RECENSIONE NEW MOON (2009)

Regia di Chris Weitz con Kristen Stewart (Bella Swan) Robert Pattinson (Edward Cullen) Taylor Lautner (Jacob Black) Billy Burke (Charlie Swan) Ashley Green (Alice Cullen) Michael Sheen (Aro) Dakota Fanning (Jane) Peter Facinelli (Carlisle Cullen).
Se volete leggere la recensione a Twilight ecco il link: http://romancebooks.splinder.com/post/19135445

Bella Swan compie diciotto anni ma quello che per ogni giovane è un traguardo importante, per lei diventa un passo fondamentale verso il raggiungimento dello scopo della sua vita: diventare la compagna del suo amato Edward, per sempre. Ma Edward che pure la ama appassionatamente non vuole privarla della mortalità, come non desidera che ella perda l’anima, divenendo una dannata come lui. Per questo la lascia brutalmente, convincendola che non la vuole più ed invitandola a proseguire come se non l’avesse mai conosciuto. Bella disperata ed incredula, ma sotto sotto convinta di meritarsi l’abbandono perché non è abbastanza per uno come Edward, viene travolta dalla depressione e comincia a compiere diversi gesti autolesionistici. Ad aiutarla a riprendersi ed uscire da quel tunnel buio c’è il vecchio amico Jacob Black; oramai anche lui è cresciuto, ha sedici anni e vede Bella come ben più che un’amica. Lei si appoggia a lui per conforto ed aiuto, lui spera che la sua gratitudine si trasformi in qualcosa di maggiormente profondo. Però il fantasma di Edward è tra loro, costante. Inoltre Bella scopre che Jacob è divenuto un licantropo, ovvero il peggior nemico dei vampiri e sa che sarà presto costretta ad effettuare una scelta tra le due razze che assolutamente non vuole compiere dato che preferirebbe mantenere le sue amicizie ed i pur precari equilibri esistenti inalterati. Non sarà possibile, sia perché la vampira Victoria le dà la caccia per vendicarsi della morte del suo compagno causata dai Cullen, sia perché Bella volerà in Italia per impedire ad Edward, che la crede morta a causa di un equivoco, di suscitare la collera degli antichissimi vampiri Volturi per essere da questi giustiziato.

Inizia proprio con una bellissima ripresa della luna, New Moon appunto, che sembra promettere bene per questa seconda puntata cinematografica della saga di Twilight, ma dopo nemmeno quindici minuti, cioè quando Edward lascia Bella già iniziano i primi seri dubbi, che si consolidano dopo la prima ora per divenire certezza nel momento in cui quella che doveva essere la parte clou del film, ovvero l’incontro-scontro coi Volturi quando Edward persegue il suicidio per via indiretta, viene sprecata in pochi minuti. Sembrava che il pur bravo Chris Weitz, già regista rivelazione dell’ottimo About a boy, volesse imprimere la sua impronta alla pellicola con un impianto più classico, evidente nelle scenografie, nei costumi ed anche nelle inquadrature, più campi lunghi e medi, pochi movimenti di macchina, meno “alternativi” ed eclettici di quelli della Hardwicke che stava letteralmente incollata al viso ed al corpo dei suoi attori, come anche nella scelta dei colori quasi naturali, in confronto a quelli desaturati e molto efficaci di Twilight. Peccato che oltre questo non sia andato, abbandonando completamente a sé stessi sceneggiatura ed attori e confidando solo negli effetti speciali che, notevolmente migliorati grazie al grosso budget, sono di fatto la pagina migliore del film. Se in Twilight Kristen Stewart era brava ed in parte, qui sembra solo dover timbrare il cartellino e sopperisce alla mancanza di direzione del regista e di convinzione da parte sua con una serie infinita ed insopportabile di smorfie, come nemmeno Meg Ryan e Keira Knightley insieme avrebbero potuto fare. Imbarazzante il pompaggio con gli anabolizzanti del diciottenne Taylor Lautner, che interpreta volenterosamente Jacob, come se i muscoli gonfi dei suoi pettorali continuamente ed inutilmente esibiti potessero da soli sostituirsi ad una trama debole e ad una totale mancanza di intensità. Infatti nonostante i continui e rimarcati riferimenti e parallelismi con Romeo e Giulietta, qui della complessità del Bardo non vi è nulla, anzi, pare tutti ricerchino la semplificazione e la dissoluzione di un significato che superi la mera immagine patinata. Nelle urla di Bella non c’è il dolore evocato, nel suo viso nessuna traccia di quella sofferenza che la depressione dovrebbe portare con sé, l’amore tanto sbandierato per due ore non compare se non fugacemente. Scomparsi tutti i simbolismi e le possibili metafore legati al sangue, al vampirismo, ai licantropi come anche ogni componente anche vagamente sensuale. Davanti agli occhi scorrono scene levigate come in un videoclip pieno di modelli, dove ci sono tante comparse e nessun personaggio, se non nella affascinante ma troppo corta sequenza dei Volturi, dove veramente il film potrebbe decollare e tristemente non lo fa. Il britannico Michael Sheen, attore di razza come Aro e la giovane ma già veterana Dakota Fanning nei panni di Jane sono efficaci ed illuminano con forza, seppur brevemente, un film invece opaco, in una sequenza potente che avrebbe dovuto rappresentare il cuore della storia: la disponibilità al sacrifico assoluto per la salvezza dell’amato. Due capriole, quattro battute e il tutto finisce, quasi che ci fosse la fretta di concludere.

Twilight era ben lontano dalla perfezione, ma nonostante gli scarsi mezzi portava con sé un carica romantica e sottilmente sensuale che lo riscattava dalle sue molte pecche ed era evidente che la regista credeva profondamente in ciò che stava facendo, trasmettendolo a noi ed alla sua troupe un poco della magia che animava il libro. In New Moon evidentemente il regista non credeva e si è limitato a portar a casa il lauto stipendio, lasciandoci pesantemente delusi. Unico faro nella notte, l’Edward di Robert Pattinson, che dotato di carisma e grande presenza scenica, brilla di luce propria e fa brillare di riflesso coloro che gli stanno vicini, tolto lui l’ombra invade lo schermo e Bella non è davvero che una figurina scialba. Speriamo che Eclipse si riscatti e ci riscatti.
FILM TRATTI DAI ROMANZI
INNAMORARSI A VENEZIA titolo originale A Secret Affair anno 1999
Regia: Bobby Roth
Genere: Sentimentale
Cast: Janine Turner (Vanessa Stewart) Paudge Behan (Bill Fitzgerald) Robert Mailhouse (Stephen Rocken) Fionnula Flanagan (Drucilla Fitzgerald) Gia Carides (Mimi) Sarah Bolger (Helena Fitzgerald)
Fra calli e campi scoppia l'amore, ma...
Vanessa Stewart, giovane e affascinante donna in carriera, si trova a Venezia per motivi di lavoro e conosce Bill Fitzgerald, un corrispondente di guerra in vacanza dopo una lunga missione nell'Europa dell'Est. Tra i due scocca la scintilla a prima vista: Vanessa e Bill trascorrono nella città romantica per eccellenza meravigliosi momenti di passione. Ma, assolti i suoi impegni, la donna - promessa sposa a Stephen, socio di suo padre - decide di tornare negli Stati Uniti. Prima di partire, Vanessa chiede a Bill di non cercarla mai più: lui però non si dà per vinto e, una volta tornato a casa a Dublino...
Dalla penna di Barbara Taylor Bradford il romanzo da cui è stato tratto Innamorarsi a Venezia, piacevole film sentimentale molto romantico, adatto a chi adora il genere come la sottoscritta!
Chi di noi vorrebbe cambiare vita? Lasciarsi andare, seguire il nostro istinto… capita purtroppo che la ragione predomina sul sentimento.
È quello che succede alla protagonista, con la passione per la scultura, fidanzata con un bravo ragazzo, carino e gentile, ma con cui non si sente veramente coinvolta, un rapporto che nonostante la mancanza di passionalità, finirà in un matrimonio, con la benedizione della famiglia di Vanessa, che ritiene la vita della figlia interessante e piena di soddisfazione. 
Vanessa invece per amore dei genitori, continua a lavorare nell’azienda di famiglia, soffocando inconsapevolmente quello che ama fare, ovvero creare sculture, e dedicarsi tempo pieno a questa sua passione.
Ma a volte non si fa veramente quello che si vuole, ci si adagia a delle situazioni dove per cambiare ci vuole coraggio.
Un viaggio a Venezia per lavoro, sconvolgerà la vita di Vanessa che anche se in un primo tempo rifiuta il cambiamento, la tenacia e la faccia tosta di un giornalista sconvolgeranno quelle che per la ragazza erano certezze nella sua vita futura. Nonostante la passione divampi tra i due giovani, lei decide alla fine di tornare alla sua vita di sempre, piatta e monotona.
Soffocando i suoi sentimenti, i suoi desideri e le sue emozioni, per non dispiacere la sua famiglia, decide di dimenticare Bill.
Ma la vita decide altrimenti e dopo tante avversità, tra cui la prigionia di Bill, finiranno per portare nelle vita di Vanessa grandi cambiamenti. Se avete la possibilità, guardate il film, ma non aspettatevi un filmone …perché come ho detto è un film “ mieloso” ...ma quanti di noi adorano tutto cio???
Senza considerare la meravigliosa Venezia dove è girato il film…che dire delle splendide stradine, il ponte dei sospiri, le gondole e … beh, conosciamo la magia di Venezia no?
La bellissima Janine Turner, non è al massimo della recitazione, ma è proprio bella, la ricordiamo inoltre nel telefilm “Squadra med - Il coraggio delle donne” “Cliffhanger - l'ultima sfida” con Sylvester Stallone, e nel bellissimo film (almeno per me) "La scelta di Anna", dove interpreta una donna rapita da un meraviglioso indiano. Paudge Behan, è figlio del drammaturgo Brendan Behan e ha interpretato film come “Veronica Guerin” e “Conspiracy of Silence” e nel film “La tavola fiamminga” accanto a Kate Beckinsale.
SOLO UN PADRE anno 2008
Regia: Luca Lucini
Genere: Commedia
Cast: Luca Argentero (Carlo) Diane Fleri (Camille) Fabio Troiano (Giorgio) Anna Foglietta (Caterina) Claudia Pandolfi (Melissa)
La vita di Carlo, dermatologo trentenne, è governata da una movimentata ma serena routine. Il lavoro nel suo studio, le corse al parco, le serate con gli amici di sempre. E, ogni sera, il ritorno a casa, dove lo aspetta la piccola Sofia. Carlo, infatti, è un ragazzo padre e Sofia, dieci mesi e la capacità di assorbire tutte le sue energie fisiche e mentali, la sua unica, vera passione. Nel mondo di Carlo, padre premuroso quanto inesperto, non sembra davvero esserci spazio per altro. Di certo non per gli improbabili appuntamenti che organizzano i suoi amici ansiosi di trovargli una compagna. La sua vita va già benissimo così, Carlo ne è certo. Certezze destinate a vacillare il giorno in cui Carlo incontra la fragile ma entusiasta Camille per caso nel parco...
Ho visto il provino di questo film al cinema, e sinceramente mi è piaciuto tanto che finalmente un giorno sono riuscita a vederlo in santa pace, sola soletta seduta nel mio divano.
La storia è di quelle che scaldano il cuore, un ragazzo padre vedovo con una vita sociale ormai inesistente, si divide tra lavoro e la figlia di pochi mesi Sophie, dedicandosi esclusivamente a lei, alla sua “ fagiolina” la sua ragione di vita, che cresce da solo aiutato dalla famiglia e dagli amici.
Sono rimasta piacevolmente colpita da questo film, tratto dal romanzo di Nick Earls “Le avventure semiserie di un ragazzo padre” specialmente perché il protagonista del film è stato un protagonista del grande fratello, quindi non per giudicare la persona, ma da un reality a fare l’attore ce ne passa!!
Invece devo ricredermi…
Luca Argentero è stata una sorpresa, è all’inizi della sua carriera, manca di esperienza, ma è un ruolo questo che in verità le si addice, la sua recitazione è abbastanza convincente, anche se dobbiamo considerare il ruolo che interpreta, un ruolo che emoziona, quello di un uomo di successo ma solo, che decide di crescere da solo la sua bambina dopo la morte della moglie.
La vita del protagonista viene raccontata piano piano mentre scorrono le immagini, e così scopriamo poco per volta la vita Carlo e quello che è successo nella sua vita. Davanti agli occhi mi passano le varie espressioni dell’attore che non sono certo da Oscar, ma la sua recitazione è abbastanza convincente, credo sia un attore alle prime armi che sicuramente si sta impegnando, quindi posso dare un bell’otto!!!
Tornando al protagonista del film, la vita di Carlo subisce uno scossone quando conosce Camille, esuberante ragazza francese, che trasferitasi nella città dove vive Carlo per fare la ricercatrice, lo aiuterà con la bambina, facendo si che il giovane non debba dipendere troppo dai genitori, che invadenti non sono, però spesso e volentieri le dicono quello che deve o non deve fare con la bambina, cosa la bimba deve mangiare e cosa no, cosa la bimba può fare e cosa no, e via dicendo...
Tra Carlo e Camille, si instaura un rapporto sempre più stretto sino a far capire a Carlo, che la vita va avanti e, che oltre a essere un padre e anche un uomo, e forse è ora di dividere questa sua vita con qualcuno.
Camille è interpretata da Diane Fleri che ha iniziato la sua carriera recitando nel film: "Come te nessuno mai" di Gabriele Muccino, e nella serie TV "I liceali" insieme a Giorgio Tirabassi e Claudia Pandolfi.
Luca Argentero nonostante la giovane carriera ha già interpretato il personaggio di Marco Tosi nella serie tv “Carbinieri” e in vari film tra cui “Lezioni di cioccolato” accanto a Violante Placido, “A casa nostra” con Valeria Golino e Luca Zingaretti, “Saturno contro” con Stefano Accorsi, infine ha interpretato nel 2008 il ruolo di un giovane gay nel film “Diverso da chi?”
Inoltre non dimentichiamoci di “fagiolina” la bellissima bambina interpretata da Michela Gatto!
LA CASA DEI RICORDI titolo originale Rosamunde Pilcher - Wege der Liebe, anno 2004
Regia: Michael Steinke
Genere: Sentimentale
Cast: Denise Zich (Caroline Bartling) Marcus Grüsser (James Turner) Susanne Uhlen (Miranda Turner) Claudia Rieschel (Luisa Burns) Hartmut Becker (Max Parker) Andreas Elsholz (Reginald Coburn)
Un concertista incontra una donna che sa suonare anche le corde del suo cuore.
Un famoso pianista torna dopo dieci anni dal Canada in Inghilterra in seguito alla morte del suo genitore. È fermamente deciso a sbrigare le formalità ereditarie e a tornare oltreoceano. Ma l'incontro con una cameriera che suona il piano in modo incantevole, lo spingerà a mutare programma.
La casa dei ricordi è un altro film tratto da un libro di Rosamunde Pilcher, credo inedito in Italia, non sono sicura...
I film tratti dai suoi libri come ho detto altre volte non sono neanche da paragonare a questi ultimi, ma la Pilcher è considerata dalla sottoscritta (e non solo) una regina del genere sentimentale, le sue storie d’amore possono sembrare ripetitive ad alcuni, ma io credo che oltre all’amore, lei sa raccontare molto bene le storie familiari che ruotano intorno ad esso.
Anche se i film non sono granchè, (non tutti però) iniziano con delle inquadrature spettacolari, generalmente con riprese di spiagge, promontori, scogliere e dei paesaggi da togliere il fiato, vale la pena di guardare questi film solo per i luoghi in cui sono girati. Questo film ad esempio inizia proprio così, con delle inquadrature di una bellissima spiaggia, accompagnata da uno splendido promontorio, e scogliere battute dal vento, dove possiamo ammirare gli spettacolari paesaggi bucolici tanto descritti nei suoi libri, per arrivare infine dentro le dimore famose nei libri della Pilcher.
La storia d’amore di turno, vede la giovane Caroline alle prese con un vecchio amore adolescenziale James tornato in Inghilterra alla morte del padre per sbrigare le solite faccende legali.
Caroline è la figlia della matrigna di James, è costui è il conproprietario dell’albergo che la madre di Caroline gestiva con il marito.
Le incomprensioni di routine tra i personaggi, fanno si che possiamo passare un oretta di relax, la storia non è malaccio anche se tra quelli che ho visto sino ad ora è il film meno coinvolgente della serie , ma il problema di questi film, o almeno dalla produzione, è che sembrano tutti uguali, mentre i libri a mio parere risultano interessanti quanto coinvolgenti. La Pilcher è famosa per incentrare le sue storie, non solo con i protagonisti, ma con gli altri personaggi che fanno parte della storia stessa, o in una sorta di saga familiare, oppure con personaggi secondari che danno un tocco in più alla lettura.
Nei libri della Pilcher quasi sempre le storie si svolgono in Cornovaglia, anche se sono quasi certa che i luoghi dove vengono girati i film della Cornovaglia hanno ben poco, (se non ricordo male nei titoli di coda ho letto Gemania), ma non per questo meno graditi alla nostra attenzione!! Mi spiace non aver trovato nessun video da farvi vedere, ma i film della Pilcher vengono trasmessi con regolare frequenza, quindi avrete prima o poi l'occasione di vederlo.
FILM TRATTI DA ROMANZI
IL FANTASMA DELL’OPERA (The panthom of Opera), 2004

Regia di Joel Schumacher, con Gerard Butler ( Erik, il fantasma), Emmy Rossmund ( Christine Deea ), Patrick Wilson ( Raoul de Chalmigny ), Miranda Richardson ( Madame Giry ), Minnie Driver ( Carlotta Giudicelli ).
Nella Parigi del 1870, L’Opera vive il suo momento di maggior popolarità, grazie anche alla leggenda del cosiddetto “Fantasma dell’Opera”, un misterioso individuo che appoggia le opere e i direttori a lui congeniali, ma non esita a usare ogni mezzo per ostacolare chi non gli piace.
In realtà il fantasma esiste davvero ed è Erick, un geniale musicista nato col volto sfigurato che vive nei sotterranei del teatro e indossa una maschera per nascondere la sua deformità. Egli si innamora di Christine, una giovane allieva, e sempre rimanendo nell’ombra coi suoi consigli la segue fino al momento in cui sarà pronta per debuttare, ottenendo grande successo. Ma Christine si innamora, ricambiata, del visconte Raoul; Erik le si rivela per tentare di conquistarla, ma quando lei sceglie Raoul la rabbia e il dolore trasformeranno il fantasma in un persecutore…
Tratto dal romanzo omonimo di Gaston Leroux (1910), il film è la trasposizione cinematografica dell’omonimo musical di grandissimo successo. E’ un film davvero molto bello ed emozionante, anche se in alcune parti il connubio musical teatrale, film cinematografico non funziona alla perfezione, visto che annoia un poco… ma è comunque un film pieno di magia, passione e fascino, nonché ovviamente di ottima musica. 
Sebbene la protagonista Emmy Rossmund e il suo innamorato Patrick Wilson risultino un poco stucchevoli, la scena è calamitata dal carismatico e affascinante Fantasma interpretato dal bravo Gerard Butles; la sua prestanza fisica e la bella voce calamitano l’attenzione del pubblico nelle scene principali..alla fine, impossibile non tifare per lui!
Musiche splendide completano il tutto, anche se la regia pare a volte un po’ distratta e dispersiva.
Del romanzo sono state realizzate altre versioni:
- quella del 1925 (la più famosa), con Lon Chaney;
- quella di Arthur Lubin del 1943;
- quella di Terence fisher del 1962;
- IL FANTASMA DEL PALCOSCENICO, di Brian de Palma, 1974;
- La versione tv di Tony Richardson del 1990;
- Quella di Dario Argento del 1998 (bruttissima).
Come detto, IL FANTASMA DELL’OPERA è uno dei musical più famosi, dal 1991 rappresentato in tutto il mondo.
ANNA KARENINA, 1996

Regia di Bernard Rose, con Sophie Marceau ( Anna Karenina ), Sean Bean ( Conte Vrosnky ), Alfred Molina ( Levin ), Mia Kirshner (Kitty), James Fox ( Alexander Karenine ).
Anna Karenina, moglie del diplomatico Alexej Karenin, vive in una prigione dorata : la sua vita si trascina monotona e frustrante tra piccoli screzi in famiglia,la cura dell’amato figlio Sergeij, un marito gentile ma assente.Fino a quando incontra l’affascinante conte Vrosnky, militare in carriera dell’esercito, col quale è amore a prima vista.Inizialmente combattuta dai dubbi, Anna sceglie di fuggire col conte: ma dopo i primi tempi la nostalgia per il figlioletto e lo sfumare del sogno d’amore nella quotidianità di tutti i giorni aprono gli occhi ad Anna. Ma ormai è troppo tardi…
Ultima versione cinematografica del romanzo di Lev Tolstoji, è un film senza arte né parte:non certo brutto, ma tutta la drammaticità della storia sembra rimanere sullo sfondo. Soprattutto i personaggi non hanno troppo approfondimento psicologico. Una bell’occasione mancata soprattutto per la brava Sophie Marceau, che qui si riduce puramente al ruolo di bella statuina (e non solo per la sua avvenenza) e che interpreta con poca convinzione un personaggio che sicuramente esprime la sua drammaticità in modi più complessi dei suoi begli occhi perennemente sgranati…
Come dite?! Gli altri interpreti?! E chi li ha notati?!
Da qui potete capire la consistenza della loro interpretazione, e soprattutto perché il film rimase nelle sale bresciane per soli tre giorni…
MOLTO RUMORE PER NULLA ( Much ado about nothing ),1993 
Regia di Kenneth Branagh, con Emma Thompson ( Beatrice), Kenneth Branagh ( Benedetto ), Kate Beckinsale ( Hero ), Denzel Washigton ( Don Pedro ), Keanu Reeves ( Don Juan ), Robert Sean Leonard ( Claudio ). Michael Keaton ( Carruba ).
Il principe d’Aragona Don Pedro e il suo esercito, tornando vittoriosi dalla Guerra, si fermano a Messina ospiti del nobile Leonardo; il conte Claudio si innamora ricambiato di Ero, la figlia di Leonardo, e dopo l’approvazione del padre e del principe si organizzano le nozze, mentre entrambi gli sposi e i loro amici cercando di fare da Cupidi tra i due litigiosi Benedetto ( amico di Claudio ) e Beatrice (cugina di Ero). Purtroppo il malvagio Don Juan, fratellastro del principe, complotta per rovinare tutto…
La più famosa versione cinematografica dell’omonima opera di William Shakespeare ( 1598 ) è un film davvero ben riuscito: curato nella recitazione, nella regia e nell’adattamento ( che rispetta i tempi drammatici e la filologia del testo originale ).
Personalmente mi ha divertito molto la schermaglia amorosa tra Benedetto e Beatrice ( interpretati con convinzione da Kenneth Branagh e Emma Thompson, che all’epoca erano davvero sposati nella realtà ) e i complotti ai loro danni da parte degli amici all’amore puro ma infangato dal sospetto tra i leggiadri Ero e Claudio.Forse un difetto sta nei dialoghi troppo veloci ( a volte ho fatto davvero fatica a capirli ), e a volte ho avuto l’impressione che la vicenda scorresse troppo veloce, ma per il resto è davvero un ottimo film. Tutti gli attori sono completamente giusti per la loro parte ( e certamente ottima ) la scelta di affidare a un attore di colore, Denzel Washington, la parte di Don Pedro. E l’atmosfera che traspare dalla maggior parte delle scene del film è di gioia, allegria, divertimento: una vera delizia per gli occhi! 
Il film mantiene l'originale ambientazione a Messina, ma è stato interamente girato nella tenuta di Vignamaggio, nei pressi di Greve in Chianti ( la stessa in cui, si dice, Leonardo dipinse la “Gioconda” ).
Curiosamente questo film non ha ricevuto nemmeno una nomination all’Oscar, anche se ha vinto un “Guild Film Award” come miglior film straniero (1994) e un “Evening Standard British Film Award come miglior attrice protagonista (1994).
Della commedia esistono molte versione, sia al cinema che in tv:la prima risale addirittura al 1913, l’ultima al 2005, ed è una trasposizione televisiva prodotta dalla BBC.
Esiste anche un’opera teatrale ispirata a MOLTO RUMORE PER NULLA :si intitola BEATRICE ET BENEDICT, l’autore è Hector Berlioz.
FILM TRATTI DA ROMANZI

