spera di rendere la loro divisione permanente, lasciando l’Impero pronto alla conquista. E i Mercanti sono pronti ad uccidere chiunque, purché questo avvenga....
11 - The Final Key (2005)
THE FINAL KEY (Triad, Book II) is the completion of the duology TRIAD, which began with the novel SCHISM (Triad, Book I).
An epic story of how the Ruby Dynasty reached maturity, TRIAD reveals how a war of galactic proportions first explodes between two great empires. SCHISM ended with the Skolian Empire torn asunder by personal conflict within the royal family. With THE FINAL KEY, the Skolian Empire comes under all-out assault from its nemesis, the Euban Concord (Traders), who have undermined the Empire via subterfuge and assassination, leaving it ripe for conquest. The Skolian Empire’s only hope? A young woman barely out of her teens who hasn't even completed her training as a cadet.
THE FINAL KEY (secondo romanzo della Triade) completa il duetto TRIAD, iniziato col romanzo SCHISM (primo libro della Triade).
TRIAD, l’epica storia di come la Dinastia Rubino sia arrivata alla maturità, rivela come una guerra di proporzioni galattiche sia esplosa tra due grandi imperi. SCHISM è terminato con l’Impero Skoliano dilaniato dai conflitti personali interni alla famiglia reale. Con THE FINAL KEY, l’Impero Skoliano si ritrova a fronteggiare un massiccio assalto dalla sua nemesi, l’Alleanza Eubana (i Mercanti), che hanno indebolito l’Impero con sotterfugi ed assassini, lasciandolo pronto per la conquista. Qual è l’unica speranza dell’Impero Skoliano? Una giovane donna poco più che adolescente, che non ha nemmeno completato il suo addestramento di cadetto.
12 - The Ruby Dice (2008)
Two men, two empires. Jaibriol rules the Eubian Concord: over two trillion people across more than a thousand worlds and habitats. Kelric rules the Skolian Imperialate. Ten years ago, Jaibriol lost his parents in the final battle of the Radiance War between the Concord and the Imperialate. Now war again threatens to devastate vast swathes of the galaxy.
Neither Jaibriol nor Kelric want war, but neither is complete master of his realm. And each hides a secret that, if revealed, might be his downfall. Unbeknownst to most of his people, Jaibriol is a psion with telepathic abilities. Psions are treated as slaves by the Traders in the Eubian Concord--slaves tortured for the pleasure of their owners.
Kelric hides the truth about his whereabouts for nearly two decades during the war. He had been a prisoner and slave on the planet Coban, part of neither empire, until he managed to escape. If the Skolian Imperialate knew of his captivity, demands for vengeance would ravage Coban, killing the wife and children Kelric left behind when he escaped.
Neither man knows how much longer he can keep his secret—nor how much longer they can hold back the impending war and an even greater threat that could destroy hundreds of inhabited worlds.
Due uomini, due imperi. Jaibriol è a capo dell’Allenaza Eubiana: oltre due trilioni di persone sparpagliate in oltre mille tra pianeti e insediamenti. Kelric governa l’Impero Skoliano. Dieci anni fa, Jaibriol ha perso i genitori nella battaglia finale della Guerra Radiosa tra l’Alleanza e l’Impero. E ora, la guerra minaccia nuovamente di devastare un’estesa fascia della galassia.
Né Jaibriol né Kelric vogliono la guerra, ma nessuno dei due ha il potere assoluto nel proprio regno. E ognuno di loro cela un segreto che, se rivelato, potrebbe portarlo alla rovina. All’insaputa della maggior parte della sua gente, Jaibriol è un psion con abilità telepatiche. Gli psion vengono trattati come schiavi dai Mercanti dell’Alleanza Eubiana—schiavi che vengono torturati per il piacere dei loro padroni.
Kelric nasconde la verità sui sui vagabondaggi avvenuti durante la guerra, e che sono durati oltre due decenni fa. Era stato imprigionato e fatto schiavo sul pianeta Coban, che non fa parte di nessuno dei due imperi, finché è riuscito a fuggire. Se l’Impero Skoliano sapesse della sua prigionia, chiederebbe vendetta e metterebbe a ferro e fuoco Coban, uccidendo la moglie e i figli che Kelric vi ha lasciato quando è fuggito.
Nessuno dei due sa fino a quando potrà serbare il segreto—né per quanto ancora riuscirà a trattenere la guerra che minaccia di scoppiare da un giorno all’altro, e la minaccia ancora più grande che minaccia di distruggere interi mondi abitati.
SHORT STORIES - RACCONTI
"Walk in Silence" (originally published in Analog)
pubblicato in italia come UN PONTE SULL'ABISSO – Delos Books, collana Odissea Fantascienza
Collocato all'interno del ciclo dell'impero Skoliano, questo romanzo racconta la storia del tenente colonnello Jess Fernandez, ufficiale del Corpo Spaziali dei Mondi Alleati e comandante della nave spaziale Silver Tide. La vicenda comincia con l'incredibile rivelazione che Jess sarebbe incinta. Non ricorda di aver avuto rapporti sessuali e neppure di essersi rivolta a qualche Banca del Seme. Unica sua distrazione l'ha avuta con un cefeano: Ghar Ko, ambasciatore del pianeta Cefeo. Ma i cefeani possiedono un DNA che non è compatibile con quello umano, quindi è impossibile che sia rimasta incinta da quel rapporto. E allora cos'è successo?
DIAMOND STAR
Executives from Prime Nova Media are thrilled to discover Del Arden, an unknown musician from a rustic backwater planet who combines musical talent with a sultry sensuality that makes him popular with fans across the spectrum.
What they don’t realize is that his “backwater” world happens to be home of the ruling Skolian dynasty – that Del is heir to one of the most powerful political empires in the galaxy.
Not that he cares. All he has ever wanted to do with his life is to make music.
Now, just when Prime Nova offers him a chance to realize that dream, it’s about to be destroyed. His family wants him to stop, governments want to control him, the music industry wants to exploit him, his fans want to own him and his enemies want to kill him -- or worse. For the Skolians are not the only empire interested in Earth’s music scene. Powerful Aristos from the massive Trader empire would love to cash in on Del’s talent. Prime Nova executives are uneasy dealing with the slave society of the Traders, but they can’t believe all the allegations the Skolians have made. Surely the Traders couldn’t get away with systematic torture and brutality on the scale alleged by the Skolians.
If the Traders discover Del’s identity, they could turn his life into a nightmare. He doesn’t care. It’s a risk he’s willing to take for the chance to keep making music.
Need drives him to the brink of destruction: the need to prove himself to his family, friends, and critics -- coupled with the most dangerous need of all -- the desire for revenge against the Traders who have systematically devastated his family.
“With this latest entry in [her] ‘Tales of the Ruby Dynasty’ series, Nebula Award winner Asaro ventures into new territory while still showcasing [her] ability to combine sensual prose with vivid action and bold characterization.”
– Library Journal
“In a world where entertainment marketing takes precedence over talent and quality, and where virtual reality is the ultimate addictive drug, the contemporary reader will, like it or not, feel right at home.”
– Romantic Times
I dirigenti della Prime Nova Media sono elettrizzati quando scoprono Del Arden, un musicista sconosciuto che viene da un pianeta sperduto di agricoltori, che unisce talento musicale ad una sensualità appassionata che lo rende popolare tra i fans di tutto l’universo.
Ciò di cui non si rendono conto è che quel suo pianeta “sperduto” è, guarda caso, la patria della dinastia Skoliana– e che Del è l’erede di uno degli imperi politicamente più potenti della galassia.
Non che a lui importi. Tutto quello che ha sempre voluto fare in vita sua è il musicista.
Ma quel sogno, proprio ora che Prime Nova gli offre una possibilità di realizzarlo, sta per venire distrutto. La sua famiglia vuole che si fermi, i membri dei vari governi vogliono controllarlo, l’industria musicale vuole sfruttarlo, i fans vogliono possederlo e i suoi nemici vogliono ucciderlo – o peggio. Infatti, gli Skoliani non sono l’unico impero interessato allo scenario musicale terrestre. I potenti Aristos del gigantesco Impero dei Mercanti sarebbero più che felici di arricchirsi a spese del talento di Del. I manager di Prime Nova non sono a loro agio nel trattare con la società schiavista dei Mercanti, ma non riescono nemmeno a credere a tutte le accuse fatte dagli Skoliani. Di certo, i Mercanti non hanno potuto praticare torture di massa e brutalità su una scala tanto vasta quanto dichiarano dagli Skoliani.
Se i Mercanti scoprissero l’identità di Del, potrebbero trasformare la sua vita in un incubo. Ma a lui non importa. E’ un rischio che è disposto a correre pur di avere la possibilità di continuare a far musica.
Il bisogno lo porta sull’orlo della distruzione: è il bisogno di dimostrare il proprio valore alla sua famiglia, agli amici e ai critici – insieme al bisogno più pericoloso di tutti – il desiderio di vendetta contro i Mercanti che hanno sistematicamente distrutto la sua famiglia.
“Con quest’ultimo romanzo della serie dedicata ai "Racconti della Dinastia Rubino”, l’autrice vincitrice del premio Nebula Catherine Asaro si avventura in un nuovo territorio, ma sempre dimostrando la propria abilità nell’unire prosa sensuale, azione vivace e caratterizzazioni audaci.”
– Library Journal
“In un mondo dove il marketing dell’industria dell’intrattenimento ha la precedenza sul talento e sulla qualità, e dove la realtà virtuale è la droga che crea più assuefazione di tutte, il lettore di oggi, che lo voglia o no, si troverà a casa sua.”
– Romantic Times
RECENSIONE / REVIEW: Catherine Asaro – DIAMOND STAR
Publisher / Editore: Baen Books ( Simon & Schuster )
Publication date: May 2009 / maggio 2009
Genre and setting / Genere e ambientazione: science fiction– fantascienza
Format: hardcover
Sensuality Rating / Livello di Sensualità: warm / caldo
Rating/Voto: 8/10
Edizione Italiana: Inedito
Collegamenti con altri libri / Connection to other books : Skolian Empire series, book # 13 – libro # 13 della saga dell’Impero Skoliano
Readers who haven’t tried yet anything of the Skolian Empire series by Catherine Asaro don’t have to feel discouraged by discovering that DIAMOND STAR is the 13th novel in this saga: the story revolves arounds a new character (Del is a member of the royal family we knew only by name before), so that the book can be easily read as a stand-alone story, even if at the end you’ll be left wanting for more!
Del-Kurj Arden Valdoria kya Skolia, the youngest scion of the royal Ruby family ruling the Skolian empire, was separated from his people when the war between the Skolian Imperialate and the Trader Empire ended, and remained on planet Earth, hiding in anonymity under the pseudonym of Del Arden. Frustrated as Earth politicians are making it difficult for him to go home in spite of all pressure from the Skolians, Del suddenly stops thinking of planet Earth only as a confinement area when he meets producer Ricki Varento, which is so impressed by his spectacular good looks and tremendous vocal talent to offer him a contract as a rock singer with one of the holo-rock major labels. In spite of his royal heritage, deep in his soul Del is just a naive farm boy, who feels ill at ease when it comes to Earth's sophisticate and decadent music industry, but nevertheless he signs the contract, due to his love for music and to the desire of earning the respect of his family proving them his worth, even if in a carrer path which undoubtely is not the one they’d be chosing for him.
Dal is a powerful empath, and initially his telepathic sensitivity cripples him in front of crowds since he is overwhelmed by all spectators’s feelings and thoughts: but soon he learns to handle the situation by mentally connecting to the audience, amplifying and giving them back their own emotions, and within few months he is at the top of the charts.
But, whether he wants that or not, Del’s life is entangled not only with the ruthless holo-rock industry, but also the politics of three interstellar civilizations: soon enough there are attempts on his life, people trying to own him, use him, kidnap him, and enslave him. Del has a scarred and painful past, and has always thought that his love of music will be his salvation: but when a friend is abducted and tortured by an Aristo Trader, he sings a song that brings three civilizations to the brink of all out war…
Differently from the previous Skolian Empire novels, DIAMOND STAR is set on Earth, in a far future - but not that far to be completely alien or unrecognizable to the contemporary reader. Asaro skillfully managed to have us realizing the true extent of differences by little steps, almost casually: virt cubes, faster-than-light comms, nanotechnologies, telepathic abilities… the gradual discovery of this futuristic world is a true delight for SF and fantasy lovers alike. But the main strength of DIAMOND STAR is, without a doubt, his hero: not only Del’s music career is, in fact, a challenging and enthralling journey of self discovery which cannot fail to captivate readers, but the deep, moving and sometimes heart-wrenching humanity of his relationships with family and friends and the woman he loves will keep you thinking about him long after you've closed the book.
Last but not least, few words about the Diamond Star Project, that is the collaboration between Catherine Asaro and Point Valid, an alternative rock band from Baltimore, which resulted in in a CD, Diamond Star (Starflight Music, April 2009), which is a "soundtrack" for the book. While it’s certainly rare mut not unheard of to have CDs inspired by novels ( think of Alan Parson vs. Isaac Asimov’s I, Robot ), here we have exactly the opposite situation. Not only does the CD feature songs that appear within the novel, but the lyrics and many of the vocal performances came straight from the author, Catherine Asaro. Kudos to this impressive experiment, and to Asaro’s imagination and courage in looking for new synergies between different media – honestly, one cannot help to feel a bit of envy for this author’s several, terrific talents.
I lettori che non hanno mai letto nessun romanzo della serie dell’Impero Skoliano, di Catherine Asaro, non si devono sentire scoraggiati nello scoprire che DIAMOND STAR è il tredicesimo romanzo di questa saga: infatti la storia ruota intorno a un personaggio nuovo (Del è un membro della famiglia reale che finora abbiamo solo sentito nominare), quindi il libro può essere letto facilmente per conto suo, anche se alla fine ovviamente vorrete continuare ;-)
Del-Kurj Arden Valdoria kya Skolia, il figlio minore della famiglia reale Rubino, che è a capo dell’Impero Skoliano, è stato separato dalla sua gente alla fine della guerra tra l’Impero Skoliano e l’Impero dei Mercanti, ed è rimasto sul pianeta Terra, nascondendosi sotto lo pseudonimo di Del Arden per mantenere l’anonimato. Del si sente frustrato perché i politici della Terra gli stanno facendo difficoltà e non gli permettono di tornare a casa, nonostante tutte le pressioni degli Skoliani, ma smette di colpo di pensare alla terra come a una prigione quando incontra la produttrice discografica Ricki Varento, che è talmente impressionata dalla sua bellezza e dal suo incredibile talento vocale da offrirgli un contratto come cantante rock con una delle majors del campo musicale olo-rock. Malgrado appartenga ad una famiglia di reali, nel profondo del suo cuore Del è solo un ingenuo ragazzo di campagna, che si sente a disagio nell’avere a che fare con la sofisticata, decadente industria musicale della Terra, ciò nonostante firma il contratto, per via del suo amore per la musica e per il desiderio di guadagnarsi il rispetto della propria famiglia dimostrando loro ciò che sa fare, anche se in una carriera che di sicuro non è quella che avrebbero scelto per lui.
Del è un potente empate, e all’inizio la sua sensibilità telepatica è un grosso impedimento per lui quando si trova in mezzo alla folla, perché viene sopraffatto dalle sensazioni e dai pensieri degli spettatori: ma presto impara a prendere il controllo della situazione collegandosi mentalmente al pubblico, e rimandando indietro alle persone, amplificate, le emozioni che ne riceve; così, pochi mesi dopo, è in testa alle classifiche.
Ma, che lui lo voglia o no, la vita di Del non è solo legata alla spietata industria musicale dell’olo-rock, ma anche alla politica di tre civiltà interstellari: presto ci sono attentati alla sua vita, gente che cerca di possederlo, di usarlo, di rapirlo, e di farlo schiavo. Il passato di Del è stato doloroso, e lui ne porta ancora i segni; ha sempre pensato che l’amore per la musica sarebbe stato la sua ancora di salvezza, ma quando un suo amico viene rapito e torturato da un Mercante Aristo, sarà una sua canzone a portare tre civiltà sull’orlo del conflitto globale …
A differenza dei precedenti romanzi della serie dell’Impero Skoliano, DIAMOND STAR è ambientato sulla Terra, in un futuro lontano – ma non tanto lontano da essere completamente alieno o irriconoscibile per i lettori del giorno d’oggi. La Asaro riesce abilmente a farci capire quanto grandi siano in realtà le differenze a piccoli passi, in modo quasi casuale: i cubi virtuali, le comunicazioni a velocità ultra-luce, le nanotecnologie, le capacità telepatiche… la graduale scoperta di questo mondo futuristico è una vera delizia sia per gli amanti della fantascienza, che della fantasy. Ma il vero punto forte di DIAMOND STAR è senza dubbio il suo eroe: non solo la carriera musicale di Del è, in realtà, un viaggio difficile e avvincente alla scoperta di se stessi che non potrà non appassionare i lettori, ma la profonda, commovente e a volte perfino straziante umanità dei suoi rapporti con la famiglia, gli amici e la donna che ama vi faranno pensare a lui ancora per parecchio tempo dopo che avrete finito il libro.
Per chiudere, qualche parola sul “progetto Diamond Star” ( Diamond Star Project ), cioè la collaborazione tra Catherine Asaro e Point Valid, un gruppo di rock alternativo di Baltimore, che ha prodotto un CD, Diamond Star (Starflight Music, April 2009), che è la colonna sonora del libro. Anche se è raro, non è una novità assoluta avere dei CD che si ispirano a libri ( basti pensare a Alan Parson e a I, Robot di Isaac Asimov ), ma qui siamo esattamente nella situazione opposta. Non soltanto il CD contiene le canzoni citate dal romanzo, ma i testi sono dell’autrice, Catherine Asaro, che ha anche eseguito di persona molte delle parti vocali. Congratulazioni per il successo di questo impressionante esperimento, e complimenti alla fantasia e al coraggio dell’Asaro nel cercare nuove sinergie tra media diversi – in tutta onestà, non si può fare a meno di provare un pizzico d’invidia per i molteplici, straordinari talenti di questa scrittrice.
CARNELIANS
DIAMOND STAR
EXCERPT FROM CHAPTER 2 – ESTRATTO DAL CAPITOLO 2
The English version of this story is copyrighted to Catherine Asaro. It is available on Baen's website at this link :
http://www.webscription.net/chapters/1416591605/1416591605.htm?blurb
It may not be put on another website, or otherwise distributed electronically without her written permission. It may only be put into print form for personal reading, and may never be sold in any form without her written permission.
Il copyright della versione inglese di questo romanzo appartiene Catherine Asaro. E’ disponibile sul sito della casa editrice Baen a questo link :
http://www.webscription.net/chapters/1416591605/1416591605.htm?blurb
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Ricki Varento era sempre puntuale. Come produttore-capo alla Prime-Nova, non aveva tempo per essere in ritardo. O malata. O qualsiasi altra cosa che interferisse col suo lavoro, che era per lei fonte di immensa soddisfazione. Il suo lavoro era trasformare la spazzatura in oro, ed in questo era la migliore del ramo. Creava delle stelle. Anzi, delle supernova, e che cavolo. Se il materiale base non brillava già per conto suo, be’, per quando lei aveva finito con loro, quasi tutti facevano scintille come fuochi artificiali. E al diavolo tutti quelli che ridevano del modo in cui parlava.
Oggi Mac Tyler le stava portando il suo ultimo carico di spazzatura. I suoi clienti a volte avevano perfino del talento. Fin troppo spesso, però, il talento significava capricci. Ricki avrebbe dato in escandescenze se fosse arrivato un altro cantante petulante, lamentandosi che lui era un artista, diamine, e non aveva nessuna intenzione di "farsi imporre un’immagine preconfezionata" che umiliava la sua integrità o roba simile. Be’, al diavolo. Come si aspettavano che facesse soldi, la gente che li pagava? Per ogni piantagrane che metteva il broncio, lei aveva un centinaio di artisti che aspettavano solo di avere una chance. Non aveva tempo per spacconi fracassoni e rompiscatole, olo-funkers, o primedonne da locali underground. Mac lo sapeva, e giocava quella partita anche quando non era d’accordo con le regole.
Alcuni nel settore avevano in antipatia Mac per principio, a causa del suo passato nell’esercito. A Ricki non poteva importagliene di meno. Infatti, trovava la sua compagnia piacevole, anche se non gliel’aveva mai fatto capire, perché questo avrebbe potuto dargli qualche punto di vantaggio quando negoziavano. Mac era bravo nel suo lavoro, rispettava gli impegni presi, e arrivava in orario. Non rideva mai del modo in cui lei si esprimeva, pure, benché, onestamente, Ricki non riuscisse a immaginare perché gli altri invece lo facessero.
Se Mac le portava delle buone opportunità, lei faceva soldi per Prime-Nova. Ma il più delle volte, Ricki doveva rifiutare i clienti di Mac perché mancavano di magnetismo, di bellezza, o di fascino giovanile. Alla bellezza e alla giovinezza si poteva rimediare avendo denaro sufficiente, benché esistessero dei limiti a quanto si poteva imbellire la spazzatura. Con la tecnologia si poteva riuscire a simulare il talento. Quegli artisti non erano in grado di fare un tour che valesse una cicca, però, perché le loro abilità consistevano unicamente nella tecnologia.
Qualunque cosa si potesse fare all’aspetto esteriore, comunque, il carisma innato era più difficile da procurarsi, era una miscela indefinibile di elementi che le simulazioni in rete non riuscivano a riprodurre. Se Mac avesse passato più tempo a dedicarsi all’estetica dei suoi clienti e meno al loro talento, avrebbe avuto più successo. Ricki sospettava anche che ci fosse un po’ d’artista nascosto sotto quel suo atteggiamento professionale, ma Mac non permetteva che ciò interferisse con quel che faceva, così Ricki continuava a lavorava con lui.
Si fermò davanti a un muro dorato e toccò un pannello. Un’apertura scintillò di fronte a lei e Ricki l’attraversò, procedendo verso la sala prove. Si aspettava di trovarvi sia Mac che il suo cliente ad attenderla, ma c’era solo una persona, un ragazzo che se ne stava all’altro capo della stanza con la schiena rivolta verso di lei mentre fissava un pannello di connessione in rete.
Ricki si fermò, guardandolo da capo a piedi. Strano. Non aveva costume, o se ce l’aveva, era troppo insignificante per fare un grand’effetto. Indossava dei pantaloni blu scuro, una camicia bianca, e scarpe sportive. L’effetto complessivo non era male, però. I pantaloni erano aderenti alle gambe e scendevano bassi sui fianchi, con una cintura che attirava attenzione a quella parte della sua anatomia. Valeva la pena di prestare attenzione; aveva un bel culo sodo e gambe lunghe, ben modellate. La sua camicia era troppo ampia per rivelare granché del suo fisico, ma quello che vedeva di lui, le piaceva. Non straripava di muscoli in modo esagerato, e non sembrava nemmeno che avesse dei chili di troppo. Nel mondo dell’olo-rock, era meglio essere magri.
I suoi capelli la sorpresero. Gli artisti per lo più li portavano corti. A dir la verità, quello stile rasato stava stancando, e per Ricki comunque non aveva mai avuto molto senso che delle rockstars assomigliassero a degli ufficiali dell’esercito. Questo ragazzo poteva riportare in voga un taglio più lungo. Il colore dei suoi riccioli arruffati era abbastanza strano da funzionare, sembrava vino rosso striato d’oro dal sole. Le ciocche dorate avevano un aspetto naturale, ma erano ovviamente il risultato di qualche strano innesto genetico, perché avevano un luccichio metallico. Interessante. In effetti, il risultato d’insieme era magnifico.
Ricki incrociò le braccia e tamburellò un dito sul mento. Se il volto del ragazzo era all’altezza del resto, con questo tizio lei ci poteva lavorare. Forse Mac finalmente cominciava a prendere sul serio la faccenda dell’estetica. Diamine, se il ragazzo aveva un po’ di talento, avrebbe potuto fare parecchia strada. Naturalmente, questo presupponeva che il resto di lui fosse bello quanto quello che aveva già potuto vedere. Era ora di scoprirlo.
"Salve," disse Ricki.
Il ragazzo sobbalzò, si girò di scatto—
E sorrise.
Porca vacca. Aveva il visto di un angelo. Occhi grandi, da camera da letto, e ciglia folte abbastanza da ingelosire una donna. Aveva fatto qualcosa per farle scintillare. Ma non sembrava effeminato, oh no, non lui. Aveva quell’aria androgina che funzionava così bene negli olo-rockers in grado di sfondare. Il ragazzo era davvero un bell’esemplare. Forse avrebbe dovuto offrirgli un contratto, così poi avrebbe potuto portarlo fuori, farlo ubriacare, e portarselo a casa per scoprire cosa sapeva fare con quelle labbra piene, imbronciate.
"Salve," disse lui.
"Hmmm." Ricki lo oltrepassò, con calma e lentamente, e lui la guardò con un calore che lei riconobbe al volo. Ricki indossava una tunica bianca che a stento le arrivava a metà coscia, collant bianchi, scarpe coi tacchi alti, e non molto altro. Non aveva obiezioni al fatto che lui si godesse lo spettacolo; in fondo, si era comprata i miglior corpo che la bioscultura cosmetica potesse fornire.
Mantenne il suo tono di voce professionale. "Sei con Mac?"
"Sì, è esatto." Il ragazzo spostò il proprio peso imbarazzato da un piede all’altro, muovendo i fianchi con un dondolio sensuale che lei dubitava si rendesse conto di avere. Ricki aveva imparato parecchio tempo fa a valutare i clienti, e a intuire quanto del loro comportamento era naturale. Questo qui non stava recitando. Sembrava inconsapevole del proprio stesso corpo.
"Mac ha avuto una chiamata sul suo com," disse. "Viene subito."
Ricki notò immediatamente due cose, una buona, l’altra cattiva. La voce del ragazzo aveva una risonanza profonda, appassionata; se riusciva a cantare in quel modo, aveva ancora di più con cui lavorare. Ma aveva anche un accento pesante. Sexy, sì, ma se non riusciva a pronunciare le parole chiaramente, avevano un bel problema. Non riusciva a collocare l’accento, benché suonasse francese. O forse irlandese. O svedese. O chissà dove.
"C’è qualcosa che non va?" chiese lui.
"No, niente." Lei gli tese la mano. "Sono Ricki Varento."
"Del," disse lui. "Del Valdoria." Se il nome di lei significava qualcosa per lui, non ne diede segno.
Valdoria. Non suonava famigliare, ma non aveva avuto il tempo di guardare le note biografiche che Mac le aveva mandato. L’esitazione di Del prima di stringerle la mano diceva un sacco di cose. Il gesto non gli veniva naturale. Huh. Anche se veniva da qualche posto dove non si usava stringere le mani, doveva conoscere l’usanza, a meno che si fosse nascosto in una fattoria in mezzo al nulla per tutta la vita. Le piacque la sua stretta, però: decisa, sicura. I forti muscoli nella sua mano erano inaspettatamente erotici. Ma sembravano avere qualcosa che non andava. Ricki guardò giù—
Ma che . . . ? Aveva una sporgenza sulla mano.
A Ricki balzò in mente un ricordo, l’immagine della cicatrice di coltello sulla mano dell’amante di sua madre, l’uomo che aveva vissuto con loro per un anno quando Ricki ne aveva otto. La cicatrice correva giù storta sul dorso della sua mano nello stesso modo in cui questa specie di sporgenza correva sul retro della mano di Del. Lasciò andare la mano del ragazzo con un sussulto.
Del stava guardando il suo viso da vicino. Sollevò il braccio, mostrandole la sporgenza. "Questa parte di me, serve . . . come si dice? Serve a rendere migliore la mia mano. I miei antenati, l’hanno progettata loro." Piegò la mano nel senso della lunghezza, dalle nocche al polso.
"Ah, bene." Ricki sapeva perfettamente che non l’avrebbe colpita con quella sua dannata mano. Ma non voleva parlare di quella sporgenza che assomigliava a una cicatrice, non voleva guardarla, non voleva nemmeno pensarci.
Disse soltanto, "Non sei della Terra?"
Lui abbassò il braccio. "No, niente Terra. Un pianeta chiamato Lyshriol."
Ricki non ne aveva mai sentito parlare. "E’ una colonia?"
"Solo poche centinaia di migliaia di persone. Per lo più agricoltori."
Be’, porca vacca. Era un contadino, veniva da un qualche cesso di pianeta in culo all’universo. Non sapeva se essere affascinata da lui, oppure irritata con Mac per averle portato il candidato dall’aspetto migliore che aveva visto in anni e anni, senza averlo prima preparato per un’audizione importante. La maggior parte dei clienti si sarebbe messo sul chi va là nel momento stesso in cui lei era entrata. Avrebbero dato il meglio di sè, cercando di impressionarla con la loro professionalità e il loro fascino. Le avrebbero offerto le loro olo-foto e dei video con i dettagli della loro carriera. Il giovane contadino qui presente non l’aveva nemmeno riconosciuta. Si comportava come se non gliene importasse niente.
Mac aveva messo tutto questo in piedi di proposito? La cosa trasmetteva un messaggio audace: Non c’è nemmeno bisogno che ci diamo da fare. Era meglio se questo ragazzo valeva qualcosa, o Ricki si sarebbe davvero arrabbiata. E irritare Ricki Varento era un buon modo per spaccarsi la faccia, in questo mestiere.
"Se un bel po’ lontano dalla tua fattoria," disse lei.
"Mai abbastanza lontano," rispose a voce bassa il ragazzo.
