martedì, 17 novembre 2009 ¦ Permalink
categoria : authors, treasure box, amanda mcintyre

AMANDA MCINTYRE...PASSIONE ED EROTISMO – AMANDA MCINTYRE...PASSION AND EROTICISM


The guest of today is an author very expert in passion and eroticism themes. Amanda McIntyre. Maybe someone of you don't know her, as in Italy was published only two novels. I could anticipate to you something but I decided not to do it. So let's enjoy this "hot" and funny interview.

Oggi abbiamo come ospite un'autrice che di passione ed erotismo se ne intende decisamente molto: Amanda McIntyre.Forse qualcuna di voi potrebbe non avere ben chiaro chi sia, dopotutto in Italia sono stati pubblicati solo due suoi romanzi. Potrei anticiparvi qualcosa ma ho deciso di non farlo o vi toglierei il piacere di leggere l'intervista che vi assicuro è alquanto piccante e... spititosa.

Amanda McIntyre will answer to all of your questions and will give away an autographed copy of a title his new novel, Winter Desire to a reader among all those who will partecipate and leave a comment. So don't forget to sign your comment with your name or a nickname.

Amanda McIntyre risponderà a tutte le vostre domande e estrarrà a sorte una copia autografata del suo nuovo romanzo Winter Desire tra tutte coloro che parteciperanno con un commento. Perciò non dimenticate di firmarvi con un nome o un nick.

 

INTERVIEW - INTERVISTA

 

People often think that authors are a bit like movie stars, i.e. they live in a separate golden world, where everything is perfect. So before talking about Amanda McIntyre as a romance writer, I’d love to talk a bit about Amanda’s everyday life. Would you like to tell us something about yourself?

Hi Veronica, I am very excited to be here at Isn’t It Romantic? And very excited that both Diary of Cozette, Tortured are available in Italian! A bit about myself? Well, my life isn’t as glamorous I’m afraid, but I am blessed in many ways—from a loving and supportive family, to healthy, gifted young adult children that I really enjoy, to friends and a comfortable home. I enjoy watching the sunset from my backyard, attending my children’s’ school functions, getting together with friends for a nice glass of wine or sitting around a bonfire and I love road trips, include a few haunted places or museums along the way and I happy doubly happy! I am a Pisces, have elective music, book and movies taste and probably my greatest pet peeve is self-absorbed people.


Spesso la gente pensa che gli autori sono un po' come le stelle del cinema, che vivono in un mondo dorato, dove tutto è perfetto. A questo proposito, prima di parlare di Amanda  scrittrice, mi piacerebbe parlare di Amanda nella sua vita quotidiana. Vuoi raccontarci qualcosa di te?

Ciao Veronica, sono molto eccitata di essere qui a Isn’t It Romantic? E molto eccitata per il fatto che sia Diary of Cozette che Tortured siano disponibili in italiano! Qualcosa su di me? Be’, la mia vita non è poi tanto affascinante, temo, ma sotto parecchi aspetti sono una donna fortunata—a cominciare dal fatto che ho una famiglia affettuosa e che mi supporta sempre, dei figli adolescenti sani e pieni di belle qualità a cui tengo davvero tanto, degli amici ed una casa confortevole. Mi piace guardare il tramonto nel giardino dietro casa, aiutare i miei figli a fare compiti, ritrovarmi con le amiche per un buon bicchiere di vino o per sederci attorno a un falò;amo i lunghi viaggi in macchina, se poi ci aggiungiamo lungo la strada qualche casa infestata dai fantasmi o qualche museo, sono al settimo cielo! Sono del segno dei Pesci, sono molto esigente in fatto di musica, libri e film, e probabilmente la cosa che mi infastidisce di più sono le persone troppo egocentriche.


When did you passion for writing start? What was your first book, and when was it published?

Interestingly, I came to this career choice later in life than many authors. I’ve only been writing fiction now for about nine years. Before that, my creative outlet was oil painting and needlework. The first full novel that I published was a contemporary romance called, “UNFINISHED DREAMS.” (Echelon Press, 2001) I am pleased to say for a new author and from a small press, it garnered a number of awards and stellar reviews. Set in the Midwestern USA, I am very pleased with the response it received.


Quando è iniziata la tua passione per la scrittura? Qual è stato il tuo primo libro, e quando è stato pubblicato?

Questo è un dettaglio interessante, sono arrivata a questa scelta professionale più tardi rispetto a molte autrici. Scrivo romanzi solo da nove anni. In precedenza, davo sfogo alla mia creatività dipingendo ad olio e ricamando. Il primo romanzo che ho pubblicato è stato un romance contemporaneo intitolato “UNFINISHED DREAMS.” (Echelon Press, 2001) Sono felicedi poter dire che, pur essendo un libro di una nuova autrice e pubblicato da una piccola casa editrice, ha ottenturo un buon numero di premi e recensioni fantastiche. E’ ambientato nel Midwest degli USA, e sono molto soddisfatta dell’accoglienza che ha ricevuto.


How are your stories born? Can you explain us how does your creative process work?

For me, the seed of an idea usually comes unexpectedly. Maybe I’ll hear a line to a song, or see a photo or painting. I love to research history; in particular, the lesser publicized morsels that few would think to write about. I don’t tend to follow trends in my writing—in fact, I am more likely to run exactly the opposite and forge a new path. Sometimes that works, sometimes it doesn’t. But if I love it, then the story I write will reflect that. I have been very fortunate having supportive editors at Harlequin Spice who encourage that outside of the box thinking.


Come nascono le tue storie? Puoi spiegarci come funziona il tuo processo creativo?

Per me, il germe di un’idea arriva di solito in modo inaspettato. A volte sento un verso di una canzone, oppure vedo una foto o un dipinto. Amo fare ricerche storiche;in particolare, sui momenti storici meno famosi, che pochi penserebbero di usare per scriverci su un romanzo. Tendo a non seguire le mode quando scrivo—in effetti, è più probabile che faccia esattamente l’opposto e mi lanci su una nuova strada. A volte funziona, a volte no. Ma se mi piace, allora la storia che scrivo lo rispecchierà. Sono stata molto fortunata ad avere degli editor alla Harlequin Spice che mi supportano e che incoraggiano il fatto di pensare fuori dagli schemi.

How is your historical research done?

Various ways. Online, of course, is a good beginning. Bookstores, both online and brick & mortar. Also libraries, the history channel and DVD’s on real time events. I immerse myself into that time period as much as possible.


Come effettui le tue ricerche storiche?

In molti modi. Le ricerche online, naturalmente, sono un buon modo di iniziare. I negosi di libri, sia online che negozi veri e propri. Anche le biblioteche, i canali tv dedicati alla storia e i DVD sugli avvenimenti contemporanei. Mi immergo nel periodo storico il più possibile.


In Italy you’re known as the author of “The Diary of Cozette”, therefore as an erotic romance author. Do you think that the definition of “author of erotic romance” suits you well? Or is it somehow a limitation, a label?

That is a good question and one that I imagine many authors think about these days. I am fortunate with Spice in writing historical to be able to expand the romance of my story. I think that more women want a steamier read these days. I like to think that I write erotic romance, but in a literary sense, not over the top erotica—which is another matter all together.

In Italia ti conosciamo per il romanzo “Il diario di Cozette”(edito da Harmony a Marzo 2009) pertanto ti possiamo definire una “scrittrice di romance erotico”. Ritieni che in qualche modo possa essere una limitazione, un'etichetta?

Questa è una buona domanda, ed è una a cui immagino molti autori pensano in questi giorni. Scrivendo storici per la Spice ho la fortuna di poter espandere il lato romance della mia storia. Penso che molte donne di questi tempu vigliano letture più bollenti. Mi piace pensare che scrivo romance erotici, ma in senso letterario, non erotici esagerati—che sono tutt’un’altra faccenda.


The “Diary of Cozette” is the heartfelt autobiography of this young woman, Cozette Bennett, who through her journal allows us to discover her existence full of pain and abuses but also of intense eroticism. Why have you decided to combine these different components, since many authors seem to prefer to stay away from historical reality, and how did you manage them?

Thank you! That is a huge compliment and a thought-provoking question! When writing historical, there is so much there that we only scratch the surface of. For example, in researching Diary of Cozette, I’d never heard of the White Slave Trade in London during the 1800’s. I guess if I hadn’t, how many others might not have known? In all of my writing I’ve noticed that I tend to write about the lesser known parts of society as opposed to the wealthy or affluent. Each level is an interesting entity with plenty of seedlings for storytelling, but you do have to be as careful as you can in your research. I guess I’d like to think that love triumphed, that the happily ever after did or could have happened, even in the darkest areas of history.

Nel “Il diario di Cozette” ci offri una profonda autobiografia della giovane protagonista, Cozette Bennett. Attraverso il suo diario scopriamo la sua vita, fatta di sofferenze e abusi, il tutto condito da un intenso erotismo. Come riesci a combinare questi elementi e perché hai deciso di farlo, quando molte altre scrittrici decidono invece di ignorare tanto la realtà quanto la storia?

Grazie! Questo è un complimento incredibile, ed una domanda che fa riflettere! Quando si scrivono romanzi storici, ci sono così tanti argomenti di cui noi grattiamo solo la superfiecie. Per esempio, mentre facevo le ricerche per il Diary of Cozette, non avevo mai sentito parlare del commercio di schiavi bianchi a Londra nel 1800. Visto che a me non era successo, quanti altri avrebbero potuto non saperlo? In tutto ciò che scrivo ho notato che ho la tendenza a scrivere delle parti della società meno conosciute, anziché dei ricchi e dei potenti. Ogni strato sociale è un’entità interessante che offre un sacco di spunti narrativi, ma bisogna essere il più attenti possibile nelle ricerche. Mi piace pensare che l’amore trionfava sempre, che c’era sempre un lieto fine o che avrebbe poturo esserci, anche nei momenti più bui della storia.

People often wonder if an author of erotic romance did experiment in first person what she’s writing about. What would you answer, if anybody would ask you this question?

I would fall off my chair laughing. And yes, I have been asked before. I think that authors sometimes do experience real physical places—like visiting a castle, a dark alleyway, or maybe even tour a fetish club—but whether that participate on a personal level, I can’t say. Now what I can attest to is picking up on the emotions in what I read in my research—and those emotions, tend to spill over into my writing. Writing is storytelling...and in many ways like acting out a story where you(the author) are directing the actors and actresses(your characters)based on their backgrounds and personalities—how the story will unfold. So we do pour our emotions in the writing—and I think that’s why readers often assume that research involves doing exactly what a character has done. Does that make sense?

Spesso ci si chiede se un autore erotico ha sperimentato in prima persona ciò che scrive. Cosa risponderesti, se ti venisse fatta una domanda di questo tipo?

Cadrei giù dalla sedia a forza di ridere. Sì, me l’hanno già chiesto. Penso che a volte gli scrittori vogliano conoscere di persona dei posti fisici, reali—ad esempio visitare un castello, un vicolo buio, o magari farsi un giro in un club fetish—ma circa la partecipazione a livello personale, non saprei che dire. Quello che posso affermare con certezza è che raccolgo le emozioni in quel che leggo durante le mie ricerche—e quelle emozioni temdono a riversarsi in ciò che scrivo. Scrivere è raccontare delle storie... e in un certo senso è come recitare una storia, dove tu (l’autore) stai dirigendo gli attori e le attrici (i tuoi personaggi) basandoti sul loro passato e sulla loro personalità—e decidendo come si dispiegherà la storia. Così noi riversiamo le emozioni nello scrivere—e penso che è per questa ragione che i lettori spesso ritengono che la ricerca implichi fare esattamente quello che un certo personaggio ha fatto. Sono riuscita a spiegarmi?


Besides being an author, is Amanda McIntyre a reader too? Is there any author who somehow influenced your writing and your stories?

I have a handful of authors who have influenced me when I started. Anne River Siddons, Fern Michaels, Stella Cameron, Donna Kauffman, Suzanne Forster, Christina Skye-to name a few. Now that I have met so many authors, I’ve added to that list, based not as much on their writing, but on their character and professionalism. That short list includes, Heather Graham, Bobbie Smith, Judi McCoy, Isabo Kelly, Emily Bryan, Sharon Page, Sahara Kelly, Renee Bernard, Caridad Pineiro and far too many more to name.


Amanda McIntyre è solo scrittrice o anche lettrice? Ci sono scrittori che, in qualche modo, hanno influenzato il tuo stile e le tue storie?