Ma le cose non andranno come previsto e le carte del gioco verranno rimescolate in modo sorprendente….
Sarah Michelle Gellar invece era già nota come protagonista della serie TV BUFFY, e il film rappresenta uno dei tentativi di lanciare la sua stella anche nel firmamento hollywoodiano; tentativo purtroppo poco riuscito, visto che la sua carriera cinematografica non ha mai decollato nonostante le potenzialità dell’attrice, che qui dimostra doti drammatiche molto efficaci nella parte di una torbida adolescente corrotta dentro che fa della trasgressione il suo stile di vita ( tant'è vero che è protagonista di una, all'epoca chiacchieratissima, scena di bacio saffico). Il suo a mio avviso è il personaggio più riuscito del film, mentre Ryan Philippe è un Valmont trasgressivo ma tormentato e che alla fine si riscatta con l’amore, e la bella Reese è una dolce Annette che cede alle lusinghe di Valmont abbandonando i suoi ideali, ma solo per amore. Il film è apprezzabile per il fatto che non è la solita storiellina di adolescenti tutto miele e divertimento, ma presenta tinte forti e fosche ed è diretto da mano abile e sicura nel tratteggiare i personaggi e la storia.
Nel 2000 il regista diresse un prequel del film, intitolato CRUEL INTENTIONS 2, mentre nel 2004 il regista Scott Ziehl ha realizzato il suo seguito, CRUEL INTENTIONS 3: entrambi lavori poco noti e poco riusciti.
LA GUERRA DEI ROSES (The war of the Roses), 1989

Regia di Danny deVito, con Michael Douglas (Oliver Rose), Kathleen Turner (Barbara Rose), Danny de Vito (Gavin D’Amato).
Oliver e Barbara Rose sono una coppia felicemente sposata da venticinque anni. Un modello per tutti,fino a quando un incidente fa loro capire che la loro felicità è fasulla e che il loro matrimonio e finito. Ed è qui che iniziano i guai:nel tempo, e con i sacrifici di entrambi, hanno costruito bella casa e ottenuto una posizione sociale di tutto rispetto, due cose alle quali nessuno dei due ha intenzione di rinunciare. Ma siccome non vogliono rinunciare nemmeno al divorzio e rifiutano qualsiasi accordo, la guerra è inevitabile…
Tratto dall’omonimo romanzo (1986) di Warren Adler, il film narra, in modo un po’ estremo ma a volte non lontanissimo dalla realtà, la fine di una bella e lunga storia d’amore e quello che succede dopo. Come purtroppo accade a molte coppie che si separano, Oliver e Barbara ingaggiano una vera e propria guerra dove tutto è permesso pur di non concedere nulla all’altro, per ripicca, per dispetto e soprattutto, alla fin fine, per l’incapacità di riconoscere veramente che la loro storia è finita e che tutto quello che rappresenta la loro storie appartiene a entrambi, in quanto entrambi ne facevano parte… Certo le tattiche di guerra dei due ex coniugi sono a volte terribili e sadiche (la scena dei cani e il finale sopra tutti), ma se ci pensiamo nella realtà spesso succedono cose molto simili… Sullo sfondo lo sguardo distaccato e a volte cinico e disincantato del narratore della storia, l’avvocato e amico Gavin, che rappresenta anche la piccola speranza che si apre alla fine del film.
Gavin è interpretato dallo stesso regista del film, Danny de Vito, mentre Michael Douglas e Kathleen Turner, che tornano a fare coppia sullo schermo per la terza volta dopo ALL’INSEGUIMENTO DELLA PIETRA VERDE e IL GIOIELLO DEL NILO, sono due perfetti Oliver e Barbara: innamorati, furiosi, odiosi, e che in fondo ci fanno un po’ pena. Una commedia nera meritatamente famosa, il cui titolo è diventato sinonimo di divorzio ”movimentato”.
MISERY NON DEVE MORIRE ( Misery), 1989

Regia di Rob Rainer, con Katy Bates (Annie Wilkes), James Caan (Paul Sheldon), Richard Farnsworth (sceriffo), Lauren Bacall (Marcia Sindell).
Paul Sheldon è un famoso scrittore, noto soprattutto per una serie romance con protagonista Misery Chastaine. Mentre sta ultimando la stesura dell’ultimo romanzo della serie,decide di prendersi una vacanza in una sperduta cittadina del Colorado, dove potrà finire il lavoro in tutta tranquillità. Al rientro, una tormenta di neve causa un incidente in cui Paul, ferito, viene soccorso da Annie Wilkes, un’infermiera che lo trasporta a casa sua per le prime cure. Annie è una fan sfegatata di Paul e soprattutto dei romanzi di Misery che lei ha letto più volte, si offre pertanto di ospitarlo finchè non sarà guarito; pertanto Paul la ringrazia facendole leggere in anteprima il suo ultimo lavoro. Ma quando Annie scopre che Paul ha fatto morire Misery per porre fine alla serie, cominciano guai seri per lo sventurato scrittore…
Sicuramente vi chiederete come mai ho deciso di inserire nella nostra rubrica mensile questo film, tratto dal romanzo MISERY(1987) di Stephen King, visto che di certo non è una storia d’amore, anzi…. Ho deciso di metterlo perché,anche se sembra incredibile, molte persone vedono noi lettrici di romance proprio come il personaggio di Annie: delle pazze scatenate e frustrate che non hanno avuto alcuna soddisfazione nella vita, e così brutte che nessuno le vuole.
Stereotipo in cui credo nessuna si riconosca, e per fortuna: Annie Wikes fu votata come diciassettesimo maggior criminale di tutti i tempi dall'American Film Institute durante la festa del centenario, e la rivista "Bravo!" citò il film tra i 12 più paurosi di tutti i tempi. Tutto merito della superba interpretazione di Katy Bates (che infatti per questo film vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista), che io personalmente ho sempre visto in ruoli simpatici e positivi e che qui invece mi ha davvero stupito per la sua capacità di tratteggiare la perfidia e la follia omicida della protagonista mascherate inizialmente da simpatia e gentilezza, creando un crescente clima di terrore nel quale viene invischiato lo spettatore e insieme a lui il povero Paul Sheldon interpretato da un efficace James Caan che per salvarsi ingaggia con astuzia una dura lotta con la sua aguzzina. Il clima di suspense e terrore nel film è davvero notevole, sottolineato da un finale solo apparentemente sereno.
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UN AMORE SENZA TEMPO ( Evening ), 1997

Regia di Lajos Koltaj, con Meryl Streep (Layla anziana), Mamie Gumm (Layla giovane), Claire Danes (Anne giovane),Toni Collette (Nina), Vanessa Redgrave (Anne anziana), Natasha Richardson (Connie).
L’anziana Anne sta vivendo i suoi ultimi giorni di vita accudita dalle figlie Connie e Nina. Mentre è a letto ricorda la sua giovinezza e in particolare quando, al matrimonio dell'amica Layla, incontrò Harris, l’uomo che sarebbe stato il suo più grande amore…
Di questo film, tratto dal romanzo EVENING di Susan Minot (1999), MYMOVIES dice: ”Utilizzando una metafora calcistica, verrebbe da dire che anche una squadra piena di talenti, stelle e fuoriclasse, può incappare in una brutta sconfitta.” Non posso che confermare, questo film purtroppo è la classica bella occasione mancata.
Infatti la storia oltre a essere eccessivamente melodrammatica a volte è anche incomprensibile:per esempio non si capisce quale sia la particolarità o il fascino di Harris, per cui ben due donne perdono la testa per lui; non si capisce il senso dell’amore tra Anne e Harris,durato solo due giorni e quindi troppo poco per essere così indimenticabile… peccato, perché il cast “all women” è davvero notevole, tra l’altro abbiamo la curiosità di vedere recitare insieme due coppie di mamma e figlia: Layla infatti è interpretata in gioventù da Mamie Gumm, attrice al suo esordio e figlia di Meryl Streep,che interpreta in un breve cameo finale Layla anziana; l’altra coppia sono Vanessa Redgrave, sempre intensa anche in un ruolo che la costringe perennemente a letto, e la compianta Natasha Richardson, che interpretano Anne anziana e la figlia Connie. Brava e gradevole come sempre, ma purtroppo sprecata, Claire Danes. A mio avviso in questo film è molto più interessante il rapporto tra le due sorelle Connie e Nina e il modo di vivere il distacco dalla madre. Per il resto... troppo triste (e pure noioso).
FILM TRATTI DA ROMANZI
EX, 2009

Regia di Fausto Brizzi, con Elena Sofia Ricci (Michela), Claudio Bisio (Sergio), Cristiana Capotondi (Giulia), Flavio Insinna (Don Lorenzo), Claudia Gerini (Elisa), Fabio de Luigi (Paolo), Cecile Cassel (Monique), Alessandro Gassman (Davide),Nancy Brilli (Caterina), Vincenzo Salemme (Filippo), Sivlio Orlando (Luca), Gianmarco Tognazzi (Luigi).
Episodi di ex che si intrecciano fra loro. Luca è un giudice che si trova ad affrontare la causa di divorzio tra Caterina e Filippo mentre egli stesso si trova a sopportare in casa una situazione insostenibile con la moglie Loredana; la loro figlia Giulia, che vive in Francia ed è fidanzata con Marc, viene trasferita per lavoro in Nuova Zelanda e dovrà affrontare i problemi di una relazione a distanza;dopo la morte della ex moglie Michela, Il playboy Sergio si trova a dover rivedere tutta la sua vita dopo che le figlie vanno a vivere con lui;il poliziotto Davide perseguita Paolo, nuovo fidanzato della sua ex Monique; Elisa e Luigi hanno deciso di sposarsi, ma a celebrare il matrimonio sarà Don Lorenzo, che un tempo, prima di farsi prete,era stato fidanzato proprio con Elisa…
Ispirato all’omonimo romanzo (2009) di Alessia Gemma, è un tipico film a episodi incrociati, che si rivela molto meno banale di quanto ci si possa aspettare. Infatti il tema che accomuna gli episodi è quello delle ripercussioni che accompagnano la fine di una relazione:
in teoria due ex dovrebbero essere tali(soprattutto se si hanno altre storie) ma in pratica spesso vediamo che non è proprio così….ed ecco in questo film vari campionari di ex, dall’ossessivo Alessandro Gassman, che arriva a perseguitare il povero Fabio de Luigi colpevole solo di essere il nuovo fidanzato della sua ex Monique (nell’episodio secondo me più divertente e imprevisto, anche se in qualche passaggio un poco inquietante…) a Claudio Bisio versione playboy, divorziato e felice di esserlo, ex di Elena Sofia Ricci nell’episodio più profondo, con risvolti dolce amari ma non banali; da Silvio Orlando,giudice che predica la sacralità della famiglia ai terribili ex coniugi Brilli e Salemme ma che in privato decide di seguire la loro stessa strada, a Cristiana Capotondi non proprio ex ma come se lo fosse…ho trovato ogni attore in parte col proprio personaggio, nessuna interpretazione particolarmente brillante ma nemmeno una schifezza.
Ottima colonna sonora e una buona fotografia che incornicia bellissimi paesaggi.
Davvero meno banale di quanto si possa pensare.
WEST SIDE STORY, 1960

Regia di Jerome Robbins e Robert Wise, con Natalie Wood (Maria), Richard Breymer (Tony), Russ Tamblin (Riff), Rita Moreno(Anita) ,George Chakiris (Bernardo).
Nel West side, un quartiere popolare di New York, imperversano due bande: gli “Sharks” (portoricani) e i “Jets” (newyorchesi), che con continui scontri cercano di stabilire la priorità dell’una o dell’altra sul territorio. Maria sorella di Bernardo, capo degli Sharks, e Tony, ex componente dei Jets e fratello del loro capo Riff, si innamorano nonostante l’odio tra le due bande, e proprio per questo sono costretti a tenere segreto il sentimento che li lega; fino a quando la morte di Riff non scatenerà la vendetta…
Versione moderna e musicale della celeberrima tragedia di William Shakespeare (ovvero ROMEO E GIULIETTA), il film è anche la versione cinematografica di uno dei musical più amati e di successo nella storia di questo genere, rappresentato a Broadway per la prima volta nel 1957 e replicato ben 732 volte in pochi anni.
Il film è una versione perfettamente riuscita della versione teatrale: mantiene ovviamente le celebri musiche originali di Leonard Bernstein e Stephen Sondhenim (tra le quali ricordiamo AMERICA, MARIA, THE JET’S SONG, TONIGHT), unendo a queste moderne coreografie perfettamente eseguite dagli attori e una fotografia dai colori vivaci che sottolinea soprattutto le differenze tra le due bande rivali.
A differenza di quello che spesso succede oggi(quando si gira un musical gli attori cantano con le loro voci), all’epoca durante le parti cantate gli attori in questione furono doppiati da cantanti: Natalie Wood da Marni Nixon, Richard Beymer da Jimmy Bryant e Rita Moreno da Betty Wand (ma solo nella canzone A Boy Like That). Lo sfondo del West Side fu ricostruito dal vero, cioè per le strade stesse di New York, ma in due strade in via di rifacimento.
Attori bravissimi e completamente in parte, musiche e atmosfere coinvolgenti e balletti vivaci; tutti ingredienti che portarono al successo il film, un successo che dura ancora oggi.
Acclamato da pubblico e critica, Il film vinse ben 10 premi Oscar: miglior film, miglior regista (primo Oscar doppio della storia del cinema, in quanto i registi erano due), attori non protagonisti (Rita Moreno e George Chakiris), fotografia, scenografia montaggio, costumi, sonoro e colonna sonora.
OTELLO, 1996

Regia di Oliver Parker, con Laurence Fishburn (Otello), Kenneth Branagh (Iago), Irene Jacob (Desdemona), Michael Sheen (Cassio).
Durante il periodo delle Repubbliche Marinare, Otello viene inviato dal doge a difendere la roccaforte di Cipro dai musulmani. L’uomo è accompagnato dalla bellissima moglie Desdemona,con la quale vive un felice matrimonio d’amore.
Avendo scelto i fido Cassio come aiutante, Otello provoca invidia e gelosia nel perfido Jago, che comincia ad insinuare dubbi sulla fedeltà della moglie….
Tratto dalla tragedia omonima di William Shakespeare, è il primo film in cui il celebre Moro di Venezia viene interpretato da un attore di colore, il sottovalutato (a mio avviso) Laurence Fishburn, che in questa interpretazione sfodera un notevole fascino, prestanza fisica ma anche abilità nel caratterizzare l’animo inquieto e drammatico del personaggio che è diventato il simbolo della gelosia. Gli fa da contraltare un inquietante, freddo e controllato Kenneth Branagh, che a sua volta caratterizza il personaggio di Cassio con finti gesti di amicizia, finte preoccupazioni, finta lealtà..insomma più finto di così si muore, e purtroppo il personaggio ne fa un po’ le spese perché in alcune parti appare esageratamente finto.
Comunque Iago assume in questo film quasi un ruolo da protagonista, e il regista cerca di motivare le sue cattiverie e i suoi tradimenti, cosa che nell’originale non avviene.
Completa il presunto triangolo una Desdemona a mio avviso unicamente decorativa, in confronto allìimpegno recitativo dei due protagonisti uomini, sicuramente di livello maggiore. Gli esterni e molti interni del film sono stati girati veramente a Venezia e nel castello Orsini-Odescalchi di Bracciano, il che da un ulteriore tocco realistico al film.
LA PORTA PROIBITA (Jane Eyre), 1944

Regia di Robert Stevenson, con Joan Fontaine (Jane Eyre), Orson Wells (Rochester), Margaret O’Brien (Adele), Agnes Moorhead (Mrs Reed).
La giovane Jane Eyre, orfana, è cresciuta in casa degli ziii. Alla morte dello zio la crudele zia che non l’ha mai sopportata la manda all’orfanotrofio, dove Jane cresce e riceve l’istruzione necessaria per diventare istitutrice. Diventata adulta, viene assunta dal nobile Edward Rochester per occuparsi di Adele, una piccola orfana di cui si è fatto carico. Nonostante il fare misterioso del suo datore di lavoro e altrettanto misteriosi rumori che risuonano ogni tanto nella magione di Tornhfield Hall, Jane si trova benissimo, tanto da conquistarsi prima la stima e poi l’amore (ricambiato)del duro Rochester. Ma quello che sembrerebbe un lieto fine è solo l’inizio di un periodo durissimo, in cui vengono a galla rivelazioni sul turbinoso passato di Rochester che mettono alla prova l’amore tra di loro.
Tratto dall’omonimo capolavoro di Charlotte Bronte (1847),
il film è la versione più classica della storia di Jane Eyre. Nonostante le modifiche e i tagli rispetto al romanzo (soprattutto nella parte finale) consiglio vivamente di vederlo in quanto è la trasposizione cinematografica che più di tutte tiene in grande considerazione l’atmosfera gotica del romanzo, ricreandola secondo alla perfezione (aiutata anche dal bianco e nero della pellicola). Interpreti efficaci,soprattutto Orson Wells in un’insolito ruolo romantico; interessante e convincente anche Joan Fontaine nei panni della protagonista, anche la scelta di questa bella attrice per interpretare Jane evidenzia una scelta comune a molte trasposizione classiche della storia, cioè quella di trascurare l’aspetto fisico di Jane, in realtà bruttina, come se non fosse un elemento rilevante della storia (cosa che invece nel romanzo è). Da segnalare, nei panni della governante, una giovane Agnes Moorhead, attrice che tutti noi ricordiamo nel ruolo della terribile Endora nel telefilm VITA DA STREGA, ma che prima del grande successo in Tv aveva alle spalle una lunga carriera cinematografica.
MARY REILLY, 1996

Regia di Stephen Frears, con Julia Roberts (Mary Reilly), John Malckovich (Dottor Henry Jekill), Glenn Close (Mrs Farraday), Michael Sheen (Bradshaw).
Mary Reilly è la domestica della signorile casa del dott. Henry Jekill. Lavora lì con piacere ed è soddisfatta del suo padrone di cui è segretamente innamorata. Il dottore informa tutti i suoi domestici che ha bisogno di un assistente e quindi di non preoccuparsi se per casa circolerà il signor Hyde, anche in orari insoliti.
Ma,proprio in concomitanza con l’arrivo del signor Hide, la città comincia a essere periodicamente sconvolta da una serie di omicidi:un misterioso killer uccide brutalmente varie persone…
Tratto dal romanzo LA GOVERNANTE DEL DOTTOR JEKYLL di Valerie Martin (1991), è la rivisitazione in un’inedita chiave sentimentale dell’immortale storia IL DOTTOR JEKYLL E MR HIDE, narrata da Robert L.Stevenson. Questa interpretazione della storia dà modo al regista di narrare non solo l’eterno conflitto con il lato oscuro che c’è in ognuno di noi, ma anche del fascino spesso inconsapevole che la parte cattiva esercita sugli altri.
Tutto ciò è ben rappresentato dal personaggio di Mary (una Julia Roberts efficace in un ruolo per lei inusuale), giovane cameriera che assiste inconsapevole al dramma che si svolge attorno a lei, dapprima ignara dei collegamenti tra i vari eventi e soprattutto tra Jekyll e il signor Hide, poi il dubbio si insinua in lei in un crescendo di angoscia e sospetto,fino al drammatico finale; John Malckovich invece interpreta un ambiguo (giustamente,vista la parte) dottor Jekill, forse più ambiguo che tormentato rispetto alla storia originale. Non certo un film indimenticabile, anzi un poco confuso in certe parti (non si capisce bene se Mary ama Jekill o Hide), tuttavia per gli amanti di questa storia potrebbe essere interessante vederla narrata da un punto di vista diverso dal solito.
FILM TRATTI DAI ROMANZI
GIOVANNA LA PAZZA titolo originale JUANA LA LOCA anno 2001
Regia: Vicente Aranda
Genere: drammatico
cast: Pilar Lopez De Ayala (Giovanna) Daniele Liotti (Filippo) Giuliano Gemma (De Vere) Manuela Arcuri (Aixa) Héctor Colomé (Re Ferdinando)
Il 22 agosto del 1496 parte da Laredo una flotta diretta verso le Fiandre: l'infanta Giovanna, figlia di Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, deve incontrare il suo promesso sposo Filippo, figlio dell'Imperatore Massimiliano. L'incontro è folgorante, è attrazione fatale e i due dimenticano i loro obblighi politici, abbandonandosi ai loro sentimenti. Ma la morte dei fratelli prima e della madre poi, fanno di Giovanna l'unica erede al trono e tali avvenimenti scateneranno una battaglia politica fra nobiltà castigliana e fiamminga, e una battaglia fra Giovanna e Filippo.
Giovanna la pazza non è solo tratto da un libro, ma è una figura storica realmente esistita. Era la figlia di Isabella di Spagna regina di Castiglia e di Aragona (la regina che diede le caravelle a Colombo), e fu data in sposa all’arciduca d’Austria Filippo, detto il bello per la sua avvenenza.
Giovanna è una giovane ragazza che per questioni politiche e alleanze attraversa il mare per andare in sposa a un perfetto sconosciuto.
L’attrazione immediata tra i due giovani, rende all’inizio l’unione solida e soddisfacente da entrambi i lati, un successo diplomatico, ma le infedeltà di Filippo verso Giovanna, scatenerà i successivi eventi.Giovanna innamorata di Filippo, si da totalmente a lui con un trasporto che probabilmente per quei tempi poteva sembrare blasfemo; non ha mai negato l’attrazione morbosa verso di lui, manifestando questo sentimento anche davanti alla corte, un amore ossessivo, paranoico e incoerente, un sentimento tale da sfiorare la pazzia. Le sue sfuriate e le sue scenate di gelosia influenzeranno la corte che la giudicherà una pazza, e alla fine verrà rinchiusa, con la complicità di Filippo in un castello dove rimarrà sino alla morte
Il film ha poco del contesto storico, ruota più che altro sull’amore di Giovanna verso il marito, un’amore che la porterà a trascurare i suoi doveri principali, che sono quelli di regnare anche sulla Spagna di cui diviene regina alla morte della madre, la regina Isabella.
Devo essere sincera, il film è molto bello, ottime scenografie, splendidi costumi, luoghi incantevoli, purtroppo però tutto ciò in parte viene offuscato da alcune stonature. Queste in parte da attribuire alla scelta degli attori. Piatto e di insignificante spessore è la recitazione di Daniele Liotti e neanche la sua bellezza avvolta nei bellissimi costumi di scena rende un po’ di giustizia alla sua recitazione. Altrettanto devo dire per Giuliano Gemma nella parte del consigliere di Filippo, per carità l’ho sempre considerato un bravo attore, ma in questo film mi è sembrato fuori luogo, spaesato, come se faticasse a trovare le battute!!! E dulcis in fundo…orrore degli orrori!!!
Ma come è possibile mettermi in un film intenso come questo, una che recita da cani come Manuela Arcuri Santo cielo!!!
Niente contro di lei, anzi la trovo simpatica e spiritosa oltre che bella, ma in questo film è un orrore e neppure la sua bellezza, basta a farmi apprezzare la sua orrenda recitazione!!! Le sue espressioni, anzi la sua inespressività sono da mal di stomaco.
Tutto si salva, per le meravigliose scenografie del film, i superbi costumi, splendidi broccati e sete di ogni colore possibile, una delizia per chi ama questo genere di cose e poi…..come si fa a non piacere un film dove la maggior parte della storia si svolge in un castello ??? no, non è possibile infatti!!!
La mia ammirazione va incondizionatamente alla bravura dell’attrice spagnola Pilar Lopez De Ayala, che interpreta una superba Giovanna. La sua recitazione salva tutto il film, sul suo viso passano le più svariate espressioni, amore, dolore, ossessione, gelosia, follia, isteria e credetemi, è molto brava! Giovanna la pazza, molto probabilmente pazza non lo era, ma il suo folle amore ossessivo per Filippo e le sue scenate di gelosia in un epoca storica come il 1500, non si adattavano a colei nata per essere regina .Giovanna antepose il suo amore ossessivo verso il marito prima dei suoi doveri di stato, permettendo alle ambizioni altrui di dichiararla pazza e di essere rinchiusa fino alla sua morte nel Castello di Tordesillas. La morte del suo amato Filippo, avvenuta alla sola età di 28 anni per cause ancora sconosciute, la lascia annichilita dal dolore e il suo amore eterno l’accompagnerà nella sua prigionia sino alla morte avvenuta all’età di 76 anni.
POMODORI VERDI FRITTI titolo originale FRIED GREEN TOMATOES anno 1991
Regia: Jon Avnet
Renere: drammatico
Cast: Mary Stuart Masterson (Idgie Threadgoode) Mary-Louise Parker (Ruth Jameson) Jessica Tandy (Ninny) Kathy Bates (Evelyn)
In un ospizio l'anziana signora Ninny riaccende la voglia di vivere di Evelyn, una casalinga sovrappeso e frustrata dall'indifferenza del marito, raccontandole, a puntate, una storia di molti anni prima.
La storia di amicizia di due giovani donne anticonformiste, Idgie e Ruth, che nel cuore del sud degli Stati Uniti degli anni Trenta, ebbero il coraggio di ribellarsi alla prepotenza maschile e al razzismo dilagante. Ninny racconta a Evelyn del Whistle Stop Cafè, gestito dalle due donne, amiche ma con caratteri profondamente diversi ma accomunate dagli stessi valori e, soprattutto, dallo stesso dolore iniziale: la morte di Buddy, fratello maggiore di Idgie e fidanzato di Ruth, e del forte legame che legherà Idgie e Ruth fino alla fine.
Ero un po’ indecisa prima di recensire questo film, perché anche se è un film pieno di sentimento, tratta un altro tipo di amore, amore inteso come amicizia vera leale e pura.
Ma pomodori verdi fritti tratto dall'omonimo bestseller di Fannie Flagg, è veramente un film che tutti dovremo vedere almeno una volta.
Ci sono alcune problematiche che completano la storia, a cominciare dalla trascurata e frustrata casalinga Evelyn, che si trascina in un matrimonio basato sull’indifferenza del che marito, che torna a casa dal lavoro e altro non fa che abbuffarsi davanti alla tv per vedere l’ennesima partita di turno, nonostante lei faccia di tutto per destare il suo l’interesse.
La sua vita diventa più interessante quando un giorno conosce una vecchietta dell’ospizio, Ninny interpretata dalla bravissima e compianta Jessica Tandy, veramente un’attrice coi fiocchi!!!