Risposta interessante. "Allora, hai portato la tua musica?" Normalmente non lo chiedeva, ma visto quando sembrava impreparato questo ragazzo, chissà cos’aveva con sè?
Per un attimo, lui sembrò stupito. Poi tamburellò sulla cintura. "Sì, qui io porto la musica."
"Ottimo." Ricki gli elargì uno dei suoi sorrisi a mille watt, e fece un cenno allo sala prove oltre la finestra. "Sentiamo cosa sai fare."
"Così, subito?" chiese lui. "Posso andare giù?"
"Sì, certo." Ricki si trattenne a stento dall’accigliarsi. Il ragazzo non sembrava uno stupido, ma la sua inesperienza era evidente. O Mac stava perdendo il suo fiuto, o stava giocando con lei in modo più pesante di quanto avesse mai fatto.
Dal cognome si potrebbe pensare che Rita Charbonnier sia mezza francese, ma è italiana al 100%. Nelle sue vene scorre un po’ di sangue piemontese-valdese, un po’ di sangue umbro e un po’ napoletano; è nata a Vicenza e ha vissuto a Matera, Mantova, Roma.
Prima di dedicarsi alla scrittura ha svolto un’intensa attività come attrice. Ha frequentato la Scuola di Teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, ha lavorato con Nino Manfredi e altri artisti. Giornalista pubblicista, ha frequentato il Corso di formazione e perfezionamento per sceneggiatori della Rai e ha iniziato a scrivere prima articoli per riviste di teatro, poi testi e sceneggiature per la televisione, e infine romanzi.
Il suo primo libro, “La sorella di Mozart” (Corbaccio, 2006), è stato tradotto in inglese, francese, tedesco, spagnolo e olandese e pubblicato in 12 nazioni, tra le quali gli USA. Il secondo, “La strana giornata di Alexandre Dumas”, è stato pubblicato prima dell’estate da Piemme.
Rita risponderà a tutte le vostre domande e darà in regalo una copia autografata del suo romanzo a una fortunata lettrice sorteggiata tra tutte coloro che interverranno. Quindi non dimenticate di firmarvi, con un nome o uno pseudonimo, per farvi riconoscere!
Per saperne di più, potete visitare il sito ufficiale e il blog di Rita, dove sarete anche tenute al corrente delle presentazioni in programma.
sito : http://www.ritacharbonnier.com/it
blog : http://ritacharbonnier.blogspot.com/
L' INTERVISTA
1- Rita, sei stata attrice di teatro per ben 15 anni, e da quanto si può leggere sul tuo sito, l’unico motivo per cui hai smesso è perchè non amavi le tournées, tuttavia deve essere stata un’esperienza straordinaria che ti ha insegnato molto. Quanto di questo insegnamento ti è tornato utile nel tuo attuale lavoro di scrittrice?
Hai ragione: è stata un’esperienza straordinaria e mi ha insegnato moltissimo. Nelle storie che ho scritto fino ad oggi il teatro e la musica hanno un ruolo fondamentale, e sicuramente non è un caso. Inoltre, penso che aver recitato per diversi anni, su palcoscenici diversi, e accanto ad artisti anche grandissimi, mi abbia dato il senso della disciplina, che è molto importante in qualunque lavoro creativo. E infine, a me piace molto scrivere i dialoghi; è una cosa che mi viene quasi naturale. E il teatro, anche più del romanzo, è il regno del dialogo.

2- La scelta di rendere “protagonisti” personaggi illustri (Dumas padre, Mozart e molti altri che ruotano attorno al periodo storico e all’artista scelto) come nasce? Con che criterio cade la scelta su un particolare personaggio storico? Da una passione personale o dalla casualità?
Prima di scegliere Mozart e Dumas ho scelto le mie eroine, le vere protagoniste: Nannerl, la sorella del Maestro (“La sorella di Mozart”) e Maria Stella, la donna che vuole convincere Dumas a scrivere un romanzo su di lei (“La strana giornata di Alexandre Dumas”). Nannerl è una persona di straordinario talento, che purtroppo non riesce a esprimerlo perché è nata femmina. Maria Stella è una donna che un brutto giorno scopre di non essere figlia dei suoi genitori. Entrambe cercano il senso della loro vita tentando di abbattere gli ostacoli che incontrano, ma finiscono per trovarlo dentro di sé, nella loro faticosa autonomia, nel loro desiderio di amore e comprensione. La scelta dei personaggi quindi non è casuale, ma nasce da quello che possono incarnare ai miei occhi e agli occhi del lettore: la creatività, l’identità, le radici, il destino…
3- E’ piu’ difficile costruire un romanzo basandosi su fatti reali (lo scambio di bambini in culla e la presunta illegittimità di Filippo I, la storia della famiglia Mozart e dei suoi unici due figli sopravvissuti), costruendo poi sopra di esse della narrazione, o creare una storia da tabula rasa?
Questa è una domanda complicata… al momento sto scrivendo il mio terzo romanzo, che è di ambientazione storica e parla di personaggi realmente esistiti; ma per la prima volta la vera protagonista è un personaggio di pura invenzione… posso provare a risponderti quando avrò finito il libro? :-)
4– Quanta libertà narrativa ci si può concedere quando si decide di scrivere un romanzo basato su personaggi realmente esistiti? Dove si ferma la realtà e inizia il romanzesco?
Ogni scrittore ha la propria risposta. Secondo alcuni bisogna essere strettamente fedeli ai fatti storici; secondo altri, in un’opera di finzione ci si può concedere qualunque cosa, perché la finzione è finzione. Io penso che la “realtà storica” sia un po’ un mito, e che anche gli storici esprimano il loro punto di vista; infatti sono spesso in disaccordo gli uni con gli altri. Certo, i fatti documentati esistono e un autore di romanzi storici non dovrebbe, che so, raccontare che Mozart è vissuto fino a 99 anni, quando tutti sappiamo che purtroppo è morto giovane. Altrimenti ne viene fuori un romanzo fanta-storico. Ma la linea di separazione tra realtà e romanzesco è talmente sfumata che l’unico criterio dovrebbe essere quello dell’onestà: se scelgo di violare i fatti, devo farlo consapevolmente e per una ragione precisa.
5– Tu stessa hai definito i tuoi libri dei “feuilleton”, o quantomeno hai asserito che ne hanno alcune componenti, ma leggendoli emerge un lavoro molto intenso sull’evoluzione psicologica dei tuoi personaggi: Maria Stella e il difficile rapporto con la madre in “La strana giornata di Alexander Dumas” oppure la lotta per affermarsi come donna prima che come musicista per Nannerl (“La sorella di Mozart”), quindi sorge spontanea la domanda: scrivendoli pensavi ad un genere di appartenenza oppure la costruzione della storia è avvenuta gradualmente senza un indirizzo preciso?
In realtà quando parlo di “feuilleton” mi riferisco soprattutto alla vera storia di Maria Stella, la protagonista del nuovo romanzo: lo scambio nella culla, il neonato scambiato che diventa re… sembra proprio una trama da romanzone ottocentesco. Quando ho scritto i romanzi non pensavo tanto di inserirmi in un particolare genere, quanto di narrare delle storie che mi sembravano importanti. L’indirizzo che tentavo di seguire era proprio quello che dici tu: raccontare con la maggiore profondità possibile l’evoluzione psicologica dei personaggi.
6– Nel tuo secondo romanzo fanno breve apparizione dei personaggi secondari apparsi anche nel primo libro... come mai questa scelta visto che i due romanzi non sono collegabili e storicamente sovrapponibili solo in parte?
Attraverso i miei romanzi vorrei esprimere l’idea di uno scorrere fluido degli anni, di una ciclicità degli eventi. Come sappiamo, nessuno di noi è solo su questa terra, ma siamo tutti collegati, anche al di là del tempo. Quel che ci accade oggi è una diretta conseguenza di quel che è accaduto a qualcun altro ieri; e su questo terreno, noi abbiamo comunque la possibilità di scegliere tra infinite strade. Ecco perché il “passaggio di testimone” tra un libro e l’altro.
7– Ha mai pensato di scrivere una saga? In fondo con tale ricchezza di personaggi, avresti ampie possibilità di farlo.
Ti ringrazio molto. In effetti sarebbe una possibilità interessante… potrei esplorarla dal quarto romanzo in poi!
8– Sia Dumas padre che Mozart sono persone molto sagaci, brillanti e “giocherellone” mentre nell’immaginario collettivo sono molto seri e compresi in se stessi, insomma “grandi e tormentati” artisti, sono stati davvero come tu li hai dipinti nei tuoi libri? La scelta di renderli co–protagonisti senza davvero mai incentrare il romanzo su di loro nasce dal fatto di volerli mostrare in una luce diversa?
Nessuno sa come fosse “davvero” l’uno o l’altro. Su Mozart sono stati scritti milioni di pagine in tutte le lingue del mondo e non credo che forniscano un’immagine univoca. Sospetto che anche i suoi contemporanei avessero di lui immagini diverse: per qualcuno poteva essere il fratellino più fortunato e più ricco di talento, per qualcun altro il figlio da instradare verso una fulgida carriera, per qualcun altro il compositore rivale e invidiato, per qualcun altro il brillante giovanotto da stimare… per non parlare di come le opere teatrali, i romanzi, i film raccontano quest’uomo: basta pensare ad “Amadeus” per avere in mente la sua risata sguaiata e comunicativa. La scelta di rendere Mozart e Dumas coprotagonisti dei miei romanzi nasce dal desiderio di esplorare un mondo che può averli circondati; quindi, in sostanza, come dici tu, di mostrarli in una luce nuova.
9– Quale delle tue due eroine hai amato di piu’? (In fondo un figlio preferito c’è sempre) e perchè?
L’eroina che amo di più è sempre quella sulla quale mi concentro nel momento della scrittura. Ho amato molto Nannerl quando scrivevo “La sorella di Mozart”, e ho adorato Maria Stella quando scrivevo “La strana giornata di Alexandre Dumas”. Adesso sto amando e odiando Elsa, la protagonista del mio nuovo romanzo…
10– C’è un modo di approcciarsi ai tuoi libri? Una persona che acquista un tuo romanzo con che spirito dovrebbe intraprendere la lettura? In fondo ogni libro ha un’anima e come tale va trattato diversamente da un altro...
Mi piacerebbe che chi si accingesse a leggere i miei libri lo facesse, molto semplicemente, con l’idea di immergersi in una bella storia… e spero che la trovi bella davvero! “La sorella di Mozart” forse può interessare di più le donne e le persone che amano la musica; immagino che “La strana giornata di Alexandre Dumas” possa essere interessante anche per gli uomini. Una cosa buffa che mi è capitata è che chi ama molto uno dei due romanzi avanza qualche riserva sull’altro. Non so perché. Probabilmente sono più diversi di quanto non mi renda conto io stessa, che li amo entrambi.
11– Originalissima l’idea di presentare il romanzo in costume alla fiera del libro di Torino: come è venuta?
L’idea mi è venuta un giorno all’improvviso mentre guidavo su una strada trafficata, e più ci pensavo e più mi veniva da ridere. Il giorno dopo ho chiamato il mio editore e sono rimasti tutti entusiasti. Però, amiche mie, devo dirvi una cosa: Dio benedica gli abiti moderni! Per mettersi quella roba ci vuole una buona mezz’ora e bisogna per forza farsi aiutare; e poi pesa! E’ stata una bella fatica, ma mi sono divertita moltissimo. Nella calca bloccavo i passanti parlando con un linguaggio improbabile, che sapeva lontanamente di Ottocento, e firmavo le copie del romanzo con una pennaccia Bic chiedendo umilmente perdono per l’assenza di una vera penna d’oca…
12– E infine: sappiamo che stai scrivendo un terzo romanzo, puoi darci qualche anticipazione? Anche in questo faranno brevi incursioni personaggi che abbiamo già avuto il piacere di incontrare? La formula resterà la stessa dei tuoi precedenti romanzi?
La protagonista è un personaggio di invenzione: una ragazza che vive a Roma nel 1931 e si convince pian piano di essere la reincarnazione di Anita Garibaldi. E per questo finisce in manicomio… e si convince che il suo dottore è la reincarnazione di Giuseppe Garibaldi! Come finirà? In modo sorprendente. Sì, anche in questo romanzo tornerà un personaggio che abbiamo già conosciuto: nientemeno che Alexandre Dumas. Non posso dire molto di più perché sono ancora in una fase embrionale…
LA STRANA GIORNATA DI ALEXANDRE DUMAS
Edizioni Piemme
Una popolana che cercò per tutta la vita di far riconoscere le sue nobili origini
Un giovane scrittore in grado di trasformare in capolavoro ogni storia che gli venisse raccontata
Uno scandalo che sconvolse la corte di Francia agli inizi del XIX secolo
Quella sarebbe stata una giornata come tutte le altre per Alexandre Dumas, se non fosse stato per una strana vecchia che gli aveva proposto di leggergli l’oroscopo per l’anno successivo, il 1844. Dopo i primi convenevoli, infatti, lo scrittore si accorse che l’indovina non aveva la minima intenzione di parlargli dei segni zodiacali, ma che aveva una storia da raccontare, la propria. Per una volta sarebbe stato lui lo spettatore.
Tutto aveva avuto inizio a Modigliana, in Romagna, dove la madre della chiromante, Vincenza, l’aveva data alla luce e l’aveva chiamata Maria Stella. In breve, però, Vincenza si era accorta che l’accenno di chioma scarlatta e i piccoli occhi di cielo della neonata non potevano venire né da lei né da Lorenzo, suo marito, entrambi neri come la pece. Quella non era sua figlia.
Ma quando aveva provato a parlare dei suoi sospetti, nessuno le aveva creduto, e Vincenza si era vista costretta a frugare in lungo e in largo la casa, e a chiedere ai vicini; era arrivata addirittura a interrogare il signor Conte.
La scoperta sull’origine della bambina era stata sconcertante, ma Vincenza si era confidata solo con la piccola Maria Stella che, dopo tanti anni, aveva deciso di mettere Dumas, il grande scrittore, a parte di uno scandalo che avrebbe potuto sconvolgere il regno di Francia.
DIETRO IL ROMANZO,
di Rita Charbonnier
La prima volta che incontrai il nome di Maria Stella ero in una biblioteca, impegnata nelle ricerche per il romanzo precedente. Sfogliando una vecchia enciclopedia notai una voce dedicata a una cantante nata in Romagna nel tardo Settecento: era lei. Si diceva anche che questa cantante scoprì, da adulta, di essere stata scambiata nella culla, lei nobile, con un neonato di umili origini. Presi un appunto e dopo qualche tempo iniziai a cercare tracce della sua esistenza.
Appresi che Maria Stella aveva dato alle stampe la propria autobiografia nel 1830 e che si poteva consultarla recandosi presso la Biblioteca Nazionale Francese (in seguito il libro è stato caricato su Google Books). Contattai anche i suoi discendenti, che vivono in Inghilterra, e stavo già programmando un viaggio tra Parigi e Londra quando scoprii che nella Biblioteca Comunale di Modigliana, il paese nel quale avvenne lo scambio di neonati, c’era una copia dell’autobiografia tradotta in italiano.
Cancellai il viaggio oltralpe e mi recai in Romagna. Mi bastò.
Oltre a poter leggere il prezioso testo ho incontrato una straordinaria disponibilità da parte degli abitanti del paese, per i quali Maria Stella è una vera e propria gloria; chi mi ha accompagnata a visitare i luoghi nei quali si svolse il baratto di neonati, chi mi ha mostrato la sua collezione di libri antichi sull’argomento, chi mi ha esposto il suo punto di vista…
ESTRATTO
da “La strana giornata di Alexandre Dumas”
Prologo
«Avete il Sole nel segno del Leone, e anche l’ascendente. Siete dunque molto leonino, Monsieur Dumas, persino nell’aspetto: alto, imponente, con una folta chioma… senz’altro vi definirei un bell’uomo. Inoltre, gli occhi chiari sull’incarnato bruno vi conferiscono un singolare fascino.»
«Vi ringrazio, Madame.»
«Di nulla» rispose la vecchia signora. «La vostra Luna è nel segno del Toro; è una Luna godereccia. Gli uomini come voi amano i piaceri della vita: la buona tavola, il vino, i viaggi, e soprattutto le belle figliole; sono incapaci di resistere alla grazia femminile. Possono sposarsi oppure no, ma non è infrequente che abbiano figli, e persino da donne diverse; nondimeno, agiscono in assoluta semplicità, per il proprio appagamento, non intendendo violare le norme o calpestare il buon senso. In voi, signore, io non vedo traccia di malvagità. Al contrario, credo siate un uomo buono e generoso.»
«Debbo ringraziarvi ancora» mormorò lo scrittore quarantenne, segretamente divertito.
«I miei non sono complimenti, ma constatazioni. E sappiate che non sono interessate: la mia età mi pone al riparo da qualunque avvicinamento alla vostra desiderabilissima persona.» Alzò gli occhi dalla mappa astrologica e li puntò nei suoi. «Confermatemelo, di grazia: io non vi piaccio, vero?»
Alexandre Dumas scoppiò a ridere. «Sono convinto che in gioventù siate stata bellissima; e lo siete ancora. Ma, ahimè, potreste essere mia madre…»
«Anche vostra nonna, se vogliamo. Ho trent’anni più di voi; ventinove, per la precisione. Vi dirò d’altronde che voi siete nato nello stesso anno di mio figlio Tomaso John: il 1802. Non è una curiosa coincidenza?»
«Sempre che esistano le coincidenze.»
«Non potevate darmi risposta migliore, Monsieur. Anche Victor Hugo è del 1802, non è vero?»
«Verissimo.»
«Bene. Ora però torniamo alla vostra Luna: si trova nell’undicesima casa. Ogni “casa”, come forse avrete sentito dire, rappresenta in astrologia una certa area della vita, e la presenza di un pianeta indica che quell’area, per la persona, è importante. L’undicesima è la casa delle mire, delle ambizioni e delle aspirazioni. La Luna in questa posizione favorisce il raggiungimento del successo; visto che in qualche misura l’avete già ottenuto, è quasi inutile che ve lo dica. D’altra parte, il favore delle platee è mutevole, proprio come la Luna, e il trionfo di un giorno si trasforma facilmente nel fiasco del giorno successivo. Le mie parole vi turbano, Monsieur?»
«Non troppo» affermò il drammaturgo, con un mezzo sorriso. «Ormai ho fatto il callo alla volubilità del pubblico.»
«Me ne compiaccio. La Luna in undicesima segnala peraltro una possente immaginazione; e anche questo, nel vostro caso, è più che provato. E ancora, essa è congiunta a Marte e questo indica una tendenza ad agire sulla spinta delle emozioni, piuttosto che sulla scorta del ragionamento; e a tentare di trovare, a posteriori, una spiegazione ragionevole ai propri impulsi…»
S’intristì e di colpo tacque. Osservava un simbolo sulla carta.
«Cosa c’è?»
«Voi avete perso il padre molto presto; non è vero?»
«Sì, certo, quando avevo tre anni e mezzo. Era un generale repubblicano…»
«Lo so, lo so. Il vostro Sole è nella dodicesima, che è la casa del dolore, della malattia, della prigione. Il Sole è il simbolo paterno per eccellenza… non c’è bisogno che vi dica altro. Ma potremmo tentare di vedere un significato positivo in questa configurazione: la vostra forza interiore e il vostro coraggioso idealismo. Voi credete sempre in quel che fate, e fate sempre le cose in cui credete. Volete ancora un po’ di tè?»
«No, grazie, sono a posto.»
«Se doveste cambiare idea, servitevi, ve ne prego. È una miscela pregiata; mi è stata spedita da Londra; qui a Parigi non riesco a trovare un tè che mi soddisfi. Vediamo… avete tre pianeti importanti nella seconda casa: Venere, Saturno e Giove. La presenza di Venere nella casa dei talenti e delle risorse suggerisce facilità nel guadagnare ingenti somme di denaro; la presenza del malefico Saturno, ahinoi, la stessa facilità nel perderle.»
«Cercherò di tenerlo a mente, Madame.»
«Per il vostro bene, spero ci riusciate. Questo accumulo di pianeti è un chiaro segno del vostro ingegno straordinario. Voi siete un uomo dotato di risorse assai differenziate: sapete fare il teatro, siete un giornalista intraprendente, scrivete romanzi… anche se in quest’ultima attività, sono costretta ad aggiungere, non avete raggiunto l’eccellenza.»
«Oh, dite?» esclamò Alexandre Dumas, sgranando gli occhi.
«Spero di non avervi offeso. Mi spiego meglio, se permettete. A mio parere, voi avete dato il massimo nel dramma romantico, genere che anzi, se vogliamo, avete inventato voi; avete scritto gustose cronache storiche, fiabe, racconti leggibilissimi; ma, per quanto attiene alle ampie dimensioni dell’opera narrativa, non avete ancora trovato la vostra voce. Oppure… non avete ancora trovato la storia giusta» concluse fissandolo con intenzione.
«Vi ringrazio per la vostra acuta analisi» soggiunse lo scrittore, intimamente seccato «ma non dovremmo occuparci del mio oroscopo per il prossimo anno, il 1844? È per questo che sono qui: mi è venuto lo schiribizzo di andare da un astrologo e mi hanno indirizzato a voi. Qui comincia, e finisce, la nostra relazione. Non mi sembra il caso di estendere il discorso.»
«Oh, non avrei mai pensato che poteste reagire in questo modo…» mormorò la vecchia signora, portandosi alla guancia la mano inanellata. «Debbo aver toccato un nervo scoperto. Perdonatemi.»
«Ma vi pare. Andate avanti, per cortesia.»
«Subito, Monsieur. Il vostro Mercurio è in dodicesima casa, ed è retrogrado; io qui, e ne sono dolente, vedo alcune minacce alla vostra vita artistica.»
Dumas si fece ancor più torvo. «Minacce di che genere?»
[CONTINUA…]
VINCENZA
Il suo corpo era percorso dal fulmine e le mani, le spalle, le cosce sussultavano. Dal ventre l’ondata lacerante si spandeva ovunque e non c’era un solo osso che non le facesse male. Dalla gola le usciva un suono rauco, di protesta contro la forza che la squassava, sulla quale non aveva controllo; non riusciva a star ferma, le membra non le appartenevano più, erano sue soltanto nel dolore.
«Sento un liquido che cola» singhiozzò.
La Zavajona le allargò le gambe con mani forti e ruvide. «È una femmina» disse. «Le femmine danno sempre parti difficili, perché sanno che vita le aspetta e non hanno nessuna voglia di cominciarla. Punta i piedi sul letto e spingi.»
«Son troppo stanca, voglio riposare.»
«Da’ una bella spinta, e vedrai che ti togli subito il pensiero.»
«Ti prego, ora non sento dolore… fammi riprender fiato.»
«Il fiato lo stai sprecando in chiacchiere, Vincenza! Fa’ quel che dico. Tu non hai fiducia nella gente.»
Si sforzò con tutta la buona volontà, stringendo i denti, ma non accadde nulla. «È inutile. Lasciami in pace, ti prego…»
«Oh, be’, se vuoi che me ne vada, padrona di crepare a modo tuo.»
«Se crepo, il mi’ marito ‘un ti paga» ribatté, ma non finì neanche la frase che un nuovo spasmo parve spezzarla in due. Le sue membra divennero un fascio di dolore animalesco che non aveva mai provato e che la riempì di scoramento. Le pareva che una mano gigantesca, maschile, la tirasse per la nuca verso un altrove opaco, fosco e deserto; la mano la scuoteva come si scuote un cencio alla finestra, e come un cencio Vincenza non aveva muscoli, nervi, né sangue. Però aveva ricordi. Rivide l’ultimo infante estratto dalla ruota, nello Spedale per Trovatelli di via Santa Maria: uno scricciolo bluastro e mezzo soffocato. Non s’era fatto in tempo a dargli un nome perché era morto lì per lì. Trent’anni prima, a lei era andata meglio: era una bimba ben pasciuta e le suore l’avevano trovata avvolta in una copertina soffice e ornata di merletti. Chi era sua madre, un’adultera? Una prostituta di lusso? Vincenza non l’aveva mai saputo; sapeva solo che non avrebbe inflitto al proprio figlio la tortura di crescere in mezzo a tanti altri figli di nessuno. E avrebbe riconosciuto se stessa nei suoi tratti fin dal primo istante, ne era certa; quell’istante però non arrivava mai.
«Smettila di strillare e sta’ calma!»
«Non mi dire sempre di star calma…»
«E grida, avanti, grida, che ti senta tutta Modigliana!»
Le fitte si susseguivano, una peggio dell’altra, e Vincenza era certa che la sua fine fosse prossima. Presto la Zavajona avrebbe dichiarato che il demonio aveva legato il cordone intorno al feto e l’avrebbe lasciata lì a spirare, così come aveva fatto con la Rina, dopo quattro giorni e quattro notti di travaglio. Lorenzo le avrebbe organizzato un funerale decente, o avrebbe risparmiato su quello come sulla levatrice? Era un artista nel tirare i cordoni della borsa, suo marito, e i denari che gli dava il lavoro nelle carceri eran sempre troppo pochi. Li teneva in una scatoletta chiusa a chiave nel fondo di un cassetto e quanti ce ne fossero, là dentro, lo sapeva lui solo; li contava, e li ricontava, e passava le notti a fare calcoli, e i giorni ad avanzare petizioni perché gli aumentassero la paga, e aveva preteso che anche lei andasse a servizio! L’aveva portata via dalla Toscana per far la bella vita tra i colli di Romagna, e adesso lui raccoglieva la merda dei furfanti, e lei la merda dei signori. Non le era nemmeno concesso rivolgere la parola ai Borghi Biancoli. Ogni tanto però si nascondeva e li spiava, come quel giorno che erano arrivati i due ospiti stranieri; la donna era scesa di carrozza con fatica; doveva essere gravida. Anche la Teresa, la verduraia, era incinta. Anche la Gugliarda, l’altra serva. Pance, pance, pance dappertutto. A Modigliana tutte le donne eran gonfie come palloni. Nella sua Pisa si figliava molto meno.
[CONTINUA…]
ANNA CASTELLI - autrice esordiente italiana
CHI E' ANNA CASTELLI
Laureata in Lingue Orientali, magistero giapponese, con una tesi sui costumi del teatro Kabuki.
Impiegata precaria.
Front Lady della rock band Electro Geisha.
Selezionata da Aletti Editore con “Stirpe”, “Paganini”, “Oscuro Teatro di Menti Contradditorie”, tre poesie apparse in tre differenti raccolte.
Selezionata con “Ode Distorta”, poesia apparsa nella raccolta “Poesie nel Cassetto 2008” edita dal Comune di Venezia – Carpenedo.
Finalista per la città di Venezia al Concorso Nazionale “Subway Letteratura 2008”.
Gattara e co-proprietaria del Bed & Breakfast “Anna e Oscar” a tema gattaro (unico in Italia) vicino a Venezia.
… attualmente trentatreenne e intenzionata a rimanere nel fiore degli anni per un altro po' di tempo.
“EMOZIONI VENEZIANE” è il suo primo romanzo, per il quale ha scelto la prestigiosa collaborazione di Francesca Zambon ( http://koshiatar.blogspot.com ), che ha impreziosito il volume con la copertina e le illustrazioni create appositamente per il libro. Mauro Trevisan è l'amico nipponista così paziente da averne curato la revisione. Tinto Brass, il famoso regista, è stato il gentiluomo che le ha concesso l'onore di impreziosire il volume con la sua prefazione.
COM’E’ NATO "EMOZIONI VENEZIANE"
Ecco quello che ci racconta Anna sulla genesi del suo romanzo:
“Ho iniziato "EMOZIONI VENEZIANE" quando avevo 16 anni.
A quel tempo scrivevo molto, ma non avevo esperienza diretta né di passione né di desiderio, solo una confusa "tempesta ormonale" che mi agitava come tutti gli adolescenti. Il manoscritto quindi risultava interrotto.
A 32 anni mi sono ritrovata tra le mani il manoscritto ormai sbiadito, miracolosamente sopravvissuto a tre traslochi.
Devo ringraziare i miei innumerevoli contratti da precaria per avermi lasciato disoccupata il tempo necessario per riuscire a terminare il romanzo, ma soprattutto Luca Tacchia, il mio "fratellino veneziano" che notte dopo notte ha insistito perchè ne terminassi la pubblicazione a puntate sul mio blog, curioso di sapere come sarebbe finita la storia di Lavinia, la protagonista.
L'idea di una prefazione illustre è arrivata dopo: ho pensato che un omaggio a Venezia meritasse una prefazione adeguata, e il maestro Tinto Brass è stato così gentile da farmi l'onore di scrivere la prefazione di "EMOZIONI VENEZIANE".
Grazie a Facebook invece ho reincontrato una mia cara amica dell'università, Francesca Zambon, che ho scoperto avere nel frattempo affinato la tecnica di disegno che già coltivava a Lingue Orientali, e che mi ha fatto la cortesia di illustrare il romanzo e creare la splendida copertina del volumetto.
Mauro Trevisan, nipponista mio coetaneo e carissimo amico, mi ha aiutato revisionando la trama, conservandone lo spirito di prosa rarefatta che ha come modello la narrativa più riuscita di Kawabata Yasunari.”