Ci sono alcune autrici che mi hanno influenzato quando ero agli inizi. Anne River Siddons, Fern Michaels, Stella Cameron, Donna Kauffman, Suzanne Forster, Christina Skye, tanto-per nominarne alcune. Ora che ho conosciuto così tante autrici, ne ho aggiunte parecchie alla lista, sulla base non tanto del loro modo di scrivere, ma del loro carattere e della loro personalità. Questa breve lista include, Heather Graham, Bobbie Smith, Judi McCoy, Isabo Kelly, Emily Bryan, Sharon Page, Sahara Kelly, Renee Bernard, Caridad Pineiro e molte altre, troppe per nominarle tutte.


Have you ever tried other literary genres, or are you going to do it in the future?

I have written contemporary, traditional historical, paranormal, fantasy, romantic comedy, non-fiction, mystery, short stories, novellas and novel length as well as managing a weekly newspaper article on the importance of music and the Fine Arts in our schools. I have several ideas percolating at the moment in at least every one of these that I’ve listed. I love that the genres have become more blended;it opens up a whole new range of very fun writing!


Hai mai sperimentato altri generi letterari, o progetti di farlo prima o poi?

Ho scritto romanzi contemporanei, storici tradizionali, paranormali, fantasy, commedie romantiche, saggi, gialli, racconti, novelle e sono stata responsabile di una rubrica su un settimanale che trattava dell’importanza della musica e delle belle arti nelle nostre scuole. Sto elaborando parecchie idee al momento, in ciascuno dei campi che ho descritto. Adoro il fatto che c’è maggiore mescolanza tra i vari generi letterari; questo apre le porte a tutto un range nuovo di possibilità per scrivere e divertirsi!


What, in your opinion, can’t be missing in a romance novel?

I know the first thing that most people would say is the “happily ever after,” however, to me it is the emotion between the characters—whatever that may be—that makes the story riveting to the reader. I want my readers to feel like they know those characters, like they are walking beside them, able to speak to them.

Cosa non deve assolutamente mancare in un romanzo?

So che la prima cosa che la maggior parte della gente risponderebbe è “il lieto fine,” comunque, per me, sono le emozioni tra i personaggi—di qualsiasi emozione si tratti—che rendono la storia avvincente per il lettore. Voglio che le mie lettrici provino la sensazione di conoscere quei personaggi, come se camminassero in fianco a loro, e potessero parlargli.


There have been several publishing news about you in the last couple of months. “L’incanto dei sensi”, i.e. the Italian translation of “Tortured”, was released few weeks ago. Can you tell us something about this novel?

My heroine, Sierra, was born of an obscure bit of history that I found telling that there were just a few women executioners in medieval times. That alone got my creative juice s whirling and I began to ask myself what circumstances would put a woman in that position? Why would she choose to follow such a path? But what if she didn’t have a choice. It wasn’t an easy story to write as it was set in the Dark Ages and there is not a lot of documented history during that time. I researched and watched movies based in that time. I studied torture devices and chambers, how they were used and Celtic Druidism, the Saxon takeover of Britannia and the legend of King Arthur. I built a world from these bits and pieces, studying the terrain of my setting, the clothing, the food, a great many things. I think again I was challenged to see if “love” could survive in such darkness. Was it possible? Sierra guided me through the telling of her story—an unlikely heroine—you’ve heard of the term “anti-heroes”, well Sierra is my “anti-heroine.”

Ci sono molte news editoriali per te in questo periodo. In Italia è appena uscito “L’incanto dei sensi” (edito da Harlequin, Ottobre 2009) il cui titolo originale è “Tortured”. Puoi raccontarci qualcosa in proposito?

La mia eroina, Sierra, è nata quando ho trovato un’oscura testimonianza storica che diceva che in epoca medievale c’erano alcuni boia donne. Questo ha messo in moto la mia fantasia e ho cominciato a chiedermi, quali potrebbero essere le circostanze in grado di mettere una donna in una simile situazione? Perchè sceglierebbe una strada del genere? Ma cosa succederebbe se non avesse scelta? Non è stata una storia semplice da scrivere, perchè era ambientata nel Medioevo e di quell’epoca non ci sono molti documenti storici. Ho fatto delle ricerche e ho guardato dei film ambientati in quel periodo. Ho studiato come venivano usati le camere e gli strumenti di tortura, il druidismo celtico, la conquista sassone della Britannia e la leggenda di Re Artù. Ho costruito un mondo da questi frammenti presi qua e là, studiando le terre della mia ambientazione, l’abbigliamento, il cibo, e molte altre cose. E’ stata una sfida vedere se “l’amore” può sopravvivere in tale oscurità. E’ davvero possibile? Sierra mi ha guidato raccontandomi la sua storia— è un’eroina inconsueta—avrete sentito il termine “anti-eroi”, be’, Sierra è la mia “anti-eroina.”


Blurb from the book:

In a time of chaos, darkness, and violence it is better to live only in the moment, lest your memories eat you alive. A young woman blessed with “sight seeks vengeance against a tyrannical lord responsible for her mother's murder. Forced to become an executioner's apprentice, she encounters a Roman prisoner who offers her a away to escape her prison and find a future. Torn between desire, duty, and the chance for revenge, her choice to live or die leaves her TORTURED.


Trama del libro:

Nella Britannia selvaggia e flagellata dalle guerre,Sierra realizza che, per sopravvivere a tempi così duri, occorre inchinarsi al volere dei potenti. Lo spietato re sassone, infatti, l'ha risparmiata perché lei ha il dono della chiaroveggenza e vuole che diventi l'apprendista del boia. Costretta a carpire i segreti dei prigionieri, lentamente il suo cuore si raffredda finché nelle segrete del castello non viene rinchiuso, in quanto capo dei ribelli, l'aitante e valoroso Dryston. Per piegare la resistenza dell'indomito guerriero, Sierra riaccende tutta la sua sensualità e trova così la chiave per vendicarsi, liberarsi e tornare a sperare in un futuro migliore di giustizia e serenità. Ma, soprattutto tra le braccia di Dryston, proverà il brivido inebriante e l'incanto della passione.

Se la trama vi ha incuriosito e desiderate leggere il primo capitolo potete trovarlo sul sito di Harlequin a questo link: http://www.eharmony.it/Romanzi/Passion/L-INCANTO-DEI-SENSI


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About US news, "Winter Desire", the book you wrote together with Charlotte Featherstone and Kristi Astor, has just been released. How was this cooperation born?

It was just a matter of networking, having an idea about creating an historical blog site, pitching it to Kristi and Charlotte and soon after the Lust in Time Manor was born. From there, the collaboration led to the idea of writing Celtic Themed anthologies based on the Seasonal festivals and the legends and lore that surround them. Each anthology, begins with a common story based on that festival and the novellas follow. Beltane Fires and Dark Pleasures are set to follow.

Per quanto riguarda le uscite americane invece questo mese è uscito "Winter Desire", scritto insieme a Charlotte Featherstone e Kristi Astor. Come è nata questa collaborazione?

E’ stata solo questione di collegarsi in rete, avere l’idea di creare un blog storico, rifilarlo a Kristi e Charlotte, e poco dopo è nato il Lust in Time Manor. A partire da lì, la collaborazione ha condotto all’idea di scrivere antologie a tema celtico basate sulle festività stagionali, e sulle leggende ed il folklore che le circondano. Ogni antologia inizia con una storia comune basata su quella festività, poi seguono i racconti. E’ stato già deciso che dopo usciranno Beltane Fires e Dark Pleasures.


Winter Desire’s story is set in ancient times, and it’s the tale of a passionate love which go beyond the limits of time. Can you tell us more about this book?

It is actually a unique anthology project that combines three novellas set in three separate historical eras-medieval, Georgian, and Edwardian. Each story stands alone, but is also connected by a thread which is the legend of an ancient Druid chant spoken by a scorned priestess on the dawn of Winter Solstice, centuries before...Winter Awakening in Winter’s Desire is the medieval story that sets off the compilation and tells the story of a young Welsh princess who becomes the center of a political alliance between the King of England, her father and a Norman soldier. The trouble is that she falls in love with her betrothed’s older mentor and friend, which creates all manner of havoc for all! Sensuous, fast-paced and just a fun story that I had a great time writing!


Winter Desire è una storia ambientata in tempi antichi, una storia di amore e passione che supera i confini del tempo. Raccontaci qualcosa.

In realtà si tratta di un progetto di antologia molto particolare, che raggruppa tre acconti ambientati in tre separate epoche storiche – Medioevo, epoca Georgiana e epoca Edoardiana. Ogni storia può essere letta per conto suo, ma è anche legata alle altre da un filo conduttore, che è la leggenda di un antico incantesimo druidico pronunciato da una sacerdotessa adirata all’alba del solstizio d’inverno, secoli fa... In Winter’s Desire, Winter Awakening è il racconto medievale che apre la raccolta e narra la storia di una giovane principessa gallese che è al centro di un’alleanza politica tra il re d’Inghilterra, suo padre ed un soldato normanno. Il problema è che lei s’innamora dell’amico e mentore di suo fratello maggiore, cosa che crea guai di tutti i tipi per tutti quanti! E’ una storia sensuale, dal ritmo veloce, divertente, che mi è piaciuto un sacco scrivere!

Can you tell us a bit about your upcoming projects?

I have several projects on tap for this next year. PRIVATE PARTY, Spice Briefs, April 2010 is the story of an older woman who on her 4oth birthday discovers a very special birthday surprise from a younger co-worker who happens to share not only her secret passion, but the same birthday! THE MASTER and the MUSES, Spice-Books, June 2010. I’ve had such fun writing and researching this book! Based loosely on the lives of the young and rebellious Pre-Raphaelite brotherhood, this book , written with a format of three connected novellas in one book, tells the first person account of three different women who became models for the eccentric and passionate artist, Thomas Rodin. All characters are fictional, based loosely on the real life accounts and situations. It’s an intricate look at the society of that time and what choices women had or didn’t have as well as being able to take a peek through time and experience the lives and loves of these women. In the fall of 2010, I will have a Special length Spice Briefs released which tells the story of what happened to TORIN—those who’ve read TORTURED will know that Torin is Sierra’s deported brother who she believes is dead while she is in prison. And I am working on my next full length Victorian historical, THE DARK SEDUCTION OF MISS JANE set in 1887 London, just prior to the beginning of the Ripper episodes.

Progetti per il futuro?

Ho diversi progetti in cantiere per l’anno prossimo. PRIVATE PARTY, che uscirà nella collana Spice Briefs ad April 2010, è la storia di una donna matura che, il giorno del suo quarantesimo compleanno riceve una sorpresa molto speciale da un collaboratore più giovane di lei che, guarda caso, non solo divide con lei la sua segreta passione, ma anche il compleanno! Poi c’è THE MASTER and the MUSES, che uscirà nella collana Spice-Books, a giugno 2010. Mi sono divertita così tanto a scrivere questo libro e a fare le ricerche! Questo libro si basa sulle vite dei membri della giovane e ribelle fratellanza pre-raffaellita, ed è composto da tre racconti raggruppati in un unico volume, narrati in prima persona da tre diverse donne che sono state le modelle di un eccentrico ed appassionato artista, Thomas Rodin. Tutti I personaggi sono immaginari, ispirati molto alla lontana da resoconti e fatti reali. E’ un complesso ritratto della società di quell’epoca e delle scelte che le donne avevano, o non avevano, e dà la possibilità di gettare uno sguardo a quei tempi e provare come potevano essere le vite e gli amori di quelle donne. Nell’autunno del 2010, sarà pubblicato un mio Spice Briefs di formato speciale, che racconta la storia di cosa è successo a TORIN—chi ha letto TORTURED sa che Torin è il fratello deportato di Sierra, che lei crede sia morto mentre lei era in prigione. E sto lavorando al mio prossimo romanzo di ambientazione vittoriana, THE DARK SEDUCTION OF MISS JANE, ambientato nella Londra del 1887, appena prima delle vicende di Jack lo Squartatore.

Last question just before leaving… is there anything you’d like to talk about, and nobody as been asking you so far?

I can’t think of anything, but I enjoy hearing what readers would like to see and you can email me anytime at Amanda@amandamcintyre.net And you can join my newsletter or visit my website and blog through www.amandamcintyre.net Thanks Veronica!!

Prima di lasciarci… c’è qualcosa di cui vorresti parlare e che mai nessuno ti ha chiesto?