Ninny comincia a raccontare a Evelyn la storia di due donne talmente amiche che niente e nessuno ha mai potuto scalfire questa amicizia. Entrambe vivono dolori, gioie, patimenti in quell’Alabama fatta di razzismo, pregiudizi e maschilismo, e quando una delle due ha bisogno dell’altra, per un problema grave l’amica non esiterà a fare tutto e di più, rischiando persino il carcere. La totalità di questo sentimento non è da fraintendere, in quanto si tratta si di amore, ma un amore fraterno, talmente grande che cesserà solo alla morte di una delle due
Mentre Ninny racconta a Evelyn la storia delle due donne, quest’ ultima aspetta con impazienza la prossima visita che farà alla vecchietta per poter ancora conversare e ascoltare il seguito della storia, e durante i racconti sente riaffiorare la speranza che alla fin fine nulla è perduto, e che ci sono sempre altre occasioni che la vita ti offre, ma per cominciare bisogna voler bene se stessi. Non si finisce mai di imparare e Ninny diventa fonte di saggezza per Evelyn, un’amica insostituibile tanto che quando Ninny lasciato l’ospizio si trova senza casa, sarà Evelyn a tenerla con se!
Vedere due attrici come la Tandy e la Bates recitare insieme è fantastico! La Tandy è bravissima ,ho adorato le sue buffe espressioni ! E la Bates? Fantastica!!! C’è una scena esilarante del film dove Evelyn si scatena per un parcheggio usurpato…. e uno spasso !!!!
Le considero due attrici come non poche , Jessica Tandy la ricordiamo con piacere nel film del 1989 A spasso con Daisy dove compare tra i protagonisti accanto a Morgan Freeman e Dan Aykroyd e nel film del 1988 Cocon–Il Ritorno, Il suo ultimo film, uscito nel 1994, l'anno della sua morte, è La vita a modo mio, recitato al fianco di Paul Newman.
Kate Bates la ricordiamo nel kolossal Titanic nel ruolo di Mrs. Margaret Brown, e nello splendido film del 1995 L'ultima eclissi nel personaggio di Dolores Claiborne, e che dire della stupefacente interpretazione nel film Misery non deve morire nella parte di una fan pazza? Semplicemente
bravissima! Recita in questo film, anche se in una piccola parte, un giovanissimo Chris O'Donnell (nel ruolo di Buddy Threadgoode fidanzato di Ruth) futuro Robin nella serie su Batman, e bravissimo studente in Scent of a woman - Profumo di donna a fianco Al Pacino.
Nonostante Pomodori verdi fritti secondo me meritasse un Oscar che non ha vinto, ha avuto alcune importanti nomination quali:
Academy Awards 1992
Nomination Miglior sceneggiatura non originale - Carol Sobieski e Fannie Flagg
Nomination Miglior attrice non protagonista - Jessica Tandy
Golden Globe Awards 1992
Nomination Miglior film
Nomination Miglior attrice - Kathy Bates
Nomination Miglior attrice non protagonista - Jessica Tandy
L’ETà DELL’INNOCENZA titolo originale THE AGE OF INNOCENCE anno 1993
Regia: Martin Scorsese
Genere: Drammatico, Romantico
Cast: Daniel Day-Lewis (Newland Archer) Michelle Pfeiffer (Ellen Olenska) Winona Ryder (May Welland) Alexis Smith (Louisa van der Luyden) Geraldine Chaplin (Signora Welland)
Newland Archer è un giovane legale che non ha mai messo in discussione né il mondo in cui vive, né la donna a cui è legato, fino al momento in cui incontra Ellen Olenska. La contessa Olenska, donna intelligente e colta, che ispira una sensazione di esotismo e allo stesso tempo di spontaneità, è una lontana parente di May Welland, la fidanzata di Archer, cresciuta dalla madre, dalle zie e dalla nonna per divenire la donna ideale secondo la società in cui vive, di cui rappresenta l'assoluta perfezione. Newland dapprima diventa difensore di Ellen, considerata una donna discutibile a causa della separazione dal marito, poi fra i due nasce un forte sentimento. Ma nonostante il forte legame, Ellen rifiuta l'idea di essere la causa della rottura del fidanzamento fra Newland e May, mentre Newland è diviso fra il rompere le rigide regole sociali per seguire le sue passioni e il perdere le sue sicurezze ed il prestigio.
Nonostante l’età dell’innocenza sia uscito nel lontano 1993, ancora non lo avevo visto e in considerazione del fatto che possa risultare a molti alla pari di un classico imperdibile, e che comunque adoro i film in costume, sono riuscita a colmare questa lacuna.
Ho avuto l’occasione di poterlo vedere una domenica pomeriggio.
Non mi ha particolarmente colpito, anche se le ottime interpretazioni, la scenografia, e i costumi sono splendidi. Non sono molto obbiettiva lo ammetto, perché è un film che ha avuto un discreto successo, personalmente lo considero un film carino senza troppe pretese.
In questo film si è badato bene ai dettagli, alla ricostruzione storica, alle pettinature, ai costumi d’epoca. Gli attori sono tra i più famosi e più bravi e tra loro troviamo la giovane e magrissima Winona Ryder nella parte di May Welland l’aristocratica fidanzata del protagonista, l’avvocato Newland Archer. Mary sembra una ragazza come tante. Fidanzata con l’uomo che ama, sa di essere amata, e a prima vista può sembrare forse ingenua e interessata alla vita di società, ma è anche molto intelligente e quando capisce che il suo fidanzato prova per la cugina Ellen un sentimento sofferto, agisce con molto tatto.

D’altra parte il fidanzato Newland è combattuto dall’affetto che prova per Mary all’amore appassionato per la cugina di quest’ultima, Ellen giovane donna che sta divorziando dal marito e per questo bandita dall’alta società, una società ottocentesca falsa e ipocrita composta da etichette inutili e schiava dalle convenzioni saciali
In quasi tutto il film il protagonista combatte contro se stesso per decidere se l’onore è più forte della passione, una scelta assai difficile.
Devo confessare che un po’ mi sono annoiata ma, l’Età dell’innocenza tratto dall'omonimo romanzo di Edith Wharton ha però due punti a suo favore, il primo è il protagonista.
Un bravissimo Daniel Day-Lewis che però qui non ho apprezzato a dovere l’ho trovato poco espansivo e poco credibile, ma lui per me rimane Hawkeye, l’incredibile e bellissimo Mohicano del film L’ultimo dei mohicani che ho recensito un po’ di tempo fa. Secondo punto perché una delle protagoniste è la brava e bella Michelle Pfeiffer attrice che apprezzo e che reputo molto brava nella recitazione. Oltre al fascino, in questo film interpreta un intensa contessa dibattuta tra l’amore che prova per il fidanzato di sua cugina e la lealtà verso la stessa . Alla fine prenderà la giusta decisione.
Ricordiamo Michelle Pfeiffer oltre che nel film Le Relazioni Pericolose, Scarface e altri di grande successo, anche nel bellissimo film medievale Ladyhawke
Mentre Daniel Day-Lewis oltre al già citato L’ultimo dei Mohicani lo abbiamo ammirato nei film La seduzione del male, Nel nome del padre e nel Il mio piede sinistro. Winona Ryder attrice dalla vita privata movimentata per via di alcuni episodi imbarazzanti, la ricordiamo tra gli altri nel bellissimo Edward mani di forbice e in Autumn in New York.
L’età dell’innocenza ha vinto oltre all ‘Oscar per i migliori costumi, il Golden Globe a Winona Ryder come migliore attrice non protagonista, il BAFTA a Miriam Margoyles come migliore attrice non protagonista, il National Board of Review Awards sempre a Winona Ryder come miglior attrice non protagonista e al miglior regista, e il Nastro d’argento per la miglior scenografia e costumi.
FILM TRATTI DA ROMANZI
DRACULA (Bram Stoker’s Dracula),1992

Regia di Francis Ford Coppola, con Gary Oldman (Dracula), Winona Ryder (Mina Murray), Keanu Reeves (Jonathan Harker), Sadie Frost (Lucy), Richard E.Grant (Jack Seward).
Dracula è un vampiro che nel XV secolo combattè per la gloria di Dio che rinnegò dopo la morte della moglie, la principessa romena Elisabetta (che si suicidò quando ricevette, dai turchi sconfitti, la falsa notizia della morte dell'amato marito).
Passano i secoli. Nell’Ottocento, l’avvocato Jonathan Harker si reca nel castello del conte (ovviamente non sapendo chi è in realtà) per concludere un affare per conto della sua ditta; qui il conte, osservando il ritratto di Mina, fidanzata di Harker,riconosce in lei la reincarnazione della moglie, e dopo aver imprigionato Jonathan parte alla volta di Londra, dove la giovane donna vive,deciso a rivelarsi a lei e a ricongiungersi…
Tratto dall’omonimo romanzo (1897) di Bram Stoker, capolavoro del genere horror, è una versione fedele ma la tempo stesso innovativa della storia. Il regista infatti concepisce Dracula come una sorta di eroe romantico che vive attraverso i secoli spargendo sangue ma con un unico, struggente desiderio: ritrovare la donna amata che si era suicidata, e questo viene descritto come l’origine del vampiro, non presente nel romanzo.
Questa lettura porta un poco a uno stravolgimento delle cose nel corso della storia, in particolare nell’avvincente finale, ma il film è davvero godibile: il regista è stato infatti in grado di sperimentare mescolando due generi cinematografici molto amati, l’horror e il romantico, in modo equilibrato e dando vita ad una storia avvincente sia che la si guardi dal punto di vista dell’horror, ma anche da effetti speciali “poveri”, cioè non tecnologici, ma di sicuro fascino, da una scenografia lugubre e misteriosa, quasi gotica. Insomma un grande film.
Ottimo Gary Oldman nella parte del protagonista, tanto che il pubblico alla fine passa dalla parte di Dracula nonostante la sua negatività; affascinante Winona Ryder (all’epoca una delle giovani attrici più quotate della sua generazione….che peccato averla persa così per strada!), superbo Anthony Hopkins nei panni di un Van Helsing che pur combattendo Dracula ne subisce il fascino: Nel cast presente anche una giovane Monica Bellucci nel breve ruolo di una vampira.
Nel 1993 il film vinse tre meritati Oscar:miglior make up, effetti sonori e costumi.
I PROMESSI SPOSI (1941)

Regia di Mario Camerini, con Gino Cervi (Renzo Tramaglino), Dina Sassoli (Lucia Mondella), Gilda Marchiò (Agnese), Carlo Ninchi (L’Innominato), Eva Maltagliati (la monaca di Monza), Enrico Glori (Don Rodrigo), Luis Hurtado (Frà Cristoforo).
Nella Lecco del 1860 i due giovani popolani Renzo e Lucia non possono sposarsi perché Don Rodrigo, signorotto locale invaghito della ragazza, ha minacciato il parroco Don Abbondio se celebrerà le nozze. I nostri due non si arrendono, ma le peripezie che dovranno affrontare saranno davvero dure: una fuga precipitosa, un rapimento, i tumulti, la peste…
Tratto dal romanzo omonimo di Alessandro Manzoni, capolavoro della letteratura italiana, un tipico film italiano dell’epoca diretto da uno dei grandi maestri del cinema italiano. Un film senza grandi picchi, ma con stile e fedeltà alla storia manzoniana, realizzato ad alti costi (compresa la ricostruzione del Duomo di Milano com'era nella prima metà del Seicento). Forse un po’ patinato, ma non deludente, soprattutto per via delle ottime interpretazioni dei vari attori, tutti scelti tra i più bravi dell’epoca, tra cui spicca in particolare un giovane Gino Cervi nei panni di Renzo.
Di più non so che dire, se non che è un film difficilissimo da trovare,purtroppo.

DON JUAN DE MARCO, MAESTRO D’AMORE ( Don Juan de Marco),1995

Regia di Jeremy Leven, con Johnny Depp (Don Juan de Marco), Marlon Brando (Jack Mickler), Faye Dunaway (Marilyn Mickler).
L’ultimo caso di cui lo psichiatra Jack Mickler si deve occupare prima della pensione pare anche il più interessante:un giovane convinto di essere il leggendario Don Juan gli racconta la sua storia e i motivi che lo hanno spinto a tentare il suicidio dopo l’abbandono da parte della donna amata. L’incarico di Jack è quello di decidere, tempo una settimana, se il giovane sia sano o al contrario se debba essere rinchiuso in manicomio; col procedere della terapia però Jack si rende conto di subire sempre di più il fascino del suo paziente,non sapendo più distinguere tra realtà e finzione…
Attenzione: questa recensione non sarà imparziale! Ho infatti un vero debole per questo film, ispirato al DON JUAN di Lord Byron (1824), pur non essendo una vera e propria storia d’amore in senso classico, è uno dei più bei film che parlano d’amore in senso completo, attraverso la storia, in perenne bilico tra verità e finzione, di un giovane uomo che si veste e vive credendosi(o forse lo è?) il più grande seduttore di tutti i tempi. A interpretarlo un grande (e affascinante, inutile dirlo!) Johnny Depp, supportato da un’altrettanto in forma Marlon
Brando nei panni dello psichiatra dapprima scettico che man mano si lascia conquistare dalla storia del suo paziente e dalla sua personalità, dando così una svolta alla sua vita e al suo rapporto con la moglie Marylin (un’ottima Faye Dunaway in un brillante ruolo minore). Le scene che li vedono entrambi protagonisti sono un esempio di ottimo duetto tra due grandi attori di due generazioni diverse. E’ un film che propone in modo esemplare una miscela perfetta di sentimento, divertimento e avventura, supportato anche da un'ottima colonna sonora, capeggiata dalla bellissima canzone di Brian Adams "Have you ever really loved a woman?".
COME UN URAGANO (Nights in Rodhante),2008

Regia di George C.Wolfe, con Diane Lane (Adrienne Willis), Richard Gere (Paul Flanner), James Franco (Mark Flanner), Cristopher Meloni (Jack Willis), Mae Whitman (Amanda Willis).
Adrienne Willis, separate dal marito e con due figli adolescenti, approfitta di un week end che I figli trascorreranno col padre per dare una mano all’amica Jean, che gestisce un bed and breakfast sulla spiaggia ma che deve assentarsi. L’unico ospite al momento è Paul Flanner, un uomo misterioso e tormentato con cui Adrienne stringe amicizia; mentre le previsioni meteo avvisano dell’approssimarsi di un uragano, il loro legame si fa sempre più forte…
Tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks, dopo la visione del film la domanda è d’obbligo:r iuscirà mai questo peraltro molto bravo e valido autore a raccontarci una storia col lieto fine?! Perchè purtroppo si sta affermando l’equazione “Nicholas Sparks= amore tragico”ed è un peccato secondo me. Le sue storie sono molto belle, intense, con personaggi e vicende non stucchevoli, zuccherosi o stereotipati; storie di persone comuni che però allo stesso tempo sono uniche e speciali, e che trovano nell’amore reciproco la forza per cominciare una nuova vita o risolvere i loro problemi.
In questo film i due protagonisti sono due persone non giovani, a metà della loro vita, una vita che ha riservato loro delusioni e sbagli: sono due persone non solo amareggiate, ma anche sole e angosciate per il loro futuro.
Gli attori Richard Gere e Diane Lane sono molto bravi a tratteggiare i loro personaggi mettendo da parte, per una volta, la loro fisicità (che, inutile negarlo, ha per buona parte contribuito il loro successo anche se nel caso di lui per me è incomprensibile su come sia successo: è veramente brutto brutto, poveretto!) per approfondire i loro personaggi a livello psicologico ed emozionale. Sono davvero una coppia molto efficace insieme(avevano già lavorato insieme in L’AMORE INFEDELE).
Bellissime le scenografie sia esterne che interne (voglio anche io la casa sulla spiaggia come quella del film, soprattutto la camera blu!), ed efficaci anche i comprimari, in particolare la figlia di Adrienne.
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO ( Pride and prejudice),2006

Regia di Joe Wright, con Keira Knightley (Elizabeth Bennett), Matthew McFayden (Mr.Darcy), Donald Sutherland (Mr.Bennett), Brenda Bletyn (Mrs Bennett), Judy Dench (Lady Catherine), Jane Malone (Lydia Bennett), Rosamunde Pike (Jane Bennett).
Nell’Inghilterra di fine ‘700 la vita della famiglia Bennett (genitori e cinque figlie) viene sconvolta dall’arrivo nella vicina proprietà di un simpatico gentiluomo, Mr Bingley, e del suo arrogante e borioso amico, Mr Darcy. Il prima s’innamora ricambiato della dolce Jane, la maggiore delle Bennett, ma l’altezzoso Darcy e le sorelle di Bingley complottano per separarli, in quanto non apprezzano la famiglia di lei(troppo plebea per i loro gusti). Nonostante tutto Darcy non ha fatto i conti con la forza dei sentimenti in quanto s’innamora della bella, intelligente e spigliata Elizabeth, sorella di Jane; quando arriva a confessarglielo, lei lo respinge facendogli notare quanto lo ha sempre disprezzato per la sua altezzosità e per i suoi modi boriosi. Ma in seguito sia Darcy che Elizabeth avranno modo di conoscersi meglio e rivedere le proprie opinioni e i propri sentimenti.
L’ultima versione cinematografico dell’omonimo romanzo di Jane Austen è quella che mi è piaciuta di meno, rispetto a quella del 1940, con protagonisti Greer Garson e Laurence Olivier, e quella del 1995 con Colin Firth e Jennifer Ehle. Certo i due confronti possono essere schiaccianti, ma anche senza farne questo film è davvero deludente!
Tanto per cominciare attori inadeguati ai ruoli: Keira Knightley troppo vivace, e poi quelle odiose smorfiette a ogni scena sono davvero necessarie?! Matthew MacFayden interpreta un Darcy troppo scontroso e volutamente tenebroso (cosa che nel romanzo non è!), spesso anche trasandato; e non so cosa abbia mai fatto il povero Bingley per essere dipinto come un mezzo deficiente! Rosamunde Pike è una Jane Bennett troppo sdolcinata e mielosa; i nsomma non si salva nessuno, a parte una grande Judy Dench nei panni dell’arcigna Lady Catherine: non appare molto, ma quando c’è fa sparire tutti gli altri con la sola presenza.
E perché dipingere i Bennett come gente volgare e rozza, che fa scorazzare i maiali in cortile o che va in giro mezza discinta (la scalmanata Mrs Bennett di Brenda Bletyn)? No, decisamente non ho trovato nulla in questa versione del romanzo che amo. Uniche tre cose che ho apprezzato: la splendida fotografia che valorizza i bellissimi paesaggi della campagna inglese, la colonna sonora (opera dell'italiano Dario Martinelli) che richiama le vere atmosfere del romanzo, e i costumi, fedeli rispetto alla versione del 1940 con Laurence Olivier e Greer Garson.
Nonostante tutto, il film è paiciuto molto al pubblico e anche ai membri dell'Academy, visto che nel 2006 è stato candidato a quattro nomination (migliore attrice, colonna sonora, costumi e scenografia), e ha vinto vari premi nei vari festival mondiali.
RECENSIONE: IO
Regia di David Frankel con Owen Wilson (John Grogan), Jennifer Aniston (Jennifer Grogan), Alan Arkin (Arnie Klein), Kathleen Turner (Ms. Kornblut)
John e Jennifer Grogan sono una giovane coppia di sposi piena di entusiasmo ma ancor più di incertezze: sul loro futuro in generale e su quello professionale in particolare, su dove stabilirsi e su quale direzione far prendere al loro rapporto. Se Jennifer ha le idee piuttosto chiare, ovvero vuole una famiglia, John non si sente ancora del tutto adulto né pronto a diventar padre, così accetta immediatamente il suggerimento di un collega, ovvero prendere un cane che tenga occupata Jennifer e le permetta allo stesso tempo di sfogare il suo istinto materno, concedendogli intanto la possibilità di procrastinare una decisione e di abituarsi eventualmente all’idea di una prossima paternità. La scelta cade su uno splendido cucciolo di Labrador Retriver, ribattezzato Marley, che si rivelerà un incrocio tra un terremoto ed un ciclone e che sconvolgerà la loro vita, dapprima nel tentativo di tenerlo a bada ed in seguito come membro fondamentale e cemento della nascente famiglia Grogan. Gli anni passeranno, molti cambiamenti ci saranno ma Marley sarà sempre lì, guardiano, custode, compagno, testimone, amico.
Tre anni fa il libro autobiografico del giornalista John Grogan ottenne un inaspettato e planetario successo, naturale quindi che Hollywood decidesse di farne un film che bissasse quel successo. L’impresa, almeno dal punto di vista economico, sembra riuscita: il film ha incassato moltissimo in America e nei paesi dove è uscito finora, anche se non tutti sembra abbiano capito il meccanismo per cui ciò sia successo. In effetti la pellicola non è certamente un capolavoro e la regia di David Frankel è quella che si definisce una direzione “corretta” ma senza particolari guizzi, al limite del piatto, specialmente quando dopo una prima parte più ritmata e divertente (in cui Marley ne combina mille ed una), la storia rallenta per seguire la vita quotidiana della famiglia Grogan divenendo la cronaca un poco banale di fatti usuali e comuni ai più. Però è proprio in questa mancanza di eccezionalità che sta paradossalmente la forza del film, non le vicende funamboliche od avventurose di personaggi fittizi, ma l’esistenza genuina e scontata di un normale nucleo familiare alle prese con problemi scontati e normali, ma in cui tutti possono riconoscersi, narrati con delicatezza, senza mai alzare i toni o ricorrere ad effettacci di dubbio gusto. Perché ciò che è davvero straordinario, nel suo essere ordinario, è la forza del sentimento che unisce la coppia da sola prima ed in seguito la coppia che cresce e matura aprendosi alla genitorialità, grazie anche a Marley e che impara la forza dell’amore nelle sue varie declinazioni, inclusa quella importantissima tra uomo ed animale, tra padrone e cane.
Certo la sceneggiatura spesso sembra non sapere esattamente che direzione prendere, se quella del film comico, della commedia di costume, del film per famiglie, del dramma contemporaneo e cerca di mischiare un poco di tutto ma senza eccessiva perizia, salvato dalla evidente chimica tra
Un film carino, che intrattiene nonostante qualche lentezza e che si riscatta totalmente in un finale tragico ma molto intenso, che sfida diversi tabù e ci regala alcune scene di puro dolore, che niente hanno a che fare con certe pellicole completamente artefatte per la famiglia.
Chi ha un cane (un Labrador in particolare) o l’ha avuto riderà e piangerà alternativamente, ricordando e rivivendo esperienze note, ma anche chi non ha mai provato quell’amore puro, assoluto, pulito e totale che nasce tra un cane e l’uomo e che non è facile da esprimere o da far comprendere a chi questa conoscenza non l’ha, rimarrà toccato e forse valuterà con occhi diversi le notizie in genere drammatiche, in cui si parla di cani, quasi sempre in chiave negativa. Perché questi numerosissimi compagni ci sono silenziosamente accanto ogni giorno ed in tanti momenti e campi importanti, chiedendo poco e dando moltissimo: sono con gli anziani soli, coi bambini autistici, coi malati terminali, coi ciechi, i sordomuti, coi malati di alcuni tipi di disturbi mentali, coi paraplegici, con la guardia costiera, coi pompieri, con la polizia, con la protezione civile o semplicemente arricchendo inestimabilmente la vita di chi ha la fortuna di accoglierli.
Lavorano per noi, con noi, pronti a dar la vita per un sorriso ed una carezza. John Grogan ha reso un giusto e doveroso omaggio ad una creatura splendida col suo libro, ed anche il film nel suo piccolo, riesce in parte a riprodurre il nocciolo di questo evento speciale, credo che anche noi dovremmo dire una sola parola: grazie.
RECENSIONE: I LOVE SHOPPING (Confessions of a shopaholic), 2008

