INTO THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI:
FRANCESCA BORRIONE – autrice esordiente italiana
L'AUTRICE SI PRESENTA
Sono nata a Perugia nel 1978, dove vivo e lavoro. Attualmente frequento l’ultimo anno di dottorato di ricerca presso la Facoltà di Scienze della Formazione.
Ho già pubblicato il saggio "Il maccartismo" e "Gli anni inquieti del cinema americano".
"L’uomo che attraversò il tempo per me" è il mio primo romanzo.
Studio per lavoro, cosa che considero un grande privilegio.
Leggere, scrivere, ascoltare musica e andare al cinema sono le mie più grandi passioni. Leggo di tutto, ma mi sono avvicinata al genere romance solo di recente, e mi sono immersa nei romanzi storici con grande entusiasmo. Mi piacciono i classici, i noir, gli urban fantasy, ma più semplicemente mi piacciono le belle storie. Quando leggo voglio entrare nei personaggi, nelle situazioni che vivono, nei loro sentimenti, nei conflitti interiori che devono affrontare. Voglio sentirmi parte dei racconti, e mi piace quando un autore è capace di farmi provare la sua stessa passione.
Ho sempre scritto, prima come una sorta di terapia per la mia timidezza, poi per cercare di costruire, nella mia fantasia, personaggi e storie più affascinanti della mia realtà.
"L’uomo che attraversò il tempo per me" è nato così, nel 2001, dal mio desiderio di creare la storia che in
quel momento particolare della mia vita avrei voluto vivere. E così è nata Selma, la protagonista del romanzo, una ragazza come tante e come tante chiusa nel proprio microcosmo privatissimo fatto di letture e soprattutto di cinema. Selma vorrebbe vivere in un film, in una perfezione che nella realtà non esiste, e quando mette queste due verità a confronto rimane inevitabilmente delusa. La sua vita non le piace, ma non le piace perché non l’ha mai curata. Selma critica molto se stessa e si schiaffeggia costantemente perché non sopporta molti aspetti di sé, e ciò che odia di più è l’inerzia della vita, l’incapacità di agire. Questa lentezza, la passività di fronte alle cose. Finché trova il coraggio di uscire fuori dal personaggio che lei stessa ha creato e diventare una persona nuova. Curare le relazioni è la cosa migliore per rendere la propria vita più calda e più umana, e non c’è stereotipo che regga il confronto con l’imprevedibilità dell’amore.
Ho impiegato pochi mesi a scrivere L’uomo che attraversò il tempo per me. Sei anni per trovare un editore. Quando desideri fortemente qualcosa, c’è sempre qualcuno che ti dice che è impossibile. Non so più le porte chiuse che ho incontrato, prima perché ero un’esordiente, poi perché il mio stile era ritenuto troppo anglosassone, poco affine quindi ai lettori italiani. Ma io non ci ho creduto. Ho invece creduto in me e alla fine sono riuscita a realizzare questo piccolo sogno. Con la scrittura comunico una parte di me che nella vita di tutti i giorni rimane silenziosa, e trovo così una chiave per aprire i miei sogni alle persone.
IL BLOG DELL'AUTRICE: http://misselse.blogspot.com/
EDITORE: www.ilfilonline.it
Il libro è ordinabile in tutte le librerie ed è disponibile in tutte le librerie online, oltre naturalmente al sito della casa editrice.
ESTRATTO - dal romanzo “L'uomo che attraversò il tempo per me”
Eccolo lì. Fermo sul portone d’ingresso, come se stesse aspettandomi. Quella posa mi ricorda Winona Ryder che caccia i suoi vestiti in una busta di carta e corre fuori a cercare Ethan Hawke. Che è proprio davanti casa, fermo come se fosse sempre stato lì e lei fosse stata troppo cieca per notarlo.
Sorrido un po’ impacciata. L’ultima fila di scale la scendo con calma, non per fare scena ma per riprendere fiato.
«Mi stavi cercando?» chiede. Sorride, se l’aspettava. Penso che non sia mai stato respinto da nessuna donna. Era certo che non sarei stata io la prima.
Mi stringo le labbra, meditabonda su quello che avevo in animo di dire. Non sono certa di questa mia intraprendenza.
«Domani sera va bene» affermo stupita di me.
Jason mi dà conferma soddisfatto:
«A che ora?».
«Alle otto?» propongo interrogativa.
«Alle otto − ribadisce − ti passo a prendere qui».
«D'accordo».
«Buonanotte, allora» mormora sottovoce. Stavolta esce davvero.
Le vetrate del portone mi permettono di seguire la sua discesa per le scalinate esterne. Chissà se lui si volterà indietro ad osservarmi tornare in casa. Chissà se vorrà guardarmi un'ultima volta prima di andarsene. Se lo farà, sarà un segno inequivocabile di una certa affinità emotiva tra noi. Oddio, si volta davvero verso di me. Ed io che sono lì a fissare lui. Eh, sì. Deve essere destino. Mi saluta con un cenno della mano. Il suo viso è sorridente.
Credo anche il mio. Torno in casa e mi sdraio sul divano. Non posso non pensare a Jason. Il suo comportamento, quello stare sulle spine,la parlantina assente, i gesti nevrotici delle mani, tutto era tipico di un ragazzo qualunque. Non sembrava certo uno che può avere tutto quello che vuole.
A forza di leggere soggetti immaginari, comincio a credere che la mia visione della vita sia alterata dai fiumi di parole che la mia mente è abituata ad assimilare. Inserisco amici e sconosciuti in comodi e superficiali stereotipi che somigliano preoccupantemente a qualche personaggio scartabellato durante il lavoro. Laura è l'amica-sorella che dice sempre la verità, il luogo di lavoro è un microcosmo in cui vivono tutte le categorie degli esseri umani, mentre io sono la ragazza problematica e introversa che non riesce mai a trovare una cura ai propri mali.
In questo modo, Jason mi appariva, fino a pochi minuti fa, come riassunto di tutti i cliché esistenti circa la gente di spettacolo: lui era la star egocentrica abituata ad avere ogni ragazza ai suoi piedi, era l'arrivista che calpesta chiunque pur di raggiungere il traguardo, il ragazzo affascinante ma dalla doppia faccia. Jason era il sogno e l'incubo che tormentava i miei pensieri. Adesso, al contrario, ripercorro gli istanti trascorsi con lui, e forse mi devo ricredere. Forse voleva davvero soltanto invitarmi fuori, forse era veramente nervoso per l'impegno della prima mossa, forse non aveva altri fini che quello di rivedermi, e forse quel modo di irrequieto di tenere le mani, il balbettio, l'aria così incerta, mi devono comunicare che lui non sarà uno come tanti, ma è accessibile, anche a me che non sono nessuno. Mi dondolo nella suggestione di piacergli. Non mi sono mai innamorata di nessuno, dopo John voglio dire. Sono sempre stata sola. Anche quando stavo con John, ero sola.
Ho rimuginato sul passato talmente a lungo che non ricordo più che significa quando ti piace qualcuno. Non ne sono sicura, ma forse non voglio nemmeno riconoscere i miei sentimenti. Dovrei parlare di questa serata con Laura, ma voglio tenere per me questo piccolo, magico segreto. Se non sarà, farò finta che non sia mai accaduto, e non dovrò spiegazioni a nessuno. Mentre mi rigiro sul divano, mi torna alla vista la busta che ho gettato in terra per correre dietro a Jason.
Vado a raccoglierla.
Dentro c'è il solito insieme di pagine pinzate precariamente. Niente rilegatura elegante. Si vede che la mia sfuriata di ieri ha minato la creatività dell'autore.
Sulla prima pagina, nessuna dedica.
Sulla seconda, un lungo assolo.
Comincio a leggere.
"Selma non vuole che si parli di lei. Non vuole nemmeno che si parli con lei. Selma sta rinchiusa in un guscio speciale dal quale può osservare lo scorrere della vita senza lasciarsi toccare. Selma di mestiere fa l'osservatrice. Scruta l'immaginazione altrui, la seziona come un corpo, la scompone e la ricostruisce, e poi se ne lava le mani. Che della Creatura se ne occupi qualcun altro.
Selma non agisce, perciò non reagisce. A Selma piace sostenere l'esistenza della propria invisibilità. Un concetto che, a pensarci bene, è un paradosso. A Selma calza perfettamente.
Selma non gradisce consigli. Probabilmente ritiene che tutti potrebbero portarla sulla cattiva strada, e allora preferisce sbagliare da sola.
Lamenta la solitudine e poi si coccola in essa. Adora le sorprese ma detesta ciò che non conosce. Le sono capitato io inaspettatamente, e il suo mondo è stato in qualche modo violato. Ora non sa che fare con me.
Non si accorge che tutto è cambiato dal momento che ha letto il mio primo scritto. L'invisibilità è scomparsa, mentre è restata l'esistenza.
Selma ora è fragile in mezzo alla gente, sa che uno di quegli estranei potrei essere io, e muore dalla voglia di sapere di chi si tratta.
Così, per la prima volta ha aperto la sua vita a qualcuno. Quella persona le piace, anche se probabilmente non vuole ammetterlo, e in cuor suo si augura che si tratti di me, di Kyle Reese, del principe azzurro dalla armatura lucente e le maniere cortesi, di quello straordinario personaggio di cui ha visto le imprese in un vecchio film con Gregory Peck. Selma spera che lui sia ogni brano di letteratura, ogni verso di poesia, ogni sequenza di film, ogni passo di danza e segmento di musica mai realizzato nella storia del mondo. Selma si aspetta da lui l'impossibile sogno costruito per tutta la vita.
Selma sa che così non sarà. Lo ha sempre saputo. Perciò ha evitato sguardi e abboccamenti, perciò si è nascosta come in fuga dal sole, perciò si è aggirata furtivamente tra le strade della città. Selma non voleva essere notata per non dover spiegare le ragioni della propria solitudine. Finché sono arrivato io. Spezzato il precario equilibrio di questa esistenza senza emozioni, ho dato a Selma una goccia di speranza.
Se leggesse queste righe, ne prenderebbe coscienza e, invece di odiarmi, proverebbe a sentire riconoscenza nei miei confronti. Se solo leggesse attentamente.
Intanto il mondo le è sembrato migliore, degno della sua attenzione, e subito nuove sensazioni si sono affacciate nel suo cuore. Chissà se questa persona dall'aria affascinante è proprio quella giusta. Selma non deve commettere ancora l'errore di paragonarla al suo magico ideale. Nessuno sarà mai a quell'altezza. Selma deve rendere se stessa accessibile, e apprezzare le persone per quello che sono...".
I puntini di sospensione terminano
Devo liberarmi. Mi lancio verso il mobile sotto il televisore. Riviste, cartacce, giornali. Il secondo plico.
Ma questa sarà soltanto una lettera breve e formale. Non gli scriverò mai più, dopo questa volta. Decisamente. Anche se, dopo un avvio balbettante, le parole mi escono a cascata sulla carta.
INTO THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI:
FRANCESCA ANGELINELLI – autrice emergente italiana
L'AUTRICE
Francesca Angelinelli. Nasce a Busto Arsizio (VA) nel 1982. Diplomata in agraria. Scrive per passione fin da quando era bambina e nel corso degli anni, grazie alle numerose letture, si avvicina alla narrativa fantastica. Nel 2004 riceve il suo primo riconoscimento giungendo terza al Premio di Narrativa Yoric con il racconto “Una strega vera”. Nel corso del 2005 due racconti vengono pubblicati su riviste specializzate: “Da Ogni Dove” sul numero di Febbraio/Aprile della rivista Inchiostro, e “Infiltrato” sul numero di Marzo della rivista Il Laboratorio del Segnalibro. Nel 2007 pubblica i suoi primi due romanzi, i fantasy orientali “Chariza. Il soffio del vento” e “Chariza. Il drago bianco”, per Runde Taarn Edizioni, con cui nel marzo del 2009 pubblica anche “Valaeria”.
“Werewolf” è il suo quarto romanzo edito.
Il BLOG DELL'AUTRICE: http://charizaworld.splinder.com/
La FAN PAGE DELL'AUTRICE SU FACEBOOK:
http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/pages/Francesca-Angelinelli/93681945246
IL LIBRO
WEREWOLF
Linee Infinite Edizioni - codice ISBN: 978-88-6247-021-6
a breve disponibile su ibs.it e sulle maggiori liberie online, su ordinazione in qualsiasi libreria
Inghilterra, XIX secolo.
Antichi miti e spaventose leggende aleggiano attorno alla casata dei Werewolf.
Kate, figlia adottiva di Arthur Werewolf, intraprende un viaggio che la porta all’antica dimora di famiglia, là dove tutto é cominciato. Costretta a scontrarsi con superstizioni, cacciatori di licantropi e un cugino dall’umore lunatico, riuscirà Kate a svelare il mistero che avvolge Wildfell Hall e a salvare Jonathan dal suo isolamento?
COM’E’ NATO “WEREWOLF”
“Werewolf” è nato grazie a un insieme di fortunati fattori. Primo fra tutti la frase, tratta dal romanzo di Anne Bronte, che si trova in apertura. Questa frase era stata data come traccia per un concorso letterario, da cui poi ho ritirato il romanzo avendo ricevuto la proposta di pubblicazione dall’editore Linee Infinite. La frase tratta da “Agnes Grey” mi ha aiutata a sviluppare l’idea per un romanzo sui lupi mannari cui avevo già pensato diverse volte, senza però dare davvero concretezza al progetto. In secondo luogo l’ascolto, proprio in quel periodo, di alcune canzoni tratte dagli album del gruppo The Rasmus, in particolare dall’ultimo “Black Roses”. E infine, ma non per questo meno importate, l’ispirazione datami dall’immagine “Night Creatures” dell’illustratrice Francesca Resta, di cui un particolare è poi divenuto copertina del romanzo.
Una congiunzione di fattori favorevole che mi ha permesso per un paio di mesi di immergermi completamente nella storia. Una storia che mi sono divertita a scrivere e nella quale ho cercato di riversare sia la mia passione per la narrativa fantastica, sia quella per la narrativa inglese dell’Ottocento, dalle sorelle Bronte a Jane Austen. Con la speranza di essere riuscita a dar vita a un romanzo gradevole e che possa appassionare i lettori.
La copertina e le immagini del booktrailer che sarà presto online sono dell’illustratrice Francesca Resta: http://nijiart.it/index.html
EVENTI E PRESENTAZIONI
18 Ottobre 2009 - ore 17,00: presentazione presso la libreria BOOKSTOP di Brescia, via Leonardo da Vinci 5.
29 Ottobre-01 Novembre 2009: LUCCA COMICS and GAMES, stand Avelion, padiglione Passaglia, SelfArea.
13-15 Novembre 2009: nell’ambito della RASSEGNA DELLA MICROEDITORIA, Villa Mazzotti, Chiari (Brescia) si terrà una presentazione.
05 Dicembre 2009 - ore 16,00: DEMONI, VAMPIRI E LUPI MANNARI: presentazione presso la libreria Il Lupo Rosso di Padova, via Temanza, 11, località Arcella.
Per avere maggiori informazioni su questi e su altri eventi consultate la pagina facebook dell’autrice o il suo blog.
ESTRATTO
dal romanzo"Werewolf"
Tratto dal sito di Linee Infinite
http://www.lineeinfinite.net/portal/images/stories/estratti_pdf/werewolf.pdf
27 Febbraio
Kateleen si svegliò di soprassalto. La carrozza su cui viaggiava aveva preso l’ennesima buca ed era sobbalzata, dondolando ed agitandosi come una barca colta da tempesta.
Per un attimo la giovane trattenne il fiato. Cercò un appiglio che le impedisse di essere sballottata dal suo posto e, nonostante i battiti accelerati del cuore, si impose di mantenere un atteggiamento calmo e composto, mentre occhi e mente, ancora intorpiditi dal sonno, si abituavano all’oscurità della vettura.
Era rimasta ormai l’unica occupante della carrozza e la cosa le procurò un certo sollievo.
Doveva essersi addormentata dopo che avevano lasciato l’ultimo villaggio. “Quello in cui è sceso il giovane notaio”. Ricordò l’uomo che aveva passato l’intera tratta intento a sfogliare alcune carte, riponendole poi in eleganti cartelline di cuoio.
Si appoggiò allo schienale del divanetto di velluto rosso.
Il giovane si era limitato a un cenno di saluto quando era montato in carrozza e non aveva scambiato con gli altri viaggiatori nemmeno una parola, concentrato com’era sulle sue carte. La signora che gli stava di fronte, una donna grassa e tozza che aveva tenuto calcato sul capo un cappellino di paglia decorato con fiori di stoffa, non aveva invece taciuto un solo istante da che era stata caricata nel primo villaggio nel quale la carrozza aveva fatto tappa.
Non l’aveva osservata molto, nella speranza che sfuggire il suo sguardo le facesse capire quanto poco era interessata alle disavventure delle sue figliole o alla magnificenza dei suoi piccoli, adorabili, nipoti.
La sua attenzione era invece stata attirata dall’uomo, alto e massiccio, con una folta barba corta e abitipiù adatti a una battuta di caccia che a un viaggio in carrozza, che le si era seduto di fronte, salendo alla seconda stazione. Anch’egli piuttosto taciturno e altrettanto poco interessato alla saga familiare dellasignora grassa. Il suo interesse, infatti, si era rivolto per tutta la tratta più che altro al paesaggio che scorreva fuori del finestrino, dato che non aveva degnato i diversi viaggiatori che si erano susseguiti durante il viaggio, salendo e scendendo nelle stazioni intermedie, neppure di un rapido sguardo di circostanza.
Kateleen aggrottò la fronte. Era più che sicura che non fossero previste altre fermate dopo il villaggio nel quale avevano salutato il giovane notaio. La carrozza
avrebbe dovuto procedere verso Woodston e la mattina seguente da lì ripartire per affrontare il percorso inverso. L’uomo che era seduto di fronte, quindi, avrebbe dovuto trovarsi ancora in vettura con lei.
Invece era sola.
Giunse le mani, si tormentò le dita in modo nervoso e deglutì a vuoto. Quell’individuo le aveva lasciato un’impressione sgradevole. Lo aveva ribattezzato “il cacciatore”, per via del suo abbigliamento, ma anche a causa dello sguardo da predatore con cui aveva fissato per tutto il tempo la brughiera. Uno sguardo torvo, reso ancora più minaccioso dalle sopracciglia nere e folte.
Aveva avuto l’impressione che stesse cercando qualcosa tra i campi e i boschi che avevano attraversato e che, man mano che procedevano nel viaggio, una smorfia, un leggero ghigno di soddisfazione, comparisse sulle sue labbra serrate. E, dato che era certa che non fosse sceso alla stazione precedente, il fatto che fosse sparito all’improvviso dalla carrozza non faceva che acuire il turbamento che aveva suscitato in lei.
“Un uomo pericoloso” si disse, poi si spostò sul bordo del sedile e allungò una mano guantata per scostare la tendina che chiudeva il finestrino.
Fuori si estendevano i campi e la brughiera, ma c’erano case sparse lungo la strada che si potevano
distinguere per via delle luci accese al loro interno. La sera infatti era già scesa, benché non potesse essere poi molto tardi.
INTO THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI:
SARA STUANI - autrice esordiente italiana
L'AUTRICE SI PRESENTA
Sono nata a Imperia, in Liguria, e ci ho vissuto fino ai diciannove anni. Poi mi sono trasferita in Puglia. Ho sempre amato gli animali e sempre avuto tanti cani. Ora ne ho quaranta e lavoro anche con loro.
Fin da ragazzina ho sempre amato leggere. E' sempre stato il mio modo per viaggiare in mondi lontani. Una piccola curiosità è che sono velocissima a leggere e i libri mi durano al massimo due giorni! Preferisco i romanzi fantasy e horror. Adoro Stephen King, ma la mia ispiratrice è di sicuro Laurell K. Hamilton, la creatrice di Anita Blake, la cacciatrice di vampiri. Ripensando al passato, ricordo che quando andavo alle superiori prendevo voti molto bassi nei temi, perchè dicevano che i miei scritti erano troppo "sinceri". Ora sono riuscita a pubblicare un romanzo! Quindi la sincerità alla lunga da soddisfazioni.
"La sposa" é il mio primo romanzo.
L'ho scritto in sei mesi. Come dice il mitico Stephen King, non ho inventato una storia dal nulla, ma l'ho solo trovata e fatta venire alla luce. Come un archeologo che trova una reliquia sepolta nella terra e che con pennelli e pazienza, la estrae.
I personaggi a un certo punto sono diventati vivi e il libro si è scritto quasi da solo. Non sapevo cosa sarebbe successo finchè non apparivano le parole sullo schermo. Un pò da pazzi, no?
"La sposa" è il primo romanzo di una serie. Il secondo libro è in lavorazione.
Nel frattempo sto lavorando a un nuovo divertente progetto. Ho creato un blog con la mia amica disegnatrice Viviana Giovannini, io scrivo i testi e lei crea disegni. La storia ovviamente tratta di vampiri. Chiunque può seguire le avventure di Fiamma, la vampira, sul blog, www.scrittocolsangue.blogspot.com.
Nell'attesa del ritorno di Aria, la protagonista de La sposa.
Ciao a tutti!
IL LIBRO
LA SPOSA
Edizioni Ennepi
"Aria è una ragazza come tante; un lavoro in pubblicità, un fidanzato con cui organizzare il tanto atteso matrimonio, e una casa nuova da riempire di bambini.
Ma un giorno tutto finisce bruscamente e Aria viene gettata in un misterioso universo oscuro, popolato di esseri sfuggenti e mutevoli, tutti interessati ad avere il suo sangue e io suoi poteri.
Perché Aria non è una ragazza come tante e il suo passato nasconde segreti dei quali nessuno è a conoscenza. O forse si?
In un sola notte, Aria scopre che i vampiri non esistono solo nei romanzi, ma anche nella realtà e si ritrova per caso o per calcolo di qualcuno, immischiata nella guerra tra i due clan che dominano la città.
Tra omicidi e nuove passioni, lotte e sangue, dovrà sfoderare tutto il suo coraggio e capire di chi può fidarsi davvero.
Su chi potrà contare in quelle notti nere e roventi, se non su se stessa e sui suoi nuovi poteri?
Con uno stile giovane e appassionato, ispirato alla leggendaria Laurell K. Hamilton e alla sua Anita Blake,
l'autrice ha creato un nuovo mondo dove umani e vampiri convivono da secoli e non sempre è facile capire quali siano i veri mostri.
SITO UFFICIALE: www.scrittocolsangue.com
EDITORE: www.ennepilibri.it
LA SPOSA è disponibile sul sito :
http://www.ibs.it/code/9788879081948/stuani-sara/sposa.html
ESTRATTO - dal romanzo “La sposa”
[…] Un campanello d’allarme prese a suonare forsennato nella mia mente, ma lo spensi con un gesto, come a scacciare una mosca fastidiosa. Quell’uomo ero bello,
sexy, e io volevo solo che mi prendesse contro il muro del vicolo che sapevo essere alla mia sinistra. Ma che mi saltava in mente? Stavo impazzendo? Dovevo andarmene da lì, subito!
Lui sorrise ancora come se mi avesse letto nel pensiero e lanciò un’occhiata al vicolo. Il tutto non so come, senza smettere di guardarmi negli occhi.
“Le va di venire con me?” disse, infilandosi una mano nella tasca dei pantaloni. I suoi movimenti
erano fluidi come quelli di un ballerino o di una pantera che ha fiutato la preda.
Nel vicolo? Pensai, spaventata ed eccitata insieme.
“Dove?” dissi invece sentendo la mia voce ridotta a un sussurro.
Lui sorrise ancora mostrando un altro po’ dei denti candidi. Aveva un sorriso malizioso e abbagliante.
Alzò un solo sopracciglio, quello destro, come a voler dire, “lo sai dove, lo sai…” poi allungò la mano destra e la avvicinò al mio viso.
Trattenni il respiro sperando che mi toccasse ma desiderando, al contempo, che non lo facesse; le ginocchia diventarono ammassi di gelatina tremolante.
Si! Toccami! Gridava la mia mente. Scappa! Gridava la vocina del buon senso.
Socchiusi la bocca come in attesa di un bacio. Quando la sua mano fu all’altezza del mio viso vidi che stringeva un foglietto color oro.
Era il biglietto da visita di un locale chiamato “Bloody”.
Che nome incoraggiante!
Ora che avevo distolto lo sguardo dai suoi occhi lui si ritrasse un poco da me.
L’eccitazione che mi aveva preso lo stomaco si alleggerì e ripresi a respirare in modo normale.
Tutte le voci nella mia testa smisero di gridare anche se il campanellino di allarme suonava ancora.
Non capivo perché.
Lanciai un’occhiata al ragazzo che aveva incrociato le braccia muscolose sul petto, in attesa della mia decisione.
Sembrava una brava persona. Era stato gentile, non aveva fatto niente di sconveniente. Era molto bello e affascinante… ma questo mica era un crimine! Dovevo andare con lui o tornare al motel?
Pensai alla disordinata stanza vuota che mi attendeva e poi all’eccitazione che mi aveva colta poco prima per la vicinanza di quel ragazzo. A fare la brava ragazza che prende sempre le scelte giuste e razionali, guardate che fine avevo fatto. Una pazzia, per una volta, che male poteva fare? Tornai a fissarlo in quegli occhi meravigliosi e sorrisi.
“Certo che vengo con te!” dissi.
Ora non voglio che voi pensiate che io sia una ragazza senza sani principi o senza neppure un briciolo di buon senso. Non è così. La nonna mi aveva detto tutto sul non parlare con gli sconosciuti, non salire sulle loro automobili ne accettare le loro caramelle,ecc.
Però la nonna non sapeva o forse non aveva considerato che quando si è disperatamente soli e si desidera compagnia bisogna per forza di cose rivolgere la parola a degli estranei. Se no, come si fa a fare amicizia?
Lo so cosa pensate. Non era l’amicizia che cercavo in quel momento e non posso che confermare. Mi sentivo come morta, dopo che tutta la mia vita era stata distrutta, e pensavo che un po’ di eccitazione mi avrebbe fatto bene. Insomma un’emozione di una notte, una serata un po’ trasgressiva, che male poteva fare? Inoltre quel ragazzo bellissimo incontrato per caso, si era interessato proprio a me, che in quel momento mi sentivo meno di un cesso, e questo aveva dato una scossa alla mia scarsa autostima.
Quindi, decisa, gli sorrisi e mi incamminai al suo fianco.
Il locale era in uno dei vicoli che avevo percorso durante la mia passeggiata solitaria. Non lo avevo notato perché non aveva un’insegna al neon, ma una vecchia tavola di legno, con inciso a fuoco la scritta Bloody, come le vecchie locande dei pirati.
Non doveva essere un gran richiamo per i clienti.
Durante il breve tratto a piedi che ci condusse fin lì il mio accompagnatore fu di poche parole.
Camminava a passo svelto, con lunghe falcate, sembrava quasi che pattinasse sull’asfalto: le sue scarpe non producevano alcun rumore.
Ogni tanto voltava il viso verso di me, mi guardava in silenzio oppure mi rivolgeva qualche domanda.
Nessun “come ti chiami” o “che lavoro fai” classiche frasi di due persone che si sono appena conosciute.
Mi faceva domande quantomeno bizzarre. Ero felice della mia vita? Che ne pensavo dell’amore? E della morte? Io rispondevo a frasi fatte, imbarazzata per la natura intima delle sue domande. Continuavo a chiedermi che cosa facessi lì e soprattutto mi domandavo perché mai il ragazzo si comportasse in maniera tanto stravagante.
Ero a disagio e cercavo di darmi un tono camminando svelta al suo fianco e tenendo le mani ficcate in tasca. Quando i nostri occhi si incontravano i miei dubbi sparivano magicamente e io sentivo solo che era giusto essere lì con lui.
Giunti davanti al locale l’unica cosa che avevo scoperto di lui era che si chiamava Christopher.
Tutto qui. Nessun cognome. Solo Christopher.
Be’ almeno era un bel nome e gli calzava a pennello.
Il portone del locale era anch’esso di legno, cosa strana molto strana in quel quartiere. Non c’era nessuno fuori della porta, né nel vicolo. Una strana nebbiolina saliva dall’asfalto e sembrava concentrarsi nel vicolo di fronte al locale. Un’atmosfera tutt’altro che rassicurante.
Chris, così mi aveva detto di chiamarlo, bussò quattro volte usando un antico batacchio in ottone.
Tutta quella scena era quantomeno bizzarra, e, per una come me che le avventure le aveva
vissute solo attraverso i libri, profondamente avvincente. I colpi rimbombarono all’interno del locale come una campana a morto. Il Bloody sembrava proprio uno di quei locali sconosciuti ai più, per accedere ai quali è necessario essere dei membri speciali o conoscere una parola segreta. Non mi sarei sorpresa affatto, infatti, se di lì a poco ci avessero chiesto la parola d’ordine. Eccitante,no? O forse era uno di quei posti che imitavano le vecchie taverne medioevali o, ancora peggio, un luogo di ritrovo per una setta di pazzi! ...Questo non era molto eccitante invece.
Mi stavo guardando attorno pensando di filarmela via quando il portone si aprì di appena una trentina di centimetri. Quasi mi aspettavo di vedere uno hobbit che domandava quali affari ci portassero lì.
Invece un uomo enorme, completamente calvo, ma con due folti baffi neri, ci lanciò un’occhiata ostile.
Se accolgono così tutti i clienti questo locale non deve fare molti affari, pensai.
“Si?” disse l’omone con una voce proporzionata alla sua stazza da lottatore di wrestling.
Aveva, in tutto e per tutto, l’aspetto del buttafuori prezzolato, che ci gode pure a picchiare e a fare più male del necessario.
“Ciao Billy Joy.” disse Chris appoggiando una mano sul portone.
“Ehi, Chris! Ben tornato.” Rispose il mastro lindo anabolizzato, spalancando con schiocchi e cigolii il portone.
“Non sapevo fossi tornato in città. Il capo lo sa?” disse dando poderose pacche sulla spalla di Chris con mani grandi come badili.
Sembrava lieto di vedere Chris, che evidentemente era un abituè del locale, e la cosa era incoraggiante perché non avrei desiderato essere scagliata fuori dal locale da quell’uomo.
“No, Billy. Non lo sa ancora. Sono appena tornato e ho con me un ospite” disse, voltandosi verso di me e lasciando che l’omone mi desse una lunga occhiata.
“Ah…” sbuffò lui, facendo vibrare i baffoni come un gatto che muove le vibrisse. Un gatto che si è appena ingoiato un topolino.
Sogghignò facendo segno di accomodarci all’interno del locale.
Entrai con passo mal fermo e quando con un tonfo il portone si chiuse alle mie spalle, ebbi la netta sensazione di essere in trappola.
Quello che accadde dopo lo ricordo poco. Ci sono sprazzi di memoria, flashback, sensazioni, odori, ma i ricordi sono nebulosi come se fossi stata ubriaca o fatta. Forse lo ero, ma non ricordo né di aver bevuto né di aver preso strane sostanze. Ricordo l’odore di antico. Lo stesso odore che si sente quando si entra in un museo o in un negozio di antiquariato. C’era anche un leggero odore di marcio, di decomposizione… forse c’era qualche topo morto lì dentro o forse qualcosa di peggio.
Ricordo che Chris era sempre al mio fianco e che spesso mi toccava, sfiorandomi il viso o il collo con morbide carezze. I suoi occhi mi catturavano ed io mi sentivo come in uno splendido sogno. Ma mi ha baciata? Non lo ricordo con chiarezza.
C’erano altre persone nel locale, che mi sembrava fatto di un'unica enorme stanza. Le pareti erano di pietra grigia non intonacata. Il soffitto a volta. Mi sembrava di sentire una musica di sottofondo, forse Don’t Cry dei Guns, ma non ne sono certa. Non c’erano né tavoli né sedie, ma sui tappeti sontuosi che ricoprivano tutto il pavimento, vi erano mucchi di cuscini colorati accanto ai quali erano posati vassoi colmi di frutta e dolci, coppe di cristallo piene di vini e liquori.
Chris mi condusse verso un cumulo di cuscini rossi in un angolo appartato della stanza. Nella stanza non c’erano luci artificiali, solo torce sui muri e qualche candela qua e là con il risultato che l’ambiente era quasi completamente in penombra. Non riuscivo a distinguere gli altri clienti presenti, non scorgevo cosa stessero facendo, né com’erano vestiti. Mi pareva che alcune donne fossero in costume ottocentesco, ma so che è una cosa troppo assurda perché fosse reale.
Mi sentivo osservata. Sentivo che qualcuno dall’alto mi stava guardando, ma non riuscivo ad alzare la testa per controllare.
Chris mi fece distendere sui cuscini e mi tolse la giacca di pelle. All’inizio tentai di protestare poi, presa da una strana debolezza, lo lasciai fare. Chris alla vista della mia camicetta rosso sangue parve eccitarsi ancora di più. Io invece ero sempre meno eccitata da quella situazione, ma i miei occhi erano appannati e dopo un paio di bicchieri di uno strano liquido che Chris chiamò assenzio, riuscivo a malapena a tenerli socchiusi.
Forse aveva drogato la bevanda, eppure ripensandoci,la mia vista si era offuscata appena varcata la porta di quello strano posto e allora non avevo ancora bevuto nulla.
C’era qualcosa che non andava. Mi sentivo come se fossi in un sogno, i movimenti lenti e le membra pesanti. Ciononostante qualcosa dentro di me mi diceva che ero in pericolo. Dovevo andarmene da lì, ma non ne avevo la forza.
Chris continuava a baciarmi il viso, le labbra, il collo. Non so se ho ricambiato i suoi baci, ma immagino di si. Ero eccitata e colma di terrore per essere così indifesa nelle sue mani. Ma una parte dentro di me, spingeva perché mi strappassi le sue mani di dosso e scappassi via di lì.