Non mi viene in mente nient’altro, ma mi piace ascoltare dalle lettrici cosa piacerebbe a loro, potete mandarmi un’email in qualsiasi momento a Amanda@amandamcintyre.net Potete iscrivervi alla mia newsletter o visitare il mio sito e il mio blog qui www.amandamcintyre.net Grazie Veronica!!

EXCERPT /ESTRATTO

da "Winter Desire":

Sabeline ha chiesto di parlare in privato con Ranulf a proposito del fatto che lui la sta evitando~

Appoggiai il fianco contro il tavolo e guardai in basso, accanto ai miei piedi, dove uno spesso strato di pelli di montone era disteso accanto al fuoco. Non ero certo migliore di Benedict, visto che i miei pensieri vagavano su come fare per trascinare Sabeline su quelle pelli per prendermi il mio piacere insieme a lei. Mi leccai le labbra mentre fissavo la tentazione, e scoprii che stavo stringendo le dita intorno al bordo del tavolo. Ero felice di indossare il gilè sopra la camicia di cambrì, visto che copriva l’eccitazione che mi aveva causato lo scherzo di sua cugina. Eppure con l’ora tarda, la mia eccessiva indulgenza verso la birra, e quella porta chiusa che ci teneva prigionieri, la mia situazione peggiorò davvero.
“Cosa posso fare per voi, milady?” Mi schiarii la voce e mi spostai,così che il mucchio di pellicce uscì dal mio campo visivo. La guardai avanzare di fronte a me, persa nei suoi pensieri e del tutto inconsapevole di come io mentalmente la stessi spogliando, un indumento alla volta.
“Sir Ranulf?” Sbattei le palpebre, riportato dal presente dalla sua voce. “Le mie scuse, avevo la mente altrove.”
“Questo è precisamente ciò di cui vorrei parlarvi.”
Pensai che forse era più saggio sedermi che stare in piedi, mi sedetti ed appoggiai le mani sulla scrivania, guardando in su verso di lei mentre continuava ad andare avanti e indietro sul pavimento di pietra . “Vi prego, continuate. Temo di non capire.”
Mi gettò un’occhiata incrociando il mio sguardo, anche se nel frattempo continuava a camminare, come se fermarsi avrebbe potuto farle perdere il coraggio di dire ciò che pensava. Se l’amicizia era tutto ciò che potevo avere da lei, volevo almeno che potesse sempre parlarmi liberamente. Sospirai silenziosamente.
“Cosa vi preoccupa, Sabeline?” chiesi, aggiustandomi la tunica mentre cercavo di concentrarmi sulla preoccupazione che le si leggeva in viso.
“Siete voi, Sir Ranulf. Voi rifiutate di parlarmi—no, anzi, rifiutate completamente di accorgervi di me. Ultimamente, dopo ogni pasto scappate via.” Ci fosse stato Benedict seduto su quella sedia, avrei capito meglio quei rimproveri.
“Milady, permettetemi di farvi notare che non è la mia attenzione, quella di cui siete in cerca.” Mi gettò un’occhiata stupefatta.
“Siete pazzo? Tutto ciò è ridicolo, ovviamente. E’ tutta una questione di apparenze, milord.” Ridicolo? Alzai le sopracciglia, come per mettere in discussione la sua affermazione. “Certamente,” borbottai. “E’ difficile da spiegare.”
Si morse la punta del pollice, persa nei propri pensieri.
“Perdonatemi, milady. Vorrei aiutarvi a risolvere qualsiasi cosa vi stia preoccupando, ma come mi può riguardare tutto ciò?” Mi strinsi nelle spalle. “Non vedete come mi influenza il vostro comportamento?” Sbatté le mani sul tavolo e avvicinò il proprio viso al mio.
“Il mio comportamento? No, milady, non lo vedo.” Curioso com’ero di sentire le sue richieste, mi persi ad ammirare la curva della sua guancia, il leggero arco della sua bocca da baciare. Incapace di trattenermi, spostai lo sguardo sulla vista offerta dal vestito scollato. Che dolce calore, pensai, si nascondeva nell’incavo tra quei seni…maledizione.
“Esattamente per questa ragione, sir.” Cercò nei miei occhi. “Mi sono accorta di come mi guardate. Di come guardate, quando pensate che nessuno vi stia notando.”
“Se vi ho causato disagio, me ne dispiace davvero.” Socchiusi gli occhi, continuando a fissarla.
“Se fossi io sola ad essermene accorta, non mi causerebbe disagio, benché debba confessare che non so se i vostri sguardi siano frutto del piacere o del disprezzo.” I miei occhi incontrarono i suoi.
“Avrebbe importanza?” Era pericoloso, lo sapevo, farle pressione su simili argomenti, ma la birra mi aveva sciolto la lingua. Lei si raddrizzò come se l’avessi schiaffeggiata. Paura e desiderio combattevano nei suoi occhi. Volevo davvero che rispondesse?
Per tre anni avevo portato questa tenue fiammella di desiderio chiusa nel profondo della mia anima, deciso a non alimentarla mai se non con la mia immaginazione e con i miei ricordi. Trattenni il fiato, mentre aspettavo la sua risposta.
“E’ stato uno sbaglio, milord. Mi scuso per aver turbato la vostra privacy.”
Si girò per andarsene. Mi tesi perso di lei e le afferrai la mano,facendo cadere la sedia mentre mi alzavo in piedi di scatto.
“Devo capire perchè siete venuta a cercarmi stanotte.” Non la lasciai andare, mentre facevo il giro del tavolo per fronteggiarla.
Più di una volta, lei fece per parlare, ma ogni volta si fermò mentre tentava disperatamente di evitare di guardarmi. Le presi il mento tra le dita, obbligandola a fissarmi. Era sbagliato da parte mia insistere affinché ricordasse anche il potere di quel bacio di tanti anni prima. Ora era più matura, il suo futuro era chiaro, il suo obiettivo era quello di diventare la moglie di un altro uomo. Avevo ben chiare davanti a me tutte le ragioni per andarmene, eppure non riuscivo ad allontanare la mano. Lei allora mi guardò, con i morbidi occhi castani pieni di desiderio. Non volevo sapere se la tensione tra di noi era un errore, oppure no. A dir la verità, non volevo che nessuno di noi due pensasse affatto. Volevo finire quello che avevamo cominciato tanti anni fa. Dovevo sapere se il tormento non era unicamente mio.
“Quella notte, milord…non volevo che succedesse,” sussurrò. Abbassò lo sguardo sulla mia bocca. Quindi anche lei portava con sé quel ricordo.
“Non più di quanto tu voglia che succeda questo, Sabeline. Che il biasimo ricada pure su di me, ma stavolta non posso andarmene via,” dissi mentre abbassavo il mio viso su quello d lei.
Non volevo pensare alle ragioni per cui avrei dovuto fermarmi, o pensare al rischio che stavo correndo. Non avrebbe mai potuto essere mia, non nel modo che io volevo. Anche adesso, non potevo essere sicuro di non essere un sostituto per i suoi tentativi falliti nei confronti di Benedict. Eppure per una notte, per spegnere il fuoco che lei stessa aveva acceso tanto tempo prima, avrei recitato la parte del martire e sarei stato il suo sostituto. Le sue dita incerte mi toccarono le labbra e, se anche avessi avuto una spada alla gola, non sarei riuscito a fermarmi. Catturai la sua bocca per saziare la fame che giaceva sepolta nella mia anima. Un piccolo gemito le sfuggì dalla gola mentre premevo con forza la mia bocca sulla sua, trovando l’angolazione perfetta per il nostro piacere.
Era dolce come mi ricordavo, morbida e arrendevole e piena di passione, un’immagine fedele di come sarebbe stata nel mio letto. Le tolsi i pettini dai capelli, affondando le dita in quelle ciocche di seta. Avvertivo il battito del suo cuore mentre le passavo la mano sul collo delicato per attirarle il viso contro il mio. Alla ricerca ansiosa di qualcosa di più, le nostre bocche si unirono mentre le mie mani trovavano i lacci sul dorso del suo abito. Esultando silenziosamente, sciolsi i nodi ed il vestito si allentò, scivolando facilmente giù dalle sue bianche, esili spalle. I nostri occhi si incontrarono, e aspettai che lei m facesse capire fino a che punto potevamo avventurarci in quel momento tanto oscuro e pericoloso. Col suo sguardo incatenato al mio, le feci scendere il vestito ancora di più, esponendo le curve delicate delle sue carni bianche come la panna. Trattenni il fiato, mentre le facevo scorrere le dita lungo la gola e le facevo scivolare ancora più giù, in direzione dei suoi seni. Le misi le mani intorno alla vita mentre mi curvavo a leccare prima una, poi l’altra di quelle punte rosee turgide per l’eccitazione. Nel desiderio disperato di sentire la sua carne morbida contro le dure superfici del mio corpo, mi slacciai il gilè e lo lasciai cadere al suolo. Le sue mani lottarono con le mie mentre insieme mi sfilavano dalla testa la camicia di cambrì. In tutta la mia vita, non avevo mai visto niente di così bello come lo sguardo di apprezzamento e di desiderio nei suoi occhi. Il palmo della sua mano si posò sui muscoli solidi del mio petto, e io chiusi gli occhi sentendo il desiderio scendere selvaggiamente dentro di me. Tenni le braccia lungo i fianchi, stringendo i pugni mentre lasciavo che continuasse ad esplorarmi.
Chiusi gli occhi avvertendo la tenerezza del suo bacio sulla mia pelle, il calore del suo viso mentre mi strofinava il naso nell’incavo del collo,finché non riuscii più a tenere le mani lontano da lei. L presi il viso tra le mani, portando le sue labbra verso le mie mentre bevevo a fondo quel vino proibito che mi stava consumando la ragione. 
Visto che non ricevevo proteste, l’attirai giù, sotto di me, sul soffice cuscino delle pellicce riscaldate dal fuoco. Infiammato dalla birra, spinto da una passione a lungo negata, mi saziai di quei baci che avrebbero dovuto servire a sopportare i lunghi anni di solitudine che mi attendevano.

 

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mercoledì, 16 settembre 2009 ¦ Permalink
categoria : fiction, autrici italiane, historical, authors, treasure box, rita charbonnier
RITA CHARBONNIER : TEATRO E MUSICA NEL ROMANZO



L'AUTRICE

Dal cognome si potrebbe pensare che Rita Charbonnier sia mezza francese, ma è italiana al 100%. Nelle sue vene scorre un po’ di sangue piemontese-valdese, un po’ di sangue umbro e un po’ napoletano; è nata a Vicenza e ha vissuto a Matera, Mantova, Roma.

Prima di dedicarsi alla scrittura ha svolto un’intensa attività come attrice. Ha frequentato la Scuola di Teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, ha lavorato con Nino Manfredi e altri artisti. Giornalista pubblicista, ha frequentato il Corso di formazione e perfezionamento per sceneggiatori della Rai e ha iniziato a scrivere prima articoli per riviste di teatro, poi testi e sceneggiature per la televisione, e infine romanzi.

Il suo primo libro, “La sorella di Mozart” (Corbaccio, 2006), è stato tradotto in inglese, francese, tedesco, spagnolo e olandese e pubblicato in 12 nazioni, tra le quali gli USA. Il secondo, “La strana giornata di Alexandre Dumas”, è stato pubblicato prima dell’estate da Piemme.


Rita risponderà a tutte le vostre domande e darà in regalo una copia autografata del suo romanzo a una fortunata lettrice sorteggiata tra tutte coloro che interverranno. Quindi non dimenticate di firmarvi, con un nome o uno pseudonimo, per farvi riconoscere!

Per saperne di più, potete visitare il sito ufficiale e il blog di Rita, dove sarete anche tenute al corrente delle presentazioni in programma.

sito : http://www.ritacharbonnier.com/it
blog : http://ritacharbonnier.blogspot.com/
 



L' INTERVISTA

1- Rita, sei stata attrice di teatro per ben 15 anni, e da quanto si può leggere sul tuo sito, l’unico motivo per cui hai smesso è perchè non amavi le tournées, tuttavia deve essere stata un’esperienza straordinaria che ti ha insegnato molto. Quanto di questo insegnamento ti è tornato utile nel tuo attuale lavoro di scrittrice?