Regia di P. J. Hogan , con Isla Fisher ( Becky Bloomwood ), Hugh Dancy ( Luke Brandon ), Krysten Ritter ( Suze ), Joan Cusack ( Jane Bloomwood ), John Goodman ( Graham Bloomwood) .Leslie Bibb ( Alicia Billington ).
Becky Bloomwood è una simpatica ragazza inglese che lavora per una rivista dove dispensa consigli su spese e risparmi sicuri. Peccato che il suo più grosso problema sia una passione smodata per lo shopping, che la riduce spesso in bolletta!
Vive con l’amica Suze, che cerca invano di aiutarla in ogni modo a curare la sua mania per lo shopping, e a dispetto di tutto riesce bene nel lavoro, guadagnandosi la stima del suo staff e in particolare dell’uomo che l’ha assunta, Luke….
Tratto dai due romanzi di Sophie Kinsella I LOVE SHOPPING (2000) e I LOVE SHOPPING A NEW YORK (2001). Definire questo film inopportuno data la crisi economica in atto è esagerato ( in fondo questa crisi ormai dura da ANNI! ), ma io che lo aspettavo con tanta ansia, essendo una fan della serie della Kinsella ( ho letto tutti e cinque i libri! ), ora che l’ho visto posso dare come giudizio un “nì”.
Vedrò di spiegarmi meglio:intanto già il fatto di condensare due romanzi in un solo film non mi è parsa una scelta felicissima ( e poi perché cambiare nazionalità alla storia? Perchè nell’originale Becky e C. sono londinesi…), visto che si perdono tante sottigliezze che si sarebbe riusciti a mantenere anche nel passaggio da libro al film.
Poi il centro e l’anima della storia:la mitica Becky Bloomwood. L’attrice che la interpreta, la semisconosciuta Isla Fisher, è sicuramente volenterosa e simpatica ( anche se io personalmente la mia Becky ideale è e rimarrà Kate Hudson ), ma purtroppo è proprio riguardo al personaggio di Becky che viene perpetrato il “tradimento” più grosso:non si sa se per opera della sceneggiatura, dei costumisti o delle smorfiette a tratti insopportabili della Fisher ( sempre meno insopportabile comunque di Keira Knightley! ), ma viene eliminato del tutto ( o quasi ) il carattere generoso e intelligente della nostra eroina, lasciando solo la sua mania per lo shopping e la moda. Con il risultato che la nostra sembra alla fine solo una povera scema, superficiale e sciupona, che per la moda è disposta pure a ferire e sacrificare le persone che ama. E non è certo così!
Vogliamo poi parlare di abiti e accessori, quelli che calamitano l’attenzione di Becky?Leggendo il romanzo ci facciamo un’idea di capi chic ed elegantissimi, visto che vengono continuamente nominati famosi marchi della moda come Gucci, Denny & George, Ralph Lauren, ecc. Pensiamo quindi che Becky sia un modello di eleganza, una novella Audrey Hepburn, con un gusto innato. E quindi a tratti capiamo la sua incorreggibile manìa,le sua mani bucate, seppur non condividendole. Ma vedendo il film ho avuto la netta impressione che la costumista abbia un po’ esagerato,con abiti e accessori spesso eccessivi e davvero brutti o troppo strampalati ( come l’abito da damigella di Becky… ma chi se lo metterebbe?! ), col risultato che la Fisher si aggira per il film spesso abbigliata con mise che una persona con un minimo di gusto ( e nel romanzo Becky di gusto ne ha parecchio ) non metterebbe nemmeno a pulire i pavimenti… così la passione per lo shopping risulta ancora più fastidiosa, tanto è vero che verrebbe voglia di prenderla a sberle quando spende tanti soldi per cavolate simili!

Più apprezzabile l’inedito Hugh Dancy nei panni dell’affascinante e compassato Luke ( davvero meglio di come me l’ero immaginata leggendo i romanzi! ), e bravissimi i personaggi minori dei genitori di Becky ( l’inedita coppia John Goodman e Joan Cusack ), che avrebbero meritato sicuramente più spazio. Purtroppo rivisitati “in decrescendo” i personaggi di Tarquin e Suze. La Scott Thomas perfetta, tanto è vero che la vedrei bene anche nel ruolo di Elinor, la gelida madre di Luke , se continuassero a fare film sulla serie( ma se devono farli così speriamo di no!).
Nonostante tutto è un film gradevole e simpatico, che diverte e distrae per circa due ore, e ha una sua morale,quindi io lo consiglio comunque..ma se avete letto il libro non so se sarete pienamente soddisfatti!
Tiziana
RECENSIONE:
IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON (The curious case of Benjamin Button) 2008
Regia di David Fincher con Brad Pitt (Benjamin Button) Cate Blanchett (Daisy Fueller) Julia Ormond (Caroline) Taraji P. Henson (Queenie)
New Orleans, 1918, la città è in festa per la fine della Grande Guerra. Monsieur Gateau talentuoso costruttore di orologi cieco, ha perso in battaglia il suo unico figlio. Non ha pianto lacrime che fossero visibili ma il suo dolore è grande. Prima di scomparire per sempre, decide di terminare quella che è la sua commissione più importante, un enorme cronografo per la stazione centrale, a modo suo. Le sue lancette infatti segneranno si il tempo, ma all’indietro, perché forse così, afferma, coloro che abbiamo perso potranno tornare da noi.
Thomas Button si affretta verso casa, sua moglie sta partorendo il loro primogenito è lui è pieno di entusiasmo. Ma ad accoglierlo troverà una casa silenziosa, un letto zuppo di sangue, una moglie alle soglie del trapasso. Il bambino è nato, è vivo, ma è mostruoso. Non può essere suo figlio. Non può. E’ uno scherzo della natura, una vergogna da coprire, un problema da eliminare. Thomas non ci pensa su nemmeno un attimo, non terrà quell’essere deforme. Vorrebbe annegarlo nel fiume, ma la presenza di un poliziotto glielo impedisce, così lo abbandonerà davanti ad una casa di riposo per anziani, dove lo troverà la capo inserviente di colore Queenie, che nonostante non sia sposata, non guadagni granché ed abiti nel sottoscala dell’edificio, avrà il cuore abbastanza grande per accogliere, salvare ed amare quel neonato repellente, rugoso ad artritico come un novantenne.

Inizia così uno dei film più belli dell’anno, stabilendo da subito il tono del racconto, che non vuol essere se non in minima parte agganciato alla realtà, ma per il resto si situa nel favolistico, in una terra di mezzo tra Forrest Gump ed Il favoloso mondo di Amélié. Come per i film fantastici, anche qui è necessaria una sospensione del giudizio per potersi godere appieno la storia e lasciarsi trasportare da essa. Non cercate verosimiglianza od assenza di incongruenze, che pure ci sono e numerose, non è una commedia, un documentario od una pellicola di denuncia, ma cinema allo stato puro: ovvero sogno ed emozione. Lasciate i pregiudizi a casa (non mi piace Brad Pitt, è troppo lungo, è ambientato nel passato, è un’americanata) ed abbandonatevi alla magia. L’incanto di una regia forte ed avvolgente, di una fotografia meravigliosa e sapiente che cambia con il variare dei periodi storici, passando dal bianco e nero, al seppia, al technicolor, alla saturazione tendente all’ocra degli anni sessanta e del superotto, a quella a luce quasi naturale degli anni settanta, alla mancanza di contrasto degli anni ottanta, per approdare alla luce fredda e virata al grigio dei giorni nostri, in un virtuosismo che coinvolge tutti gli altri reparti. Musica, scenografia, costumi, suono, trucco ed effetti speciali sono di un livello altissimo come lo sono tutti gli interpreti, dai comprimari ai protagonisti, con menzione particolare per la strepitosa Taraji P. Henson nei panni di Queenie e per la radiosa ed intensa Cate Balchett nei panni di Daisy, l’amore della vita di Benjamin. Come gli ingranaggi dell’orologio di Monsieur Gateau, anche qui tutto concorre al risultato finale, che se in alcune singole parti può mostrare pecche, (come la sceneggiatura che ricorda troppo il succitato Forrest Gump discostandosi moltissimo dall’omonimo racconto di Francis Scott Fitzgerald da cui è tratta) nell’insieme si armonizza e ci consegna un’opera lirica, struggente ed affascinante.