PER MAGGIOR INFORMAZIONI SULL’AUTRICE E SUL ROMANZO “EMOZIONI VENEZIANE”
SITI UFFICIALI:
http://www.emozioniveneziane.org
http://www.emozioniveneziane.com
BLOG:
http://veneziane.altervista.org/blog/
FACEBOOK:
http://www.facebook.com/group.php?gid=53901042342&ref=ts
Il libro esiste solo in formato cartaceo, ed è acquistabile online su IBS:
http://www.ibs.it/code/9788876809705/castelli-anna/emozioni-veneziane.html
e sul sito della Aletti Editore:
http://www.alettieditore.it
Inoltre è acquistabile su ordinazione in qualsiasi libreria (codice ISBN: 978-88-7680-970-5)

EVENTI E PRESENTAZIONI
Il 10 settembre 2009 ci sarà la prima presentazione ufficiale del libro presso l'Ostaria dai Kankari:
http://www.myspace.com/kankari
Sul Facebook di "EMOZIONI VENEZIANE" appariranno anche le date delle prossime presentazioni mano a mano che arriveranno.
"EMOZIONI VENEZIANE"
Lavinia viene coinvolta suo malgrado in una sontuosa festa in maschera a Venezia...
"EMOZIONI VENEZIANE": una voluttuosa fantasia adolescenziale, un racconto di iniziazione erotico-sentimentale, un omaggio all’eterno splendore di Venezia… una prosa volutamente rarefatta per lasciare spazio alle vostre emozioni e alla vostra fantasia.
ESTRATTO:
La nebbia era già calata sul Canal Grande ricoprendo il paesaggio con la sua umida e fredda presenza e il buio della notte aveva fatto il resto.
Dalla grande e antica finestra del sontuoso palazzo di Mr. S., Lavinia poteva scorgere solo fioche luci di lampioni pallidi; nessun movimento, nessun rumore provenivano dall'esterno, in contrasto con l'allegra confusione di musica e chiacchiere della sontuosa festa a cui aveva accettato di partecipare. Appoggiò una mano sulla fredda vetrata, rabbrividì lasciandosi andare ai propri pensieri: "Perché ho accettato questo impegno? Perché voglio troppo bene a mia madre... troppo davvero, visto che lei m'ignora. Sa benissimo che ho rinunciato all'alta società, sa benissimo quanto schifo mi faccia questa gente e tutti i loro intrallazzi, eppure fa apposta a fingersi ammalata perché venga qui al posto suo... bella rappresentanza!". Lavinia strinse forte la pesante gonna di broccato del suo costume; dopotutto la festa era in costume, con l'obbligo di maschere che celavano rigorosamente il volto, così non avrebbe dovuto ascoltare i viscidi complimenti di amici e amiche di sua madre che finalmente l'accoglievano tra loro...
SYLVIA Z SUMMERS:
DI TENEBRA, D’AMORE E ALTRI SOSPETTI ALL’ITALIANA
Esattamente un anno fa, in un afoso pomeriggio di Agosto, me ne stavo in giardino completamente rapita dal romanzo “DI TENEBRA E D’AMORE” di Sylvia Z. Summers. Lo ricordo talmente bene che mi sembra ieri: scorrevo le pagine avidamente tanto da non rendermi conto che alla fine erano passate cinque ore!
Era tanto che non venivo coinvolta così intensamente da un romanzo e rimasi delusa di non trovare alcuna notizia su di lei, se non una piccola intervista sul sito della Harlequin. La Summers sembrava inesistente e nessun motore di ricerca forniva informazioni su di lei!
Oggi invece abbiamo scoperto qualcosina in più su questa nuova autrice esordiente, come ad esempio che è italiana (cosa che mi fa immensamente piacere). Sappiamo anche che vive e lavora a Milano, che ama gli animali, il sushi e le buone letture. E’ laureata in letteratura inglese e diplomata in regia cinematografica, ma soprattutto le piace inventare e raccontare storie sin da quando era bambina.
Il suo romanzo d’esordio “Di tenebra e d’amore” (uscito nell’Agosto del 2008 edito Harlequin) è stato molto apprezzato dal pubblico e ad Agosto 2009 uscirà “Amore e altri sospetti” la sua seconda prova nel campo della narrativa storico-sentimentale.
Nonostante questo intorno a Sylvia Z. Summers aleggia sempre un certo anonimato. L’unico luogo infatti dove la potete trovare è Facebook, nella pagina dedicata ai suoi libri (Sylvia Z. Summers), che tiene costantemente aggiornata e tramite la quale ha un contatto diretto coi lettori.
Detto ciò, comprenderete la mia emozione e il mio immenso piacere nel presentarvi oggi, a 11 giorni dall’uscita del suo nuovo romanzo “AMORE E ALTRI SOSPETTI”, Sylvia Z Summers in persona. Con le nostre domande ci auguriamo quindi di soddisfare la curiosità delle lettrici, compresa la mia.
Sylvia Z Summers risponderà a tutte le vostre domande, perciò non perdete l'occasione di chiacchierare con lei, e ricordatevi di firmare il vostro commento con un nome o con un nick. Tra tutte coloro che parteciperanno Sylvia metterà in palio una copia autografata con tanto di dedica del suo nuovo romanzo”AMORE E ALTRI SOSPETTI”.
INTERVISTA
Ciao Sylvia e benvenuta nel nostro blog. Ti anticipo che è mia intenzione svolgere questa intervista nel modo più semplice possibile. Per rendere più piacevole e meno “formale” questa chiacchierata mi piacerebbe darti del tu.
Ciao Veronica, innanzitutto grazie per avermi invitato sul vostro blog. E’ un vero piacere per me essere vostra ospite. Del “tu”? E me lo domandi? Davo già per scontato che sarebbe stato così.
Benissimo, allora iniziamo!
Quando è nata la tua passione per la scrittura?
A dire il vero non ricordo con precisione quando è iniziata, probabilmente giocando. Poi, scoprendo la lettura, credo, scoprì anche che quelle storie che avevo nella testa potevo metterle per iscritto, così ho iniziato diversi racconti, storie a puntate che leggevo alle amiche, e un vero e proprio romanzo che non ho mai del tutto finito. Siccome mi piaceva anche disegnare, ho fatto anche diversi fumetti che pubblicavo sui giornalini scolastici.
Perchè hai scelto proprio questo genere, ovvero il romance che peraltro è anche piuttosto bistrattato, per il tuo debutto?
Oddio, non è che abbia proprio scelto di “debuttare”... non è che l’abbia pianificato, intendo. Volevo (ed è tutt’ora il mio imperativo) scrivere una storia che mi piacesse, che contenesse tutti quegli elementi che considero essenziali per un romanzo (beninteso: essenziali per me, per un romanzo che piacesse alla sottoscritta). L’amore è tra questi, assolutamente.
Sinceramente non credo di essere un’autrice “rosa” tra le più classiche, perché non mi ritrovo in quelli che sono i “canoni del genere” – e alcune lettrici me l’hanno fatto notare, come pregio ma anche come difetto, -questo sta ai gusti di ognuno. Il romance è bistrattato, è vero, e di questo mi dispiace perché credo che ci siano autrici davvero valide (suonerà retorico ma lo voglio dire: molte autrici italiane sono bravissime, più brave di molte colleghe d’oltreoceano!) che sanno davvero parlare di sentimenti, che mettono il cuore e l’anima in quello che fanno, che studiano fino allo sfinimento per ricreare ambienti e dare veridicità storica; ma è bistrattato perché in quel grande calderone che è il bacino d’utenza non tutto quello che viene pubblicato è allo stesso livello. E si sa che i difetti si vedono assai meglio dei pregi, che è più facile deprecare piuttosto che elogiare. Siate voi le prime a esigere buone letture! A cercare belle storie scritte bene senza accontentarvi dei soliti cliché. Voi sareste più contente e noi ci sentiremo spronate a fare un buon lavoro.
Hai avuto difficoltà, come la maggior parte delle esordienti, a trovare un editore?
No, devo dire che Di tenebra e d’amore è piaciuto al primo colpo. Lo passai ad Alessandra Roccato di Harlequin, che mi mandò un’e-mail entusiasta pochi giorni dopo.
Un vero esordio dunque! Quali sensazioni hai provato nel vedere pubblicato il primo libro?
Ovviamente “pazzesche”! Tenerne in mano una copia, sfogliarla... mi sembrava un po’ di cullare un bambino.
Dopo il primo libro, quant'è difficile scrivere il secondo?
Un delirio! Sì, davvero, non ridere, è stato un delirio. In alcuni momenti anche un incubo. Sei la prima a cui lo dico... ma Amore e altri sospetti in realtà doveva essere il mio terzo romanzo, non il secondo, nel senso che l’idea mi era già venuta in mente ma stavo scrivendo un’altra cosa una storia di ambientazione italiana che di base mi piaceva molto ma che finii con l’abbandonare perché proprio non voleva saperne di venire fuori. Così, dopo pianti e isterismi vari la mollai e ripresi tutto daccapo con Amore e altri sospetti, ma anche qui fu dura perché Di tenebra era uscito da pochi mesi e continuavo a ricevere tanti complimenti che mi mettevano una fifa nera addosso: se non fosse piaciuto? se non fosse stato all’altezza? Se quel personaggio fosse stato troppo simile a quell’altro? Agonia... Un parto podalico! Alla fine sono molto contenta del risultato, è una storia complessa con personaggi molto sfaccettati e risvolti sociali che secondo me non devono mancare in un libro.
Prima di arrivare a questa vincente collaborazione con la Harlequin hai mai partecipato a concorsi letterari? Credi che possano aiutare uno scrittore ad emergere?
Non ho mai partecipato a concorsi letterari ma non l’ho fatto per un qualche preconcetto, è solo che non mi sono mai trovata nelle richieste o nei tempi dei concorsi, mi risulta difficile scrivere “su commissione” con tempi magari limitati. Però immagino che possano essere utili per farsi notare. Comunque, al di là del concorso, in cui c’è un solo vincitore (o comunque pochi vincitori) tanto vale provare la casa editrice se si crede davvero in ciò che si ha tra le mani.
Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere questo lavoro?
Mm... di rimboccarsi le maniche! I romanzi non si scrivono da soli, la storia d’amore non è l’unica storia importante nel romanzo, ci sono dei meccanismi di narrazione che bisogna conoscere, perciò chi scrive deve... studiare! Tanto e tutto. Leggere di qualsiasi genere, anche se poi se ne sceglie uno, ma le idee possono arrivare dappertutto e si può scoprire e apprezzare lo stile di diversi autori, mai chiudersi a quelle che potrebbero rivelarsi delle belle esperienze. E non sottovalutare la forma: non c’è solo “la storia” ma anche il modo in cui viene narrata, perciò è importante valutare cose come il punto di vista, il tempo della narrazione, e il modo di stendere le frasi, le parole che si scelgono e il tipo di sintassi.
Ma parliamo del tuo stile e di come sviluppi i tuoi romanzi. So che sei anche un’assidua lettrice quindi ne deduco che ciò avrà avuto una certa influenza sulla nascita delle tue storie. In più sono curiosa… autrici e libri preferiti.
Perché dici “autrici”? Ci sono anche autori maschi... io non ho alcun preconcetto nella lettura, se mi intriga una storia (spesso dal retro di copertina) compro poi chi vivrà – leggerà - e vedrà... Se devo dire un’autrice di cui ho letto praticamente tutto è Aghata Christie (che col rosa centra un po’ poco, me ne rendo conto), ma mi rifaccio con Jane Austen (caposaldo, nel bene e nel male di questo genere letterario) ed Edith Warthon, che ha uno stile incredibile a mio avviso. Libri preferiti: I pilastri della terra, Dieci piccoli indiani, L’ombra del vento, La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, L’età dell’innocenza, Persuasione, Harry Potter (tutti!), Twilight (ma non l’ultimo della saga, per me, una vera... BIP!) e tanti altri che rischierei di annoiarvi tutte.
Come nascono le tue storie?
Da idee e sensazioni. Non parto da una figura in particolare, un lei o una lui, ma da qualcosa di cui voglio parlare, che voglio esprimere, e poi trovo colei o colui che meglio la incarna. Ovviamente non è tutto qui. L’idea iniziale si traduce in poche righe, poi l’approfondisco, trovo altre storie che si possono intrecciare a quella principale, collegamenti e via dicendo... E’ un po’ come fare un maglione, un cruciverba o, ancora meglio, una coperta patchwork dove tutto ha a che fare con tutto, tutti i pezzi alla fine combaciano. Suona complicato... e lo è!
Come effettui le tue ricerche storiche?
Mi piace un sacco fare le ricerche. Anche qui vado un po’ per gradi. C’è una prima fase “generale” in cui mi documento sul periodo, su quelli che sono gli argomenti principali del racconto, e una seconda fase più specifica dove per ogni scena faccio scelte storiche d’ambientazione ben precise. Ho acquistato molti libri via internet (fortunatamente in Inghilterra la saggistica è veramente dettagliatissima) e, sempre via internet cerco riscontri o approfondimenti e notizie su quello che mi serve. Per il mio terzo libro (quello che sto scrivendo ora) mi è anche capitato di chiedere spiegazioni in giro, a esperti del settore, di seguire dei corsi e di andare a documentarmi all’estero.
I tuoi personaggi sono diversi dai classici eroi perfetti che solitamente troviamo nei romance. Oserei dire che per ogni pregio vi è abbinato un difetto. Come nascono quindi questi personaggi?
Be’, nascono da me... e io sono piena di difetti! Perché loro dovrebbero essere perfetti? Come li gestirei? No, no, come ce li ho io, devono averceli anche loro!
A parte gli scherzi, non mi piacciono i personaggi perfetti, non li trovo interessanti e non saprei come descriverli. Mi piace che nei miei libri i miei personaggi compiano una specie di percorso che li fa cambiare e crescere, che li rende consapevoli e migliori. Questo non potrebbe succedere se incarnassero la perfezione sin dall’inizio.
Cosa non deve assolutamente mancare in un romanzo?
Una bella storia, soprattutto. Dei bei personaggi, un bel modo di narrare. Le combinazioni possono essere tante, non so quale sia la formula giusta perché in realtà mi è capitato di apprezzare diversi generi e di essere soddisfatta anche alla fine di romanzi che non contenessero una storia d’amore, per esempio, o in cui questa finisse male. Credo che la cosa più importante sia la capacità dell’autore di trasmettere delle emozioni.
Parliamo ora di AMORE E ALTRI SOSPETTI. Non ti nego che leggerlo in anteprima (ragazze non odiatemi, ho dovuto farlo ai fini dell’intervista^-^) è stato emozionante, ma ancora di più è stato scoprire che non ha nulla a che fare con DI TENEBRA E D’AMORE. In linea di massima ogni autrice ha un proprio “stile” che riscontriamo in ogni suo libro, ma stavolta non è così.
Pur essendo ambientata in un epoca così conosciuta come gli inizi del 1800 St.Jules è diverso dai classici luoghi che solitamente ritroviamo in questo periodo. Da dove nasce la scelta di ambientare l’intera storia dentro un piccolo paesino?
Ma da Jane, ovviamente! Mi sono divertita a creare St. Jules come uno di quei paesini di provincia in cui Jane Austen ambientava le sue storie, per questo alcuni dei caratteri che lo popolano hanno delle similitudini con altri creati da quest’autrice meravigliosa. L’idea da cui è nato il libro era quella di una comunità piccolissima e isolata (all’inizio infatti doveva trattarsi di un’isola) in cui gli equilibri venivano rotti dall’arrivo di un elemento estraneo e molto misterioso.
Pheabe Swan e Julian Emerson. Due protagonisti due opposti! Pheabe è impulsiva, odia le prevaricazioni, sogna la libertà e fa di tutto per combattere i suoi ideali. Julian è un uomo provato dal dolore, tormentato e solitario che non ha più voglia di combattere. Parlaci di loro.
Pheabe e Julian sono ai due capi di una stessa linea. In realtà, le idee e le passioni che li muovono sono le stesse, sono le esperienze della vita a renderli diversi. All’inizio del romanzo, Pheabe ha un grosso trauma che deve ancora gestire e risolvere, che è il punto di partenza per la sua crescita, lotta contro le ingiustizie perché lei stessa, in fondo al suo cuore, si sente una vittima. Julian ha molti punti in comune con lei, ma l’esperienza gli dice di non lottare più. La reciproca frequentazione li porterà l’uno verso l’altro, finché s’incontreranno su quella fatidica linea di cui parlavo.
Ormai sei famosa per i tuoi secondari personaggi “singolari” perciò non mi sono stupita di ritrovarli anche qui. In Amore e altri sospetti ce n'é davvero per tutti i gusti: dall’ipocondriaca signorina Sandyton, alla frivola Charlotte, al generoso Sindaco Weightwind, la misteriosa Martha e molti molti altri. Si potrebbe pensare che non erano necessari eppure ognuno di loro è necessario alla trama del libro. Ognuno di loro è indispensabile per completare il complicato intreccio degli avvenimenti. Sinceramente sono piuttosto sorpresa perché immagino che non deve essere stato facile collegare così tanti personaggi…
Non lo è, infatti, ma a me piacciono i romanzi che sono anche un po’ “corali”. In fondo, la vita è molto complessa, non ci siamo solo noi e il nostro partner ma anche tutti gli altri con cui, nel bene e nel male, interagiamo. I personaggi secondari arricchiscono e danno molti input alla storia, non sono da trascurare. Charlotte e la signorina Sandyton sono adorabili e buffissime, un po’ come Mary Jane Montgomery e suo padre in Di tenebra e d’amore. Personaggi come questi servono anche un po’ a sdrammatizzare e ad alleggerire i toni cupi del romanzo.
C’è un punto del romanzo che mi ha colpito moltissimo oltre che incuriosito, ed è quando tratti delle miniere. Non è un argomento comune e sarei curiosa di sapere da dove è uscita quest’idea.
Ah, be’... la miniera è colpa di North & South! Sta’ attenta che cadi dalla sedia e poi ti fai male! Dico sul serio, proprio N&S della BBC (tratto dall’omonimo romanzo di E.Gaskell). Volevo inserire nel romanzo una parte di impegno e denuncia sociale, mostrare quanto potesse anche essere brutta e difficile la vita nell’ottocento (spesso leggendo romanzi d’amore ci si dimentica che oltre a duchi, visconti e baroni c’era tutta una schiera, ben più folta, di persone che sgobbavano da mane a sera fino a sfinirsi, che c’era un’altissima mortalità tra i bambini, che erano costretti a lavorare fino a 16 ore al giorno...). Senza contare che per una protagonista come Pheabe, così attenta alle ingiustizie, era importante confrontarsi con qualcosa di così complesso e potenzialmente pericoloso. Non è stato facile ricrearla, non ci sono moltissimi documenti sulle miniere di rame, ma ho letto diversi racconti nei quali, per fortuna, venivano descritti alcuni ambienti e macchinari utilizzati, oltre che la vita quotidiana dei minatori.
North & South????? No Sylvia non ci siamo! Lasciamo perdere quello sceneggiato prima che comincio a fantasticare all’infinito.
Torniamo a noi e, dato che non voglio togliere la curiosità alle lettrici e dato che sei molto impegnata, concludo questa intervista con due domande.
Sylvia Z Summers e progetti per il futuro…
Cambierai genere? Proverai qualcosa di nuovo?
Sì, vorrei provare qualcosa di nuovo, anche se credo che l’amore sarà ancora il fulcro delle mie storie. Ancora non so quanto riuscirò a rinunciare all’ambientazione storica, ma mi piacerebbe scrivere qualcosa di surreale, qualcosa che “sforzi” la realtà, magari un racconto meta-letterario in cui i personaggi di un libro prendano vita, si mescolino alle persone reali, o cambino libro, magari, saltando avanti e indietro nelle storie, creando scompiglio da pag.22 a 156! Non ho ancora bene idea di come si potrebbe fare, di cosa potrebbe essere questo pasticcio, ma chissà...
Prima di lasciarci… c’è qualcosa di cui vorresti parlare e che mai nessuno ti ha chiesto?
Non saprei... Forse se c’è qualcosa di me in quello che scrivo. Sì, credo che un po’ tutti i personaggi che descrivo mi riflettano in qualche modo, ognuno incarna, più o meno vagamente, un lato del mio carattere. E spesso faccio qualche riferimento, con date e quant’altro, a qualche cosa della mia vita. Per esempio, io sono nata il 12 ottobre e questa data compare anche in Amore e altri sospetti, così come il 6 agosto, che è il compleanno di una cara amica (e ora anche del suo stupendo bambino). Con alcuni nomi ho anche giocato trasponendo quelli di qualche conoscente che mi chiedeva: “Mi metterai nel tuo prossimo libro, vero?” Traducendo nome e cognome nel corrispettivo inglese... sono stati accontentati!
Bene, sperando che alla prossima intervista mi concedano una sedia con tanto di braccioli, ti saluto calorosamente, ringraziandoti per la disponibilità. Mi auguro che in futuro avremo ancora il piacere di ospitarti.
Grazie a te Veronica e grazie a tutte voi, è stato un piacere partecipare a questa intervista. Mi auguro anche io di essere nuovamente vostra ospite, magari in occasione dell’uscita del mio prossimo romanzo.
ESTRATTO INEDITO DA "AMORE E ALTRI SOSPETTI"
La cameriera, che Julian aveva seguito fino in cucina, lo fissò stralunata.
«Signore?»
«Un'uscita. Per non passare dal salotto.» La ragazza annuì con un cenno del capo.
«C'è quella porta lì, che dà sul giardinetto.»
«Andrà benissimo. Grazie.» Il cielo iniziava a tingersi di una sfumatura dorata, il che significava che presto sarebbe arrivata l'ora dei saluti.
Non avrebbe dovuto nascondersi ancora per molto. Dal momento che non c'era modo di allontanarsi dalla casa senza passare davanti alle finestre – con il rischio di essere individuato dal nemico – Julian si guardò attorno alla ricerca di un rifugio temporaneo e notò una specie di capanno a due piani. Incuriosito, si avvicinò e scoprì che conteneva degli attrezzi per il giardino e una scala a pioli che conduceva a un sottotetto. Da quell'altezza forse sarebbe riuscito a vedere il mare, si disse, salendo. Gli pareva una prospettiva gradevole per passare il tempo.
Si ritrovò in una specie di soffitta bassa e buia, con un'unica piccola finestrella. Davanti alla quale c'era una persona che gli dava le spalle e probabilmente non si era accorta di
lui. Julian si irrigidì, pensando a come avrebbe fatto a giustificare la propria presenza lì a quella donna, e stava per tornare indietro quando le assi di legno del pavimento scricchiolarono sotto i suoi piedi.
«Oh… Mr. Emerson!»
Julian sobbalzò, picchiando la testa contro il soffitto. «Ahi! Miss Swan...» Visto che era troppo tardi per scappare, si avvicinò a lei, notando che aveva gli occhi arrossati.
Indispettita da quell'intrusione, Pheabe cercò di ricacciare indietro le lacrime. Cosa voleva ancora da lei quell'uomo?
Perché era venuto a cercarla invece di restare con tutta la sua corte nel salotto di Mrs. Stonebridge?
«A quanto pare» commentò Julian «i miei tentativi di nascondermi sono privi di originalità. Avete le mie stesse idee.»
Pheabe si impettì. «Io non mi stavo affatto...» Ma era inutile negarlo, e in quel momento proprio non aveva voglia di litigare. Aveva sentito quello che la moglie del vicario gli aveva detto, dopo averlo allontanato da lei, e ne era rimasta offesa.
Ancora una volta, aveva dovuto rendersi conto del disprezzo con cui i cittadini di St. Jules consideravano il suo lavoro, e il fatto che quel commento fosse stato rivolto a lui l'aveva ferita ancora di più. «Voi da cosa state scappando?»
Per tutta risposta, l'uomo si appoggiò allo stipite opposto della finestrella, tanto vicino a lei che non avrebbe dovuto fare neppure un passo in avanti per ritrovarsi tra le sue braccia...
Ma cosa le veniva in mente? Lo vide stringersi nelle spalle e spostare lo sguardo verso l'orizzonte. «Ditemi, Miss Swan, non ci sono molti scapoli qui a St. Jules, vero?»
Per un istante lei lo fissò stranita, ma poi scoppiò a ridere e cambiò argomento. «Non è bellissimo?» gli chiese indicandogli le colline verdi del Devonshire, punteggiate qua e là di pecore bianche e, più oltre, la distesa blu dell'oceano.
«Lo è...» sospirò lui senza aggiungere altro, troppo intento ad ammirare il mare.
Guardando il suo profilo, Pheabe ebbe modo di notare che non aveva il naso del tutto dritto. E pensò che quell'imperfezione, seppur di poco conto, era un sollievo, perché già così era l'uomo più affascinante che avesse mai visto. Sguardo intenso e zigomi alti; senza parlare di quel vezzoso codino che portava sulla nuca, infischiandosene della moda che prediligeva i capelli corti. Ed era figlio di un lord... Probabilmente aveva una rendita di almeno tremila sterline l'anno... Oddio, stava ragionando come sua madre! Ma non poteva dar torto alle sue coetanee se provavano a dargli la caccia. Tanto più che lui aveva quell'aria misteriosa che lo faceva sembrare un eroe da romanzo... Sì, decise, per quanto arrogante, Mr. Emerson sarebbe stato un buon soggetto per un articolo del St. Jules. «Mr. Emerson?»
«Sì, Miss Swan?»
«Perché avete rinunciato alla Marina?»
Se quello sguardo le era parso pieno di tenerezza di fronte al panorama, ora era a dir poco di ghiaccio. Ma Pheabe non si lasciò scoraggiare. «Siete ancora giovane e, come figlio cadetto, una carriera nella Royal Navy sarebbe stata vantaggiosa.
Senza contare che avete uno sguardo malinconico quando fissate la costa.» Gli occhi grigi della giovane lo scrutarono per qualche secondo. «Siete stato ferito in battaglia, Mr. Emerson?Nel qual caso, di sicuro dovete avere un grado, e magari dovrei chiamarvi Capitano Emerson.»
Se aveva studiato quel ragionamento allo scopo di metterlo con le spalle al muro, fu lei a rimanere spiazzata. «E interessa saperlo più a voi o a Desmond Malvern?» replicò infatti
Julian con un sorriso sardonico. All'improvviso, Pheabe sentì le gambe diventare molli. «St. Jules non ha bisogno di sapere tutte queste cose di me, ve l'assicuro. E, forse, dovreste imparare anche voi a tenere meglio i segreti» aggiunse lui.
Subito dopo si voltò verso la finestra, sentendo delle voci provenire dal giardino. In pochi istanti, l'aia si riempì di persone che correvano di qua e di là come in una caccia al tesoro.
«Julian!» In mezzo alla folla c'era Fanshop, all'apparenza molto preoccupato. «Mr. Emerson...! Julian!» Pheabe si voltò verso di lui, perplessa. «Pare si siano accorti della vostra assenza.»
«Già... Sarà meglio che scenda, prima che Fanshop abbia una crisi isterica.» Si sporse dalla finestrella. «Sono quassù.
Arrivo.» Pheabe si nascose d'istinto dietro la parete. «Colti in flagrante!» esclamò lui, divertito, ammiccando di nuovo.
«Restate nascosta: non vogliamo che questa gente si metta in capo strane idee, vero?» Prendersi gioco di lei sembrava metterlo di buon umore, considerò Pheabe. In salotto, inmezzo agli altri, le era parso così rigido. «Quanto al resto...» continuò Mr. Emerson raggiungendo le scale, «devo proprio dirvi che in questi giorni non ho mai riso tanto come leggendo gli articoli del vostro Desmond Malvern.»
Aveva... riso?
Certo che aveva riso!, si disse subito dopo Pheabe, sentendo una gran rabbia montarle dentro. Probabilmente aveva sempre saputo che era stata lei a scriverli, e li aveva ritenuti la sciocca, inutile e petulante espressione di una ragazzina!
Lanciò un'occhiata fuori della finestra, e lo vide ridere insieme a Charlotte e a un rincuorato Tenente Fanshop. Pheabe strinse i pugni, trattenendosi a stento dal gridare di rabbia. Si sarebbe accorto ben presto di aver fatto male a prendersi gioco di Desmond Malvern, perché aveva intenzione di scoprire tutto su di lui e di far sapere all'intero paese la sua storia.
MARY BALOGH: SEMPLICEMENTE PERFETTA
MARY BALOGH: A SIMPLY PERFECT AUTHOR

Mary Balogh is one of the most famous and beloved romance writer, with seven millions copies of her books sold, and many of her titles (almost one hundred those published) in the New York bestselling list. Born and grown up in Wales she later went to Canada to work and there she met her fate: her husband Robert, a first career as a teacher and a second one as a writer.
If you wish to know her better please visit her website:
www.marybalogh.com , where you will find plenty of informations about her personal and professional life.
Mary Balogh è una delle più famose ed amate autrici di romance al mondo, ha pubblicato un centinaio fra romanzi, racconti brevi e novelle, che puntualmente figurano nella classifica dei libri più venduti del New York Times, con ben sette milioni di copie ed ha vinto innumerevoli riconoscimenti nel corso degli anni. Nata in Galles si è trasferita in Canada per lavoro e lì ha incontrato il suo destino: il futuro marito Robert Balogh, una prima carriera come insegnante e poi come scrittrice. Mary ha tre figli e quattro nipoti, ama la lettura, la musica, il canto, gli animali, l'uncinetto ed occuparsi attivamente degli altri attraverso la beneficenza. Queste e molte altre dettagliate informazioni potete trovarle su suo sito www.marybalogh.com , attraverso il quale potrete anche contattarla, essendo sicuri di ricevere una risposta.
Mary Balogh will answer to all of your questions and will give away an autographed copy of a title of her Huxtable series (the choice will be up to the lucky winner!) to a reader among all those who will partecipate and leave a comment. So don't forget to sign your comment with your name or a nickname.