Hai ragione: è stata un’esperienza straordinaria e mi ha insegnato moltissimo. Nelle storie che ho scritto fino ad oggi il teatro e la musica hanno un ruolo fondamentale, e sicuramente non è un caso. Inoltre, penso che aver recitato per diversi anni, su palcoscenici diversi, e accanto ad artisti anche grandissimi, mi abbia dato il senso della disciplina, che è molto importante in qualunque lavoro creativo. E infine, a me piace molto scrivere i dialoghi; è una cosa che mi viene quasi naturale. E il teatro, anche più del romanzo, è il regno del dialogo.


2- La scelta di rendere “protagonisti” personaggi illustri (Dumas padre, Mozart e molti altri che ruotano attorno al periodo storico e all’artista scelto) come nasce? Con che criterio cade la scelta su un particolare personaggio storico? Da una passione personale o dalla casualità?

Prima di scegliere Mozart e Dumas ho scelto le mie eroine, le vere protagoniste: Nannerl, la sorella del Maestro (“La sorella di Mozart”) e Maria Stella, la donna che vuole convincere Dumas a scrivere un romanzo su di lei (“La strana giornata di Alexandre Dumas”). Nannerl è una persona di straordinario talento, che purtroppo non riesce a esprimerlo perché è nata femmina. Maria Stella è una donna che un brutto giorno scopre di non essere figlia dei suoi genitori. Entrambe cercano il senso della loro vita tentando di abbattere gli ostacoli che incontrano, ma finiscono per trovarlo dentro di sé, nella loro faticosa autonomia, nel loro desiderio di amore e comprensione. La scelta dei personaggi quindi non è casuale, ma nasce da quello che possono incarnare ai miei occhi e agli occhi del lettore: la creatività, l’identità, le radici, il destino…


ritratto di Mozart3- E’ piu’ difficile costruire un romanzo basandosi su fatti reali (lo scambio di bambini in culla e la presunta illegittimità di Filippo I, la storia della famiglia Mozart e dei suoi unici due figli sopravvissuti), costruendo poi sopra di esse della narrazione, o creare una storia da tabula rasa?

Questa è una domanda complicata… al momento sto scrivendo il mio terzo romanzo, che è di ambientazione storica e parla di personaggi realmente esistiti; ma per la prima volta la vera protagonista è un personaggio di pura invenzione… posso provare a risponderti quando avrò finito il libro? :-)


4– Quanta libertà narrativa ci si può concedere quando si decide di scrivere un romanzo basato su personaggi realmente esistiti? Dove si ferma la realtà e inizia il romanzesco?

Ogni scrittore ha la propria risposta. Secondo alcuni bisogna essere strettamente fedeli ai fatti storici; secondo altri, in un’opera di finzione ci si può concedere qualunque cosa, perché la finzione è finzione. Io penso che la “realtà storica” sia un po’ un mito, e che anche gli storici esprimano il loro punto di vista; infatti sono spesso in disaccordo gli uni con gli altri. Certo, i fatti documentati esistono e un autore di romanzi storici non dovrebbe, che so, raccontare che Mozart è vissuto fino a 99 anni, quando tutti sappiamo che purtroppo è morto giovane. Altrimenti ne viene fuori un romanzo fanta-storico. Ma la linea di separazione tra realtà e romanzesco è talmente sfumata che l’unico criterio dovrebbe essere quello dell’onestà: se scelgo di violare i fatti, devo farlo consapevolmente e per una ragione precisa.


5– Tu stessa hai definito i tuoi libri dei “feuilleton”, o quantomeno hai asserito che ne hanno alcune componenti, ma leggendoli emerge un lavoro molto intenso sull’evoluzione psicologica dei tuoi personaggi: Maria Stella e il difficile rapporto con la madre in “La strana giornata di Alexander Dumas” oppure la lotta per affermarsi come donna prima che come musicista per Nannerl (“La sorella di Mozart”), quindi sorge spontanea la domanda: scrivendoli pensavi ad un genere di appartenenza oppure la costruzione della storia è avvenuta gradualmente senza un indirizzo preciso?

In realtà quando parlo di “feuilleton” mi riferisco soprattutto alla vera storia di Maria Stella, la protagonista del nuovo romanzo: lo scambio nella culla, il neonato scambiato che diventa re… sembra proprio una trama da romanzone ottocentesco. Quando ho scritto i romanzi non pensavo tanto di inserirmi in un particolare genere, quanto di narrare delle storie che mi sembravano importanti. L’indirizzo che tentavo di seguire era proprio quello che dici tu: raccontare con la maggiore profondità possibile l’evoluzione psicologica dei personaggi.


6– Nel tuo secondo romanzo fanno breve apparizione dei personaggi secondari apparsi anche nel primo libro... come mai questa scelta visto che i due romanzi non sono collegabili e storicamente sovrapponibili solo in parte?

Attraverso i miei romanzi vorrei esprimere l’idea di uno scorrere fluido degli anni, di una ciclicità degli eventi. Come sappiamo, nessuno di noi è solo su questa terra, ma siamo tutti collegati, anche al di là del tempo. Quel che ci accade oggi è una diretta conseguenza di quel che è accaduto a qualcun altro ieri; e su questo terreno, noi abbiamo comunque la possibilità di scegliere tra infinite strade. Ecco perché il “passaggio di testimone” tra un libro e l’altro.


ritratto di Nannerl Mozart7– Ha mai pensato di scrivere una saga? In fondo con tale ricchezza di personaggi, avresti ampie possibilità di farlo.

Ti ringrazio molto. In effetti sarebbe una possibilità interessante… potrei esplorarla dal quarto romanzo in poi!


8– Sia Dumas padre che Mozart sono persone molto sagaci, brillanti e “giocherellone” mentre nell’immaginario collettivo sono molto seri e compresi in se stessi, insomma “grandi e tormentati” artisti, sono stati davvero come tu li hai dipinti nei tuoi libri? La scelta di renderli co–protagonisti senza davvero mai incentrare il romanzo su di loro nasce dal fatto di volerli mostrare in una luce diversa?

Nessuno sa come fosse “davvero” l’uno o l’altro. Su Mozart sono stati scritti milioni di pagine in tutte le lingue del mondo e non credo che forniscano un’immagine univoca. Sospetto che anche i suoi contemporanei avessero di lui immagini diverse: per qualcuno poteva essere il fratellino più fortunato e più ricco di talento, per qualcun altro il figlio da instradare verso una fulgida carriera, per qualcun altro il compositore rivale e invidiato, per qualcun altro il brillante giovanotto da stimare… per non parlare di come le opere teatrali, i romanzi, i film raccontano quest’uomo: basta pensare ad “Amadeus” per avere in mente la sua risata sguaiata e comunicativa. La scelta di rendere Mozart e Dumas coprotagonisti dei miei romanzi nasce dal desiderio di esplorare un mondo che può averli circondati; quindi, in sostanza, come dici tu, di mostrarli in una luce nuova.


Alexander Dumas9– Quale delle tue due eroine hai amato di piu’? (In fondo un figlio preferito c’è sempre) e perchè?

L’eroina che amo di più è sempre quella sulla quale mi concentro nel momento della scrittura. Ho amato molto Nannerl quando scrivevo “La sorella di Mozart”, e ho adorato Maria Stella quando scrivevo “La strana giornata di Alexandre Dumas”. Adesso sto amando e odiando Elsa, la protagonista del mio nuovo romanzo…


10– C’è un modo di approcciarsi ai tuoi libri? Una persona che acquista un tuo romanzo con che spirito dovrebbe intraprendere la lettura? In fondo ogni libro ha un’anima e come tale va trattato diversamente da un altro...

Mi piacerebbe che chi si accingesse a leggere i miei libri lo facesse, molto semplicemente, con l’idea di immergersi in una bella storia… e spero che la trovi bella davvero! “La sorella di Mozart” forse può interessare di più le donne e le persone che amano la musica; immagino che “La strana giornata di Alexandre Dumas” possa essere interessante anche per gli uomini. Una cosa buffa che mi è capitata è che chi ama molto uno dei due romanzi avanza qualche riserva sull’altro. Non so perché. Probabilmente sono più diversi di quanto non mi renda conto io stessa, che li amo entrambi.


11– Originalissima l’idea di presentare il romanzo in costume alla fiera del libro di Torino: come è venuta?

L’idea mi è venuta un giorno all’improvviso mentre guidavo su una strada trafficata, e più ci pensavo e più mi veniva da ridere. Il giorno dopo ho chiamato il mio editore e sono rimasti tutti entusiasti. Però, amiche mie, devo dirvi una cosa: Dio benedica gli abiti moderni! Per mettersi quella roba ci vuole una buona mezz’ora e bisogna per forza farsi aiutare; e poi pesa! E’ stata una bella fatica, ma mi sono divertita moltissimo. Nella calca bloccavo i passanti parlando con un linguaggio improbabile, che sapeva lontanamente di Ottocento, e firmavo le copie del romanzo con una pennaccia Bic chiedendo umilmente perdono per l’assenza di una vera penna d’oca…


12– E infine: sappiamo che stai scrivendo un terzo romanzo, puoi darci qualche anticipazione? Anche in questo faranno brevi incursioni personaggi che abbiamo già avuto il piacere di incontrare? La formula resterà la stessa dei tuoi precedenti romanzi?

La protagonista è un personaggio di invenzione: una ragazza che vive a Roma nel 1931 e si convince pian piano di essere la reincarnazione di Anita Garibaldi. E per questo finisce in manicomio… e si convince che il suo dottore è la reincarnazione di Giuseppe Garibaldi! Come finirà? In modo sorprendente. Sì, anche in questo romanzo tornerà un personaggio che abbiamo già conosciuto: nientemeno che Alexandre Dumas. Non posso dire molto di più perché sono ancora in una fase embrionale…



LA STRANA GIORNATA DI ALEXANDRE DUMAS
Edizioni Piemme


Una popolana che cercò per tutta la vita di far riconoscere le sue nobili origini

Un giovane scrittore in grado di trasformare in capolavoro ogni storia che gli venisse raccontata

Uno scandalo che sconvolse la corte di Francia agli inizi del XIX secolo

Quella sarebbe stata una giornata come tutte le altre per Alexandre Dumas, se non fosse stato per una strana vecchia che gli aveva proposto di leggergli l’oroscopo per l’anno successivo, il 1844. Dopo i primi convenevoli, infatti, lo scrittore si accorse che l’indovina non aveva la minima intenzione di parlargli dei segni zodiacali, ma che aveva una storia da raccontare, la propria. Per una volta sarebbe stato lui lo spettatore.

Tutto aveva avuto inizio a Modigliana, in Romagna, dove la madre della chiromante, Vincenza, l’aveva data alla luce e l’aveva chiamata Maria Stella. In breve, però, Vincenza si era accorta che l’accenno di chioma scarlatta e i piccoli occhi di cielo della neonata non potevano venire né da lei né da Lorenzo, suo marito, entrambi neri come la pece. Quella non era sua figlia.

Ma quando aveva provato a parlare dei suoi sospetti, nessuno le aveva creduto, e Vincenza si era vista costretta a frugare in lungo e in largo la casa, e a chiedere ai vicini; era arrivata addirittura a interrogare il signor Conte.

La scoperta sull’origine della bambina era stata sconcertante, ma Vincenza si era confidata solo con la piccola Maria Stella che, dopo tanti anni, aveva deciso di mettere Dumas, il grande scrittore, a parte di uno scandalo che avrebbe potuto sconvolgere il regno di Francia.

 





DIETRO IL ROMANZO,
di Rita Charbonnier


le memorie di Maria StellaLa prima volta che incontrai il nome di Maria Stella ero in una biblioteca, impegnata nelle ricerche per il romanzo precedente. Sfogliando una vecchia enciclopedia notai una voce dedicata a una cantante nata in Romagna nel tardo Settecento: era lei. Si diceva anche che questa cantante scoprì, da adulta, di essere stata scambiata nella culla, lei nobile, con un neonato di umili origini. Presi un appunto e dopo qualche tempo iniziai a cercare tracce della sua esistenza.

Appresi che Maria Stella aveva dato alle stampe la propria autobiografia nel 1830 e che si poteva consultarla recandosi presso la Biblioteca Nazionale Francese (in seguito il libro è stato caricato su Google Books). Contattai anche i suoi discendenti, che vivono in Inghilterra, e stavo già programmando un viaggio tra Parigi e Londra quando scoprii che nella Biblioteca Comunale di Modigliana, il paese nel quale avvenne lo scambio di neonati, c’era una copia dell’autobiografia tradotta in italiano.
Cancellai il viaggio oltralpe e mi recai in Romagna. Mi bastò.