Non ricordo molto altro se non che gli occhi di Chris erano sempre fissi nei miei mentre mi spingeva sui cuscini e slacciava i primi due bottoni delle mia camicetta, scostandone i lembi dal collo. Tentai di respingerlo quando mi premette con il suo corpo, stendendomi sui cuscini soffici, ma era come cercare di spostare una roccia ed io non ne avevo la forza. Mi baciò ancora sulle labbra e le mie mani invece di respingerlo gli si strinsero attorno al collo, affondando nei suoi capelli. Premeva le labbra sulle mie, cercando la mia lingua con la sua. Credo di aver ricambiato i suoi baci, la mente ottenebrata da immagini sfuocate dei suoi strani occhi ambrati. Christopher parlava una lingua che non riuscivo a riconoscere, io non riuscivo a dare voce ai miei pensieri. Sentivo suoni attorno a noi, risa e gemiti, musica straziante, quasi commovente. “Don’t you cry, tonight…”
Quando le labbra di Chris premettero contro il mio collo, non sentii i sui denti aguzzi affondare nella mia carne, non sentii che succhiava via una parte di me. Sentii solo che qualsiasi cosa mi stesse facendo, era bello.
[….]
Dal cognome si potrebbe pensare che Rita Charbonnier sia mezza francese, ma è italiana al 100%. Nelle sue vene scorre un po’ di sangue piemontese-valdese, un po’ di sangue umbro e un po’ napoletano; è nata a Vicenza e ha vissuto a Matera, Mantova, Roma.
Prima di dedicarsi alla scrittura ha svolto un’intensa attività come attrice. Ha frequentato la Scuola di Teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, ha lavorato con Nino Manfredi e altri artisti. Giornalista pubblicista, ha frequentato il Corso di formazione e perfezionamento per sceneggiatori della Rai e ha iniziato a scrivere prima articoli per riviste di teatro, poi testi e sceneggiature per la televisione, e infine romanzi.
Il suo primo libro, “La sorella di Mozart” (Corbaccio, 2006), è stato tradotto in inglese, francese, tedesco, spagnolo e olandese e pubblicato in 12 nazioni, tra le quali gli USA. Il secondo, “La strana giornata di Alexandre Dumas”, è stato pubblicato prima dell’estate da Piemme.
Rita risponderà a tutte le vostre domande e darà in regalo una copia autografata del suo romanzo a una fortunata lettrice sorteggiata tra tutte coloro che interverranno. Quindi non dimenticate di firmarvi, con un nome o uno pseudonimo, per farvi riconoscere!
Per saperne di più, potete visitare il sito ufficiale e il blog di Rita, dove sarete anche tenute al corrente delle presentazioni in programma.
sito : http://www.ritacharbonnier.com/it
blog : http://ritacharbonnier.blogspot.com/
L' INTERVISTA
1- Rita, sei stata attrice di teatro per ben 15 anni, e da quanto si può leggere sul tuo sito, l’unico motivo per cui hai smesso è perchè non amavi le tournées, tuttavia deve essere stata un’esperienza straordinaria che ti ha insegnato molto. Quanto di questo insegnamento ti è tornato utile nel tuo attuale lavoro di scrittrice?
Hai ragione: è stata un’esperienza straordinaria e mi ha insegnato moltissimo. Nelle storie che ho scritto fino ad oggi il teatro e la musica hanno un ruolo fondamentale, e sicuramente non è un caso. Inoltre, penso che aver recitato per diversi anni, su palcoscenici diversi, e accanto ad artisti anche grandissimi, mi abbia dato il senso della disciplina, che è molto importante in qualunque lavoro creativo. E infine, a me piace molto scrivere i dialoghi; è una cosa che mi viene quasi naturale. E il teatro, anche più del romanzo, è il regno del dialogo.

2- La scelta di rendere “protagonisti” personaggi illustri (Dumas padre, Mozart e molti altri che ruotano attorno al periodo storico e all’artista scelto) come nasce? Con che criterio cade la scelta su un particolare personaggio storico? Da una passione personale o dalla casualità?
Prima di scegliere Mozart e Dumas ho scelto le mie eroine, le vere protagoniste: Nannerl, la sorella del Maestro (“La sorella di Mozart”) e Maria Stella, la donna che vuole convincere Dumas a scrivere un romanzo su di lei (“La strana giornata di Alexandre Dumas”). Nannerl è una persona di straordinario talento, che purtroppo non riesce a esprimerlo perché è nata femmina. Maria Stella è una donna che un brutto giorno scopre di non essere figlia dei suoi genitori. Entrambe cercano il senso della loro vita tentando di abbattere gli ostacoli che incontrano, ma finiscono per trovarlo dentro di sé, nella loro faticosa autonomia, nel loro desiderio di amore e comprensione. La scelta dei personaggi quindi non è casuale, ma nasce da quello che possono incarnare ai miei occhi e agli occhi del lettore: la creatività, l’identità, le radici, il destino…
3- E’ piu’ difficile costruire un romanzo basandosi su fatti reali (lo scambio di bambini in culla e la presunta illegittimità di Filippo I, la storia della famiglia Mozart e dei suoi unici due figli sopravvissuti), costruendo poi sopra di esse della narrazione, o creare una storia da tabula rasa?
Questa è una domanda complicata… al momento sto scrivendo il mio terzo romanzo, che è di ambientazione storica e parla di personaggi realmente esistiti; ma per la prima volta la vera protagonista è un personaggio di pura invenzione… posso provare a risponderti quando avrò finito il libro? :-)
4– Quanta libertà narrativa ci si può concedere quando si decide di scrivere un romanzo basato su personaggi realmente esistiti? Dove si ferma la realtà e inizia il romanzesco?
Ogni scrittore ha la propria risposta. Secondo alcuni bisogna essere strettamente fedeli ai fatti storici; secondo altri, in un’opera di finzione ci si può concedere qualunque cosa, perché la finzione è finzione. Io penso che la “realtà storica” sia un po’ un mito, e che anche gli storici esprimano il loro punto di vista; infatti sono spesso in disaccordo gli uni con gli altri. Certo, i fatti documentati esistono e un autore di romanzi storici non dovrebbe, che so, raccontare che Mozart è vissuto fino a 99 anni, quando tutti sappiamo che purtroppo è morto giovane. Altrimenti ne viene fuori un romanzo fanta-storico. Ma la linea di separazione tra realtà e romanzesco è talmente sfumata che l’unico criterio dovrebbe essere quello dell’onestà: se scelgo di violare i fatti, devo farlo consapevolmente e per una ragione precisa.
5– Tu stessa hai definito i tuoi libri dei “feuilleton”, o quantomeno hai asserito che ne hanno alcune componenti, ma leggendoli emerge un lavoro molto intenso sull’evoluzione psicologica dei tuoi personaggi: Maria Stella e il difficile rapporto con la madre in “La strana giornata di Alexander Dumas” oppure la lotta per affermarsi come donna prima che come musicista per Nannerl (“La sorella di Mozart”), quindi sorge spontanea la domanda: scrivendoli pensavi ad un genere di appartenenza oppure la costruzione della storia è avvenuta gradualmente senza un indirizzo preciso?
In realtà quando parlo di “feuilleton” mi riferisco soprattutto alla vera storia di Maria Stella, la protagonista del nuovo romanzo: lo scambio nella culla, il neonato scambiato che diventa re… sembra proprio una trama da romanzone ottocentesco. Quando ho scritto i romanzi non pensavo tanto di inserirmi in un particolare genere, quanto di narrare delle storie che mi sembravano importanti. L’indirizzo che tentavo di seguire era proprio quello che dici tu: raccontare con la maggiore profondità possibile l’evoluzione psicologica dei personaggi.
6– Nel tuo secondo romanzo fanno breve apparizione dei personaggi secondari apparsi anche nel primo libro... come mai questa scelta visto che i due romanzi non sono collegabili e storicamente sovrapponibili solo in parte?
Attraverso i miei romanzi vorrei esprimere l’idea di uno scorrere fluido degli anni, di una ciclicità degli eventi. Come sappiamo, nessuno di noi è solo su questa terra, ma siamo tutti collegati, anche al di là del tempo. Quel che ci accade oggi è una diretta conseguenza di quel che è accaduto a qualcun altro ieri; e su questo terreno, noi abbiamo comunque la possibilità di scegliere tra infinite strade. Ecco perché il “passaggio di testimone” tra un libro e l’altro.
7– Ha mai pensato di scrivere una saga? In fondo con tale ricchezza di personaggi, avresti ampie possibilità di farlo.
Ti ringrazio molto. In effetti sarebbe una possibilità interessante… potrei esplorarla dal quarto romanzo in poi!
8– Sia Dumas padre che Mozart sono persone molto sagaci, brillanti e “giocherellone” mentre nell’immaginario collettivo sono molto seri e compresi in se stessi, insomma “grandi e tormentati” artisti, sono stati davvero come tu li hai dipinti nei tuoi libri? La scelta di renderli co–protagonisti senza davvero mai incentrare il romanzo su di loro nasce dal fatto di volerli mostrare in una luce diversa?
Nessuno sa come fosse “davvero” l’uno o l’altro. Su Mozart sono stati scritti milioni di pagine in tutte le lingue del mondo e non credo che forniscano un’immagine univoca. Sospetto che anche i suoi contemporanei avessero di lui immagini diverse: per qualcuno poteva essere il fratellino più fortunato e più ricco di talento, per qualcun altro il figlio da instradare verso una fulgida carriera, per qualcun altro il compositore rivale e invidiato, per qualcun altro il brillante giovanotto da stimare… per non parlare di come le opere teatrali, i romanzi, i film raccontano quest’uomo: basta pensare ad “Amadeus” per avere in mente la sua risata sguaiata e comunicativa. La scelta di rendere Mozart e Dumas coprotagonisti dei miei romanzi nasce dal desiderio di esplorare un mondo che può averli circondati; quindi, in sostanza, come dici tu, di mostrarli in una luce nuova.
9– Quale delle tue due eroine hai amato di piu’? (In fondo un figlio preferito c’è sempre) e perchè?
L’eroina che amo di più è sempre quella sulla quale mi concentro nel momento della scrittura. Ho amato molto Nannerl quando scrivevo “La sorella di Mozart”, e ho adorato Maria Stella quando scrivevo “La strana giornata di Alexandre Dumas”. Adesso sto amando e odiando Elsa, la protagonista del mio nuovo romanzo…
10– C’è un modo di approcciarsi ai tuoi libri? Una persona che acquista un tuo romanzo con che spirito dovrebbe intraprendere la lettura? In fondo ogni libro ha un’anima e come tale va trattato diversamente da un altro...
Mi piacerebbe che chi si accingesse a leggere i miei libri lo facesse, molto semplicemente, con l’idea di immergersi in una bella storia… e spero che la trovi bella davvero! “La sorella di Mozart” forse può interessare di più le donne e le persone che amano la musica; immagino che “La strana giornata di Alexandre Dumas” possa essere interessante anche per gli uomini. Una cosa buffa che mi è capitata è che chi ama molto uno dei due romanzi avanza qualche riserva sull’altro. Non so perché. Probabilmente sono più diversi di quanto non mi renda conto io stessa, che li amo entrambi.
11– Originalissima l’idea di presentare il romanzo in costume alla fiera del libro di Torino: come è venuta?
L’idea mi è venuta un giorno all’improvviso mentre guidavo su una strada trafficata, e più ci pensavo e più mi veniva da ridere. Il giorno dopo ho chiamato il mio editore e sono rimasti tutti entusiasti. Però, amiche mie, devo dirvi una cosa: Dio benedica gli abiti moderni! Per mettersi quella roba ci vuole una buona mezz’ora e bisogna per forza farsi aiutare; e poi pesa! E’ stata una bella fatica, ma mi sono divertita moltissimo. Nella calca bloccavo i passanti parlando con un linguaggio improbabile, che sapeva lontanamente di Ottocento, e firmavo le copie del romanzo con una pennaccia Bic chiedendo umilmente perdono per l’assenza di una vera penna d’oca…
12– E infine: sappiamo che stai scrivendo un terzo romanzo, puoi darci qualche anticipazione? Anche in questo faranno brevi incursioni personaggi che abbiamo già avuto il piacere di incontrare? La formula resterà la stessa dei tuoi precedenti romanzi?
La protagonista è un personaggio di invenzione: una ragazza che vive a Roma nel 1931 e si convince pian piano di essere la reincarnazione di Anita Garibaldi. E per questo finisce in manicomio… e si convince che il suo dottore è la reincarnazione di Giuseppe Garibaldi! Come finirà? In modo sorprendente. Sì, anche in questo romanzo tornerà un personaggio che abbiamo già conosciuto: nientemeno che Alexandre Dumas. Non posso dire molto di più perché sono ancora in una fase embrionale…
LA STRANA GIORNATA DI ALEXANDRE DUMAS
Edizioni Piemme
Una popolana che cercò per tutta la vita di far riconoscere le sue nobili origini
Un giovane scrittore in grado di trasformare in capolavoro ogni storia che gli venisse raccontata
Uno scandalo che sconvolse la corte di Francia agli inizi del XIX secolo
Quella sarebbe stata una giornata come tutte le altre per Alexandre Dumas, se non fosse stato per una strana vecchia che gli aveva proposto di leggergli l’oroscopo per l’anno successivo, il 1844. Dopo i primi convenevoli, infatti, lo scrittore si accorse che l’indovina non aveva la minima intenzione di parlargli dei segni zodiacali, ma che aveva una storia da raccontare, la propria. Per una volta sarebbe stato lui lo spettatore.
Tutto aveva avuto inizio a Modigliana, in Romagna, dove la madre della chiromante, Vincenza, l’aveva data alla luce e l’aveva chiamata Maria Stella. In breve, però, Vincenza si era accorta che l’accenno di chioma scarlatta e i piccoli occhi di cielo della neonata non potevano venire né da lei né da Lorenzo, suo marito, entrambi neri come la pece. Quella non era sua figlia.
Ma quando aveva provato a parlare dei suoi sospetti, nessuno le aveva creduto, e Vincenza si era vista costretta a frugare in lungo e in largo la casa, e a chiedere ai vicini; era arrivata addirittura a interrogare il signor Conte.
La scoperta sull’origine della bambina era stata sconcertante, ma Vincenza si era confidata solo con la piccola Maria Stella che, dopo tanti anni, aveva deciso di mettere Dumas, il grande scrittore, a parte di uno scandalo che avrebbe potuto sconvolgere il regno di Francia.
DIETRO IL ROMANZO,
di Rita Charbonnier
La prima volta che incontrai il nome di Maria Stella ero in una biblioteca, impegnata nelle ricerche per il romanzo precedente. Sfogliando una vecchia enciclopedia notai una voce dedicata a una cantante nata in Romagna nel tardo Settecento: era lei. Si diceva anche che questa cantante scoprì, da adulta, di essere stata scambiata nella culla, lei nobile, con un neonato di umili origini. Presi un appunto e dopo qualche tempo iniziai a cercare tracce della sua esistenza.
Appresi che Maria Stella aveva dato alle stampe la propria autobiografia nel 1830 e che si poteva consultarla recandosi presso la Biblioteca Nazionale Francese (in seguito il libro è stato caricato su Google Books). Contattai anche i suoi discendenti, che vivono in Inghilterra, e stavo già programmando un viaggio tra Parigi e Londra quando scoprii che nella Biblioteca Comunale di Modigliana, il paese nel quale avvenne lo scambio di neonati, c’era una copia dell’autobiografia tradotta in italiano.
Cancellai il viaggio oltralpe e mi recai in Romagna. Mi bastò.
Oltre a poter leggere il prezioso testo ho incontrato una straordinaria disponibilità da parte degli abitanti del paese, per i quali Maria Stella è una vera e propria gloria; chi mi ha accompagnata a visitare i luoghi nei quali si svolse il baratto di neonati, chi mi ha mostrato la sua collezione di libri antichi sull’argomento, chi mi ha esposto il suo punto di vista…
ESTRATTO
da “La strana giornata di Alexandre Dumas”
Prologo
«Avete il Sole nel segno del Leone, e anche l’ascendente. Siete dunque molto leonino, Monsieur Dumas, persino nell’aspetto: alto, imponente, con una folta chioma… senz’altro vi definirei un bell’uomo. Inoltre, gli occhi chiari sull’incarnato bruno vi conferiscono un singolare fascino.»
«Vi ringrazio, Madame.»
«Di nulla» rispose la vecchia signora. «La vostra Luna è nel segno del Toro; è una Luna godereccia. Gli uomini come voi amano i piaceri della vita: la buona tavola, il vino, i viaggi, e soprattutto le belle figliole; sono incapaci di resistere alla grazia femminile. Possono sposarsi oppure no, ma non è infrequente che abbiano figli, e persino da donne diverse; nondimeno, agiscono in assoluta semplicità, per il proprio appagamento, non intendendo violare le norme o calpestare il buon senso. In voi, signore, io non vedo traccia di malvagità. Al contrario, credo siate un uomo buono e generoso.»
«Debbo ringraziarvi ancora» mormorò lo scrittore quarantenne, segretamente divertito.
«I miei non sono complimenti, ma constatazioni. E sappiate che non sono interessate: la mia età mi pone al riparo da qualunque avvicinamento alla vostra desiderabilissima persona.» Alzò gli occhi dalla mappa astrologica e li puntò nei suoi. «Confermatemelo, di grazia: io non vi piaccio, vero?»
Alexandre Dumas scoppiò a ridere. «Sono convinto che in gioventù siate stata bellissima; e lo siete ancora. Ma, ahimè, potreste essere mia madre…»
«Anche vostra nonna, se vogliamo. Ho trent’anni più di voi; ventinove, per la precisione. Vi dirò d’altronde che voi siete nato nello stesso anno di mio figlio Tomaso John: il 1802. Non è una curiosa coincidenza?»
«Sempre che esistano le coincidenze.»
«Non potevate darmi risposta migliore, Monsieur. Anche Victor Hugo è del 1802, non è vero?»
«Verissimo.»
«Bene. Ora però torniamo alla vostra Luna: si trova nell’undicesima casa. Ogni “casa”, come forse avrete sentito dire, rappresenta in astrologia una certa area della vita, e la presenza di un pianeta indica che quell’area, per la persona, è importante. L’undicesima è la casa delle mire, delle ambizioni e delle aspirazioni. La Luna in questa posizione favorisce il raggiungimento del successo; visto che in qualche misura l’avete già ottenuto, è quasi inutile che ve lo dica. D’altra parte, il favore delle platee è mutevole, proprio come la Luna, e il trionfo di un giorno si trasforma facilmente nel fiasco del giorno successivo. Le mie parole vi turbano, Monsieur?»
«Non troppo» affermò il drammaturgo, con un mezzo sorriso. «Ormai ho fatto il callo alla volubilità del pubblico.»
«Me ne compiaccio. La Luna in undicesima segnala peraltro una possente immaginazione; e anche questo, nel vostro caso, è più che provato. E ancora, essa è congiunta a Marte e questo indica una tendenza ad agire sulla spinta delle emozioni, piuttosto che sulla scorta del ragionamento; e a tentare di trovare, a posteriori, una spiegazione ragionevole ai propri impulsi…»
S’intristì e di colpo tacque. Osservava un simbolo sulla carta.
«Cosa c’è?»
«Voi avete perso il padre molto presto; non è vero?»
«Sì, certo, quando avevo tre anni e mezzo. Era un generale repubblicano…»
«Lo so, lo so. Il vostro Sole è nella dodicesima, che è la casa del dolore, della malattia, della prigione. Il Sole è il simbolo paterno per eccellenza… non c’è bisogno che vi dica altro. Ma potremmo tentare di vedere un significato positivo in questa configurazione: la vostra forza interiore e il vostro coraggioso idealismo. Voi credete sempre in quel che fate, e fate sempre le cose in cui credete. Volete ancora un po’ di tè?»
«No, grazie, sono a posto.»
«Se doveste cambiare idea, servitevi, ve ne prego. È una miscela pregiata; mi è stata spedita da Londra; qui a Parigi non riesco a trovare un tè che mi soddisfi. Vediamo… avete tre pianeti importanti nella seconda casa: Venere, Saturno e Giove. La presenza di Venere nella casa dei talenti e delle risorse suggerisce facilità nel guadagnare ingenti somme di denaro; la presenza del malefico Saturno, ahinoi, la stessa facilità nel perderle.»
«Cercherò di tenerlo a mente, Madame.»
«Per il vostro bene, spero ci riusciate. Questo accumulo di pianeti è un chiaro segno del vostro ingegno straordinario. Voi siete un uomo dotato di risorse assai differenziate: sapete fare il teatro, siete un giornalista intraprendente, scrivete romanzi… anche se in quest’ultima attività, sono costretta ad aggiungere, non avete raggiunto l’eccellenza.»
«Oh, dite?» esclamò Alexandre Dumas, sgranando gli occhi.
«Spero di non avervi offeso. Mi spiego meglio, se permettete. A mio parere, voi avete dato il massimo nel dramma romantico, genere che anzi, se vogliamo, avete inventato voi; avete scritto gustose cronache storiche, fiabe, racconti leggibilissimi; ma, per quanto attiene alle ampie dimensioni dell’opera narrativa, non avete ancora trovato la vostra voce. Oppure… non avete ancora trovato la storia giusta» concluse fissandolo con intenzione.
«Vi ringrazio per la vostra acuta analisi» soggiunse lo scrittore, intimamente seccato «ma non dovremmo occuparci del mio oroscopo per il prossimo anno, il 1844? È per questo che sono qui: mi è venuto lo schiribizzo di andare da un astrologo e mi hanno indirizzato a voi. Qui comincia, e finisce, la nostra relazione. Non mi sembra il caso di estendere il discorso.»
«Oh, non avrei mai pensato che poteste reagire in questo modo…» mormorò la vecchia signora, portandosi alla guancia la mano inanellata. «Debbo aver toccato un nervo scoperto. Perdonatemi.»
«Ma vi pare. Andate avanti, per cortesia.»
«Subito, Monsieur. Il vostro Mercurio è in dodicesima casa, ed è retrogrado; io qui, e ne sono dolente, vedo alcune minacce alla vostra vita artistica.»
Dumas si fece ancor più torvo. «Minacce di che genere?»
[CONTINUA…]
VINCENZA
Il suo corpo era percorso dal fulmine e le mani, le spalle, le cosce sussultavano. Dal ventre l’ondata lacerante si spandeva ovunque e non c’era un solo osso che non le facesse male. Dalla gola le usciva un suono rauco, di protesta contro la forza che la squassava, sulla quale non aveva controllo; non riusciva a star ferma, le membra non le appartenevano più, erano sue soltanto nel dolore.
«Sento un liquido che cola» singhiozzò.
La Zavajona le allargò le gambe con mani forti e ruvide. «È una femmina» disse. «Le femmine danno sempre parti difficili, perché sanno che vita le aspetta e non hanno nessuna voglia di cominciarla. Punta i piedi sul letto e spingi.»
«Son troppo stanca, voglio riposare.»
«Da’ una bella spinta, e vedrai che ti togli subito il pensiero.»
«Ti prego, ora non sento dolore… fammi riprender fiato.»
«Il fiato lo stai sprecando in chiacchiere, Vincenza! Fa’ quel che dico. Tu non hai fiducia nella gente.»
Si sforzò con tutta la buona volontà, stringendo i denti, ma non accadde nulla. «È inutile. Lasciami in pace, ti prego…»
«Oh, be’, se vuoi che me ne vada, padrona di crepare a modo tuo.»
«Se crepo, il mi’ marito ‘un ti paga» ribatté, ma non finì neanche la frase che un nuovo spasmo parve spezzarla in due. Le sue membra divennero un fascio di dolore animalesco che non aveva mai provato e che la riempì di scoramento. Le pareva che una mano gigantesca, maschile, la tirasse per la nuca verso un altrove opaco, fosco e deserto; la mano la scuoteva come si scuote un cencio alla finestra, e come un cencio Vincenza non aveva muscoli, nervi, né sangue. Però aveva ricordi. Rivide l’ultimo infante estratto dalla ruota, nello Spedale per Trovatelli di via Santa Maria: uno scricciolo bluastro e mezzo soffocato. Non s’era fatto in tempo a dargli un nome perché era morto lì per lì. Trent’anni prima, a lei era andata meglio: era una bimba ben pasciuta e le suore l’avevano trovata avvolta in una copertina soffice e ornata di merletti. Chi era sua madre, un’adultera? Una prostituta di lusso? Vincenza non l’aveva mai saputo; sapeva solo che non avrebbe inflitto al proprio figlio la tortura di crescere in mezzo a tanti altri figli di nessuno. E avrebbe riconosciuto se stessa nei suoi tratti fin dal primo istante, ne era certa; quell’istante però non arrivava mai.
«Smettila di strillare e sta’ calma!»
«Non mi dire sempre di star calma…»
«E grida, avanti, grida, che ti senta tutta Modigliana!»
Le fitte si susseguivano, una peggio dell’altra, e Vincenza era certa che la sua fine fosse prossima. Presto la Zavajona avrebbe dichiarato che il demonio aveva legato il cordone intorno al feto e l’avrebbe lasciata lì a spirare, così come aveva fatto con la Rina, dopo quattro giorni e quattro notti di travaglio. Lorenzo le avrebbe organizzato un funerale decente, o avrebbe risparmiato su quello come sulla levatrice? Era un artista nel tirare i cordoni della borsa, suo marito, e i denari che gli dava il lavoro nelle carceri eran sempre troppo pochi. Li teneva in una scatoletta chiusa a chiave nel fondo di un cassetto e quanti ce ne fossero, là dentro, lo sapeva lui solo; li contava, e li ricontava, e passava le notti a fare calcoli, e i giorni ad avanzare petizioni perché gli aumentassero la paga, e aveva preteso che anche lei andasse a servizio! L’aveva portata via dalla Toscana per far la bella vita tra i colli di Romagna, e adesso lui raccoglieva la merda dei furfanti, e lei la merda dei signori. Non le era nemmeno concesso rivolgere la parola ai Borghi Biancoli. Ogni tanto però si nascondeva e li spiava, come quel giorno che erano arrivati i due ospiti stranieri; la donna era scesa di carrozza con fatica; doveva essere gravida. Anche la Teresa, la verduraia, era incinta. Anche la Gugliarda, l’altra serva. Pance, pance, pance dappertutto. A Modigliana tutte le donne eran gonfie come palloni. Nella sua Pisa si figliava molto meno.
[CONTINUA…]
ANNA CASTELLI - autrice esordiente italiana
CHI E' ANNA CASTELLI
Laureata in Lingue Orientali, magistero giapponese, con una tesi sui costumi del teatro Kabuki.
Impiegata precaria.
Front Lady della rock band Electro Geisha.
Selezionata da Aletti Editore con “Stirpe”, “Paganini”, “Oscuro Teatro di Menti Contradditorie”, tre poesie apparse in tre differenti raccolte.
Selezionata con “Ode Distorta”, poesia apparsa nella raccolta “Poesie nel Cassetto 2008” edita dal Comune di Venezia – Carpenedo.
Finalista per la città di Venezia al Concorso Nazionale “Subway Letteratura 2008”.
Gattara e co-proprietaria del Bed & Breakfast “Anna e Oscar” a tema gattaro (unico in Italia) vicino a Venezia.
… attualmente trentatreenne e intenzionata a rimanere nel fiore degli anni per un altro po' di tempo.
“EMOZIONI VENEZIANE” è il suo primo romanzo, per il quale ha scelto la prestigiosa collaborazione di Francesca Zambon ( http://koshiatar.blogspot.com ), che ha impreziosito il volume con la copertina e le illustrazioni create appositamente per il libro. Mauro Trevisan è l'amico nipponista così paziente da averne curato la revisione. Tinto Brass, il famoso regista, è stato il gentiluomo che le ha concesso l'onore di impreziosire il volume con la sua prefazione.
COM’E’ NATO "EMOZIONI VENEZIANE"
Ecco quello che ci racconta Anna sulla genesi del suo romanzo:
“Ho iniziato "EMOZIONI VENEZIANE" quando avevo 16 anni.
A quel tempo scrivevo molto, ma non avevo esperienza diretta né di passione né di desiderio, solo una confusa "tempesta ormonale" che mi agitava come tutti gli adolescenti. Il manoscritto quindi risultava interrotto.
A 32 anni mi sono ritrovata tra le mani il manoscritto ormai sbiadito, miracolosamente sopravvissuto a tre traslochi.
Devo ringraziare i miei innumerevoli contratti da precaria per avermi lasciato disoccupata il tempo necessario per riuscire a terminare il romanzo, ma soprattutto Luca Tacchia, il mio "fratellino veneziano" che notte dopo notte ha insistito perchè ne terminassi la pubblicazione a puntate sul mio blog, curioso di sapere come sarebbe finita la storia di Lavinia, la protagonista.
L'idea di una prefazione illustre è arrivata dopo: ho pensato che un omaggio a Venezia meritasse una prefazione adeguata, e il maestro Tinto Brass è stato così gentile da farmi l'onore di scrivere la prefazione di "EMOZIONI VENEZIANE".
Grazie a Facebook invece ho reincontrato una mia cara amica dell'università, Francesca Zambon, che ho scoperto avere nel frattempo affinato la tecnica di disegno che già coltivava a Lingue Orientali, e che mi ha fatto la cortesia di illustrare il romanzo e creare la splendida copertina del volumetto.
Mauro Trevisan, nipponista mio coetaneo e carissimo amico, mi ha aiutato revisionando la trama, conservandone lo spirito di prosa rarefatta che ha come modello la narrativa più riuscita di Kawabata Yasunari.”
PER MAGGIOR INFORMAZIONI SULL’AUTRICE E SUL ROMANZO “EMOZIONI VENEZIANE”
SITI UFFICIALI:
http://www.emozioniveneziane.org
http://www.emozioniveneziane.com
BLOG:
http://veneziane.altervista.org/blog/
FACEBOOK:
http://www.facebook.com/group.php?gid=53901042342&ref=ts
Il libro esiste solo in formato cartaceo, ed è acquistabile online su IBS:
http://www.ibs.it/code/9788876809705/castelli-anna/emozioni-veneziane.html
e sul sito della Aletti Editore:
http://www.alettieditore.it
Inoltre è acquistabile su ordinazione in qualsiasi libreria (codice ISBN: 978-88-7680-970-5)

EVENTI E PRESENTAZIONI
Il 10 settembre 2009 ci sarà la prima presentazione ufficiale del libro presso l'Ostaria dai Kankari:
http://www.myspace.com/kankari
Sul Facebook di "EMOZIONI VENEZIANE" appariranno anche le date delle prossime presentazioni mano a mano che arriveranno.
"EMOZIONI VENEZIANE"
Lavinia viene coinvolta suo malgrado in una sontuosa festa in maschera a Venezia...
"EMOZIONI VENEZIANE": una voluttuosa fantasia adolescenziale, un racconto di iniziazione erotico-sentimentale, un omaggio all’eterno splendore di Venezia… una prosa volutamente rarefatta per lasciare spazio alle vostre emozioni e alla vostra fantasia.
ESTRATTO:
La nebbia era già calata sul Canal Grande ricoprendo il paesaggio con la sua umida e fredda presenza e il buio della notte aveva fatto il resto.
Dalla grande e antica finestra del sontuoso palazzo di Mr. S., Lavinia poteva scorgere solo fioche luci di lampioni pallidi; nessun movimento, nessun rumore provenivano dall'esterno, in contrasto con l'allegra confusione di musica e chiacchiere della sontuosa festa a cui aveva accettato di partecipare. Appoggiò una mano sulla fredda vetrata, rabbrividì lasciandosi andare ai propri pensieri: "Perché ho accettato questo impegno? Perché voglio troppo bene a mia madre... troppo davvero, visto che lei m'ignora. Sa benissimo che ho rinunciato all'alta società, sa benissimo quanto schifo mi faccia questa gente e tutti i loro intrallazzi, eppure fa apposta a fingersi ammalata perché venga qui al posto suo... bella rappresentanza!". Lavinia strinse forte la pesante gonna di broccato del suo costume; dopotutto la festa era in costume, con l'obbligo di maschere che celavano rigorosamente il volto, così non avrebbe dovuto ascoltare i viscidi complimenti di amici e amiche di sua madre che finalmente l'accoglievano tra loro...
IN THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI
TIZIANA LIA - autrice esordiente italiana
L'AUTRICE SI PRESENTA
Ciao a tutti, mi chiamo Tiziana Lia e sono una scrittrice esordiente di romanzi rosa.
Sono nata a Roma il 13 novembre 1971 e ho vissuto nella capitale per 25 anni. Da quando mi sono sposata ho preferito stabilirmi fuori città ed ora vivo con mio marito e le mie bambine in un piccolo paesino. Adoro la campagna e immergere lo sguardo nel verde delle prime propaggini dell’appennino abruzzese che scorgo dalle mie finestre. Amo ascoltare la musica, prediligendo le canzoni dove è presente la chitarra. La mia canzone preferita tuttavia è Lullaby dei Cure, nella quale ritrovo un non so che di “oscuro” e allo stesso tempo molta sensualità. Forse perché io sono dello Scorpione!
Sin dalle scuole medie ho avuto la passione per la scrittura, divenuta sempre più coinvolgente con il crescere. Per anni l’ho abbandonata, ma ora è tornata ad essere parte integrante di me.
Adoro leggere romanzi rosa e romanzi gialli. Non è insolito trovare nei i miei racconti del suspense o comunque qualche intrigo, anche se non disdegno il romanticismo allo stato puro.