Mary Balogh risponderà a tutte le vostre domande e estrarrà a sorte una copia autografata di un libro della serie Huxtable (sarà la fortunata vincitrice a scegliere quale!) tra tutte coloro che parteciperanno con un commento. Perciò non dimenticate di firmarvi con un nome o un nick.
INTERVIEW / INTERVISTA
Dear Mary, we are delighted and honored you have accepted to be interviewed on the occasion of the release of Simply Perfect in Italy. We hope getting in touch with Italian readers will be a pleasant experience for you, as we know you like to be in contact with your fans. In fact you have a very active yahoo group, of which you are a member also, and on your website it is possible to find plenty of informations on your personal life too, as if the reader could be somehow part of your family. Is it this your aim: to be very accesible to your admirer? Or is there sometimes the fear of being invaded in one's privacy?
It is always my aim to be accessible to readers. I like to know what readers enjoy, what they don't, how they like certain books and series, what they would like me to write in the future. I like to be able to tell them what is coming up, what I am working on. A web site and a reader e-mail group are perfect for this two-way communication. I don't think there is much danger to a writer of having an invasion of privacy. We are not easily recognizable on the street and so never get mobbed! And if we go to conferences or book signings, then we go to meet readers and so hope that we will be recognized.
Cara Mary, siamo felici e onorati che tu abbia accettato di essere intervistata in occasione dell’uscita dell’edizione italiana di Simply Perfect. Ci auguriamo che per te sia una piacevole esperienza entrare in contatto con le lettrici italiane, visto che sappiamo quanto tu ami esserlo coi tuoi fan. Infatti hai un gruppo yahoo molto attivo, di cui tu stessa sei membro, e sul tuo sito è possibile trovare moltissime informazioni che ti riguardano, anche a livello privato, come se il lettore fosse in qualche modo parte della tua famiglia. È questo lo scopo che ti prefiggi: essere molto accessibile per i tuoi ammiratori? Non temi che questo possa anche andare a scapito della tua privacy?
Essere accessibile ai lettori è sempre stato il mio scopo. Mi piace sapere cosa amano e cosa no, quali sono i libri e le serie preferite, cosa vorrebbero che scrivessi in futuro. Mi piace poter dire loro cosa sta per uscire e su cosa sto lavorando. Un sito web e un gruppo yahoo di lettori sono l’ideale per questa comunicazione bidirezionale. Non credo che uno scrittore corra davvero il rischio di mettere a repentaglio la propria privacy. Non siamo così famosi da essere riconosciuti e quindi molestati per strada! E se andiamo a conferenze o incontri con il pubblico, dove autografiamo le copie dei nostri libri, lo facciamo per incontrare la gente, proprio nella speranza che poi ci riconoscano.
Mary you represent a perfect example of a successful life: you are a famous author, a beloved wife and a happy mother (also a grandmother). Were you ever in the position of being obliged to give up something: your family serenity or you career?
I don't think I ever felt forced into giving anything up. I was in my thirties before I started to write even though it was something I had always wanted to do. The chances of making a living out of writing are slim, though, so I had to think of something else to do after I finished at university (with a degree in English language and literature). I taught for twenty years. And also I got married and had a family of three when I was in my twenties. So in that sense I had to put a dream on hold in order to earn a living. And then at the end of my teaching career I had to make the opposite choice. I wanted to write full time. My career as a writer was starting to look promising. But the teaching job was so secure! I finally took the plunge and gave it up.
Tu rappresenti l’esempio perfetto di una vita di successo: sei un’autrice famosa, una moglie amata e una madre felice (nonché nonna).Ti sei mai trovata nella posizione di dover rinunciare a qualcosa: alla tua serenità famigliare o alla tua carriera?
Non penso di essere mai stata obbligata a rinunciare a qualcosa. Avevo già passato i trenta quando iniziai a scrivere, benché fosse qualcosa che avevo sempre voluto fare. Le probabilità di mantenermi con la scrittura erano davvero esigue, quindi terminata l’università (con una laurea in lingua e letteratura inglese) dovetti pensare a qualcos’altro. Così ho insegnato per vent’anni. E nel frattempo mi sono anche sposata, mettendo al mondo tre figli prima di compiere trent’anni. In questo senso sì, per potermi mantenere sono stata costretta a mettere i miei sogni da parte. E alla fine della mia carriera di insegnante dovetti fare la scelta opposta. Volevo scrivere a tempo pieno perché la mia carriera di scrittrice iniziava a essere promettente, però il lavoro come insegnante era così sicuro! Ma alla fine mi sono buttata e l’ho lasciato.
Have you always been sure your destiny was to become a writer? If yes have you ever doubted of yourself? Had you not succeeded what would have you done?
Even as a young child I knew I wanted to write. When people asked me what I wanted to be when I grew up, I used to tell them I wanted to be an author. I used to write long, long stories. I did doubt myself when I grew up. Partly, as I mentioned above, it was because there were too many other things I had to do and almost no time left for writing. Also, though, I was aimless. I knew I wanted to write but did not know what. A few times I admitted to myself that I probably never would actually write. And then I discovered romance as a genre, and particularly the Regency romances of Georgette Heyer, and suddenly I knew what I would write.
Sei sempre stata sicura che il tuo destino fosse quello di divenire una scrittrice? Se non avessi avuto successo, cosa avresti fatto?
Già da bambina sapevo di voler scrivere. Quando la gente mi chiedeva cosa avrei fatto da grande, in genere rispondevo che desideravo diventare un’autrice. Ero solita scrivere storie lunghissime. Crescendo, in effetti, ho dubitato di me stessa. In parte è stato a causa di tutte le altre cose che dovevo fare, come ho accennato prima, per cui non mi rimaneva tempo per scrivere. Ma anche perché non avevo uno scopo. Volevo scrivere, però non sapevo cosa. Un paio di volte ammisi con me stessa che probabilmente non avrei mai scritto. Infine scoprii il genere romance, in particolare i regency di Georgette Heyer, e di colpo compresi cosa volevo fare.
What kind of satisfaction does writing provide to you? And is it there anything that can eventually replace it?
Writing is enormously satisfying. I love words and language in general. It is so much more satisfying to manipulate language myself than to see how other writers do it in the books I read. I love the creative process. I love the challenge of taking two characters and a situation and weaving a story and a love story out of them. I believe passionately in the power of love in all its many forms, and I love to be able to bring this passion through in my writing. I love playing God and creating order and happiness out of chaos. Will anything replace this satisfaction eventually? That remains to be seen. Have you noticed how few writers ever retire? Sometimes I think it would be something nice to do, but almost immediately I know that I couldn't stop writing altogether. If I ever do, I suppose I will read more. But to a writer reading seems a little too passive.
Che tipo di gratificazione ti procura la scrittura? Esiste qualcosa che possa eventualmente rimpiazzarla?
Scrivere mi dà una soddisfazione enorme. Amo le parole e il linguaggio nel loro complesso. Ed è molto più piacevole quando sono io a manipolare il linguaggio, che non vedere altri scrittori che lo fanno nei libri che leggo. Amo il processo creativo. Amo la sfida di prendere due personaggi e una situazione e tirarne fuori una trama e una storia d’amore. Credo appassionatamente al potere dell’amore nelle sue molte forme e mi piace essere in grado di portare questa passione nella mia scrittura. Amo giocare a essere Dio e creare ordine e felicità dal caos. Ci sarà qualcosa che eventualmente rimpiazzerà questa soddisfazione? È ancora tutto da vedere. Hai notato che solo pochissimi scrittori vanno in pensione? Ogni tanto penso che sarebbe carino farlo, ma quasi subito mi rendo conto che non potrei smettere di scrivere. Nel caso in cui proprio lo facessi, suppongo che leggerei di più. Ma la lettura, a uno scrittore, sembra un’attività un po’ troppo passiva.
After so many years, twenty-five to be precise, how much your way of writing has changed? From your point of view, which are the principal differences in term of style and contents between A masked deception, your first published novel, and Seducing an Angel, your last book?
It's hard to know how much my writing has changed over the years because I rarely go back and read the earlier books. When I do so for some reason, I am usually shocked. I tend to think that I have not changed much at all, but then I discover that those earlier books are very different from what I remember and very different from how I would write them now. But over the years, of course, we change as persons. And we change as writers too. I know that my newer books are less dark and sheerly painful than some of the earlier ones. I hope they are just as intense emotionally, though. I include more humor than I used to. I include more dialogue, less interior monologue. I focus more on the hero and heroine and less on minor characters and sub-plots.
Dopo tanti anni di questa carriera, venticinque per la precisione, quanto è cambiato il tuo modo di scrivere? Dal tuo punto di vista, quali sono le principali differenze, in termini di stile e contenuti, tra A Masked Deception, il tuo primo romanzo (inedito in Italia), e Seducing an Angel, il tuo ultimo libro (della nuova serie Huxtable)?
È difficile rendermi conto di quanto la mia scrittura sia cambiata durante gli anni, poiché raramente rileggo i miei primi lavori. Se per qualche ragione lo faccio, in genere rimango scioccata: tendo a pensare di non essere poi cambiata molto, invece scopro che quei primi libri sono molto differenti da come li ricordavo e da come li scriverei ora. Ma, ovviamente, durante gli anni si cambia come persone, e anche come scrittori. So che i miei nuovi libri sono meno cupi e meno puramente dolorosi rispetto ai miei primi romanzi. Mi auguro tuttavia che siano egualmente intensi a livello emotivo. Ora ci metto più humor di quanto facevo una volta, includo più dialoghi e meno monologhi interiori. Mi concentro più sull’eroe e sull’eroina e meno su personaggi e trame secondari.
You have always said that your books are totally character driven and not plot driven, would you share with us your creative process? How do your novels come to light?
I can never plan a book ahead of time. A story will just not emerge full-blown from the ether. The best I can do is imagine two people, usually very different from each other, and imagine a situation in which they find themselves, both individually and together. Then I usually dive in, put them in that situation and see what happens. As soon as the characters start reacting and talking and thinking, I get to know them far better. I have to keep digging deeper and deeper as the story progresses until I know them both soul-deep. I often think that I am satisfied I know them well enough when I know where it hurts—that deepest, darkest corner of their soul where all their secret pain, guilt, etc. lives. Then I can go back and adjust the story and continue it, and take them to a point at which they are personally healed and deeply involved in a lifelong love commitment.
Hai sempre affermato che i tuoi libri si sviluppano totalmente intorno ai personaggi e non alla trama: ci piacerebbe sapere qualcosa di più del tuo processo creativo. Come vengono alla luce le tue storie?
Non pianifico mai un libro in anticipo. So che una storia non mi si presenterà come nata dal nulla. Il meglio che posso fare è immaginare due persone, generalmente molto diverse l’una dall’altra, e imbastire una situazione nella quale si vengano a trovare, sia individualmente sia insieme. Dopodiché, generalmente, in quella situazione mi ci immergo a mia volta e osservo ciò che succede. Non appena i personaggi cominciano a reagire, a parlare e a pensare, inizio a conoscerli molto meglio. Mentre la storia progredisce, devo però continuare a scavare più in profondità, fino a che non li avrò conosciuti sin nel fondo dell’anima. Spesso penso di poter essere soddisfatta solo quando avrò scoperto dove nel loro intimo convivono le cose che più li fanno soffrire, i loro dolori segreti, le loro colpe... Allora posso tornare indietro, aggiustare la storia e continuare, fino a portarli a un punto nel quale saranno personalmente guariti e profondamente coinvolti in una relazione d’amore che duri tutta la vita.
Which one do you consider to be your best and worst book?
Asking an author to pick out her best and worst book is a little like asking her to pick favorites among her children. However, I do have a particular fondness for THE NOTORIOUS RAKE, LONGING, A SUMMER TO REMEMBER, SLIGHTLY DANGEROUS, SIMPLY LOVE, SIMPLY PERFECT. Some of my least favorites now that I am removed in time from them are THE TRYSTING PLACE, THE CONSTANT HEART, DEVIL'S WEB, SECRETS OF THE HEART.
Quali consideri, rispettivamente, il tuo miglior libro e il tuo peggiore?
Fare a un’autrice una domanda del genere è un po’ come chiederle di scegliere il preferito fra i suoi figli. Tuttavia sono particolarmente affezionata a The Notorious Rake [Il celebre libertino, “I Romanzi” n. 246, “I Romanzi Oro” n. 19], A Summer to Remember [Un’estate da ricordare, “I Romanzi” n. 571], Slightly Dangerous [Il duca di ghiaccio, “I Romanzi” n. 701], Simply Love [Semplicemente amore, “I Romanzi” n. 775] e Simply Perfect. Ora che è passato parecchio tempo posso dire che alcuni tra i meno preferiti sono The Trysting Place [Un posto per l’amore, “I Romanzi” n. 627], The Constant Heart [inedito in Italia], Devil’s Web [Le Trame del destino, “I Romanzi” n. 672], Secrets of the Heart [La magia dei sensi, “I Romanzi” nn. 186 e 460 Oro].
Since 2001 with More than a mistress you are published both in hardcover and in paperback, what did it represent for you to be finally considered an A-list writer and how do you judge that, still nowadays Romance is considered second class literature?
Being an A-list writer has huge advantages. The publishing house is fully committed to making one's books bestsellers. The covers are designed with great care, a great deal of advertising is done, good placement in bookstores is bought, and numerous other things. Romance will probably always be considered second-class literature, though I think the perception is slowly changing. Covers are much better than they used to be (at least in North America), with far fewer of the horrid clinch covers with half-naked characters looking as if they are either in agony or in sexual ecstasy. But many people judge romances anyway without ever reading any, and they assume that they are unrealistic semi-pornographic fluff. And of course it is primarily women for whom love and committed relationships are important, and women are still taken less seriously than men.
Dal 2001, con More than a Mistress [Signora del suo cuore, “I Romanzi” n. 496], vieni pubblicata tanto in edizione rilegata quanto in economica: cosa ha rappresentato per te essere finalmente considerata una scrittrice di serie A, e come giudichi il fatto che, ancora oggi, il romance sia ritenuto letteratura di seconda classe?
Essere riconosciuta scrittrice di serie A comporta enormi vantaggi. La casa editrice si impegna a fondo affinché il tuo libro diventi un bestseller: le copertine sono concepite con estrema cura, viene fatta una grande pubblicità, vengono comprati buoni spazi nelle librerie e molte altre cose. Il romance, probabilmente, sarà sempre ritenuto letteratura di seconda classe, anche se penso che questa percezione stia pian piano cambiando. Le copertine, almeno in Nordamerica, sono molto migliorate rispetto a una volta, ci sono decisamente meno di quegli orridi corpo a corpo di personaggi mezzi nudi che non si capisce se siano in agonia o in estasi. Ma molta gente giudica comunque i romance senza averli nemmeno letti, presumendo siano robaccia semipornografica. E naturalmente sono le donne quelle per cui l’amore e una relazione impegnativa sono importanti, e le donne sono tuttora considerate meno seriamente degli uomini.
There are some elements that are present in all of your novels: the beauty of nature, as a value in itself but also as a reflection of the characters inner soul, the search for a higher meaning in life, the faith in redemption. Could we affirm these are the core of Mary Balogh's work?
Oh, yes, these are very much the values that I bring out in my books. I am delighted that you are perceptive enough to see that. As I said above, I believe deeply in the power of love in all its manifestations, and I am an optimist—love will always be more powerful than hatred and will ultimately prevail. And love is everywhere, just waiting for us to notice.
Vi sono alcuni elementi che sono presenti in tutti i tuoi romanzi: la bellezza della natura – come valore in sé ma anche come riflesso dell’anima più vera dei personaggi –, la ricerca di un significato più alto dell’esistenza, la fede nella possibilità di redimersi. Possiamo affermare che questi elementi sono il nucleo dell’opera di Mary Balogh?
Oh, sì, sono proprio questi i valori che voglio mettere in evidenza nei miei libri. Sono contenta che tu sia così sensibile da essertene accorta. Come ho detto prima, credo profondamente nel potere dell’amore in tutte le sue manifestazioni e sono un’ottimista: l’amore sarà sempre più potente dell’odio e alla fine prevarrà. E l’amore è dovunque, in attesa che noi lo notiamo.
In many of your books the principal and collateral characters are far from perfection, they do bear handicaps like Emily Marlowe of Silent Melody, who cannot speak or hear, or physical damages caused by torture like Sydnam Butler in Simply Love. Nevertheless they are all seducing and vibrating and most of all totally true. Why did you choose to face issues that are more frequently avoided by your colleagues and how do you make those characters fully alive?
I have written about a hundred novels and novellas. That is a hundred heroes and a hundred heroines. And I don't have a formula. I don't use the same hero and heroine over and over again. I want them all to be different. It may sound difficult, but it isn't really. In real life there are no two people just alike even though there are a few billion of us running around here. I like to explore all human types and then make individuals out of the types. And I like to use wounded people. Usually the wounds are inner ones. Sometimes they are outer, as with Emily Marlowe and Sydnam Butler. I develop these characters through my imagination. I feel my way inside their body and mind and history and pain and soul and tell their story as if I were them.
In molti dei tuoi libri i personaggi principali o secondari sono ben lontani dalla perfezione, hanno handicap fisici come Emily Marlowe in Silent Melody [La melodia del cuore, “I Romanzi” n. 391, “I Romanzi Oro” n. 42] che non è in grado di parlare né di sentire, o gravissimi danni fisici dovuti a torture subite come Sydnam Butler in Simply Love [Semplicemente amore, “I Romanzi” n. 775]. Ciononostante risultano tutti seducenti, vibranti e soprattutto veri. Perché hai deciso di affrontare problematiche che sono quasi sempre evitate dalle tue colleghe, e come riesci a rendere questi personaggi così vivi?
Ho scritto circa un centinaio di storie tra romanzi e novelle. Il che significa un centinaio di eroi e un centinaio di eroine. E non ho una formula. Non continuo a usare sempre lo stesso eroe e la stessa eroina, voglio che siano tutti differenti. Può sembrare difficile, ma non lo è affatto. Nella vita reale non ci sono due persone uguali, benché su questa terra siamo diversi miliardi. Mi piace esplorare tutte le tipologie umane e poi trarre da esse degli individui. E mi piace usare persone ferite. Generalmente sono ferite di tipo interiore. Talvolta sono esteriori, come nel caso di Emily Marlowe e Sydnam Butler, e sviluppo questi personaggi attraverso la mia immaginazione. Entro nei loro corpi e nelle loro menti, nella loro storia, nel loro dolore e nella loro anima e racconto la loro storia come se io fossi loro.
Simply Perfect concludes the Simply series and surprisingly we find the strict and stubborn Claudia Martin teamed up with a most unsuitable partner for her standards of aristocracy hater: the Marquess of Attingsborough. How did you come up with such a couple? And why did you decide to conclude the quartet with their story ?
When I have a hero or heroine in mind, I usually try to come up with a heroine or hero for them who is totally different so that there will be a lot of conflict to deal with. Claudia has a strong aversion to the aristocracy, especially to dukes (the reader finds out why in her book). So, naturally, I wanted her hero to be a duke, or at least a future duke. I had one in mind—someone from her past. But try as I would, I couldn’t feel any real chemistry between them. On the other hand, there was the Marquess of Attingsborough, a handsome, charming man from previous books of mine that some readers had suggested for her. I resisted. I couldn't see any connection to be made between the two of them. But the more I ignored him as a possible hero, the more I could feel the chemistry between him and Claudia!
Simply Perfect conclude la serie Simply e inaspettatamente troviamo la severa e testarda Claudia Martin accoppiata con quello che, per una donna che apertamente detesta l’aristocrazia, parrebbe il meno adatto fra i possibili partner: il marchese di Attingsborough. Come mai hai pensato a una coppia del genere? E perché hai deciso di concludere la quadrilogia proprio con la loro storia?
Quando ho in mente un eroe o un’eroina, cerco di accoppiarlo con qualcuno che sia completamente differente, in modo che ci sia una bella dose di conflitto di cui occuparsi. Claudia ha una forte avversione nei confronti dell’aristocrazia, in particolare per i duchi (e i lettori ne avranno scoperto le ragioni nel libro). Quindi volevo che il suo eroe fosse un duca, o perlomeno un futuro duca. Ne avevo in mente uno, una persona del suo passato, ma per quanto ci provassi non riuscivo a sentire alcuna alchimia tra loro. Dall’altro lato c’era il marchese di Attingsborough, un uomo attraente e affascinante, già comparso in altri miei libri, che alcuni lettori mi avevano suggerito per lei. Ciononostante, opposi resistenza: non riuscivo proprio a vedere nessun contatto tra loro. Tuttavia, più lo ignoravo come possibile eroe e più percepivo l’alchimia tra lui e Claudia!
In the first installment Simply Unforgettable the heroine Frances Allard is an opera singer and her love for music is incredibly strong and intense. Can we suppose it is you own love that shines there, as you and your husband are member of a choir?
I grew up in Wales. The Welsh are known for their music. I grew up surrounded by it in school and church, at concerts, etc. And all my family was musical. Now I am a church cantor, and my husband and I belong to a church choir. So of course, music figures largely in a number of my books. Fortunately, music was important in Regency England, so it is easy to work it into my books.
Nel primo volume della serie Simply, cioè Simply Unforgettable [Risveglio di passioni, “I Romanzi” n. 739], la protagonista Frances Allard è una cantante d’opera e il suo amore per la musica è incredibilmente forte e intenso. Possiamo suppore che sia il tuo stesso amore a brillare qui, visto che sia tu che tuo marito siete membri di un coro?
Sono cresciuta in Galles. E i gallesi sono noti per la loro musica, che mi ha circondato fin da subito a scuola, in chiesa, ai concerti eccetera. Tutta la mia famiglia, poi, aveva in qualche modo a che fare con la musica. Ora sono un cantore e tanto io quanto mio marito apparteniamo al coro di una chiesa. Così, ovviamente, la musica si ritrova in larga misura in molti dei miei libri, tanto più che, per mia fortuna, era un’importante componente culturale nell’Inghilterra della Reggenza.
You have written several series now, which was the easiest to compose and which the most difficult ?
I think all the series I have written have been quite easy to write. The thing with a series is that once I have created a background and a setting and a cast of minor characters, those things serve all the books of that set. I don't have to start from scratch with each book. And of course the heroes and/or heroines of the second, third, fourth etc. book in the series is gradually taking form in the earlier books, and I grow very eager indeed to tell their stories. I always try to leave the most intriguing character until last so that readers too are eager for that last book—Wulfric, Duke of Bewcastle, for example, in the SLIGHTLY series.
Ormai hai al tuo attivo diverse serie: quale è stata la più facile da comporre e quale la più difficile?
Penso che tutte le serie che ho scritto siano state piuttosto facili da scrivere. Il fatto è che una volta creati lo sfondo, l’ambientazione e un gruppo di personaggi secondari, li utilizzo per ciascun libro. Non devo ricominciare ogni volta con un bozzetto. E naturalmente i protagonisti del secondo, terzo, quarto libro ecc. nella serie, prendono forma gradualmente nei volumi che li precedono, mentre io inizio a diventare impaziente di raccontare le loro storie. Cerco sempre di lasciare per ultimo il personaggio più interessante, così che anche i lettori siano impazienti per quell’ultimo libro: Wulfric, duca di Bewcastle nella serie Slightly, ne è un esempio.
Talking about series, Slightly Dangerous, last in the Slightly series, is one of your most popular novels and it is appreciated almost unconditionally by everyone, how do you explain it? What has it got more than others of your books?
I think SLIGHTLY DANGEROUS was so popular because readers had to wait for it—it was the final episode in a six-part series. And of course I had been building the character of the silver-eyed, enigmatic Wulfric, Duke of Bewcastle, throughout the series. I think readers found Christine a surprise. Most readers liked her, I think, and found her the unexpectedly perfect bride for Wulfric. I think readers like the book because I found a way to show Wulfric as very human indeed at the same time as he remained himself. Perhaps readers like the book so much because I loved writing it so much.
Parlando appunto di serie, Slightly Dangerous [Il duca di ghiaccio] è apprezzato e lodato praticamente da tutti in maniera incondizionata, come lo spieghi? Cosa possiede in più rispetto ad altri tuoi libri?
Ritengo che Slightly Dangerous sia divenuto così popolare perché i lettori hanno dovuto aspettarlo un bel po’, trattandosi dell’ultimo volume di una serie di sei. E a mia volta, nel corso della serie ho sviluppato lentamente il personaggio dell’enigmatico duca di Bewcastle, dagli occhi grigio argento. Penso che i lettori siano rimasti sorpresi da Christine, la protagonista: alla maggior parte di loro è piaciuta e l’hanno trovata la moglie ideale per Wulfric. Anche il fatto che io abbia trovato il modo di mostrare Wulfric come molto umano, rimanendo allo stesso tempo se stesso, ha contribuito positivamente. Ma forse il libro è stato amato così tanto perché a me è piaciuto scriverlo così tanto.
Wulfric Bedwin the hero of Slightly Dangerous is certainly an all time favourite, loved by the younger as much by the oldest of your fans with a constant passion. Did you imagine such an incredible success for this character? Do you believe there is a part of Mr. Darcy in him?
I think Bewcastle is one of those characters that everyone loves. And yes, there are similarities to Mr. Darcy. He is handsome, powerful, ruthless, cold, austere, remote, and completely unknowable. And yet there are hints all through the books preceding SLIGHTLY DANGEROUS that he does have a heart and human feelings. His sister sees him weeping for the brother he thinks dead. He is always rescuing his brothers and sisters from trouble. I did expect him to intrigue readers, though perhaps I didn't suspect quite how much. He certainly intrigued me! And when I came to writing his story, I didn't have a clue what it was going to be.
Fra i tuoi eroi, Wulfric Bedwin è certamente uno dei prediletti dal tuo pubblico, amato con costante passione tanto dalle tue ammiratrici più giovani quanto dalle più anziane. Avresti mai immaginato un simile successo per questo personaggio? E credi che in lui ci sia una parte di Mr. Darcy?
Credo che Bewcastle sia uno di quei personaggi che tutti amano. E sì, ci sono delle somiglianze con Mr Darcy. Lui è attraente, potente, spietato, freddo, austero, remoto e completamente inconoscibile. Tuttavia, in tutti i libri che precedono Slightly Dangerous viene suggerito che lui, in effetti, abbia un cuore e dei sentimenti. Sua sorella lo vede piangere per il fratello che pensano morto. È sempre in procinto di salvare i fatelli e le sorelle dai guai... Sì, mi aspettavo che intrigasse i lettori, però non avrei mai sospettato così tanto. Di certo, ero io intrigata da lui! E quando arrivò il momento di scrivere la sua storia, non avevo la più pallida idea di come sarebbe stata.
Talking about men, your protagonists, even when supposedly Alpha, are always multi-faced and pretty complex. How difficult it is, after so many books, not to surrender to clichees and create believable and fascinating heroes?
I use both alpha and beta heroes. But always, first and foremost, I try to create real, believable men. And all men—all people, in fact—are multi-faceted when one gets to know them. That's what I try to do in my books—get to know my characters. It is impossible to create a stereotype if you are intent upon being real and getting beneath all the layers of character that represent one individual.
A proposito di uomini, i tuoi protagonisti, anche quando presuntamente Alpha, risultano sempre piuttosto complessi e con personalità sfaccettate. Dopo tanti romanzi, è difficile non soccombere ai cliché e riuscire a creare eroi affascinanti e credibili?
Utilizzo eroi sia Alpha sia Beta. Ma prima, e soprattutto, cerco di creare uomini credibili e reali. E tutti gli uomini, tutte le persone in effetti, quando li si conosce presentano personalità sfaccettate. Questo è ciò che cerco di fare nei miei libri: conoscere i miei personaggi. È impossibile creare uno stereotipo quando il proprio intento è quello di essere realistici, così da cercare di penetrare al di sotto di tutti gli strati del personaggio che costituiscono un individuo.
Some people accuse you of using too much the narrative expedient of the so called “big misunderstanding”. What do you answer to these criticism?
I am surprised by the criticism—totally! I hate stories that rely on the big misunderstanding that could have been cleared up in a moment if the characters had just talked to each other. I hope I am not guilty of writing such stories myself. If there are misunderstandings in my books, I try to make them real and understandable not easily cleared up.
Alcuni ti accusano di usare troppo l’espediente narrativo del cosiddetto “grande equivoco”...
Sono assolutamente sorpresa da questa critica! Detesto le storie che si basano sul “grande equivoco” che avrebbe potuto essere chiarito in un istante, se solo i personaggi si fossero parlati. Spero di non essere colpevole io stessa di scrivere questo tipo di storie. Se ci sono fraintendimenti nei miei libri, cerco di renderli reali e comprensibili, non facilmente risolvibili.
Most of your works are extremely moving, with a subtle melancholy underneath the surface. Is this a conscious choice or not?
I like to dig deep into my characters, as I have already explained. I try to touch their pain so that it can be brought to the surface and dealt with and healed. And all this happens as a result of the meeting of hero and heroine and the gradual building of a love relationship between them. There is definitely a melancholy in that type of situation, because there is much anguish to go through before the lovers are free simply to love. But melancholy has to give place to joy at the end. That is what a love story is all about.
La maggior parte dei tuoi lavori è piuttosto commovente, con una sottile malinconia sempre presente sotto la superficie. Si tratta di una scelta conscia?
Come ho già spiegato, mi piace scavare a fondo nei miei personaggi: cerco di toccare il loro dolore, così che possa essere portato in superficie, affrontato e quindi guarito. E tutto questo accade come risultato dell’incontro tra l’eroe e l’eroina,e la graduale costruzione di una relazione d’amore tra loro. Vi è decisamente della melanconia in quel tipo di situazione, perché bisogna passare attraverso molta angoscia prima che i due amanti siano liberi di amarsi. Ma, alla fine, la malinconia deve cedere il posto alla goia. Questo è ciò di cui parla una storia d’amore.