Oltre a poter leggere il prezioso testo ho incontrato una straordinaria disponibilità da parte degli abitanti del paese, per i quali Maria Stella è una vera e propria gloria; chi mi ha accompagnata a visitare i luoghi nei quali si svolse il baratto di neonati, chi mi ha mostrato la sua collezione di libri antichi sull’argomento, chi mi ha esposto il suo punto di vista…




 

ESTRATTO
da “La strana giornata di Alexandre Dumas”


Prologo

«Avete il Sole nel segno del Leone, e anche l’ascendente. Siete dunque molto leonino, Monsieur Dumas, persino nell’aspetto: alto, imponente, con una folta chioma… senz’altro vi definirei un bell’uomo. Inoltre, gli occhi chiari sull’incarnato bruno vi conferiscono un singolare fascino.»
«Vi ringrazio, Madame.»
«Di nulla» rispose la vecchia signora. «La vostra Luna è nel segno del Toro; è una Luna godereccia. Gli uomini come voi amano i piaceri della vita: la buona tavola, il vino, i viaggi, e soprattutto le belle figliole; sono incapaci di resistere alla grazia femminile. Possono sposarsi oppure no, ma non è infrequente che abbiano figli, e persino da donne diverse; nondimeno, agiscono in assoluta semplicità, per il proprio appagamento, non intendendo violare le norme o calpestare il buon senso. In voi, signore, io non vedo traccia di malvagità. Al contrario, credo siate un uomo buono e generoso.»
«Debbo ringraziarvi ancora» mormorò lo scrittore quarantenne, segretamente divertito.
«I miei non sono complimenti, ma constatazioni. E sappiate che non sono interessate: la mia età mi pone al riparo da qualunque avvicinamento alla vostra desiderabilissima persona.» Alzò gli occhi dalla mappa astrologica e li puntò nei suoi. «Confermatemelo, di grazia: io non vi piaccio, vero?»
Alexandre Dumas scoppiò a ridere. «Sono convinto che in gioventù siate stata bellissima; e lo siete ancora. Ma, ahimè, potreste essere mia madre…»
«Anche vostra nonna, se vogliamo. Ho trent’anni più di voi; ventinove, per la precisione. Vi dirò d’altronde che voi siete nato nello stesso anno di mio figlio Tomaso John: il 1802. Non è una curiosa coincidenza?»
«Sempre che esistano le coincidenze.»
«Non potevate darmi risposta migliore, Monsieur. Anche Victor Hugo è del 1802, non è vero?»
«Verissimo.»
«Bene. Ora però torniamo alla vostra Luna: si trova nell’undicesima casa. Ogni “casa”, come forse avrete sentito dire, rappresenta in astrologia una certa area della vita, e la presenza di un pianeta indica che quell’area, per la persona, è importante. L’undicesima è la casa delle mire, delle ambizioni e delle aspirazioni. La Luna in questa posizione favorisce il raggiungimento del successo; visto che in qualche misura l’avete già ottenuto, è quasi inutile che ve lo dica. D’altra parte, il favore delle platee è mutevole, proprio come la Luna, e il trionfo di un giorno si trasforma facilmente nel fiasco del giorno successivo. Le mie parole vi turbano, Monsieur?»
«Non troppo» affermò il drammaturgo, con un mezzo sorriso. «Ormai ho fatto il callo alla volubilità del pubblico.»
Maria Stella«Me ne compiaccio. La Luna in undicesima segnala peraltro una possente immaginazione; e anche questo, nel vostro caso, è più che provato. E ancora, essa è congiunta a Marte e questo indica una tendenza ad agire sulla spinta delle emozioni, piuttosto che sulla scorta del ragionamento; e a tentare di trovare, a posteriori, una spiegazione ragionevole ai propri impulsi…»
S’intristì e di colpo tacque. Osservava un simbolo sulla carta.
«Cosa c’è?»
«Voi avete perso il padre molto presto; non è vero?»
«Sì, certo, quando avevo tre anni e mezzo. Era un generale repubblicano…»
«Lo so, lo so. Il vostro Sole è nella dodicesima, che è la casa del dolore, della malattia, della prigione. Il Sole è il simbolo paterno per eccellenza… non c’è bisogno che vi dica altro. Ma potremmo tentare di vedere un significato positivo in questa configurazione: la vostra forza interiore e il vostro coraggioso idealismo. Voi credete sempre in quel che fate, e fate sempre le cose in cui credete. Volete ancora un po’ di tè?»
«No, grazie, sono a posto.»
«Se doveste cambiare idea, servitevi, ve ne prego. È una miscela pregiata; mi è stata spedita da Londra; qui a Parigi non riesco a trovare un tè che mi soddisfi. Vediamo… avete tre pianeti importanti nella seconda casa: Venere, Saturno e Giove. La presenza di Venere nella casa dei talenti e delle risorse suggerisce facilità nel guadagnare ingenti somme di denaro; la presenza del malefico Saturno, ahinoi, la stessa facilità nel perderle.»
«Cercherò di tenerlo a mente, Madame.»
«Per il vostro bene, spero ci riusciate. Questo accumulo di pianeti è un chiaro segno del vostro ingegno straordinario. Voi siete un uomo dotato di risorse assai differenziate: sapete fare il teatro, siete un giornalista intraprendente, scrivete romanzi… anche se in quest’ultima attività, sono costretta ad aggiungere, non avete raggiunto l’eccellenza.»
«Oh, dite?» esclamò Alexandre Dumas, sgranando gli occhi.
«Spero di non avervi offeso. Mi spiego meglio, se permettete. A mio parere, voi avete dato il massimo nel dramma romantico, genere che anzi, se vogliamo, avete inventato voi; avete scritto gustose cronache storiche, fiabe, racconti leggibilissimi; ma, per quanto attiene alle ampie dimensioni dell’opera narrativa, non avete ancora trovato la vostra voce. Oppure… non avete ancora trovato la storia giusta» concluse fissandolo con intenzione.
«Vi ringrazio per la vostra acuta analisi» soggiunse lo scrittore, intimamente seccato «ma non dovremmo occuparci del mio oroscopo per il prossimo anno, il 1844? È per questo che sono qui: mi è venuto lo schiribizzo di andare da un astrologo e mi hanno indirizzato a voi. Qui comincia, e finisce, la nostra relazione. Non mi sembra il caso di estendere il discorso.»
«Oh, non avrei mai pensato che poteste reagire in questo modo…» mormorò la vecchia signora, portandosi alla guancia la mano inanellata. «Debbo aver toccato un nervo scoperto. Perdonatemi.»
«Ma vi pare. Andate avanti, per cortesia.»
«Subito, Monsieur. Il vostro Mercurio è in dodicesima casa, ed è retrogrado; io qui, e ne sono dolente, vedo alcune minacce alla vostra vita artistica.»
Dumas si fece ancor più torvo. «Minacce di che genere?»

[CONTINUA…]


VINCENZA

Il suo corpo era percorso dal fulmine e le mani, le spalle, le cosce sussultavano. Dal ventre l’ondata lacerante si spandeva ovunque e non c’era un solo osso che non le facesse male. Dalla gola le usciva un suono rauco, di protesta contro la forza che la squassava, sulla quale non aveva controllo; non riusciva a star ferma, le membra non le appartenevano più, erano sue soltanto nel dolore.
«Sento un liquido che cola» singhiozzò.
La Zavajona le allargò le gambe con mani forti e ruvide. «È una femmina» disse. «Le femmine danno sempre parti difficili, perché sanno che vita le aspetta e non hanno nessuna voglia di cominciarla. Punta i piedi sul letto e spingi.»
«Son troppo stanca, voglio riposare.»
«Da’ una bella spinta, e vedrai che ti togli subito il pensiero.»
«Ti prego, ora non sento dolore… fammi riprender fiato.»
«Il fiato lo stai sprecando in chiacchiere, Vincenza! Fa’ quel che dico. Tu non hai fiducia nella gente.»
Si sforzò con tutta la buona volontà, stringendo i denti, ma non accadde nulla. «È inutile. Lasciami in pace, ti prego…»
«Oh, be’, se vuoi che me ne vada, padrona di crepare a modo tuo.»
«Se crepo, il mi’ marito ‘un ti paga» ribatté, ma non finì neanche la frase che un nuovo spasmo parve spezzarla in due. Le sue membra divennero un fascio di dolore animalesco che non aveva mai provato e che la riempì di scoramento. Le pareva che una mano gigantesca, maschile, la tirasse per la nuca verso un altrove opaco, fosco e deserto; la mano la scuoteva come si scuote un cencio alla finestra, e come un cencio Vincenza non aveva muscoli, nervi, né sangue. Però aveva ricordi. Rivide l’ultimo infante estratto dalla ruota, nello Spedale per Trovatelli di via Santa Maria: uno scricciolo bluastro e mezzo soffocato. Non s’era fatto in tempo a dargli un nome perché era morto lì per lì. Trent’anni prima, a lei era andata meglio: era una bimba ben pasciuta e le suore l’avevano trovata avvolta in una copertina soffice e ornata di merletti. Chi era sua madre, un’adultera? Una prostituta di lusso? Vincenza non l’aveva mai saputo; sapeva solo che non avrebbe inflitto al proprio figlio la tortura di crescere in mezzo a tanti altri figli di nessuno. E avrebbe riconosciuto se stessa nei suoi tratti fin dal primo istante, ne era certa; quell’istante però non arrivava mai.
«Smettila di strillare e sta’ calma!»
«Non mi dire sempre di star calma…»
«E grida, avanti, grida, che ti senta tutta Modigliana!»
Le fitte si susseguivano, una peggio dell’altra, e Vincenza era certa che la sua fine fosse prossima. Presto la Zavajona avrebbe dichiarato che il demonio aveva legato il cordone intorno al feto e l’avrebbe lasciata lì a spirare, così come aveva fatto con la Rina, dopo quattro giorni e quattro notti di travaglio. Lorenzo le avrebbe organizzato un funerale decente, o avrebbe risparmiato su quello come sulla levatrice? Era un artista nel tirare i cordoni della borsa, suo marito, e i denari che gli dava il lavoro nelle carceri eran sempre troppo pochi. Li teneva in una scatoletta chiusa a chiave nel fondo di un cassetto e quanti ce ne fossero, là dentro, lo sapeva lui solo; li contava, e li ricontava, e passava le notti a fare calcoli, e i giorni ad avanzare petizioni perché gli aumentassero la paga, e aveva preteso che anche lei andasse a servizio! L’aveva portata via dalla Toscana per far la bella vita tra i colli di Romagna, e adesso lui raccoglieva la merda dei furfanti, e lei la merda dei signori. Non le era nemmeno concesso rivolgere la parola ai Borghi Biancoli. Ogni tanto però si nascondeva e li spiava, come quel giorno che erano arrivati i due ospiti stranieri; la donna era scesa di carrozza con fatica; doveva essere gravida. Anche la Teresa, la verduraia, era incinta. Anche la Gugliarda, l’altra serva. Pance, pance, pance dappertutto. A Modigliana tutte le donne eran gonfie come palloni. Nella sua Pisa si figliava molto meno.

[CONTINUA…]

 

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lunedì, 07 settembre 2009 ¦ Permalink
categoria : cover art, treasure box, cover artist, james griffin

SOGNANDO CON JAMES GRIFFIN – DREAMING WITH JAMES GRIFFIN


“A man and a woman overwhelmed by a storm of passion… a landscape with an ancient flavor… a gaze… a kiss…”

I never bought a book only for its cover, however I always appreciated its charm, specially when it reflects the plot. I like to image the characters' faces, so I always look at the cover and read the story at the same time. So, tell me - how many times have you dreamed while looking the romance cover? How many times have you hoped to be the woman on the romance cover? Me, a lot of times! But beyond the dreams there is more that captures my interest. I always asked myself how these small artworks can be composed, and who are their creators? For these reasons today I have the pleasure to introduce you the right person about the “covers world”: James Griffin, artist and illustrator.

“Un uomo e una donna travolti da una tempesta di passione… un paesaggio dal sapore antico… uno sguardo… un bacio…”

Non ho mai acquistato un libro unicamente per la copertina, tuttavia ho sempre subito il loro fascino, soprattutto quando rispecchiano la storia. Mi piace dare un volto ai personaggi e inevitabilmente mi ritrovo col fare la spola tra pagine e copertina. E a voi, quante volte vi è capitato di sognare su una cover di un romanzo? Quante volte avete desiderato essere al posto di quella donna in prima pagina? Oh, io davvero tante! Ma, al di là dell’immagine c’è altro che suscita il mio interesse. Mi sono chiesta spesso come vengono realizzate queste piccole opere d’arte e chi sono i loro creatori. Ed è per queste ragioni che oggi ho il piacere di presentarvi qualcuno che di cover se ne intende decisamente tanto: l’artista ed illustratore James Griffin.