Al momento sto rivedendo alcuni romanzi scritti di getto, ma ho già avuto modo di pubblicare “Dimmi che mi ami” con Lulu.com. “Uno scandalo chiamato amore” è invece disponibile sul mio sito e lo si può leggere gratuitamente. “Voglia di riscatto” è al momento l’unico romanzo non contemporaneo che ho scritto. E’ ambientato nel West America tra il 1865 e il 1873 e sto valutando la prospettiva di renderlo il primo di una saga di cinque romanzi che vede coinvolti a turno tutti i fratelli Montgomery. E’ anche quello che sto proponendo a diverse case editrici tradizionali, nella speranza di una pubblicazione.
Altri romanzi in fase di conclusione sono (titoli provvisori) “Per Estella” e “Una missione per due”, il primo ambientato nel Texas, il secondo in Cile. Spero quanto prima di poter inserire nel mio sito www.tizianaliascrittrice.ea26.com qualche altro estratto per riceverne un commento costruttivo.
I LIBRI
DIMMI CHE MI AMI
Pubblicato e acquistabile anche in e-book sul sito www.lulu.com alla sezione romanzi rosa in lingua italiana (vedi il mio sito).
Soltanto una sciocca scommessa avrebbe potuto indurre la tranquilla Francesca Collins ad una notte di sesso con il bagnino del campeggio dove stava trascorrendo le vacanze. E in quella notte, tra le braccia forti di Steve, Fran scopre di volere di più dalla vita: non solo lavoro e famiglia, ma anche essere amata e desiderata e desiderare nuovamente un uomo.
Con queste convinzioni inizia il nuovo periodo di lavoro, senza sapere di dover fare i conti con il fascino e la virilità di Raymond Barclays.
Cosa dire poi quando scopre improvvisamente di non essere mai stata a letto con il bagnino?
La scoperta dell’identità dell’uomo che l’ha resa felicemente di nuovo donna non l’aiuta certo a domare l’attrazione che prova per il bel collega!
Ray è deciso a volerla nel suo letto, nella sua vita, accanto alle sue figlie, ma Fran non è pronta.
Il suo corpo non risponde alle imposizioni della ragione, ma gli errori del passato tornano impetuosi come fantasmi difficili da annientare. Ray decide di metterla alle strette: amarlo oppure rinunciare a lui per sempre.
UNO SCANDALO CHIAMATO AMORE
disponibile gratuitamente sul sito dell'autrice
“Una donna si metterà tra di voi” le ha predetto una zingara.
Ma Flavia non ha alcuna intenzione di rovinarsi il sogno che sta finalmente vivendo con il suo indimenticato principe azzurro.
Sì, perché Fabrizio Altieri, oltre ad essere l’affascinante ribelle della famiglia e il ragazzo al quale ha dato il suo primo bacio, è anche un principe in carne ed ossa, alto, elegante e con due magnetici occhi scuri. E non le ha fatto mistero di desiderarla.
Forse non è poi del tutto vero che tra principi e popolane non possa nascere qualcosa di buono, anche se il passato le insegna diversamente.
Ma un’inaspettata eredità invece di appianare le differenze sociali sembra essere l’unico vero interesse di Fabrizio: a lui occorre molto denaro per risanare le finanze della Tenuta. Per questo è rientrato da Miami ed è soprattutto per questo che l’ha sedotta.
Flavia, determinata a non soggiacere a questo insulso piano, con orgoglio preferisce rinunciare al suo sogno d’amore. E quando la vita sembra volerli dividere per sempre, il fato si rivela di tutt’altro avviso.
Fabrizio e Flavia si incontrano nuovamente e questa volta sono i loro occhi e il loro cuore a parlare…C’è forse un’altra opportunità per loro?
Fabrizio vuole ad ogni costo rientrare nella vita di Flavia, la donna che lo ha conquistato completamente. Ma Flavia è profondamente cambiata a causa di una terribile esperienza e sarà veramente complicato superare le sue paure. Riuscirà nel suo intento e a sottrarsi alle spire dell’inganno che vogliono avvolgere entrambi?
La forza dell’amore può superare qualsiasi avversità e i due protagonisti ne daranno prova a chiunque vorrà vivere con loro questa straordinaria avventura.
L'ESTRATTO
da "Dimmi che mi ami"
Si fermò col cuore in gola davanti alla porta. Se avesse bussato e Steve le avesse aperto era sicura che non avrebbe trovato una scusa plausibile per giustificare la sua presenza, facendo la figura della scema. Sapeva di avere gli occhi puntati addosso: Hanna era nascosta dietro qualche cespuglio a sincerarsi che mantenesse la promessa. Decise per l’effetto sorpresa. Per quanto la luce della luna glielo consentiva buttò l’ultimo sguardo al suo abbigliamento. Indossava appena un sottile copricostume stile indiano, che le arrivava fino alle ginocchia e un paio di sandali in cuoio senza fibbia. Fece un grande respiro per acquisire coraggio. Se da un lato quella sfida la terrorizzava, dall’altro la eccitava. In fondo in fondo non le spiaceva tuffarsi in una situazione così avventata. Una cosa del genere l’avrebbe sicuramente fatta in età adolescenziale, quando nulla sembrava avere conseguenze o comunque tutto pareva un fantastico gioco. A ventisette anni e con indelebili esperienze di vita alle spalle era senz’altro una strana evasione dalla monotonia quotidiana. Non riteneva di essere una donna pudica e la prospettiva di un incontro quasi al buio con un uomo, che aveva visto appena tre volte e che forse non si era neanche accorto di lei, era senza dubbio una grande sfida. Allungò la mano e chiuse le dita sul pomo della porta. Girò la manopola e la porta si aprì senza neanche un cigolìo. L’interno era buio. Tentò di scorgere quanto più possibile per riuscire ad orientarsi in quel monolocale prima di richiudere la porta dietro di sé. Lentamente si addentrò nella stanza. Ormai ne era certa. In quell’angolo del campeggio era saltata la luce. Sentì il rubinetto del bagno aperto e comprese che il probabile compagno della sua ultima notte di vacanza sarebbe uscito a breve. Prima che potesse capire da dove lui sarebbe uscito un corpo la spintonò.
− Che diamine succede? Chi c’è qui?− chiese una voce profonda.
− Non urlare ti prego!− lo supplicò lei – Non sono una ladra!−
− Per tutte le luci della città, chi sei e cosa vuoi? −
Una mano le sfiorò un braccio e poi conquistò la sua spalla.
− Ti prego non cacciarmi via. Fammi passare la notte con te.− Pronunciò l’intero concetto velocemente prima che il coraggio svanisse.
− Che mi prenda un accidente! Ma sei ammattita? −
− No. Ho fatto una stupida scommessa e le mie amiche se non pago pegno mi daranno il cordoglio per il resto dell’anno.−
− Fammi capire una cosa: io sarei il pegno di una scommessa?− la sua voce sembrava divertita e Fran ne provò sollievo.
− Sì, ma non temere. Io…ho detto che passavo la notte con te ma alle mie amiche non ho spiegato come.−
Sapeva che era in parte una menzogna. Aveva chiaramente dichiarato “a letto” ma su questo poteva prendere ora accordi sul posto.
L’uomo iniziò a carezzarle le spalle e salì delicatamente verso il collo per poi esplorare con i polpastrelli il suo viso. Fran chiuse gli occhi. Contro ogni buon senso, quel tocco le procurava dei brividi che non provava da tempo immemorabile. Le mani di Steve scesero sulla schiena e sulle natiche per poi girare attorno alla vita e risalire fino ai seni. Fran si morse un labbro per non gemere di piacere. Possibile che quel contatto, al buio, riusciva a suscitare emozioni rimosse?
− Come pensi di passare la notte con me?− le chiese Steve con la voce leggermente arrochita.
Non era difficile comprendere che quell’esplorazione aveva eccitato anche lui.
− L’importante è che non rientri in tenda prima di domattina. – gli rispose.
− A dire il vero nessuno mi aveva mai scelto come premio per una scommessa e la cosa non mi dispiace visto che ho appurato quanto tu sia ben equipaggiata.− la sua voce era tornata ilare.
Fran fu felice di trovarsi al buio. Era avvampata dall’imbarazzo. Sapeva bene che, sebbene non mettesse in evidenza le sue forme prorompenti, non passava mai del tutto inosservata.
− Cosa proponi?− gli chiese con un filo di voce.
− Non posso certo rifiutare una proposta così inaspettata!−
− Aspetta un attimo! Vorrei precisare che non sono quel genere di ragazza che si butta nel letto del primo venuto.− dichiarò con voce quasi disperata.
Lo sentì sorridere e allontanarsi.
− Alla tua destra troverai il letto e potrai sdraiarti. Passerai la notte qui e giuro che non ti toccherò con un dito. Nessuno saprà che la tua scommessa non è stata portata a termine.−
Fran sentì il rumore lieve del letto che si curvava sotto il peso dell’uomo. Si stupì nello scoprire che per la prima volta aveva a che fare con un individuo che non era interessato ad approfittare di una situazione particolarmente invitante. Non riusciva a credere che fosse stata baciata dalla fortuna.
− Hai intenzione di dormire in piedi come i cavalli? Ti informo che non ci sono divani in questo bungalow e a meno che tu non voglia distenderti sul pavimento, è meglio che ti accomodi.−
La sua voce continuava a confermare che si stava divertendo un mondo. Fran per un istante provò ad immaginare il suo bel viso abbronzato sorridere nel buio pesto. In realtà Steve non era il tipo di ragazzo con cui sarebbe andata a letto. Era alto, aitante e dotato di un certo fascino, ma nulla più. Se non fosse passato davanti ai suoi occhi proprio nel momento in cui stava facendo il rilancio della scommessa con Magda, probabilmente non avrebbe mai pensato alla sua persona. Ma ora era lì e, se non voleva fare doppiamente la figura della stupida, era meglio accettare la proposta di un innocente sonno accanto a lui. Si sedette lentamente sul letto e dopo qualche istante si distese. Steve aveva mantenuto la promessa. Non lo sentiva neanche accanto. O il letto era di una misura smoderatamente più ampia o lui si era sdraiato quasi sul comodino. Ora che il cervello aveva ripreso a funzionare normalmente, senza le pressioni delle amiche, ebbe nitida davanti agli occhi la pazzia che aveva commesso. Tese l’orecchio. Il respiro dell’uomo coricato nel buio al suo fianco le confermava che non stesse dormendo. Era proprio necessario scusarsi per quell’incresciosa situazione o l’avrebbe presa per una pazza. Sempre che non l’avesse già fatto.
− Scusami per l’imbarazzante situazione.− mormorò.
− A dire il vero mi sto chiedendo perché non riesco ad approfittare di questa gustosa opportunità.−
− Perché sei un bravo ragazzo? − tentò di adottare un’aria scherzosa mentre il cuore le balzava in gola.
− Già. Forse. Posso farti una domanda?−
− Certo.−
− Perché hai così paura di far sapere alle tue amiche che non hai adempiuto i termini della scommessa?−
Fran sospirò nel buio.
− Preciso che non sono mai stata io a stabilire la penitenza. Però una volta Magda ha dovuto presentarsi in slip e reggiseno alla polizia fingendo di denunciare il furto totale di borsa, documenti e abiti.− Rimase in attesa di un commento, ma nulla. – Hanna invece ha dovuto traversare un’intera spiaggia di nudisti uomini con in dosso una semplice T−Shirt e degli slip.−
− Era comunque vestita no?− era palesemente divertito.
− Sulla T−Shirt era stampato il logo D&G, una nota marca italiana…−
− La conosco.−
− E più sotto “Dammelo e Godo”. −
Fran sentì improvvisamente il letto muoversi e si alzò su un gomito, non riuscendo a capire cosa stesse accadendo. Pochi istanti dopo le giunse alle orecchie una soffocata risata che lentamente diventava sempre più aperta e spudorata. Sentì Steve battere un pugno sul materasso nel tentativo di sfogare ancora di più il suo immenso divertimento.
Fran attese che il suo compagno di letto calmasse la sua ilarità.
− Hai ragione a temerle!− commentò infine il bagnino – Ma con me stai al sicuro ragazzina.−
− Non sono una ragazzina!−
− Vuoi lasciarmi credere che anche una persona matura si lasci andare a simili sciocchezze?−
− E’ l’ultimo giorno di vacanza e non ci trovo nulla di male a divertirsi ogni tanto. Ci sono tanti impegni al rientro in città…−
Quella che doveva essere una semplice riflessione personale si era rivelata una confessione fatta ad alta voce. Quando sentì il materasso alla sua sinistra flettere comprese che Steve si era alzato su un gomito.
− Quanti anni hai?−
− Ventisette.− rispose presa da un’improvvisa timidezza.
− Accidenti! No, non sei una ragazzina.− rispose lui con voce profonda.
Improvvisamente Fran si sentì avvolgere dal profumo della sua colonia: vetiver. Analizzò febbrilmente la situazione. Aveva accanto un uomo che si era trovato in stanza una sconosciuta che prima gli aveva quasi promesso una notte di puro sesso per poi tirarsi indietro. Era certa che fosse una persona con sani principi, perché un altro non avrebbe certo accettato di fornirle una copertura gratuitamente! E poi quella voce! Stranamente Fran si sentì una strana eccitazione.
Era un uomo di cui ci si poteva fidare e all’improvviso non era più sicura di non voler dare un seguito a quel folle inizio.
− Come ti chiami?− le chiese.
− Preferisco mantenere l’anonimato visto che il buio forzato me lo consente.−
− Bene, anonima, voglio che tu sappia che mi sta costando non poco non allungare una mano.−
− Immagino di sì.−
− La tua unica fortuna è che sei incappata nella stanza di un uomo che non è avvezzo ai flirt.−
− Pensavo che la tua professione ti concedesse facilmente incontri casuali.−
− Probabilmente hai sbagliato persona. − Concluse definitivamente dopo una breve pausa.
Fran si allungò meglio distendendo le braccia oltre la testa, ma nel movimento sfiorò un braccio di lui. Si morse un labbro presa da un’indescrivibile ondata di piacere. Probabilmente anche lui dovette sentire l’irrefrenabile desiderio di cambiare rotta perché una sua mano iniziò ad esplorare nuovamente il suo viso per comprenderne i lineamenti.
Steve si chinò su di lei e le carezzò il collo e Fran, presa da un inaspettato piacere, reclinò il capo. Le labbra di lui iniziarono a baciarle una guancia e poi la pelle proprio sotto l’orecchio. Un fremito la percorse. Impulsivamente posò le mani sul petto di lui e scoprì che aveva il torace nudo. Avrebbe voluto scostarlo, ma i muscoli di quel corpo l’attirarono come calamita. Fece scorrere le sue mani sulle sue spalle e chiuse gli occhi per immaginare la forma scolpita dei bicipiti e poi ancora dei pettorali, fino a scendere sugli addominali e girare sui lombi. Ogni singolo angolo di quel torace era scolpito e provò immenso piacere nel perlustrarlo interamente. La bocca di lui risalì il mento fino ad impossessarsi della sua bocca. Fran tremò nel sentire le labbra di lui morbide e tumide, mentre le mani del suo amante occasionale avevano iniziato a carezzarle tutta la schiena facendole emettere un gemito. Steve le prese i lembi del copricostume e glielo fece passare attraverso la testa. Poi, gettato a terra il sottile tessuto, si impossessò dei suoi seni. La sua eccitazione raggiunse proporzioni inaspettate nel momento in cui con il pollice e l’indice lui prese a pizzicarle i capezzoli. Un secondo dopo fu lei a mordergli il collo costringendolo ad un gemito di piacere.
IN THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI
NICOLE ALLEGRINI, autrice esordiente italiana
L'AUTRICE
Nicole Allegrini nasce in provincia di Verona nel 1989. Diplomata nel 2008 in grafica pubblicitaria con il massimo dei voti, coltiva, oltre la scrittura, numerosi altri interessi. Sin da piccola ha sempre avuto la passione per la lettura di ogni genere, prediligendo il fantasy. Ha iniziato a scrivere per gioco, in un forum on line, scoprendo il piacere di creare con le parole, storie in grado di emozionare le altre persone.
Su questo forum: www.writelovers.forumfree.net sono disponibili curiosità a anticipazioni sul suo romanzo, e l'autrice è disponibile per rispondere ad ogni domanda.
IL LIBRO
DIVERSI
Altromondo Editore ( http://www.altromondoeditore.com/ )
Genere: young adult urban fantasy
Nikki sembra una ragazza come tante altre: lavora, si diverte con le amiche. Sa, però, di essere diversa. Il suo DNA è mutato, come quello di migliaia di altre persone, che sanno di poter fare cose straordinarie. Sono i Diversi. Negli anni, si sono formate due organizzazioni clandestine contrapposte: le Guardie e la Fratellanza. Nikki è una Guardia e crede profondamente in ciò che fa. Ma quando incontra Jared, un Fratello, le sue certezze iniziano a vacillare. Tra i due nasce un sentimento tanto proibito quanto travolgente, pronto a cambiare per sempre il loro mondo.
La storia si sviluppa all’incirca in quaranta capitoli ed è incentrata sui due protagonisti, che sono anche le due voci narranti del libro. Nikki, una Guardia e Jared, un Fratello. Saranno i loro sentimenti a sconvolgere il loro mondo, riuscendo a rompere ogni tipo di pregiudizio e trascendendo ogni rivalità.
Come acquistarlo
Il romanzo per adesso è acquistabile solo su internet, presso il sito della Altromondo Editore a questo indirizzo : http://www.altromondoeditore.com/shop/home/detail/435
La mia casa editrice, per evitare di chiedermi un contributo economico troppo elevato, ha optato per una prevendita. In pratica il mio romanzo verrà stampato e distribuito nelle librerie solo se raggiungo la quota di 120 copie vendute in sei mesi. La prevendita è cominciata il 20 di gennaio e si concluderà il 20 di luglio.
ESTRATTO
PROLOGO
Nel nostro mondo esistono esseri straordinari, travestiti da comuni mortali: sono i Diversi. Alcuni di loro si preoccupano della nostra sicurezza, altri, invece, sono criminali organizzati.
L’associazione cui fanno capo è chiamata la Fratellanza. In opposizione a questo ente criminale sono nate le Guardie, la polizia dei Diversi. La maggioranza dei membri della Fratellanza sono ladri, rapitori o strozzini, i migliori sono assassini professionisti. Ogni Fratello è identificato con un grado, in base al tipo di crimine commesso per entrare nella Fratellanza. Le Guardie sono arruolate da altre Guardie più anziane, vivono in piccole comunità i cui membri provengono da tutto il mondo.
Ogni gruppo è formato da cinque Guardie ed assegnato a un centro abitato, più o meno grande. Le potenziali Guardie sono scelte in base alle loro capacità e sottoposte ad un addestramento che dura tre anni. I componenti della Fratellanza sono arruolati a tutte le età senza nessun riguardo per le abilità: quel che conta sono i risultati. Per entrare a far parte della Fratellanza basta compiere una missione particolarmente ardua. Solitamente in ogni città dove vi è sentore di attività da parte della Fratellanza esiste un gruppo di Guardie.
Loro vivono fra noi, e su di noi vigilano, nel bene e nel male.
CAPITOLO UNO
- Pegaso, tutto ok lassù?
- Tutto regolare, Aquila.
- Memory?
- Tutto normale.
- Chimera?
- Nothing.
- Virus?
- Nessun segno di attività elettronica irregolare.
- Bene, ci vediamo in piazza.
Accesi il motore della mia moto, che dopo due colpi leggeri d’acceleratore si avviò, facendo le fusa come un vecchio gatto.
Che invenzione questa moto elettrica, pensai.
Fui la prima ad arrivare in piazza e lanciai un’occhiata distratta all’Arena, fiocamente illuminata. Tutto sommato, era sempre bellissima, con un fascino particolare. Uno scatto metallico richiamò la mia attenzione. Mi voltai in tempo per vedere Pegaso, mentre chiudeva le grandi ali meccaniche che l’aiutavano a volare, soprattutto in una sera ventosa come quella. Poco dopo arrivò Memory a cavallo della sua moto, identica alla mia.
La tuta di nylon che indossavo mi pizzicava, come anche quel casco super tecnologico, pieno di pulsanti e accessori: bluetooth, connessione radio, visiera a specchio con gps... ci mancava che facesse il caffè. Non vedevo l’ora di tornare a casa e tuffarmi in doccia, ma Chimera e Virus erano in ritardo come al solito.
Un grosso furgone sbucò nella piazza sgommando. Risi.
Chimera guidava malissimo, ma era l’unica che poteva aiutarci a distanza, e Virus non aveva ancora la patente, quindi ci toccava sopportarla. Il furgone si fermò davanti a noi e Chimera smontò con un salto.
- Hello - salutò allegra. La osservai invidiosa. Era vestita come tutte noi, con una tuta nera aderente che si adattava al nostro corpo esattamente, in ogni più piccolo difetto, eppure sembrava una modella appena uscita da Vanity Fair. Anche il casco di plastica nera e cromata su di lei sembrava all’ultima moda.
- Vedi di fare meno rumore. Vuoi svegliare tutta Piazza Brà? - esclamò Memory acida.
Chimera sorrise angelica: - Sorry.
Sbuffando, sollevai la moto e la caricai nel retro del furgone.
Virus mi salutò distrattamente, intenta a smanettare con il suo immancabile computer portatile. Tutta l’attrezzatura elettronica ronzava sommessamente. Memory caricò la seconda moto e Pegaso gettò le ali in un angolo. Mi sedetti nel posto del passeggero, accanto a Chimera. Sospirai allungando le braccia davanti a me, le giunture protestarono: ero rimasta troppo nella stessa posizione.
- Nottata tranquilla, vero?
- Forse troppo - sbadigliai.
Un suono acuto confermò i miei sospetti.
- Qualcuno ha scollegato l’allarme della banca all’angolo di Via Roma - riferì Virus.
- Riesci a riattivarlo? - domandai mentre Chimera avviava il motore e si precipitava verso la banca, fortunatamente vicina.
- No, hanno staccato la corrente - rispose Virus ticchettando sulla tastiera.
- Mettete i caschi ragazze. Virus tu resta qui. Chimera travesti il furgone come al solito - ordinai.
- Voglio venire anch’io - protestò Virus.
- Non se ne parla nemmeno. Pegaso, quanti sono?
- Tre, due ragazzi e una ragazza - rispose lei ad occhi chiusi.
- L’illusione è pronta; ora siete tre poliziotti corpulenti - annunciò Chimera.
- Non sono ladri normali - constatò Memory, assicurando il manganello al fianco. Capii subito il perché. Un ragazzo stava davanti alla banca e teneva sollevata la saracinesca senza nemmeno toccarla, le mani tese in avanti e gli occhi chiusi.
- Fratelli - esclamai. - Chimera, l’illusione non serve più - aggiunsi scendendo dal furgone.
Il ragazzo appena mi vide scagliò nella mia direzione un ciottolo divelto dalla strada. Schivai con un sorriso e lanciai con precisione un piccolo coltello, mirando alle sue gambe. L’arma si fermò a mezz’aria e cadde a terra, tintinnando.
- Pegaso, pensaci tu! Io mi occupo di quelli dentro. Memory, con me - ordinai.
Pegaso si scagliò contro il telecineta mentre io e Memory entravamo nella banca, l’ambiente era piccolo e buio e si udivano dei rumori provenire dal retro. Mi concentrai e quando riaprii gli occhi il buio si era popolato di decine di immagini. Vidi la scia del passaggio dei due ladri, e la seguii in silenzio con Memory alle calcagna. Arrivammo alle cassette di sicurezza, dove una ragazza era intenta a riempire una grossa sacca con tutto ciò che trovava.
Percepivo la scia di una seconda persona; eppure non riuscivo a vedere nessun altro, benché le pareti non fossero un ostacolo, per me. Afferrai la pistola e la puntai contro la ragazza.
- Ferma! - intimai.
Lei sollevò gli occhi da gatta di un colore particolarmente accesso, tra l’arancio e il giallo ambra. Mi squadrò sprezzante. Era vestita più o meno come me, ma, invece che un casco, indossava un passamontagna nero con un simbolo bianco ricamato sulla fronte: due mani giunte sormontate da una X, il simbolo della fratellanza.
La ragazza fece un balzo degno di un felino, nella mia direzione.
Vidi le sue intenzioni e sollevai un pugno colpendola alla pancia.
Cadde a terra ringhiando, ma si alzò immediatamente, tenendosi a quattro zampe. Qui ci voleva Pegaso. Animali per animali, pensai. Feci un passo verso la ragazza, improvvisamente la presenza di Memory si affievolì. Una mano afferrò la mia e la strinse costringendomi a gettare la pistola. Un braccio mi cinse la vita e mi trattene contro qualcosa. Mi divincolai e cercai di chiamare Memory; ma una mano mi tappò la bocca.
- Buona - mi sussurrò una voce all’orecchio. - Tigre, vai ad aiutare Telek. Di queste mi occupo io - aggiunse poi.
Ringhiando, la ragazza scomparve.
- Pegaso! - urlai nel casco, ma lei non mi sentì. Quando combatteva non capiva più niente. Vidi la presenza di Memory riaccendersi, evidentemente era rinvenuta.
Con un morso, tolsi di mezzo la mano e urlai: - Memory! Vai da Pegaso. Qua me la sbrigo da sola.
Lei annuì e corse in fretta verso la porta, lasciandomi sola con il mio avversario. Misurando le forze, gli sferrai una gomitata allo stomaco e, volteggiando, mi posizionai di fronte a lui, pronta per il combattimento. Osservai bene il mio nemico. Un ragazzo all’incirca della mia età, alto, sottile, ma con la muscolatura definita, evidenziata dalla tuta aderente. Lo sentii ridere.
- Grazie - disse.
- Grazie, di che? - sputai.
- Del complimento - rispose lui gettandosi in avanti verso di me.
Vedendo in anticipo le sue mosse, lo schivai, muovendomi verso destra. Improvvisamente la sua traiettoria cambiò e mi afferrò le braccia, bloccandole dietro la mia schiena. Mi strinse per tenermi ferma e mi ritrovai il suo viso vicinissimo al mio. Sapevo che non poteva vedermi attraverso la visiera a specchio, eppure, sotto lo sguardo dei suoi occhi di un azzurro assurdo, tanto era intenso, ebbi paura che mi potesse leggere fin nell’anima.
- In un certo senso... - disse lui. Anche se la sua bocca era coperta dal passamontagna avrei giurato che stesse sorridendo. Cercai di divincolarmi ma lui anticipò tutte le mie mosse. All’improvviso capii: riusciva a leggermi nel pensiero.
- Era ora che ci arrivassi - esclamò divertito.
Continuai a combattere, ma era inutile: io vedevo le sue mosse in anticipo e lui leggeva le mie nella mia mente. Eravamo in parità. Un urlo squarciò la notte. Approfittando della sua distrazione gli saltai addosso, schiacciandolo a terra con il mio peso. Gli tenni le braccia ferme e lo fissai.
- Chimera, che succede? - domandai.
- La ragazza ha ferito Pegaso, ma Memory è riuscita a colpire il telecineta.Gli ha sparato ad una gamba - riferì.
Vidi gli occhi del ragazzo stringersi per la rabbia.
- È grave? - chiesi.
- No, lo ha preso di striscio. Ora però sono fuggiti. Tu a che punto sei?
Fissai ancora gli occhi del ragazzo e rimasi indecisa.
- Fammi scappare, non abbiamo fatto niente di male - sussurrò fissandomi implorante.
- Come no? - risi sarcastica.
Con un colpo di reni si sollevò, e in un lampo mi ritrovai sotto di lui. Sentivo il suo corpo premere su di me in modo fastidioso.
Cercai di scansarlo, senza successo.
- È inutile, sono più forte di te - mi schernì.
- Lasciami - sibilai.
- E tu che mi dai? - domandò, malizioso.
- Liberami che ti faccio vedere - lo sfidai.
- Purtroppo non vedo ciò che vorrei nei tuoi pensieri. - Rise, poi si sfilò il passamontagna. Osservai sorpresa quel gesto, i fratelli tenevano alla loro identità; ma era troppo buio perché potessi vedere chiaramente il suo viso, potevo solo indovinare i suoi lineamenti.
Con un movimento fluido sollevò la visiera del mio casco. Lo fissai con rabbia, non avrebbe mai potuto riconoscermi con il viso strizzato nel casco e la maschera di seta blu sugli occhi.
Lui rise: - Ci tieni proprio alla tua identità.
- Lasciami andare - sussurrai ancora, minacciosa.
Nel buio lo vidi sorridere ancora, si abbassò su di me e si fermò a pochi centimetri dal mio viso.
- Solo se mi lascerai scappare, dopo - sussurrò.
- Illuso.
- Allora mi darai qualcos’altro in cambio. - Sogghignando colmò la già poca distanza fra di noi. Le sue labbra fresche premettero sulle mie prepotenti. Rimasi immobile, sconcertata da quel gesto.
Lui indugiò un altro secondo sulla mia bocca, poi con uno scatto agile si alzò e corse verso la porta secondaria.
Avrei potuto fermarlo, sparargli o qualsiasi altra cosa, ma non lo feci, lo guardai mentre si allontanava salutandomi con una mano.
ANTICIPAZIONI
Diversi fa parte di una serie che comprenderebbe altri due romanzi, dal titolo ancora da definire ma che manterranno gli stessi protagonisti. La trama sarà incentrata sulla realtà dei Diversi, sugli intrighi e i tradimenti che ne colorano il mondo.
Oltre a questa storia, ho in programma di scrivere una storia fantasy, ambientata in una cornice medievale, ma per adesso rimane solo un progetto.
THERESA MELVILLE : DAL ROMANCE AL NOIR
Abbiamo già avuto il piacere di avere tra noi una delle esponenti più brillanti e significative del romance italiano: Theresa Melville, una donna veramente speciale, capace di imbastire trame articolate e avvincenti miscelandole sapientemente con un sentimentalismo mai scontato, una donna che sa scrivere con il cuore e che ha dimostrato innumerevoli volte il suo talento narrativo.
In occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, abbiamo pensato di intervistarla e di chiederle qualche notizia in anteprima relativa al suo libro … ma lasciamolo dire a lei:
Theresa, incomincio dicendoti che è veramente un grande piacere averti nuovamente tra noi. Raccontaci un po’, come stai?
Sto molto bene, grazie Cris, e grazie per l’opportunità di essere nuovamente con voi. Come sai, ritengo fondamentale coltivare il rapporto con le lettrici. In proposito, ricordo che sono disponibile per coloro che volessero contattarmi all’indirizzo melville.t@gmail.com. Tornando al mio lavoro, sto vivendo un periodo di rinnovamento. Da oltre un anno mi dedico al genere noir, che mi affascina e mi impegna moltissimo. Questo non significa però che abbandonerò il romance.
Perché questa decisione di scrivere due racconti, e quali sono i tratti che li accomunano?
Più che racconti, li definirei romanzi brevi, ognuno di circa 120 cartelle. Usciranno in un solo libro nella collana I Romanzi: Amanti Perduti è il titolo. Il mistero accomuna i due testi, un dilemma intricato e doloroso che verrà svelato nel finale. Le protagoniste delle storie sono donne molto diverse: Jennifer è una nobildonna tormentata da un matrimonio infelice e da un uomo che ama nell’ombra; sul punto di compiere la scelta decisiva, verrà colpita da un evento che sconvolgerà il suo futuro. Frances è una giovane donna piena di coraggio, le cui origini si perdono in racconti nebulosi e menzogneri; per far luce sul passato metterà in gioco se stessa, affrontando pericolosi imprevisti.
Ci piacerebbe sapere un po’ sui personaggi, hai instaurato un diverso rapporto con loro dal momento che avevi meno “spazio” a disposizione?
A dirti la verità, non mi ha mai condizionato la lunghezza di un testo. Si tratta solo di gestire meglio i tempi narrativi. L’intensità di un personaggio non ne soffre, anzi, forse si verifica il contrario: i giochi di ruolo sono più agili, i dialoghi più incisivi.
Ho come l’impressione che si tratti di un cambiamento, ti senti forse ad una svolta?
Preferisco definirla evoluzione. Dopo sedici anni di lavoro, sento di aver acquisito la sicurezza necessaria a sperimentare sia nel linguaggio che nel genere letterario. Tengo a sottolineare che la mia immensa fortuna è stata quella di conoscere in Mondadori un direttore di collana come Sergio Altieri, scrittore di grande spessore e professionista serio come pochi, che ha creduto nel mio lavoro e mi ha dato fiducia.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Scrivere senza sosta, alternandomi tra il noir e il romance. Ho appena iniziato un romance ambientato in Francia sullo sfondo della Rivoluzione Francese. In programma ci sono un racconto vampiresco per un’antologia e il soggetto per il prossimo noir. Nel 2010 usciranno un romanzo nella collana Gialli Mondadori e un racconto noir per un’antologia al femminile, sempre edita da Mondadori. Per questi testi non userò lo pseudonimo. Manterrò Theresa Melville nel suo mondo di eroine senza tempo, che tanto mi ha dato e spero mi darà nel futuro.
Un racconto paranormale dunque, con un vampiro come protagonista … è la prima volta che affronti una stesura di questo tipo? Ci puoi dare qualche anticipazione?
Sul racconto vampiresco non azzardo anticipazioni, perché il soggetto è in via di definizione. Scrivere sul paranormale mi attira moltissimo; non l’ho mai fatto fino ad ora, ma ho letto molto a riguardo, in particolare tutti i romanzi della bravissima Anne Rice. Riguardo il racconto dell’antologia noir, che è ultimato, posso invece anticipare che tratta la terribile scelta affrontata da una donna dei nostri tempi, una donna provata da esperienze molto dure, che vede materializzarsi in una sola notte le paure di un’intera vita.
Come hai scoperto la vena per il genere noir?