In North America your new series, The Huxtable, has debut with great success, would you introduce it to the Italian reader who are avidly waiting for it and talk a little about your future projects?
My new five-part series is the story of the Huxtable family, three sisters and a brother and their male second cousin. At the start, in FIRST COMES MARRIAGE, the siblings are living in a smallish cottage in a rural village, on the verge of poverty. And then their lives are transformed by the arrival of the news that Stephen, at the age of 17, has inherited the title Earl of Merton and the property and fortune that go with it. They all have to adjust to the new life that is now theirs. The first book is Vanessa's—she is the middle sister and a widow at the start. The second book, THEN COMES SEDUCTION, is Katherine's—the youngest sister. The third book, AT LAST COMES LOVE, is Margaret's—the eldest sister. Stephen, now aged 25, has his story told in SEDUCING AN ANGEL. The second cousin, Constantine Huxtable, is the eldest son of a former Earl of Merton, but he could not inherit himself because he was born two days before his parents married and is therefore illegitimate. He appears in the first four books, but it is never clear if he loves or hates his newfound relatives. He also stands accused of stealing jewels worth a fortune from what should have been Stephen's inheritance—a charge he refuses either to admit or deny. Con's story, tentatively called TAMING THE DEVIL, will be last. North American readers are already clamoring for it.
In Nordamerica la tua nuova serie, The Huxtable [di prossima pubblicazione nella nostra collana “Emozioni”], ha debuttato con grandissimo successo: puoi farne una presentazione ai lettori italiani che la stanno avidamente aspettando, e ci parleresti un poco anche dei tuoi futuri progetti?
La mia nuova serie, in cinque parti, è la storia della famiglia Huxtable: tre sorelle, un fratello e il loro cugino di secondo grado. All’inizio, in First Comes Marriage, i fratelli vivono tutti in un piccolo cottage di un villaggio rurale, alle soglie della povertà. Poi le loro vite vengono sconvolte dall’arrivo della notizia che Stephen, diciasettenne, ha ereditato il titolo di conte di Merton con le proprietà e le fortune che ne conseguono. Tutti dovranno adeguarsi a una nuova vita che non è la loro. Il primo libro è incentrato su Vanessa, la sorella di mezzo, che è vedova. Il secondo, Then Comes Seduction, parla di Katherine, la sorella più giovane. Il terzo, At Last Comes Love, è su Margaret, la sorella maggiore. Stephen, che ora ha venticinque anni, è il protagonista di Seducing an Angel. Il cugino di secondo grado, Constantine Huxtable, è il figlio maggiore del defunto conte di Merton, ma non può ereditare perché, essendo nato due giorni prima del matrimonio dei propri genitori, è di fatto un illegittimo: nonostante appaia in ognuno dei primi quattro volumi, non è mai chiaro se ami oppure odi i suoi ritrovati parenti. Viene anche accusato di aver rubato gioielli, che valgono una fortuna, da quella che avrebbe dovuto essere l’eredità di Stephen, senza che questi lo neghi o lo confermi. La storia di Con, per il momento intitolata Taming the Devil, chiuderà quindi la serie, e i lettori nord-americani la stanno già chiedendo a gran voce.
Anything else you would like to add for your Italian fans?
I am always touched by how often I hear from Italian readers. And I am always surprised and very pleased to know that I am read in other countries and other languages. I am most grateful. I do hope you will all enjoy SIMPLY PERFECT—and that you will enjoy the Huxtable quintet when it gets to Italy.
C’è qualcos’altro che vorresti aggiungere per i tuoi ammiratori italiani?
Sono sempre colpita di quanto spesso io venga contattata dai lettori italiani. E sono sempre sorpresa e decisamente compiaciuta dal sapere di essere letta in altri paesi e in altre lingue. Vi sono profondamente grata. Spero che Simply Perfect sia stato di vostro gradimento, così come la serie Huxtable quando arriverà in Italia.
EXCERPT / ESTRATTO
da "Simply Perfect"
I Capitolo
La giornata di Claudia Martin era già stata piuttosto pesante.Per cominciare, poco prima di colazione mademoiselle Pierre, una delle insegnanti esterne, aveva inviato un messaggio per avvisare che era afflitta da una violenta emicrania e che quindi non si sarebbe presentata a scuola. Claudia, in quanto proprietaria e direttrice dell’istituto, era stata obbligata a tenere la maggior parte delle lezioni di francese e musica, oltre alle proprie. Il francese non era un problema, la musica sì. In più, non aveva fatto in tempo ad aggiornare i registri nelle ore libere come aveva progettato, e aveva tralasciato miriadi di piccoli, necessari compiti quotidiani.
Poi, proprio prima di pranzo, quando le lezioni della mattinata erano terminate e la disciplina si era un po’ allentata, Paula Hern aveva avuto da ridire sul modo in cui Molly Wiggins la guardava e l’aveva espresso davanti a tutte e in modo piuttosto colorito. Il padre di Paula era un uomo d’affari ricco quanto Creso, come testimoniavano anche le arie che si dava la figlia, mentre Molly, la più giovane e la più timida delle ragazze accolte a scuola per beneficenza, non sapeva neppure chi fosse suo padre. Così Agnes Ryde si era sentita in dovere di intervenire in sua difesa, assordando tutti con il suo pesante, e non più controllato, accento cockney. Claudia era dovuta intervenire, costringendo a scusarsi, più o meno sinceramente, tutte le ragazze coinvolte, infliggendo una punizione adatta a ognuna, con l’esclusione di Molly, che sembrava del tutto innocente.
Poi, un’ora più tardi, proprio quando la signorina Walton era pronta per uscire insieme alle allieve delle prime per una lezione sul campo di storia dell’arte nell’abbazia di Bath, le cateratte del cielo si erano spalancate costringendo le insegnanti, tra grandi strepiti e confusione, a trovare un’altra occupazione per le ragazzine deluse. Questo non spettava a Claudia, ma anche lei era stata disturbata dalle allieve che esprimevano, assai rumorosamente, la loro delusione. Così era uscita dall’aula dove stava tentando di insegnare i verbi irregolari francesi e aveva informato le ragazze che se avevano delle lamentale sull’intempestivo arrivo della pioggia, dovevano presentarle a Dio, in privato, durante la preghiera serale. Nel frattempo, avrebbero atteso in silenzio che la signorina Walton le riportasse in classe.
Poi, terminate anche le lezioni pomeridiane, quando le allieve erano salite al piano superiore per prepararsi per il tè, una delle maniglie dei dormitori si era bloccata richiedendo l’intervento del signor Keeble, l’anziano portiere della scuola, tra altri strepiti, confusione e risatine delle ragazze rimaste intrappolate. La signorina Thompson aveva affrontato la crisi tenendo loro un sermone sulla pazienza e il decoro. Purtroppo le circostanze l’avevano costretta a usare un tono di voce udibile in tutta la scuola, compreso l’ufficio di Claudia.
No, non era stata una delle giornate migliori, come aveva appena commentato davanti al tè con altre due insegnanti nel suo salottino privato, poco dopo che le prigioniere erano state liberate.
E ora c’era un’altra seccatura!
A coronamento di una giornata già da dimenticare, c’era un marchese che l’attendeva nel salotto a pianterreno.
Un “marchese”, tra tutte le persone possibili!
Così almeno c’era scritto sul biglietto da visita bordato in argento che teneva tra due dita: “Marchese di Attingsborough”. Il portiere gliel’aveva appena consegnato, con la solita espressione acida e ostile che inalberava ogni volta che un uomo invadeva il suo regno.
«Un marchese» disse lei ad alta voce, alzando lo sguardo perplessa. «Cosa può volere? L’ha detto, signor Keeble?»
«Sua grazia non l’ha detto e io non l’ho chiesto, signorina» ribatté l’uomo. «Ma se volete sapere il mio parere, non porta nulla di buono. Mi ha sorriso.»
«Ah! Un peccato mortale, davvero» commentò secca Claudia mentre Eleanor, una delle insegnanti, rideva.
«Forse, Claudia» intervenne Lila «ha una figlia che vuole iscrivere qui.»
«Un marchese?» e inarcò un sopracciglio, cosa che zittì immediatamente l’amica.
Sospirò, bevve un ultimo sorso di tè e si alzò in piedi con riluttanza.
«Credo sia meglio che vada a vedere che cosa vuole» annunciò Claudia. «Sarà più utile che starsene qui a cercare di indovinare. Strano che sia comparso proprio oggi! Un marchese.»
Eleanor rise di nuovo. «Pover’uomo, non lo invidio.»
Claudia si era sempre tenuta alla larga dall’aristocrazia, gente pigra, arrogante, fredda e antipatica, benché il matrimonio di due delle sue insegnanti e amiche con dei gentiluomini titolati l’avesse costretta ad ammettere che alcuni nobili potessero essere individui gradevoli e persino per bene. Tuttavia non la divertiva affatto che un esponente di quella specie, un estraneo, un intruso, si trovasse adesso nel suo salotto, la sera di una giornataccia.
Non credette neppure per un istante che quel marchese volesse iscrivere una figlia alla sua scuola.
Claudia precedette il portiere, troppo lento per i suoi gusti. Avrebbe dovuto fare un salto in camera da letto per accertarsi di essere in ordine, cosa improbabile dopo una dura giornata di lavoro. Di solito amava essere impeccabile quando incontrava degli ospiti, ma non era disposta a fare quello sforzo per un marchese, correndo il rischio di apparire servile ai propri stessi occhi.
Quando aprì la porta del salottino, fumava di un’indignazione piuttosto ingiustificata. Come aveva osato quel nobilastro disturbarla in casa sua, a quell’ora sconveniente qualunque fosse il motivo?
Guardò il biglietto da visita che teneva ancora in mano.
«Il marchese di Attingsborough?» domandò con un tono non dissimile da quello usato con Paula Hern, tono che affermava una totale impermeabilità al fascino di nobiltà e grandeur.
«Al vostro servizio, madame. La signorina Martin, immagino?» L’estraneo era in piedi al centro della stanza, vicino alla finestra. Le rivolse un elegante inchino.
L’indignazione di Claudia aumentò. Un solo sguardo non era sufficiente per giudicare ma, in tutta sincerità, se l’uomo aveva qualche imperfezione nei lineamenti, nel fisico, nell’abbigliamento o nell’aspetto, non era per nulla visibile. Era alto, le spalle larghe, il petto ampio, la vita e i fianchi sottili. Aveva le gambe lunghe e ben disegnate, i capelli scuri, folti e lucidi, il viso bello, gli occhi e la bocca sorridenti. Era vestito con eleganza, ma senza ostentazione. I suoi stivali militari, da soli, dovevano valere una fortuna. Erano così lucidi che Claudia era certa che, se si fosse avvicinata, avrebbero riflesso il suo viso e, probabilmente, i suoi capelli piatti e spettinati.
Intrecciò le mani per resistere alla tentazione di ravviarli.
«Cosa posso fare per voi, signore?» chiese, evitando di proposito di rivolgersi a lui con “milord”. Un’affettazione ridicola, a suo parere.
L’uomo le sorrise migliorando ancora, se possibile, la propria bellezza. Aveva anche denti perfetti. Claudia si fece forza per resistere al suo notevole fascino.
«Vengo come messaggero, madame» rispose lui. «Da parte di lady Whitleaf» ed estrasse una busta sigillata dalla tasca interna della giacca.
«Da Susanna?» Claudia avanzò di un passo.
Susanna Osbourne aveva insegnato nella sua scuola fino all’anno prima, quando aveva sposato il visconte Whitleaf. Claudia era sempre stata felice per la fortuna di Susanna, che non solo aveva fatto un buon matrimonio, ma aveva anche trovato l’amore. Eppure rimpiangeva ancora la perdita di una cara amica, di una collega e di una brava insegnante. Nel giro di quattro anni aveva perso tre amiche così, tutte perché si erano sposate. A volte era difficile non sentirsi depressa, e per motivi egoistici.
«Quando milady ha saputo che venivo a Bath per un paio di giorni per accompagnare mia madre e mio padre alle terme, mi ha chiesto di passare qui e di presentarvi i miei omaggi. E darvi questa lettera, forse per convincervi che non sono un impostore.»
Un sorriso gli illuminò di nuovo gli occhi mentre attraversava la stanza per consegnarle il plico. Naturalmente, non aveva occhi color fango, o di un’altra tinta insignificante: erano di un azzurro chiaro, simile a un cielo estivo, come Claudia poté ben vedere.
Susanna aveva chiesto a quell’uomo di passare a farle visita. Perché?
«Whitleaf è cugino di un mio cugino» spiegò il marchese. «Quasi un mio cugino, insomma. È una cosa complicata, come lo sono spesso le relazioni familiari. Lauren Butler, viscontessa Ravensberg, è mia cugina perché sua madre ha sposato il cognato di mia zia. Siamo molto legati fin dall’infanzia. E Whitleaf è cugino di primo grado di Lauren. Quindi, in un certo senso, lui e sua moglie possono vantare un forte legame familiare con me.»
Improvvisamente sospettosa, Claudia pensò che, se suo padre era ancora vivo, che titolo poteva avere? Comunque, quell’uomo era lì per incarico di Susanna, e questo richiedeva qualcosa di più di una cortese, ma fredda accoglienza.
«Grazie per essere venuto di persona a consegnare la lettera» cominciò. «Ve ne sono molto grata. Posso offrirvi una tazza di tè?» concluse desiderando che l’uomo rispondesse di no.
«Non voglio disturbarvi, madame» rispose lui, sorridendo di nuovo. «Mi è stato detto che tra due giorni partirete per Londra. È esatto?»
Doveva averlo informato Susanna. Il signor Hatchard, l’avvocato della scuola in città, aveva trovato un posto per due delle ragazze più grandi. Era stato però particolarmente evasivo sull’identità dei datori di lavoro, nonostante le sue richieste dirette. La maggior parte delle sue allieve aveva una famiglia che si occupava dei loro interessi. Claudia si era autonominata famiglia di quelle orfane che accettava a scuola per beneficenza: non le lasciava mai andare via senza un impiego adatto.
Accettando il suggerimento di un’altra insegnante, Claudia aveva così deciso di accompagnare a Londra Flora Bains e Edna Wood, per scoprire quali famiglie le avessero assunte come istitutrici e, nel caso, ritirare il suo consenso. Restavano ancora alcune settimane di scuola quell’anno, ma Eleanor le aveva assicurato di essere perfettamente in grado e più che disposta a occuparsi lei di ogni cosa durante la sua, peraltro breve, assenza. Claudia aveva così accettato di partire, anche perché c’era un’altra questione di cui desiderava parlare con il signor Hatchard.
«Esatto» rispose al marchese.
«Whitleaf voleva inviarvi una delle sue carrozze, ma io l’ho informato che era del tutto inutile.»
«Certo» intervenne Claudia. «Ho già noleggiato un mezzo.»
«Allora, se me lo permettete, provvederò a disdire. Tornerò in città lo stesso giorno ed è un piacere per me offrirvi la comodità della mia carrozza e la mia protezione durante il viaggio.»
“Oh, buon Dio. Il cielo non voglia!”
«Non è affatto necessario, signore» ribatté con fermezza. «Ho già preso tutti gli accordi necessari.»
«Le carrozze a noleggio sono note per la loro scomodità. Vi prego di ripensarci.»
«Forse non avete compreso, signore, che viaggerò con due delle mie allieve» insistette Claudia.
«Lo so» affermò il marchese. «Whitleaf mi ha informato. Chiacchierano tutto il tempo? O, peggio, ridacchiano? Le giovani signore hanno un’orribile tendenza a fare entrambe le cose.»
«Io insegno alle mie allieve a comportarsi in modo appropriato in pubblico, lord Attingsborough» ribatté lei, gelida. Troppo tardi scorse una scintilla divertita negli occhi dell’uomo.
«Non lo dubito, madame. Sento di potermi fidare della vostra parola. Permettetemi, allora, di scortare voi tre signore fino alla porta di lady Whitleaf. Milady sarà molto impressionata dalla mia galanteria e diffonderà la voce tra amici e familiari.»
Adesso lui stava dicendo delle sciocchezze, ma lei come poteva rifiutare senza essere offensiva? Claudia si lambiccò il cervello in cerca di una scusa plausibile ed efficace. Non le venne in mente nulla che non fosse scortese, o addirittura maleducato. Tuttavia, avrebbe preferito viaggiare per mille miglia in una carrozza senza molle piuttosto che raggiungere Londra in compagnia di quel bellimbusto!
“Perché?”
Era forse intimorita dal suo titolo e dalla sua bellezza? Ribollì di sdegno alla sola ipotesi.
Dalla sua… virilità, allora? Ne era sgradevolmente consapevole. Si sentiva soffocata dalla sua presenza.
Che cosa ridicola! Era solo un gentiluomo che offriva una cortesia a una zitella non più giovane, amica di una quasi cugina di una sua cugina. Buon Dio, era davvero un legame tenue. Tuttavia, lei aveva in mano la lettera di Susanna che, chiaramente, si fidava di lui.
“Una zitella non più giovane?” Non doveva esserci molta differenza d’età tra loro due. Anche se, naturalmente, lui era un uomo sui trentacinque, all’apice della forma, mentre lei… be’, lei era lei.
Si accorse che il marchese la stava guardando con un sopracciglio inarcato e un sorriso negli occhi.
«Oh, molto bene, allora» accettò in tono brusco. «Anche se forse vi pentirete della vostra offerta.»
Il sorriso sul volto dell’uomo si fece più ampio. Claudia, indignata, pensò che non sembrava esserci limite alla perfezione di quell’uomo. Trasudava fascino da ogni poro. Quindi, non c’era da fidarsi di lui. Avrebbe sorvegliato strettamente le ragazze durante il viaggio per Londra.
«Spero di no, madame» rispose lui. «Volete che partiamo presto?»
«È quello che avevo stabilito» ribatté lei. Poi aggiunse, un po’ forzatamente: «Grazie, lord Attingsborough. Siete molto gentile».
«È un piacere, signorina Martin.» Le rivolse un profondo inchino. «Posso chiedervi una piccola cortesia, in cambio? Potrei visitare la scuola? Devo confessarvi che l’idea di un’istituzione che fornisce un’istruzione alle giovinette mi affascina. Lady Whitleaf mi ha parlato con entusiasmo del vostro istituto. Mi è parso di capire che abbia anche insegnato qui, vero?»
Claudia inspirò, fremente. Che motivo poteva avere un uomo per chiedere di visitare un collegio femminile, a parte la vana curiosità, o peggio? Istintivamente, avrebbe preferito rifiutare con fermezza. Tuttavia, aveva appena accettato un favore da lui, un grosso favore, doveva ammetterlo. Non dubitava che la sua carrozza fosse molto più comoda di quella presa in affitto, o che sarebbero state trattate con particolare gentilezza a ogni stazione di cambio. Inoltre, era amico di Susanna.
Insomma, era meglio togliersi il fastidio!
Non avrebbe mai pensato che la giornata potesse peggiorare ancora. Si era sbagliata.
«Certo. Vi accompagnerò io stessa» rispose lei in tono brusco, voltandosi verso la porta. Stava per aprirla, ma lui le girò intorno, avvolgendola per un attimo in un’accattivante e senza dubbio costosissima colonia maschile, aprì l’uscio e, con un sorriso, le fece cenno di precederlo.
Se non altro, pensò Claudia, le lezioni erano finite e le ragazze erano al sicuro in refettorio, a prendere il tè.
Ovviamente si sbagliava, come ricordò non appena aprì la porta dell’aula di disegno. Il saggio di fine anno non era lontano e, ogni giorno da un paio di settimane, fervevano prove e preparativi.
Alcune studentesse stavano lavorando sotto la direzione dell’insegnante d’arte, il signor Upton, sui fondali del palcoscenico. Si girarono tutte per vedere chi fosse entrato e sbarrarono gli occhi davanti al maestoso visitatore. Claudia fu costretta a presentare i due uomini, che si strinsero la mano. Poi il marchese si avvicinò ai fondali e pose alcune domandi intelligenti. Lasciò la stanza insieme a Claudia seguito dallo sguardo ammirato del maestro e da quello adorante delle ragazze.
Poi, nella sala da musica, incapparono nel coro che provava un madrigale sotto la supervisione della signorina Wilding. Stonarono paurosamente non appena Claudia aprì la porta, poi ridacchiarono vergognose quando l’insegnante arrossì desolata.
Claudia inarcò un sopracciglio, presentò le maestre al marchese e spiegò che la titolare quel giorno era indisposta, arrabbiandosi con se stessa, mentre ancora pronunciava quelle parole, per avere ritenuto necessaria una spiegazione.
«Un madrigale» commentò lui, sorridendo alle ragazze. «Può essere molto frustrante o molto soddisfacente, vero? Se si manca una nota, ci si ritrova persi senza possibilità di salvezza. Devo confessare che non sono mai riuscito a impadronirmi di quest’arte, a scuola. Durante una delle prime lezioni qualcuno mi suggerì di provare con la squadra di cricket… della quale facevo già parte, a dire la verità.»
Le ragazze risero, già più rilassate.
«Scommetto che c’è qualcosa nel vostro repertorio che sapete cantare alla perfezione. Potrei avere l’onore di ascoltarlo?» Rivolse un grande sorriso alla signorina Wilding.
«Il Cuckoo, signorina» suggerì Sylvia Hetheridge, accompagnata da un mormorio di approvazione del gruppo.
Lo cantarono a cinque voci senza una sola incertezza o stecca, mentre un piacevole coro di cu-cu echeggiava per la stanza a ogni ritornello.
Quando finirono, si voltarono all’unisono verso il marchese, come se fosse un’altezza reale in visita. Lord Attingsborough applaudì e sorrise.
«Brave!» esclamò. «La vostra abilità mi intimorisce, per non parlare della delicatezza delle vostre voci. Sono sempre più convinto di essere stato saggio a dedicarmi al cricket!»
Le ragazze risero seguendolo con sguardi adoranti quando lui uscì con Claudia.
Il signor Huckerby era nella sala da ballo, intento a insegnare una coreografia particolarmente complicata a un gruppo di ragazzine. Il marchese strinse la mano al maestro e sorrise alle allieve. Ne ammirò la prova e le incantò con il suo fascino. Uscì seguito dalle immancabili occhiate adoranti.
Quando Claudia gli mostrò la biblioteca e alcune delle aule vuote, lui le fece delle domande intelligenti e profonde. Non mostrò alcuna fretta mentre curiosava in ogni stanza o leggeva i titoli sulle coste dei libri.
«Ho visto che c’era un pianoforte nella sala da musica» disse, mentre erano diretti nell’aula di cucito «e anche altri strumenti. In particolare, ho notato un violino e un flauto. Offrite anche lezioni individuali di musica nella vostra scuola, signorina Martin?»
«Certo» rispose lei. «Offriamo tutto ciò che è necessario per fare delle nostre allieve delle perfette signorine, oltre che persone dotate di una solida preparazione scolastica.»
Fece scorrere lo sguardo per l’aula di cucito dalla soglia, senza entrarvi.
«Insegnate altro qui oltre a cucito e ricamo? Maglia, forse? Rammendo? Uncinetto?»
«Tutti e tre» rispose lei mentre il marchese chiudeva la porta, lasciandosi condurre verso il salone. Era stato una sala da ballo quando l’edificio era ancora una casa privata.
«Una stanza elegante» commentò lui, fermo nel mezzo del pavimento di legno lucido. Girò su se stesso e poi alzò lo sguardo sull’alto soffitto affrescato. «Per la verità, mi piace molto la vostra scuola, signorina Martin. Vi sono finestre e luce ovunque, un’atmosfera piacevole. Vi ringrazio per questa visita.»
Le rivolse uno dei suoi sorrisi più affascinanti e Claudia, che teneva ancora in mano sia la lettera di Susanna sia il suo biglietto da visita, si afferrò il polso con la mano libera e gli rivolse un’occhiata deliberatamente severa.
«La vostra approvazione mi lusinga» gli disse.
All’uomo si paralizzò il sorriso sul volto per un attimo, poi ridacchiò.
«Vi chiedo perdono. Vi ho fatto perdere fin troppo tempo.»
Indicò il portone e Claudia lo accompagnò all’ingresso, sentendosi quasi maleducata e arrabbiata con se stessa: aveva pronunciato l’ultima frase con ironia e il marchese l’aveva capito benissimo.
Prima che potessero raggiungere l’anticamera, furono costretti a fermarsi per alcuni istanti mentre le allieve più giovani uscivano ordinatamente dal refettorio dirette in biblioteca per completare compiti o lezioni, leggere o scrivere qualche lettera, oppure ricamare.
Tutte si girarono per guardare il magnifico visitatore, e il marchese di Attingsborough rispose con un sorriso sincero, facendole ridacchiare e arrossire mentre correvano via.
Il che provava, pensò Claudia, che persino le ragazzine di soli undici e dodici anni erano sensibili al fascino maschile. Gran brutto segno per il destino della metà femminile dell’umanità.
Il signor Keeble, con un’espressione feroce, aveva già in mano il cappello e il bastone del marchese ed era in piedi davanti al portone d’ingresso, quasi a sfidare l’ospite a prolungare ancora la visita.
«Allora, ci rivedremo tra due mattine da oggi, signorina Martin?» chiese il marchese, prendendo bastone da passeggio e cappello e girandosi verso di lei mentre il portiere apriva il battente, pronto a richiuderglielo dietro le spalle alla prima opportunità.
«Ci troverete pronte» confermò lei, rivolgendogli un rapido cenno con il capo.
Finalmente era andato via. Claudia non si sentiva affatto ben disposta verso di lui. Che cos’era successo? Quanto avrebbe desiderato tornare indietro di mezz’ora e rifiutare la sua offerta!
Non era possibile, e questo chiudeva il discorso.
Entrò nel suo studio e si guardò nel piccolo specchio che teneva dietro la porta e che usava assai di rado.
Oh buon Dio! I suoi capelli erano davvero appiattiti e spenti. Diverse ciocche erano sfuggite dal severo chignon sulla nuca. Aveva una macchiolina d’inchiostro sul naso, nonostante avesse cercato di pulirsela con un fazzoletto. Il colletto era storto con una punta lievemente arricciata. Se lo sistemò con una mano sola, e troppo in ritardo.
Orrido uomo! Non c’era da meravigliarsi che avesse riso di lei per tutto il tempo!
Poi si ricordò della lettera di Susanna e ruppe il sigillo. Joseph Fawcitt, marchese di Attingsborough era il figlio ed erede del duca di Anburey, lesse nel primo paragrafo… e fece una smorfia di dolore. Avrebbe offerto un passaggio a Londra a lei e alle ragazze, e Claudia non doveva esitare ad accettarlo. Era un gentiluomo cortese e affascinante, perfettamente affidabile.
Claudia inarcò le sopracciglia e serrò le labbra.
Il motivo principale della lettera di Susanna le divenne chiaro dopo poche righe. Una coppia di cari amici, i conti di Edgecombe, erano tornati dal Continente. Susanna e Peter avevano intenzione di organizzare una serata a casa loro per festeggiarli. Claudia doveva fermarsi per partecipare, e doveva trattenersi ancora più a lungo per prendere parte a qualche altro evento della Stagione. Se Eleanor Thompson si era offerta di badare alla scuola per una settimana, di sicuro poteva farlo per un’altra, fino alla fine della scuola.
Quell’invito la tentava. Frances era stata la prima delle sue insegnanti e amiche a sposarsi, con il conte di Edgecombe. Con l’incoraggiamento del marito, un uomo illuminato, era diventata un’apprezzata cantante d’opera, ammirata e ricercata in tutta Europa. Lei e il conte viaggiavano ogni anno per diversi mesi da una capitale all’altra, passando di impegno in impegno. Era passato un anno dall’ultima volta che Claudia l’aveva vista. Sarebbe stato meraviglioso rivedere lei e Susanna insieme e passare un po’ di tempo con loro. Tuttavia…
Aveva lasciato la porta dello studio aperta. Eleanor vi infilò la testa dopo aver bussato lievemente.
«Starò io in biblioteca con le ragazze questa sera, Claudia. Hai avuto una giornata pesante. Quel nobile visitatore non ti ha mangiata viva, vero? Tutta la scuola parla di lui.»
«È stata Susanna a mandarlo» spiegò Claudia. Poi continuò con una smorfia: «Si è offerto di dare un passaggio a me, a Flora e a Edna nella sua carrozza quando tornerà a Londra, dopodomani».
«Oh, cielo!» esclamò Eleanor, entrando nella stanza. «E io non l’ho visto! Spero che fosse alto, bruno e bello.»
«Tutte e tre le cose» confermò Claudia. «Ed è anche il figlio di un duca.»
«Basta così!» Eleanor alzò le mani in segno di resa. «Dev’essere il peggiore dei marrani! Anche se spero di riuscire a convincerti, un giorno o l’altro, che mio cognato, il duca di Bewcastle, non lo è affatto.»
«Hmm» bofonchiò Claudia, poi cambiò discorso.
Una volta aveva lavorato per il duca di Bewcastle, quando era stata, per un breve periodo, l’istitutrice di sua sorella, lady Freyja Bedwyn. Non si erano lasciati in buoni termini, per usare un eufemismo, e da allora lei aveva provato una decisa antipatia per lui e tutti i nobili. Anche se, per dire la verità, la sua antipatia verso i duchi non era cominciata con Bewcastle…
Compativa con tutto il cuore la sorella minore di Eleanor, che aveva sposato quell’uomo. La sventurata duchessa era una donna amabile, che in passato era stata a sua volta insegnante.