James will stop by and read your comments in the coming days – so please, don’t forget to sign them with your name or a nick.

James passerà nei prossimi giorni a leggere i commenti che le lascerete – per favore ricordatevi quindi di firmarli con il vostro nome, oppure una sigla o un nick.

 

INTERVIEW - INTERVISTA

 

Hi James, welcome on our blog. As many readers don’t know you please let us know something about you.

I was born in Canada in 1949, to a family with a father who had ambitions to travel and see the world. My mother had talent in drawing and my father had strong musical talents, but neither pursued those seriously when they started to have a kids. As I grew up we started moving, - first to the USA, then to Lima Peru, where my father set up and managed a tire factory. I showed artistic abilities early on and, in a family of four boys and one girl, making art was both an escape and a way of standing out in that crowd. We moved back to mid-western USA for some time and then to London when I was 11. That great city, with its fantastic Art museums and galleries showing the latest work, really turned me on to being an artist. I also went to Paris and soaked up as much as I could of the art there. I was only in my early teens, but I felt I was a serious artist. Our next move, to Sao Paulo, Brazil, allowed me to explore more vibrant colors and a freer sensibility in my painting. I finished high school there. I chose Pratt Institute in Brooklyn, NY, when it came time for college, both for the reputation of the school and the culture, high and low, of New York. That was a tumultuous time, with the Vietnam War, Hippie counterculture and a general questioning of everything going on and I dived right in. Even as I experimented with every kind of abstract art, I kept returning to realism. That genre was not in favor at the time and was considered old-fashioned. But painting with a basis in realism was what interested me. Galleries weren’t interested, but publishers were. In 1976 I started doing illustrations for whoever would hire me. It was around that time when Charles Gehm, an experienced illustrator, introduced me to the business of book cover illustrations. He took me to a shoot, and had me work on some of his illustrations, as learning exercises. I have been going non-stop ever since and have been very grateful to him.


Ciao James, benvenuto nel nostro blog. Dato che molte lettrici non ti conoscono raccontaci qualcosa di te.

Ciao Veronica e buongiorno a tutti. Prima di iniziare permettimi di ringraziare sia tu che l’intero staff di Isn’t it romantic per avermi ospitato. E’ la mia prima intervista italiana! Iniziamo… Sono nato in Canada nel 1949, in una famiglia con un padre che aveva l’ambizione di viaggiare e vedere il mondo. Mia madre aveva talento nel disegno e mio padre aveva un forte talento musicale. Due grandi passioni che però non hanno potuto seguire seriamente quando hanno iniziato ad avere dei bambini (ho ben 4 fratelli e una sorella!). Ho vissuto la mia infanzia negli Stati Uniti, poi ci siamo trasferiti a Lima in Perù, dove mio padre ha istituito e gestito una fabbrica di pneumatici. Fin da piccolo ho mostrato interesse per l’arte e, in una famiglia così numerosa, dedicarmi al disegno è stato un modo per sottrarmi a quella confusione. All’età di 11 anni tornammo in America ma non per molto, poco dopo infatti ci trasferimmo a Londra, città che ho particolarmente amato. Ed è stato proprio a Londra, tra musei e gallerie d'arte fantastica, che mi portò verso la starda dell’artista. Sono andato anche a Parigi e ho cercato di assorbire il sapore dell’arte francese. Ero solo nella mia adolescenza, ma mi sentivo un artista serio e sapevo che sarebbe stato il mio lavoro. Poi ci trasferimmo nuovamente, questa volta a San Paulo in Brasile dove ho finito il liceo e dove ho potuto esplorare un’arte dai colori vivaci dalla quale ho colto una sensibilità più libera per la mia pittura. Quando è arrivato il momento dell'università ho scelto il Pratt Institute di Brooklyn, NY, sia per la reputazione della scuola e della cultura. Era un periodo tumultuoso: la guerra del Vietnam, l’epoca hippie e in queste discussioni generali mi ci tuffai dentro Anche se ho sperimentato ogni tipo di arte astratta, ho continuato a tornare al realismo. Quel genere non era favorevole al tempo ed era considerato fuori moda. Ma la pittura a base di realismo era quello che mi interessava di più. Nel 1976 ho iniziato a fare le illustrazioni per chiunque mi volesse. Fu in quel momento che Carlo Gehm, un famoso illustratore, mi ha introdotto nell'attività di illustrazioni per le copertina dei libri. Mi ha fatto decollare, facendomi lavorare su alcune delle sue illustrazioni, come esercizi di apprendimento. Da allora non mi sono mai fermato e gli sono stato molto riconoscente.


Ok James, let’s start with the questions.
How did you get started in art?

I was very interested in drawing and coloring as soon as I could hold a pencil. My mother encouraged me, showing me art books. The family still has a book that I grew up with, The Art treasures of the Louvre, with many pages defaced by crayon scribbles. I always found it fun and pleasing to create things. When we moved to London, I had the wonderful experience of seeing and touching, (they weren’t watching so much back then!), great paintings by the masters. But also, during my time there, I went to a major show of Pop art, with truly revolutionary painters like Johns, Rosenquist, Rauschenberg and Warhol. It was mind-blowing, to use a phrase from that era. I wanted to do all that myself. I wanted to mix it all up, the classical masterpieces with the brash Pop art. That is still a goal in my own gallery art, to somehow blend our current reality with the art history I carry around in my head.


Bene James direi che ora possiamo iniziare con le domande.
Com'è cominciata la tua carriera di artista?

Fin dal momento in cui sono riuscito a tenere una matita in mano, ho avuto molto interesse per il disegnare e il colorare. Mia madre mi incoraggiava, mostrandomi dei libri d’arte. La mia famiglia ha ancora un libro con cui sono diventato grande, “I Tesori Artistici del Louvre”, con molte pagine rovinate da scarabocchi fatti coi pastelli colorati. Ho sempre trovato divertente e piacevole creare delle cose. Quando ci trasferimmo a Londra, ebbi la meravigliosa esperienza di vedere e toccare, (a quei tempi non stavano così attenti come oggi!), i grandi dipinti dei maestri. Ma durante il tempo che passammo lì, andai anche ad una grande esposizione di Pop Art, con pittori davvero rivoluzionari quali Johns, Rosenquist, Rauschenberg e Warhol. Fu una cosa da sballo, per usare un’espressione del’epoca. Avrei voluto fare anch’io tutte quelle cose. Volevo mescolare tutto, i capolavori classici con la sfacciataggine della Pop Art. E’ ancora un obiettivo della mia galleria d’arte personale, mescolare in qualche modo la nostra realtà corrente con la storia dell’arte che custodisco nella mia mente.


How does an illustration begin? (Research, collaborations with photographers, etc.)

When I receive an assignment to create a book cover, it is in the form of a small paragraph in an email with the character’s hair colour, a brief description of the period, setting and a word or two about the concept. I have to read a lot between the lines. Sometimes the art director will send me a rough sketch that shows a figure or couple and where the type will go, or a suggested pose. I draw quick pencil sketches to work out the rough ideas. Then, I’ll do research into the settings and other things I might include in the picture, like a horse carriage. I like to be accurate to the period, so I need to know for instance, what a gentleman’s carriage might look like in 1815. I’ve been doing historical costumes for so long, that I know what the look was for any particular era, but it always helps to refresh the memory. I have a huge picture collection, now mostly in digital form. This was something I learned early on, to collect and organize a picture file, the more extensive, the better. Next, I’ll set up a shoot at my favourite studio in New York, Shirley Green’s. I choose models, from an ever-changing group of models that are able to act as well as look good. I also order costumes from a costumer who is an artist herself, Sharon Spiak. I always do a detailed sketch, showing the overall look of the image, lighting and directions for acting. The more prepared I am, the better. I usually send the sketch to the art directors, so they can make comments. The publishers will only pay for only an hour shoot and that means setting up lights, getting the costumes on, fixing the hair and building rudimentary structures like “beds” or “benches”, if needed. When we’re finally ready to shoot, almost half the time is gone. We all swing into action, fans on, photographer shooting, me directing, the assistant watching the computer screen for focus and lighting problems. I’m usually rushing around, looking from the models and the sketch to the screen, trying to get everyone to catch that special moment of emotion, grace and beauty. Sometimes we finish before the hour is done! That is an indication of how intense the concentration is. When I get the images back in my studio, the work of sorting out the best shots begins. More often than not, I have to use parts of several images to get what I’m after. And then the intricate process of creating the final cover begins. My technique is kind of a mixture of cutting and pasting, drawing and painting. Because I’m a painter, everything I do in the image is to help it look like a painting. Why not actually paint it, you ask? Since the computer came on the scene, no one has the time and patience needed to have these illustrations done in oils, the way I used to. They were painted on canvas glued to wood and took a few weeks to paint. They were shipped, often while the paint was still drying, to the publisher by express mail. Any changes required sending it to me, waiting while I fixed it and then shipping it back. Now, when a piece is done, it is uploaded to the publisher immediately. Changes are faster, so there seem to be more of them! Also, the image is ready for them to use. No photography is needed. The whole process has been vastly speeded up. I still love to paint and do work in oils for my gallery work, but there is something so versatile about the computer. You can do almost anything with it, especially if you mix new with old. For instance, I design my gallery work on the computer and then paint it the traditional way.


Come nasce un 'illustrazione? (Ricerca, collaborazioni con fotografi, ecc...)

L’incarico di creare la copertina di un libro mi arriva sotto forma di un paragrafetto in un’email, che dice il colore dei capelli dei personaggi, una breve descrizione del periodo storico, l’ambientazione e una o due parole sull’idea di massima. Devo leggere un sacco di cose tra le righe. A volte il direttore artistico mi manda un schizzo che mostra una figura, oppure una coppia, e dove andrà messa la scritta, oppure che suggerisce una posa. Disegno dei veloci bozzetti a matita per mettere giù l’idea di base. Poi, faccio delle ricerche sull’ambientazione e su altre cose che potrei inserire nel dipinto, come ad es una carrozza con cavalli. Mi piace essere accurato per quanto riguarda il periodo storico, quindi, per esempio, devo sapere che aspetto poteva avere la carrozza di un gentiluomo nel 1815. Disegno costumi storici da così tanto tempo, che conosco il loro aspetto per qualsiasi epoca, ma rinfrescare la memoria serve sempre. Ho un’enorme collezione di dipinti, ora soprattutto in forma digitale. Questo è un accorgimento che ho imparato presto, cioè il fatto di raccogliere ed organizzare i dipinti sotto forma di files – più estesa è la raccolta, meglio è. Dopo, organizzo una seduta fotografica al mio studio preferito di New York, quello di Shirley Green. Scelgo i modelli, da un gruppo di modelli che cambia in continuazione e che possono continuare a posare fin tanto che hanno un bell’aspetto. Ordino anche i costumi da un costumista che è lui stesso un artista, Sharon Spiak. Faccio sempre uno schizzo dettagliato, che mostra l’aspetto complessivo dell’immagine, l’illuminazione e le indicazioni per le pose. Più sono preparato, meglio è. Di solito mando lo schizzo ai direttori artistici, così che possano fare i loro commenti. Gli editori sono disposti a pagare sedute di posa della durata di un’ora soltanto, e questo include posizionare le luci, indossare i costumi, sistemare i capelli e costruire strutture rudimentali come “letti” o “panchine”, se necessario. Quando finalmente siamo pronti a fare le foto, quasi metà del tempo se n’è andato. Scattiamo tutti in azione, ventilatori accesi, il fotografo che fa le foto, io che dirigo, l’assistente che controlla sullo schermo del computer i problemi di messa a fuoco e di illuminazione. Io di solito corro di qua e di là, continuo a guardare prima i modelli e lo schizzo, poi lo schermo, cercando di fare in modo che tutti catturino quello speciale momento di emozione, di grazia e bellezza. Qualche volta finiamo prima che l’ora sia terminata! Questo dà un’idea di quanto sia intensa la concentrazione. Quando arrivano le immagini nel mio studio, inizia il lavoro di selezione delle fotografie migliori. Nella maggior parte dei casi, devo usare parti di immagini diverse per ottenere ciò che voglio. E così inizia l’intricato processo per ottenere la copertina definitiva. La mia tecnica è una specie di miscela di copia e incolla, disegno e pittura. Dal momento che sono un pittore, tutto quello che faccio all’immagine è per fare in modo che sembri un dipinto. Perché non dipingerla davvero, direte voi? Da quando sono arrivati i computer, nessuno ha il tempo e la pazienza necessari per fare queste illustrazioni sotto forma di dipinti ad olio, nel modo in cui ero solito realizzarle in passato. Erano dipinti su tele incollate su legno, e per dipingerli ci volevano alcune settimane. Venivano spediti all’editore, spesso mentre la pittura ancora si stava asciugando, con un corriere espresso. Qalunque cambiamento richiedeva che mi venissero rimandate indietro, che si aspettasse mentre le sistemavo e poi che venissero rispedite. Ora, quando un lavoro è pronto, viene caricato sul sito dell’editore immediatamente. I cambiamenti sono più veloci, e quindi se ne fanno di più! Olte a ciò, l’imagine per loro è già pronta all’uso. Non serve una fotografia. L’intero processo è stato enormemente accelerato. Amo ancora dipingere e fare quadri ad olio per la mia galleria,ma il computer è talmente versatile. Ci puoi fare quasi qualsiasi cosa, specialmente se unisci il vecchio al nuovo. Per esempio, io disegno I lavori per la mia galleria al computer, poi li dipingo nel modo tradizionale.