In realtà ho sempre avuto una propensione al noir, che credo emerga in parecchi miei romance. Quello che mi mancava, era il coraggio di cimentarmi con un nuovo genere letterario, caratterizzato da una struttura e un linguaggio narrativo assai diversi da quelli che ero abituata a usare. Sono felicissima di essermi lanciata in questa nuova avventura.
Potresti prendere in considerazione un'ambientazione gotico/noir per un tuo futuro romance e dunque unire i due generi?
Perché no? Di certo però sarebbe più noir che gotico. Il noir mette in luce gli aspetti più nascosti e oscuri dell’animo umano in un contesto realistico. Quando penso a una trama, la vedo proiettata nella realtà; questo è un tratto tipico della mia produzione, a prescindere dal genere.
Continuerai a scrivere per la Mondadori dunque, ci sono altri tuoi romanzi in programma nella categoria romance?
Continuerò a scrivere per la Mondadori, che in questo momento offre un panorama di collane da edicola davvero importante e variegato. Il romance cui sto lavorando è appena agli inizi. Una volta ultimato, vorrei scrivere un secondo noir, ma non faccio previsioni fino all’uscita del primo, che dovrebbe avvenire nella prima parte del 2010. Non ti nascondo che aspetto con trepidazione quel momento: tutto considerato si tratta di un nuovo esordio, con tutte le implicazioni emotive del caso. Confesso che l’esperienza non ha intaccato l’emozione che mi coglie quando scrivo o quando vedo pubblicato un mio libro. I personaggi delle mie storie sono pezzetti di me; mentre scrivo mi commuovo, rido e mi arrabbio con loro. E non mi sento ridicola per questo, anzi. Quando non succederà più smetterò di scrivere, ma l’ipotesi non mi pare verosimile.
ESTRATTO da "Charlene"
Rivide Amandine alla festa in casa di Eugéne e ripensò alla sua eleganza, alla sicurezza che ostentava negli abiti maschili così seducenti sul corpo aggraziato. L’aveva invidiata per quelle movenze leggiadre da conquistatrice. Ora non la invidiava più. Vent’anni e un matrimonio naufragato. Si firmava George Sand e forse la scelta di uno pseudonimo maschile nascondeva il rifiuto della propria femminilità, di una realtà percepita come ostile.
Quando uno scrittore decide di non firmare col proprio nome, c’è sempre sotto qualcosa.
Per Charlene era stato così: niente cognome, niente famiglia. Charlene e basta. La persona, non le sue origini. Non più i ricordi, solo il presente. Niente padre, né madre, né Dimitri. Solo...
Solo cosa? Cosa le restava?
Chiuse la rivista. Bevve un sorso d’acqua e inghiottì le lacrime. Si sentì affondare nelle sabbie mobili di una solitudine melmosa, mentre l’ottimismo svaniva in nube nera di disperazione. No, non adesso, per favore Gesù pregò. Non posso crollare ora. Charlene è abbastanza. Io sono abbastanza. Sono arrivata fin qui: su questo presente fonderò il mio futuro.
IN THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI
ELISABETTA BRICCA - autrice esordiente italiana
L'AUTRICE
Elisabetta Bricca, nata a Roma nel 1972, laureata in Sociologia comunicazione e mass media, copywriter e insegnante di scrittura creativa, vive in un’antica azienda agricola nella verde Umbria con il marito Antonio, Viola e Flaminia le loro due bimbe e i cani Owen e Bibbo (greyhound irlandese e cane carlino).
Non perde mai l’occasione per viaggiare alla ricerca di preziosi spunti per i propri romanzi, adora la storia, l’astrologia, lo yoga, l’equitazione (è una provetta amazzone e possiede una bellissima cavalla da salto) e i fiori.
Sangue Ribelle è il suo primo romanzo pubblicato con la Harlequin Mondadori. Attualmente, Elisabetta trascorre le notti scrivendo il suo nuovo romanzo, una storia di passione e di vendetta ambientata nell’Italia del Rinascimento.
Il suo blog è :
www.elisbetta-themagicbeyondhistory.blogspot.com
IL LIBRO
SANGUE RIBELLE
Grandi Romanzi Storici - Harlequin Mondadori - Gennaio 2009
Irlanda-Francia 1677
In seguito al suicidio del padre e alla lettura del testamento, Satine de Roumier baronessa di Baume si trova a dover affrontare un destino assai avverso: in miseria e senza più alcuna eredità è stata promessa in sposa, secondo le ultime volontà del barone, a Shane O’Neill un corsaro irlandese dalla pessima fama.
Le nozze avvengono per procura, ma proprio la sera, dopo i festeggiamenti, le spire del destino si chiudono su di lei e Satine si ritrova prigioniera a bordo di un galeone per essere venduta, per ordine del Re Sole, come bambola vivente al Sultano di Algeri.
Ed è a bordo che Satine incontra Shane, il bellissimo, audace e fiero capitano della nave corsara, in realtà un capoclan e ribelle irlandese, di cui s’innamora ricambiata, senza che entrambi sappiano di essere già marito e moglie.
Tra colpi di scena, avventure, passioni e duelli, sullo sfondo di un’Irlanda epica e di una Francia al massimo del suo splendore, riusciranno Shane e Satine a superare le barriere che li dividono e a vivere finalmente felici e liberi il loro amore?
ANTICIPAZIONI
Attualmente, Elisabetta sta terminando il suo nuovo romanzo ambientato nel 1437 in Italia.
Il protagonista, Cesare Mocenigo, discendente di uno dei casati più gloriosi della Repubblica di Venezia, è un capitano di ventura, con un passato di sangue e dolore, che ha consacrato la sua vita alla vendetta. La protagonista, Viola Ripamonti Sforza, è una nobildonna combattiva, giovane, idealista e indomita, innamorata sin da bambina di Cesare (che le salva la vita) che saprà lottare con coraggio per conquistare l'amore dell'uomo che l'ha resa donna, anche quando tutto sembra essere ormai irrimediabilmente perduto.
ESTRATTO
da SANGUE RIBELLE
Contea di Tyrone, Irlanda del Nord
Settembre 1667
Le nubi solcavano rapide il cielo, e la pioggia battente sferzava il suolo irlandese.
Un uomo dalle vesti logore avanzava con passo stanco tra la moltitudine di corpi straziati che ricoprivano il campo di battaglia di Tìr Chonaill. Un acre puzzo di carne bruciata mista a sangue gli invase con violenza le narici dandogli il voltastomaco, mentre una fitta lancinante gli trapassava il cuore, così violenta da lasciarlo senza fiato.
Cadde in ginocchio nel fango e sul suo viso il pianto si mescolò alla pioggia, lavando via il sangue rappreso ma non il dolore. Erano lacrime di rabbia, di furore, di umiliazione.
Disperato, lasciò che i suoi occhi vagassero sulla brughiera spazzata dall'acqua e dal vento alla ricerca di un qualunque segno di vita, ma tutto ciò che riuscì a scorgere fu il nulla lasciato dalla morte e dalla desolazione.
Arroccato sul colle, il castello di Tìr Chonaill era in fiamme. Avvolto da alte lingue di fuoco, sembrava una maestosa fenice... una fenice che però non sarebbe mai più risorta.
L'uomo serrò la mascella e un grido disperato e roco gli scaturì dal petto, squarciando il silenzio. «Maledetti inglesi! Maledetti!» Affondò le mani nel terreno bagnato e sollevò lo sguardo verso il castello, la sua casa. No, non si sarebbe arreso, pensò. Era la sua terra, quella, e nessuno poteva portargliela via.
«Finalmente vi vedo in ginocchio, O'Neill» lo apostrofò con vibrante disprezzo una voce dal marcato accento inglese.
L'Irlandese sollevò appena la testa, e oltre la spessa cortina di pioggia che gli offuscava la vista scorse una macchia scarlatta stagliarsi contro il cielo plumbeo: la divisa del capitano dei Dragoni inglesi, Lord Basil Brooke.
L'ufficiale montava un irrequieto purosangue nero che dominava con arrogante disinvoltura. I suoi occhi color acquamarina erano incupiti da un odio che aveva radici profonde. «Vedo con piacere che siete diventato docile come un agnellino.»
Il capo del clan O'Neill abbassò di nuovo lo sguardo vigile, cercando disperatamente una via di fuga. Sapeva di dover reagire, e di doverlo fare in fretta... in quel preciso istante.
A un cenno del capitano, alcuni soldati si fecero avanti. Con uno scatto fulmineo, O'Neill impugnò una delle due pistole che portava infilate nella cintura e ne colpì uno, poi rotolò a terra ed esplose un secondo colpo, ferendo anche l'altro. «Vieni a prendermi, bastardo» gridò a Brooke correndo verso uno dei cavalli, e con un agile colpo di reni balzò in sella e partì al galoppo.
Il capitano si lanciò all'inseguimento, lo affiancò, tese il braccio e prese la mira. Il proiettile colpì l'Irlandese a una gamba, sbalzandolo di sella e facendolo cadere a terra.
Brooke fermò il proprio destriero e smontò; sguainata la spada, raggiunse l'uomo e gli puntò l'arma alla gola, mentre il suo piede premeva con brutalità sulla ferita dell'avversario.
O'Neill trasalì, ma non emise alcun gemito.
«Hai paura, vero? Ma tra poco sarà tutto finito» lo schernì l'Inglese, la voce tagliente come un diamante sul vetro. Sentiva di avere la vittoria in pugno, e già ne pregustava il sapore.
Fu in quel preciso istante che un roboante grido di guerra echeggiò nella brughiera, mentre un cavaliere con il simbolo di un'arpa celtica ricamato sul mantello piombava su di loro con la spada sguainata.
Il nuovo arrivato si avventò su Lord Brooke, calando un potente fendente che ferì l'ufficiale inglese a un braccio. Pur barcollando per il colpo subito, il capitano si scagliò con ferocia su O'Neill per finirlo, ma l'Irlandese girò su se stesso e riuscì a evitarlo. Poi, con un movimento tanto rapido da risultare quasi impercettibile, sfilò un pugnale che teneva celato nello stivale e colpì l'avversario in pieno viso.
Il Dragone imprecò e con un estremo, brutale colpo di spada ferì a sua volta O'Neill al torace. Le gambe dell'Irlandese cedettero, ma un istante prima che rovinasse a terra le possenti braccia del cavaliere che era giunto in suo aiuto lo issarono sul proprio cavallo, sottraendolo alle grinfie del nemico.
«Resisti Shane! Devi vivere, vivere, vivere!»
Le parole di Ruari O'Hara penetrarono come schegge impazzite nel torpore che iniziava a offuscargli la mente, e mentre l'amico lo portava in salvo, l'ultima immagine che Shane vide prima di perdere conoscenza fu quella del sangue che macchiava la terra, il sangue della sua gente.
Tiocfaidh àr là, il nostro tempo verrà.
Le parole di Camlach O'Neill, suo padre, risuonarono come un'eco lontana nella sua mente. Sì, il loro tempo sarebbe giunto. Ma non ancora. Non quel giorno.
IN THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI
SONIA CAPORALI - autrice esordiente italiana
L'AUTRICE
Salve a tutte/i, ho 34 anni, sono nata a Roma il 28 settembre del 1974.
Ho vissuto in quella splendida città per circa 25 anni, poi mi sono trasferita a Torino per motivi di lavoro e vi sono stata 6 anni. Da giugno 2005 vivo nelle Marche con il mio compagno.
Nel 1992 conseguo il diploma di Maestra d'arte e nel 1994 il diploma di maturità d'arte applicata, entrambi all'Istituto statale d'arte di Roma. Adoro tantissimo la pittura e l'arte in generale. Amo il canto e studio pianoforte.
Ma ho anche un altro grandissimo amore, è il primo fra tutti: la scrittura. Scrivo da quando frequentavo le medie o meglio ho provato a cominciare in quel periodo.
Negli anni '80, quindi, ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo "Alba nuova all'orizzonte", ma ho smesso quasi subito, praticamente al primo capitolo, "buttando" il tutto in un cassetto.
Negli anni '90, durante le superiori, inizio la stesura del mio secondo romanzo "Sentimenti ribelli" ma sono costretta a smettere perché, tra compiti in classe e interrogazioni, non riuscivo a gestire bene il mio tempo. Il libro che avevo iniziato a scrivere viene, quindi, messo da parte.
Nel 2001 completo la stesura di "Alba nuova all'orizzonte".
Nel 2005 termino "Sentimenti ribelli", primo della trilogia MacAuley, grazie anche all'aiuto del computer, sinceramente molto più veloce e pratico della vecchia macchina da scrivere che usavo anni prima.
Tra l'ottobre e il novembre del 2005 inizio il seguito di "Sentimenti ribelli" e cioè "Sentimenti in tempesta" ambientato sempre nella seconda metà del XVIII secolo.
Nel gennaio 2007 viene pubblicato "SENTIMENTI RIBELLI" con la casa editrice La Riflessione.
Tra ottobre e novembre 2007 scrivo "Una galassia d'amore", romanzo di circa 100 pagine ambientato nel 1993 a Washington.
Nel mese di dicembre 2007 inizio anche la stesura de "Le ali dell'aquila" ambientato nell'antica Roma.
Marzo 2008 pubblico online "UNA GALASSIA D'AMORE". Il romanzo, in formato pdf, è scaricabile gratuitamente dal mio sito.
Marzo 2008 termino la stesura di "Sentimenti in tempesta", secondo romanzo della trilogia MacAuley.
Maggio 2008 inizio "Misteri e sentimenti", terzo romanzo della trilogia MacAuley.
Novembre 2008 esce il romanzo a puntate "AMORE DI GHIACCIO". Creo il blog www.amoredighiaccio.blogspot.com sul quale è possibile seguire la storia e iscriversi alla newsletter.
Questi sono i link nei quali potrete trovarmi:
Il mio sito personale: www.soniacaporali.it
Il mio romanzo a puntate Amore di ghiaccio: www.amoredighiaccio.blogspot.com
I miei lavori a uncinetto: www.uncinettoperte.altervista.org
I miei lavori di pittura e decorazione: www.lisoladellemeraviglie.it
I LIBRI
SENTIMENTI RIBELLI
Pubblicato nel gennaio del 2007
dalla casa editrice La Riflessione.
acquistabile su IBS oppure sul link dell'editore:
http://www.lariflessione.com
Il romanzo è ambientato in Scozia nel 1766.
Narra la storia di Grace, una donna di 24 anni ribelle, non nobile ma di ottima famiglia.
Durante un viaggio in nave conoscerà un uomo molto misterioso, freddo e arrogante che le farà battere subito il cuore. Dopo alcuni incontri, basati su uno scambio di battute taglienti, la fanciulla capirà che si tratta di una persona gelida e insensibile che, se da una parte la irrita profondamente, dall’altra però ne è anche molto attratta. Una sera l'uomo la bacerà con passione e lei ricambierà con ardore, sentendosi poi tremendamente in colpa per il suo comportamento così sfacciato con un estraneo.
Una volta scesa dalla nave, Grace giurerà a se stessa di dimenticare quell’uomo che tanto l’ha turbata ma quando qualche settimana dopo suo padre glielo presenterà come il suo futuro marito, rimarrà sconvolta. Lui altri non è che Julian Roy Ashford il potente duca di Graystoke, conosciuto in città come l’uomo più potente di tutto il regno inglese dopo Giorgio III. Un uomo freddo, cinico e spietato... almeno all’apparenza.
Inutile dire che la donna si rifiuterà di sposare un uomo del genere e metterà in pratica diversi piani per farlo desistere dal folle progetto. Durante una cena, Grace ne combinerà di tutti i colori ma il gelido duca sarà
intenzionato più che mai a sposarla per dare un erede al suo potente cognome. Alla fine, la fanciulla, costretta da un contratto, cederà alle pressioni del padre e del fratello, che finalmente la vedranno sposata e sistemata.
Il matrimonio si presenterà subito come un fallimento: liti e discussioni saranno all’ordine del giorno!
Quando però Grace verrà rapita dal più acerrimo nemico del duca...
Tra cospirazioni contro la corona inglese, battute taglienti e passioni, la storia vi condurrà verso un romantico finale.
UNA GALASSIA D'AMORE
Pubblicato on line nel marzo del 2008
è scaricabile gratuitamente dal mio sito:
www.soniacaporali.it
1993, Washington, Stati Uniti.
Jillian Stanford è una giovane astrochimica che, per motivi di lavoro, deve trasferirsi da Chicago a Washington.
Quando arriva in città, durante un piovoso pomeriggio di novembre, trova la sua casa, appena acquistata, occupata da Bryan Preston, un uomo a dir poco affascinante, che le dice subito, senza mezzi termini, che invece quella casa è sua.
Bé... cosa succederà tra i due? Lo lascio scoprire a voi!

AMORE DI GHIACCIO
Romanzo a puntate “uscito” online nel novembre del 2008.
Potete seguire la storia nel blog:
www.amoredighiaccio.blogspot.com
la storia è ambientata a Salisburgo nel dicembre del 2000.
Daniel ed Helena sono due pattinatori sul ghiaccio che si allenano insieme per affrontare i campionati del mondo che si terranno a Vancouver, in Canada, alla fine di marzo 2001. L’inizio del loro rapporto non è proprio idilliaco, anzi...
Seguite le puntate per saperne di più!
LE ANTICIPAZIONI
Pochi mesi fa ho terminato la stesura di Sentimenti in tempesta, secondo romanzo della trilogia, che narra la storia del fratello di Grace, Royce MacAuley.
Capitano della Bravery, lavora per suo cognato il duca di Graystoke, Julian Roy Ashford (protagonista di Sentimenti ribelli). E’ conosciuto a Kyle come “lo scapestrato della famiglia MacAuley” per il suo carattere libertino. Amante del gioco d’azzardo, del rischio, delle donne ha creato, per anni, problemi a non finire a suo padre e a suo fratello maggiore Morgan.
Durante uno dei suoi viaggi in mare, Royce conosce una ragazza spagnola. Tra i due nasce una fortissima attrazione che, una volta giunti a Kyle, si trasformerà in un sentimento più profondo.
Attualmente sto scrivendo il terzo romanzo della saga MacAuley, Misteri e sentimenti, che narrerà la storia del fratello maggiore di Grace, Morgan.
Morgan MacAuley è il primogenito di questo rinomato clan scozzese. E’ conosciuto a Kyle (Scozia) come The cold per il suo carattere freddo, taciturno, scostante. Un uomo che, apparentemente, è senza emozioni. Le sue emicranie sono note per esplodere a ogni ricevimento al quale è costretto a partecipare. Odia le occasioni mondane più di ogni altra cosa al mondo. Fugge le donne come se fossero dei demoni perché non riesce a sopportare la loro presenza per più di dieci minuti: lo annoiano terribilmente!
Lei, invece, Roselyn Cattrall, è una fanciulla che, all’occhio della società, viene ormai considerata a 28 anni una zitella. Non ha interesse per gli uomini perché da circa dieci anni è innamorata di uno solo. Purtroppo, però, questo unico uomo non la degna mai di uno sguardo. Provate un po’ a immaginare chi può essere? ^^
Dopo “Misteri e sentimenti” ne seguiranno altri due, non legati direttamente alla saga. In questi rivedremo, però, molti personaggi della trilogia.
Poi sto lavorando anche a un romanzo ambientato nell’antica Roma, Le ali dell’aquila, la storia d’amore tra un comandante di legione e una donna caledone. Lucio Aurelio e Kaytria dovranno affrontare mille avversità prima di capire i loro veri sentimenti. Lui è legato a Roma e all’imperatore Traiano da un rapporto di profonda stima e ammirazione, lei è una donna forte che vuole vendicare la morte della sua famiglia per mano dei romani.
Lucio Aurelio deciderà di portarla a Roma quando Kaytria tenterà di ucciderlo. La farà sua schiava e, una volta giunti nella città imperiale, contro il volere del senato e dell’imperatore, la farà sua sposa.
Altro romanzo al quale sto lavorando è Rosa di neve, ambientato nella Parigi degli anni ’90. E’ la storia d’amore tra un giovanissimo professore di storia dell’arte, Maximilien Arnaud, e François Aubert sua studentessa presso l’Accademia delle belle arti di Parigi.
La loro storia sarà ostacolata dal padre di Miximilien, che non ha mai visto di buon occhio la scelta del figlio di dedicarsi a un lavoro umile come quello d’insegnante. Avrebbe voluto che lui avesse studiato medicina per ereditare, un giorno, il suo studio medico e seguire, in questo modo, una carriera brillante come era stata la sua.
L'ESTRATTO
da "Sentimenti Ribelli"
L’uomo misterioso aveva preso uno stretto corridoio, e notò che aveva un passo svelto e deciso. Ad un tratto lui voltò a destra e non appena Grace fece lo stesso, non lo vide più.
-Dove diavolo si è cacciato adesso?- si domandò la donna ad alta voce.
-Perché mi state seguendo?- chiese una voce gelida dietro di lei.
Grace dallo spavento gridò.
-Ma siete impazzito? Mi avete spaventato a morte!- lo rimproverò Grace seccata. Quell’uomo l’aveva terrorizzata.
-Ve l’avevo detto che non siete molto coraggiosa- disse lui gelidamente -Comunque esigo sapere il perché del vostro pedinamento nei miei confronti-
-Bé... pedinamento... è una parola eccessiva da usare- balbettò la donna imbarazzata.
-E allora come lo volete chiamare? Inseguimento? Tallonamento?-
-Sembrate bene informato su questo genere di cose signore!- osservò lei in tono altezzoso -Comunque, non vi stavo affatto pedinando, cercavo solamente la... toilette-
-Sappiate subito che io non tollero le persone che mentono- dichiarò l’uomo avvicinandosi pericolosamente alla donna.
Lei indietreggiò di qualche passo, cosa voleva fare? Erano soli e seppure lei avesse gridato, nessuno l’avrebbe sentita. Forse non era stata una buona idea seguirlo.
-Sto aspettando una risposta, v’informo anche che non sono un uomo particolarmente paziente-
-Mi auguro che abbiate almeno qualche pregio signore, altrimenti non so come faccia vostra moglie a sopportarvi-
Lui inarcò un sopracciglio a quella battuta. Quella donna era davvero impertinente!
-Non sono sposato- rispose lui serio.
-Lo credo bene! Con il pessimo carattere che avete solo una santa accetterebbe di diventare vostra moglie!- ribatté Grace in tono scostante -Ora però me ne devo andare... si è fatto tardi, vogliate scusarmi-
-Dove credete di andare?- domandò lui trattenendola per un braccio -Non ho ancora finito con voi. Ditemi perché mi stavate seguendo?-
-Ve l’ho detto, cercavo...-
-Basta!- la interruppe l’uomo in tono freddo -Vi ho detto che non amo le bugie, voglio la verità! Adesso!-
Grace sostenne per alcuni istanti il suo sguardo, accidenti com’era bello! Il colore dei suoi occhi era così intenso!
-E va bene...- si arrese la donna appoggiandosi stancamente alla parete -Volevo sapere chi eravate-
-E perché v’interessa tanto?-
-Perché non ho mai conosciuto un uomo più freddo e glaciale di voi. Sono ormai trentanove giorni che siamo su questa nave e vi ho visto per la prima volta solamente la settimana scorsa. Ero solo curiosa di capire chi foste-
-La vostra non è solo curiosità. Perché non ammettete che da quando ci siamo incontrati, non avete fatto altro che pensare a me?- considerò l’uomo con arroganza.
-Non ho detto questo signore, avete frainteso. La mia è pura e semplice curiosità, null’altro. Non ho sprecato il mio tempo prezioso a pensarvi- lo informò Grace in tono controllato.
L’uomo continuava a tenerle il braccio e la fissava negli occhi.
-La verità è che io vi piaccio... è evidente che provate una certa attrazione per me-
-Ma come osate?- esclamò lei furibonda -Io sono una donna rispettabile, e non ho nessuna attrazione nei vostri confronti, non siete per niente il mio tipo!-
-Lo vedremo subito- disse l’uomo prendendola tra le braccia.
-Lasciatemi! Cosa volete fare?-
-Solamente baciarvi signora, così potrò verificare personalmente il vostro grado di attrazione per me-
-Non oserete davvero fare una cosa del genere? Io non lo permetterò, sono...- le sue proteste le morirono sulle labbra.
L’uomo misterioso la strinse fortemente a sé e iniziò a baciarle delicatamente il collo. Grace all’inizio si agitò per liberarsi da quella morsa pericolosa, sapeva che la bocca di lui sulle sue labbra le avrebbe rivelato sensazioni mai provate prima con un uomo, aveva paura di ammettere con se stessa che quei brividi che sentiva lungo la schiena erano la conseguenza dell’audacia di quella persona mai vista prima di allora. Avrebbe dovuto darsi un contegno e respingere quell’uomo con più decisione... ma dopo pochi istanti si abbandonò a quei baci così intimi.
-Lasciatevi andare lady McAuley- mormorò lui con voce roca.
Come faceva quell’uomo a sapere il suo nome? Lei non glielo aveva mai detto! Quei pochi pensieri che aveva nella mente sparirono del tutto quando lui con una mano le sfiorò un seno.
-Oh...- ansimò la donna in tono accaldato.
L’uomo, dopo averle stuzzicato il morbido collo con la lingua, la baciò. In un primo momento delicatamente, poi Grace sentì la lingua di lui sulle sue labbra.
-Aprite la bocca mia dolce signora- le suggerì l’uomo con voce calda.
Lei fece come lui le aveva detto e in pochi secondi si ritrovò a giocare eroticamente con la lingua di quell’uomo. Non aveva mai baciato nessun spasimante in quel modo passionale, lui le stava insegnando cose di cui lei non sapeva l’esistenza. Si ritrovò a cingere il collo di quella persona misteriosa e a premere il suo bacino contro quello di lui. Che cosa le stava accadendo? Stava facendo la figura della svergognata!
-Bene lady McAuley!- commentò l’uomo sciogliendola dal suo abbraccio -Ho potuto constatare con piacere che siete molto passionale e seducente anche se si vede benissimo che è la prima volta che venite baciata in questo modo-
Grace non sapeva cosa rispondere, era ancora stordita per le sensazioni che aveva appena provato, sensazioni scaturite da un bacio così intenso e da quelle carezze così intime che uno sconosciuto le aveva appena fatto. A nessun altro uomo aveva mai permesso di toccare il suo seno, così come di baciarla in quel modo sconvolgente e, infatti, l’uomo misterioso se ne era accorto benissimo. Senza dire una parola si toccò i capelli e capì che la sua bella acconciatura era andata completamente a pezzi, al diavolo i capelli! Guardò l’uomo davanti a sé e tremò al pensiero di quello che aveva appena provato. Lui aveva il viso soddisfatto, il viso di colui che sapeva che quella donna avrebbe risposto al suo bacio con ardore e passione.
Grace dopo alcuni istanti parlò, la voce era tremolante, ma il tono glaciale:
-Spero che vi siate divertito signore! Avete fatto i vostri sporchi comodi? Bene, sono contenta per voi perché io non lo sono affatto!-
-Strano...- considerò lui impassibile -Da come rispondevate al mio bacio, poco fa, non l’avrei detto! Se non sbaglio eravate voi che mi cingevate il collo con le vostre graziose braccia, eravate voi a spingere il bacino contro il mio... inguine-
Grace rimase nuovamente a bocca aperta, lui si era accorto di tutto, proprio come lei aveva immaginato, chissà quante esperienze aveva avuto!
-Dal vostro mutismo suppongo di aver ragione. Bene...- disse infine l’uomo -È ora di andarcene a letto, vi suggerisco di darvi una sistemata all’acconciatura prima di farvi vedere dalla vostra governante, non voglio che si senta male. Buonanotte lady McAuley!-
-Spero di non incontrarvi mai più signore- si augurò lei indietreggiando di qualche passo.
-Invece credo che ci rivedremo molto presto- ribatté l’uomo poco prima di voltare l’angolo del corridoio.
IN THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI
CONCETTA SPADARO - autrice esordiente italiana
L'AUTRICE
Concetta Spadaro (Cettina per gli amici) è nata a Catania nel 1970.
Vive un'infanzia serena fino all'età di 15 anni, periodo durante il quale la sua esistenza è segnata dalla perdita dei genitori a breve distanza l'uno dall'altra.
Si trasferisce nel 1986 a Torino dove completerà gli studi conseguendo il diploma di Ragioneria. E' in questa città che inizia a mettere nero su bianco i suoi sentimenti scrivendo poesie, alcune delle quali vengono pubblicate e premiate negli anni seguenti.
Alla fine del 1990 si trasferisce nuovamente a Catania dove mette a frutto il suo diploma per lavorare, ma continua per hobby a scrivere brevi racconti e poesie.
Nel 2007 finisce di scrivere il suo primo romanzo rosa, essendo proprio una appassionata del genere e solo per avere un'opinione lo spedisce ad alcune case editrici. Una di queste le fa una proposta di pubblicazione ed a fine novembre del 2008 il suo romanzo “Paura d'amare” viene alla luce.
Del suo libro, dalla cifra stilistica scorrevole e spensierata, la scrittrice afferma con ironia: “Ho scritto quello che da un romanzo avrei voluto leggere”.
L'autrice è felicemente sposata ed ha una bambina, lavora presso uno Studio Commercialista e nel tempo libero ha iniziato a scrivere il secondo romanzo.
Oltre la scrittura ama disegnare a matita (il disegno sulla copertina del romanzo “Paura d'amare” è opera sua), dipingere, guardare le commedie sentimentali ed i musical americani degli anni '40 e '50, leggere romanzi rosa, ascoltare musica classica e musica leggera, viaggiare ed inoltre adora i gatti.
Il suo sito è www.concettaspadaro.it
IL LIBRO
PAURA D'AMARE
edito da Robin Edizioni
Reperibile on line, presso il sito della casa editrice www.robinedizioni.it e in libreria su ordinazione.
Lara è una ragazza un po' insicura, anche se le brutte esperienze la trasformeranno in una donna apparentemente più forte. Ma alcuni avvenimenti, se non vengono affrontati nella maniera giusta, creano dentro di noi delle paure che influenzeranno il nostro modo di essere.
E' quello che accade a Lara per una delusione d'amore e per un lutto che non è stato sufficientemente elaborato. La ragazza è dilaniata dalla grandissima voglia di amare e dalla altrettanto grande paura di fidarsi nuovamente di un uomo.
Il protagonista maschile della storia è l'incarnazione perfetta di tutto quello che una donna desidera in un uomo: sicurezza, forza, personalità, bellezza e senso dell'umorismo.
Il corteggiamento paziente di lui sgretolerà a poco a poco le barriere costruite da Lara e alla fine, dopo un'incomprensione che rischia di rovinare tutto, l'amore dei due trionferà in un finale romantico.
ESTRATTO
Detto questo si alzò di scatto e corse via , lasciando interdetti sia il padre che Raul.
Scese come una furia le scale e si ritrovò in strada con l’unico desiderio di fuggire via da lì, il più lontano possibile.
Corse senza vedere niente, mentre copiose lacrime le rigavano il viso. Dopo qualche minuto, due braccia la afferrarono, facendola voltare ed imprigionandola in un abbraccio forte. Dapprima cercò di divincolarsi, ma era tutto inutile perché quelle braccia erano d’acciaio. Tremante e stremata non ebbe più la forza di fuggire e si abbandonò contro quel petto caldo e rassicurante, dando sfogo ad un pianto dirotto.
Non seppe quanto tempo restò così, perché a poco a poco sentì un languore dentro di sé. Il profumo della pelle di Raul, il suo corpo premuto contro, le sue mani che le accarezzavano la schiena, le provocavano una sensazione sconosciuta fino a quel momento.
Alzò lo sguardo ed incontrò due occhi che la guardavano con intensità come se finalmente avessero espugnato le sue barriere e stessero mettendo a nudo la sua anima.
“Calmati, mia piccola mariposa” le sussurrava Raul sfiorandole le tempie con un bacio leggero ed accarezzandole i capelli, come seta, sciolti nella corsa e che adesso le ricadevano sulle spalle.
Lara pensò che doveva staccarsi da quell’abbraccio prima che fosse troppo tardi, ma i muscoli del corpo non le obbedivano. Era come se fosse in balia di un incantesimo che le toglieva ogni volontà.
Alzò il viso verso di lui e si ritrovò a fissare le sue labbra desiderando sentirne il contatto. Come se avesse intuito questo pensiero Raul abbassò la testa sfiorandole lentamente la bocca smaniosa e morbida, ma quel semplice contatto scatenò in entrambi una passione travolgente ed il bacio divenne profondo ed intimo. Fu un lungo bacio che incendiò i loro sensi.
Erano come due assetati nel deserto che finalmente, dopo tanto vagare, avevano trovato una fonte d’acqua fresca dove abbeverarsi.
Per Raul fu una vera tortura staccarsi da quelle labbra così sensuali.
“E' meglio che ti riaccompagni a casa“ mormorò con voce vibrante di desiderio.
Mai aveva provato per una donna una passione così intensa ed immediata e se non si fosse fermato, l’avrebbe presa lì in mezzo alla strada.
Anche Lara sembrava sconvolta: aveva il fiato corto e un’espressione smarrita, come se fosse incapace di comprendere appieno ciò che le era successo.
Pensò che il vino le stesse dando alla testa, perché non riusciva bene a mettere a fuoco le immagini che le giravano intorno.
Si sentiva mancare.
Raul la prese per mano conducendola fino alla macchina e lei lo seguì docile, accoccolandosi sul sedile dell’auto, mentre uno strano torpore si impadronì delle sue membra.