«Frances è tornata in Inghilterra» spiegò a Eleanor. «Canterà a un concerto organizzato da Susanna e da suo marito. Susanna vuole che io mi fermi a Londra. È un peccato che la scuola non sia ancora finita. Ma allora lo sarebbe anche la Stagione. Naturalmente io non ho alcun desiderio di muovermi nei circoli dell’alta società. La sola idea mi fa venire i brividi. Tuttavia, sarebbe stato bello rivedere Susanna e Frances insieme e passare un po’ di tempo con loro… Pazienza, capiterà un’altra occasione, magari in campagna.»
Eleanor schioccò la lingua con impazienza.
«Ma tu devi restare a Londra per più di pochi giorni, Claudia!» esclamò. «Ti ha invitata lady Whitleaf e io non ho fatto altro che incoraggiarti. Sono perfettamente in grado di gestire la scuola per qualche settimana. Farò io il discorso alla festa di fine anno. Se vorrai fermarti più a lungo, non farti problemi. Lila e io trascorreremo qui l’estate per prenderci cura delle allieve indigenti. Christine mi ha proposto di nuovo di portarle a Lindsey Hall per un paio di settimane, quando lei accompagnerà Wulfric a visitare le sue altre proprietà. Così potrò passare un po’ di tempo con mia madre.»
Christine e Wulfric erano la duchessa e il duca di Bewcastle. Lindsay Hall era la residenza principale di sua grazia nell’Hampshire. Quell’invito aveva sconcertato Claudia. Si era domandata se la duchessa avesse consultato il consorte. Tuttavia, loro e le ragazze più povere si erano già fermate a Lindsey Hall un anno prima, in occasione del matrimonio di Susanna, e il duca si trovava là all’epoca!
«Devi assolutamente accettare» stava insistendo Eleanor. «Anzi, devi promettermi che ti fermerai almeno due settimane. Altrimenti, mi offendi. Vorrebbe dire che non ti fidi di me.»
«Certo che mi fido di te» ribatté Claudia, sentendosi ancora incerta, ma adesso come poteva non prolungare il suo soggiorno? «Sarebbe piacevole, devo ammetterlo…»
«Certo che lo sarebbe» l’interruppe con decisione Eleanor. «Lo sarà. Allora siamo d’accordo. Adesso devo correre in biblioteca. Per come vanno le cose quest’oggi, non mi meraviglierei di trovare alcuni banchi fatti a pezzi se ritardassi ancora!»
Quando Eleanor si fu allontanata, Claudia si sedette dietro la scrivania e ripiegò la lettera di Susanna. Che giornata strana! Sembrava lunga almeno quarantott’ore.
Di cosa avrebbero parlato durante il lungo viaggio per Londra? Come avrebbe impedito a Flora di chiacchierare e a Edna di ridacchiare? Desiderò con tutto il cuore che il marchese di Attingsborough avesse almeno sessant’anni e l’aspetto di un rospo. Forse allora non sarebbe riuscito a intimidirla così.
Il solo pensare a quella parola la fece fremere di rabbia.
Intimidirla?
Lei?
Un semplice uomo?
Un marchese erede di un ducato?
Indignata, decise che non gli avrebbe mai dato quella soddisfazione, quasi che sua grazia avesse apertamente espresso il desiderio di vederla umiliarsi ai propri piedi.
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IN THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI
TIZIANA LIA - autrice esordiente italiana
L'AUTRICE SI PRESENTA
Ciao a tutti, mi chiamo Tiziana Lia e sono una scrittrice esordiente di romanzi rosa.
Sono nata a Roma il 13 novembre 1971 e ho vissuto nella capitale per 25 anni. Da quando mi sono sposata ho preferito stabilirmi fuori città ed ora vivo con mio marito e le mie bambine in un piccolo paesino. Adoro la campagna e immergere lo sguardo nel verde delle prime propaggini dell’appennino abruzzese che scorgo dalle mie finestre. Amo ascoltare la musica, prediligendo le canzoni dove è presente la chitarra. La mia canzone preferita tuttavia è Lullaby dei Cure, nella quale ritrovo un non so che di “oscuro” e allo stesso tempo molta sensualità. Forse perché io sono dello Scorpione!
Sin dalle scuole medie ho avuto la passione per la scrittura, divenuta sempre più coinvolgente con il crescere. Per anni l’ho abbandonata, ma ora è tornata ad essere parte integrante di me.
Adoro leggere romanzi rosa e romanzi gialli. Non è insolito trovare nei i miei racconti del suspense o comunque qualche intrigo, anche se non disdegno il romanticismo allo stato puro.
Al momento sto rivedendo alcuni romanzi scritti di getto, ma ho già avuto modo di pubblicare “Dimmi che mi ami” con Lulu.com. “Uno scandalo chiamato amore” è invece disponibile sul mio sito e lo si può leggere gratuitamente. “Voglia di riscatto” è al momento l’unico romanzo non contemporaneo che ho scritto. E’ ambientato nel West America tra il 1865 e il 1873 e sto valutando la prospettiva di renderlo il primo di una saga di cinque romanzi che vede coinvolti a turno tutti i fratelli Montgomery. E’ anche quello che sto proponendo a diverse case editrici tradizionali, nella speranza di una pubblicazione.
Altri romanzi in fase di conclusione sono (titoli provvisori) “Per Estella” e “Una missione per due”, il primo ambientato nel Texas, il secondo in Cile. Spero quanto prima di poter inserire nel mio sito www.tizianaliascrittrice.ea26.com qualche altro estratto per riceverne un commento costruttivo.
I LIBRI
DIMMI CHE MI AMI
Pubblicato e acquistabile anche in e-book sul sito www.lulu.com alla sezione romanzi rosa in lingua italiana (vedi il mio sito).
Soltanto una sciocca scommessa avrebbe potuto indurre la tranquilla Francesca Collins ad una notte di sesso con il bagnino del campeggio dove stava trascorrendo le vacanze. E in quella notte, tra le braccia forti di Steve, Fran scopre di volere di più dalla vita: non solo lavoro e famiglia, ma anche essere amata e desiderata e desiderare nuovamente un uomo.
Con queste convinzioni inizia il nuovo periodo di lavoro, senza sapere di dover fare i conti con il fascino e la virilità di Raymond Barclays.
Cosa dire poi quando scopre improvvisamente di non essere mai stata a letto con il bagnino?
La scoperta dell’identità dell’uomo che l’ha resa felicemente di nuovo donna non l’aiuta certo a domare l’attrazione che prova per il bel collega!
Ray è deciso a volerla nel suo letto, nella sua vita, accanto alle sue figlie, ma Fran non è pronta.
Il suo corpo non risponde alle imposizioni della ragione, ma gli errori del passato tornano impetuosi come fantasmi difficili da annientare. Ray decide di metterla alle strette: amarlo oppure rinunciare a lui per sempre.
UNO SCANDALO CHIAMATO AMORE
disponibile gratuitamente sul sito dell'autrice
“Una donna si metterà tra di voi” le ha predetto una zingara.
Ma Flavia non ha alcuna intenzione di rovinarsi il sogno che sta finalmente vivendo con il suo indimenticato principe azzurro.
Sì, perché Fabrizio Altieri, oltre ad essere l’affascinante ribelle della famiglia e il ragazzo al quale ha dato il suo primo bacio, è anche un principe in carne ed ossa, alto, elegante e con due magnetici occhi scuri. E non le ha fatto mistero di desiderarla.
Forse non è poi del tutto vero che tra principi e popolane non possa nascere qualcosa di buono, anche se il passato le insegna diversamente.
Ma un’inaspettata eredità invece di appianare le differenze sociali sembra essere l’unico vero interesse di Fabrizio: a lui occorre molto denaro per risanare le finanze della Tenuta. Per questo è rientrato da Miami ed è soprattutto per questo che l’ha sedotta.
Flavia, determinata a non soggiacere a questo insulso piano, con orgoglio preferisce rinunciare al suo sogno d’amore. E quando la vita sembra volerli dividere per sempre, il fato si rivela di tutt’altro avviso.
Fabrizio e Flavia si incontrano nuovamente e questa volta sono i loro occhi e il loro cuore a parlare…C’è forse un’altra opportunità per loro?
Fabrizio vuole ad ogni costo rientrare nella vita di Flavia, la donna che lo ha conquistato completamente. Ma Flavia è profondamente cambiata a causa di una terribile esperienza e sarà veramente complicato superare le sue paure. Riuscirà nel suo intento e a sottrarsi alle spire dell’inganno che vogliono avvolgere entrambi?
La forza dell’amore può superare qualsiasi avversità e i due protagonisti ne daranno prova a chiunque vorrà vivere con loro questa straordinaria avventura.
L'ESTRATTO
da "Dimmi che mi ami"
Si fermò col cuore in gola davanti alla porta. Se avesse bussato e Steve le avesse aperto era sicura che non avrebbe trovato una scusa plausibile per giustificare la sua presenza, facendo la figura della scema. Sapeva di avere gli occhi puntati addosso: Hanna era nascosta dietro qualche cespuglio a sincerarsi che mantenesse la promessa. Decise per l’effetto sorpresa. Per quanto la luce della luna glielo consentiva buttò l’ultimo sguardo al suo abbigliamento. Indossava appena un sottile copricostume stile indiano, che le arrivava fino alle ginocchia e un paio di sandali in cuoio senza fibbia. Fece un grande respiro per acquisire coraggio. Se da un lato quella sfida la terrorizzava, dall’altro la eccitava. In fondo in fondo non le spiaceva tuffarsi in una situazione così avventata. Una cosa del genere l’avrebbe sicuramente fatta in età adolescenziale, quando nulla sembrava avere conseguenze o comunque tutto pareva un fantastico gioco. A ventisette anni e con indelebili esperienze di vita alle spalle era senz’altro una strana evasione dalla monotonia quotidiana. Non riteneva di essere una donna pudica e la prospettiva di un incontro quasi al buio con un uomo, che aveva visto appena tre volte e che forse non si era neanche accorto di lei, era senza dubbio una grande sfida. Allungò la mano e chiuse le dita sul pomo della porta. Girò la manopola e la porta si aprì senza neanche un cigolìo. L’interno era buio. Tentò di scorgere quanto più possibile per riuscire ad orientarsi in quel monolocale prima di richiudere la porta dietro di sé. Lentamente si addentrò nella stanza. Ormai ne era certa. In quell’angolo del campeggio era saltata la luce. Sentì il rubinetto del bagno aperto e comprese che il probabile compagno della sua ultima notte di vacanza sarebbe uscito a breve. Prima che potesse capire da dove lui sarebbe uscito un corpo la spintonò.
− Che diamine succede? Chi c’è qui?− chiese una voce profonda.
− Non urlare ti prego!− lo supplicò lei – Non sono una ladra!−
− Per tutte le luci della città, chi sei e cosa vuoi? −
Una mano le sfiorò un braccio e poi conquistò la sua spalla.
− Ti prego non cacciarmi via. Fammi passare la notte con te.− Pronunciò l’intero concetto velocemente prima che il coraggio svanisse.
− Che mi prenda un accidente! Ma sei ammattita? −
− No. Ho fatto una stupida scommessa e le mie amiche se non pago pegno mi daranno il cordoglio per il resto dell’anno.−
− Fammi capire una cosa: io sarei il pegno di una scommessa?− la sua voce sembrava divertita e Fran ne provò sollievo.
− Sì, ma non temere. Io…ho detto che passavo la notte con te ma alle mie amiche non ho spiegato come.−
Sapeva che era in parte una menzogna. Aveva chiaramente dichiarato “a letto” ma su questo poteva prendere ora accordi sul posto.
L’uomo iniziò a carezzarle le spalle e salì delicatamente verso il collo per poi esplorare con i polpastrelli il suo viso. Fran chiuse gli occhi. Contro ogni buon senso, quel tocco le procurava dei brividi che non provava da tempo immemorabile. Le mani di Steve scesero sulla schiena e sulle natiche per poi girare attorno alla vita e risalire fino ai seni. Fran si morse un labbro per non gemere di piacere. Possibile che quel contatto, al buio, riusciva a suscitare emozioni rimosse?
− Come pensi di passare la notte con me?− le chiese Steve con la voce leggermente arrochita.
Non era difficile comprendere che quell’esplorazione aveva eccitato anche lui.
− L’importante è che non rientri in tenda prima di domattina. – gli rispose.
− A dire il vero nessuno mi aveva mai scelto come premio per una scommessa e la cosa non mi dispiace visto che ho appurato quanto tu sia ben equipaggiata.− la sua voce era tornata ilare.
Fran fu felice di trovarsi al buio. Era avvampata dall’imbarazzo. Sapeva bene che, sebbene non mettesse in evidenza le sue forme prorompenti, non passava mai del tutto inosservata.
− Cosa proponi?− gli chiese con un filo di voce.
− Non posso certo rifiutare una proposta così inaspettata!−
− Aspetta un attimo! Vorrei precisare che non sono quel genere di ragazza che si butta nel letto del primo venuto.− dichiarò con voce quasi disperata.
Lo sentì sorridere e allontanarsi.
− Alla tua destra troverai il letto e potrai sdraiarti. Passerai la notte qui e giuro che non ti toccherò con un dito. Nessuno saprà che la tua scommessa non è stata portata a termine.−
Fran sentì il rumore lieve del letto che si curvava sotto il peso dell’uomo. Si stupì nello scoprire che per la prima volta aveva a che fare con un individuo che non era interessato ad approfittare di una situazione particolarmente invitante. Non riusciva a credere che fosse stata baciata dalla fortuna.
− Hai intenzione di dormire in piedi come i cavalli? Ti informo che non ci sono divani in questo bungalow e a meno che tu non voglia distenderti sul pavimento, è meglio che ti accomodi.−
La sua voce continuava a confermare che si stava divertendo un mondo. Fran per un istante provò ad immaginare il suo bel viso abbronzato sorridere nel buio pesto. In realtà Steve non era il tipo di ragazzo con cui sarebbe andata a letto. Era alto, aitante e dotato di un certo fascino, ma nulla più. Se non fosse passato davanti ai suoi occhi proprio nel momento in cui stava facendo il rilancio della scommessa con Magda, probabilmente non avrebbe mai pensato alla sua persona. Ma ora era lì e, se non voleva fare doppiamente la figura della stupida, era meglio accettare la proposta di un innocente sonno accanto a lui. Si sedette lentamente sul letto e dopo qualche istante si distese. Steve aveva mantenuto la promessa. Non lo sentiva neanche accanto. O il letto era di una misura smoderatamente più ampia o lui si era sdraiato quasi sul comodino. Ora che il cervello aveva ripreso a funzionare normalmente, senza le pressioni delle amiche, ebbe nitida davanti agli occhi la pazzia che aveva commesso. Tese l’orecchio. Il respiro dell’uomo coricato nel buio al suo fianco le confermava che non stesse dormendo. Era proprio necessario scusarsi per quell’incresciosa situazione o l’avrebbe presa per una pazza. Sempre che non l’avesse già fatto.
− Scusami per l’imbarazzante situazione.− mormorò.
− A dire il vero mi sto chiedendo perché non riesco ad approfittare di questa gustosa opportunità.−
− Perché sei un bravo ragazzo? − tentò di adottare un’aria scherzosa mentre il cuore le balzava in gola.
− Già. Forse. Posso farti una domanda?−
− Certo.−
− Perché hai così paura di far sapere alle tue amiche che non hai adempiuto i termini della scommessa?−
Fran sospirò nel buio.
− Preciso che non sono mai stata io a stabilire la penitenza. Però una volta Magda ha dovuto presentarsi in slip e reggiseno alla polizia fingendo di denunciare il furto totale di borsa, documenti e abiti.− Rimase in attesa di un commento, ma nulla. – Hanna invece ha dovuto traversare un’intera spiaggia di nudisti uomini con in dosso una semplice T−Shirt e degli slip.−
− Era comunque vestita no?− era palesemente divertito.
− Sulla T−Shirt era stampato il logo D&G, una nota marca italiana…−
− La conosco.−
− E più sotto “Dammelo e Godo”. −
Fran sentì improvvisamente il letto muoversi e si alzò su un gomito, non riuscendo a capire cosa stesse accadendo. Pochi istanti dopo le giunse alle orecchie una soffocata risata che lentamente diventava sempre più aperta e spudorata. Sentì Steve battere un pugno sul materasso nel tentativo di sfogare ancora di più il suo immenso divertimento.
Fran attese che il suo compagno di letto calmasse la sua ilarità.
− Hai ragione a temerle!− commentò infine il bagnino – Ma con me stai al sicuro ragazzina.−
− Non sono una ragazzina!−
− Vuoi lasciarmi credere che anche una persona matura si lasci andare a simili sciocchezze?−
− E’ l’ultimo giorno di vacanza e non ci trovo nulla di male a divertirsi ogni tanto. Ci sono tanti impegni al rientro in città…−
Quella che doveva essere una semplice riflessione personale si era rivelata una confessione fatta ad alta voce. Quando sentì il materasso alla sua sinistra flettere comprese che Steve si era alzato su un gomito.
− Quanti anni hai?−
− Ventisette.− rispose presa da un’improvvisa timidezza.
− Accidenti! No, non sei una ragazzina.− rispose lui con voce profonda.
Improvvisamente Fran si sentì avvolgere dal profumo della sua colonia: vetiver. Analizzò febbrilmente la situazione. Aveva accanto un uomo che si era trovato in stanza una sconosciuta che prima gli aveva quasi promesso una notte di puro sesso per poi tirarsi indietro. Era certa che fosse una persona con sani principi, perché un altro non avrebbe certo accettato di fornirle una copertura gratuitamente! E poi quella voce! Stranamente Fran si sentì una strana eccitazione.
Era un uomo di cui ci si poteva fidare e all’improvviso non era più sicura di non voler dare un seguito a quel folle inizio.
− Come ti chiami?− le chiese.
− Preferisco mantenere l’anonimato visto che il buio forzato me lo consente.−
− Bene, anonima, voglio che tu sappia che mi sta costando non poco non allungare una mano.−
− Immagino di sì.−
− La tua unica fortuna è che sei incappata nella stanza di un uomo che non è avvezzo ai flirt.−
− Pensavo che la tua professione ti concedesse facilmente incontri casuali.−
− Probabilmente hai sbagliato persona. − Concluse definitivamente dopo una breve pausa.
Fran si allungò meglio distendendo le braccia oltre la testa, ma nel movimento sfiorò un braccio di lui. Si morse un labbro presa da un’indescrivibile ondata di piacere. Probabilmente anche lui dovette sentire l’irrefrenabile desiderio di cambiare rotta perché una sua mano iniziò ad esplorare nuovamente il suo viso per comprenderne i lineamenti.
Steve si chinò su di lei e le carezzò il collo e Fran, presa da un inaspettato piacere, reclinò il capo. Le labbra di lui iniziarono a baciarle una guancia e poi la pelle proprio sotto l’orecchio. Un fremito la percorse. Impulsivamente posò le mani sul petto di lui e scoprì che aveva il torace nudo. Avrebbe voluto scostarlo, ma i muscoli di quel corpo l’attirarono come calamita. Fece scorrere le sue mani sulle sue spalle e chiuse gli occhi per immaginare la forma scolpita dei bicipiti e poi ancora dei pettorali, fino a scendere sugli addominali e girare sui lombi. Ogni singolo angolo di quel torace era scolpito e provò immenso piacere nel perlustrarlo interamente. La bocca di lui risalì il mento fino ad impossessarsi della sua bocca. Fran tremò nel sentire le labbra di lui morbide e tumide, mentre le mani del suo amante occasionale avevano iniziato a carezzarle tutta la schiena facendole emettere un gemito. Steve le prese i lembi del copricostume e glielo fece passare attraverso la testa. Poi, gettato a terra il sottile tessuto, si impossessò dei suoi seni. La sua eccitazione raggiunse proporzioni inaspettate nel momento in cui con il pollice e l’indice lui prese a pizzicarle i capezzoli. Un secondo dopo fu lei a mordergli il collo costringendolo ad un gemito di piacere.
JO GOODMAN: ROMANCE AS UNIVERSAL LANGUAGE
JO GOODMAN: L'AMORE COME LINGUAGGIO UNIVERSALE
L'AUTRICE
All’età di diciott’anni Jo Goodman era convinta che il suo futuro fosse nel campo della biologia marina. Immaginate la sua sorpresa quando si rese conto che i progetti di ricerca non si conciliavano affatto con il suo soffrire di mal di mare. Ma non fu quella la sua prima disillusione. Già a tre anni aveva dovuto abbandonare l’idea di diventare Peter Pan, non riuscendo a spiccare il volo dal tetto del portico di casa. A dieci aveva rinunciato alla carriera di attrice, constatando che le mancava anche quel minimo di talento richiesto. Laureatasi poi in biologia, senza peraltro nutrire alcuna aspettativa al riguardo, Jo ha accettato la prima proposta che le è capitata, imbattendosi nel lavoro della sua vita. Così dal 1975 si occupa di bambini, adolescenti e problematiche della famiglia, grazie anche a un master in terapia famigliare successivamente conseguito. La sua decisione di cimentarsi nella narrativa è scaturita anche dal bisogno di proteggersi dal logoramento professionale. E il successo che ne è derivato è stato a dir poco incoraggiante, se i romanzi al suo attivo sono ormai una ventina. In poche parole, Jo si sente straordinariamente felice per essersi imbattuta nell’hobby della sua vita.
Jo Goodman will answer to all your questions so don't forget to sign your comment with your name or nick.
Jo Goodman risponderà a tutte le vostre domande quindi non dimenticate di firmarvi, con un nome o uno pseudonimo, per farvi riconoscere!
INTERVIEW - INTERVISTA
1 - Dear Jo, we are delighted you have accepted to be interviewed in the occasion of the release of “If His Kiss is Wicked” in Italy! We hope that getting in touch with some of your Italian readers will be a pleasant experience for you. How does it feel being published in another country? What kind of contacts do you have with your readers, especially those living outside the U.S?
I’m flattered to be invited to do this interview. I haven’t had much contact with readers outside the USA except for English-speaking countries such as Australia, Canada, and of course, the UK. This is a wonderful opportunity for me to connect with other readers. In general, I hear from readers via email. Some people write letters, and that’s always nice. I don’t attend conferences or romance conventions, and I limit my internet presence to occasionally visiting romance sites that interest me. I am good about responding to email, so I encourage questions and feedback from readers using that method.
1 - Cara Jo, siamo entusiaste del fatto che tu abbia accettato di essere intervistata in occasione della pubblicazione in Italia di BACIO PROIBITO (If His Kiss Is Wicked)! Ci auguriamo che venire in contatto con alcune delle tue lettrici italiane sia per te un’esperienza piacevole. Cosa si prova a essere pubblicate in un altro paese? Che genere di contatti hai con le tue lettrici, e in particolare con quelle che vivono al di fuori degli Stati Uniti?
Mi sento lusingata all’idea di essere stata invitata a fare quest’intervista. Non ho molti contatti con le lettrici che vivono al di fuori degli USA, a eccezione delle nazioni di lingua inglese, come l’Australia, il Canada, e naturalmente l’Inghilterra. Questa opportunità costituisce per me una magnifica occasione per entrare in contatto con le altre lettrici. In generale, comunico con il mio pubblico via email, ma qualcuno mi scrive anche per lettera, ed è sempre una cosa molto simpatica. Non partecipo a conferenze o a convention sul romance, e limito la mia presenza su internet a visitare di tanto in tanto i siti specializzati che mi interessano. Trovo molto efficace la comunicazione via email, perciò incoraggio le lettrici a farmi domande e a mandarmi i loro commenti utilizzando questo sistema.
2 - When did you decide to become a romance writer, and why romance of all genres? Was this choice determined by your own reading tastes, or other? Did anybody -- in your family or friends -- play an important role in your career’s choice?
I decided to try my hand at writing a romance after reading several of them. This was in the early days of publishing what we all now think of as the romance genre. Why romance? Well, I thought I could. I thought the stories were entertaining and interesting. I’ve always been a fan of fairy tales – Cinderella and Sleeping Beauty being 2 favorites – and the romance genre seemed to me to be grown up fairy tales. What was not to like? My mother was probably the most influential person in terms of encouraging me. She bought me a typewriter (remember those?) for the sole purpose of encouraging me to write that book I’d been talking about from the time I was 10. She was thinking I’d write a children’s book, which was the original plan. She’s still hoping, I think, that I will. I went down my own path, though.
2 - Quando hai deciso di diventare una scrittrice di romance, e perché tra tutti i generi di narrativa hai scelto proprio il romance? È stata una scelta determinata dai tuoi gusti di lettrice oppure da altri fattori? C’è stato qualcuno della tua famiglia, oppure tra i tuoi amici, che ha giocato un ruolo importante nella scelta della tua carriera?
Ho deciso di provare a scrivere un romance dopo averne letti parecchi. Questo successe quando le pubblicazioni del genere a cui noi oggi pensiamo come romance erano appena agli inizi. Perché proprio il romance? Be’, perché pensavo di esserne capace. Le storie, secondo me, erano avvincenti e interessanti. Ho sempre avuto una passione per le fiabe – le mie due preferite sono Cenerentola e La Bella Addormentata nel bosco – e i romance mi davano l’impressione di essere favole per adulti. Come avrebbero potuto non piacermi? Mia madre è stata probabilmente la persona che ha avuto più influenza su di me, nel senso che mi ha incoraggiata. Mi comprò una macchina per scrivere (ve le ricordate?) con l’unico scopo di incoraggiarmi a metter giù quel libro di cui continuavo a parlare fin da quando avevo dieci anni. Lei pensava che avrei scritto un libro per bambini, e questo era l’obiettivo originario, e ancora spera, credo, che un giorno o l’altro lo farò. Ma io ho seguito la mia strada.
3 - Which readings have been more important for you, in developing your own literary taste ? Have you had any model, especially at the beginning of your career? And about today, which are your favourite writers and books ( romance and not )?
I am a fan of Ayn Rand, the author of The Fountainhead and Atlas Shrugged – her best-known works. I return to her work for the ideas in them. They continue to intrigue me. She was an important writer to me, but I was more intimidated by the breadth of her ideas and writing style, so it wasn’t a model as much as it was an underlying motivation. Other writers that take my breath away are Herman Melville (although I’ve never read Moby Dick), Charles Frazier (for Cold Mountain), and Mark Twain (for Tom Sawyer and Huck Finn). I read a lot of thrillers. I enjoy Harlan Coben, Robert Crais, Brian Haig, Stephen Cannell, Lisa Gardner, and Nelson DeMille. In the romance genre, I read Susan Elizabeth Philips, Nora Roberts (also JD Robb), Liz Carlyle, and Joanna Bourne. That’s just a slice. I tend to read contemporaries, not historicals, because I find reading in the genre that I write inhibits more than helps.
3 - Quali sono state le letture più importanti per te, per sviluppare i tuoi gusti letterari? Hai avuto dei modelli, in particolare all’inizio della tua carriera? E oggi, quali sono i tuoi autori e i tuoi libri preferiti (anche fuori dal romance)?
Sono una fan di Ayn Rand, l’autrice di The Fountainhead (tradotto in italiano come La fonte meravigliosa) e Atlas Shrugged (tradotto in tre volumi: Il tema, L’uomo che apparteneva alla Terra e L’Atlantide), le sue opere più note. Le rileggo di tanto in tanto, per gli spunti che offrono. Continuano a intrigarmi. È stata una scrittrice importante per me, ma ero in qualche modo intimidita dall’ampio respiro delle sue idee e dal suo stile letterario, quindi non è stato un mio modello quanto piuttosto una fonte interiore di ispirazione. Altri scrittori che mi fanno restare senza fiato sono Herman Melville (benché non abbia mai letto Moby Dick), Charles Frazier (in Cold Mountain) e Mark Twain (in Tom Sawyer e Huck Finn). Leggo poi parecchi thriller. Mi piacciono Harlan Coben, Robert Crais, Brian Haig, Stephen Cannell, Lisa Gardner e Nelson DeMille. Per quanto riguarda il genere romance, leggo Susan Elizabeth Philips, Nora Roberts (anche come JD Robb), Liz Carlyle e Joanna Bourne. Questo è solo per darvi un’idea. Tendo a leggere contemporanei, non storici, perché trovo che leggere libri dello stesso genere di quelli che io stessa scrivo mi blocchi più di quanto mi aiuti.
4 - You started to write historical romances in 1984 and today, after twenty-five years of career, you are still writing in this genre. What does it offer to you in order to keep well alive your interest as an author?
I’ve always loved history. There’s a lot of time to cover with stories. I tend to limit myself to the 1700s and the 1800s, mostly because indoor plumbing is important to me (or at least the main characters have servants that have to deal with the chamber pots). I also like the time travel aspect that goes on in my head as I’m writing. It’s fun to imagine situations that would arise in different eras.
4 - Hai iniziato a scrivere romanzi storici nel 1984 e oggi, dopo venticinque anni di carriera, stai ancora scrivendo libri che appartengono a questo genere letterario. Quali risorse vi trovi, per riuscire a tenere vivo il tuo interesse in quanto scrittrice?
Ho sempre amato la storia, e c’è una grande quantità di epoche storiche in cui è possibile ambientare romanzi. Io preferisco limitarmi al 1700 e al 1800, soprattutto perché tengo molto al fatto che ci siano impianti idraulici all’interno delle case (o, perlomeno, che i personaggi principali abbiano dei servitori che si devono occupare dei vasi da notte). Mi piace anche l’aspetto time-travel che mi frulla in testa mentre sto scrivendo. È divertente immaginare le situazioni che si potrebbero presentare in ere differenti dalla nostra.