 


Your covers have amazing graphical effects. What kind of techniques do you use?

As I indicated earlier, photography plays a big role in my work. But in my mind, the image is always a painting. First, the basics. The models, no matter how handsome or beautiful they are, or how fine actors they are, never look as good, or get the pose just right, as they need to on covers. We’re dealing with fantasy and images have to go beyond ‘real’ to communicate emotion. So in Photoshop, I cut here, pinch there, puff this up, flatten that down, and add a lot of hair. Men and women on romance covers have a lot of hair! Working to get all the parts in the illustration to work well together, making sure that the space is believable, the lighting works, the composition flows and keeps the eye moving, I try to get the image to be as beautiful as possible. Only when It’s at that stage do I start to “play” with the image. It’s a variation of what I did as a kid, colouring with crayons. I try this and that, always watching to see if I like the effect. The computer is so good at allowing this kind of experimentation. You do it on layers, so you can turn each idea on or off. Sometimes I’ll have 35 layers going, each one with something different that I tried. This is the stage I like the best, because it is where the piece comes to life. At all stages in the illustration, I ask myself, does it communicate the feeling I want? Should the illustration be full of light? Or is it a darker, smokier kind of romance? Does this image keep the “look” going for that certain author? Is it different enough? It’s not really the way that sounds, with all those questions. It’s more of an intuitive consciousness that keeps those elements in mind. One thing I’d like to add; My effects come out of the art history I carry around inside, along with the crazy modern culture we live in. I have been very influenced by the great Italian art of Caravaggio, Botticelli and Tintoretto and so many others, especially after seeing their work in person.


Le tue cover hanno incredibili effetti grafici. Che tipo di tecniche usi?

Come accennavo prima, la fotografia gioca sempre un ruolo importante nel mio lavoro. Ma, nella mia mente, l’immagine è sempre un dipinto. Per prima cosa, le basi. I modelli, non importa quanto siano belli ed affascinanti, o quanto siano bravi come attori, non hanno mai l’aspetto che dovrebbero avere sulle copertine, o la posa esatta. Il nostro è un lavoro di fantasia, e le immagini devono andare oltre la ‘realtà’ per trasmettere emozioni. Così con Photoshop io taglio qui, stringo là, qui gonfio un po’, là appiattisco, ed aggiungo un sacco di capelli. Gli uomini e le donne sulle copertine dei romance hanno tantissimi capelli! Mentre mi dò da fare perchè tutte le parti dell’illustrazione stiano bene insieme, mi assicuro che lo spazio sia credibile, l’illuminazione funzioni, la composizione sia fluida e tenga l’occhio in movimento, cerco di far sì che l’mmagine sia la più bella possibile. Solo quando sono arrivato a questo punto inizio a “giocare” con l’immagine. E’ una variazione di quello che facevo da bambino, quando coloravo con i pastelli. Provo questo e quello, e sto sempre attento a vedere se mi piace l’effetto. Il computer funziona davvero bene nel permettere questo tipo di sperimentazione. La si fa a strati ( layer ), così ogni idea può essere aggiunta oppure tolta. A volte lavoro perfino con 35 layer, in ognuno dei quali ho messo qualcosa di differente. Questo è il momento che mi piace di più, perché è lì che il lavoro prende vita. In tutti I momenti della creazione di un’illustrazione, io mi chiedo, comunica l’emozione che voglio? L’illustrazione deve essere piena di luce? Oppure è un tipo di romance più dark, più torbido? L’immagine mantiene il “look” tipico di quell’autore? E’ abbastanza diversa dalle altre? Non è così che funziona, in realtà, non mi pongo tutte queste domande. E’ più che altro una consapevolezza intuitiva, che mi fa tenere in mente tutte queste cose allo stesso tempo. Vorrei aggiungere una cosa: i miei effetti vengono dalla storia dell’arte che io mi porto dentro, oltre che dalla folle culura moderna in cui viviamo. Sono stato molto influenzato dalla grande arte italiana di Caravaggio, Botticelli e Tintoretto e di tantissimi altri, specialmente dopo aver visto le loro opere di persona.

 


What makes a perfect cover?

Well, never having done a perfect cover, I can only talk about My best efforts. If the cover pleases me, the colours working well together, the composition moving nicely, the people seeming graceful and managing to get across the mood I’m after, then I’ll like it. It has a bunch of other critics to pass through; the art director, the editors, the author and even sometimes, the large bookstores weigh in on my covers. If it manages to get by all those people without being changed beyond recognition, there is one last and most important critic it has to pass, the public. They have to pick up the book and like it enough to carry it to the cash register. So if I manage to do a cover that pleases me and all those people and sells really well, that’s as close to perfect as I get. Well, maybe if it wins an award!

Cosa ci vuole per fare una cover perfetta?

Be’, non avendo mai fatto una copertina perfetta, posso solo parlare dei miei sforzi meglio riusciti. Se la copertina mi piace, i colori stanno bene insieme, la composizione fluisce bene, le persone sembrano aggraziate e riescono a ricreare lo stato d’animo che sto cercando, allora mi piace. Ci sono un mucchio di altri critici attraverso cui deve passare; il direttore artistico, gli editori, l’autore e, a volte, perfino le grandi librerie hanno voce in capitolo sule mie copertine. Se riesce a passare attraverso tutte queste persone senza venire stravolta, c’è un ultimo critico che deve passare, il più importante: il pubblico. Le persone devono prendere il libro in mano e gli deve piacere quanto basta per portarlo alla cassa. Così, se riesco a fare una copertina che piace a me e a tutte queste persone, e che si vende molto bene,è la cosa più vicina alla perfezione che posso ottenere. Be’, magari, se vince anche un premio…!


Have you a favourite cover?

I do have some favorites. The Devilish Duke In My Bed, Her Ladyship’s Companion, My wicked Marquess, Scandal’s Daughter, Virgin Secret. When the Duke Returns, With Seduction In Mind, Runaway McBride, the Tory Widow, The Flame and The Shadow.

Hai una cover preferita?

Ne ho alcune. The Devilish Duke In My Bed, Her Ladyship’s Companion, My wicked Marquess, Scandal’s Daughter, Virgin Secret. When the Duke Returns, With Seduction In Mind, Runaway McBride, the Tory Widow, The Flame and The Shadow.


Talking about the “concrete side” of your job. Editor and illustrator ... an easy or complicated mix?

I actually don’t have a lot of direct contact with the editors, the art director being the one who I work for. But I do get a lot of indirect influence from them. Art directors have their preferences and dislikes, but they are mainly visual. The editors, on the other hand are not thinking visually at all. They’re more concerned with the content and details in the cover illustration. Sometimes I don’t understand their changes at all. Sometimes I have to work very hard to not let them destroy the image with their alterations. But , for the most part, they appreciate what I do and are happy when the author likes the cover.

Veniamo al lato pratico del tuo lavoro. Editore e illustratore ... un rapporto facile o complicato?

A dir la verità non ho molti contatti diretti con gli editori; la persona con cui lavoro è il direttore artistico. Ma mi influenzano molto, indirettamente. I direttori artistici hanno le loro preferenze e le loro antipatie, ma hanno un approccio visivo. Gli editori, da parte loro, non ragionano affatto in modo visivo. Sono più preoccupati del contenuto e dei dettagli dell’illustrazione di copertina. A volte non capisco affatto I loro cambiamenti. A volte, devo faticare parecchio perché le loro modifiche non distruggano l’immagine. Ma, per la maggior parte, apprezzano quello che faccio e sono contenti quando all’autore la cover piace.


Some publishers don’t indicate the name of the cover illustrator. What do you think about that?

It’s an ongoing issue for us illustrators. We should be acknowledged. I know that in the future people are going to want to know who did which cover. I recently visited a library in California, where they were carefully cataloguing a huge collection of Science Fiction and Fantasy books. They were trying to find out which artist did the covers and were having a very hard time. And when you think about it, our covers help sell the books in a big way, so, they should spare a little line of type somewhere that states the artist’s name.


Alcune case editrici non indicano il nome dell'illustratore che ha creato la copertina. Che ne pensi?

Per noi illustratori questo è un problema aperto. Dovremmo avere un maggior riconoscimento. Penso che in futuro la gente vorrà sapere chi è l’autore di una determinata copertina. Recentemente ho visitato una biblioteca in California, dove stavano catalogando con grande cura un’enorme collezione di libri di fantascienza e di fantasy. Stavano cercando di scoprire quali artisti avevano realizzato le copertine, e avevano delle grosse difficoltà. Eppure, se ci pensi, le nostre copertine aiutano parecchio a far vendere i libri, quindi, potrebbero trovare lo spazio per mettere da qualche parte una riga che dica qual è il nome dell’artista.


How long do your illustrations take to create and how much do you charge?

I can’t really talk about the fees I’m paid for legal reasons. I make a good living, though it is hard work. At any time I have maybe 10 projects going in various stages of completion. The publishers can give me as much as two months or as little as a few days, in an emergency, to do a cover. Generally, it takes about a week after I get the photos to finish a cover, depending on complexity and how fussy the art director and editor is.


Quanto tempo ti ci vuole per creare le tue illustrazioni, e quanto le fai pagare?

Non posso parlare dei compensi che ricevo, per ragioni legali. Ci vivo bene, anche se è un lavoro duro. In genere posso avere anche 10 progetti in corso, a vari stadi di completamento. Per realizzare una cover le case editrici mi possono dare due mesi, oppure anche solo pochi giorni, in caso d’emergenza. In genere, per terminare una cover mi ci vuole una settimana a partire da quando ricevo le foto, a seconda della complessità e di quanto sono difficili da accontentare il direttore artistico e l’editore.


Advantages and disadvantages of being an illustrator ...

One of the things I like best about my profession is working with the different people involved in the process, the photographer, models, costumer, art directors and my excellent agent, Peter Lott. I also enjoy the email conversations I have with authors and readers all over the world. I love telling stories through art, that communication being a big part of illustration. Sometimes the pace of work becomes too fast, and I don’t have enough time for family and fun. When it gets that way, I also have no time to do my gallery paintings. I can get overworked and grumpy. Still, it is better than being unemployed!

I vantaggi e gli svantaggi di essere un illustratore ...

Una delle cose che mi piacciono di più nella mia professione è il fatto di lavorare con le varie persone coinvolte dal processo, cioè il fotografo, i modelli, il costumista, i direttori artistici e il mio ottimo agente, Peter Lott. Mi diverto anche ad avere scambi di email con autori e lettori di tutto il mondo. Mi piace servirmi della mia arte per raccontare delle storie, e questo tipo di comunicazione è una parte importante dell’illustrazione. A volte il ritmo del lavoro si fa troppo frenetico, e io non ho tempo sufficiente per la famiglia e per lo svago. Quando si arriva a quel punto, non ho nemmeno più tempo per i dipinti della mia galleria. Posso diventare molto stressato e irritabile. Comunque, meglio così che essere senza lavoro!


So you’re a “360° artist”! I know you've won many awards for your illustrations. Which was that most important for you?