Scivolò nel sonno... e poi davanti a lei solo immagini frammentate, come sogni pieni di tenerezza e sensualità... Raul che la prendeva fra le braccia... la sensazione di essere distesa sul suo letto... il contatto di due mani gentili che le sbottonavano e le sfilavano delicatamente la camicetta ed i pantaloni, soffermandosi qualche secondo in più sulla sua pelle... il contatto ancora di quelle labbra calde sulle sue e subito dopo l’impatto delle lenzuola fresche sul suo corpo... poi il buio.
Raul era stato costretto a cercare nella borsetta di Lara le chiavi di casa della donna, ormai stordita dall'alcol e l'aveva messa a letto perché non si reggeva da sola sulle sue gambe.
L'uomo aveva dovuto fare appello a tutto il suo controllo, trattenendosi quando l’aveva spogliata ammirandone le curve deliziosamente femminili e le lunghe gambe.
Una visione in reggiseno e slip di stoffa leggera, che ben poco lasciava all’immaginazione e che stava mettendo a durissima prova tutti i suoi sensi.
Era bellissima, così inconsapevolmente seducente con quelle gambe velate da calze bordate di pizzo.
Prima di andarsene non aveva resistito a darle un ultimo bacio e ad accarezzarle la guancia.
Contemplò fino alla fine quel corpo che a malincuore coprì con le lenzuola. Il volto di Lara appariva così dolce e vulnerabile nel sonno. Quella donna doveva essere la sua donna! Con questo pensiero Raul uscì da quella casa.
UN MARITO PER REGINA
L'ULTIMO ROMANZO DI ROBERTA CIUFFI
Siamo molto felici di avere nuovamente tra noi una delle scrittrici italiane più conosciute e apprezzate Roberta Ciuffi. Nella precedente intervista ( http://romancebooks.splinder.com/post/15693530 ) abbiamo conosciuto una donna simpatica e affascinante, sempre disponibile, ed ora ^______^ approfittando della sua gentilezza, vorremo fare cosa gradita a tutte le lettrici, pubblicando alcune anticipazioni e un estratto del suo nuovo romanzo, che troverete in edicola con i romanzi Mondadori di febbraio.
Roberta Ciuffi risponderà a tutte le vostre domande, perciò non perdete l'occasione di chiacchierare con lei, e ricordatevi di firmare il vostro commento con un nome o con un nick. Tra tutte coloro che parteciperanno Roberta metterà in palio una copia con dedica del suo nuovo romanzo.
1. Ciao Roberta, prima di tutto voglio ringraziarti per avere accettato di essere nuovamente nostra ospite, devi sapere che dopo aver letto “La rosa delle Maleterre” ( che mi è piaciuto moltissimo) sono molto curiosa di sapere se anche il nuovo romanzo avrà un'impronta paranormale, puoi raccontarci qualcosa?
Non per il momento. No, il mio nuovo romanzo è al contrario molto ‘normale’. Però ho nel cassetto un paio di libri con una componente paranormale più pronunciata che in ‘Rosa delle Maleterre’. Uno è terminato, ed è in visione alla Harlequin, l’altro… è in attesa da un tempo irragionevolmente lungo di trovare una fine. La colpa non è della storia, che mi piace e mi attira, anche se ormai dopo tre anni ha bisogno di una bella… revisionata. Piuttosto, è colpa mia: ho passato un lungo periodo di scoraggiamento riguardo alla scrittura, una caduta libera nel pieno della peggiore crisi di ‘tanto a che serve’ che mi sia capitato di vivere. Adesso però mi sono in parte ripresa e ho ricominciato a sedermi davanti al computer per qualche ora al giorno. Perciò, dopotutto, forse alcune storie troveranno la loro giusta… lieta… fine.
2. I tuoi personaggi sono sempre straordinariamente umani, e il più delle volte appartengono al popolo, anche questa volta manterrai le stesse caratteristiche?
No, in questo caso appartengono all’alta borghesia, quella che ha troppo denaro per vedere la necessità di possedere anche un titolo nobiliare. Ma ci sono un paio di personaggi appartenenti al popolo, e almeno uno non è di secondaria importanza.
3. Che genere di ambientazione hai scelto ?
Ecco, qui c’è una novità. La storia è ambientata a Genova, una città che conosco poco e che mi piace tanto. Spero solo di non aver commesso qualche imperdonabile errore nelle mie descrizioni… Sai che sono un po’ una maniaca dell’autenticità. Se ho il sospetto di aver sbagliato qualcosa mi viene il mal di pancia. Io invento solo le piccole storie dei miei personaggi, non modifico né manipolo mai la Storia per piegarla alla necessità delle trame.
4. Come ti è venuta l’ispirazione?
L’ho descritto nella postfazione, ma te lo anticipo. Mi trovavo a Genova con mio nipote Marco, che allora –nel ’97- aveva 12 anni. Abbiamo visitato l’Acquario, e poi di nuovo l’Acquario, e poi abbiamo fatto la gita del porto, e poi di nuovo… Insomma, non è che non mi divertissi, ma la mia mente ad un certo punto ha iniziato a vagare e cercare una storia da scrivere. E visto che mi trovavo a Genova, è stato quasi automatico ambientarla là. Quanto all’ispirazione vera e propria, avevo in mente una famiglia particolare, in cui il sentimento e la passione scorressero come il sangue nelle vene, fino a farne l’impalcatura della propria visione del mondo, a scapito anche della morale dell’epoca. E volevo vedere se questo romantico atteggiamento poteva andare bene proprio per tutti…
Credo che lo spunto me l’abbia dato un racconto di Maupassant, che ho letto da ragazza. Lì l’esito era così tragico che ho sempre avuto voglia di ribaltarlo.
5. Qual è la scena che ti è piaciuto di più scrivere?
Ogni scena in cui era presente l’ineffabile signor Marrè, che, pur non essendo il protagonista, o un personaggio principale, è stato quello che mi ha divertito di più… e che in fondo mi è più caro, perché si è rivelato la mia inattesa piacevole scoperta. Non l’avevo previsto, non sapevo neppure che esistesse… finché non è comparso sulla mia pagina con la sua giacchetta troppo corta e il bastone da passeggio da damerino.
6. Questo è il quindicesimo romanzo che pubblichi con la Mondadori: vuoi parlarci un po’ della tua carriera di scrittrice, quali sono i tuoi obiettivi ?
Non vorrei apparire negativa, ma la mia carriera di scrittrice esiste solo grazie a voi, al vostro apprezzamento. Se non fosse per questo, la macchina da cucire avrebbe da tempo preso definitivamente il posto del computer sulla mia scrivania. L’anno passato è stata Mariangela Camocardi a spronarmi, a convincermi che non potevo tirarmi indietro, che c’erano tante lettrici che amavano i miei lavori, e di questo la ringrazio. Ma la situazione italiana è soffocante, e noi autrici italiane dobbiamo davvero tirare una carretta molto pesante per andare avanti con un lavoro che in definitiva non è considerato tale se non da noi. Al momento, sto cercando altri spazi di visibilità, sto lavorando a due romanzi diversi (entrambi ambientati in Inghilterra… che ne dite?) che chiedono di vedere la fine, poi tornerò forse al mio paranormale, e poi… chissà. Vorrei fare anche qualche nuovo tentativo per un paio di romanzi al di fuori del romance che ho scritto anni fa, e che sono stati… regolarmente… bocciati. Uno è un romanzo per ragazzi, e l’altro parla di una bambina che capita a sorpresa in una anomala famiglia composta da tre anziani fratelli… non so che genere sia. Sapete, questa necessità di definire il genere di un libro e trovare il target mi fa uscire di testa. Quando mi chiedono: -Qual è il target?- comincio a balbettare. È una cosa che, purtroppo, non mi chiedo mai quando comincio a scrivere. Scrivo sulla spinta di un’idea che non si lascia piegare, ammansire e mettere via. Non sempre il romanzo che ne risulta sarà buono, ma almeno sarà autentico… anche se io dovrò restare la sua unica lettrice.
ESTRATTO dal libro "Un Marito per Regina"
Il colonnello la salutò dopo averla accompagnata nell'androne. Aveva degli impegni per il resto della giornata, disse. Altrimenti nulla gli avrebbe impedito di sedere accanto a lei ad approfondire la loro conoscenza.
Davanti al fuoco, probabilmente, pensò Regina salendo le scale con impeto. Quanto a lei, per oggi ne aveva abbastanza di compagnia maschile, e in particolare di quella del colonnello Umberto Canterai. Aveva perso l'abitudine di conversare con gli uomini. Quel sottile gioco di lame, il gusto del detto e non detto, gli sguardi lanciati e subito negati, tutto il galateo del civettare che in gioventù conosceva a menadito ora la lasciava sconcertata. Le sembrava di aver perso il suo spirito.
Le occorreva tempo, pensò dirigendosi al salotto, nella speranza di trovarvi Ginevra ad attenderla. Aveva qualche domanda da rivolgerle sul colonnello, o meglio, sulla moglie di lui. Quando entrò nella stanza, però, ebbe la sorpresa di trovarvi solo il signor Balestreri, intento a fissare un quadro come se non si fosse mai mosso di lì per tutto il tempo.
Lui si girò e il lampo nel suo sguardo le fece comprendere di aver riscosso la sua approvazione.
"Signor Balestreri," disse, non riuscendo a celare lo stupore. Si tolse il cappellino, toccandosi poi la testa con rapidi colpi per verificare che l'acconciatura fosse in ordine. "Non mi dica che Babetta non è ancora arrivata!"
"Sembrerebbe così, vero?" replicò lui, guardando per la prima volta i suoi capelli privi di cuffia, castani e molto folti. A meno che non si trattasse di posticci, erano bellissimi. "No, la sua cara nipotina è andata a prendere un album di disegni che ha eseguito durante il viaggio. Ha notato il mio interesse per i quadri."
"Le interessano veramente?" Da parte sua Regina ne dubitava.
Difatti lui sollevò le spalle, stringendo le labbra in un sorriso ironico. Una volta di più notò la sua eleganza, non solo d’abbigliamento, ma d’aspetto. Si chiese da dove provenisse. Sapeva che la sua prima moglie era stata una donna molto ricca. Chissà se l'aveva sposata per interesse. Era un'usanza abbastanza comune, benché i Fleres la disapprovassero.
"Ha apprezzato la sua passeggiata?" chiese lui, cambiando argomento. "La giornata non è molto bella."
"E' vero. Ma ho apprezzato la compagnia." Si accorse di aver parlato quasi con sfida, e se ne chiese la ragione.
Balestreri sollevò un sopracciglio nero. "Il colonnello sembra un uomo dabbene. Con una solida posizione."
"Già. Un partito estremamente desiderabile." Regina arrossì, rendendosi conto di quel che aveva detto. Non era argomento da affrontare con un estraneo. Ma lui non parve trovarci niente di sconveniente, perché annuì, come se approvasse.
"E' così," disse. "Noto con piacere che lei è una donna con la testa sulle spalle."
Il che significava, pensò furibonda, una donna attempata che non si gingillava con futili pensieri d'amore. Ma chi si credeva di essere?
"E lei?" non poté trattenersi dal replicare. "Lei ce l'ha, la testa sulle spalle?"
L'uomo sollevò entrambe le sopracciglia, stupito. "Cosa intende dire? Credo che chiunque mi conosca sappia…"
"Parliamo di Babetta," lo interruppe in fretta, prima che il buon senso tornasse a governarla. "Mi spieghi, che tipo di interesse può suscitare una ragazzina di nemmeno diciassette anni, in un uomo come lei?"
Lui la fissò per un lungo istante, con le labbra serrate ed il respiro un po’ affrettato. Buon Dio, quell'uomo si credeva una specie di divinità. Probabilmente nessuno osava mai affrontarlo o chiedergli ragione delle sue azioni.
"Posso domandarle il motivo di questa domanda?" sibilò infine.
Regina si era già pentita dell'impulso che l'aveva spinta a porgliela, ma ormai non poteva più tirarsi indietro. "Mia nipote è una ragazza adorabile," affermò, senza troppa convinzione. "E' giovane, eccitabile. Lei invece è un uomo maturo, e quanto di più lontano da Babetta si possa immaginare."
"Non crede che sia proprio questo ad attrarmi?"
"Non crede di aver bisogno di un altro tipo di donna?"
"Non immaginavo che mi conoscesse così bene da sapere quale tipo di donna mi occorresse. Sta forse ponendo la sua candidatura?"
Regina si morse la lingua per frenare la risposta che le veniva spontanea. Non l'avrebbe voluto neppure corredato del tesoro di re Salomone. Se la visione della sua vita con il colonnello non le appariva proprio rosea come si poteva desiderare, quella con il signor Balestreri… Barbablù… volgeva decisamente al nero.
"Mi scusi, non intendevo offenderla. Ma le vostre personalità, la sua e quella di Babetta, sono veramente… contrastanti. Mi chiedo se lei sarà in grado di renderla felice."
Lui inspirò profondamente, quasi avesse bisogno di calmarsi prima di rispondere. Aveva spalle larghe, notò lei. E, naturalmente, anche il torace.
"La cosa non la riguarda," disse l'uomo, parlando lentamente. "Ma comprendo la sua preoccupazione per una giovane di cui, in qualche misura, si sente responsabile. Voglio che sappia che considero quella ragazza la cosa migliore che mi sia mai capitata nella vita. Babetta è come una fiamma sempre accesa."
Oh si, pensò lei con tristezza. Come una candela che brucia da entrambe le estremità. Anche Isotta era così. Fiamme simili erano destinate a spegnersi presto.
"La mia prima moglie," seguitò lui dopo una breve esitazione, "era una donna eccellente. Eccellente. Un'ottima madre. Moglie esemplare e perfetta padrona di casa. Ma è morta, ed io sto invecchiando. Credo di aver diritto di scoprire se dalla vita posso ottenere un po’ di… emozione."
Naturalmente, pensò Regina, intendeva dire passione. In quell'istante un ticchettio di stivaletti risuonò dalla stanza adiacente e la voce allegra di Babetta li raggiunse prima che lei si mostrasse sulla soglia.
"Ecco qua i miei capolavori! E se non li riterrà degni d'essere esposti alla galleria d'arte, non le rivolgerò più la parola."
Regina si volse per veder entrare la nipote. Era veramente uno spettacolo di grazia e gioia di vivere. I suoi capelli erano neri e lucidi, gli occhi verdi dei Fleres scintillavano simili a smeraldi, di una tonalità molto più accesa dei suoi.
La donna avvertì una fitta acuta di dolore al cuore. Quando si girò a congedarsi dal signor Balestreri, la vista del suo sguardo fattosi più morbido accentuò la sensazione.
Si avviò alla sua stanza, lasciando soli i due fidanzati. In quella casa non era considerata una cosa sconveniente, ma sempre abbastanza inopportuna da meritarle qualche rimprovero, se si fosse risaputo. Tuttavia sentiva la necessità di stare da sola.
Da quando un uomo non la guardava più a quel modo? Andrea l'aveva fatto. Come al solito, scacciò il pensiero con fastidio. Se le persone che la circondavano avessero saputo quanto poco tempo dedicasse al ricordo dell'innamorato defunto, si sarebbero stupiti. Loro la credevano ancora profondamente immersa nel dolore, inconsolabile. Non avevano idea della voglia che provava di strapparsi di dosso quel medaglione e gettarlo via per sempre, assieme alle gramaglie da vedova e alle menzogne. Oh, le menzogne! Ne aveva dette talmente tante, ormai, che non era più possibile tornare indietro.
Aveva ancora la sua stanza di ragazza, nella parte della casa un tempo riservata ai giovani della famiglia. Babetta dormiva appena qualche porta più in là. Era come non essere mai cresciuta, pensò gettando il cappellino sulla poltrona ed accostandosi alla finestra. Guardando fuori, si tolse macchinalmente la mantella, piegandola poi sopra un braccio.
Da lì vedeva il mare. Quel giorno la distesa che si spiegava fino all'orizzonte era grigia e spenta, come il cielo, come la sua vita. Doveva portare avanti questa storia con il colonnello Canterai? O attendere qualcuno che fosse capace di farle veramente palpitare il cuore? Un uomo che la rendesse viva e la considerasse… l'emozione della sua vita.
Ma aveva quasi trent'anni e il colonnello le offriva una casa, e una famiglia già formata da amare. Forse altri figli. Il futuro, per quanto ne sapeva, poteva anche essere grigio e spento come il mare in quel momento. No, se lui le avesse fatto la proposta, l'avrebbe accettata.
IN THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI
CRISTINA CONTILLI - autrice italiana
L'AUTRICE
Sono un'appassionata (dall'epoca del liceo) di letteratura e storia dell'800 ed in particolare del periodo del Romanticismo, ho finito due anni fa il dottorato di ricerca in italianistica, discutendo una tesi intitolata "Silvio Pellico.
Lettere inedite (1830-1853)" ed attualmente lavoro in ambito editoriale, scrivendo recensioni per due riviste (literary che è una rivista on line ad aggiornamento settimanale e "Il salotto degli autori" che è una rivista cartacea trimestrale), traducendo dall'inglese in italiano testi di poesia e gestendo un'agenzia letteraria che si chiama "Il colibrì".
In passato scrivevo poesie autobiografiche, ora, invece, scrivo romanzi storici o meglio biografie romanzate, perché, di solito, non invento nulla, ma lavoro con personaggi realmente esistiti.
Potete trovare informazioni sull'autrice e sui suoi libri a questi links:
http://alainejuliette.
http://www.juliettedesade.
http://
http://www.literary.it/autore.
I LIBRI AMBIENTATI NEL PERIODO DEL RISORGIMENTO
Parigi era solo uno sfondo. Alessandro Poerio e Lauretta Parra tra amicizia e amore
Introduzione di Mariateresa Biasion Martinelli
Edizioni Lulu.com, Morrisville 2007
(disponibile sul sito Lulu.com http://stores.lulu.com/
Parigi 1832: la popolazione insorge contro il re Luigi Filippo, posto sul trono dalla rivoluzione di due anni prima, le strade sono percorse dai rivoltosi. Un uomo, un esule, un poeta, colui che diventerà un eroe, sacrificando la propria vita nella difesa di Venezia, accorre presso la donna amata, temendo che lei sia impaurita dal clamore della battaglia, ma la trova tranquilla, serena, per nulla spaventata, armata di pistola: anche lei, se non fosse stata trattenuta dall'amore per i figli, ancora piccoli, sarebbe potuta diventare un'eroina, in Grecia, dove avrebbe voluto recarsi, anni prima, col suo amante, a combattere per la libertà. I due protagonisti di questo episodio e dell'intero testo sono Lauretta Cipriani Parra e Alessandro Poerio, esuli, entrambi, nella capitale francese e, pare, vicini di casa, in Rue Louis Le Grand. (MARIATERESA BIASION MARTINELLLI)
Dalla prigionia nello Spielberg al ritorno alla vita.
La vita dentro e fuori dal carcere di: Alexandre Andriane, Federico Confalonieri, Piero Maroncelli, Silvio Pellico
Giovane Holden Edizioni, Viareggio 2008.
(disponibile sul sito dell'editore http://www.giovaneholden-shop.
Per il progetto del dottorato ho curato un'edizione delle lettere inedite, scritte da Silvio Pellico tra il 1830 e il 1853. Mi sono inoltre occupata delle poesie autobiografiche del Pellico, sia edite sia inedite. Lavorando su queste due fonti ho avuto la possibilità di conoscere amicizie, amori, progetti letterari ed ideali politici di uno scrittore che ha vissuto in modo lucido e consapevole le lotte risorgimentali. Da queste ricerche è nata una ricostruzione, in cui le vicende di Silvio Pellico si intrecciano a quelle degli amici che hanno vissuto le sue stesse sofferenze e che, come lui, dopo la liberazione, hanno lottato per "tornare alla vita".
Il duello
Costanza Arconati tra Giovanni Berchet e Pietro Borsieri
Giovane Holden Edizioni, Viareggio 2008.
(disponibile sul sito dell'editore http://www.giovaneholden-shop.
La storia tra Giovanni Berchet e Costanza Arconati ha qualcosa di ambiguo ed affascinante, perché sia nelle manifestazioni private (le lettere) sia in quelle pubbliche (come la dedica in apertura al volume di traduzioni delle Antiche Romanze Spagnole) sembra sempre muoversi sul sottile crinale che separa l'amicizia dall'amore. D'altra parte i contemporanei (Pellico, Borsieri, Gioberti), descrivono Berchet come una persona dal carattere chiuso e malinconico, il che potrebbe spiegare il tono nostalgico, affettuoso, confidenziale, ma mai troppo intimo e passionale delle lettere indirizzate a Costanza. Pietro Borsieri, invece,aveva un carattere più aperto e più passionale di Berchet e, in una lettera del 1849, indirizzata a Costanza, la ringrazia della sua "sempre calda ed amatoria amicizia". Ho scelto come titolo il duello, perché era frequente nell'Ottocento per difendere il proprio onore (in ambito sentimentale o patriottico) sfidare qualcuno ad un confronto con la spada o con la pistola. Sul concetto di onore e sulla difesa dei propri ideali, ma anche del proprio orgoglio, si misurano tutti i personaggi che appaiono in questa ricostruzione storica e che spesso di trovano a dover prendere decisioni sofferte.
LA SAGA DI ALAIN E JULIETTE AMBIENTATA NELLA FRANCIA DELL'800
IL PORTO DI CALAIS
TORINO, EDIZIONI CARTA E PENNA, 2008
(disponibile sul sito dell'editore http://www.cartaepenna.it )
Nel 1804 viene scoperto un tentativo di colpo di stato contro Napoleone, che allora ricopriva la carica di primo console. La responsabilità di aver organizzato la cospirazione viene attribuita a Luigi Antonio Enrico di Borbone, ultimo discendente della famiglia Condé e duca D'Enghien, che viveva in esilio a Baden e che viene fatto rapire dai servizi segreti francesi dell'epoca, per essere giudicato a Parigi da un tribunale militare, presieduto dal generale Pierre Augustin Hulin. Il duca si dichiarerà sempre innocente, ma verrà lo stesso condannato alla fucilazione. Il Porto di Calais è una ricostruzione dell'episodio, fatta da un insolito punto di vista, quello del conte Alain De Soissons, colonnello della Marina Francese e cugino del duca D'Enghien, che non verrà coinvolto direttamente nel processo, ma che potrebbe aver avuto nella vicenda un ruolo più rilevante di quello che si riteneva finora.
LA FIGLIA DELL'IMPERATRICE
TORINO, EDIZIONI CARTA E PENNA, 2008
(disponibile sul sito dell'editore http://www.cartaepenna.it )
L'imperatrice Josephine aveva avuto, prima del matrimonio con Napoleone, una vita sentimentale intensa che venne anche raccontata in un romanzo erotico, pubblicato anonimo a Parigi nel 1801, intitolato "Zoloé et ses deux acolytes ou Quelques décades de la vie de trois jolies femmes" e attribuito al marchese De Sade che, tuttavia, smentì sempre di esserne l'autore. Protagonista di "La figlia dell'imperatrice" è Josephine Desiré, nata a Parigi nel 1794, presunta figlia di Josephine e del generale rivoluzionario Lazare Hoche, le cui vicende si intrecciano con quelle del conte Armand De Polignac, della marchesina Juliette De Sade (figlia del marchese De Sade e dell'attrice Marie Constance Quesnet) e del conte Alain De Soissons, colonnello della Marina Francese e marito di Juliette.
DOPPIO TESTAMENTO
MORRISVILLE, LULU.COM, 2008
(disponibile sul sito Lulu.com http://stores.lulu.com/
Parigi, 1812: la marchesina Juliette De Sade e il conte Alain De Soissons sono ormai sposati da otto anni e Juliette sembra aver trovato un suo equilibrio come moglie e come scrittrice, ma dovrà fare i conti con il proprio passato che si presenta prima attraverso la figura di Donatien Claude De Sade, primogenito del marchese De Sade e figlio del suo primo matrimonio e poi attraverso la figura di Charles Quesnet, figlio dell'attrice Constance Quesnet, madre di Juliette e del suo primo marito. A mettere in crisi il fragile equilibrio di Juliette sarà anche la scoperta che suo padre ha trovato un'amante di sessant'anni più giovane di lui in Madeleine, una lavandaia che lavora nella casa di cura di Charenton, dove il marchese è rinchiuso da diversi anni e dove morirà nel 1814.
Nel frattempo ad Alain viene affidata una delicata missione militare, ma la sua nave prima viene colta da una tempesta e poi viene attaccata dagli inglesi. I marinai della nave vedono sparire Alain tra i flutti e Juliette è convinta di essere rimasta vedova, a soli 23 anni.
ALAIN E JULIETTE
UNA STORIA D'AMORE NELLA FRANCIA DELL'EPOCA NAPOLEONICA
MACERATA, STAMPALIBRI, 2008
(disponibili sul sito dell'editore http://www.cartaepenna.it )
Il volume contiene i tre romanzi completi e il racconto AL SERVIZIO DELLA MARINA INGLESE, un'anticipazione del quarto episodio delle vicende di Alain e Juliette, ambientate durante il periodo della restaurazione.
Alain è stato raccolto da una nave inglese ed è stato convinto a passare al nemico. Verrà inquadrato come tenente nella marina inglese, ma dovrà fornire tutte le informazioni di cui è a conoscenza, avendo lavorato per diversi anni al ministero della marina. In realtà l'obiettivo di Alain non è di aiutare gli inglesi, ma di contribuire alla caduta di Napoleone, per poi poter tornare in Francia dalla sua Juliette.
IN ARRIVO... LA QUARTA PUNTATA DELLA SAGA DI ALAIN E JULIETTE
GLI INTRIGHI DI ALBINE
EDIZIONI CARTA E PENNA, TORINO
Albine De Montholon, amante di Napoleone all'isola di Sant'Elena dal 1815 al 1819, è la protagonista di questo nuovo romanzo del ciclo di Alain e Juliette. Tornata in Francia nel 1819 Albine non riuscirà nel suo intento: quello di trovare qualche politico francese disposto ad intervenire presso il governo inglese, per mitigare l'esilio di Napoleone, consentendogli di trascorrerlo in un luogo meno inospitale di Sant'Elena.Diventerà, invece, l'amante di un ex ufficiale medico della marina: il dott. Nicolas De Blégny, amico del colonnello Alain De Soissons, dal periodo in cui era il dottore della caserma della Guardia Costiera di Calais, comandata da Alain. Alle vicende di Albine e di Nicolas si intrecciano quelle di Dolmancé che, dopo la morte del conte De Toussaint, ha aperto, con il lascito che gli ha destinato il conte, una libreria, frequentata soprattutto da donne, appassionate lettrici di romanzi, tra cui anche quelli erotico avventurosi di Juliette.
ESTRATTO DA "ALAIN E JULIETTE"
"Marchese, c'è una lettera per voi, sarà di vostra figlia."
"Questa non è la scrittura di Juliette."
Quando aveva aperto la lettera, Donatien aveva letto: "Sono il conte Alain De Soisson, capitano della Marina Francese, di stanza al porto a Calais. In questa città ho conosciuto vostra figlia e mi sono innamorato di lei. Vengo dunque a chiedere il vostro consenso scritto per unirmi in matrimonio con Juliette."
"Allora di chi è questa lettera?"
"Di un pover'uomo innamorato, che vuole sposare la mia Juliette, senza sapere chi si mette in casa, ma proprio perché apprezzo il coraggio del conte De Soissons, gli scriverò che acconsento al suo matrimonio con la mia Juliette."
Quando aveva ricevuto la risposta del marchese De Sade, Alain era andato da Juliette e gliel'aveva fatta leggere.
"Tuo padre è indubbiamente un libertino, ma tu resti sempre sua figlia ed io credo che il marchese sia abbastanza scaltro da capire che un buon matrimonio ti può garantire un futuro migliore di quello che avresti restando a lavorare qui. Questa lettera è meglio, però, che lo tengo io, Juliette, la padrona della locanda sarebbe capace di buttarla nel camino, per impedirti di lasciare questo lavoro."
Quando Alain si era sbottonato i primi bottoni della giacca della divisa ed aveva appoggiato una mano sulla sponda del letto di Juliette, lei gli aveva chiesto: "Che hai, Alain? Stai male?"
"E' da stamattina che ho un po' di febbre e se, come penso, è un attacco di malaria, è meglio che torno subito in caserma, perché nelle prossime ore la febbre potrebbe salire."
Dopo tre giorni, che Alain non andava a trovarla, Juliette si era fatta coraggio e si era presentata in caserma.
"Cerchi compagnia, Juliette?" Le aveva chiesto uno degli ufficiali che la conosceva, perché era uno dei suoi clienti.
"Posso entrare per vedere come sta il capitano De Soissons?"
"Ha ancora un po' di febbre, Juliette, ma, non ti dare troppa pena per lui, il capitano De Soissons finora è sopravvissuto a tutto: al carcere, alla malaria e persino ai pirati."
"Ai pirati?"
"E' una storia che conosce tutta la caserma, Juliette, prima della rivoluzione, il capitano De Soissons, che allora era ancora un tenente e il colonnello De Jarjayes, che allora era soltanto un capitano di vascello, sono stati attaccati dai pirati. Tutti li davano per spacciati ed, invece, sono riusciti ad arrestare gli assalitori e a riportare la nave in porto."
"Deve essere bello comandare una nave e viaggiare liberi per il mare." Aveva osservato Juliette.
"E' una grande responsabilità e poi con una nave militare non puoi mica andare dove vuoi, Juliette, devi seguire gli ordini che ti vengono dati."
Juliette si era avvicinata all'ufficiale e, appoggiandogli una mano sulla giacca della divisa, gli aveva detto: "Se mi fai entrare, ti ricambio il favore… te lo prometto."
IN THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI
LAURA GAY - autrice esordiente italiana
L'AUTRICE
Laura Gay è nata a Genova il 19 luglio 1970. Sposata da poco più di un anno, attualmente lavora in un'agenzia marittima, anche se la sua passione è da sempre la scrittura, passione nata fra i banchi di scuola e coltivata successivamente negli anni. "Edmond e Charlotte. Le scelte dell'amore" è il suo romanzo d'esordio, anche se nel cassetto ha altri romanzi non ancora pubblicati.
Di solito predilige i romance di ambientazione storica ma ha pubblicato anche un paio di racconti brevi con la casa editrice Kimerik e, attualmente, sta lavorando a "La figlia del re" un vero e proprio romanzo storico ambientato in Francia nel periodo che va dal regno di Luigi XV a quello del suo successore fino allo scoppio della rivoluzione francese, argomento che sta molto a cuore all'autrice.
Laura è una persona un po' timida, ma quando scrive si trasforma e riesce a trasmettere sulla carta tutte quelle emozioni che tiene celate nel cuore. Di solito cerca di esprimere nelle sue opere valori positivi come l'amore, l'onestà e l'amicizia; valori in cui crede fermamente.
Grazie all'appoggio di suo marito e al blog su splinder http://laureen.splinder.com/ è riuscita ad acquisire fiducia in se stessa e nelle sue qualità di scrittrice e spera un giorno di firmare un contratto con una grande casa editrice.
IL LIBRO
EDMOND E CHARLOTTE, LE SCELTE DELL'AMORE
Enrico Folci Editore
disponibile sul sito dell'editore info.enricofolcieditore.com
Siamo a Parigi agli inizi dell'ottocento.
La giovane protagonista di questa storia è appena arrivata nella capitale francese e proviene dal Granducato di Toscana, dove la sua famiglia si è rifugiata per sfuggire ai massacri della rivoluzione.
Si tratta di una ragazza avvenente e dalla forte personalità e ben presto la sua vita si legherà a quella di un affascinante ufficiale dell'esercito francese, il capitano Edmond Beauchamps.
Ma la loro storia d'amore sarà contrastata e prima di giungere a un felice compimento dovrà superare numerose difficoltà.
Sullo sfondo troviamo una Francia che porta ancora dolorosamente i segni della rivoluzione francese e che vive in apprensione per le battaglie napoleoniche.
Cosa ne sarà di Edmond e Charlotte? E quanti intrighi si nascondono tra le sete e i merletti dei balli di corte?
ESTRATTO
Charlotte vide il capitano Beauchamps dirigersi verso di lei e cominciò a sventolarsi col ventaglio. La sua presenza la rendeva estremamente nervosa. C’erano momenti in cui avrebbe voluto confessargli tutto il suo amore, ma era troppo orgogliosa per farlo, quindi finse indifferenza.
«Buona sera, capitano.» Lo salutò con un lieve inchino «Anche voi qui? Ultimamente partecipate a molti balli, per essere uno a cui la vita mondana non piace.»
Lui sorrise. Quella ragazzina non aveva perso la sua lingua tagliente.
«Desidererei parlarvi.» Le disse fissandola intensamente, per poi rivolgere un fugace sguardo al suo cavaliere «Spero di non aver interrotto nulla di importante, tuttavia.»
«Oh, quale onore.» Rispose lei ironica «Ultimamente riuscire a parlare con voi è cosa talmente rara! Sono sicura che monsieur Vinot non si dispiacerà se vi dedicherò un po’ di tempo, non è vero Laurent?»
Il giovanotto la guardò con ammirazione.
«Non preoccupatevi, mademoiselle. Fate pure, io resterò qui ad aspettarvi.»
Charlotte si allontanò seguita dal capitano, il quale non riusciva a distogliere lo sguardo da lei. Quell’aria civettuola le donava, fu costretto ad ammettere.
«Dunque, cosa volevate dirmi?»
«Tempo fa mi avete fatto una domanda alla quale non ho risposto.»
«Non capisco. A quale domanda vi riferite?»
«Mi avete chiesto spiegazioni riguardo al mio allontanamento da voi.»
Per un attimo ella pensò che volesse ritornare sui suoi passi. Forse era riuscito a ingelosirlo, civettando con Laurent Vinot.
«Dunque?»