Certamente la prima metà del film, incentrata su Benjamin, è la più riuscita, si rimane avvinti dalle immagini in maniera quasi ipnotica e ci si sente catturarti nel profondo senza comprenderne totalmente il motivo. Poi la trama si sposta sulla storia sentimentale tra i protagonisti, cambiando leggermente registro. Benjamin e Daisy si innamoreranno da bambini e riusciranno, dopo molte traversie ed esperienze, a vivere appieno questo sentimento solo ormai adulti e per un breve momento. Ma non è questo il miglior ritratto dell’amore che il film ci regala. Pitt e Blanchett sono bellissimi, levigati, perfettamente accoppiati ed adeguatamente appassionati nei loro incontri della maturità, poi per loro il tempo inizierà a scorrere diacronicamente. Solo allora, quando entrambi saranno vecchi, anche se in maniera fisicamente opposta, assisteremo ad alcune tra le più commoventi e vivide rappresentazioni dell’amore che mi sia mai capitato di vedere sul grande schermo, varrebbero da sole tutto il film.
David Fincher, innovatore, disturbatore, amante dei toni cupi e dei disadattati, sorprendentemente dirige una pellicola in maniera classica eppure personale, raggiungendo una maturità che promette futuri capolavori e che diversamente dalle sue precedenti opere non propone soluzioni ma pone quesiti.
Quesiti probabilmente sgradevoli in un mondo dominato da una parte da dogmi ed ideologie (anche in campo cinematografico) dall’altro da un individualismo sfrenato e da un culto di una irraggiungibile perfezione fisica sotto cui si cela il niente ed il terrore della morte. La bruttezza o una qualsiasi deformità o difformità rendono un essere umano indegno ed immeritevole di essere accolto nella società e di essere amato? Perché la società non vuole farsene carico come non vuole farsi carico degli anziani, trasformando di fatto tutte queste persone in invisibili ed indesiderabili? Davvero i legami di sangue sono quelli più forti o l'esser genitori non ha nulla a che fare con la semplice biologia e tutto con il desiderio di accoglienza? Perché non sono accettabili gli inevitabili segni dell’invecchiamento? Perché non si può mostrare che l’amore è anche rinuncia al proprio egocentrismo e parzialmente rinuncia all’io, per passare al noi? Cosa o chi dà significato al nostro vivere?
A ciascuno di noi trovare, se c’interessa, la risposta a queste domande, proposte più con la potenza delle immagini che con quella delle parole, che onestamente qui sono di importanza alquanto relativa. E come le immagini, restano dentro di noi, a lungo. Impossibile uscire dalla visione di questo film senza aver provato nulla, non importa a quali mezzi gli autori siano ricorsi, fatto sta che hanno colpito il nostro cuore e toccato il nostro spirito. A me sembra un risultato enorme.
POST DI SAN VALENTINO: LE PIU’ BELLE SCENE D’AMORE DAI FILM
Carissime, in concomitanza con la festa degli innamorati (14 febbraio) per una volta il post mensile sui film tratti da romanzi si fa da parte per lasciare posto invece a uno “speciale” in tema: di seguito,ecco quali sono secondo noi le scene d’amore più belle tratte dai film; per l’occasione, la scelta si estende a tutti i film, non solo a quelli tratti da romanzi.
E se,secondo voi, ne mancherà qualcuna, chiedo la vostra comprensione: ce ne sono talmente tante… :-)
YOUR SONG ( da MOULIN ROUGE)
Attraverso le note della canzone di Elton John il poeta Christian (Ewan McGregor) dichiara il suo amore alla cortigiana Satine ( Nicole Kidman). Sullo sfondo, uno scenario magico... che altro dire?
LA BELLA E LA BESTIA
Il tema preferito dai romantici di ogni epoca:un lui brutto da far paura e una lei bella e dolce, pronta ad andare al di là delle apparenze. L'amore già nell'aria esplode durante un solitario ballo romantico, dove persino i puttini dipinti sul soffitto si fermano a guardare ammirati... come tutte noi, del resto!
SO CHI SEI (da LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO)
Un principe e una principessa, destinati dalla nascita, che si incontrano e si innamorano senza che nessuno dei due sappia chi è l’altro. E ballano sulle note di una canzone musicata su quelle dall’omonimo balletto di Tchaickvosky, con contorno di simpatici animaletti dispettosi. Perchè chi l’ha detto che anche un cartone non può essere romantico?
SCENA FINALE ( da COLAZIONE DA TIFFANY)
Questa scena mi emoziona molto ogni volta che la vedo:praticamente il vero inizio di una storia d’amore che è rimasta “sospesa”per tutto il film… un lungo bacio incuranti della pioggia battente, e con un bel gattone a fare da cuscinetto tra i due innamorati! E Audrey Hepburn che riesce a essere bellissima e impeccabile anche inzuppata d’acqua sotto la pioggia battente… e io sull’orlo delle lacrime perché temevo che lei non riuscisse più a trovare il suo gatto… insomma, si capisce che questa scena mi piace o no?
SCENA DEL BALCONE ( da ROMEO E GIULIETTA)
Un classico che non poteva certo mancare… qui non c’è bisogno di spiegazioni, mi pare.
SULLA PRUA DEL TITANIC ( da TITANIC)
La metafora dell’amore come desiderio di libertà e di realizzare sé stessi e espressa in questa bellissima scena, diventata una delle più popolari della storia del cinema. Come sottofondo ovviamente una musica straordinaria… non ho mai capito (e continuo tutt’ora a non capire) il fascino di Di Caprio, ma la scena mi ha conquistato. Anche se devo dire che la scena più bella per me è quella del ballo in terza classe.
CHEEK TO CHEEK ( da CAPPELLO A CILINDRO)
Come resistere alla classe di certi vecchi film dove l’amore è davvero inteso in maniera romantica, e si esprime volteggiando in frac e abito da sera sulle note di una dolce canzone? Risposta: impossibile resistere!
BELLA NOTTE ( da LILLI E VAGABONDO)
Alzi la mano chiunque non avrebbe messo questa scena se avesse dovuto scrivere un post come questo! Anche qui non c’è bisogno di molti commenti: è vero che al posto del classico ”due cuori e una capanna” abbiamo un più originale ”due cuori e un piatto”, ma come non restare stregati dalla magia di quella notte stellata... quella cenetta a lume di candela… quella canzone… e aggiugiamoci pure quello spaghetto malandrino… eccoci incantate davanti allo schermo, anche se i protagonisti sono due cani!
YOU WERE MEANT FOR ME ( da CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA)
Uno dei film musicali più belli mai girati, Cantando sotto la pioggia, da vedere e rivedere, ed una storia ultraromantica, il divo che si innamora della comparsa, sconosciuta ma talentuosa. Nessuno vuol vederli insieme, troppi interessi in ballo. Ma il sentimento non può essere controllato e ciò che non può esere detto a parole, si può esprimere col ballo ed il canto durante le prove per il film e la finzione diviene realtà. Dolcissima...
FINALE DI GHOST
Scommetto che eravate arrivate fino a qui chiedendovi: ”ma non c’è niente su GHOST?”. Il fatto è che qui bisognerebbe mettere tutto il film… l’amore che vince sulla morte e sulla vendetta è un tema che ha conquistato (e conquista ancora oggi, visto che GHOST è uno dei film più replicati in TV) con facilità milioni di persone. Io personalmente preferivo la scena in cui lui e lei riescono a riabbracciarsi per una attimo “usando” il corpo della medium, ma non l’ho trovata su youtube, così ho messo questa.
DRACULA E MINA (da DRACULA,1993)
Ammettiamolo: è più facile vedere un UFO che un uomo che piange per amore. E se poi l’uomo in questione è un vampiro che ha attraversato i secoli con il solo scopo di ricongiungersi all’amata morta suicida (anche sottoforma di reincarnazione, come in questo caso), e che si commuove al solo ricordo di lei…il gioco è fatto. E ci commuoviamo a dispetto del protagonista (anzi, forse tifiamo anche un po' per lui).
SOTTO LA NEVE (da EDWARD MANI DI FORBICE)
Solo il genio di Tim Burton poteva realizzare una scena d’amore di tale intensità nonostante i due protagonisti nemmeno si sfiorino (per ovvi motivi): un lui dolce, stralunato e purtroppo impedito dalle sue strane mani, che scolpisce un angelo di ghiaccio con le sembianze della sua bella che danza sotto la neve. E a questa vista i nostri cuoricini palpitano, soffocando alcune logiche domande che altrimenti ci saremmo poste (per esempio:come fa Winona Ryder a danzare sotto la neve la sera di Natale con quell’abitino leggero leggero senza prendersi una polmonite?)
BEYOND THE SEA ( da UNA VITA ESAGERATA)
La scena d’amore più allegra che io ricordi! Sulle note di Bobby Darin Ewan McGregor mostra le già notevoli doti canore che gli sarebbero tornate utili qualche anno dopo in MOULIN ROUGE, Cameron Diaz per fortuna stona meno che ne IL MATRIMONIO DEL MIO MIGLIORE AMICO… belli, giovani, allegri, modaioli e destinati ad un pazzo amore (anche se loro a questo punto del film ancora non se ne rendono conto…): cosa volere di più da una vita esagerata?
SCENA FINALE ( da UFFICIALE E GENTILUOMO)
Il sogno di migliaia di romantiche: un bel principe che arriva a bordo di una rombante moto e rapisce la sua bella davanti a tutti, portandola via verso una (supponiamo noi) luminosa esistenza… confesso: nonostante Richard Gere non mi sia mai piaciuto, adoro questa scena!
ce ne sarebbero molte altre, ma purtroppo lo spazio manca...ma spero che queste vi soddisfino!
BUONA FESTA A TUTTI I VALENTINI E LE VALENTINE!!!
FILM TRATTI DAI ROMANZI
ANGEL LA VITA IL ROMANZO titolo originale ANGEL anno 2007
Regia: François Ozon
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Romola Garai (Angel Deverell) Lucy Russell (Nora Howe-Nevinson) Michael fassbender (Esmé) Sam Neill (Théo) Charlotte Rampling (Hermione) Jacqueline Tong (Madre di Angel)
In una tranquilla cittadina inglese dei primi del Novecento, la giovane Angel Deverell sogna una vita diversa. Suo padre è venuto a mancare quando era ancora piccola, la madre gestisce una piccola drogheria e la scuola è solo una noiosa costrizione: oltre che spiare dal cancello di Paradise House, la villa sfarzosa dove vive la famiglia più ricca della città, l'unico passatempo di Angel è la scrittura, in cui riversa la sua fervida immaginazione e quell'aspirazione al successo e all'amore che non sembra darle tregua.
Alla pubblicazione del suo primo romanzo, la ragazza vede spalancarsi davanti a sé la vita che ha sempre desiderato: il pubblico le tributa da subito un grande successo e l'alta società inglese la accoglie a braccia aperte. Anche l'amore finalmente arriva: Angel conosce Esmé, un giovane pittore che la sposa e si trasferisce con lei e la sorella a Paradise House.
Lo scoppio improvviso della guerra porta lo scompiglio: malgrado le suppliche della moglie affinché resti al suo fianco, Esmé si arruola e parte per il fronte.
Da allora, le cose non saranno più le stesse a Paradise House, anche perché l'uomo nasconde un segreto che manderà in frantumi per sempre i sogni di Angel.![]()
Ispirato al libro omonimo Angel scritto da Elizabeth Taylor, questo film benché sia in costume come piace a me, non mi ha per niente conquistato.
La protagonista mi è stata antipatica dall’inizio alla fìne del film, non sono riuscita a volerle bene nemmeno un pochino.
Capricciosa, viziata, antipatica, un po’ cafona sono tutti gli aspetti che vedo molto marcati in questo personaggio, anche se bisogna dare atto che tutto ciò viene palesemente messo in ombra dal suo talento naturale, quello della scrittura, perché Angel è una ragazzina che dalla povertà riesce a emergere grazie a un dono tutto speciale, il genio fantasioso della sua mente che la porterà a diventare una famosa scrittrice che tutti ameranno, perché lei ha la capacità di descrivere luoghi, sentimenti, sensazioni, amori senza averli mai vissuti, ma che conoscerà solo quando si innamorerà di Esmé colui che diverrà suo marito, un pittore che dipinge in un modo dove i colori non hanno posto, creando i suoi quadri in un mondo senza luce.
Angel è davvero molto bella, ricorda in effetti una Rossella O’Hara di Via col Vento, carattere compreso! ma mentre Rossella è stata una figura mitica, Angel non è nemmeno paragonabile a lei, almeno per me. Diventata ricca grazie al suo estro creativo, sarà la scrittrice del momento, riuscendo alla fine a comprarsi la casa dei suoi sogni Paradise arredandola con dei mobili pacchiani e andando a vivere con la madre e quella che poi diventerà sua cognata, colei che l’amerà senza riserve sino alla fine. Mentre i suoi libri hanno sempre più successo, rendendola sempre più ricca, scoppia la guerra. Tutto ciò che la vita ha dato ad Angel, ha un prezzo, e lei si dovrà confrontare con la guerra, una guerra che suo maritò vorrà combattere.
Romola Garai l’attrice che la interpreta è molto bella e soprattutto brava. la ricordiamo nel ruolo di Briony Tallys nel film Espiazione di cui ho fatto la recensione qualche tempo fa, mentre Michael Fassbender nel ruolo di Esmé, marito di Angel lo abbiamo visto nel film 300 nella parte di Stelios. Per quanto riguarda il bravissimo Sam Neil e Charlotte Rampling ovviamente tanto di cappello! Bellissima, devo dare atto, alla scenografia anche se un po’ pacchiana, dovuto ovviamente ai gusti della protagonista, mentre alcuni dei costumi da lei indossati sono splendidi!
Ovviamente come sempre lascio a voi la scelta di giudizio, ma sinceramente non è un film che riguarderei volentieri!
ANNUNCIO D’AMORE titolo originale STRAIGHT FROM THE HEART anno 2003
Regia: David S. Cass Sr.
Genere: Sentimentale
Cast: Teri Polo (Jordan Donovan) Andrew McCarthy (Tyler Ross) Patricia Kalember (Laurie Woods) Greg Evigan (Edward Morgan) Christine Tucci (Carla Dimaggio) David Jean Thomas (Jesse Syms (as David Jean-Thomas) J.Kenneth Campbel (Howard Jamison)
Appuntamento al buio tra una newyorkese e un uomo del West.
Jordan Donovan, è una fotografa di Manhattan, che aspetta la proposta di matrimonio dal fidanzato Edward, che però tarda ad arrivare. La sua migliore amica per far ingelosire il fidanzato le organizza un incontro con un vedovo cowboy del Wyoming: sembra un buon modo per far ingelosire Edward, e Jordan accetta; ma ad attenderla c'è un ignaro e rude domatore di cavalli...
Annuncio d’amore è tratto dal libro omonimo di Pamela Wallace, e devo dire che se il libro è carino quanto il film mi piacerebbe tanto leggerlo. Volontarie per accontentare questa mia mancanza???
Pamela Wallace vi ricorda qualcosa?? Ebbene si!
Non guardo sempre i film che danno il pomeriggio su canale cinque, ma quel giorno avevo proprio voglia di guardarne uno e quando ho visto scorrere sullo schermo i vari nomi di attori, della fotografia, etc, mi si è accesa una lampadina quando ho letto che era tratto dal libro di Pamela Wallace. In effetti mi ricordava qualcosa, allora senza pensarci sono andata dritta dritta all’archivio del nostro sito e ho cercato Pamela Wallace e, sorpresa…..è la stessa che ha scritto Sirena dai capelli di luna, un Harlequin di qualche tempo fa!
Chissa quanti film vengono tratti da questi generi di libri e noi purtroppo non ne vedremo mai la visione!!!
Il film è molto carino, mi sembrava in effetti di leggere uno di quei libri d’amore che ci piacciono tanto.
Il personaggio di Tyler Ross è il classico uomo che non deve chiedere mai, con degli sguardi da capogiro, un cowboy tutto d’un pezzo, (io lo chiamo l’uomo denim). Tyler è un tipo solitario, poco socievole e poco disponibile al dialogo, non da corda alla protagonista, sfugge alla sua presenza rasentando di poco la scortesia, e ha dei pregiudizi nei suo confronti essendo la giovane una ragazza di città abituata alla comodità, ma più di tutto non vuole innamorarsi ancora.
Jordan è in effetti una ragazza di città, che per sfidare il suo fidanzato riluttante al matrimonio accetta di andare nel selvaggio paese del Wyoming. Ma al suo arrivo, conosciuto l’uomo, anche se lui la tratta con scortesia, ha tanta voglia di cambiare la sua vita, non è più sicura di ciò che realmente vuole, ma di una cosa è sicura, ossia riuscire ad attraversare il muro eretto dall’ombroso cowboy. Jordan è combatutta dall’amore che sente nascere per
Tyler, perché essendo fidanzata, non sa proprio cosa fare anche se il cowboy la respinge nonostante sia evidente l’attrazione che provano l’uno per l’altra.
Se riuscite a procurarvi e vedere il film spero abbiate le stesse sensazioni che ho avuto io, mi pareva di leggere un bel libro, certo niente di così eclatante, ma molto carino.
Girato in un contesto meraviglioso quali sono i paesaggi del Wyoming, con le fattorie, i ruscelli e le verdi terre dove pascolano tantissimi cavalli.
Insomma tutto ciò che un film western deve avere, tutto quel meraviglioso verde fatto di foreste, paesaggi bucolici che mi affascinano tantissimo. Andrew McCarthy lo ricordo in altri film, in Weekend con il morto 2 ma in particolare in un film visto da ragazza e che ancora conservo perché mi piaceva e mi piace tuttora, il titolo era Bella in rosa. La protagonista femminile Jordan, la brava Teri Polo la ricordiamo al fianco di Ben Stiller nelle commedie Ti presento i miei e nel successivo Mi presenti i tuoi?
UN' OTTIMA ANNATA titolo originale A GOOD YEAR anno 2006
Regia: Ridley Scott
Genere: Drammatico
Cast: Russell Crowe (Max Skinner) Albert Finney (Zio Henry) Marion Cotillard (Fanny Chenal) Abbie Cornish (Christie Robert)
Max Skinner, é uno dei più bravi broker finanziari londinesi. Appresa la notizia della morte di un suo zio che non vede e non sente da alcuni anni, deve trasferirsi in Provenza per risolvere le questioni legate all'eredità, in quanto risulta l'unico erede. Un volta arrivato in Francia, i ricordi delle vacanze trascorse in gioventù si rifanno vivi, così come le persone conosciute in quei periodi. Mentre Max sta decidendo cosa farne della vigna e del castello lasciato in eredità dallo zio, visto anche che é stato sospeso dal suo lavoro a Londra, si fa viva una ventenne californiana, Christie Roberts, che dice di essere la figlia illegittima dello zio, e, se questo fosse vero, per la legge francese, anche l'unica erede...
Basato sull’omonimo libro di Mayle Peter, Un'Ottima Annata è una commedia decisamente piacevole.
Il libro non ho avuto il piacere di leggerlo, e mai credo di poterlo fare vista l’immensa pila di altri libri che mi aspetta paziente.
Max Skinner è il protagonista di questo film interpretato da un Rrussel Crowe da infarto anche con tanto di occhiali che però per amor del Cielo non gli rendono giustizia!!!! Come direbbe la nostra naan, Crowe è sempre Crowe…… ma lei non fa testo, praticamente va in fibrillazione appena si pronuncia il suo nome ^__^ )
Smessi i panni del meraviglioso, splendido Gladiatore e quello di una mente geniale, indossa i panni
di un uomo d’affari, un broker londinese di successo, anzi il migliore bastardo nel suo campo, che non si crea problemi a scavalcare quelle regole che dominano la borsa, il suo motto è: Vincere non è tutto, è l'unica cosa! Un cinico arrogante figlio di buona donna questo è Max che non si crea nessun problema a fare le scarpe a tutti nel suo lavoro, e decisamente questa è una cosa che oltre a saper fare bene, gli piace fare !
E' proprio per aver oltrepassato il limite che Max viene sospeso per un po’ di tempo dal lavoro e quindi a malincuore ne approfitta per recarsi in Francia, in Provenza dove nel frattempo ha ereditato una splendida tenuta …o almeno così ricordava che fosse…splendida per l’appunto !
La tenuta apparteneva allo zio Henry, col quale Max passava le vacanze estive da ragazzino ma che ormai non sentiva più da anni.
Da quel cinico com’è pensa subito di venderla, anche perché la casa (e che casa caspita!) è decisamente trascurata e ha bisogno di un buon restauro. Come passano i giorni però nella mente di Max riaffiorano i ricordi delle estati passate con lo zio e la comparsa anche di una giovane e bella donna, (la scena della piscina è esilarante!) fanno vacillare l’idea iniziale di vendere la casa.
Riguarderei il film solo per lo scenario, la tenuta è splendida, e mentre guardavo il film, vedevo la casa nel suo antico splendore, la mia immaginazione vedeva pareti intonse, pavimenti rustici e arredi con mobili stile casa di campagna con la cesta della legna di fianco al camino!!!!!!! insomma un vero e prorio restauro!!!
E la terrazza che si affaccia sul meraviglioso vigneto? E che dire di quest ’ultimo……Luce per gli occhi!!!
Quanto mi piacerebbe vivere in un posto del genere, a sorseggiare un buon Borgogna in terrazza ……. non propriamente con Russel………ma mi potrei accontentare ….
Praticamente mi è piaciuto tutto del film, dialoghi brillanti, ottima recitazione, ma soprattutto il luogo dove è girato il film è splendido, ma in ogni caso non sto li ad analizzare i dettagli se un film mi piace, fotografia, musiche etc….
L’importante è che quello che guardo catturi la mia attenzione.
Nella parte della giovane Fanny di cui Max si innamora, troviamo l’attrice Marion Cotillard che ricordiamo in un ruolo secondaro nel film una Lunga domenica di passioni, dove ha vinto il Premio César per la migliore attrice non protagonista, mentre nel 2007 ha interpretato la parte Edith Piaf, nel film La vie en rose, ruolo che le ha aggiudicato diversi premi tra cui un Oscar come migliore attrice protagonista, un Golden Globe come miglior attrice protagonista in un film musicale, il prestigioso Bafta come miglior attrice protagonista, e il Premio César per la migliore attrice.
Russell Crowe anche se ha recitato in film meravigliosi come A Beautiful Mind, Cinderella man, Master and Commander dando sempre il massimo di sé perchè è comunque un bravissimo attore io lo ricordo e mi piace ricordarlo nell’indimenticabile e splendido gladiatore nel film omonimo.
Film che ha vinto svariati premi, ma soprattutto un film che rivedo senza mai stancarmi che è valso a Crowe l’Oscar come migliore attore protagonista e credo sinceramente che un Russel Crowe come l’ho visto nel film il Gladiatore è difficile da dimenticare!
UNA LUCE DAL FUOCO titolo originale ROSAMUNDE PILCHER -IM LICHT DES FEUERS
anno 2000
regia :Hans Werner
genere : Drammatico,
cast : Mariella Ahrens (Julia) Nicolas König (Stephen) Barbara Rütting (Catherine) Clemens Jakubetz (Christopher) Thure Riefenstein (Gordon)
Una donna osteggia la relazione della figlia.
Lady Catherine molto preoccupata perché rischia di perdere la sua vasta proprietà terriera, Edenvale, a causa di grossi debiti finanziari. Una notte, un incendio divampa nelle scuderie della tenuta ed Emily, una delle due figlie di Catherine, e suo marito George muoiono nel tentativo di portare in salvo i cavalli... ora lady Catherine vive col nipotino rimasto orfano. L'altra figlia Julia decide di farle visita, e proprio a Edenvale conoscerà una profonda passione che però la madre farà di tutto per contrastare...
Luce dal fuoco è tratto da un libro di Rosemunde Pilcher, di quale libro si tratta in verità non lo so perché non trovo riscontro con i libri pubblicati in Italia, quindi presumo sia un inedito. I film tratti dai suoi libri vengono proposti molto spesso da canale cinque generalmente nei pomeriggi estivi e nonostante non siano dei capolavori di regia, so per certo che non rendono giustizia ai libri, ma fanno comunque una piacevole compagnia per un'oretta e mezza circa.
Ovviamente non sono prodotti americani, e la differenza si vede, parliamoci chiaro…come fanno i film gli americani non c’è proprio storia, ma vale la pena guardare i film solo per le bellissime località dove vengono girati gli esterni e non solo, in quanto i paesaggi bucolici descritti alla Pilcher, dove sono situate le antiche dimore, si alternano sovente ai paesaggi marini con delle vedute da mozzare il fiato.
Promontori, scogliere, sconfinati campi, questi sono i paesaggi che la scrittrice ci regala con i suoi libri, luoghi in cui vorresti essere…… In questo film abbiamo una dimora atavica Edenvale, bellissima ma costosa da mantenere, che verrà messa all’asta perché la proprietaria lady Catherine non ha più la possibilità di mantenerla in quanto oberata dai debiti.
La classe sociale le fa da cornice in quanto anni prima la donna aveva impedito che la figlia minore Emily sposasse il figlio del giardiniere perché di estrazione sociale inferiore alla sua, ma si sa la ruota gira e il giovane partito anni prima in America a lavorare, tornerà a Edenvale ricco e disposto a comprare la tenuta che la proprietaria orgogliosa sino all’eccesso e pure in torto per quanto riguarda il passato, non vuole vendergli.
Una nuova storia d’amore nascerà con la sorella maggiore del suo vecchio amore Julia, nonostante lady Catherine si opponga.
Ovviamente tutto si sistema come da copione, ma essendo la Pilcher una scrittrice che sa parlare bene dei sentimenti, anche i film tratti dai suoi libri sono una piacevole visione anche se come dicevo prima non certo delle produzioni eccezionali.
FILM TRATTI DA ROMANZI
BECOMING JANE – IL RITRATTO DI UNA DONNA CONTRO (Becoming Jane), 2006

Regia di Julian Jarrold, con Anne Hathaway (Jane Austen), Julie Walters (Mrs Austen), James McAfoy (Tom Lefroy), James Cromwell (Mr. Austen), Anna Maxwell Martin (Cassandra Austen), Maggie Smith (Lady Gresham).
Nel 1795 la giovane Jane Austen, figlia di un reverendo, vive nel suo paesino di campagna la comune vita di tutte le giovani inglesi di modesta famiglia dell’epoca.Il suo principale interesse è la letteratura, essendo una bravissima componitrice di brani in prosa pieni di ironia, e trascorre serenamente le sue giornate tra il sogno di diventare scrittrice e la famiglia, avendo un rapporto privilegiato in particolare con la sorella Cassandra.
Un giorno conosce l’antipatico e snob Tom Lefroy, amico del fratello Henry, e sebbene tra i due inizialmente sia antipatia a prima vista, col tempo…
Sebbene questo film si dice che questo film sia tratto dalle lettere di Henry Austen, fratello di Jane, le fans della scrittrice sono avvisate:questo film altri non è che un mix di situazione e personaggi presi qua e là dai vari romanzi di Jane Austen, e poco modificati rispetto all’originale. Per capirci meglio: Cassandra = Jane Bennett, Mrs Austen = Mrs Bennett, Lady Gresham = Lady Catherine, Sir Wisley = Edward Ferrars, ecc.
Gli stessi protagonisti, Jane e Tom, ricalcano rispettivamente Elizabeth Bennett e Mr. Darcy in versione trasgressiva... e di certo chi potrebbe immaginare un Darcy ispirato a un maleducato arrogante signorino che alla sua prima apparizione entra in salotto sbattendo la porta e interrompe senza scusarsi una riunione dove una persona sta leggendo?
No, assolutamente io non mi sono lasciata ingannare… per il resto nulla da dire, la ricostruzione storica è perfetta e molto attenta alle consuetudini sociali quotidiane,ma per ogni appassionato che si rispetti impossibile non trovarsi davanti, in ogni scena,a molto più di un dèja vu….
Peccato perché Anne Hathaway mi è sembrata una Jane credibile. Sicuramente più dell’insulso protagonista maschile, che non riesce a dare credibilità all’uomo che avrebbe (il condizionale è d’obbligo) ispirato Mr Darcy e altri personaggi indimenticabili.
Il mio consiglio? Se proprio volete, guardatelo... ma non per farvi un’idea della vita e delle opere di Jane Austen. Che vanno conosciute da fonte sicura, ovvero i suoi romanzi.
IRIS, UN AMORE VERO (Iris), 2001

Regia di Richard Eyre, con Kate Winslet (Iris Murdoch), Hugh Bonneville (John Bailey), Judy Dench (Iris anziana), Jim Broadbent (John anziano).
L’anziana scrittrice Iris Murdoch, colpita da Alzheimer, viene amorevolmente assistita da marito, studioso di letteratura, John Bailey. Il loro matrimonio dura da moltissimi anni:conosciutisi negli anni ’40, si innamorano nonostante le notevoli differenze di carattere: Iris è esuberante e vivace, John timido e impacciato, ma uniti da una forte affinità spirituale e intellettiva e dal grande amore per la letteratura…
Tratto dal libro ELEGIA PER IRIS di John Bailey,è la storia della scrittrice inglese Iris Murdoch, a cui nel 1996 venne diagnosticato il morbo di Alzheimer e che morì a causa della malattia tre anni dopo.
La storia è raccontata dal marito, ed è una toccante testimonianza soprattutto nella parte che riguarda la vita di John e Iris da anziani,con lei ormai gravemente malata e ormai l’ombra della scrittrice arguta, provocatrice e intelligente che era:la Iris malata di Alzheimer è ormai una bambina, bisognosa di affetto e cure costanti, che cerca unicamente nella persona che più l’ha amata nella vita, il marito John.
E’ come se Iris, nella sua malattia che la rende dimentica di tutto, ricordi comunque l’amore che li ha sempre uniti rendendolo quindi il pilastro della propria vita.
Un amore che certo molti, e io per prima, non capiscono fino in fondo, visto che l’esuberanza di Iris l’ha portata ad avere spesso relazioni anche con altri uomini, relazioni che il marito accettava sicuro che poi lei sarebbe tornata. John è un uomo solo apparentemente mite e paziente,in realtà è una persona dai sentimenti forti e profondi, cui non viene meno per tutta la sua vita,capace di essere accanto alla sua compagna soprattutto nelle difficili prove che la vita riserva loro, ultima quella della malattia.
Sugli attori nulla da dire, visto che le loro fantastiche performance parlano da sole;in particolare ho osservato come gli attori che interpretano i personaggi da giovani e quelli che li interpretano da anziani si incastrano perfettamente tra di loro, nel senso che vedendo Judy Dench nei panni di Iris anziana viene spontaneo immaginarla con le fattezze di Kate Winslet quando era giovane; lo stesso dicasi per i due interpreti maschili.
Se potete guardatelo, è davvero un ottimo film.
Nel 2001 l’attore Jim Broadbent per questo film ricevette il premio Oscar come miglior attore non protagonista, mentre Judy Dench e Kate Winslet ebbero una nomination ciascuna rispettivamente come miglior attrice e migliore attrice non protagonista.
LA PRIMULA ROSSA (The scarlet pimpernel),1934

Regia di Harold Young , con Lesley Howard (Sir Percy Blakeney), Merle Oberon (Lady Marguerite Blakeney), Nigel Bruce (il principe di Galles), Raymond Mussey (Chauvelin).
Sir Percy Blakeney è un nobiluomo inglese pigro, indolente, raffinato, amante delle comodità, sposato con la francese Marguerite, scampata per un soffio alle violenze della Rivoluzione Francese. Nessuno, nemmeno Marguerite, immagina nemmeno lontanamente che in realtà Sir Percy è la temutissima Primula Rossa, l’eroe mascherato e coraggioso che si prodiga per salvare i nobili condannati in massa dai rivoluzionari…
Tratto dalla serie di romanzi (1905) della baronessa Emmuska Orczy, il film rappresenta una felice mistura di umorismo e drammaticità, avventura e sentimento, come nella tradizioni dei grandi classici Hollywoodiani.
E’ l’unico film dove l’attore Leslie Howard abbandona i panni del personaggio di turno dall’aria triste e depressa per calarsi nei panni di una specie di “Zorro” inglese: un nobile dalla doppia vita, tutti lo conoscono come damerino sfaticato anche se simpatico, mentre in realtà è un avventuriero mascherato che salva vite umane in situazioni rocambolesche; un eroe atipico insomma, e devi dire che l’attore a sorpresa se la cava benissimo in questo ruolo, riuscendo a essere divertente e serio a seconda dei momenti.
Altrettanto incisiva e perfetta nel ruolo è Merle Oberon nel ruolo di Marguerite, l’ignara moglie di Percy: semplicemente splendida, non solo fisicamente, ma anche come carattere.
Un film di grande successo all’epoca ma oggi poco conosciuto, che varrebbe senz’altro la pena di riscoprire, soprattutto visto il successo che in questi ultimi anni ha riportato alla ribalta il personaggio della Primula rossa grazie al bellissimo sceneggiato interpretato dall’attore Richard E. Grant.
UN AMORE PER SEMPRE (Star), 1992

Regia di Michael Miller, con Jennie Garth ( Crystal), Craig Brieko (Spencer).
Dopo la tragica morte del padre e del fratello la giovane Crystal lascia il ranch di famiglia e parte alla volta di Los Angeles in cerca di fortuna. Mentre lavora come cameriera conosce Spencer, giovane avvocato di buona famiglia,e tra i due è il classico colpo di fulmine; ma lui decide comunque di sposare la fidanzata e lasciare Crystal. Che nella città degli angeli trova il successo nel mondo dello spettacolo esibendosi prima come cantante in un night e poi come attrice….
Tratto dal romanzo STAR (1991) di Danielle Steel, è un tipico Tv movie dei tanti tratti dai romanzi della celeberrima scrittrice. Si avvale molto della bella presenza di Jennie Garth, ai tempi attrice star del telefilm BEVERLY HILLS 90210 nei panni di Kelly; la Garth è simpatica e non recita male, ma è il film che funziona poco, anche per via di una storia banale e scontata,fondata, oltre che sul solito amore contrastato, su colpi di scena a gogò ( se nella propria vita a una persona qualsiasi succedessero tutte quelle disgrazie, imbruttirebbe di brutto - scusate il modo di dire! - altro che diventare sempre più bella come succede a Crystal… )
su uno scontatissimo lieto fine ( alla faccia di tutto quello che è successo in precedenza ) e su personaggi stereotipati: la bella perseguitata dalla sfortuna, il principe azzurro tormentato, la fidanzata cattiva e avida, il padre egoista e manipolatore ecc…
Insomma nulla di particolare; caduto nel dimenticatoio appena spenta la TV.
IL PAZIENTE INGLESE (The English patient), 1996