5 - How do you live and "feel" your work as a romance writer? What would you reply to those people who criticize romance as a literary sub-genre?
Writing romances is just one aspect of what I do. I want to create a solid story, put it together as well as I can, and make the relationships come to life. I still write for myself and hope that readers will enjoy the story as much as I do. As for people who criticize romance, however they want to criticize it, they can have their opinion. I do wonder, though, what they’ve read in the genre.
5 - Come vivi e come percepisci il tuo lavoro di scrittrice di romance? Cosa risponderesti a quelle persone che criticano il romance dicendo che si tratta di un sottogenere letterario?
Scrivere romance è solo un aspetto di quello che faccio. Voglio creare una storia solida, metterla insieme meglio che posso, e fare in modo che le relazioni che descrivo siano credibili. È per me stessa che scrivo, soprattutto, e spero che alle lettrici la storia piacerà tanto quanto piace a me. Per quanto riguarda le persone che criticano il romance, lo critichino pure, ognuno ha il diritto ad avere la propria opinione. Mi domando, però, che cosa abbiano letto costoro di questo genere.
6 - Many of the plot ingredients used in your novels are the classical ones of historica
l romances - tutor / ward, marriage of convenience, one-night lover turning soul mate… - but in spite of that you always succeed avoiding to have clichés in your stories, so that they always result fresh and enthralling to readers. What’s your secret?
It’s kind of you to say that I avoid clichés, and certainly I’d like to believe the stories are fresh and enthralling, but I do wonder how well I succeed, especially when I’m finishing up a manuscript and filled with doubt about the story I’ve put together. I don’t think there is a secret, at least not one that I’m aware of. I start the story and the characters more or less help draw it out.
6 - Molti degli ingredienti delle trame usati nei tuoi romanzi sono quelli classici del romance storico – l’amore fra tutore e pupilla, il matrimonio di convenienza, l’avventura di una notte che si trasforma in passione per la vita… – ma a dispetto di ciò, tu riesci sempre a evitare i cliché nelle tue storie, che quindi risultano originali e avvincenti per le lettrici. Qual è il tuo segreto?
Sei gentile a dire che riesco a evitare i cliché, e certamente mi farebbe piacere credere che le mie storie siano sempre originali e avvincenti, ma io continuo a chiedermi fino a che punto ci riesco davvero, specialmente quando sto finendo un manoscritto e sono piena di dubbi sulla storia che ho messo insieme. Non penso che ci sia un segreto, almeno non uno di cui io sia consapevole. Io inizio la storia e i personaggi mi aiutano, chi più chi meno, a tirarla fuori.
7 - Considering that you are a counselor in your everyday life, does writing represent for you a sort of escape from reality? Or is it rather a source of inspiration? If you had to choose between your two careers which one would you keep?
I’ve probably talked about writing as an escape in previous interviews. It’s more correct to say that it’s a respite or a time out. I don’t want to escape the realities of my work because I love what I do. I’m certain that my work inspires me, but not on a conscious level. I think about relationships a great deal, about children and parents, how families work, how couples come together and sometimes part. It couldn’t help but influence me. If I had to choose (and someone would have to be holding a gun to my head), there’s no question that I’d remain a counselor. It’s my professional identity. Writing is not.
7 - Tenendo in considerazione il fatto che nella vita di tutti i giorni ti occupi di counseling, cioè di consulenza psicologica, scrivere rappresenta per te una specie di fuga dalla realtà? O piuttosto, il lavoro che svolgi è per te una fonte di ispirazione? Se tu dovessi scegliere tra le tue due carriere, quale terresti?
Probabilmente in alcune delle mie precedenti interviste ho parlato dello scrivere come di una fuga dalla realtà. È più corretto dire che si tratta di un momento di pausa, di relax. Non voglio sfuggire alla realtà del mio lavoro, perché amo quello che faccio. Di sicuro il mio lavoro mi ispira, ma non a livello conscio. Penso moltissimo alle relazioni, ai bambini e ai genitori, a come funzionano le famiglie, a come le coppie si formano e a come a volte si separano. Il mio lavoro non può fare a meno di influenzarmi. Se io dovessi scegliere (e qualcuno dovrebbe puntarmi una pistola alla tempia per obbligarmi a farlo), non c’è dubbio che rimarrei un consulente psicologico, un counselor. Rappresenta la mia identità professionale. Scrivere, invece, non lo è.
8 - Is there any contact point between your counseling work and your writing? Are your characters, and especially your heroines, who often have a very troubled past or family background, inspired to people and families you’ve really met in your life?
It’s critical that readers understand that no single person I’ve met, either professionally or personally, has ever had their individual story told in one of my books. I’ve had the privilege of listening to the stories of remarkable people from all walks of life. Everyone’s story is unique. Everyone’s story has something in common with someone else’s. Writing romances gives me the opportunity (and the power) to write the ending that I wish for others.
8 - È perciò possibile che alcuni dei tuoi personaggi – specialmente le tue eroine, visto che spesso hanno un passato oppure dei retroscena famigliari molto problematici – siano ispirati a persone e famiglie che hai realmente incontrato nella tua vita?
È cruciale che i lettori capiscano che in nessuno dei miei libri ho mai raccontato le vicende private di persone che ho avuto l’occasione di incontrare, tanto nella mia vita professionale quanto in quella privata. Ho avuto il privilegio di ascoltare le storie di persone notevoli nei più svariati versanti della vita. La storia di ognuno di noi è unica, ma allo stesso tempo ha qualcosa in comune con quella di qualcun altro. Scrivere romanzi mi dà l’opportunità (e il potere) di scrivere per gli altri il finale che io vorrei per loro.
9 - On the other hand, your male characters very often are wonderful, clever and kind-hearted men, always ready to assist heroines in their struggle to overcome their tragedies and fears, and to help their inner healing process ( like Lucas in “More than you wished”). They are not only heroes to die for, they are great human beings which readers admire and fall in love with. Do such treasures of men really exist in everyday life?
Men like that do exist. I know some. I’m kind of thinking that one of them might be President of the United States (no, I don’t know him).
9 - D’altra parte, i tuoi personaggi maschili sono molto spesso magnifici, intelligenti e dal cuore gentile. Sono sempre pronti ad assistere le eroine nella loro lotta per vincere tragedie e paure, e ad aiutare il loro processo di guarigione interiore, come Lucas in More Than You Wished [ Il potere di un sogno, “I Romanzi” n. 563 ]. Non solo sono eroi per cui si può perdere la testa, sono grandi esseri umani, che le lettrici ammirano e di cui si innamorano. Simili tesori di uomini esistono davvero nella vita di tutti i giorni?
Uomini così esistono davvero. Io ne conosco alcuni. Comincio a pensare che uno di loro potrebbe essere il Presidente degli Stati Uniti (no, lui non lo conosco).
10 - Your books sometimes deal with uneasy and dramatic matters, like children abuse in “The Price of Desire”, post-traumatic shock in “If His Kiss is Wicked”...Is your avoiding ligh
t-hearted stories intentional, or does this approach belong to you as a personal trait? Do you think romance novel should be something more that sheer escapism?
The reason I’ve never written that children’s book is that it always got very dark, very fast. I started something when I was 12 and the young girl in it was a runaway. I don’t know why my head gravitates down these alleys, but it does. I don’t suppose I could write a light-hearted story if I tried.
10 - I tuoi libri a volte trattano di argomenti difficili e drammatici, come l’abuso dei bambini in The Price of Desire, lo shock post-traumatico nel presente BACIO PROIBITO... Il fatto che tu eviti storie “leggere” è intenzionale o, piuttosto, questo approccio appartiene a te come persona? Pensi che il romance dovrebbe essere qualcosa di più del puro escapismo?
La ragione per cui non ho mai scritto quel famoso libro per bambini è che quella storia diventava sempre molto dark, e molto in fretta. Ho iniziato a scrivere qualcosa quando avevo dodici anni, e la protagonista era una ragazzina fuggita da casa. Non so perché la mia mente finisce sempre per prendere questa strada, ma è così. Non credo che riuscirei a scrivere una storia leggera nemmeno se ci provassi.
11 - Where do you find inspiration for your books, and what's your approach to a new novel? Are the characters the first to be created, the settings to be chosen, or the plot to be drafted? What has changed along the years in your creative process, in your approach to a story?
I start with naming characters. I always have to begin there. Until I’m fixed on names, nothing else comes. From there I typically think about a time period, and then I do a family diagram. Parents. Siblings. Occupations. Important family events. I think about what motivates family members to act in certain ways. At the same time, I’m thinking about the “what if” question. For instance, in If His Kiss is Wicked, the “what if” question was: What if the heroine goes to a gaming house and discovers she can’t leave again? Then I’m off and running. There’s no outline or plot drafting. I can’t work that rigidly. The one time I made an exception, I had a horrid time with the book. I’ve never used an outline since.
11 - Dove trovi ispirazione per i tuoi libri, e qual è il tuo approccio a un nuovo romanzo? Crei prima i personaggi o scegli prima l’ambientazione, oppure abbozzi la trama? Cos’è cambiato nel corso degli anni nel tuo processo creativo?
Inizio con il dare il nome ai personaggi. Devo sempre cominciare da lì. Finché sono bloccata sui nomi, non mi viene in mente nient’altro. Dopo, solitamente penso a un periodo storico, quindi faccio un diagramma famigliare: genitori, fratelli, occupazioni, eventi importanti. Penso a quello che spinge i membri di una famiglia a fare certe cose. Allo stesso tempo inizio a pensare alla domanda “cosa succederebbe se…”. Per esempio, in BACIO PROIBITO la domanda “cosa succederebbe se…” era: “Cosa succederebbe se l’eroina andasse in una bisca e scoprisse che non può più andarsene?”. A quel punto parto, e inizio a correre. Non c’è una traccia o un abbozzo della trama. Non riesco a lavorare in modo così rigido. Ho fatto un’eccezione un’unica volta, e scrivere quel libro è stato un’esperienza orribile. Da allora non ho più usato una traccia.
12 - What’s your opinion today of your earlier works, from a general standpoint? Have you ever been thinking of re-writing any of them, and if yes why?
I’m sure my earlier works could stand revising and reworking, but I’m not interested in doing that. They are what they are: the best I could do at the time.
12 - Qual è oggi la tua opinione sui tuoi primi lavori, da un punto di vista generale? Hai mai pensato di riscriverne qualcuno, e se sì, perché?
Sono sicura che ai miei primi lavori una revisione potrebbe essere utile, ma non sono interessata a farlo. Quei romanzi sono quello che sono: il meglio che sono riuscita a fare all’epoca.
13 - You have explored many different historical settings in your stories, from Regency England to American frontier and civil war. To what extent does the setting influence your plots?
The setting influences the plot in terms of the occupations, the relative freedom the heroine has to take charge of her life, and the relationship conflicts that might arise from a war time setting.
13 - Nelle tue storie hai esplorato molte ambientazioni storiche differenti, dall’Inghilterra regency fino alla frontiera e alle Guerra Civile americane. Fino a che punto l’ambientazione influenza le tue trame?
L’ambientazione influenza la trama in termini dell’occupazione dei personaggi, dei gradi di libertà che l’eroina ha nel farsi carico della propria vita, e dei conflitti di relazione che potrebbero nascere in tempi di guerra.
14 - Most historical romances today come out in series, and one-offs are more and more scarce. Why this popularity, in your opinion? Are series and sagas really something a romance writer cannot do without, or is it more a market requirement?
I don’t generally care for series that follow the same characters. The two exceptions that come immediately to mind are Diana Gabaldon’s Outlander books and JD Robb’s In Death series. As a reader and a writer, however, I enjoy revisiting characters in supporting roles in other books. Readers seem to like it as well. Also, speaking just as a writer, it’s easier to do several books in a similar time and location from a research perspective. With the exception of my Compass Club books, I never have set out to write a series. Because of my lack of planning, I don’t know that there’s another story waiting to get out until I’m well into writing the book. That’s certainly true of If His Kiss is Wicked. I didn’t know Restell Gardner would require his own book until I made his acquaintance in One Forbidden Evening.
14 - Per la maggior parte, i romanzi storici oggigiorno escono in serie, e i titoli singoli sono sempre più rari. Perché questa popolarità delle serie, a tuo avviso? Le serie e le saghe sono davvero qualcosa di cui una scrittrice di romance non può fare a meno, o si tratta piuttosto di una richiesta del mercato?
In generale non amo molto le serie che hanno per protagonisti sempre gli stessi personaggi. Le due eccezioni che mi vengono immediatamente in mente sono i libri della serie Outlander di Diana Gabaldon e quelli della serie In Death di JD Robb. Come lettrice e come scrittrice, tuttavia, mi diverto a rivisitare personaggi che in altri libri hanno avuto ruoli di supporto. Anche alle lettrici la cosa sembra piacere. Inoltre, parlando solo come scrittrice, dal punto di vista della ricerca storica è più semplice usare epoche e luoghi simili per un gruppo di libri. Con l’eccezione della mia serie Compass Club [ “Il club della Rosa dei Venti” ] non ho mai deciso di scrivere una serie per partito preso. A causa della mia mancanza di pianificazione, finché non sono arrivata a buon punto nella scrittura del libro non so mai se subito dopo c’è un’altra storia che mi aspetta al varco. Questo è sicuramente vero nel caso di BACIO PROIBITO Non sapevo che Restell Gardner avrebbe voluto un libro tutto per sé finché non ho fatto la sua conoscenza in One Forbidden Evening [ La maschera dei sensi, “I Romanzi Passione” n.7 ].
15 - Your stories sometimes contain few suspense and mystery elements. Is there any specific reason you’re specially fond of this narrative approach? What’s the added value it can bring to a romance novel, in your opinion?
The story has to be more than boy meets girl. The suspense or mystery is a way of creating tension and challenging the characters to work together. For me, romance is a much broader genre that must include adventure.
15 - A volte le tue storie contengono alcuni elementi suspense e mystery. C’è una specifica ragione per cui ti piace particolarmente quest’approccio narrativo? Secondo te, qual è il valore aggiunto che può portare a un romance?
La storia dev’essere qualcosa di più del semplice “lui incontra lei”. Suspense e mistero rappresentano un modo per creare tensione e sfidare i personaggi a cooperare. Per me, il romance è un genere molto più ampio, che deve includere l’avventura.
16 - Are you working to any new novel, right now? Can you tell us something about your upcoming projects? As for the genres, are you going to stick on “classical” historical romances, or will you explore other kinds of fiction as well? Some time ago you mentioned you had been working at a contemporary novel…
I’m returning to the American West. In September 2009, Never Love a Lawman will be released in English. I just finished the manuscript that connects to it – still untitled. It won’t be available until 2010. It takes place in the same town as the first one. (Once again, I had no idea that was going to happen until I created the town and it became interesting to me.) As for the contemporary, I wrote it in 2001. It’s practically a historical now. It’s at my publisher’s, waiting for my editor to work on it. I’m in no particular hurry. Now it needs even more work to make it current again. I suppose that’s another reason I like historicals.
16 - Stai lavorando a un romanzo nuovo in questo momento? Ci puoi dire qualcosa sui tu
oi prossimi progetti? E per quanto riguarda i generi, resterai sul romanzo storico “classico” oppure esplorerai altri generi di narrativa? Un po’ di tempo fa hai accennato al fatto che stavi lavorando a un contemporaneo…
Ho intenzione di tornare al Far West. A settembre 2009 verrà pubblicato Never Love a Lawman, e ho appena completato un nuovo romanzo a cui è collegato, ma che ancora non ha titolo. Si svolge nella stessa città del primo (di nuovo non avevo idea di come sarebbero andate le cose finché non ho creato la città, e allora il mio interesse è decollato) e non uscirà fino al 2010. Circa il romanzo contemporaneo, l’ho scritto nel 2001. Ormai è di fatto diventato storico. È parcheggiato alla mia casa editrice, in attesa che il mio editor lo prenda in mano. Non ho una fretta particolare di vederlo pubblicato, però bisognerà lavorarci ancora più sopra per renderlo di nuovo attuale. Suppongo che questa sia un’altra ragione per cui mi piacciono gli storici.
17 - Anything else you would like to share with your Italian readers?
I can’t think of anything that you haven’t asked. I hope Italian readers find that romance is truly the universal language no matter what its language of origin might be. Ciao.
17 - C’è qualcos’altro che ti piacerebbe condividere con le tue lettrici italiane?
Mi sembra di aver detto tutto. Spero che anche le lettrici italiane ritengano che l’amore è davvero il linguaggio universale, indipendentemente dalla lingua d’origine. Ciao.
EXCERPT / ESTRATTO
da: "BACIO PROIBITO"
Prologo
Londra
Giugno 1822
— Vorresti essere così gentile da prendere il mio cappello? — Marisol guardò verso il letto dove si trovava la cugina. — Hai un aspetto davvero trascurato, Emmalyn. Non va per niente bene. L’agitazione non porta mai nulla di buono. Potresti almeno cercare di tenerti occupata.
Emma sapeva di non essere mai stata agitata in vita sua, ma non replicò all’osservazione di Marisol. Sarebbe stato inutile negare.
Guardò fuori della finestra. Le tende di damasco aperte incorniciavano il cielo che ingrigiva sempre di più sulle cime dei tetti. — Ti rendi conto che tra poco pioverà, vero?
— Cosa vuoi che mi importi? — Marisol avvicinò la poltroncina alla toletta e studiò gli orecchini di perle che aveva scelto. — Che dici, vanno bene? Non riesco a decidere tra quelli a lobo o i pendenti.
Emma non disse nulla. La cugina in realtà stava parlando da sola. — Prendo il cappellino nero?
— Cosa? — Distratta dal suo dilemma, Marisol corrugò la fronte. — Quello nuovo? Direi di no. Le guarnizioni in raso si rovinerebbero. Hai detto tu stessa che sta per piovere. E le piume? Si affloscerebbero rendendomi ridicola. Non va bene, Emmalyn. Neppure tu lo faresti.
— Quello di satin, allora.
— Sì. — Il volto di Marisol si distese. — Confesso di avere pensato a qualcosa di diverso, ma in effetti quello di satin è la scelta migliore. Davvero un ottimo suggerimento. — Si distolse dallo specchio e guardò Emma. — Sei sempre troppo buona con me, Emmalyn. Non te lo dico abbastanza spesso. Ma d’ora in poi lo farò almeno una volta al giorno. Me lo rammenterai, vero?
— Se proprio ci tieni — replicò l’altra, impassibile. Poi, prima di cedere a un violento attacco di risa, si precipitò nel guardaroba di Marisol.
Il cappellino di satin era passato di moda da parecchi anni, anche se ad accorgersene sarebbe stata solo la più fedele seguace dello stile parigino. Emma, da parte sua, non era il tipo che amava attirare né attenzioni né commenti.
Marisol, nel frattempo, aveva scelto un delicato paio di orecchini pendenti, di perle, e stava ammirando il loro effetto quando la cugina tornò con il cappellino. Le perle sfiorarono leggermente il suo collo sottile, mentre lei girava la testa prima da un lato e poi dall’altro. — È una sensazione deliziosa sentirli sulla pelle. — Rabbrividì. Poi lanciò a Emma un’occhiata per vedere la sua reazione. Quando questa la fissò compassata, Marisol aggiunse: — Mi ricorda un bacio, proprio sul collo. Conosci questa sensazione?
— Oserei dire di sì. — Emma le porse il copricapo, ma lo riprese quando Marisol si girò sulla poltroncina e puntò su di lei i vivaci occhi azzurri. Sentendo su di sé quello sguardo furbo e curioso, la giovane si mise in guardia.
— Sei dunque stata baciata? — chiese Marisol, atteggiando il labbro inferiore a un broncio. — Perché non me l’hai mai raccontato? Dimmi il suo nome. Lo pretendo. Avevamo deciso che non ci sarebbero stati segreti tra noi.
Emma non rammentava di avere concluso un simile accordo con la cugina. Sarebbe stato un errore madornale da parte sua e avrebbe solo potuto significare che aveva preso una botta in testa. — Si chiamava Fitzroy. Contenta, adesso?
— Fitzroy? Che razza di nome è?
— Uno come un altro, credo. Lui non aveva problemi a portarlo. — Emma le porse di nuovo il cappellino mentre Marisol iniziava a succhiarsi il labbro inferiore. — Vuoi che ti aiuti a sistemarlo?
La cugina prese il copricapo e se lo appoggiò in grembo. — Fitzroy. Era il nome o il cognome?
Emma finse indifferenza. — Non credo di averglielo mai chiesto — rispose, infine.
— Però gli hai permesso di baciarti!
— Sì. Certo. Era amabile e mi piaceva molto. — Emma notò un velo di confusione increspare i tratti perfetti della cugina. — Stai pensando male di me? Mi pare che tu la stia prendendo troppo sul serio.
— Non potrei mai pensare male di te, Emma. Tuttavia, è piuttosto insolito sentirti parlare con tanta tranquillità di un bacio. Sai bene che è pericoloso amoreggiare con un uomo al quale non sei stata adeguatamente presentata.
Emma osservò la cugina fare una pausa, battere con lentezza le palpebre e spalancarle. Poi vide le sue labbra formare una O perfetta. — Dunque, mia cara — le disse in tono gentile, adesso che cosa farai?
— Io stavo parlando di te — protestò Marisol. — Per me è diverso.
— Che assurdità. Perché?
— Semplice. Perché tu hai quattro anni in più di me. Certo, ventidue anni non è una grande età, e a diciotto non si è più bambini. La verità è che tu sei una persona infinitamente migliore di me.
Fu Emma questa volta a spalancare gli occhi. Le sue iridi, verdi con qualche pennellata di azzurro, furono ombreggiate per un istante dalle lunghe ciglia scure. Quando un delicato ricciolo scuro le cadde poco elegantemente su una tempia, la giovane soffiò verso l’alto, facendolo oscillare senza però spostarlo. Fu dunque con un gesto impaziente della mano che lo spinse via.
— Una persona migliore? Non starai parlando sul serio, vero? Siamo diverse, questo sì. Ma quello che hai detto non ha senso! Non devi confondere le cose.
— Sono stupida e vanesia — replicò Marisol con franchezza. — Papà lo dice sempre. E chi meglio di lui può affermarlo, considerato che sono proprio come la mamma? No, Emmalyn. Non sforzarti di indorare la pillola. Papà adorava la mamma e l’ama ancora. Venera anche me, ma proprio per come sono fatta.
— Non mi pare che questa sia l’osservazione di una ragazza sciocca.
— Sì, be’, si tratta di un attimo di lucidità.
Marisol guardò di sfuggita il proprio riflesso, poi catturò lo sguardo di Emma nello specchio. — Sai che sono una persona vacua. Come potrei non esserlo, considerato che l’unica qualità in mio possesso è la bellezza? Sei tu quella intelligente, Emmalyn. Papà dice che saresti potuta nascere uomo, per quanto lo sei.
— Sono certa che lo intendesse come un complimento — fece Emma, brusca.
— Oh, sicuro! Sei come un figlio maschio per lui; me l’ha detto personalmente. Credo che un figlio sia meglio di una figlia, perché le aspettative nei suoi confronti sono innumerevoli. Tu incarni il maschio.
— Non è così, Marisol. I sentimenti dello zio nei miei confronti non sono gli stessi che nutre per te.
— Certo. Io però non sto parlando di sentimenti; dico solo che lui ti vede come un figlio maschio. Ciò non sminuisce il suo amore per me, ma aumenta la sua dipendenza verso di te. È così da quando sei venuta a stare con noi. Quanto tempo è passato? Due anni?
— Quasi tre — replicò Emma, pacata.
Marisol si voltò di scatto. — Una fanciulla meno stupida avrebbe ricordato che il mese prossimo è l’anniversario della morte dei tuoi adorati genitori. Perdonami, Emmalyn. Ho parlato senza pensare.
— Non v’è nulla da perdonare.
— Sei davvero la persona migliore. — La cugina le strinse la mano con leggerezza. — Certamente la più generosa.
Emma attese fino a quando Marisol non le liberò le dita, poi le porse il cappellino. Vedendo che l’altra non lo prendeva, sospirò accettando l’inevitabile. — Si tratta dunque del signor Kincaid? Hai un messaggio per lui.
— Non ti ho appena detto che sei molto intelligente? Mi hai letto nel pensiero.
— Ne dubito. Non so né dove né quando, e certamente neppure cosa.
— Dovrai andare da madame Chabrier.
— La merciaia?
— Esatto. Lì incontrerai il signor Kincaid. — Marisol gettò un’occhiata all’orologio sulla mensola del camino. — Ci siamo accordati per l’una.
— Tra poco, allora.
— Sì, però tanto per cambiare io sono in ritardo. Ho già spiegato al signor Kincaid la differenza tra l’essere in ritardo per vizio e per convenienza; gli ho inoltre detto che propendo per la seconda opzione. Aspetterà.
— E se non lo facesse?
— Mi sentirò devastata.
— Ma perché? Non vuoi neppure andare di persona all’appuntamento!
— Questo però lui non lo sa. Davvero non comprendi, Emma cara? Mi sta aspettando. Conto su di te per giudicare la sua espressione quando ti vedrà arrivare al mio posto.
— Molto bene. E quando le sue impeccabili maniere avranno mascherato le speranze infrante, che cosa faccio?
— Gli darai questa. — Marisol infilò con delicatezza le dita nello scollo smerlato dell’abito da passeggio per trarne un foglio piegato e vagamente profumato. — C’è scritto perché non ci possiamo più vedere.
— Capisco. — Emma prese il biglietto con la sinistra e lo strinse tra le dita. — E se invece dovesse essere contento che al tuo posto ci sia io?
— Gli darai questo. — Marisol si alzò e, con delicatezza, poggiò il palmo della mano aperta contro la guancia di Emma. — Naturalmente lo farai con molto più sentimento. Rammenta che gli stai recapitando un insulto da parte mia e che dovrai comportarti di conseguenza.
— Non credo di riuscire a schiaffeggiare il signor Kincaid, per nessuna ragione, sentimento o meno. Forse sarà sufficiente riferirgli che non lo vuoi più vedere — replicò Emma, senza mostrare la propria esasperazione. — Immagino che, in tal caso, non meriti di ricevere il biglietto profumato vergato di tuo pugno. Non ne avrebbe la cura necessaria.
Marisol sollevò il capo e guardò la cugina con un’espressione di apprezzamento tutta nuova. — Proprio quello che pensavo. Non merita alcun ricordo della nostra fugace relazione se si dimostrerà indifferente alla mia assenza. Uno schiaffo sarà più che adeguato. Dopo tutto, si è preso gioco di me.
Vi era una strana logica nel ragionamento di Marisol. Emma, con sommo terrore, stava iniziando a comprenderla. — Sono sicura che sarò piena di “sentimento”, quando gli riferirò che non intendi più vederlo. — Si astenne dal dire che si sarebbe trattato di sollievo. Gli appuntamenti della cugina con Jonathan Kincaid non erano un segreto per lei. Chissà se lo sarebbero rimasti per il padre e il fidanzato della ragazza. Forse, finalmente, anche Marisol aveva cominciato a porsi la stessa domanda. — Quando avrò finito di parlare con lui, comprenderà che non è un gentiluomo e di non aver, dunque, guadagnato da parte nostra che inimicizia e sdegno. Va bene?
— Benissimo. Userai i toni più taglienti, vero? Inoltre, non credo che sarebbe male se tu lo guardassi così. — Marisol strinse leggermente gli occhi azzurri per dar loro un’espressione gelida.
— Suppongo di poterlo fare.
— Certo che puoi. L’ho imparato da te!
— Oh! — Emma provò un senso di smarrimento. — Non ne avevo idea.
Lo sguardo di Marisol si addolcì quando sorrise, radiosa. — Non passi mai del tempo davanti allo specchio. Quel tipo di espressione ti viene naturale. A me intimorisce, è tipica di te.
“Non tanto” pensò Emma “da evitare di parlare liberamente.” Tutto ciò che le passava per la testa, Marisol lo aveva poi sulla punta della lingua. Emma si astenne dal commentare. — Vado a prendere il mantello — le disse.
— Usa il mio. Il tempo sta per cambiare e ne avrai bisogno. Non mi perdonerei, se ti raffreddassi. Prendi quello verde. È il mio preferito, ma addosso a te sarà ancora più attraente.
— No. Metterò il mio.
Per tutta risposta, Marisol allungò un braccio e lo puntò in direzione del guardaroba. — Lo troverai nell’armadio. Berry lo ha spazzolato oggi.
Emma andò a prenderlo, lo indossò e lo chiuse sotto il seno. Tornata dalla cugina, la trovò presso la toletta. Marisol batté le mani, contenta di quello che era riuscita a ottenere. — Sapevo che ti sarebbe stato d’incanto. Coraggio, voltati e fammi vedere l’effetto completo.
Emma esitò. Poi, non potendo fare diversamente, roteò su se stessa.
— Emmalyn Hathaway, sei davvero deliziosa. Non mi meraviglierei se il signor Kincaid ti scambiasse per me e pensasse che sono andata all’appuntamento, almeno fino a quando non ti avvicinerai abbastanza a lui.
— Fa parte del tuo piano, Marisol? Lo stai incoraggiando a sbagliare identità nella speranza di suscitare in lui una reazione più forte?
— Credi che potrebbe essere così? Confesso di non averci pensato, ma, in effetti, potrebbe avere risvolti positivi. Avrai meno difficoltà a capire cosa pensa.
— Conosco troppo poco il signor Kincaid per riuscire a entrare nella sua testa. Però è una persona molto schietta.
Marisol si mostrò dubbiosa. — Se lo dici tu... In base alla mia esperienza, gli uomini hanno strani meccanismi mentali che mettono in confusione. Hai preso il mio biglietto?