«Non ho mai avuto intenzione di giocare coi vostri sentimenti, né di mettervi in ridicolo. Nutro molta stima nei vostri confronti.»
«Ne sono lieta, capitano.»
«Però non posso continuare a corteggiarvi. Desideravo che lo sapeste.»
Quelle parole furono per lei un colpo al cuore. Barcollò e se non fosse stato per il tempestivo intervento di lui che si affrettò a sorreggerla, forse sarebbe caduta.
«Perché?» Chiese con voce tremante.
«Perché sono un soldato ed il mio dovere è andare a combattere. È tutto quello che ho desiderato fare nella vita ed un matrimonio non è nei miei progetti.»
«Ma non desiderate una famiglia?» Si sarebbe aggrappata a qualsiasi cosa pur di non perderlo, ma egli rispose con franchezza: «Non in questo momento.»
«Ma io potrei aspettarvi.»
La testardaggine di quella fanciulla non aveva limiti, pensò Edmond, e per un istante fu sul punto di prenderla fra le braccia e dirle che la desiderava più di ogni altra cosa al mondo. Ma sarebbe stato troppo egoistico da parte sua. Si limitò a rispondere: «Non posso chiedervi una cosa del genere. Potrei morire in battaglia e voi mi aspettereste inutilmente.»
Gli occhi di Charlotte si riempirono di lacrime. Stare con Edmond era stato il suo unico desiderio da quando l’aveva conosciuto. Stentava a credere che ora lui le stesse dicendo che era tutto finito. Era quasi sul punto di supplicarlo quando il suo sguardo fu attratto da un certo trambusto all’entrata della sala da ballo. Un uomo stava baciando appassionatamente una giovane e quell’uomo era Robert de Selincourt. Edmond seguì la direzione del suo sguardo e capì all’istante cosa avesse colpito la sua attenzione.
«Vorrei che non li aveste visti.» Fece con rammarico. Sapeva quanto lei tenesse alla felicità di Eloise ed una scena del genere doveva averla alquanto turbata.
«Chi è quella donna?»
«Si chiama Justìne Dremont, appartiene a una ricchissima famiglia di Parigi. Suo padre è un banchiere.»
«Non vi ho chiesto se è ricca. Voglio sapere che legame ha col vostro amico.»
Edmond deglutì, visibilmente a disagio per la piega che aveva preso la loro conversazione.
«Temo che stiano per fidanzarsi.»
«Come? Ma lui è già impegnato con Eloise!»
«Eloise è la sua amante, non la fidanzata.» Sottolineò lui
«Sono due cose diverse.»
Charlotte lo fissò inorridita.
«Come vi permettete di parlare in questo modo di una mia amica?»
«Charlotte…»
«Tacete! Voi e quell’uomo siete uguali.» Lo interruppe lei in lacrime «Vi prendete gioco dei sentimenti delle altre persone.»
«Non è così, lo sapete bene. Io non vi ho toccata con un dito. Non c’è mai stato più di qualche bacio fra noi, la vostra reputazione con me è rimasta intatta!»
«Ma non il mio cuore.» Replicò la fanciulla con amarezza.
«Non il mio cuore.»
IN THE SPOTLIGHT - SOTTO I RIFLETTORI
BARBARA RISOLI - autrice italiana
L'AUTRICE
Barbara Risoli, nasce l’8 giugno 1969, diplomata ragioniera, sposata con un figlio, scrive dall’età di 16 anni. Impegnata della tenuta contabile della ditta di famiglia, si definisce una persona insolita, amante del mistero, incuriosita dall’archeologia non convenzionale, appassionata di mitologia greca e del periodo acheo-miceneo, è anche studiosa del periodo storico della Rivoluzione Francese e dei suoi accadimenti.
Scrivere per lei è prima di tutto divertimento ed emozione e lo scopo primo è quello di poter divertire con la lettura dei suoi romanzi. Sostenitrice accanita del motto ‘IL LETTORE E’ SOVRANO’, è fermamente convinta della cooperazione tra autori per la diffusione delle opere emergenti e italiane. All’attivo ha varie pubblicazioni e alcune uscite imminenti. Nasce come autrice fantasy, ma abbraccia vari generi, quali il mitologico-fantastico, la fantascienza e il sentimentale in ambientazione storica. Lo stile è definito incisivo e scorrevole, le trame avvincenti e sempre ricche di colpi di scena e situazioni ribaltate. Ama infatti sconvolgere le ovvietà e creare dei personaggi peculiari con caratteristiche il più delle volte celate, nascoste, apparenti in modi d’essere insospettabili. Particolare attenzione viene sempre data ai suoi protagonisti maschili che sembrano affascinare i lettori per i caratteri o anche solo per l’aspetto fisico che l’autrice riserva loro. Filo conduttore delle sue storie è sempre il romanticismo e quello che lei definisce ‘il riscatto di Spartaco’, il riscatto cioè della negatività per dare il passo alla positività degli eventi e delle azioni.
Le sue letture sono varie e poco definibili, ma in assoluto il suo libro è l’ODISSEA che le permette di conoscere il suo eroe preferito Odisseo. Senza andare troppo lontano, VIA COL VENTO è un romanzo che ama in particolar modo e con esso la sua eroina, Rossella.
Finalista al premio letterario ZENONE 2007 edito dalla RUNDE TAARN con il romanzo breve LA STIRPE, ecco le sue opere più rilevanti già pubblicate o di imminente uscita.
Per chi desiderasse visitarlo questo è il link del blog dell'autrice http//risolibarbara.splinder.com
I LIBRI
L’ERRORE DI CRONOS
edito dalla RUNDE TAARN in seconda edizione
uscita prevista DICEMBRE 2008
Reperibile: on line, presso la casa editrice www.rundetaarnedizioni.it , in libreria su ordinazione.
Trattasi di un viaggio nel tempo. La giovane Zaira si sveglia nel 1200 a.C. nella Focile degli Achei ove gli dei sono padroni. L’incontro con Dunamis, re di un regno glorioso dà vita ad un amore dai risvolti inconsueti e ad un’avventura che coinvolgerà immortali e uomini nonché i più grandi ideali della vita quali l’amicizia, la lealtà e l’eroismo. E’ un inno all’more in primis con colpi di scena costanti ed un finale che resta sospeso sino all’ultima pagina. Giudicato positivamente in prima edizione nonostante un editino scadente, verrà riproposto con un’ottima revisione. Previsto il sequel.
LA STIRPE
edito dalla RUNDE TAARN
Reperibile: on line, presso la casa editrice www.rundetaarnedizioni.it , in libreria su ordinazione.
Finalista allo ZENONE 2007, è un fantascienza fuori dai canoni classici del genere. Il fulcro della trama, che si snoda in viaggi spazio temporali ideati attingendo dalla Teoria della Relatività, è un ragazzino affetto da TRISOMIA 21 (Sindrome di Down) che si impone subito come eroe della storia con l’importanza che l’autrice dà alla sua ‘deformità’, definita tale in un futuro oscuro e spietato. Trionfano gli eroismi e le debolezze umane, le scelte obbligate e le tragedie psicologiche con un lieto fine in una situazione senza speranze. Tenero uno dei personaggi, Onfale, donna bellissima vittima di se stessa.
IL VELENO DEL CUORE
edito dalla 0111 Edizioni
Reperibile: on line ( libri.dvd.it, www.ibs.it, www.ilgiralibro.com ) , il libreria su ordinazione.
Primo sentimentale dell’autrice, siamo nell’estate del 1788 nella Francia pre-rivoluzionaria, messa a dura prova da un rigido inverno ed in attesa del giorno dell’assemblea degli Stati Generali che precederanno la presa della Bastiglia. I protagonisti sono Eufrasia, figlia del conte Xavier des Fleuves facente parte dei fisiocratici sostenitori del cambiamento, e Venanzio, un assassino prezzolato dal torbido passato. A seguito del mancato matrimonio della ragazza, i due s’incontrano e tra loro viene a crearsi un saldo legame dai risvolti inquietanti che mette in luce i loro animi senza scrupoli e disposti a tutto per se stessi a scapito degli altri. La richiesta di Eufrasia di inscenare il proprio omicidio per evitare il convento e l’esecuzione del servizio da parte del bandito, porta entrambi a cambiare identità celandosi nel cupo scenario della Francia in fermento, in ginocchio sotto la neve incessante dell’inverno 1788. A questo punto la storia si articola tra Nanterre, piccolo borgo vicino a Versailles, e la Bretagna, terra d’origine dei protagonisti. Eufrasia diviene la Vedova, donna sempre celata in un lutto stretto, abile giocatrice d’azzardo e contrabbandiera che arma la rivoluzione incombente. Venanzio si spaccia per il duca Stolfo Rues di un casato inesistente. Una serie di coincidenze li fanno incontrare nuovamente, mentre l’amore di entrambi viene svelato lentamente in un timore reciproco del rifiuto. Ma le promesse sono promesse e…
LA GRAZIA DEL FATO
edito dalla RUNDE TAARN
uscita prevista primavera 2009
Sequel de L’ERRORE DI CRONOS, naturale continuazione dello stesso con altri colpi di scena dei protagonisti Zaira d’Enotria, figlia del ventesimo secolo, e Dunamis di Astos, sovrano oscuro che la leggenda vuole figlio di un lupo. Previsto un sequel a chiusura di una trilogia.
ESTRATTO - dal romanzo ‘Il Veleno nel Cuore’
(...)
- Considerando chi sono ed il mio fascino… può essere, Eufrasia – le sussurrò tra il serio ed il faceto. Le mani di Eufrasia gli sfiorarono le guance ispide e la mano guantata gli diede un po’ fastidio. Veloce lei la liberò e lo accarezzò ancora. Poi gli rubò un bacio e lui non si tirò indietro a quell’invito unico. Si baciarono e lo fecero per interminabili minuti, il braccio di Venanzio l’avvolse e quando percepì la sua intenzione di sbottonarle l’abito dietro la schiena lo lasciò fare, lento, inesorabile. Lo lasciò fare e respirò quando il vestito scese sino alla vita e liberò il petto florido nel quale lui immerse il viso caldissimo, il respiro incandescente. Eufrasia cercò gli altri bottoni di diamante e li aprì uno ad uno, veloce e poi titubante, inesperta in merito. Riuscì a liberare il torace dell’uomo ed a percepirne il calore sul seno che si scaldò ancora, pressato dal cuore che si era spaccato in due lasciando uscire un fiume di lava che la invadeva e che aggrediva anche lui. Si confusero tra le lenzuola volutamente di seta e non si chiesero se era giusto o sbagliato ciò che si stavano concedendo. Si amarono senza fermarsi, guardandosi negli occhi alla luce tremula delle candele che si stavano esaurendo, con l’atmosfera tenue esterna ad andare verso la sera. Si amarono e lo fecero con il trasporto che entrambi non frenarono, con la passione che avevano sognato e lui più di lei, consapevole di cosa significasse fare l’amore con una donna e desideroso di scoprila esattamente come si stava rivelando, viva. Si lasciarono trasportare dalle emozioni e poi dalle illusioni, tutto divenne possibile, mentre le mani, le gambe, le labbra ballavano una danza irrefrenabile e trascinante. Si baciarono e si guardarono, avrebbero voluto parlare, ma non ebbero una parola che fosse degna cornice della loro passione senza giustizia e senza logica. Si amarono e lo avrebbero fatto per sempre, di questo erano certi. Avrebbero ancora ingannato oppure no… ma non si sarebbero più lasciati e la gioia che sentivano crescere dentro annullava la loro nefandezza, faceva credere davvero che ogni cosa sarebbe potuta andare al suo posto. Fu una lunga giornata per entrambi, un rincorrersi e un trovarsi senza fine. Volarono, lo fecero insieme e poi uno nelle braccia dell'altro, raggiunsero il paradiso e tornarono in un planare a raso terra da brivido e nei brividi pericolosi della passione estrema furono felici. Si rannicchiarono in un abbraccio tra le lenzuola morbide e calde del loro improvviso, o forse no, amore. Sospirarono in una sincronia insperata e rimasero in silenzio con il buio esterno a fare da padrone anche lì dentro e le candele terminate a sbuffare con un filo di fumo in un saluto malinconico.
IN THE SPOTLIGHT THIS MONTH - SOTTO I RIFLETTORI QUESTO MESE
ANNAMARIA PLATANIA - autrice italiana
L'AUTRICE

Sono nata a Torino ma da vari anni vivo a Catania dove lavoro come segretaria di redazione per una piccola casa editrice.
Sono romantica, testarda e amo sognare ad occhi aperti. Il mio motto è: niente è impossibile, perché prima o poi tutti i sogni possono diventare realtà.
I miei sogni più grandi sono di riuscire ad affermarmi come scrittrice e di viaggiare per il mondo. Per il momento mi accontento di farlo con la fantasia.
Nel tempo libero amo leggere, disegnare e passare ore in libreria. Tra i miei scrittori preferiti ci sono Rosamunde Pilcher e Nicholas Sparks. Il mio sito è: www.annamariaplatania.it
I libri pubblicati sono due: Jasmine (Bonanno 2003) e Sotto il cielo d’Irlanda (Prova d’Autore 2005) Si possono richiedere nelle librerie o direttamente agli editori, inoltre si possono acquistare anche online (IBS, WEBSTER, LIBRERIA UNIVERSITARIA, ecc.)
Attualmente sto completando un nuovo romanzo, Il Delfino Blu. È ambientato tra Portorico e Washington. Il titolo è ancora provvisorio e al momento non c’è nessun editore interessato a pubblicarlo.
Ho scritto anche alcuni racconti, uno di questi, L’ultimo paradiso, è stato tradotto in spagnolo e pubblicato in una rivista portoricana. Parla dei problemi vissuti dagli abitanti dell’isola di Vieques (Portorico) durante l’occupazione da parte della Marina Americana, che la usavano per le loro esercitazioni. Tutto ciò ha comportato un’alta contaminazione dell’aria e del terreno. L’abbandono della Marina, avvenuto nel 2003, ha lasciato un’isola malata con vaste zone ancora contaminate e con un elevato tasso di cancro e altre malattie, soprattutto nei bambini. Nel mio sito si può leggere la versione italiana.
I LIBRI
JASMINE
editore: A&B
anno 2003
L’India, misteriosa e affascinante, fa da sfondo alla storia di Jasmine, una bellissima donna che da anni vive con l’unico scopo di vendicare la propria famiglia impietosamente sterminata.
Dopo una lunga attesa trascorsa nell’anonimato in una casa sulla spiaggia di Los Angeles, Jasmine e il suo fidato amico Raj partiranno alla volta dell’India.
Ad Agra, davanti al Taj Mahal,, incontreranno Daniel, un giovane fotoreporter arrivato in quel paese per aiutare il suo amico Patrik, scomparso misteriosamente. Daniel ha con se una preziosissima collana di diamanti. Da quel momento, la vita di Jasmine si legherà a quella di Daniel e insieme affronteranno un lungo viaggio che, dopo vari ostacoli e pericoli li porterà nel palazzo del Maraja Salim.
Jasmine e Daniel sono attratti l’una dall’altro e giorno dopo giorno capiranno che il sentimento che li unisce è qualcosa di molto profondo e importante.
Jasmine però, arriverà a dubitare di Daniel e la vendetta che insegue da tutta la sua vita, le farà perdere di vista le cose più importanti. Ma alla fine, nonostante tutto a trionfare sarà solo l’amore.
SOTTO IL CIELO D’IRLANDA
editore: Prova d'Autore
anno 2005
Cristel, giovane erede di un distinto casato veneziano, si reca in Irlanda per un reportage fotografico. Prima di partire, sistemando vecchie carte e documenti di famiglia, rinviene un quaderno contenente il diario della nonna scomparsa, diario attraverso cui scopre che la propria antenata aveva vissuto una intensa storia d’amore con un giovane straniero.
Tutto sembrava doversi concludere col matrimonio ma enigmatiche circostanze non avevano agevolato il passo finale dei sentimenti della coppia. La rivelazione ha il potere di stupire Cristel, la quale da quel momento sente che non dovrà staccarsi da quel quaderno. Arrivata in Irlanda, una serie di misteriose quanto gradevoli coincidenze e fatali incontri portano Cristel a rivivere le stesse emozioni sentimentali che erano state della sua adorata e compianta nonna. Ma dopo una prima fase di approcci ecco che il tutto, da color rosa che era, tende a colorarsi di giallo. Il semplice e lo spontaneo diventano complicati e pericolosi a causa di interventi esterni ai due innamorati. Tra ricatti e vendette, rapimenti e drammi, irrompe improvvisa nella scena dei fatti la presenza del fratello di Cristel,giovane da sempre dedito a vita randagia e dissipatore dei beni di famiglia. Gli intrighi sono tanti e tali da far temere per la buona fine della storia d’amore tra Cristel e Jonathan. Tutto il racconto si svolge nell’ambito di un vecchio faro e gli eventi forieri di sorprese a catena sembrano contrastare con l’incantevole scenario che Annamaria Platania continua a ricreare dando una cornice di romantico conforto a tutta l’avvincente trama della sua narrazione.
Si dice che l’amore vince tutto ed è questo il tenace filo conduttore di Sotto il cielo d’Irlanda, una storia di sentimenti che prende mosse dal vaticinio di un diario, quasi per esaltare la misteriosa presenza del soprannaturale negli eventi che accompagnano ogni essere umano tra le peripezie della vita e la forte volontà quando viene guidata da vero amore.
ESTRATTO - dal romanzo "Sotto il cielo d'Irlanda"
…Dopo i giorni trascorsi a Dublino, Cristel noleggiò un’automobile per andare a conoscere il lato sudovest della regione. Ciò che aveva letto sull’Irlanda, non riusciva a dare un’idea della sua bellezza. Era una terra da scoprire un po’ alla volta, senza fretta, facendosi rapire dalla dolcezza dei suoi paesaggi.
Da Galwai, attiva città universitaria, raggiunse le isole Aran, un posto dove il tempo sembra essersi fermato, e dove si conservano ancora vive le antiche tradizioni e l’idioma gaelico. A Cork, la seconda città dell’Irlanda, fotografò la Cattedrale in stile gotico di Saint Finbarr, il St.Patrick’s Bridge, uno dei suoi ponti più belli e nei suoi dintorni, il castello di Blarney, dove, secondo un’antica leggenda, chiunque sfiori la pietra custodita nella fortezza, riceve il dono dell’eloquenza.
Poi si spostò in direzione di Kinsale, città con uno splendido porto, circondata da basse colline, nota come la capitale della cucina irlandese, dove si respira un’atmosfera molto rilassante, con tanti pub e le case colorate lungo il viale centrale.
Per tutto il tempo del viaggio, Cristel non fece altro che ammirare il verde della campagna e l’azzurro della sua baia, un paesaggio tipico del sud dell’Irlanda.
Aveva sottocchio panorami da togliere il fiato, immense distese di prati impreziositi da rododendri selvatici, fucsie, ortensie e le rose con tutte le sfumature dei loro colori.
In cielo, i colori si susseguono per via delle mutevoli condizioni meteorologiche. Si passa dall’azzurro intenso per proseguire durante la giornata, al grigio delle nuvole minacciose che riversano abbondanti acquazzoni, per poi essere spazzate dal vento, fino al ritorno del sole, che illumina e fa risaltare le dolci colline.
Sulla strada che costeggiava la costa, restò incantata di fronte alla maestosità dell’Atlantico. Il vento spazzava le onde e le faceva salire in aria, fino a gettarle contro le imponenti scogliere. Cristel accostò sul ciglio della strada e restò ad ammirare quello spettacolo della natura.
Il vento giocava con i suoi capelli, l’aria profumava di fiori e di salsedine, sembrava di stare in un posto irreale, dove l’unica cosa che contava era l’immensità di quel mare cristallino e la grandiosità di un cielo dai colori cangianti.
Solo adesso poteva comprendere le parole della nonna, quando affermava che l’Irlanda le era entrata nel cuore.
Prese la macchina fotografica e cominciò a scattare una foto dopo l’altra, se fosse riuscita a trasmettere sulla carta patinata le emozioni che stava provando in quel momento, quello poteva trasformarsi in uno dei suoi migliori servizi fotografici.
Nessun luogo era riuscito a darle tanto in così poco tempo. Era il fascino dell’Irlanda. Una bellezza che una volta entrata dentro, diventa impossibile da dimenticare.
NOVITA'
Una breve anticipazione sul nuovo romanzo di Annamaria Platania
Intrighi, potere, amore, panorami mozzafiato, sono gli ingredienti che fanno da sfondo alla storia di Perla Sinclar, giovane biologa marina che vive a San Juan (Portorico) dove dirige un centro di ricerca, Il Delfino Blu, e Jeffrey Newman che lavora all’Osservatorio Astronomico di Arecibo. Quando il destino li metterà l’uno di fronte all’altra, nessuno dei due sarà più al sicuro…Un’organizzazione segreta che muove i suoi fili all’ombra di Capitol Hill è sulle loro tracce. Davanti al celebre Faro di Rincon, dopo essersi dichiarati il loro amore, delle violente raffiche di spari rischieranno di ucciderli. Sfuggiti per un soffio alla morte, faranno rientro a San Juan, ma la donna verrà rapita e tenuta prigioniera in un luogo segreto.
Jeffrey riuscirà a trovarla e dopo una rocambolesca fuga tra le stradine impervie che portano all’Osservatorio di Arecibo, Perla e Jeffrey potranno finalmente riabbracciarsi.
A quel punto, ogni tassello di questa intricata vicenda tornerà a suo posto e la verità, tenuta all’oscuro per troppi anni, vedrà finalmente la luce.
Perla e Jeffrey proveranno a ricominciare una nuova vita, lontano dai fantasmi del passato, uniti più che mai dal loro immenso amore.
L’UOMO CHE OSSERVAVA LE FOGLIE….
Con molto piacere vorrei presentare alle lettrici del nostro blog, uno scrittore di romanzi rosa contemporanei, proprio così, avete capito bene, uno scrittore!
Dopo tante interviste tutte al femminile, abbiamo l’onore di ospitare nel nostro salottino Diego Galdino, e spero che possiate, attraverso questa intervista, fare la sua conoscenza e scoprire la sensibilità di uno scrittore che si definisce un uomo vero (tiene a precisarlo!) con una mente tutta al femminile, capace di cogliere quelle sfumature che sono prerogativa delle fantasie femminili, e di trasmetterle attraverso i suoi libri, che ho personalmente avuto il piacere di leggere.
Il primo libro che ho letto di Galdino è stato L’osservatore di foglie, e mi è piaciuto talmente tanto, che ho fatto la recensione, qui trovate il link al post http://romancebooks.splinder.com/post/18429580
Diego Galdino è per me una fonte continua di sorprese e durante le nostre conversazioni online, ho scoperto che possiede tante qualità: è simpatico, cortese e disponibile al dialogo, accetta le critiche e si commuove se un suo libro è piaciuto tanto! Diego è un lettore eclettico , ma adora una scrittrice in particolare, ed è stato questo, oltre ai suoi libri che ho particolarmente apprezzato, a far sì che conquistasse la mia totale ammirazione.
Spero che anche voi, come me, possiate arricchirvi grazie al talento di Diego Galdino, e alla lettura piena di sentimento dei suoi libri, che fa tanto bene al cuore!
Non perdete occasione di intervenire, Diego risponderà con entusiasmo a tutte le domande che vorrete porgli. Ed ora, la parola a questo scrittore che ci racconterà di un uomo che vede la vita in … rosa!
Diego Galdino risponderà a tutte le vostre domande, perciò non perdete l'occasione di chiacchierare con lui, e ricordatevi di firmare il vostro commento con un nome o con un nick. Tra tutte coloro che parteciperanno Diego Galdino metterà in palio una copia con dedica del suo romanzo, L’ossevatore di foglie.
L'autore si racconta
Se qualcuno mi chiedesse chi è Diego Galdino potrei rispondere che è un trentacinquenne che passa gran parte della sua giornata lavorando nel bar di suo padre e che nel tempo libero coccola le sue due splendide figlie, ma come tutti i super eroi che si rispettino, quando cala il buio sveste i panni di uomo normale e si trasforma in un romanziere, per volare da una pagina all’altra aggrappato alla sua fantasia. Quando sette anni fa ho iniziato a scrivere non immaginavo certo che, in un lasso di tempo così breve, sarei riuscito a scrivere cinque romanzi, che mi sarebbero stati pubblicati da case editrice di un certo rispetto e che avrei avuto tante soddisfazioni come la vittoria del premio nazionale “Un libro per l’estate”.
Tutto è successo così in fretta che quasi non me ne sono reso conto. Non mi considero un miracolato bensì uno scrittore con un discreto talento che ha avuto il coraggio e la perseveranza di non mollare mai inseguendo un sogno che alla fine si è realizzato. Devo ammettere che è durissima conciliare le due cose, infatti, tutt’ora, per scrivere i miei romanzi sono costretto a svegliarmi molto prima dell’alba, malgrado ciò riesco, nel limite del possibile, ad essere un barman efficiente, un padre esemplare ed uno scrittore felice. Lavorare nel bar di mio padre mi piace, perché mi dà l’opportunità di stare a contatto con la gente e poi oramai è una parte di me. Ho iniziato a lavorarci giovanissimo, è un po’ come se fossimo cresciuti insieme, ma adesso scrivere è diventato molto più di una semplice passione e spero che il mio ultimo romanzo ‘L’osservatore di foglie’ ne diventi la prova tangibile.
"L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale, non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo, prima o poi faremo ritorno."
Così scrive Carlos Ruiz Zafòn nel suo capolavoro 'L'ombra del vento' o per chi preferisce il titolo originale molto più fascinoso 'La sombra del viento'. Ecco! Il mio romanzo spero che diventi un cantiere edile, la vostra memoria il terreno dove costruire un palazzo a cui voi farete ritorno.
Soggiornerete con la mente in questo palazzo, per breve tempo, giusto per rendersi conto che per fare un pò di cast away non serve naufragare obbligatoriamente su un'isola deserta, basta una poltrona, una lampada ed un libro. Alzi la mano chi, in queste nostre vite piene di troppa gente che non ci ascolta, non sente ogni tanto il bisogno di un suo personalissimo Wilson.
Ecco! Il Wilson che vi offrirò io non sarà tondo, non sarà bianco, con la scritta nera, ma avrà una forma rettangolare tanti colori e soprattutto avrà un nome: “L’osservatore di foglie...esso, però, avrà la stessa fondamentale prerogativa, ascoltare i vostri cuori in silenzio, guidare i vostri problemi lontano, navigare insieme con voi in un mare d'emozioni, fino a quando non verrà il momento di lasciarlo per tornare alla vita di tutti i giorni...mi auguro che in quel momento voi possiate già sentirne la mancanza, e la nostalgia dei protagonisti della storia darvi la sensazione di essere soli in mezzo ad una folla, sarà allora che il palazzo che ho costruito nella vostra mente con il mio romanzo sarà visibile anche dalla luna.
sito ufficiale di Diego Galdino:
http://www.diegogaldino.it/
INTERVISTA ALL'AUTORE by Andreina65
Caro Diego, innanzitutto benvenuto nel nostro blog, spero che questo incontro virtuale possa essere altrettanto piacevole per te quanto lo è per noi. Se mi permetti ci daremo del tu!
Come pensi che le nostre lettrici possano accogliere uno scrittore che in effetti è ancora uno sconosciuto per molte di loro?
Ti ringrazio, sono un pò emozionato, essere intervistato da te per un blog così importante e seguito è una grande soddisfazione. Spero che le vostre lettrici abbiano la pazienza e la tolleranza di accettare l'intrusione di un uomo che scrive romanzi d'amore in un blog che annovera le più grandi firme femminili del genere romance. Mi conforta il fatto che alla fine di questa intervista sarò un pò meno sconosciuto per la maggior parte di loro e questo è già per me un motivo di vanto.
Com’è nata la tua passione di scrivere? Hai sempre voluto fare lo scrittore ?
Sinceramente, fino a otto anni fa l'unica cosa che scrivevo erano le cartoline d'estate, per di più con scarso impegno, visto che la frase più lunga che ero solito scrivere era: "Buone vacanze da Diego!" Poi una ragazza, un giorno, mi regalò un libro dicendomi:"Questo è il mio romanzo preferito, leggilo sono sicuro che ti piacerà." Il romanzo in questione era I cercatori di conchiglie di Rosamunde Pilcher, di cui adesso custodisco gelosamente una prima edizione in lingua originale acquistata su e-bay per una cifra spropositata da una sperduta libreria Australiana. M'innamorai del romanzo a prima vista e forse anche della ragazza che me l'aveva regalato.
Così, quando lei mi disse che le sarebbe piaciuto tanto sapere se i luoghi descritti in quel romanzo erano davvero così belli come ne parlava la Pilcher nel libro e, visto che per gravi problemi famigliari lei non poteva permettersi di andarli a visitare di persona, io comprai un biglietto aereo, mi presi 'un solo giorno di vacanza dal lavoro', rischiando di essere internato dalla mia famiglia in un manicomio e volai per due ore verso l'Inghilterra, l'attraversai in treno per sei ore, ed infine, dopo un'ora e mezza di pullman scassatissimo, arrivai a Penzance, luogo dove era ambientato il romanzo I cercatori di conchiglie. Ci rimasi un semplice, ma fondamentale giorno per il Diego Galdino scrittore, poichè quando tornai a casa e, mi resi conto che le centinaia di foto che avevo scattato per la ragazza che mi aveva regalato il libro non erano venute, decisi di scrivere per lei una storia ambientata in quei luoghi, cercando di descrivere al meglio le cose che avevo visto, i profumi che avevo sentito, le emozioni che avevo provato....Così vide la luce Leonor, il mio primo romanzo, certo non è servito a conquistare quella ragazza, però il 23 giugno di quest'anno ho pubblicato il mio quinto romanzo, quindi a qualcosa sembra essere servito e spero che quando leggerete i miei romanzi, voi possiate essere d’accordo con me.
Cosa pensi della difficoltà che uno scrittore italiano trova nel mondo editoriale ?
Questa è una bella domanda, alla quale, però, sarei tentato di non rispondere. Posso solo dire che per capire le difficoltà che uno scrittore come me può trovare nel mondo editoriale italiano, basterebbe leggere il libro Cento colpi di spazzola...
Sino ad ora hai pubblicato 5 romanzi dove traspare sempre la tua impronta sentimentale e il suo stile romantico, è stato difficile farli pubblicare? Ancora oggi i tuoi libri sono disponibili solo online purtroppo ….com’è possibile considerando che hai vinto anche un premio "un libro per l’estate 2000” con il libro Leonor?
Sfatiamo un mito, in Italia non è difficile farsi pubblicare un libro, infatti ci sono tante case editrici a cui basta pagare un contributo, come abitualmente amano definirlo loro, per vedere pubblicata la propria fatica letteraria. Sicuramente deve comunque essere un qualcosa di leggibile, però neanche tanto. Il problema è il dopo...la maggior parte di questi libri, dopo pochi mesi, verranno abbandonati a loro stessi e piano, piano finiranno nel dimenticatoio. Io sono uno di quelli che ha pagato il piccolo contributo per vedersi pubblicato il primo romanzo, poi ho cercato di resistere, di sgomitare, per non finire risucchiato in quel gorgo che somiglia molto al cimitero dei libri dimenticati dell'Ombra del vento di Zafon. Adesso, per fortuna, i miei libri le case editrici li pubblicano a spese loro ed io cerco di ritagliarmi un piccolo spazio in questo vasto mondo letterario. E' vero, ho vinto un premio letterario nazionale con Leonor, ma i miei libri si possono comprare online o, ordinandoli nelle librerie con dei tempi d'attesa lunghissimi. Il problema è che, per avere i libri in vendita nelle librerie di tutta Italia, devi diventare uno scrittore importante, ma per diventarlo devi vendere i libri nelle librerie di tutta Italia, è come un cane che si morde la coda.
I tuoi libri hanno ambientazioni anglosassoni, e l’accuratezza delle descrizioni dei luoghi fa sì che il
lettore ci si trovi nel mezzo, (questa è stata la mia impressione). La scelta dell’ambientazione è casuale?
Nel libro Leonor, la protagonista vive in una suggestiva Cornovaglia, paese che vorrei un giorno visitare, quindi ti chiedo : visiti personalmente i luoghi descritti nei suoi libri?
Per rispondere a questa domanda ti farò un esempio. Qualche anno fa, ero seduto nella sala d'attesa di un dentista e, dopo essere riuscito a distrarre mia figlia minore, dandole il mio palmare, presi una rivista dal tavolinetto posto di fronte a me, dove abbondavano giornali e riviste di tutti i tipi. Era il numero di Settembre della rivista Meridiani, dedicata ai parchi naturali americani, ad un tratto, mentre la sfogliavo, la mia attenzione fu catturata da una foto di una ragazza con indosso la divisa dei ranger del parco naturale di Yosemite. Ecco come succede! In quel preciso istante nasce il mio romanzo, do un nome alla ragazza, le do una casa, un posto meraviglioso dove vivere, in questo caso uno dei più bei parchi naturali al mondo, le do una vita, un amore e, quando esco dal dentista tenendo per una mano mia figlia e nell'altra quel che resta del mio palmare, corro a casa per cominciare a scrivere la storia che ho ormai tutta nella
mia testa.
Per quanto riguarda la Cornovaglia, come ti ho già detto, ho descritto quello che ho visto durante il mio brevissimo soggiorno e ti posso assicurare che, per quanto bene possa averlo fatto, non sono riuscito a rendere al meglio la bellezza incommensurabile di una delle regioni più belle dell'Inghilterra. La stessa cosa vale per il mio secondo romanzo: Il mondo di Christina, ambientato in un paesino della campagna senese dove andavo a passare le vacanze quand'ero bambino. Per quanto riguarda i romanzi ambientati in America, ho fatto come Salgari, che scriveva della Malesia senza mai essere uscito da casa sua. Però, un giorno, spero di visitarli davvero tutti i posti che ho decritto nei miei romanzi. Chissà, magari succederà quando i miei romanzi saranno stati tradotti e pubblicati anche in America...a Roma si dice: "SEEEEEE! VABBE' TE PIACEREBBE!