Regia di Anthony Minghella, con Ralph Fiennes (Laszlo de Almasy), Kirstin Scott Thomas (Katherine Clifton), Juliette Binoche (Hana), Colin Firth (Geoffrey Clifton), Nino Castelnuovo (D’Agostino).
In Toscana, verso la fine della seconda guerra mondiale Hana, infermiera canadese innamorata di un artificiere indiano, accudisce un misterioso paziente inglese dal viso sfigurato di cui si rievoca in flashback la tragica passione per Katharine (K. Scott Thomas), incontrata in Egitto, prima della guerra, durante una missione geografico-militare per il governo britannico. La donna era già sposata, ma ciò non aveva impedito ai due amanti di vivere il loro amore….
Tratto dall’omonimo romanzo (1992) di Michael Ondatjee, è uno dei film più sopravvalutati degli anni ’90: spacciato come kolossal artistico di grande spessore ( qualcuno si azzardò a definirlo una specie di nuovo VIA COL VENTO ), è in realtà un polpettone sentimentale dolciastro,lungo,noioso, lento e a tratti pure confuso, per via dei vari flashback. Ho fatto molta fatica (peraltro inutile) ad interessarmi alla storia d’amore tra Katherine e Laszlo, non trovandola per nulla coinvolgente al di là del desiderio di trasgressione di entrambi;meno ch meno mi ha interessata la storia tra Hana e l’artificiere indiano. Se non altro ho potuto ammirare la splendida fotografia che ha messo in risalto i paesaggi aspri del deserto, ma oltre a ciò nulla di più.
Peccato, perché l’idea del misterioso paziente sfigurato e della giovane donna che tenta di scoprire qualcosa del suo passato era interessante,e inoltre gli attori sono tutti bravi, anche se certo non al loro meglio, a parte Colin Firth, come sempre impeccabile.
Nonostante tutto, grande successo in America e trionfo alla notte degli Oscar 1997, in cui ottenne ben 12 nomination, vincendone nove:miglior film, miglior attrice non protagonista (Juliette Binoche), miglior regista (Anthony Minghella), miglior fotografia, miglior colonna sonora, miglior sonoro, miglior montaggio, miglior scenografia, miglior sceneggiatura non originale.
Tiziana
RECENSIONE: THE DUCHESS
(Regia di Saul Dibb con Keira Knightely, Ralph Fiennes, Charlotte Rampling)
Lady Georgiana Spencer ha tutto: è giovane, bella, ricca, nobile e corteggiata. Meglio ancora: è promessa in sposa a William Cavendish, duca di Devonshire, il suo futuro è radioso come una giornata di primavera. Difatti il duca è bello, affascinante e molto attratto da lei. Ma non la ama, perlomeno non come lei vorrebbe. Ci sono altre donne, ci sono momenti non propriamente d'oro. Georgiana, tra un ricevimento, una scampagnata ed una passeggiata a cavallo comincia pensare che la sua vita non sia poi così soddisfacente, non riesce a dare al marito il sospirato erede, come è suo dovere e lui si arrabbia, la allontana e si allontana. Georgiana prima si dispera, poi cerca di uscire da una situazione per lei umiliante, diventando qualcosa di diverso da quanto tutti si aspettano da lei Comincia ad acconciarsi, a vestirsi e parlare con un proprio stile, ad attirare l'attenzione su di sé per le sue idee e per il suo spirito mordace, nonché per il suo flirtare spudorato. Cercherà di trovare un proprio senso ed inseguirà il proprio piacere, imitando l'esempio del marito, che le ha imposto in casa come amante addirittura quelle che Georgiana riteneva la sua migliore amica, Elizabeth Foster. E non si fermerà qui. Farà apertamente campagna per i Whig, esponendosi pubblicamente e finendo per innamorarsi di un membro di spicco del partito Charles Grey. Ma il prezzo da pagare sarà alto, da tutti i punti di vista.
Splendide dimore, panorami favolosi, bellissimi costumi: questo è quello che rimane soprattutto della visione di questo film. D'altronde gli inglesi sono maestri nelle ricostruzioni storiche e nello scrupolo con cui lo fanno. Ci sono momenti in cui si è abbacinati da tanta magnificienza e per qualche secondo si perde anche la cognizione di essere nel ventesimo secolo, peccato che sia per l'appunto solo per qualche secondo. Purtroppo gli sceneggiatori sembrano preoccupati di mostrarci Georgiana come una ragazza moderna, una suffragetta ante litteram, una radicale, inserendo battute e situazioni un poco anacronistiche e spingendo troppo sulla parte romantica, ritenendo così di renderla più appetibile al pubblico di oggi, mentre non fanno altro che rendercela più aliena, proprio perchè non spiegandoci il suo contesto e la società in cui era nata non ci permettono di conoscerla, capirla ed entrare veramente in contatto con lei. A riprova di ciò è la scelta della bella Keira Knightely come protagonista, i suoi tratti, la sua estrema magrezza, la sua mimica sono assolutamente contemporanei, le anoressiche col viso da modelle non erano certamente in auge nel diciottesimo secolo, ma sono un must ai giorni nostri. La Knightely ci tiene molto ad affermarsi come attrice drammatica e si impegna a fondo in questo ruolo, che le sembra essere stato cucito addosso per meglio farla brillare e ci offre probabilmente la sua migliore prova recitativa. Eppure sembra spesso essere in “costume” anziché essere Georgiana, la vediamo osservarsi nel ruolo anziché abbandonarsi ad esso ed alla fine il personaggio ci elude come i motivi della sua sofferenza e delle sua scelte a volte dissennate. Fortunatamente sull'ottimo Ralph Fiennes si può sempre contare, la sua prova è brillante, convincente e coinvolgente e non è facile per la Knightely rubargli la scena, benché ci provi spesso.

Charlotte Rampling, che interpreta la madre di Georgiana, sembra spaesata, nonostante sia una brava attrice non riesce a rendere né il periodo storico, né la coscienza aristocratica di Lady Spencer. I comprimari sono tutti professionali, senza particolari menzioni come d'altronde lo è la regia: semplicemente corretta. Saul Bibb non si segnala come dotato di personalità o capacità autoriale, tant'è che le inquadrature più rimarchevoli sembrano copiate di peso da Marie Antoniette della Coppola, senza però la notevole visione artistica di quest'ultima. Dibb filma senza approfondire né le psicologie né il dramma, perdendo peraltro diversi spunti contenuti nella trama e ci consegna una preziosa, brillante, sontuosa confezione che avrebbe voluto farsi melodramma ma non ci riesce. Piacevole, interessante in taluni punti e dimenticabile.
Ma chi era in realtà la duchessa di Devonshire? Una figlia del suo tempo, vanitosa, seducente, inquieta, ambiziosa, affamata di attenzione ed affetto al limite dell'ingenuità, ma anche promiscua, alcolizzata, giocatrice d'azzardo patologica, irresponsabile, labile e generosa. Il suo ruolo sociale le andava stretto come quello familiare, voleva brillare per sé stessa e non come "moglie di", non accettava di essere semplicemente una fattrice né di non poter esprimere in pubblico le sue idee politiche, poiché alle donne era permesso occuparsi di tali faccende in ambito strettamente privato e solo se erano nobili. Georgiana invece si spendeva continuamente e nella maniera più pubblica possibile per il partito Whig, raccogliendo fondi, consensi e voti, (qualcuno disse anche in cambio dei suoi favori). Era una specie di diva dell'epoca, conosciuta in tutti gli ambienti, per la sua bellezza ma anche per il suo comportamento eccentrico, desiderata ed amata da alcuni ma derisa da altri, tanto che il famoso commediografo Richard Sheridan scrisse una satira incentrata su di lei ed il marito intitolata The school of scandal, alla rappresentazione della quale Georgiana fu peraltro presente, facendo buon viso a cattivo gioco. Se fosse stata una borghese od una donna del popolo sarebbe finita internata, ma come aristocratica fu tollerata.
La sua instabilità e dipendenza emotiva dal marito la portarono a sopportare per anni un menagè a trois con la ex migliore amica Elizabeth Foster ed accettare che tutti i loro figli (spesso concepiti in contemporanea perchè il duca era generoso delle sue grazie) crescessero insieme. Ebbe un' aperta e molto contrastata relazione adulterina col conte Charles Gray, da cui nacque una figlia, che non le regalò però serenità. Il pesante contraltare furono l'alcolismo, il consumo di droghe ed una passione compulsiva per il gioco d'azzardo che la ridussero praticamente sul lastrico.

Un personaggio affascinante ed indimenticabile che ha attraversato il tempo, molte eroine anche di romance si ispirano a lei direttamente od indirettamente, un esempio è Nel segno dei gemelli di Virginia Henley, tanto per citarne uno.
Per chi volesse saperne di più la Rizzoli ha da poco tradotto la biografia a lei dedicata da Amanda Foreman, da cui è tratto il film. Un libro notevole dal punto di vista accademico e molto doumentato, forse con
una parte centrale troppo estesa riguardante lo scontro tra Tory e Whig di non semplice comprensione per chi non abbia una precedente preparazione sull'argomento. Ma ha il merito di restituirci una figura a tutto tondo di una donna straordinaria e di mostraci che in diverse epoche ci sono state donne che non si sono completamente sottomesse ed hanno lottato in un modo o nell'altro per la loro individulità e per il diritto ad averla ed ad esprimersi.
Regia di Catherine Hardwicke con Kristen Stewart (Bella Swan) Robert Pattinson (Edward Cullen) Billy Burke (Charlie Swan) Peter Facinelli (Carlisle Cullen)
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Portare sullo schermo un libro è di per sé un'operazione difficile, poiché si tratta di due linguaggi differenti che obbediscono a regole a volte opposte; il tutto diviene ancor più difficile se il libro in questione non solo è un successo planetario, ma un fenomeno di costume cresciuto col passaparola. Come non deludere le aspettative, in questo caso enormi, anche a giudicare dalla difficoltà di reperire i biglietti per il cinema? Dall'America ci giunge la notizia dell'eccezionale incasso di venerdì scorso, la prima giornata, ben trentatrè milioni di dollari, il che significa che con la prima giornata di programmazione è già stato ripagato il costo del film. Sicuramente anche l'Italia si avvia a seguire l'esempio statunitense da quanto ho potuto vedere; ma a ragione?

Il film si apre con una panoramica su una splendida foresta nordica, la vegetazione così fitta che i raggi del sole riescono a malapena a filtrare, una leggera nebbia che copre a tratti il terreno e le mosse di una cerva che si avvia ad un ruscello per bere. Seguiamo il suo breve tragitto e la osserviamo prima abbeverarsi poi improvvisamente irrigidirsi, le narici frementi, gli occhi in cerca di quello che l'ha speventata. Poi, fulminea, inizia la fuga che la condurrà alla morte: il suo silenzioso e virtualmente invisibile inseguitore è il predatore più letale che esista. Dissolvenza e siamo a Phoenix, per ossevare la partenza della giovane Bella Swan, un brava ed ispirata Kristen Stewart, per la piovosa e brumosa Forks, dove si trasferirà a casa del padre. Fedelmente al libro, (con qualche piccola libertà: cast multietnico in luogo dell' all-wasp della Meyer, robusta dose di ironia e cameo dell'autrice stessa) accompagniamo la ragazza nel suo cercare di abituarsi alla nuova e per lei profondamente estranea realtà di provincia, fino a quando non entrano in scena i fratelli Cullen, in particolare Edward Cullen e qui la pellicola prende vita. L'ingresso al ralenty di Robert Pattinson con tanto di scambio di sguardi assassini tra lui e la Stewart è una delle scene migliori del film, i due insieme fanno letteralmente scintille, l'alchimia è reale, l'attrazione palpabile. Il corteggiamento contrastato e difficoltoso, vista la loro differente natura, fa crescere anche se lentamente la tensione della storia, che sembrerebbe poter o dover esplodere, ma non lo fa mai e si inceppa irrimediabilmente, anche a causa di effetti speciali palesementi scadenti per l'eseguità del budget a disposizione, quando con l'arrivo dei vampiri cattivi, inizia la parte più d'azione della trama. A questo punto ci si affretta in maniera poco convincente verso il finale, tra scene che dovrebbero essere se non paurose perlomeno inquietanti, e non lo sono, e combattimenti che non mostrano alcuna originalità, ma paiono pessime copie di quelli televisivi stile Buffy L'Ammazzavampiri. Quella che era una carta vincente del libro, ovvero la fusione quasi spontanea del reale col soprannaturale, qui non riesce affatto, come manca la carica di sofferenza di entrambi i protagonisti, qui appena accennata. In luogo della complessità troviamo una semplificazione di situazioni e stati d'animo che non giova alla partecipazione emotiva, quasi assenti il livello simbolico e metaforico della figura del vampiro... Eppure la regista Catherine Hardwicke è brava ed avvezza a raccontare gli adolescenti, nel suo esordio con Thirteen, co-sceneggiato ed interpretato dalla figliastra Nikki Reed, presente anche in Twiligt nel ruolo di Rosalie Cullen, ci aveva coinvolti con una storia forte ed emozionante. In Twilight la macchina da presa sta letteralmente addosso agli attori, con l'uso quasi esclusivo di primi o primissimi piani, alternati a campi lunghi nelle scene all'aperto, come a voler scavare nei visi perché dicano ciò che la sceneggiatura non è chiaramente in grado di dire. Gli attori si prestano con generosità, in particolare i due protagonisti, veri ed intensi, anche quando pronunciano battute non all'altezza. Se Kristen Stewart sembra letteralmente uscita dalle pagine del romanzo, per Robert Pattinson, almeno fisicamente, non sarebbe stato così, invece fin dalla prima inquadratura lui è uno strepitoso Edward Cullen. Tormentato, sensuale e dark, (o “goth” come dicono gli inglesi), talmente in parte da sovrapporsi e sostituirsi completamente all'Edward del libro. Non si riesce a staccargli gli occhi di dosso, col suo colorito pallido e le labbra rosse, a metà tra Robert Smith ed un altro Edward, quello con le mani di forbice dell'omonimo capolavoro di Tim Burton che, per inciso, forse sarebbe stato il più adatto a narrare un racconto di “mostri” e “diversi”, come è in parte Twilight.
Si perchè qui ci sono due filoni che si intersecano per un attimo ma poi continuano a scorrere parallelamente, la commedia giovanilistica e romantica ed il film di vampiri, alla fine il film non è nessuno dei due, manca di un' identità precisa, come se la Hardwicke ad un dato momento non fosse stata più in grado di padroneggaire tutti i fili della trama o non fosse molto convinta di ciò che stava facendo. Credo che per paura di scontentare il pubblico siano state fatte scelte poche coraggiose ed è un peccato, perchè se ci si fosse concentrati sulla parte sentimentale-adolescenziale ne sarebbe risultata un'ottima pellicola. Fare film incentrati sui vampiri è un'opera ardua riuscita a pochi, tanto il vampiro è seducente sulla carta, tanto è al limite del grottesco sul grande schermo. Negli anni più recenti a parte l'ottimo, ma non per tutti, Dracula di Coppola, anche Neil Jordan con Intervista col vampiro si è incagliato su un altro capolavoro, quello di Anne Rice.

Ma qua e là affiorano sprazzi dell'altro film che avrebbe potuto essere: una natura quasi incontaminata meravigliosamente fotografata da Elliot Davis, immagini virate sui toni del grigio-azzurro e del verde desaturando gli altri colori per meglio rendere l'atmosfera plumbea di Forks, una scalata ad un albero gigantesco da cui si guarda la baia, il primo bacio tra Edward e Bella, una scena fortemente erotica in un film castissimo, e la mia preferita, il sogno in cui Bella si vede come una damigella dei primi del novecento, abbandonata su un chaise longue, gli occhi chiusi, le chiome sparse, in fremente attesa di Edward che affonda i canini nel suo collo, per la gioia di entrambi, e che infine si volge verso di noi con la bocca da cui cola un rivolo di sangue. Nonostante l'evidente mancanza della profondità del romanzo, i fans saranno probabilmente contenti, gli altri invece non capiranno il motivo di tanto clamore. Nel complesso un film di medio livello, piacevole senza la capacità di conquistare davvero, con l'eccezione di Robert Pattinson, lui rimane dentro, come il suo personaggio e rimarrà, è il nuovo Di Caprio, ma in versione più virile e meno angelicata.
ANTEPRIMA MONDIALE DI TWILIGHT: CRONACA DI UN DELIRIO ANNUNCIATO
Nonostante la pioggia, il vento ed una grande manifestazione contro il ministro Gelmini che ha paralizzato il centro di Roma, frotte di ragazzine urlanti ed entusiaste hanno raggiunto l'Auditorium di Roma, dove si svolge il Roma film festival, per presenziare all'anteprima mondiale del film Twilight, tratto dell'omonimo romanzo di Stephanie Meyer. Per la verità ad essere proiettati sono stati solo quindici minuti e non effettivi, (sette di girato e sette di backstage) giusto un assaggio per scatenare ancor più la "fame" dei fans, i quali sono comunque accorsi fin dall'ora di pranzo per seguire il red carpet pomeridiano con la regista, Catherine Harwicke ed i protagonisti Robert Pattinson e Kristen Stewart e la proiezione, riservata ad ottocentocinquanta fortunati.

La conferenza stampa delle 13 e 45 è stata blindatissima, passi nominali e con fotografia, personale addetto alla sicurezza numeroso e molto attento, come non lo erano certo i numerosissimi giornalisti presenti, che spesso hanno fatto domande non solo incredibilmente banali ma in alcuni casi anche non pertinenti o che lasciavano chiaramente intuire come non ne sapessero assolutamente nulla tanto del libro quanto del cast presente in sala ( una giornalista ha parlato del film come di Breaking Dawn anziché Twilight...). La regista ed i due giovani interpreti invece si sono dimostrati disponibili e professionali. La Hardwick ha risposto a tutti ed a tutto sempre sorridendo e mostrando molto entusiasmo, il bel Pattinson, da bravo britannico, ci ha tenuto a sottolineare il suo impegno nella creazione del personaggio e non si è mostrato infastidito dall'essere considerato un fenomeno da ragazzine, la Stewart invece sembrava molto nervosa, si muoveva in continuazione, parlava tenendo gli occhi bassi e spesso sfoggiava un leggero broncio. Sarà forse la giovane età, è appena diciottenne, sarà che questo ruolo la catapulterà tra gli attori successo, fatto sta che sembrava un pochino spaesata. Robert Pattinson al contrario è un divo in nuce. Non si nega né alle fans né ai fotografi, sa sempre qual'è il suo profilo migliore ed è palesemente lusingato dall'isteria che ha scatenato. Difatti erano anni che non si vedevano scene simili per un giovane attore: urla, grida, svenimenti minacciati, spintoni e botte da orbi per poterglisi avvicinare di qualche millimetro, madri che menavano come fabbri per facilitare ancor più l'avanzamento delle figlie, continui cori per ROBERT. Insomma, una vera lotta per la sopravvivenza che non affrontavo ormai dai tempi dei Duran Duran e degli Spandau. Mi ci sono volute ore di inseguimento ma alla fine sono riuscita a catturare un'immagine del nostro eroe.

Che dire del poco del film che è stato proiettato? Due scene non sono certo sufficenti per poter giudicare un'opera. In una Bella viene presentata da Edward alla sua famiglia, è una scena intimistica e già capiamo che tra i due interpreti c'è la giusta alchimia. La seconda è una scena d'azione con il cattivo James, dove gli effetti speciali ricordano forse un pò troppo il televisivo Buffy l'ammazzavampiri, anche se in conferenza la regista ha negato di conoscerlo e di essersene in alcun modo ispirata. La curiosità di vedere il prodotto finito ce l'hanno fatta venire, quindi direi che giudicheremo dopo il ventuno novembre, data dell'uscita italiana, quello che già si intravede è l'impegno e la bravura dei due protagonisti, il che non è poco per quello che era nato come prodotto meramente commerciale.
LA CONFERENZA STAMPA
intervista a Robert Pattinson, Kristen Stewart e Catherine Hardwicke
FILM TRATTI DA ROMANZI
SWEENEY TODD, IL DIABOLICO BARBIERE DI FLEET STREET ( Sweeney Todd, the demon barber of Fleet Street ), 2007

Regia di Tim Burton, con Johnny Depp ( Sweeney Todd ), Helena Bonham Carter ( Mrs Lovett ), Alan Rickman ( Giudice Turpin ), Sascha Baron Cohen ( Adolfo Pirelli ), Edward Sanders ( Toby ), Jamie Campbell ( Anthony).
Nella Londra dell’800 il barbiere Benjamin Barker viene ingiustamente incarcerato e deportato dall’abietto giudice Turpin, invaghitosi di sua moglie; dopo molti anni torna in patria, ma scopre che la moglie si è suicidata e la figlia Johanna è stata adottata dal terribile giudice, che la tiene rinchiusa per costringerla a sposarlo; desideroso solo di vendicarsi di chi gli ha rovinato la vita, con l’aiuto della vicina Mrs Lovett riapre la propria bottega con il nuovo nome di Sweeney Todd e comincia a mettere in atto il suo diabolico piano: tagliare le gole a sconosciuti clienti colpevoli di non meglio specificati peccati, in attesa che sotto la sua lama capitino i suoi nemici. Nessuno si accorgerà della scomparsa degli uccisi in quanto la coppia ha architettato un ingegnoso piano: in tempo di carestia di carne, i cadaveri serviranno per guarnire gli speciali pasticci di carne per cui Mrs Lovett diventa famosa a Londra dopo una vita di stenti.
Ma Sweeney non ha mai dimenticato la moglie e la figlia…
DECISAMENTE SPLENDIDO!!!! Ispirato al romanzo di un autore anonimo ( dietro cui probabilmente si celano più rimaneggiamenti da parte di scrittori diversi), a sua volta ispirato a fatti realmente accaduti nella Londra di metà settecento, il film è la versione cinematografica di un musical del 1979 diventato un cult del genere.
Il regista Tim Burton in un’intervista a CIAK la definisce “ una grande storia d’amore tragico”, e in effetti è una definizione abbastanza azzeccata per questo musical cupo e molto particolare.
E’ un film dove manca il lieto fine ( quindi gli amanti del lieto fine sono avvisati! ), e dove il sangue scorre a gogò ( quindi chi è impressionabile è avvisato! ) ma che mi ha conquistato per l’umanità dei personaggi,nonostante ce ne siano pochissimi davvero innocenti.Infatti lo stesso Sweeney parte da una situazione iniziale di innocenza trasformandosi in un mostro, ma un mostro reso umano dall’amore per la sua famiglia.
Johnny Depp fornisce in questo film una grande interpretazione non solo recitativa ma anche canora ( lo dico forte e chiaro, ha una splendida voce! ), che gli ha fatto ottenere la sua seconda nomination all’Oscar come attore: Sweeney è uno dei tipici personaggi stravaganti e dark spesso interpretati dall’attore, ma la sua follia è lucida e senza speranza di riscatto; eppure i suoi sentimenti di amore e di vendetta sono cosi profondi che è impossibile non parteggiare per lui nonostante tutto.Accanto a lui troviamo Helena Bonham Carter, nei panni divertenti e tragici di Mrs Lovett, la complice di Todd e Alan Rickman in quelli viscidi dell’orribile giudice Turpin.Una nota di merito per il giovanissimo Ed Sanders nei panni di Toby; per tutti loro un’ottima prova canora oltre che recitativa.
Il film ha ricevuto due nomination all’Oscar: oltre a quella per Johnny Depp, gli scenografi italiani Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo hanno vinto il premio per la migliore scenografia, avendo ricreato perfettamente una Londra dickensiana cupa e amara.
Se vi interessa,sul mio blog ho fatto parlato molto di questo film che amo davvero tanto, il link è questo: www.myplace2007.splinder.com, basta cliccare alla voce “Sweeney Todd”e vedrete!
MATRIMONIO ALL’ITALIANA, 1964

Regia di Vittorio de Sica, con Sofia Loren ( Filomena Marturano ), Marcello Mastroianni ( Domenico Soriano ), Aldo Puglisi ( Alfredo ), Tecla Scarano ( Rosalia ).
La popolana Filomena Marturano è da anni l’amante del nobile Don Domenico e madre di tre figli di cui non si sa chi sia il padre, non essendo la donna mai stata sposata.
Filomena è sempre stata innamorata di Domenico e quindi il suo non è un rapporto di interesse, ma un bel giorno dopo tanti anni vissuti nell’ombra e nel peccato si stufa e decide di usare un piccolo “trucchetto” per farsi sposare, rendendosi rispettabile: finge di essere in punto di morte e così Domenico, impietosito, la sposa in “articulo mortis”.Quando però la donna si riprende capisce l’inganno e infuriato per il raggiro vuole ottenere l’annullamento. A questo punto Filomena fa un’ulteriore rivelazione: Domenico è padre di uno dei suoi tre figli..ma quale?
Tratto dal capolavoro di Eduardo de Filippo FILUMENA MARTURANO, è il film simbolo della coppia d’oro del cinema italiano, Sofia Loren e Marcello Mastroianni e uno dei classici del grande Vittorio de Sica, che con la sua regia abile ha saputo trasportare il testo teatrale del grande Eduardo in un film divertente e serio al tempo stesso, che non scimmiotta l’opera teatrale ma narra la storia con stile proprio cinematografico, utilizzando per esempio la tecnica dei flashback.Come non rimanere conquistati dal ritratto della Napoli dell’immediato dopoguerra, con i suoi personaggi che sono un mix di disperazione, leggerezza,vitalità e amore per la vita unico? Come non appassionarsi alla storia di questa donna coraggiosa, simpatica, divertente e passionale? Impossibile, credetemi!
Per quanto riguarda gli attori, non dirò nulla: penso che già solo i nomi di Marcello Mastroianni, Sofia Loren e dei loro comprimari siano una garanzia di ottimo cinema.Come oggi non se ne vede più purtroppo!
Il film ebbe successo anche in America ( dove uscì con il titolo MARRIAGE ITALIAN STYLE ), tanto da ricevere due nomination all’Oscar nel 1964: come miglior film straniero e a Sofia Loren come migliore attrice ( premio che la Loren aveva già vinto con LA CIOCIARA nel 1961 ); vinse inoltre quattro David di Donatello ( a Sofia Loren come miglior attrice, Mastroianni come miglior attore, Carlo Ponti come produttore e De Sica come miglior regista ).
UN VIAGGIO CHIAMATO AMORE, 2002