Emma le mostrò di averlo fatto scivolare sotto la cintura. — Non lo perderò.
— Prometti di tornare immediatamente da me, dopo?
— La pioggia mi incoraggerà a farlo. — Si avvicinò alla porta, la aprì e si fermò sulla soglia. Quando guardò indietro, la cugina si stava già spostando in direzione della finestra. — Marisol?
— Sì?
— Non lo farò più. — Emma si voltò, ma non prima di accorgersi che la cugina aveva avuto la delicatezza di arrossire.
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IN THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI
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SEA WRAITH -- DREAMSEEKER
THE AUTHOR - L'AUTRICE
Jo Ann Ferguson - Jocelyn Kelley is a very appreciated author who in her twenty years of writing career has written an incredible number of novels and short stories, many of which have been honored with award nominations from Pearl, ROMY, Romantic Times, Rom/Con and Affaire de Coeur magazine. Two of her regencies, "The Counterfeit Count" and "A Christmas Bride", have been bestowed the ARTemis Award by the Romance Writers of America Association.
She already was our guest last year, you can find her interview here:
http://romancebooks.splinder.com/post/17081717
Jo Ann Ferguson - Jocely Kelley è un'apprezzata autrice con alle spalle vent'anni di carriera e all'attivo un numero incredibile di romanzi e novelle, molti dei quali hanno ricevuto nominations a premi quali Pearl, ROMY, Romantic Times, Rom/Con e Affaire de Coeur magazine. Due suoi Regency Tradizionali, "The Counterfeit Count" e "A Christmas Bride" sono stati insigniti del premio ARTemis dall'associazione Romance Writers of America.
Jocelyn/Jo è già stata nostra ospite lo scorso anno, potete trovare la sua intervista a questo link:
http://romancebooks.splinder.com/post/17081717
www.joannferguson.com
www.jocelynkelley.com
http://jocelynkelley.com/blog/
THE NEW RELEASES - LE NUOVE USCITE
SEA WRAITH
Book #3 of the Nethercott Tales (June 2009)
available / acquistabile :
http://www.imajinnbooks.com/
ONE SPIRITED MISS...
Sian Nethercott wants to put her mistakes behind her. First, a man she agreed to marry, even though he did not touch her heart; then Lord Lastingham, the only man she has ever loved...even though he seems to have forgotten her. She travels to her sister’s house in Cornwall in order to paint a mural, but her trip is interrupted when she encounters a masked man named Wraith, a criminal whose brazen kiss thrills her. But she can’t forget the warning she received before she left Nethercott Castle: Beware of ghosts in Cornwall!
THREE DANGEROUS MEN...
Shocked to find Lord Lastingham in Cornwall where he intends to put a stop to Wraith and the other wreckers, Sian also meets Arthyn Trembeth, the curate in the tiny village of St. Gundred. All three men charm her in their unique ways, but it is Wraith who seems to be near whenever she finds herself in need for rescuing...or a soul-sapping kiss. Is he the ghost she was warned about? Even if he is, can she deny herself what she thought she would never find?
TOO MANY GHOSTS...
Sian and Wraith must come to trust each other–and their own hearts–as they battle a common enemy to protect all they hold dear...and have a ghost of a chance at love.
UNA SIGNORINA DI SPIRITO...
Sian Nethercott vuole buttarsi gli errori alle spalle. Primo, un uomo che ha accettato di sposare, anche se non le ha toccato il cuore; poi Lord Lastingham, l'unico uomo che ha sempre amato... anche se sembra averla dimenticata. Sian si trasferisce nella casa della sorella, in Cornovaglia, per dipingere un murale, ma il suo viaggio si interrompe quando incontra un uoma mascherato di nome Wraith, un criminale il cui bacio impudente l'ha elettrizzata. Tuttavia non può dimenticare l'avvertimento che ha ricevuto prima di lasciare il Castello di Nethercott: attenta ai fantasmi in Cornovaglia.
TRE UOMINI PERICOLOSI...
Stupita di trovare Lord Lastingham in Cornovaglia con l'intenzione di mettere fine ai saccheggi di Wraith, Sian incontra anche Arthyn Trembeth, il curato del piccolo villaggio di St.. Gundred. Tutti e tre gli uomini l'affascinano in modo particolare, ma è Wraith che sembra esserle accanto quando ha bisogno di essere salvata... o baciata. E' lui il fantasma contro cui è stata messa in guardia? Anche se fosse, può Sian negarsi quello che pensava non avrebbe mai trovato?
TROPPI FANTASMI...
Sian e Wraith devono arrivare a fidarsi l'uno dell'altra - e dei loro cuori - mentre combattono contro un comune nemico per proteggere ciò che hanno a cuore... e per avere un'occasione d'amore.
CONNECTIONS WITH OTHER BOOKS - COLLEGAMENTI CON ALTRI LIBRI
This is the third book in the Nethercott Tales series. The first two books (published by Penguin) are Lost in Shadow and Kindred Spirits.
Questo è il terzo libro della serie Nethercott Tales. I primi due libri (pubblicati da Penguin) sono Lost in Shadow e Kindred Spiritis.
FROM THE AUTHOR - DALL'AUTRICE
I set these three books in some of my favorite spots in England – Yorkshire, London, and now Cornwall. A few years ago, I traveled to Cornwall and had the time to visit the off-the-beaten-path sort of places. One was an ancient barrow near St. Just, Cornwall. Looking out at the sea and Land’s End in the distance, I was amazed how lonely and ancient the area felt, even though the village was not far away. What a perfect location for a ghostly visitor to bring the tales of the three Nethercott Tales to a conclusion! And if you’re in Cornwall in the Regency era, you just have to have smugglers, so I brought them into the story as well. It’s always fun to have characters who straddle the line between legal and illegal. And the mural the heroine is painting? It could just possibly come out of the experience of having fabulous stripes painted up my stairwell!
Ho ambientato questi tre romanzi in alcuni dei miei luoghi preferiti d'Inghilterra - Yorkshire, Londra ed ora Cornovaglia. Alcuni anni fa, ho visitato la Cornovaglia e ho avuto occasione di visitare alcuni di quei luoghi molto fuori mano. Uno di essi era un'antica collina vicino a St. Just, Cornovaglia. Guardando verso il mare e verso Land's End, in distanza, mi meravigliò il modo in cui l'area mi parve solitaria e antica, anche se il villaggio non era lontano. Che luogo perfetto per un visitatore fantasma che concludesse i tre racconti di Nethercott! E se sei in Cornovaglia nell'epoca Regency, non puoi non avere anche i contrabbandieri, così ho infilato anche loro nella storia. E' sempre divertente avere un personaggio che si muove tra il legale e l'illegale. E il murale che l'eroina sta dipingendo? Potrebbe semplicemente provenire dal fatto che io stessa ho delle bellissime striscie dipinte sulla tromba delle mie scale!
DREAMSEEKER
Book #5 of The Dream Chronicles (July 2009)
available / acquistabile :
http://www.imajinnbooks.com/
SHE LONGS TO HEAR A DREAMSONG...
Lajila is the daughter of two shapeshifters, but what makes her different is that she cannot hear–not anyone’s words or even a dreamsong sung by the Tiria’s mate. She longs to be of service to the Tiria in restoring Gayome and fighting the fierce Cha’Kwain who use the Gayomians’ own dreams to destroy them. She does not suspect her chance has come when a stranger arrive...and she can hear the handsome man’s thoughts in her mind.
HE LONGS FOR ANOTHER LIKE HIMSELF...
Kallen Elfodd has no idea why Lajila can hear him. What else can she discern? Can she guess he is Teqqet, a member of an ancient race whose task is to keep balance between Gayome and the rest of the universe? He refuses to believe he is the last of his kind. But his quest to find another is interrupted when he becomes fascinated with Lajila and wonders what it would be like to hold her. When he does, he brings on a fiery disaster that threatens everything the Tiria has rebuilt.
BUT THEY HAVE MORE IN COMMON THAN THEY CAN GUESS
To keep the Tiria’s people from starving in the aftermath of the devastating fire, Lajila and Kallen set off on to find food to replace what was inadvertently destroyed when, as he gazed into her eyes, he forgot about balance. Can two such different people help each other and the Tiria? What will happen if they surrender to the passion exploding between them? Will they bring forth Gayome’s final destruction...or win love?
LEI DESIDERA SENTIRE UN SOGNO CANTATO...
Lajila è la figlia di due mutaforma, ma quello che la rende diversa è che non può sentire - né le parole di chiunque né un sogno cantato dal compagno della Tiria. Lei vorrebbe essere d'aiuto alla Tiria nel restaurare Gayome e combattere il fiero Cha'Kwain, che usa gli stessi sogni dei Gayomiani per distruggerli. Non sospetta che la sua occasione si presenta quando arriva uno straniero... e lei può sentire i pensieri dell'affascinante uomo nella sua mente.
LUI DESIDERA TROVARE UN'ALTRA COME LUI...
Kallen Elfodd non ha idea del perchè Lajila può sentirlo. Cos'altro può apprendere? Può scoprire che lui è Teqqet, un membro di un'antica razza il cui obiettivo è mantenere l'equilibrio tra Gayome e il resto dell'universo? Kallen rifiuta di credere di essere l'ultimo della sua specie. Ma questa ricerca che ha intrapreso per trovare un altro simile viene interrotta quando si ritrova affascinato da Lajila e si chiede come sarebbe tenerla tra le braccia. Quando lo fa, dà inizio a un disastro che minaccia tutto ciò che Tiria ha ricostruito.
MA LORO HANNO IN COMUNE PIU' COSE DI QUANTO IMMAGININO
Per evitare che la gente di Tiria muoia di fame dopo il devastante incendio, Lajila e Kallen si mettono alla ricerca di cibo per rimpiazzare quello che è stato inavvertitamente distrutto quando, ne guardare negli occhi di lei lui dimenticava di mantenere l'equilibrio. Possono due persone così differenti aiutarsi l'un l'altro e aiutare Tiria? Cosa accadrà se si arrenderanno alla passione che sta per esplodere tra loro? Causeranno la totale distruzione di Gayome... o troveranno l'amore?
CONNECTIONS WITH OTHER BOOKS - COLLEGAMENTI CON ALTRI LIBRI
This is the fifth book (out of 6) set on a planet/country named Gayome where a few select people can sing dreams. This ability allows the dreamsinger to reach out into other people’s dreams to communicate with them and to give them glimpses of the future. The first three books were set at the time of a great upheaval when Gayome was invaded by their long-time enemies (who value science over dreamsinging) and saved by Nerienne (the Tiria – leader) and Durgan Ketassian (a dreamsinger). The second three books are the stories of the children of the heroes/heroines of the first books. I’m just beginning work on book number six, and it will be very sad for me as a writer to leave these characters, as the first book in the series was published ten years ago. The books in the series are: Dreamsinger, Dreamshaper, DreamMaster, Dreamtraveler...and now Dreamseeker. The last one is tentatively called DreamEnder and should be out in 2010.
Questo è il quinto libro (di sei) ambientati su un pianeta chiamato Gayome dove alcune persone selezionate possono cantare i sogni. Questa abilità permette al cantatore di sogni di raggiungere le altre persone attraverso i loro sogni e comunicare con loro e dare loro visioni sul futuro. I primi tre libri sono ambientati al tempo del grande sconvolgimento, quando Gayome viene invasa dai nemici di lunga data (che considerano la scienza al di sopra dei sogni cantati) e in seguito salvata da Nerienne (la Tiria - il capo) e Durgan Ketassian (un cantatore di sogni). I seguenti tre libri sono le storie dei figli degli eroi e delle eroine dei primi libri. Ho appena iniziato a lavorare sul sesto libro, e come scrittrice trovo molto triste dover abbandonare questi personaggi, dato che il primo libro di questa serie fu pubblicato dieci anni fa. I libri appartenenti alla serie sono: Dreamsinger, Dreamshaper, DreamMaster, Dreamtraveler ed ora Dreamseeker. L'ultimo si chiamerà presumibilmente DreamEnder e dovrebbe essere pubblicato nel 2010.
FROM THE AUTHOR - DALL'AUTRICE
I was looking for a challenge when I got to the fifth book in the series, and I wanted to create a character who was “outside” the mythology I had created for my world with dreamsinging. So I made her deaf. Not only can she not hear voices, but she cannot hear dreamsongs. She can read lips and develops a way of communicating with the hero. She feels like an outsider also because her family is the only one of its race in the compound where she lives. For her hero counterpart, I created a man who is truly alone. He is the very last of his race – as far as he knows, and he’s on what seems to be a futile quest to find others. His people are responsible for the balance in the universe, for keeping everything in its place. A huge task for a whole group of people, an almost impossible burden for a single man...especially when the balance is threatened any time he draws the heroine into his arms. The cover art shows him trying to keep the stars from falling from the sky, which shows his struggle. The story focuses on how what we believe are our greatest weaknesses can also be the source of our greatest strengths.
Ero alla ricerca di una sfida quando ho iniziato il quinto libro della serie, e volevo creare un'eroina che fosse al di fuori della mitologia che avevo creato per il mio mondo dei cantatori di sogni. Così l'ho resa sorda. Non solo non può sentire le voci, ma non può nemmeno sentire i sogni cantati. Può leggere le labbra e sviluppare un modo di comunicazione con l'eroe. Lei si sente un'intrusa, anche perché la sua famiglia è la sola ad appartenere alla sua razza nel quartiere in cui vivono. Per la sua controparte, l'eroe, ho creato un uomo che fosse davvero solo. Lui è l'ultimo della sua razza - almeno per quanto ne sa, ed è impegnato in quella che sembra una inutile ricerca per trovare altri come lui. Il suo popolo è responsabile dell'equilibrio dell'universo, per mantenere ogni cosa al suo posto. Un compito enorme per un intero gruppo di persone, e un peso impossibile per un singolo uomo... specialmente quando l'equilibrio è minacciato ogni volta che attira l'eroina tra le sue braccia. L'immagine di copertina mostra l'eroe mente cerca di impedire alle stelle di cadere dal cielo, il che rappresenta il suo sforzo. La storia si concentra su come ciò che noi crediamo essere le nostre più grandi debolezze possono essere anche la sorgente delle nostri maggiori punti di forza.
EXCERPTS - ESTRATTI
from - da "SEA WRAITH"
(...)
As she passed the well house, she glanced at the moors rising in the distance, folding one into another like a collection of knees belonging to sleeping giants. That thought made her shudder as she remembered the whispers of ancient giants last year. She was glad those whispers had faded.
The door banged against the well house. The building was about six feet square and not even a full story high. Made of the same stone as Nethercott Castle, it protected the water from debris and droppings. Sian sighed as the door struck the wall again. One of the servants must have forgotten to latch it.
A glimmer inside caught her eye. Was it sunshine reflecting off water in the well? Usually the well house was as dark as she felt right now, but the pattern on the wall was intriguing. She flipped open her sketchbook and bent to search her pouch for the right charcoal.
When she looked up again, the light was not there. Confound it! Had the sunlight gone behind a cloud, taking the illusion with it? No, there it was. It had shifted over to another wall where she could see only one edge of the reflection.
Sian stepped inside, keeping to the narrow space around the raised stones of the square well. At one time, it had been called a holy well, so steps had been cut into one side to allow pilgrims to step down into it. That belief had ended with the razing of the priory by the agents of King Henry VIII. She squatted, balancing the sketchbook on her knees as she began to draw. The light danced as if the waters were stirred by a high wind. With the ease of practice, she glanced up, looked down to draw a few strokes, then up again.
Her hand slowed on the page as she realized the light was changing. The flickers became more solid, a glowing orb.
“Oh, my goodness!” she breathed as she stood. Was she seeing what her sisters had since their father’s death?
Lord Nethercott had instructed his daughters in metaphysics. He had never been able to prove the existence of ghosts, even though he had made every possible attempt. Yet, in the wake of his passing, two ghosts had appeared at Nethercott Castle. One to each of her older sisters. She had envied them.
Was it her turn now?
Holding the book over her heart, not caring that the charcoal would stain her gown, she watched the light. Both Jade and China, the oldest of the three, had described the process as light took on a solid form. She had not guessed it would be exciting and frightening at the same time. Beneath her sketchbook, her heart pounded like a bird trying to flee a closed room.
Arms and legs and a body appeared out of the light. At the top, a head remained a glowing blob. She held her breath, wondering whose spirit haunted the well house. She had heard stories of lovers who drowned themselves in the deep well hundreds of years ago. Was the ghost one of them?
Sian waited, but the metamorphosis stalled. It was as if she looked through a thick mist with the sun glaring behind it. She could not see features, although she could tell the spirit was male because his legs were visible against the brighter light.
“Who are you?” she asked, amazed she could speak.
“You are sad,” came a voice from within the mist. Like the specter’s image, it was indistinct. “But you were wise to do as you did.”
“Have you been watching me?”
“Every old house has guardian spirits.”
She almost thought she heard amusement in the voice, but it was so veiled by the mist, she could not be certain. “Are you one of those guardian spirits?”
“I am now.”
“And before?”
The voice, deep and pleasant on the ear in spite of being muffled, said, “I came to speak with you, daughter of the house, of the future, not of the past.”
“The future of Nethercott Castle?”
“Your future.”
She shook her head. “Forgive me, because I know it must have taken a great deal of energy for you to appear, but I have no interest in speaking of my future right now.”
“Because you sent that man away?”
“You have been spying on me!”
The sound might have been a chuckle or the tinkle of water from the spring at the bottom of the well. “I am a guardian for this house, and its inhabitants are my responsibility.”
Sian swallowed roughly, unsure what to say next. She was fortunate that the ghost – or was a guardian something different? – had not taken insult at her accusation. Recalling how pale and shaken her sisters had been after their encounters with phantoms, she knew she needed to be cautious.
“What do you want of me?” she whispered.
“I want you to heed my warning.” On the last word, the stones in the small building seemed to shiver.
Or was it her imagination? Her sisters praised her logic, but they never guessed it was because she could see many different alternatives to each decision. Her father had understood, urging her to release that creative way of seeing the world into her art.
Whether the rocks really quivered or not, she was shaking. “What warning?”
“You soon travel far from here.”
“Yes, to visit my sister in Cornwall,” she replied, even though she suspected the ghost was already privy to the plans.
“Be wary while you are there, daughter of the house.”
“Wary?” She squinted as she tried to discern the guardian’s face. “Of what or whom?”
“Of ghosts.”
“You are warning me about ghosts?”
“Who better?”
She could not restrain her laugh. “It was a silly question. Forgive me.”
“Hear my warning, daughter of the house, and take it into your heart.”
“I will.”
“Be wary of old ghosts and new ones while in Cornwall.”
Her eyes widened. “You mean I will see more ghosts there?”
“You will encounter more ghosts–both old and new–there. You may not see them, but they will be there. They are waiting for you. Be wary.”
More ghosts? Her sisters had seen only one each. Why would she see more? She was about to ask when she realized the light was swallowing the form into it. The guardian was leaving!
“Be wary,” she heard him repeat as if from a great distance.
“Wait!” she cried. “Tell me more! Where will I see the ghosts? What do they want of me?”
She got no answer. The light was gone, the well house dim as it usually was.
Sian leaned back against the moss covered walls. Sliding slowly down to squat once more, she held her charcoal over the page where she had been drawing. She stared at the page. It was blank! Flipping through the book, she saw sketches she had done earlier, but not the one of the light gathering to open a portal to the plane of existence where spirits resided.
If she drew a picture of the nebulous figure that had spoken to her, would that sketch vanish, too? She raised her eyes to the spot where the guardian had appeared. She did not need a drawing to recall how he had looked, because she was sure of one thing.
She would see him again.
(...)
Nell'oltrepassare la casetta del pozzo, Sian diede uno sguardo alle brughiere che si levavano in lontananza, piegandosi l'una nell'altra come tante ginocchia di giganti addormentati. Quel pensiero la fece rabbrividire mentre ricordava i bisbigli degli antichi giganti dell'anno prima. Era lieta che quei bisbigli fossero svaniti.
La porta della casetta sbatté. La costruzione era solo sei piedi quadrati e non alta quanto una stanza normale. Fatta della stessa pietra del castello di Nethercott, proteggeva l'acqua dai detriti e preveniva che vi cadesse qualcosa. Sian sospirò quando la porta sbatté di nuovo. Uno dei servitori doveva averlo dimenticato aperto.
Uno scintillio all'interno catturò il suo sguardo. Era forse la luce del sole che si rifletteva nell'acqua del pozzo? Di solito la casetta era buia quanto si sentiva lei ora, ma i disegni sulla parete erano intriganti. Aprì il suo album per gli schizzi e si abbassò a cercare nella borsa il carboncino giusto.
Quando alzò di nuovo lo sguardo, la luce non c'era più. Strano! Che il sole fosse stato coperto da una nuvola, portandosi via l'illusione? No, eccola. Si era spostata su un'altra parete dove poteva vedere solo un lato del riflesso.
Sian entrò, infilandosi nello stretto spazio tra le pareti quadrate. Una volta, era stato ritenuto un pozzo sacro, così alcuni gradini erano stati tagliati su un lato per permettere ai pellegrini di entrarvi. Quella credenza terminò con la distruzione della prioria da parte degli agenti di re Enrico VIII. Sian si abbassò, tenendo in equilibrio l'album sulle ginocchia e iniziò a disegnare. La luce danzava come se l'acqua fosse increspata da un forte vento. Con l'abilità derivata dalla pratica, alzò lo sguardo, lo abbassò per tracciare alcuni tratti, poi lo alzò di nuovo.
La sua mano rallentò sulla pagina nel realizzare che la luce stava cambiando. Lo scintillio stava diventando più solido, una sfera luminosa.
"O mio Dio!" bisbigliò alzandosi. Stava forse vedendo quello che anche le sue sorelle vedevano fin dalla morte del padre?
Lord Nethercott aveva insegnato alle figlie la metafisica. Non era mai stato in grado di provare l'esistenza dei fantasmi, nonostante avesse fatto tutto il possibile. E tuttavia, dopo la sua morte, due fantasmi erano apparsi al castello di Nethercott. Uno a ciascuna delle sue sorelle maggiori. Lei le aveva invidiate.
Era il suo turno adesso?
Tenendo l'album premuto contro il cuore, senza curarsi che il carboncino potesse macchiarle il vestito, Sian guardò la luce. Sia Jade che China, la maggiore delle tre, avevano descritto il processo attraverso il quale la luce si trasformava in forma solida. Non pensava che sarebbe stato eccitante e spaventoso allo stesso tempo. Sotto il suo album da disegno, il suo cuore bateva come un uccellino che cercava di scappare da una stanza chiusa.
Braccia e gambe e corpo apparvero al di sotto della luce. In alto, una testa si sovrappose alla sfera luminosa. Trattenne il fiato, chiedendosi quale spirito poteva abitare la casetta del pozzo. Aveva udito storie di amanti che si erano annegati insieme nelle profondità del pozzo centinaia di anni pria. Era il fantasma di uno di loro?
Sian aspettò, ma la metamorfosi si fermò. Era come guardare attraverso una fitta nebbia con il sole che lampeggiava dietro ad essa. Non poteva vedere lineamenti, tuttavia poteva dedurre che lo spirito fosse maschio, poichè le sue gambe erano visibile contro la luce più forte.
"Chi sei?" gli chiese, stupendosi di riuscire a parlare.
"Tu sei triste," una voce provenne dalla nebbia. Come l'immagine dello spettro era confusa. "Ma sei stata saggia ad agire come hai fatto."
"Mi stavi guardando?"
"Ogni vecchia casa ha uno spirito guardiano."
Le parve quasi di sentire il divertimento nella voce, ma era così mascherata dalla nebbia, che non poteva esserne certa. "Sei uno di quegli spiriti guardiani?"
"Lo sono ora."
"E prima?"
La voce, profonda e piacevole da udire nonostante fosse soffocata, disse, "Sono venuto a parlare con te, figlia della casa, del futuro, non del passato."
"Il futuro del Castello di Nethercott?"
"Il tuo futuro."
Lei scosse il capo. "Perdonami, perchè so che deve essere costata molta energia per apparirmi, ma io non ho alcun interesse a parlare del mio futuro, in questo momento."
"Perchè hai mandato via quell'uomo?"
"Mi stavi spiando!"
Il suono avrebbe potuto essere una risata o lo sciacquio dell'acqua sul fondo del pozzo. "Io sono un guardiano di questa casa, e i suoi abitanti sono una mia responsabilità"
Sian deglutì a fatica, non sapendo cosa dire. Era fortunata che il fantasma - o un guardiano era qualcosa di diverso? - non si fosse sentito insultato dalla sua accusa. Nel ricordare quanto pallide e sconvolte erano le sue sorelle dopo i loro incontri con i fantasmi, sapeva di dover essere cauta.
"Cosa vuoi da me?" gli bisbigliò.
"Voglio che presti attenzione al mio avvertimento." sull'ultima parola, le pietre della piccola costruzione sembrarono tremare.
O era la sua immaginazione? Le sue sorelle la consideravano una persona logica, ma non sapevano che ciò dipendeva dal fatto che poteva vedere molte diverse alternative ad ogni decisione. Suo padre aveva capito, e l'aveva incoraggiata a liberare quel suo modo creativo di vedere il mondo nella sua arte.
Non importava che le rocce avessero davvero vibrato o no, lei stava tremando. "Quale avvertimento?"
"Presto viaggerai lontano da qui."
"Sì, andrò a visitare mia sorella in Cornovaglia," replicò, anche se sospettava che il fantasma sapesse già dei suoi piani.
"Fai attenzione mentre sarai là, figlia della casa."
"Fare attenzione?" strizzò gli occhi cercando di distinguere la faccia del guardiano. "A cosa, o a chi?"
"Ai fantasmi."
"Tu mi stai mettendo in guardia dai fantasmi?"
"Chi meglio di me?"
Sian non poté trattenere una risata. "Era una domanda stupida. Scusami."
"Ascolta il mio avvertimento, figlia della casa, e tienilo a mente."
"Lo farò."
"Attenta ai vecchi fantasmi e anche a quelli giovani mentre sarai in Cornovaglia."
Lei spalancò gli occhi. "Intendi che vedrò più fantasmi laggiù?"
"Incontrerai molti fantasmi - sia antichi che recenti - laggiù. Non li potrai vedere, ma ci saranno. Ti stanno aspettando. Stai attenta."
Più fantasmi? Le sue sorelle ne avevano visto solo uno ciascuna. Perchè lei avrebbe dovuto vederne più d'uno? Stava per chiederlo quando si accorse che la luce stava assorbendo in sé la forma. Il guardiano se ne stava andando!
"Stai attenta." lo udì ripetere come da una grande distanza.
"Aspetta!" gridò. "Dimmi di più! Dove vedrò i fantasmi? Cosa vogliono da me?"
Non ebbe risposta. La luce se n'era andata, la casetta era tornata buia come sempre.
Sian si appoggiò contro la parete ricoperta di muffa. Scivolando lentamente in basso fino ad accucciarsi di nuovo, tenne il carboncino sulla pagina dove stava disegnando. Guardò la pagina. Era bianca!
Sfogliò l'albun e vide gli schizzi che aveva fatto prima, ma non quello del riflesso che aveva aperto un portale sul piano dimensionale dove risiedevano gli spiriti.
Se avesse disegnato la figura nebulosa che le aveva parlato, sarebbe scomparso anche quello schizzo? Alzò gli occhi nel punto dove il guardiano era apparso. Non aveva bisogno di un disegno per ricordare come era, perché di una cosa era certa.
L'avrebbe visto ancora.
from - da "DREAMSEEKER"
(...)
The breeze on her face was from the west, a change in the wind since yesterday. Cold weather had arrived a nineday before. The brightly colored leaves were swirling downward from the trees that made up the wall of the hide-house. After the leaves had fallen, the residents within must take extra care that no light sifted through the branches to betray the location of the hide-house.
The younger of the two strangers was walking toward her, and he paused in front of her. As he pushed his floppy hat back on his black hair, he met her eyes evenly. Not many men in the hide-house could, for she had inherited her height from her parents. His eyes were the same steely-gray as the blade on her belt, and something about the way he stood balanced lightly on his feet–as if he were ready to leap in any direction without warning–suggested he was as dangerous as that dagger.
Everything else about him contradicted that impression. His clothes, dusty and worn, were commonplace and could have been worn by any traveler. The toes of his scuffed boots were shiny from long use. Even his hat was like dozens of others in the hide-house.
Only his eyes of a shade she had never seen were odd. Even as she watched, they seemed to turn from gray to almost the silver of Nerienne’s hair. Were they a harbinger of his volatile thoughts or a warning?
“Were you sent back to interrogate me?” he asked with a smile.
“What gave you that idea?” She needed to be cautious and judge every motion he made and how his mouth moved when he created each sound. Maybe that would reveal something to her that she could share with Nerienne. One thing she already knew. This man was no common entertainer. While his friend continued to delight the children, his gaze had been evaluating every inch of the hide-house.
“I saw the Tiria (May she live–”
“We don’t use that phrase unless Nerienne’s receiving representatives of other governments.”
“Nor do you bow to her,” he said.
“She asked us not to.”
His brows, which were several shades lighter than his hair, rose. In amusement? Disbelief? Irony? “I see I have many assumptions I need to set aside during our stay here.”
“Are you planning to stay long?”
He smiled. “Now that’s the question I have been expecting you to ask. So let’s pretend these are our first words and start anew. Greetings.” He bowed his head.
She waited until he was looking at her again before she said, “Greetings to you, stranger.”
When he did not reply, she wondered if her voice had re