Con quale criterio crei la storia, ossia delinei prima i personaggi, la trama, oppure scegli prima l’ambientazione?
O meglio ancora, qual è la molla che fa scattare in Diego Galdino una nuova storia d’amore?
Prima di tutto scelgo l'ambientazione, poi viene il resto, ti confesso che non saprei dirti se prima viene la trama o i personaggi, so solo che nella mia testa al momento di pensare ad una storia si miscelano entrambi. E' come se la storia fosse già dentro di me, un piccola sfera con dentro il romanzo che girottola nel mio cervello e che, improvvisamente, esplode lasciando fuoriuscire tutto, i personaggi, la trama, l'ambientazione, ed il tutto defluisce dal cervello ai centri nervosi, fino ad arrivare alle mani che iniziano a scrivere tutto ciò che era contenuto dentro la piccola sfera. Lo so, sembra un pò contorto, sembra un pò "mi chiamo Mork e vengo da Ork", ma è proprio quello che avviene...Nano! Nano!
La molla non c'è! Il mio cuore è come uno scaffale dove sono riposte tante storie d'amore, io non faccio altro che allungare una mano per prendere il romanzo d'amore che desidero leggere, in questo caso scrivere. Certo, anche le immagini per me sono importanti, la foto di una casa stile Via col vento ha dato i natali al romanzo Una casa a metà, la foto della ragazza ranger mi ha permesso di scrivere Il cardo di Yosemite, la foto di una distesa di aceri americani in autunno a fatto sì che io scrivessi L'osservatore di foglie. Amando molto il cinema io, quando scrivo, è come se girassi un film e la fotografia in un film è fondamentale. Nei miei libri cerco di far diventare le parole immagini, quando scrivo 'l'albero divenne di un brillantissimo colore rosso' io voglio che il lettore sfogli la pagina come se accarezzasse una foglia.
Nel libro L’osservatore di foglie descrivi con meraviglioso estro poetico, un evento naturale tipico del luogo dove si svolge la storia. Hai visto personalmente questo evento? Perché se così non fosse e hai usato solo la fantasia sei davvero formidabile!
Allora ti ringrazio per il complimento, in effetti, di questo incredibile fenomeno naturale, io ho visto solo delle foto. Per mia fortuna sono un tipo molto empatico, così, quando l'osservatore di foglie si ritrova davanti ad una delle più grandi meraviglie della natura, ciò che prova lo sento direttamente dentro di me. Io non faccio altro che descrivere ciò che vedono e provano i miei personaggi, non è mai il contrario.
Da scrittore a lettore, cosa trovi di cattivo gusto in un libro? Per essere precisi ti è mai capitato di leggere un bel libro ma di esserne allo stesso tempo deluso per qualche ragione ? In particolare parlo del genere romance, considerato spesso un genere per adulti! qual’è il pensiero di Galdino lettore?? Ti disturbano le scene hot in un libro? Ci incuriosisce il punto di vista di un uomo……..
In un libro, ciò che trovo di cattivo gusto è quando uno scrittore si assurge a dispensatore di consigli ed usando il suo modus vivendi o il suo pensiero di vita cerca di dogmatizzarlo a beneficio del lettore che secondo lui non sa capire se e quando è innamorato, o come bisogna comportarsi in un determinato momento della propria vita. Qualche tempo fa mi è capitato di leggere un libro dove l'autore, tramite il protagonista del suo romanzo, voleva insegnare come si fa ad entrare in un bagno pubblico senza toccare la maniglia. Per me, uno scrittore, deve semplicemente raccontare la storia è come se tu avessi visto un bel film e cerchi di raccontarlo a chi non l'ha visto, c'è chi ci riesce meglio e chi peggio, La differenza tra un bravo scrittore ed uno mediocre per me si evince anche da queste cose qui. Un'altra cosa che mi delude in un libro sono i finali buttati lì tanto per finire il romanzo. Per fare un esempio, in Angeli e demoni alzi la mano chi, arrivato alla scena finale, non ha pensato: "Ma che te stai a inventà?" Per passare alle scene hot in un libro, posso dire che se la scena hot è una naturale conseguenza della storia d'amore, visto che parliamo di Romance, non mi disturba affatto. Se togliessimo al libro L'innocente di Beatrice Small le scene hot tra la dolce ed ingenua Eleanore di Ashlin ed il leale e valoroso Ranulf de Galndeville il romanzo perderebbe quella calda e sensuale genuinità che ne fanno un romanzo e non solo un romance, di assoluto lignaggio. Come si potrebbe apprezzare il romanzo Dark Lover della Ward, senza l'appassionata scena in cui Beth Randall e Wrath il vampiro fanno l'amore la prima volta che si ritrovano l'una a meno di dieci centimetri dall'altro? Sinceramente consiglierei a qualche uomo di leggere i Romance, forse imparerebbero qualcosa di molto utile.
Vuoi dire alle nostre lettrici quali sono i tuoi gusti letterari ? cosa leggi ? quali sono i generi che preferisci? In particolar modo, conosci i nuovi generi fantasy– paranormali (con vampiri, streghe, mutaforma e chi più ne ha più ne metta come protagonisti) che in questo periodo stanno spopolando in America e che solo recentemente sono approdati anche in Italia ?
Per uno scrittore di romanzi d'amore è facile immaginare quale siano i suoi gusti letterari, anche se non disdegno di leggere Grisham con i suoi Il momento di uccidere, Il Partner ed Il re dei torti delle vere e proprie perle, o i romanzi storici, chi non ha letto Quo vadis di Sienkiewicz e Il ragazzo persiano di Mary Renault non sa cosa si è perso, per non parlare di Ken Follet con il suo romanzo più famoso, forse il pù bello scritto in questo secolo: I pilastri della terra. E' ovvio che io sia molto più legato a romanzi tipo Il cavaliere d'inverno di Paullina Simons, L'uomo che sussurrava ai cavalli, Uccelli di rovo, Le pagine della nostra vita, Voglia di tenerezza, Memoria di una Geisha, I ponti di Madison County anche se io fossi stata Francesca sarei scappata con Robert senza pensarci nemmeno un minuto. Per quanto riguarda i vampiri, per me ne esiste uno solo degno di questo nome e non è Il conte Dracula, è Edward Cullen! Lo Step Mancini di tutti i vampiri. Twilight non è solo un romanzo che parla di vampiri è ad oggi uno dei romanzi d'amore più belli che abbia mai letto.
Ti ricordi il primissimo libro che hai letto? Lo hai ancora?
Come potrei dimenticarlo? Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley avevo dodici anni me lo regalò un amico di mio padre, si chiama Luigi e quando diventerò uno scrittore famoso lui potrà dire: "il primo romanzo che ha letto il premio nobel per la letteratura Diego Galdino gliel'ho regalatoio". Wow! Che Onore!
A questo punto credo che ci conquisterai tutte rispondendo a questa domanda!
tu adori una scrittrice in particolare …….vuoi svelarci il suo nome e in cosa ti senti da lei ispirato?
Inoltre, meraviglia delle meraviglie, hai letto un libro quasi sacro per le lettrici di romance, libro che io adoro in assoluto e a cui il nostro blog ha dedicato un post che ha scatenato una lunga discussione, vuoi dirci che libro è? E soprattutto se ti è piaciuto e perchè?
Io adoro quella scrittrice che qualcuno ha definito la sorella minore di William Shakespeare. L'ho scoperta grazie al film C'è posta per te, quando Meg Rian dice a Tom Hanks che, il libro che teneva con se, l'aveva letto un milione di volte, allora mi sono detto: "Cavolo Meg l'ha letto un milione di volte ed io neanche una!" Quel libro era Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, la donna che mi ha fatto pensare: "quanto avrei voluto avere una sorella!" Uno dei miei libri preferiti in assoluto è, infatti, un suo romanzo, precisamente l'ultimo che ha scritto prima di morire...Persuasione, che io considero il precursore dei romanzi d'amore moderni. Beh! Lei di sicuro ha ispirato in me la voglia di raccontare la storia di donne
straordinarie come la sua Elizabeth.. Quando poi lessi la storia d'amore di Aislinn di Darkenwald e Wulfgar, capii che i romance erano sottovalutati e non apprezzati per quello che in realtà sono: dei bellissimi romanzi. Di sicuro non tutti possono essere al livello de Il lupo e la colomba di Kathleen E. Woodiwiss, ma quanti romanzi in generale possono considerarsi a quel livello, credo davvero pochi. Io penso che la Woodiwiss abbia anticipato, con la sua penna, il Cern di Ginevra e, senza servirsi della teoria dei quanti, abbia trovato il modo di viaggiare nel tempo, come si spiegherebbe, altrimenti, questa sua capacità di farci sentire a casa nostra mentre leggiamo un libro ambientato nel Medioevo. Ci sono stati momenti che, mentre leggevo il Lupo e la colomba, ho portato la mano al fianco per impugnare la mia spada ed infilzare Ragnor De Marte. Sì mi è piaciuto tantissimo.
Il nostro incontro casuale online ha dato inizio a una bella amicizia, oltre che a fare di me una tua fan. Quanto è importante per te il rapporto con i tuoi lettori, uomini e donne ? Sapresti accettare le critiche da qualcuno cui non sia piaciuto un tuo libro?
Il mio sogno di scrittore è sempre stato quello di camminare per la strada di una città che non sia la mia ed essere avvicinato da una persona che non ho mai visto prima che mi tende la mano e stringendo la mia mi dice:
"Complimenti per i suoi romanzi, il suo modo di scrivere mi ha conquistato."
Certo, i miei romanzi possono interessare maggiormente un pubblico femminile, visto il genere di storie che io scrivo, proprio per questo per me è una soddisfazione grandissima quando un uomo che ha letto un mio romanzo mi dimostra la sua stima. Se sono critiche gratuite, frutto di altre situazioni che esulano dal contesto letterario in sè e per sè, non le accetto o meglio le accetto per educazione, ma poi quando mi girano le spalle gli faccio una linguaccia.
Delle volte, qualcuno mi ha detto che i romanzi d'amore sono scontati, io allora gli ho risposto che quando ho visto per la prima volta il film Pretty Woman ero convinto che Julia Roberts alla fine scappasse con il direttore dell'albergo.
Nel romanzo Il cardo di Yosemite affronti una tematica sociale, la narcolessia, patologia che affligge parte del genere umano, causando notevoli disagi e rendendo la vita sociale alquanto limitata. Confesso di non essere informata al riguardo, vuoi spiegarci di cosa si tratta ?
Si dice che i narcolettici non possano pronunciare le parole Ti amo, la narcolessia è una malattia che colpisce il sistema nervoso, questo impedisce ai narcolettici di esternare le proprie emozioni, perchè un narcolettico quando ride, piange, si emoziona, ha una paralisi muscolare totale che lo fa crollare a terra. La narcolessia è la malattia del sonno diurno ed ha anche altre patologie molto gravi. Ho conosciuto una mamma narcolettica che non poteva prendere in braccio il suo bambino perchè, ogni volta che ci provava, la narcolessia le faceva avere delle allucinazioni in cui vedeva delle mani uscire dai muri per strappargli il bimbo dalle mani. Ho conosciuto un narcolettico che ha dovuto abbandonare gli studi perchè in classe si addormentava durante le lezioni e veniva additato come un tossicodipendente. Ho conosciuto una madre che ha perso una figlia perchè a causa della narcolessia si è tolta la vita. Potrei dire tante altre cose su questa malattia, ma preferisco chiedervi un favore visitate il sito ufficiale dell'associazione italiana narcolettici, capirete che una malattia rara come la narcolessia non è un'isola che non c'è.
Oltre a essere scrittore, sei anche padre. Com’è Diego padre? Cosa pensano le tue figlie della passione per la scrittura del loro papà?
Il Diego padre cerca di essere una via di mezzo tra il padre di Seth Coen di OC e il Miyaghi di Karate Kid. Cerco di essere un buon padre e d'instaurare con le mie figlie un rapporto basato sul dialogo, a volte ci riesco a volte mi rimane più difficile, in particolare quando mia figlia più grande mi dice: "Papà ma hai visto Scamarcio quant'è bono?" Riguardo i miei libri, le mie figlie forse ancora non si rendono bene conto di cosa faccio al di fuori del mio contesto quotidiano lavorativo, tant'è che alla mia ultima presentazione, davanti a duecento persone presenti, la più piccola mi ha chiesto: "Papà ma lo scrittore del libro quando arriva?" A parte gli scherzi, penso che un pò orgogliose di me lo siano, me ne accorgo dal loro sorriso quando qualcuno gli dice: "Ma lo sai che vostro padre scrive proprio dei bei libri?" Purtroppo in questo momento, in particolare con mia figlia più grande, Stephenie Meyer mi batte sei zero, sei zero.
Infine caro Diego ti rivolgo una domanda personale:
I tuoi personaggi maschili , hanno verso le loro donne delle attenzioni particolari, che ormai nessun uomo ha verso la loro donna, quelle che in un rapporto fanno sospirare e sognare, io le chiamo sfumature che per noi donne sono molto importanti ma che, salvo rarità, l’uomo difficilmente sa manifestare, sfumature che troviamo purtroppo solo nei nostri amati romance.
Considerato che anche tu leggi praticamente quello che leggiamo noi donne, vuoi svelarci qualcosa di te, se sei romantico, qual è la tua donna ideale e… cosa fai quando desideri sorprendere una donna ?
Che io sia romantico credo sia una conseguenza naturale del fatto che uno dei miei libri preferiti è Il lupo e la colomba. Diciamo che a volte mi sento un pò fuori tempo, tipo il protagonista del film Kate e Leopold. Uno di quelli che a cena si alza quando una donna abbandona il tavolo e quella gli chiede stupita: "Anche tu devi rifarti il trucco?" Per quanto riguarda la mia donna ideale, penso che sarebbe bello avere un mix delle protagoniste dei miei romanzi, ma qui sarebbe come voler ripercorrere le orme dei due ragazzi del film La donna esplosiva con Kelly Le broche. Visto che stiamo in tema di film, cosa intendo io per sorprendere una donna? Fare come il ragazzo del film Love Actualy che si presenta a casa della moglie del suo migliore amico con una radio e, quando lei apre la porta di casa, fa partire la musica e la usa come colonna sonora per accompagnare delle frasi scritte su dei cartelloni che lui le sfoglia davanti confessandole, in quel modo, che si è innamorato perdutamente di lei...perchè io ho sempre vissuto con la stupida convinzione che non esistono amori impossibili...
ESTRATTO ( dal romanzo L'OSSERVATORE DI FOGLIE )
per vedere il booktrailer cliccate sul link
www.diegogaldino.it/booktrailer_new.html
Si fissarono portando alla bocca le coppe di champagne e bevvero contemplando con il riverbero della luna i loro visi, per cercare ognuno negli occhi dell'altro un cenno, un segnale inequivocabile che tutto
l’incanto non sarebbe svanito appena fossero rincasati.
Osservarono la prua della nave avvicinarsi alla banchina del molo, Clark pagò il conto ed aiutò Dea ad infilarsi un giacchettino di cotone nero che lei aveva portato per proteggersi dalla frescura notturna. Rimasero ad aspettare che l'attracco venisse ultimato in piedi sul ponte superiore, per godere di quel meraviglioso posto fino al momento dello sbarco.
Furono gli ultimi clienti ad abbandonare la nave ed iniziarono a scendere le scalette l’uno dietro all’altra. Improvvisamente però, a metà tragitto, Dea si bloccò e, voltatasi di scatto, scrutò Clark con aria interrogativa.
“E a poesie come sei messo?”
“Scusa?”
“Le poesie? Ce n’è una in particolare che ti piace?”
Colto di sorpresa da quella domanda, Clark rimase per un attimo interdetto,ma poi dopo averci pensato un po’ su, gli venne un’idea e la ringraziò mentalmente per l’opportunità che aveva voluto concedergli. Così, dopo aver alzato gli occhi al cielo per un secondo, le sorrise e scuotendo la testa scese il gradino che li separava, circondandole i fianchi con le braccia. Con la bocca le si avvicinò ad un orecchio, chiuse le palpebre e…
“Sconosciuto che passi! Non sai con quanto desiderio io ti guardo, tu devi essere colui che io cercavo, o colei che cercavo. Mi arriva come da unsogno, certamente ho vissuto in qualche luogo una vita di gioia con te.Tutto è ricordato, mentre passiamo l’uno vicino all’altro, fluido, amorevole, casto, maturo. Sei cresciuto con me, sei stato ragazzo o ragazza con me, io ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo é diventato qualcosa che non appartiene soltanto a te, né ha lasciato che il mio restasse mio soltanto. Mi hai dato il piacere dei tuoi occhi, del tuo volto, della tua carne, mentre io passo, tu ne prendi in cambio dalla mia barba, dal mio petto, dalle mie mani, non devo parlarti, devo pensarti quando seggo da solo o veglio la notte da solo. Devo aspettarti, non dubito che ti incontrerò ancora, e a questo devo badare, di non perderti.”
Finito di sussurrarle i versi della poesia, si staccò da lei sfiorando con le sue labbra la bocca di Dea che, esterrefatta, restò impietrita in mezzo alle scalette con la testa che le girava per l’emozione, tanto che dovette reggersi al corrimano per non perdere l'equilibrio. Finalmente dopo qualche attimo di visibile turbamento riuscì a riprendere il controllo di sé ed a pronunciare qualche timida parola.
GLI AFFASCINANTI CORSARI DI KATHLEEN MCGREGOR
Ed eccoci ad un nuovo appuntamento con la scrittura italiana che incanta.
Scrittrice di indubbio talento, Kathleen non ha bisogno di ulteriori presentazioni, poiché i suoi romanzi parlano per lei. Con una scrittura caratterizzata da un linguaggio efficace e avvincente, dove l’avventura, l’accuratezza storica straordinaria, i personaggi affascinanti, le ambientazioni esotiche raggiungono tali livelli di splendore, è un altro esempio di come l’Italia sia in grado di produrre romance di alta qualità.
La scrittrice vive in Italia e scrive in italiano. Ha esordito nel 2001 con Corinna, splendido romance ambientato nel XVII secolo, edito da Mondolibri. Questo romanzo, pur essendo un romance, è molto complesso. L’ ambientazione esotica viene sapientemente collocata in una dimensione avventurosa estremamente appassionante, ogni personaggio ha un suo spessore caratteristico, e i due protagonisti Dorian O’Rourke e Corinna McPherson, capaci entrambi di forti passioni, sono autentici figli del loro tempo.
In seguito alla cattura del veliero dove viaggiava, abbordato da una nave spagnola, Corinna splendida fanciulla dai capelli rossi e dal forte temperamento, viene brutalmente picchiata e poi imprigionata a causa del suo rifiuto di sottostare ai voleri dell’odioso Don Alfonso Corraya. Ed è appunto in questa lurida prigione che il corsaro Dorian O’Rourke, in cerca del suo giovanissimo fratello Gavin, anch’egli catturato dallo stesso uomo, la trova e la libera portandola con sé. Ed è così che hanno inzio le avventure di una coppia di autentici corsari, fino a una fine in cui riusciranno ad unire per sempre le loro magiche esistenze.
Sempre per Mondolibri, ha pubblicato un altro capitolo della saga, Cuore Pirata. Il romanzo che ha come fulcro la ricerca della mitica città perduta di Manoa, vede Walter Avery, duca di Averstone
nonché secondo e amico intimo di Dorian, alle prese con una giovane e innocente ragazza, Glen, ignara di essere la figlia di un feroce pirata. Avery, ripreso il suo posto in società, è annoiato dalla semplice vita di città, e allo stesso tempo, intrigato dall’innocenza di una ragazza che sembra averlo stregato e lo respinge accanitamente diventando così una sfida irresistibile. Il corsaro accetta dunque l’infelice e pericoloso compito di proteggerla da una banda di tagliagole, garantendole il suo aiuto nella ricerca del tesoro nascosto dal feroce padre, sperando di ricevere molto di più di un favoloso tesoro: un sorriso capace di aprirgli le porte del paradiso.
Per L’Irlandese, terzo romanzo della Saga Corsari, ha scelto Harlequin. Pubblicato a marzo del 2007, è sostanzialmente diverso dai precedenti romanzi, dove la componente avventurosa ricopre
una parte essenziale della trama. L’Irlandese infatti ha una cura dei sentimenti straordinaria, e la vicenda dei due protagonisti è il fulcro dove ruota l’intera vicenda. Juan Corraya è un uomo tormentato, che sposa la dolce Alma De Castillo per espiare, per pagare un debito, per tentare di venire a patti con la sua coscienza. Ma Alma aspetta un figlio dal capitano Quintano, e nella sua ingenua e fedele passione renderà la vita di Juan un vero inferno, finché dagli occhi verdi come l’erba irlandese di lei, scomparirà l’odio sostituito dalla forza che solo il vero amore sa infondere.
Ora le sua Fans aspettano il quarto libro che racconterà di Johnny McFee, il selvaggio. Chi sarà la donna giusta per Johnny?
Lo chiediamo alla stessa Kate …che ci ha gentilmente rilasciato questa intervista e noi siamo felici di vedere con i suoi occhi pirati e corsari, uomini arditi e selvaggi accompagnati da affascinanti donne, volitive e audaci.
Sul sito dell'autrice http://www.kathleenmcgregor.com potrete trovare trame ed estratti dei libri pubblicati, e sul suo blog http://katesbooksworld.splinder.com molte notizie interessanti sull'ambientazione storica e sui personaggi della Saga.
Kathleen McGregor risponderà a tutte le vostre domande, perciò non perdete l'occasione di chiacchierare con lei, e ricordatevi di firmare il vostro commento con un nome o con un nick. Tra tutte coloro che parteciperanno Kathleen metterà in palio una copia con dedica del suo ultimo romanzo, L'Irlandese.
INTERVISTA ALL'AUTRICE
by Chiaromattino e Andreina65
Ciao Kathleen, grazie di averci concesso questa intervista.
Non ti nascondo che entrambe, sia io che Andreina, siamo piuttosto emozionate, sappiamo che sei alle prese con la stesura di un nuovo romanzo, diverso dai precedenti e che poi riprenderai a scrivere un nuovo seguito della famosa Saga Corsari.
Ma andiamo per gradi, hai esordito con Corinna pubblicata da Mondolibri, che presenta tutte le caratteristiche dei grandi romanzi di avventura, un’accuratezza storica straordinaria e una storia di passione e amore unica nel suo genere, quanto tempo hai dedicato a questo romanzo?
Temo non siate le sole ad essere emozionate!
E’ un piacere ritrovarvi ed essere ospite sul vostro bel blog, e spero di riuscire a rispondere in modo esaustivo a tutte queste numerose domande ;–)
Mi chiedete quanto tempo ho dedicato al mio primo romanzo? A distanza di tutti questi anni non riesco a quantificarlo, ma è stato tanto, sicuramente molto di più che per i romanzi successivi. Ma questo credo sia comune a tutte le opere prime che nascono, come “Corinna”, dal desiderio personale di creare, a prescindere dagli obiettivi finali. Si tratta di intraprendere un viaggio in terra sconosciuta, di imparare come muoversi sui diversi tipi di terreno, di affrontare ostacoli senza avere la minima idea di come fare a superarli. E’ una sfida importante. Inoltre “Corinna” imponeva una ricerca storica non indifferente sulle navi e la navigazione del diciassettesimo secolo, sulla Fratellanza della Costa, la società dei bucanieri, le gesta dei corsari più famosi quali appunto Henry Morgan, che ricopre un ruolo importante nel romanzo.
Non si tratta solo di scrivere una storia, ma di ricreare un mondo intero, e nel farlo di cercare di renderlo il più aderente possibile alla realtà, pur rimanendo nei canoni imposti dal genere.
Come è nata l’idea di scrivere le avventure di una combriccola di affascinanti pirati? Hai già deciso di quanti libri sarà composta?
Sono cresciuta coltivando la passione per l’avventura, e il mondo della pirateria ne ha da sempre rappresentato una considerevole fetta.
Quando ebbi l’idea per “Corinna”, fu semplicemente naturale per me affidare la parte dell’eroe a un corsaro, il resto venne di conseguenza. La società della Fratellanza della Costa, alla quale Dorian O’Rourke appartiene, era una realtà prettamente maschile, con poche eccezioni, e non era raro che si formassero equilibri, rapporti di amicizia e cameratismo.
Mentre nella marina militare, il comandante di una nave è imposto da un ordine superiore, e tutti coloro che fanno parte dell’equipaggio sono obbligati a sottostare ai suoi ordini, su una nave corsara le cose erano diverse. Il capitano aveva sì potere di vita o di morte sui membri del suo equipaggio, e tutti erano tenuti ad obbedire ai suoi ordini, ma va anche detto che era l’equipaggio a scegliere di seguire il capitano, il quale, per mantenere il suo potere, doveva dimostrare continuamente di esserne degno.
Un’amicizia come quella tra Dorian, Walter e John mi è parsa come qualcosa che, in un contesto del genere, poteva davvero instaurarsi. Non avevo previsto che sarebbero stati a loro volta protagonisti di un loro romanzo, ma mi è sembrato giusto intraprendere questa strada una volta concluso “Corinna”, sia perché mi ero talmente affezionata a questi personaggi che non sopportavo l’idea di separarmene, sia perché avevo lasciato delle vicende in sospeso, e mi sembrava dovuto portarle a conclusione.
Fin dal momento in cui si è evoluta, la Saga Corsari è stata concepita come una serie di quattro romanzi, uno per ogni personaggio maschile di rilievo: Dorian O’Rourke, Walter Avery, Gavin O’Dowd e John McFee.
Il quarto libro della saga dei pirati sarà dedicato ad un personaggio controverso e molto affascinante, John McFee, chi sarà la donna capace di far capitolare il selvaggio e crudele Johnny?
La donna che farà capitolare John McFee? In realtà non esiste una donna simile, ed è su questa considerazione che ho costruito la storia di John e Soledad. Non sarà un romanzo facile, perché John non è un personaggio comune… o meglio, è un personaggio molto comune nella realtà storica cui appartiene, ma questo fa di lui l’antitesi dell’eroe romantico.
Nei romanzi precedenti ho dovuto arrivare a un compromesso tra realtà storica e romanzesco, tra quella che era la vita reale dei filibustieri e la visione romantica che invece viene riproposta nei romanzi. Corsari e pirati non erano propriamente il tipo di uomini che una donna considererebbe affascinanti, per la maggior parte erano crudeli e spietati e vivevano come animali, la storia ci riporta moltissimi esempi di barbarie e torture perpetrate da uomini come Francis L’Olonese, Monbars e Henry Morgan. Quello che ho cercato di fare è stato trovare un equilibrio tra barbarie e civiltà, tra violenza e onore. Anche Johnny segue un certo codice d’onore, ma nel suo caso ciò non lo rende meno barbaro e spietato. Non si tratta di crudeltà, così come non è crudeltà per il leopardo cacciare e uccidere, o giocare con le sue prede. E’ semplicemente nella sua natura, e questo se vogliamo è ancora più inquietante.
Corinna, Glen, Alma, tre donne estremamente differenti tra loro e tutte incantevoli, come nasce un'eroina di quel calibro?
In realtà Corinna, Glen, Alma… come tutti i personaggi dei miei libri, esistono già con i loro tratti fisici ed emotivi, si tratta solo di scoprirli e imparare a conoscerli.
Come per le persone, quello che essi sono nel momento in cui i miei romanzi li ritraggono, è il risultato del loro vissuto, di come sono cresciuti, dei valori che sono stati loro insegnati, delle esperienze che hanno fatto, e ogni loro atto o parola sono espressione di ciò che sono.
Conoscere il loro passato è il segreto per renderli più veri, insieme alla capacità di entrare nei loro cuori e nelle loro teste, di sentire e pensare come farebbero loro, con tutto il loro bagaglio di esperienze alle spalle.
Corinna è stata allevata come un maschio, Glen è stata cresciuta oltremodo protetta, Alma ha avuto un’infanzia solitaria e povera di affetto… sono circostanze estremamente diverse che possono modellare, reprimere o enfatizzare il carattere di una persona, proprio come è accaduto a ciascuna di loro.
C’è quasi da chiederti se hai la capacità di viaggiare nel tempo, come spiegare diversamente lo straordinario affresco di luoghi, situazioni, costumi che prendono vita nelle tue storie? Come fai a rendere così verosimiglianti le avventure dei tuoi personaggi?
Viaggiare nel tempo non è difficile quando si ha una fervida immaginazione [ride], soprattutto se è un’immaginazione di tipo visivo, come la mia. Ma a prescindere da questo, ovvero dalla capacità di vedere e di vivere in prima persona quello che descrive, per uno scrittore è importante essere anche attore, regista e scenografo. Non solo voce narrante ma personaggio. Non solo capacità di catapultarsi nel centro dell’azione ma di costruirne la scena e dirigerla dall’esterno, per vederla con gli occhi dello spettatore.
Per quanto riguarda l’ambientazione storica, non si contano le ore e i giorni spesi a documentarmi. Riuscire a piazzare i tuoi personaggi in una determinata scena impone che tu l’abbia ben chiara e impressa nella mente, e la cosa essenziale è assimilare tutte le informazioni necessarie.
Il passo successivo, è riuscire ad amalgamare ciò che si è appreso in un unico contesto, e intrecciarlo alla trama e ai personaggi di fantasia.
Un po’ come quando si fa una torta, metti insieme tante cose diverse, uova, farina, burro, ricotta, cioccolata… e il risultato, se sei stata attenta alle dosi, è un’autentica delizia per il palato (salvo poi spalmarla per terra come la sottoscritta… argh)
I tuoi romanzi non possono essere considerati semplici romance, vista la componente avventurosa, hai deciso di continuare su questa linea per il futuro o hai altri progetti?
Mi piace mettermi alla prova, esplorare nuovi generi e nuove possibilità, quindi sì, per il futuro ho altri progetti, pur senza escludere il ritorno al romance d’avventura. In effetti la famiglia O’Rourke si sta ingrandendo, e non nego di aver già a cuore il futuro di Anne O’Rourke e della sorella non ancora nata. Ho idee per un romanzo medievale, un romatic suspense, un romanzo celtico, e a questi aggiungete i paranormali che seguiranno il romanzo attualmente in lavorazione...
In genere cerco di inseguire l’ispirazione e di scrivere quello che in quel momento mi dà maggiori soddisfazioni a livello personale, credo comunque di poter asserire che in nessuno dei miei romanzi futuri mancherà la componente avventurosa.
Di cosa tratta il tuo nuovo romanzo? Vuoi darci qualche anticipazione?
E’ la prima delle sfide di cui accennavo ma non è ancora concluso, e per queste ragioni sono molto riluttante a parlarne. Un po’ per scaramanzia, un po’ perché è comunque in costante evoluzione e si rivela una fonte di continue sorprese anche per me. Posso accennarvi che si tratta di un romanzo contemporaneo ambientato in Alaska, con forti elementi di paranormale e di urban fantasy. Un genere e un’ambientazione per me del tutto nuovi e inesplorati, ma indubbiamente stimolanti.
Quali sono le tue piccole manie? Quando scrivi cosa ti piace avere attorno a te?
Ho bisogno di immergermi totalmente nella mia fantasia, di trovare un particolare equilibrio fisico e mentale. Non ho particolari manie, sono anzi molto confusionaria e disordinata, circondata dai libri che uso per documentarmi, da tutti i fascicoli relativi alle ricerche storiche, allo studio dei personaggi e della trama, dalle fotografie dei luoghi in cui devo imparare a immergermi. Tutto ( e si tratta sempre di montagne di carta ) deve essere a portata di mano, pronto da sfogliare e consultare in ogni momento. Grazie a internet, oggi le distanze assumono un valore relativo, ti basta aprire una finestra virtuale per trovarti in mezzo al Gran Canyon, su un’isola dei Caraibi o sul crinale di un vulcano in Alaska. Ogni contatto visivo mi aiuta a sentirmi proiettata nella realtà in cui si svolge la mia storia e si muovono i miei personaggi. Ne è un esempio la webcam dell’Alaska Volcano Observatory puntata sul vulcano Spurr, nell’Alaska Range, luogo in cui è ambientato il romanzo che sto scrivendo.
(http://www.avo.alaska.edu/webcam/spurr.jpg?0.07405174308341405 ).
Un occhio aperto su un mondo dove luce e oscurità solo pochi mesi all'anno si dividono equamente il giorno, dove a giugno il sole tramonta all’una di notte e risorge alle tre del mattino, quasi nello stesso punto.
Sono piccole cose come queste, che mi aiutano a vedere ciò che descrivo.

Mt. Spurr, 01,00 am, 2 Luglio 2008
Ti piace ascoltare musica quando scrivi? Che genere di musica?
Dipende dallo stato d’animo in cui mi trovo e soprattutto dal libro che sto scrivendo. La musica deve essere in sintonia con l’atmosfera e il ritmo di ciò che scrivo, perciò cambia da un romanzo all’altro, pur conservando degli standard di base. Non deve costituire un elemento di disturbo ma aiutarmi a concentrarmi, a calarmi nel mio mondo immaginario. Musica che in realtà non ascolto, ma percepisco in sottofondo, sulle cui note i miei pensieri riescono a viaggiare.