Regia di Michele Placido, con Stefano Accorsi ( Dino Campana ), Laura Morante ( Sibilla Aleramo ), Katy Saunders ( Rina ), Alessandro Haber( Andrea ), Galatea Ranzi ( Leonetta ).
Il film narra la storia d’amore tra la scrittrice Sibilla Aleramo, autrice del romanzo autobiografico UNA DONNA, e il poeta Dino Campana, afflitto da disturbi psicotici che sfoceranno in seguito nella malattia mentale vera e propria.Un amore forte e passionale, minato dalle crisi di lui e dal bisogno di lei di essere libera e senza legami….
La storia d’amore tra Sibilla Aleramo e Dino Campana è raccontata in un carteggio di lettere che i due si scrissero e raccolto in un volume da cui il film prende il titolo.
Non è un film facile da comprendere proprio perché la storia d’amore che racconta non è delle più semplici: un amore passionale, sopra le righe e a tratti anche violento, vissuto contro tutto e tutti e condito di fughe romantiche, letteratura, abbandoni e ritorni.
Insomma i due protagonisti non si sono fatti mancare nulla!
Stefano Accorsi offre un’interpretazione intensa di Dino Campana, poeta incompreso per la propria originalità, un giovane instabile e sensibile, condizionato purtroppo perennemente dalla malattia mentale che lo condurrà la manicomio, mentre Laura Morante è una splendida Sibilla Aleramo, forte, cosciente della propria importanza come donna e decisa a lottare per farsi valere in un mondo di soli uomini( anche se per questo ha abbandonato la famiglia e il figlio- e qui non sono d’accordo! ), pagandone le conseguenze in prima persona.
Bravo il regista Michele Placido nella ricostruzione di un’epoca oggi molto rimpianta ma in realtà assai difficile.
Alla mostra di Venezia del 2002 Stefano Accorsi vinse la Coppa Volpi come miglior attore, dedicando il premio proprio a Dino Campana.
I PONTI DI MADISON COUNTY ( The bridges of Madison County ),1995

Regia di Clint Eastwood , con Meryl Streep ( Francesca ), Clint Eastwood ( Robert ), Annie Conley ( Caroline ).
Nell’estate del 1965 la casalinga Francesca, italiana sposata con un americano, rimane alcuni giorni sola nella fattoria di famiglia, nello Iowa, perchè marito e figli si sono recati a una fiera fuori città.
Un pomeriggio si ferma da lei Robert Kincaid, un fotografo del National Geographic che le chiede di accompagnarlo ai famosi ponti di Madison County; oltre a fargli da Cicerone, Francesca accetta anche di ospitarlo in casa per quei pochi giorni in cui si fermerà, non sapendo che le cambieranno la vita…
Tratto dall’omonimo romanzo di Robert James Walker, è un film intenso e struggente su come l’amore a volte aiuta a scoprire sé stessi.I due protagonisti infatti non sono persone giovanissime, sono un uomo e una donna che hanno già compiuto scelte di vita ben consolidate, ma grazie a questo imprevisto sentimento avranno modo, se non di ridimensionare la loro vita ( e qui ho molto apprezzato la scelta di non cadere in un facile
sentimentalismo e happy end, per me improponibile visto il carattere della protagonista ), di riscoprire una dimensione di sé stessi più vera e profonda.I due protagonisti sono molto bravi a tratteggiare i loro personaggi: Clint Eastwood che vediamo per una volta in un film non violento o giallo, è un uomo duro che ha fatto della libertà il suo stile di vita, ma che arrivato a un certo punto della sua esistenza scopre anche la solitudine portata da questa libertà, mentre la Streep ( che per questo ruolo ha ottenuto una delle sue tante nomination all’Oscar ) è come sempre splendida nel ruolo di Francesca, una donna che si crede semplice e appagata e che invece scopre in sé stessa una grande passionalità latente e soffocata per il quieto vivere.Sarà Francesca alla fine a fare la scelta più difficile e sofferta, e a raccontare tutto ai figli lasciando loro un diario che leggeranno dopo la sua morte.
Splendidi ( e non poteva essere altrimenti ) i paesaggi che fanno da sfondo alla storia.
UNA LUNGA DOMENICA DI PASSIONI ( Un long dimanche de fiançailles),2004

Regia di Jean Pierre Jenuet , con Audrey Tatou ( Matilde ), Gaspard Ulliel ( Manech ), Dominique Pinon ( Sylvain ), Marion Cotillard ( Tina Lombardi ), Jodie Foster ( Elodie ).
Matilde è una giovane orfana poliomielitica allevata dagli zii, che aspetta fiduciosa il ritorno del fidanzato Manech dal fronte della prima guerra mondiale.E quando arriva la notizia che il ragazzo è stato fucilato con altri quattro compagni per diserzione. Matilde non crede nemmeno per un istante a ciò: lei sostiene di aver mantenuto con l’amato un legame speciale e invisibile che non si è mai spezzato, quindi è certa sia ancora vivo.Decide così di partire da sola alla volta di Parigi per scoprire cosa è successo in realtà a Manech, e durante il viaggio, aiutata solo da uno stravagante amico, verrà suo malgrado a conoscenza anche delle storie degli altri condannati…
Tratto dall’omonimo romanzo ( 2005 ) di Sebastien Japrisot,è un film particolare ma coinvolgente, anche se vengono usati toppi flashback per i miei gusti! Tecnica del resto necessaria per illustrare tutti i vari indizi che la nostra protagonista scopre durante la sua ricerca.
Il film è affollato di personaggi a loro modo speciali e particolari: la vendicativa prostituta corsa, il prete incline a rivelare la verità solo a metà, un pappone vigliacco che si riscatterà solo dopo morto, il giovane e romantico guardiano del faro catapultato nella terribile realtà della guerra e tanti altri, capitanati dalla protagonista Mathilde,cui Audrey Tatou presta il suo volto infantile e ingenuo in un personaggio che ricorda molto il film che le regalò successo planetario, IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE ( tanto che il film venne soprannominato all’uscita “Amelie va alla guerra” ). Perché la forza di Mathilde è proprio quella che potrebbe a chiunque apparire una debolezza, cioè la sua fiducia e il suo ottimismo che nulla riesce a scalfire, né la malattia che l’ha invalidata né la tragica notizia della morte di Manech; accanto a lei, complici loro malgrado nel ricostruire un ampio affresco di un’epoca, molti attori francesi che io personalmente non conosco ma che ho trovato molto intensi ed espressivi, e una Jodie Foster in un ruolo minore e francamente “gelida”.
Il finale è inaspettato e spiazzante, ma comunque penso che a molti piacerà.
ROMEO E GIULIETTA ( Romeo and Juliet ), 1936

Regia di George Cukor, con Leslie Howard ( Romeo ), Merle Oberon ( Giulietta ), John Barrymore ( Mercuzio ), Edna May Oliver ( la Balia ).
Nella città di Verona, in pieno Medioevo, ad una festa in maschera si incontrano e innamorano Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, figli dei capi di due famiglie rivali.L’amore tra i due giovani, che tentano in ogni modo di superare le imposizioni familiari finirà, come si sa, in tragedia.
Ovvero, “ROMEO E GIULIETTA…ALL’OSPIZIO” ( o quasi ). La versione anni ’30 della famosa tragedia scespiriana è molto lodata dai critici di ogni tempo per lo stile impeccabile ( del resto da un maestro come George Cukor di meno non ci si aspetta ), ma diciamoci la verità: non c’erano attori un po’ più vicini come età ai personaggi reali?
Sarò io che sono fissata, ma un po’ di verosimiglianza ci vuole… Norma Shearer aveva 35 anni all’epoca in cui interpretò Giulietta, e Leslie Howard ne aveva ben 43… fuori tempo massimo, e quindi poco credibili, almeno a mio avviso, anche per via di una recitazione un poco “imbalsamata” e pomposa in generale. Leslie Howard è un Romeo, oltre che attempatissimo, incolore ( non è colpa sua, ma insomma..a me questo attore sembra davvero insignificante! ), la Shearer al contrario è una Giulietta troppo euforica; si salverebbe il Mercuzio di John Barrymore, se non fosse, oltre che fuori tempo massimo pure lui, una specie di spiritato…insomma, in quanto a recitazione è davvero male assortito e inguardabile, e l’effetto che si ottiene invece di far commuovere gli spettatori è involontariamente comico… poi posso dire che la scenografia e la regia sono ottime, nulla da dire ma a chi lo vanta tanto: per piacere, c’è di meglio!
Tiziana
FILM TRATTI DAI ROMANZI D'AMORE
Il Diario di Suzanne per Nicholas
titolo originale
Suzanne's Diary for Nicholas
anno 2005
Regia: Richard Friedenberg,
Genere:Drammatico
Cast:Christina Applegate (Dr.Suzanne Bedford) Johnathon Schaech (Matt Harrison) Kathleen Rose Perkins (Kate Wilkinson) Jenna Friedenberg (Laurie)
Dopo essere stata inspiegabilmente abbandonata dal suo compagno Matt, Kate Wilkinson, brillante editrice di Boston, riceve una copia del diario che una certa Suzanne Bedford ha scritto per il figlio di nome Nicholas. Suzanne racconta di come, dopo aver scoperto di avere problemi cardiaci, si fosse trasferita in una piccola comunità dove trascorrere una vita più tranquilla. Qui ha avuto una relazione con un uomo che si faceva chiamare Picasso, rimanendo poi incinta. Nonostante la gravidanza potesse peggiorare la sua salute, Suzanne fu decisa a portarla a termine. Pian piano Kate comprende che Matt e Picasso sono la stessa persona.
Il Diario di Suzanne per Nicholas è tratto dal libro di James Patterson, brillante scrittore di thriller che ha creato il personaggio del cacciatore di serial killer, il poliziotto Alex Gross. Conosco praticamente tutti i libri di Patterson e quando alcuni anni fa vidi un suo libro del genere sentimentale sono rimasta piacevolmente sorpresa e incuriosita, quindi l’ho comprato. Non mi sono pentita perché secondo me James Patterson ha scritto questo libro con il cuore, tanto da convincere un produttore a farne un film, e quando ho saputo che dal libro era stato tratto il film ho fatto di tutto per poterlo vedere, non lo trovavo da nessuna parte….. quando finalmente un pomeriggio lo ha trasmesso canale 5.
Il Diario di Suzanne per Nicholas l’ho letto alcuni anni fa e il film mi è sembrato oltre che bello, abbastanza fedele al libro, diciamo che non è un filmone, ma è abbastanza piacevole e commovente e devo confessare che il protagonista maschile è davvero affascinante, un tenebroso che non ride mai, almeno in alcune parti del film, perchè il film va a ritroso nel passato del protagonista ogni qual volta kate, l’editor di Matt e sua fidanzata, legge il diario che lui le ha dato per capire il perchè di alcuni suoi atteggiamenti. Conoscerà la moglie di Matt attraverso gli scritti della donna, le sue emozioni i suoi pensieri, le sue paure, e scoprirà una donna che pagina dopo pagina stimerà sempre di più, moglie e madre coraggiosa che ha sfidato la vita stessa per mettere al mondo un figlio. Kate capirà infine i comportamenti e gli atteggiamenti incomprensibili del suo compagno, che giorno per giorno alterna sensi di colpa alla gioia di poter riamare senza mai dimenticare ciò che è stato o ciò che ha avuto, ma soprattutto lo amerà ancorà di più perché l’amore di Matt è ciò di cui lei ha bisogno, e viceversa il suo amore incondizionato saprà accettare anche la malinconia che a volta sfiorerà lo sguardo dell’uomo senza nulla togliere a una nuova rinascita.
Gli attori protagonisti Christina Applegate (nella parte della dottoressa moglie di Matt) è Johnathon Schaech (nel ruolo di Matt) durante il film erano davvero sposat, i ma poi l’anno successivo al film si sono separati. Johnathon Schaech debutta sul grande schermo nel 1993 nel film di Franco Zeffirelli Storia di una capinera, lo ricordiamo anche nel film Obsession con Gwyneth Paltrow (film da me recensito) trovate qui il post http://romancebooks.splinder.com/post/13836382
mentre Christina Applegate ancora bambina, debutta nella soap opera I giorni della nostra vita. Attualmente è la protagonista della serie tv Samantha chi?.
Il personaggio di Kate, (interpretata da Kathleen Rose Perkins) è quello che mi è piaciuto più di tutti perchè quando piangeva lei, piangevo io e chi mi fa provare queste emozioni quando guardo un film, vuol dire che è ha colpito nel segno, eppure non riesco a ricordare altri suoi lavori e non ho trovato nessuna filmografia che la riguarda a parte una partecipazione in un episodio nella serie Law & Order.
A parte i miei gusti personali vi consiglio la lettura di questo libro e la visione del film perché ne vale veramente la pena, (fazzoletti alla mano) e chi conosce i thriller di James Patterson non può che condividere le mie impressioni perché il Diario di Suzanne per Nicholas, sembra scritto da una donna in quanto il sentimento che traspare generalmente appartiene all’universo femminile tranne poche eccezioni e James Patterson è a tutti gli effetti un eccezione.
L’uomo che non sapeva amare
titolo originale
The Carpetbaggers
anno 1964
Regia: Edward Dmytryk
Genere: Drammatico
Cast: George Peppard (Jonas Cord) Elizabeth Ashley (Monica Winthrop) Alan Ladd (Nevada Smith) Carroll Baker (Rina Marlowe Cord) Robert Cummings (Dan Pierce (as Bob Cummings) Martha Hyer (Jennie Denton)
Morto il padre con il quale era in dissidio, Jonas ne continua brillantemente l'attività industriale, accentrando il potere nelle sue mani ed esautorando dagli affari la matrigna, Rina, e un fedele amico di famiglia, Nevada Smith. All'apice della potenza e della ricchezza, Jonas sposa Monica, ma subito la trascura, assorbito com'è dalle sue molteplici attività. Nevada, intanto, divenuto un celebre attore del cinema muto, sposa Rina. L'avvento del sonoro compromette la sua carriera, ma Jonas lo aiuta facendo di Rina un'attrice acclamata. Questa nuova attività cinematografica provoca la definitiva rottura del già infelice matrimonio di Jonas con Monica, nonostante la nascita di una bambina. Il successo è fatale per Rina. La donna perisce in un incidente d'auto e Jonas è pronto a sostituirla con Jennie, una ragazza di facili costumi, che egli intende sposare per la sicurezza che non potrà mai avere figli da lei. Quest'ennesima dimostrazione dell'aridità sentimentale di Jonas, spinge Jennie a fuggire e Nevada a porre Jonas di fronte alla realtà. In verità il suo esasperato cinismo non ha ragione d'essere poichè la pazzia ereditaria di cui Jonas teme d'essere vittima e tramite, non l'ha intaccato. La rivelazione induce Jonas ad un esame di coscienza che lo condurrà nuovamente al fianco di Monica e della figlioletta ch'egli s'era sempre rifiutato di conoscere.
Un bellissimo film questo tratto dal libro omonimo di Harold Robbins che s'ispira alla vita di Howard Hughes, imprenditore, regista, aviatore e produttore cinematografico statunitense di successo, realmente vissuto.
Il libro l’ho letto un po’ di tempo fa, e il film è abbastanza fedele ad esso!
Nonostante abbia visto il film da bambina, quindi molto tempo fa, l’ho voluto rivedere con piacere sia per curiosità, sia per vedere se mi sarebbe piaciuto ancora, e nonostante la qualità della visione sia un po’ scadente in quanto è un film vecchio, del 1964, (manco ero nata) ne vale veramente la pena perché il fascino di George Peppard è strabiliante, è qualcosa che agli attori di oggi nonostante siano bravi, ne sono sprovvisti
Geroge Peppard recita in modo impeccabile, straordinario, espressione intensa, in ogni inquadratura secondo me buca lo schermo, per non parlare degli occhi, bellissimi e azzurri, occhi che recitano da soli, la loro espressività è sconcertante ….infatti anche se l’attore non avesse parlato, sarebbe bastato guardarli gli occhi !!!! Sarà anche la parte del cinico uomo senza scrupoli incapace di amare, arido di sentimenti che spande fascino per tutto il film, uomo che non esita a distruggere il matrimonio e l’amore dell’unica donna che veramente l’abbia amato. Non so, tutti questi particolari, anche se mi fanno sentire un pò masochista, hanno contribuito alla riuscita di un bel film!!!
Ricordiamo Peppard tra le altre interpretazioni nell’affascinante personaggio di Paul Vasrjac, lo scrittore che si innamora di Holly Golightly , una splendida e indimenticabile Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany (film recensito da Tiziana ) trovate qui il post http://romancebooks.splinder.com/post/11277915
Nel 1983, gira per la televisione il mitico telefilm 'A-Team'.
Carrol baker che interpreta la giovane matrigna di Jonas Rina Marlowe, l’anno dopo aver recitato in questo film, recitò nel film Jean Harlow ,la donna che non sapeva amare “e nel gigante con James Dean. L’attrice Elizabeth Ashley che interpreta la moglie di Jonas, Monica, all’inizio non mi piaceva granchè, poi mi ha conquistato, forse perché mi sono sentita in quanto donna solidale con lei, che dopo tutto quello che le ha fatto passare il marito, ha sempre avuto tempo per lu. Praticamente una perla rara!!!
Dal dal 1966 al 1972 gli attori George Peppard e Elizabeth Ashley, sono stati veramente sposati e hanno avuto anche un figlio Christian, nato nel 1968 di professione scrittore.
Recita in questo film anche un non più giovane Alan Ladd nella parte di Nevada Smith mentore e amico di Jonas. Fu l'ultimo film di Ladd, il personaggio di Nevada Smith ispirò la sceneggiatura per un film interpretato da Steven McQueen.
La pianista
titolo originale La Pianiste
anno 2001
Regia: Michael Haneke
Genere:drammatico
Cast:Isabelle Huppert (Erika Kohut) Benoît Magimel( Walter Klemmer) Annie Girardot (Madre Di Erika) Anna Sigalevitch (Anna Schober? Udo Same (Dr. Blonski)
Erika Kohut, una frustrata professoressa di piano del Conservatorio di Vienna, conduce una vita solitaria indurita da un rapporto di odio-amore con la madre possessiva. Erika la sera, quando finisce il lavoro, va nei club dove si guardano video hard, oppure, quando fa notte, si reca nei drive-in, dove spia le coppie appartate in macchina
Tra cassette porno e visite ai peep show, dà sfogo alla sua sessualità repressa entrando in una spirale di voyeurismo e altre deviazioni sadomasochiste.
Quando accade che Walter, un suo allievo di vent'anni, si mette in testa di sedurla, nasce fra i due una tormentata relazione tra maestra e allievo Erika vuole essere padrona di quel rapporto nascente. Così sfida Walter, inviandogli una lettera in cui detta le condizioni per i loro incontri, ma il l ragazzo si ribella …
Questo film è tratto dal libro di Elfriede Jelinek e se il libro è lontanamente simile al film, credo sarà la prima volta in vita mia che ucciderò un libro!!!!!
Questo film dai toni angoscianti, mi ha letteralmente disgustato, e non sono di stomaco fine anzi,...ma non si discute la bravura degli attori, ma la storia in se stessa. La bravissima Isabella Huppert è una pianista con delle deviazioni e gusti sessuali a dir poco angoscianti, certo non mi dilungo a descrivere le situazioni che la protagonista ha o pretende dal suo allievo Walter.
Il giovane è invece affascinato e innamorato della pianista senza sapere all’inizio, che la donna cercherà di trascinarlo in un rapporto di depravazione che lui non vuole accettare, ma che lo porterà a provare solo disgusto per la donna .
Ho voluto parlarvi di questo film perché, oltre essere tratto da un libro, la componente d’amore c’è tutta, anche se unilaterale, ma soprattutto perché come dicevo poc’anzi la protagonista l’attrice francese Isabella Huppert bellezza matura altera e algida è uno spettacolo da vedere!!! La sua interpretazione è fuori discussione, è proprio brava nella parte della depravata Erika! Lascio a voi la scelta di vedere di giudicare il film, perchè come dico sempre ognuno vede le cose in maniera differente quindi è possibile che il mio gusto personale mal si adatti alla collettività! La Huppert ha recitato anche in Italia ne La storia vera della signora delle camelie (1981) accanto a Gian Maria Volonté e Fabrizio Bentivoglio.
Presentato in concorso al 54° Festival di Cannes, il film ha ricevuto il Grand Prix Speciale della Giuria.
Per Il ruolo della maestra di piano depravata, l’attrice protagonista ha vinto al festival di Cannes del 2001, la Palma d'Oro per la migliore interpretazione femminile)
Palma d’oro anche per l’attore Benoit Magimel nella parte dell’allievo innamorato Walter che ricordiamo
anche nell'horror I fiumi di porpora 2, per la miglior interpretazione maschile.
Gran premio della giuria va al regista Michael Haneke.
Fine di una storia
titolo originale The End of the Affair
anno 1999
Regia: Neil Jordan
Genere: Romantico
Cast: Ralph Fiennes (Maurice Bendrix) Julianne Moore (Sarah Miles) Stephen Rea (Henry Miles)
James Bolam (Mister Savage) Simon Fisher-Turner ( Dr. Gilbert)
Londra, 1939. Henry Miles, di professione funzionario pubblico, uomo grigio e monotono, trascina stancamente il matrimonio con Sarah. In occasione di una festa organizzata da Henry, la donna conosce Maurice Bendrix, scrittore di successo e di grande fascino. Lo sguardo melanconico di Maurice e quello curioso di Sarah si incontrano e non riescono a lasciarsi. Nasce tra i due una prepotente passione che trova sfogo in incontri clandestini sempre più frequenti. I due sono insieme anche nel giorno in cui, a guerra cominciata, Londra viene bombardata e una bomba cade vicino a loro. Maurice sembra morto e Sarah fa voto di vederlo vivo in cambio della promessa di non frequentarlo più. Maurice era solo privo di sensi, Sarah lo vede e gli dice che non possono più incontrarsi. Alcuni anni dopo, Maurice incontra Henry il quale gli confida di temere che la moglie lo stia tradendo. Maurice allora si trova catapultato nel proprio passato, fa pedinare la donna da un detective, fa in modo di incontrarla di nuovo. In chiesa Sarah prega di poter essere sciolta dal voto, va di nuovo con Maurice che le chiede di sposarlo. Ma Sarah ha solo sei mesi di vita….
Fine di una storia è tratto da un romanzo autobiografico di Graham Greene , che non ho avuto il piacere di leggere.Il film in se stesso è abbastanza carino, anche se sinceramente non è riuscito a coinvolgermi, sarà perché questo film io lo trovato lento, un po’ confusionario.
La storia di un triangolo amoroso che poi triangolo non lo è affatto, ma è alquanto poco chiaro.
Il marito della protagonista scopre la tresca della moglie, una Julianne Moore comunque sempre bravissima e in questo film splendida nelle sue espressioni malinconiche di donna innamorata, ma che prova comunque dei sensi di colpa. A quanto pare il consorte lo è solo di nome e non di fatto, e quando lei arriverà a innamorarsi dell’amico del marito, quest’ultimo accetterà la relazione della moglie per il troppo amore verso di lei.
Questo amore nato durante la seconda guerra mondiale finirà improvvisamente perché Sarah, troncherà la relazione con Maurice senza svelarli che il motivo è la promessa fatta a Dio perché salvasse la vita a Maurice, colpito da una bomba. Questa promessa renderà la vita si Sarah e Murice una continua tortura, perché l’amore è talmente forte da rompere la promessa fatta a un Dio che si speri sia clemente, ma che invece esige poi il suo onorario.
Nonostante il film non mi abbia trasmesso nessuna emozione, ho trovato l’attrice Julianna Moore veramente bravissima, ha recitato alla perfezione, le sue espressioni facciali passano con maestria dalla malinconia, all’amore, alla rassegnazione e infine alla sofferenza.
L’attrice è molto conosciuta e amata per i suoi ruoli, la ricordiamo tra gli altri nel remake Nine Months – Imprevisti d'amore a fianco di Hugh Grant, e nel ruolo dell’agente dell’FBI in Hannibal con Anthony Hopkins e nel film The Hours.
Il protagonista maschile Ralph Fiennes è un bravo attore che in questo film, recita in modo impeccabile nella nella parte di un uomo innamorato e tormentato dalla gelosia, il suo talento non è in discussione per me, anche lui come la collega Julianna Moore ha recitato in uno dei film dedicato al cannibale più famoso del cinema il bellissimo film Red dragon sempre con Anthony Hopkins, ma tutti, adulti e giovanissimi, lo abbiamo ammirato nella parte del Terribile Lord Voldemort, la nemesi del mago più amato del mondo, Harry Potter e nel film molto bello The Constant Gardener - La Cospirazione con Rachel Weisz
Fine di una storia è il remake del film” La fine dell’avventura "del 1955 con Deborah Kerr e Van Johnson.
L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO ( The importance of being Ernest ),2002