Si tratta per la maggior parte di musica strumentale, o comunque di canzoni dove le voci sono melodiche, concepite come parte integrante della musica stessa. Amo le colonne sonore di James Horner (La Maschera di Zorro, Braveheart, A Beautiful Mind), Hans Zimmer (Il Codice Da Vinci, Il Gladiatore), Michael Kamen (Robin Hood, il Principe dei Ladri), Vangelis (Alexander, Antarctica) e la musica celtica di Loreena McKennitt e Enya.
A volte mi accade di scoprire o di entrare in sintonia con un tipo di musica che esula dai miei standard, come mi è accaduto mentre scrivevo "Cuore Pirata", con Tina Turner, e come mi accade ora con i Red to Violet. In questi casi, si sviluppa una sorta di profondo equilibrio tra i miei ritmi e quelli della musica, al punto da riuscire a scrivere ascoltandola a ripetizione senza quasi rendermene conto.
Parliamo di editoria, dalla Mondolibri alla Harlequin, a chi dobbiamo rivolgerci per avere le ristampe dei tuoi romanzi?
Purtroppo si tratta di due case editrici che seguono sistemi editoriali ben definiti, anche se da un certo punto di vista possono apparire illogici. Mondolibri si basa sostanzialmente sulla pubblicazione di novità, per cui quando un titolo esce dal catalogo non viene più ristampato, a prescindere dalle sue potenzialità di vendita.
Harlequin, essendo un editore da edicola, segue più o meno lo stesso principio.
Di conseguenza, a meno che un diverso editore mostri interesse per i miei romanzi, temo sia improbabile che vengano fatte delle ristampe.
Nell’estate del 2006 quando sei venuta in Sardegna, abbiamo avuto l’onore di conoscerti.
E’ stato una pomeriggio molto emozionante, avendo letto e amato i tuoi libri ci sembrava cosa impossibile che tu stessi seduta al tavolo con noi a mangiare i dolcetti sardi e la torta della nonna (fatta da Andreina me medesima !!!)
Sappiamo che sei una persona molto riservata, quindi è stata una sorpresa scoprire che sei una persona semplice dolcissima, simpatica e con una risata contagiosa!!!
Ti piacerebbe tornare in Sardegna ?qual è stato il luogo che hai visitato della nostra isola e che più ti ha emozionato?
Un pomeriggio davvero piacevole, senza contare il mio debole per i dolci ! [ride] e sì, mi piacerebbe molto tornare in Sardegna. Il vostro mare ha avuto e continua ad avere per me un enorme richiamo, ho il suo colore impresso nella memoria e ancora adesso, quando guardo le fotografie, me ne stupisco.
La costa è senz’altro la parte che più mi ha toccata, impervia e rocciosa, con le piccole, stupende spiaggette incuneate tra i costoloni a picco sul mare. Una delle più belle esperienze è stata la giornata passata a navigare lungo la costa, fin oltre Capo Teulada, su una bellissima goletta.
Sono una persona con una profonda affinità con la natura, e al di là del fatto di avere l’anima dell’artista e la passione per la storia dell’uomo, non c’è paragone tra quello che posso provare di fronte a un castello, o a una rovina antica, e quello che invece mi riempie il cuore quando mi trovo di fronte ai capolavori della natura.
Durante la nostra chiacchierata ti abbiamo carpito alcune informazione circa il quarto libro della saga pirati, quello dedicato a John McFee, sappiamo che sarà un personaggio indimenticabile per le tue lettrici, ma ti confessiamo che dopo L’Irlandese, uno dei libri più belli che abbiamo mai letto, ci riesce difficile immaginare un personaggio più carismatico di Gavin, il protagonista de L’Irlandese, in cosa si differenzia sostanzialmente il nuovo romanzo?
Grazie per le belle parole! Sono davvero felice che Gavin sia riuscito a conquistarvi, e spero che anche John, a modo suo, saprà farvi vivere qualche forte emozione.
Nel nuovo romanzo ci sarà sicuramente una componente più elevata di avventura e di pericolo, un’ambientazione primitiva e selvaggia in cui un personaggio come John McFee possa esprimere il meglio, e il peggio, di sé.
Non faccio mai confronti tra i miei personaggi. Li amo tutti in egual modo, e tutti per ragioni diverse. Dorian era un’anima impenetrabile, Walter un’anima annoiata, Gavin un’anima smarrita… John semplicemente non ha un’anima. Dovrò trovargliene una?
Ameremo John McFee, il meticcio dagli occhi d'acciaio quanto abbiamo amato Gavin?
Questo me lo direte voi :–)
Nella Saga Corsari figura un personaggio secondario molto presente ne L’Irlandese, il giovane aiutante di Gavin, Pablo, una figura all’inizio sporadica ma che assume un suo ruolo sempre più di rilievo, pensi in futuro di dedicare un libro anche a lui?
Pablo è un personaggio molto speciale per me. A differenza di tutti gli altri, che ho incontrato già adulti, già caratterialmente formati e con un loro bagaglio personale già definito, lui mi è apparso bambino, ed è cresciuto sotto i miei occhi.
Possiede la disarmante ingenuità del ragazzino che è, ma nello stesso tempo il coraggio, la determinazione e la lealtà di un adulto, un personaggio che la vita non ha ancora corrotto, e per questo pieno di intriganti promesse.
Non è improbabile che decida in futuro di dedicargli un romanzo tutto suo, e proprio per aggiungere un po’ di sale all’attesa, l’ho affidato a Omar De Chaville alla fine de "L’Irlandese". ;–)
Come mai spendi tanto tempo a farci conoscere e diremo anche amare i personaggi cattivi come Luiz Gonzales ne L'Irlandese?
Mi piace scavare nella natura umana, mettere a nudo anche quelle parti che non ci si aspetta, e partendo dalla considerazione che, salvo probabilmente rare eccezioni, nessuno è mai totalmente malvagio e nessuno è mai totalmente buono, mi piace esplorare le infinite nuances, e casi della vita, che portano un personaggio ad essere cattivo invece che buono, e viceversa. Questa sorta di equilibrio che ne viene, è di per sé una caratteristica molto umana e contribuisce a renderli più credibili, più veri e più comprensibili, evitando di farne delle caricature.
Se "L’Irlandese" fosse stato scritto al contrario, nessuno potrebbe negare il ruolo di vittima a Luiz Gonzales, e quello di persecutore a Juan Corraya. Buono e cattivo sono concetti relativi e cambiano a seconda di come scegliamo di schierarci. Come nella vita, ci sono torti che si subiscono e torti che si infliggono, le circostanze sono quelle che danno maggior peso agli uni piuttosto che agli altri.
Ma questo non esclude che in una figura negativa possa esservi qualcosa di positivo, e viceversa. Mi piace inoltre pensare che la vita possa riservare sempre una seconda occasione, insieme all’opportunità di redimersi.
Se dovessi dare una definizione a ciascuno dei tuoi romanzi della Saga Corsari, in base alle trame e ai protagonisti principali, quali sarebbero?
“Corinna” sarebbe senza dubbio la rappresentazione della Passione. Dorian e Corinna sono due personaggi estremamente passionali, nell’affrontare la vita, le battaglie, nell’amare e nell’odiare. Sono istintivi, combattivi, testardi, spietati, e disposti a dare la vita per ciò in cui credono.
In “Cuore Pirata” l’elemento determinante è la Fiducia. A dispetto del suo passato di corsaro e del suo aspetto inquietante, Glen ha incondizionata, incrollabile fiducia in Walter, anche quando tutto sembra perduto. E questo per me è molto dolce e commovente.
“L’Irlandese” rappresenta infine la Fedeltà. Per Alma la fedeltà è un concetto inscindibile dall’amore, e Juan dovrà accettare di condividere il suo cuore con chi l’ha preceduto, prima di riuscire a conquistarla.
Passione, Fiducia, Fedeltà, sono per me elementi indissolubili in amore, e mi piace l’idea di averli, in un certo qual modo, rappresentati nei miei romanzi.
Passando più al privato, ci incuriosisce sapere se tuo marito legge i tuoi libri, e se sì cosa ne pensa del tuo estro narrativo?
Sì, mio marito legge i miei romanzi, e gli piace soprattutto sentirli dalla mia voce durante la stesura. A lui infatti ricorro sempre quando ho bisogno di un giudizio, soprattutto sulla credibilità di scene complesse, come per esempio quelle d’azione. Pensa che abbia molto talento e sta aspettando fiducioso il mio successo, per potersi ritirare in campagna e dedicarsi al golf :–)
Nei tuoi personaggi maschili c’è qualcosa di suo? Tranquilla ….non ti chiediamo cosa!!!!!!
Mio marito è un uomo logico, preciso, ordinato e con una grande forza di volontà, ma allo stesso tempo molto romantico, e io… sono la sua gioia e la sua miseria [ride]
Credo che in questo ritratto si possano trovare punti in comune con i miei personaggi, forse non a livello fisico o caratteriale, ma sicuramente nel rapporto con la loro dolce metà :–)
E infine cara Kate ti chiediamo di rispettare una promessa, ossia venire a trovarci e passare una serata tra noi ragazze (ribattezzateci le ragazze della merenda con libro)!!! a mangiare dolci, bere tè e parlare di libri e………carpirti più informazioni possibili sui tuoi progetti futuri !
Sarà una vera gioia per me incontrarvi di nuovo! E… oh be’, d’accordo, una parolina o due sui prossimi libri posso anche farmela strappare ;–)
ESTRATTO INEDITO da L'IRLANDESE
(Durante il viaggio come scorta al galeone del Governatore di Cartagena)
La traversata fu breve e tranquilla, disturbata solo da qualche isolato rovescio di pioggia; ciò diede a Juan molto tempo per riflettere sul drastico cambiamento avvenuto nella sua vita e per decifrare le ingarbugliate sensazioni che lo rendevano tanto insofferente verso ciò che fino ad ora era stata l'unica attività in grado di assorbire le sue energie e di placare i suoi demoni.
Erano passate solo due settimane dalla sua partenza da Portobello, un tempo irrisorio se paragonato ai mesi di navigazione cui era abituato da anni, ma non c'era minuto in cui non ne sentisse il peso fastidioso e il disagio crescente. Il pensiero fisso su quel che si era lasciato dietro lo rendeva terribilmente inquieto, pervaso di preoccupazione e di latente desiderio.
Senza azzardarsi a rimpiangere di non aver potuto scaricare il proprio nervosismo in qualcosa di diverso dal misurare incessantemente il ponte come un leone in gabbia, attendeva con rabbiosa impazienza di vedere profilarsi all'orizzonte la loro meta.
Quel mattino era in piedi dall'alba, e il silenzio che lo circondava sul ponte testimoniava efficacemente il suo malumore. Per l'ennesima volta interruppe il continuo andirivieni, fermandosi a scrutare accigliato la linea fumosa e indefinita che divideva il mare dal cielo.
Pochi istanti dopo la vedetta gridò terra in vista.
Hernandez abbassò il cannocchiale con un impercettibile sospiro di gratitudine.
- Hispaniola dritta di prua, ammiraglio. - lo informò.
- Era ora. - masticò Juan aspro.
- Prima di sera saremo al canale di Mona, señor. -
Significava ritorno. Juan represse a stento la smania che si portava dentro e che minacciava di ottenebrargli la ragione. Strinse le mani dietro la schiena e annuì con sguardo inespressivo.
Se avesse dato retta ai suoi impulsi, avrebbe abbandonato il Matador direttamente all'isola di Mona, e dovette riconoscere, non erano mai stati così intensi e ardui da controllare come in quel momento.
Era accaduto qualcosa di inaspettato, ne era consapevole. Qualcosa che lo aveva intimamente spiazzato e irretito a un tempo. Due straordinari occhi verdi avevano fatto breccia là dove era certo nulla avrebbe mai potuto arrivare e lo avevano lasciato anelante, avido di emozioni che molto tempo addietro si era rassegnato a reprimere e a non provare mai più.
Dopo anni di sterili battaglie e di autoimposta solitudine, Juan desiderava solo di perdersi nelle profondità inesplorate di quegli occhi, domandandosi se in essi avrebbe infine ritrovato se stesso.
- Pensate di scortarlo fino a San Juan? -
Juan strinse i denti, riscuotendosi brevemente dai propri pensieri.
Si aggrondò, riflettendo. Hispaniola era terra di caccia per i bucanieri, e lo stretto canale poteva nascondere notevoli insidie per chi lo attraversava diretto verso l'oceano. Per quanto avesse accettato quel compito di malavoglia, il suo senso dell'onore gli impediva di lasciare il Matador sguarnito di scorta in quel tratto di mare notoriamente affollato e pericoloso.
- Non abbiamo scelta. - si apprestò alla chiesuola e fece scorrere un dito sulla carta nautica, seguendo una linea immaginaria - Una volta arrivati a San Juan, seguiremo una rotta esterna alle isole sottovento e rientreremo nel mare interno da Martinica. -
Hernandez si grattò il mento - Non sarà uno scherzo veleggiare con gli alisei al traverso. -
Juan trattenne un sorriso. Era più che disposto ad affrontare venti e correnti ostili, a sfidare Poseidone stesso nel suo elemento, pur di mettere fine a quella traversata. Accettare quel compito era stato un errore fin dall'inizio, era ben deciso a renderlo quanto meno più breve possibile.
- Neanche passare indenni il canale. - commentò con leggerezza - Comunicate a Romero di ridurre la distanza, e di tenere pronti gli armamenti. -
Hernandez lo fissò con intenzione. - Vi aspettate un attacco? -
Si raddrizzò, spaziando con lo sguardo sulla superficie cangiante del mare.
- Meglio non farsi trovare impreparati. Per quando saremo all'entrata del canale, voglio tutti gli uomini sul ponte, equipaggiati di armi e munizioni, e i pezzi pronti a fare fuoco. -
Jorge Hernandez navigava con Juan Corraya da quando, nel 1669, aveva assunto il comando della Marilente, dopo che lo Spagnolo Rosso, così lo chiamavano allora per il colore acceso dei suoi capelli, che non si curava di celare sotto alcuna parrucca, era giunto a Portobello con il grado di ammiraglio e la carica di governatore.
Da allora aveva affrontato al suo fianco ogni traversata, come scorta dei navigli dell'argento, e ogni scontro e battaglia contro le navi pirata. Era stato un onore per lui condividere le sue innumerevoli vittorie contro i pirati, consumate con tanta indifferenza da far credere non contassero nulla. Si era lasciato conquistare dall'inconsueta capacità di giudizio e di controllo che li aveva guidati ogni volta sulla giusta rotta e portati ad avere ragione di ogni sorta di nemico, e nonostante tutto il tempo passato al suo fianco, ancora gli capitava di stupirsi della sua straordinaria abilità di prevedere le mosse nemiche e di affrontarle preparato.
Mentre scuoteva impercettibilmente la testa alla vista dei due ketch corsari, accanto a lui Corraya imprecò in sordina contro la sfortuna.
- Comunicate al comandante del Matador di restare nella nostra scia e di non esporsi. -
- Se ci aiutassero invece che rimanere in disparte… - protestò Hernandez.
Juan lo fulminò con un'occhiata tagliente. - Se una bordata scalfisce appena quella nave, capitano, vi faccio fare talmente tanti giri di chiglia che arriverò a stancarmi prima di voi. -
Si aggrondò tornando ad esaminare le imbarcazioni nemiche attraverso il cannocchiale. - Sono bassi sull'acqua.-
- Se hanno le stive cariche forse non si arrischieranno a muoverci battaglia.-
L'istante successivo le bocche dei cannoni nemici esplosero quasi d'un sol colpo, facendo ribollire di bordate il mare di fronte a loro.
C'era qualcosa che non andava, pensò Juan. Nella sua esperienza sui pirati aveva imparato a non sottovalutare gli avversari, anche quando, come ora, si apprestavano equipaggiati di velieri tutt'altro che minacciosi e ostentavano ben poche risorse.
I corsari erano forse la razza di combattenti più agguerrita e dotata dai tempi dei vichinghi, Juan sapeva molto bene che se avesse fatto l'errore di accorciare le distanze se li sarebbe ritrovati sul ponte in pochissimi battiti di ciglia, e lui non aveva alcuna voglia di ingaggiare battaglia con quella feccia, non in quel momento. Non quando il suo unico desiderio era tornare indietro il più presto possibile.
Per un attimo si chiese se Alma avrebbe trovato auspicabile che non ritornasse. Se fosse rimasto riverso sul ponte lei sarebbe stata libera, protetta dal suo nome e dal suo stato di vedova.
Contrasse la mascella e scacciò a forza quei pensieri molesti. Ordinò al timoniere di dare ai ketch il traverso e ai cannonieri che ci dessero dentro. In pochi minuti, alti pennacchi di fumo iniziarono a sollevarsi dai piccoli velieri che tuttavia perseverarono nella loro avanzata verso quel nemico molto più imponente, ma anche molto meno agevole nelle manovre.
Una palla troppo ben diretta colpì il galeone a poppa, sollevando una nuvola di polvere e di detriti. Juan si abbassò di scatto tirandosi dietro Hernandez per la giacca e buttandolo a terra accanto a sé.
- Per tutti i demoni, Ortiz! - gridò aspramente al capo cannoniere - Volete decidervi ad affondare quei miserabili tagliagole o devo farlo da solo? -
Il ponte tremò sotto il rinculo dei cannoni pochi istanti prima che un'altra bordata schiantasse la murata a mezzanave investendo uomini e pezzi e scaraventandoli attraverso il ponte.
Juan balzò in piedi; di fianco a lui Hernandez si mise sulle gambe barcollando. - Eravamo distanti… - gracchiò con la testa che gli rintronava e le orecchie che fischiavano.
- Svelato perché sono così bassi sull'acqua. - masticò Juan, dannandosi per non averlo capito prima.
- Hanno imbarcato cannoni a lunga gittata! – esclamò Hernandez. – Come diavolo possono sopportarlo quei ponti… -
Ma Juan non lo ascoltava, impegnato a lanciare ordini e a coordinare la controffensiva.
Quando Hernandez imprecò sonoramente dietro le sue spalle, si limitò a lanciargli un'occhiata, e si sentì assalire dalla furia nel vedere la prua del Matador rompere la posizione per oltrepassarlo e ingaggiare battaglia.
Con un ringhio balzò sulla battagliola di poppa, afferrando il secondo ufficiale per la marsina e spingendolo verso il parapetto.
- Segnala a Romero di non uscire allo scoperto. -
Il giovane ubbidì freneticamente. - Non risponde, señor. - riferì ansioso.
- Ordina a quell'idiota di mantenere la posizione! - abbaiò.
- Non risponde… - squittì l'altro.
Juan imprecò ferocemente, si sporse sul ponte. - Accosta a babordo timoniere! Riprendi la rotta, chiudi il Matador e sperona quei bastardi! -
Gli uomini ai pezzi sollevarono le facce annerite dal fumo. Hernandez si mise a correre a proravia. - Uomini ai cannoni di prua! Aprite il fuoco! -
L'albero di prua esplose ricadendo sul ponte, in mezzo a un inferno di legno, tele e cordame infuocati.
Una gragnola di bordate si abbatté sulla Marilente per un tempo che parve infinito, fino a quando l'alta e imponente prua danneggiata torreggiò sul piccolo veliero, e lo investì. Grida si levarono dalla linea di galleggiamento, coperte dagli schianti del legno che si frantumava sotto il peso del galeone e dall'immediato crepitio dei moschetti spagnoli.
Il secondo ketch cambiò rotta repentinamente sospendendo l'attacco per portarsi fuori portata. Juan balzò sul ponte, tra uomini che correvano per spegnere i focolai e soccorrere i feriti.
- Accosta ancora timoniere! - ringhiò - mostra i cannoni di dritta. -
Quando la Marilente sfiorò la nuova posizione di fuoco, il ketch aveva già guadagnato la rotta e si stava defilando.
- Uomini ai pezzi! Fermate quei cani! - ordinò Juan.
Le bocche da guerra esplosero una dopo l'altra bordate lunghe e precise.
Nel momento in cui fu chiaro che il nemico non sarebbe scampato ad un rapido affondamento, Juan si raddrizzò, si guardò intorno e si sentì assalire da una furia gelida.
Quando, poco tempo dopo, una lancia si staccò dal galeone da guerra e si accinse ad attraversare la fascia di mare che li separava, Romero non poté far nulla se non aspettare l'inevitabile, celando l'inquietudine dietro una facciata di ostentata arroganza.
Non si mosse incontro a Corraya. Lo attese sul cassero, insieme al capitano in seconda Mendoza, che fissava con non meno cipiglio l'approssimarsi del giovane ammiraglio.
Era sporco, indossava la marsina strappata, macchiata di fuliggine e di sangue, aveva i capelli spettinati impastati di polvere sciolti sulle spalle, e l'aspetto inquietante di un uomo pronto ad uccidere.
Gli uomini si scostarono per lasciarlo passare mentre percorreva il ponte, le spalle rigide e lo sguardo ferale di un predatore che punta la sua preda. Si sfilò la giacca e la gettò a terra, superò a balzi la scaletta, senza mai spezzare il contatto visivo con il suo obiettivo, e quando gli fu di fronte lo colpì di sorpresa alla mascella con un potente gancio che lo mandò disteso sull'assito.
Raggelati gli uomini sgranarono gli occhi.
- La prossima volta che decidete di fare di testa vostra, vi lascerò in pasto agli squali. -
- Stavamo soltanto aiutandovi. - sibilò con astio Mendoza.
- Aiutandomi? Avete occhi per vedere la mia nave? - replicò aspro - Grazie alla vostra stupida manovra ho dovuto abbandonare una posizione di vantaggio e mettermi in condizione di non poter rispondere al fuoco. -
- Se ci aveste lasciato passare invece che chiuderci come avete fatto… -
Romero si rialzò in piedi, rosso per l'umiliazione, ma con abbastanza buon senso da placare il suo secondo con un cenno della mano.
- Non è stata una manovra azzeccata. - ammise di malavoglia.
- Sono lieto che ve ne rendiate conto. - scoccò a entrambi un'occhiata raggelante, prima di voltare loro ostentatamente le spalle.
Sul ponte, una donna vestita sontuosamente lo stava fissando con un misto di sdegno e di avversione, insieme a due dame di compagnia visibilmente scandalizzate.
- Quest'oggi, señora, il vostro collo mi è costato dieci giorni di cantiere. - le abbaiò contro Juan, invaso dall'ira.
Basita, Veronica Santos rimase a guardarlo raccogliere da terra la giacca e andar via, incapace di credere a tanta scabra irriverenza.
Nessuno si preoccupò di placare le sue grida oltraggiate.
L'estratto pubblicato in questo post è di proprietà di Kathleen McGregor ed è protetto da copyright
RECENSIONE: L’ALBA DI UN NUOVO GIORNO, di Ornella Albanese

Prima pubblicazione anno: 2007
Edizione originale: Arnoldo Mondadori, serie I ROMANZI, n. 781
Livello di sensualità: warm ( caldo)
Ambientazione: Italia, XIX secolo.
Il duca Augusto Artieri, in vacanza in Sicilia presso l’amico Aleardo, mentre sta cavalcando all’alba nel bosco viene colpito da una visione che lo incanta: una giovane donna bionda ed eterea che gioca leggiadra nei pressi di un ruscello, seguita da un gigante rozzo che non la perde di vista un minuto, e che la chiama principessa.
Rimane talmente affascinato dalla bella sconosciuta che dopo giorni di appostamenti vani, riesce a conoscerne almeno il nome : si chiama Aurora e il suo amico, un ragazzo mentalmente ritardato, Bartolo. Tra Aurora e Augusto è colpo di fulmine, tanto che lui le promette che tornerà presto a prenderla per sposarla.
Ma quando torna a casa a Firenze viene improvvisamente travolto dai doveri che impongono la sua posizione, soprattutto dopo il colpo apoplettico che ha ridotto il padre immobile in un letto: e così Augusto rinuncia al suo sogno, fidanzandosi con la tranquilla cugina Enrichetta, occupandosi della madre, della sorella Virginia e dell’eccentrico zio Adalberto. Quando ormai il suo destino sembra ormai rassegnato ad una vita dedita ai doveri, Aurora ricompare improvvisamente nella sua vita , scompigliandola di nuovo…. e questa volta in modo molto più decisivo.
Leggendo questo romanzo di Ornella Albanese mi è sembrato per molti aspetti di leggere una favola; partendo dall’inizio, quando viene narrato il primo incontro tra i due protagonisti, in un ambiente bucolico che contribuisce ad aumentare la già forte sensazione favolistica che si prova nella descrizione di come Aurora appare ad Augusto quando lui la intravede: non a caso viene paragonata a una ninfa. A me personalmente è sembrata una specie di fata messa sulla via del protagonista da qualche forza benigna per premiarlo dei suoi sforzi per condurre una vita onesta e corretta, abbastanza sacrificata ai bisogni della famiglia e ai doveri imposti dal suo grado, perché Augusto è così: un giovane responsabile e maturo che, nonostante covi voglia di evasione sotto la cenere, sa frenare i suoi impulsi per assolvere ai suoi obblighi,anche se questo non è sempre positivo… e anche qui l’arrivo improvviso di Aurora nella sua casa appare come una specie di “pro memoria” su questo fatto. Aurora è la luce, è come un raggio di sole nella vita del protagonista… la trama in sé non ha nulla di nuovo, e anche i personaggi: c’è la cattiva di turno( nota subito al lettore ma non altrettanto agli altri personaggi), la madre rigida e severa che dimostra una certa sensibilità e giustizia, la sorellina felice e svagata che attraverso un dolore maturerà trovando anch’essa il vero amore, lo zio nobile ma stravagante e apparentemente matto… tutti personaggi non certo nuovi ma che la Albanese è capace di rendere con una freschezza tale che diventano personaggi che vivono di luce propria, e ognuno porta il proprio apporto alla storia.
Senza contare il giallo che, anche se con finale prevedibile, tiene comunque vivo l’interesse del lettore su come si arriverà alla risoluzione finale.
Insomma un libro davvero ottimo!
Tiziana
Mariangela Camocardi alle sue Lettrici
Un po’ di tempo fa è stata nostra ospite, ed ora, la scrittrice Mariangela Camocardi torna di nuovo a trovarci per parlarci ancora di sé e dei suoi libri. Come emerso dall’intervista pubblicata sul blog, Mariangela è una persona gradevole e umile che si pone allo stesso livello delle sue lettrici, che non vorrebbe mai deludere. Durante una delle nostre conversazioni telefoniche, mi ha confidato che a breve uscirà un suo nuovo libro, ma non solo… se pensate che Mariangela si stia riposando siete in errore, perché sta già lavorando su un altro romanzo dalla trama avvincente (e da come me ne ha parlato sembra davvero interessante!).
Ora però, pare che ci sia bisogno di tutte voi, perché Mariangela ha un dubbio… e spera che voi possiate darle una mano a trovare la soluzione!
Ciao Mariangela, innanzitutto bentornata tra noi. Sappiamo che ci visiti spesso e questo ci fa molto piacere. Al telefono hai detto di essere indecisa sul titolo che darai al libro che stai scrivendo, e per questo motivo vorresti chiedere alle tue lettrici di aiutarti a scegliere tra: “Il Talismano della Dea” e “Il Gioiello Conteso”. Noi ci uniamo a te, invitandole a rispondere numerose al tuo appello, e nell’attesa di vedere quale sarà il risultato, vorresti raccontarci qualcosa sui tuoi progetti futuri?
Ringrazio innanzi tutto la gentilissima, brava Andreina per la sua disponibilità nei miei confronti, e ovviamente ringrazio nella stessa misura Isn't It Romantic? per la gradita attenzione che ancora una volta mi riserva. A luglio uscirà Una seconda occasione e per allora posso anticiparne un "assaggio" a questo blog, seguitissimo dalle lettrici di romance.
Per tornare a me, il 2008 si sta rivelando un anno di svolte professionali impegnative, con traguardi che ambisco raggiungere quanto prima. Per cominciare Matera. Ho contattato una delle organizzatrici per un'eventuale collaborazione professionale, Maria Paola Romeo, e lei mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto partecipare a questa interessante manifestazione culturale. Naturalmente ho risposto sì e aspetto ulteriori ragguagli in proposito. Sono inoltre in attesa di notizie sul fronte favole: ne ho scritta una e auspico venga pubblicata. Creare storie per bambini mi attira molto e se l'esito di questo esordio nella narrativa per ragazzi è positivo, mi prefiggo di elaborarne altre.
Seguo anche con trepido batticuore la conclusione del vostro concorso MIGLIORE AUTORE 2007, per cui incrocio le dita e continuo con il conto alla rovescia. Sono comunque contenta di essere in pole position da settimane perchè ciò dimostra che il pubblico delle lettrici, alle quali esprimo un caloroso, commosso ringraziamento, apprezza e premia l'impegno e il lavoro fatti da me nel corso di questi vent'anni e oltre. Nella vita non mi ha regalato niente nessuno, e i risultati a cui sono arrivata me li sono davvero sudati dal primo all'ultimo, Un percorso professionale compiuto con le mie sole forze, perciò è una grande soddisfazione morale raccoglierne i frutti.
Per quanto riguarda il nuovo libro,sto mettendo a punto un romanzo che reputo innovativo rispetto a quelli che lo hanno preceduto. Il titolo è Il Talismano della Dea, o Il Gioiello Conteso a seconda di come andrà il sondaggio tra le affezionate del blog Isn't It romantic?
Per chi vorrà partecipare a questa iniziativa metterò in palio tre romanzi ormai introvabili, destinati a coloro che verranno estratte a sorte, con firma e dedica dell'autrice:
Sposami ancora
Il prezzo del peccato
Il colore dei sogni
L'idea de Il Talismano della Dea è probabilmente scaturita dall'aver seguito Voyager, l'interessante trasmissione di Rai2. Apprezzo la serietà e l'inappuntabile approccio scientifico con cui vengono documentati i vari argomenti, siano essi inerenti agli UFO, le piramidi egiziane oppure Cuzco. In una delle tante puntate sono stati trasmessi filmati e testimonianze circa la presenza di fantasmi in certi luoghi, e in particolare nel castello di Bardi. Nel servizio di Voyager veniva mostrata un'immagine dello spettro che si aggira nella rocca, ottenuta grazie all'utilizzo da parte di esperti di speciali macchine fotografiche a raggi infrarossi.
In questa "istantanea" si distingue la sagoma di un cavaliere medievale: si dice che sia Moroello, all'epoca innamorato della bella Soleste. Costei era la fanciulla che lui doveva sposare, la quale, per un tragico equivoco, si suicidò gettandosi capofitto dagli spalti, erroneamente convinta che i nemici del feudo avessero ucciso il suo amato: Moroello si ritenne responsabile del tragico gesto di lei perchè in segno di spregio aveva indossato le insegne avversarie, dopo aver sconfitto chi era andato a combattere. Ciò aveva tratto in inganno Soleste, che aveva preferito morire piuttosto che cadere in mano a costoro. Disperato, Moroello si tolse la vita nello stesso modo e la vicenda degli infelici amanti di Bardi è giunta fino ai giorni nostri.
Da questo suggestivo spunto ho iniziato a elaborare il romanzo in fase di stesura. Mi affascinava pensare che il sentimento che avvince una donna e un uomo può essere tanto forte e assoluto da sopravvivere nei secoli. La storia di Joaquin e Cora si snoda nella Lombardia del '600, per ciò che attiene la prima parte de Il talismano della Dea. Joaquin è un ufficiale dell'esercito spagnolo che si rifiuta di assistere ulteriormente alle torture dell'Inquisizione contro le presunte streghe, costrette a confessare colpe mai commesse a causa dei supplizi, e poi condannate al rogo. Così l'ufficiale preferisce congedarsi e diventare guardia del corpo, in un'epoca contraddistinta dal proliferare del brigantaggio, di un aristocratico milanese. S'innamora però di Cora, giovanissima moglie del marchese, che lo ricambia da subito. L'idillio viene vissuto nella clandestinità e converge verso un epilogo inatteso. Particolarmente per il fatto che uno dei protagonisti è un anello di inestimabile valore che sembra dotato di straordinari poteri.
Due secoli dopo i diretti discendenti di Joaquin e Cora si incontrano proprio a causa del favoloso gioiello. Anzi, Drake e Berenice si "scontrano"! L'uno è convinto che l'anello sia in possesso dell'altra, e viceversa. Entrambi sono inconsapevoli che li aspettano al varco colpi di scena imprevedibili, mentre dal passato riemergono le tracce di quell'amore illecito, oltre a un macabro segreto custodito tra i ruderi anneriti di un maniero abbandonato all'erosione del vento e delle intemperie. Il mistero da svelare è a dir poco inquietante, inducendo Drake, ottocentesco Indiana Jones, e Berenice, anrisegnata rappresentante del femminismo agli albori, a svolgere indagini su quanto accadde duecento anni prima ai rispettivi antenati. Strane circostanze li costringono loro malgrado a coalizzare gli sforzi poichè qualcosa di sinistro incombe, ed è ben più che una risibile minaccia. Tutt'e due si renderanno conto che, al di là di ogni logica, certo e inimmaginabile possono coesistere, e che l'impossibile può improvvisamente divenire possibile. Imponderabili, ancestrali fili intrecciano i destini di Joaquin e Cora, di Drake e Berenice, coinvolgendoli in un vortice di eventi che trascendono il tempo e le individuali volontà, sfociando in una sorprendente conclusione.
Per chi volesse leggere l’intervista fatta a Mariangela Camocardi la trova qui:
http://romancebooks.splinder.com/post/14825057
Il sondaggio – della durata di 30 giorni – è aperto a tutti ed è anonimo, non occorre iscriversi per votare. Inoltre, tra tutte le lettrici che lasceranno un commento al post (firmato con un nome o uno pseudonimo), verranno sorteggiati i libri che Mariangela ha così gentilmente messo in palio.
by andreina65
(fonte della foto del fantasma : http://www.diasprorosso.com/fanta.htm)