Regia di Oliver Parker, con Colin Firth ( Javk Worthing ), Rupert Everett (Algernon), Reese Whiterspoon ( Cecily ), Frances McDormand ( Gwendolyn ), Judy Dench ( Lady Bracknell ).
Londra, fine dell’800. Jack Worthing, nonostante i suoi dubbi natali (è stato trovato dentro una borsa da un ricco benefattore) è divenuto un gentiluomo irreprensibile e un perfetto tutore di Cecily, nipote di chi l’aveva adottato. L’incontro con Gwendolen, ragazza dell’alta società, e il conseguente innamoramento darebbero una svolta alla sua vita. Ma la ragazza ha la ferma intenzione di sposarsi solo con qualcuno che si chiami Ernest, nonostante sua madre – la gelida e vittoriana lady Bracknell – abbia progetti ben diversi. Il bello è che anche Cecily ha la stessa fissazione, e il suo spasimante Algenorn è costretto a ricorrere allo stesso trucco di Jack. Vale a dire fingere di chiamarsi Ernest. Ma la cosa darà il via ad una serie sempre più scatenata di equivoci e a una incredibile rivelazione finale…
Tratto dall’omonima commedia ( 1895 ) di Oscar Wilde, è una trasposizione cinematografica brillante, fedele all’originale ( a parte una divertente canzone cantata da Jack e Algy nel finale ), e diretta in modo leggero in una confezione elegante. Ottimi interpreti, particolarmente Rupert Everett, nei panni del dandy sfaccendato già rivestiti in UN MARITO IDEALE ( sempre dello stesso regista ), e Colin Firth nei panni del tipico gentiluomo inglese compito e perbene, come spesso lo abbiamo visto - e imparato ad amarlo! -al cinema; evidentemente è un tipo di ruolo che gli si adatta, in qualsiasi epoca lo interpreti!

La giovane Reese Witherspoon conferisce al film una ventata di giovinezza, mentre Judy Dench è strepitosa nel ruolo della severa Lady Bracknell.
Come tutti coloro che conoscono Oscar Wilde sanno bene, la storia d’amore non può certo essere delle più convenzionali, ed infatti la fissazione delle due protagoniste per il nome Ernest costringe i loro poveri spasimanti ad assecondarle per avere almeno la possibilità di fare colpo su di loro…ovviamente generando divertenti equivoci a catena.E anche se sappiamo che tutto si risolverà per il meglio, ci divertiamo molto ad assistere alle peripezie dei due poveretti.Insomma un film da vedere se volete trascorrere una serata allegra e spensierata.
PARADISO + INFERNO ( Candy ), 2001

Regia di Neil Armfield, con Heath Ledger ( Danny ), Abby Cornish( Candy ), Geoffrey Rush ( Casper ).
Danny e Candy sono due giovani innamorati legati tra loro, oltre che dall’amore, anche dalla dipendenza dalla droga.Nonostante cerchino a volte di prendere decisioni che li portino a vivere una loro vita indipendente e adulta, il loro vizio peggiora sempre più facendoli precipitare in un baratro senza fondo, che comprende anche il furto e la prostituzione per mantenersi.Ma quando Candy rimane incinta decidono di provare seriamente a disintossicarsi….
Tratto dal romanzo CANDY ( 1998 ), di Luke Davies, che è anche autore della sceneggiatura del film, è una storia di “amore tossico” incentrata sulla passione totalizzante dei due protagonisti, e proprio per questo gli unici altri personaggi in evidenza sono Casper ( il loro guru e fornitore), e gli inetti genitori di Candy ( non approvano l’unione con Danny, ma organizzano il matrimonio! ). Se avessi visto questo film quando avevo vent’anni me ne sarei anche potuta innamorare; avendolo visto ora che vado per i 29, riesco a intravedere tutte le pecche di questa storia d’amore malata e a tratti pure ebete ( non a caso Candy a un certo punto comincia a dare segni di squilibrio vero e proprio ), dove i protagonisti oltre alla dipendenza dalla droga vera e propria dipendono anche l’uno dall’altra in modo morboso.Tutto ciò non può certo portare a nulla di buono….
Il film si divide in tre parti, che raccontano appunto la discesa di un amore: Paradiso, Terra e Inferno; molto bravi comunque i due protagonisti, il recentemente scomparso Heath Ledger in uno dei ruoli da bello e maledetto che caratterizzarono l’inizio della sua carriera, e l’esordiente Abby Cornish, che rende in modo veritieri la dolce e psicolabile Candy.
Curiosità: il regista, l’autore del romanzo e gli interpreti sono tutti australiani.
ACCADDE UNA NOTTE ( It happened one night ), 1934

Regia di Frank Capra, con Clarke Gable ( Peter Warne ), Claudette Colbert ( Ellie Andrews ), Walter Connely ( padre di Ellie ),Roscoe Karns ( Oscar Shapeley ).
Ellei, giovane ereditiera americana, fugge di casa per sposare un playboy malvisto dal padre, che ha cercato di impedire le nozze. Il padre dà l’allarme promettedo anche una lauta ricompensa a chi rintraccerà la scatenata figliola. Durante il viaggio, non sapendo di essere praticamente ricercata, la giovane fa amicizia con Peter, apparentemente viaggiaotore come lei, ma che in realtà è un giornalista. Qaundo Peter scopre la vera identità della ragazza, fa finta di nulla, pensando di usare le sue confidenze per trasformarle nello scoop che gli farà fare il grande salto di carriera. Ma ovviamente strada facendo, le cose non adranno così…
Tratto dal racconto NIGHT BUS, di Samuel Hopkins Adams, il film è una delle commedie americane più celebri della sua epoca, e ancora oggi additato come esempio di grande cinema. Del resto a dirigerlo è Frank Capra, un maestro indiscusso del genere, che del film disse ““una storia semplice per gente semplice”. Le più attente di voi avranno notato che la trama è molto simile a quella di VACANZE ROMANE con Audrey Hepburn, ma tranquille, non c’è nessun scopiazzamento ( anche perché il secondo film è del 1954 ).
Come da manuale, il film è una perfetta miscela di sentimento e umorismo, un film che anche settant’anni dopo mantiene inalterata la sua freschezza e piacevolezza.E’ anche considerato il primo film del genere “on the road”, in quanto durante il viaggio i protagonisti, oltre la mondo, scoprono anche sé stessi: Ellie, interpretata dalla faccia d’angelo più peperina della Holywood dell’epoca, Claudette Colbert, non è la solita ereditiera viziata e capricciosa, ma una giovane donna ansiosa di mettere alla prova le sue capacità e di decidere della sua vita; cosa che non aveva mai potuto fare per via del fatto che qualcuno aveva sempre deciso per lei. E Peter, il giornalista simpatico e spaccone, nonostante tutto non riesce a portare fino in fondo il suo raggiro, e non solo perché entrano in gioco i sentimenti, ma proprio per la sua onestà. E chi poteva interpretarlo se non un ironico e sornione Clark Gable?
Nel 1934 il film vinse cinque premi Oscar: miglior film, regista, sceneggiatura ed entrambi gli attori protagonisti, il primo film della storia del cinema a vincere il premio in tutte le più importanti categorie.
IN HER SHOES- SE FOSSI LEI ( In her shoes), 2005

Regia di Curtis Hanson, con Toni Collette ( Rose Feller ), Cameron Diaz ( Maggie Feller), Shirley McLaine ( nonna Ella ), Mark Feurstein ( Simon ).
Maggie e Rose sono due sorelle che più diverse non si può: la prima svagata, infantile e irresponsabile, può contare dalla sua come unico pregio il fisico mozzafiato, visto che all’età di 28 anni non è ancora riuscita a trovarsi un lavoro ( vivendo a scrocco dal padre e dalla sorella ) e cambia uomini come fazzoletti; la seconda, la maggiore, avvocato serio e responsabile, afflitta da un fisico cicciotto che la inibisce molto. Nonostante tutto sono molto affezionate tra di loro e condividono la passione per le scarpe ( rose ne ha un armadio pieno! ), ma quando Rose sorprende Maggie a letto col suo nuovo fidanzato, l'allontanamento fisico ed affettivo è immediato.
Rose precipita in un baratro profondo: lascia il lavoro, si mette a fare la dog sitter,e piano piano cerca di riprendere in mano la sua vita; Maggie, anche lei distrutta da ciò che ha fatto, fa invece un’inquietante scoperta: la nonna che loro credevano morta invece è viva e vegeta e vive in California. All’insaputa di tutti la giovane decide di andare a trovarla per fare chiarezza….
Tratto dal romanzo A LETTO CON MAGGIE ( 2004 ) di Jennifer Weiner, il film affronta, come tanti altri, il caso delle sorelle con caratteri e fisici diametralmente opposti: per Rose abbiamo Toni Collette, ormai abbinata a ruoli da bruttina, cicciotta e insicura ( e non si capisce perché! ), che lei interpreta con intensità e bravura; per Maggie abbiamo Cameron Diaz, attrice da sempre abbinata a ruoli da sexy svampita di commedie.Un’ottima scelta per queste due attrici, che rendono molto bene attraverso i loro personaggi anche il rapporto tra le due sorelle.
Un rapporto sconvolto da un fatto traumatico, ma tutto da ricostruire, e grazie al cammino intrapreso per riconciliarsi le due sorelle si riconcilieranno non solo con sé stesse, trovando la giusta dimensione della loro vita, ma anche col loro passato, affrontandone i fantasmi. Un film che tratta questi temi con toni comunque leggeri, senza angosciare e che farà felici le tantissime donne con la passione per le scarpe, molte delle quali probabilmente adotteranno il motto di Rose: “ quando voglio farmi un regalo, compro delle scarpe. Il piede è l’unica parte del corpo che non ingrassa”.
Mitica come sempre Shirley Mclaine nel ruolo della nonna misteriosa, un mix di dolcezza, saggezza ed esuberanza.
Tiziana
FILM TRATTI DA ROMANZI D'AMORE
SE SOLO FOSSE VERO ( Just like heaven ), 2006

Regia di Mark Waters, con Reese Whiterspoon ( Elizabeth Masterson ), Mark Ruffalo ( David Abbott ), Donal Logue ( Jack Houriskey ), Dina Waters ( Abby Brody ), Ben Shekman ( Brett Rushton ).
L’architetto vedovo David prende in affitto un bell’appartamento a San Francisco; potrebbe essere tutto ok, se non fosse per la giovane donna che comincia a materializzarsi in qualsiasi momento del giorno e della notte, cercando di farlo sloggiare dicendo che quella è casa sua! E in effetti, passato lo stupore iniziale, i due scoprono come stanno le cose. La giovane donna sia chiama Elizabeth ed è ricoverata da tre mesi in coma dopo un incidente stradale...
Tratto dall’omonimo romanzo di Marc Levy, il film è un esempio di commedia rosa degli ultimi anni, ma devo dire che nonostante questo genere mi piaccia, e nonostante mi piaccia moltissimo l’attrice Reese Whiterspoon , il film non mi è piaciuto molto.
E’ vero che generalmente non amo le storie d’amore soprannaturali, ma oltre a trovare questa davvero troppo strampalata non ho notato alcuna alchimia tra i due protagonisti, è come se ognuno vivesse di luce propria per tutto il film, senza mai sentirli realmente “coppia”. Del resto in confronto alla sempre spumeggiante Reese il protagonista è un‘ameba ( non me ne vogliano le sue ammiratrici)…inoltre a tratti la storia si fa davvero troppo frenetica, si perde così il gusto di seguirla… insomma un’occasione sprecata.
LA BISBETICA DOMATA ( The taming of the shrew), 1967

Regia di Franco Zeffirelli, con Elizabeth Taylor ( Caterina), Richard Burton ( Petruccio), Michael hordern ( Battista), Michael York ( Lucenzio), Victor Spinetti ( Ortensio),
Nella Padova del ‘500 il giovane Lucenzio è innamorato di Bianca, la dolce secondogenita di un ricco mercante, e vorrebbe sposarla, ma purtroppo il padre ha messo una ferrea regola riguardo ad un probabile matrimonio della figlia: e questa regola dice che bianca potrà sposarsi solo quando si sarà sposata anche la sorella maggiore Caterina. Cosa alquanto improbabile, visto che Caterina è nota soprattutto per il carattere bisbetico e antipatico, che ha da tempo allontanato ogni possibile corteggiatore.
Che fare? Per fortuna, da Verona arriva Pietro, uno stravagante amico di Lucenzio in cerca di moglie, che pur essendo stato informato del caratteraccio della giovane donna decide ugualmente di prenderla in moglie…
Tratto dall’omonima commedia ( 1594) di William Shakespeare, il film è il primo di uan trilogia che nel corso della sua carriera dedicherà al drammaturgo inglese ( gli altri due sono ROMEO E GIULIETTA e AMLETO). Devo dire che secondo me questo è il meno bello, nonostante stilisticamente parlando sia impeccabile. Il punto debole maggiore è proprio la recitazione dei due protagonisti, ovvero la coppia d’oro dell’epoca Richard Burton e Liz Taylor, che da il meglio ( o peggio a seconda dei punti di vista) della propria recitazione sopra le righe, probabilmente mettendoci anche buona parte degli eccessi che li contraddistinsero nella vita privata.
E sebbene Pietro e Caterina anche sulla carta siano dei personaggi dinamici ed esuberanti, così esagerano! Lei soprattutto è molto poco credibile…a parte questo, la confezione del film è impeccabile, come ci si aspetta dai film di questo regista, e la sceneggiatura ( di Suso Cecchi D’amico e ) è ottima, quindi il film è tutto sommato godibile; certo però lo humor e il messaggio della commedia rimangono in superficie.
Nel 1967 il film ebbe due meritate nomination all’Oscar ( migliori costumi e scenografia), e i due protagonisti Burton e Taylor furono premiati come migliori attori col David di Donatello di quell’anno.
IL POSTINO, 1994

Regia di Michael Radford, con Massimo Troisi ( Mario), Maria Grazia Cucinotta ( Beatrice), Philippe Noiret ( Pablo Neruda), Anna Bonaiuto ( Matilde), Renato Scarpa ( Giorgio).
Il poeta Pablo Neruda, esiliato dal Cile, arriva per un periodo di tempo in un paesino del sud Italia. Le autorità nominano un postino, Mario, che avrà l’incarico di recapitare al poeta tutte le numerose lettere che riceverà dai suoi ammiratori sparsi per il mondo. Col tempo fra il postino, uomo semplice ma con una grande sensibilità nei confronti della vita e della letteratura, e il famoso poeta nasce una profonda amicizia, tanto che il poeta decide di aiutare Mario a conquistare Beatrice, la ragazza di cui è innamorato…
Tratto dal romanzo IL POSTINO DI NERUDA ( 1985) di Antonio Skarmeta, è diventato in poco tempo, e meritatamente,uno dei film italiani più famosi all’estero, tanto da ricevere nel 1995 ben cinque nomination all’Oscar, fra cui le più importanti: miglior film e miglior attore protagonista a Massimo Troisi, unico caso di nomination postuma ( l’attore è morto nel giugno 1994, poco dopo la fine delle riprese)nella storia del cinema dopo James Dean.
Un meritato riconoscimento internazionale alla carriera di questo grande attore italiano scomparso troppo presto, interprete di grande sensibilità e ironia, che sublima in questo suo ultimo lavoro queste due qualità, rendendo il postino Mario un personaggio indimenticabile con i suoi sguardi, i suoi silenzi, la sua timidezza ma anche la sua grande umanità.
Accanto a lui uno straordinario Phillippe Noiret che veste in modo credibile in panni di un Immaginario Neruda, che nonostante la tragedia dell’esilio non perde la sua forza, la sua vitalità, la voglia di conoscere persone che lo avvicina sempre di più al postino.Il film diede la fama alla terza protagonista, Maria Grazia Cucinotta, che però a me non sembra così incisiva , a parte la bella presenza…in realtà ho considerato molto più protagonista la terra Siciliana con la sua bellezza mite e selvaggia allo stesso tempo.
Come ho già detto, il film ebbe cinque nomination agli Oscar, vincendone solo uno per la migliore colonna sonora, la bellissima musica di Luis Bacalov…troppo poco per un film davvero prezioso, ma è già tanto del resto che gli americani lo abbiano degnato di uno sguardo, ammettendolo pure agli Oscar!
L’ALTRA DONNA DEL RE ( The other Boleyn girl), 2008

Regia di Justin Chadwick, con Natalie Portman ( Anne Boleyn ), Scarlett Johansson ( Mary Boleyn ), Eric Bana ( Enrico VIII ), Kristin Scott Thomas ( Lady Elizabeth Boleyn ), David Morrysey ( Duca di Norfolk ), Jim Sturgess ( George Boleyn ).
Nell’Inghilterra del XVI secolo Enrico VIII è ossessionato dal fatto di volere a tutti i costi un erede maschio, che la regina Caterina d’Aragona non riesce a dargli. Sir Thomas Boleyn e il cognato duca di Norfolk decidono di approfittare della situazione per attuare i loro piani per dare lustro e prestigio alla famiglia, facendo in modo che durante un soggiorno preso di loro il re si invaghisca di una delle due figlie di Thomas, Anne Boleyn. Ma il re invece posa gli occhi e la sua attenzione sulla sorella minore Mary, e benché essa sia gia sposata e non abbia ambizioni, la costringe a far parte della sua corte come damigella della regina insieme alla sorella, facendone in seguito la propria amante.
Ma dietro le quinte l’intrigante Anne muove le fila di un piano che diventerà sempre più grosso…
Tratto dall’omonimo romanzo di Philippa Gregory, il film non va confuso con un film storico, nonostante i fatti narrati siano realmente accaduti, così come pure i personaggi realmente esistiti. Il regista infatti punta più sul fattore sentimentale, tralasciando quasi completamente cause politiche, economiche e sociali e soprattutto sorvolando sulle conseguenze che lo scisma d’Inghilterra nella storia.
Scarlett Jonhasson e Natalie Portman si contendono la scena in un duello tra primedonne che alla fine le incorona vincitrici alla pari, in quanto risultano complementari l’una all’altra sia fisicamente che caratterialmente: la prima bionda, dal fisico morbido che suggerisce dolcezza in ogni suo fare, rispecchiando così il carattere dolce e a tratti remissivo di Mary ( dotata però come vedremo, di maggior forza caratteriale rispetto alla sorella); la seconda bruna, maliziosa, con una fisicità un poco nervosa e scattante, che supporta la personalità ribelle, decisa e a tratti isterica del personaggio ( in realtà a quanto pare anche questo non molto aderente alla realtà storica ).
Le due attrici con le rispettive prove si mangiano quello che avrebbe dovuto essere lo sciupafemmine che decide delle loro vite, cioè il qui inesistente Enrico VIII di Eric Bana, attore non certo somigliante al corpulento sovrano dei ritratti che ci sono stati tramandati.Qui il re fa davvero una pessima figura, è praticamente un burattino manovrabile da chiunque gli stia attorno, incapace di seguire davvero quello che gli dice il cervello quando deve decidere qualcosa!Praticamente inutile, se non fosse stato necessario inserirlo perché protagonista della storia.Interpretazione pessima! Ho preferito di molto il personaggio, anch’esso debole ma molto più sofferto e incisivo, di George, il fratello di Mary e Anne, anche lui vittima di un padre troppo ambizioso. E l’interpretazione misurata ma incisiva di Kristin Scott Thomas nel ruolo della madre dei tre fratelli, una donna che assiste impotente alla rovina della propria famiglie e dei propri figli.
Tutto sommato un film gradevole, di cui nel 2003 era già stato fatto uno sceneggiato per la BBC, con Natasha McElhone
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EUGENIE GRANDET, 1946

Regia di Mario Soldati, con Alida Valli ( Eugenie Grandet ), Giorgio de Lullo ( Charles Grandet ), Gualtiero Tumiati ( Felix Grandet ), Pina Gallini ( Nanon ).
Nel paesino francese di Saumur vive Eugenie Grandet, figlia di un ex bottaio ricco e avarissimo ( figuriamoci che addirittura non permette di accendere candele in casa per non consumarle), che tiranneggia con la sua ossessione per il denaro la moglie e la figlia, rendendo loro la vita impossibile: Eugenie vie praticamente da reclusa, adattandosi a quella vita per non contrariare il padre, e trovando conforto solo nella compagnia della madre e della serva Nanon. Ma un giorno anche in quella triste casa arriva quello che per la dolce Eugenie è un raggio di sole: il cugino Charles, figlio di un fratello di Monsieur Grandet che si è suicidato, e che in una lettera affida al fratello il suo unico figlio. L’avarissimo Grandet si da subito da fare per spedire il nipote in India al seguito di una compagnia mercantile, in modo che non gravi troppo sul bilancio familiare; nel frattempo, tra il giovane solo in una famiglia ostile e la dolce e sottomessa cugina nasce un sentimento d’amore…
Tratto dall’omonimo romanzo ( 1833 ) di Honorè de Balzac, il film di Mario Soldati, pur non essendo certo un appartenente all’allora nascente genere neorealista, manifesta ugualmente la cupezza e il pessimismo proprio di questi film, unito allo stile elegante e decorativo tipico di questo regista . Del resto la storia non consente, almeno secondo me, altro tipo di intepretazione, essendo davvero triste, e il regista ne offre un’interpretazione fedele al romanzo, anche nella caratterizzazione dei personaggi principali: Alida Valli interpreta Eugenie con impeccabile maestria, ma la palma per la miglior interpretazione va all’interprete dell’avarissimo padre, che nelle circostanza più difficili assume addirittura tratti diabolici ( e vista la crudeltà del personaggio e la sua ossessione per il denaro non poteva essere altrimenti).
Nel 1946 Alida Valli per la sua interpretazione in questo film vinse un David di Donatello come miglior attrice.
Tiziana