This may seem strange, but I don’t have a list of awards I’ve won. They are there somewhere, buried in files and papers, and I should get them all organized someday… The most recent award I received just last week from The Romance Writers of Australia. Best Cover for a long novel in 2008! That was for The Flame & The Shadow, by Denise Rossetti.

Un'artista a 360° dunque! So che hai vinto molti premi per le tue illustrazioni. Qual è stato il premio più importante, per te?

Può sembrare strano, ma non ho un elenco dei premi che ho vinto. Sono lì da qualche parte, sepolti tra i files e le carte, e qualche giorno dovrei decidermi a mettere a posto tutto quanto… Il premio più recente che ho ricevuto è stato giusto la settimana scorsa, da parte dell’associazione The Romance Writers of Australia. La Miglior Copertina di romanzo per il 2008! E’ stato per The Flame & The Shadow, di Denise Rossetti.


In addition to book covers, what other kinds of illustrations do you do?

I have done a lot of work for Bradford Exchange collectibles, (items made of Porcelain and printed with my images). Princess Diane, The Titanic, things like that. I also have done a few childrens’ books, most recently The Legend Of The Christmas Stocking. I plan on doing more kid’s books. I am continuing with my project , The Forces Of Nature, for which I am the client, art director and artist! It’s taking a long time, but is a very interesting project. The most recent image from that series is Fall.


Oltre alle copertine per i libri, che altri tipi di illustrazioni fai?

Ho fatto moltissimi lavori per le collezioni di Bradford Exchange, (oggetti fatti in porcellana, con le mie immagini stampate). La Principessa Diana, il Titanic, cose così. Ho fatto anche alcuni libri per bambini, il più recente è stato The Legend Of The Christmas Stocking. Ho in progetto di fare altri libri per l’infanzia. Sto continuando il mio progetto, le Forze della Natura, in cui io sono il cliente, il direttore artistico e l’artista! Mi sta prendendo parecchio tempo, ma è un progetto molto interessante. L’immagine più recente che ho realizzato per questa serie è Autunno (Fall).

 


Closing this interview (as I can’t keep you infinity) we would like to know some last curiosities. Have you ever read one of the novels that have your covers?

Oh yes. I used to have to read whole manuscripts, then I would use the pages for scrap paper. Many times people would look at the other side of my notes and find themselves in the midst of a torrid love scene! I generally don’t read the books much, just an excerpt here and there, but I loved Denise Rossetti’s The Flame & The Shadow. I love good writing. One very dark and romantic novel I’ve read recently is The Shadow Of The Wind, by Carlos Ruiz Zafon.

Per concludere (visto che suppongo di non poterti intrattenere all’infinito) vorrei che ci togliessi qualche ultima curiosità! Hai mai letto uno dei romanzi di cui hai realizzato la copertina?

Oh, sì. Avevo l’abitudine di leggere manoscritti interi, poi usavo le loro pagine per i miei appunti. Molte volte la gente guardava l’altra facciata delle mie note e si ritrovava nel bel mezzo di una scena d’amore bollente! In generale non leggo molti libri, giusto qualche stralcio qua e là, ma mi è piaciuto The Flame & The Shadow di Denise Rossetti. Amo i libri scritti bene. Un romanzo molto dark e romantico che ho letto recentemente è The Shadow Of The Wind, di Carlos Ruiz Zafon.


Can you describe your relationship with authors?

I have met a few of them in person and many of them online and I always feel a kinship with them. We’re in this together! And we are helping each other as well. I have come to realize over the years how important a good cover is to the author, particularly when they are jus starting out. A good cover can help their career along tremendously, while a bad one can almost kill it! So I treat each project with great respect, knowing how hard it is to write a good book and just how much is riding on the cover illustration.


Ci puoi descrivere il tuo rapporto con gli scrittori?

Ne ho conosciuti alcuni di persona, molti online, e mi sento sempre molto vicino a loro. Noi siamo nella stesa barca! E ci aiutiamo a vicenda. Nel corso degli anni mi sono reso conto di quanto sia importante una buona copertina per un autore, in particolare se è agli inizi. Una buona cover può aiutare incredibilmente la loro carriera, ma una mal riuscita la può stroncare! Così tratto ogni progetto con grande rispetto, sapendo quant’è difficile scrivere un buon libro e quanto conta l’illustrazione di copertina.

If you were not an illustrator….. Today James Griffin would be ...

A beach bum! No, some kind of artist. I might have gone totally the gallery direction. The truth is, even when I’m travelling and experiencing the wonders of other countries, I begin to long for my studio and paints. Maybe it’s my way of processing the world I see. But at this point, it’s just what I do.

Se non fossi un illustratore ... .. Oggi, James Griffin sarebbe ...

Sarei un fannullone in spiaggia tutto il giorno! No, sarei un artista di qualche tipo. Avrei poturo indirizzarmi completamente verso l’attività di galleria. La verità è che, anche mentre sto viaggiando e imparo a conoscere le meraviglie di altri paesi, inizio a sentire la mancanza del mio studio e dei miei colori. Forse è il mio modo di rielaborare il mondo che vedo. Ma, a questo punto, sono fatto così.

I want to thank you Veronica, for giving me this interview. You are a real authority on romance books and it’s an honor to have this opportunity. Thank you all.

Voglio ringraziare Veronica, per avermi concesso questa intervista. Sei un vera e propria autorità in fatto di romanzi d'amore ed è un onore per me aver avuto questa opportunità. Grazie a tutte voi.


Ok, the interview is over, but if you want to keep dreaming with James Griffin you can do it here:

http://paintlayers.blogspot.com/
www.veronicabennet.altervista.org/jamesgriffin.html


L’intervista è finita ma se volete continuare a sognare con James Griffin potete farlo qui:

http://paintlayers.blogspot.com/
www.veronicabennet.altervista.org/jamesgriffin.html

pubblicato da VeronicaBennet ¦ commenti (53) ¦ commenti (53) (popup)

mercoledì, 22 luglio 2009 ¦ Permalink
categoria : authors, treasure box, sylvia z summers

SYLVIA Z SUMMERS:

DI TENEBRA, D’AMORE E ALTRI SOSPETTI ALL’ITALIANA





Esattamente un anno fa, in un afoso pomeriggio di Agosto, me ne stavo in giardino completamente rapita dal romanzo “DI TENEBRA E D’AMORE” di Sylvia Z. Summers. Lo ricordo talmente bene che mi sembra ieri: scorrevo le pagine avidamente tanto da non rendermi conto che alla fine erano passate cinque ore!

Era tanto che non venivo coinvolta così intensamente da un romanzo e rimasi delusa di non trovare alcuna notizia su di lei, se non una piccola intervista sul sito della Harlequin. La Summers sembrava inesistente e nessun motore di ricerca forniva informazioni su di lei!

Oggi invece abbiamo scoperto qualcosina in più su questa nuova autrice esordiente, come ad esempio che è italiana (cosa che mi fa immensamente piacere). Sappiamo anche che vive e lavora a Milano, che ama gli animali, il sushi e le buone letture. E’ laureata in letteratura inglese e diplomata in regia cinematografica, ma soprattutto le piace inventare e raccontare storie sin da quando era bambina.

Il suo romanzo d’esordio “Di tenebra e d’amore” (uscito nell’Agosto del 2008 edito Harlequin) è stato molto apprezzato dal pubblico e ad Agosto 2009 uscirà “Amore e altri sospetti” la sua seconda prova nel campo della narrativa storico-sentimentale.

Nonostante questo intorno a Sylvia Z. Summers aleggia sempre un certo anonimato. L’unico luogo infatti dove la potete trovare è Facebook, nella pagina dedicata ai suoi libri (Sylvia Z. Summers), che tiene costantemente aggiornata e tramite la quale ha un contatto diretto coi lettori.

Detto ciò, comprenderete la mia emozione e il mio immenso piacere nel presentarvi oggi, a 11 giorni dall’uscita del suo nuovo romanzo “AMORE E ALTRI SOSPETTI”, Sylvia Z Summers in persona. Con le nostre domande ci auguriamo quindi di soddisfare la curiosità delle lettrici, compresa la mia.


Sylvia Z Summers risponderà a tutte le vostre domande, perciò non perdete l'occasione di chiacchierare con lei, e ricordatevi di firmare il vostro commento con un nome o con un nick. Tra tutte coloro che parteciperanno Sylvia metterà in palio una copia autografata con tanto di dedica del suo nuovo romanzo”AMORE E ALTRI SOSPETTI”.


INTERVISTA

Ciao Sylvia e benvenuta nel nostro blog. Ti anticipo che è mia intenzione svolgere questa intervista nel modo più semplice possibile. Per rendere più piacevole e meno “formale” questa chiacchierata mi piacerebbe darti del tu.

Ciao Veronica, innanzitutto grazie per avermi invitato sul vostro blog. E’ un vero piacere per me essere vostra ospite. Del “tu”? E me lo domandi? Davo già per scontato che sarebbe stato così.


Benissimo, allora iniziamo!
Quando è nata la tua passione per la scrittura?

A dire il vero non ricordo con precisione quando è iniziata, probabilmente giocando. Poi, scoprendo la lettura, credo, scoprì anche che quelle storie che avevo nella testa potevo metterle per iscritto, così ho iniziato diversi racconti, storie a puntate che leggevo alle amiche, e un vero e proprio romanzo che non ho mai del tutto finito. Siccome mi piaceva anche disegnare, ho fatto anche diversi fumetti che pubblicavo sui giornalini scolastici.


Perchè hai scelto proprio questo genere, ovvero il romance che peraltro è anche piuttosto bistrattato, per il tuo debutto?

Oddio, non è che abbia proprio scelto di “debuttare”... non è che l’abbia pianificato, intendo. Volevo (ed è tutt’ora il mio imperativo) scrivere una storia che mi piacesse, che contenesse tutti quegli elementi che considero essenziali per un romanzo (beninteso: essenziali per me, per un romanzo che piacesse alla sottoscritta). L’amore è tra questi, assolutamente.

Sinceramente non credo di essere un’autrice “rosa” tra le più classiche, perché non mi ritrovo in quelli che sono i “canoni del genere” – e alcune lettrici me l’hanno fatto notare, come pregio ma anche come difetto, -questo sta ai gusti di ognuno. Il romance è bistrattato, è vero, e di questo mi dispiace perché credo che ci siano autrici davvero valide (suonerà retorico ma lo voglio dire: molte autrici italiane sono bravissime, più brave di molte colleghe d’oltreoceano!) che sanno davvero parlare di sentimenti, che mettono il cuore e l’anima in quello che fanno, che studiano fino allo sfinimento per ricreare ambienti e dare veridicità storica; ma è bistrattato perché in quel grande calderone che è il bacino d’utenza non tutto quello che viene pubblicato è allo stesso livello. E si sa che i difetti si vedono assai meglio dei pregi, che è più facile deprecare piuttosto che elogiare. Siate voi le prime a esigere buone letture! A cercare belle storie scritte bene senza accontentarvi dei soliti cliché. Voi sareste più contente e noi ci sentiremo spronate a fare un buon lavoro.


Hai avuto difficoltà, come la maggior parte delle esordienti, a trovare un editore?

No, devo dire che Di tenebra e d’amore è piaciuto al primo colpo. Lo passai ad Alessandra Roccato di Harlequin, che mi mandò un’e-mail entusiasta pochi giorni dopo.


Un vero esordio dunque! Quali sensazioni hai provato nel vedere pubblicato il primo libro?

Ovviamente “pazzesche”! Tenerne in mano una copia, sfogliarla... mi sembrava un po’ di cullare un bambino.


Dopo il primo libro, quant'è difficile scrivere il secondo?

Un delirio! Sì, davvero, non ridere, è stato un delirio. In alcuni momenti anche un incubo. Sei la prima a cui lo dico... ma Amore e altri sospetti in realtà doveva essere il mio terzo romanzo, non il secondo, nel senso che l’idea mi era già venuta in mente ma stavo scrivendo un’altra cosa una storia di ambientazione italiana che di base mi piaceva molto ma che finii con l’abbandonare perché proprio non voleva saperne di venire fuori. Così, dopo pianti e isterismi vari la mollai e ripresi tutto daccapo con Amore e altri sospetti, ma anche qui fu dura perché Di tenebra era uscito da pochi mesi e continuavo a ricevere tanti complimenti che mi mettevano una fifa nera addosso: se non fosse piaciuto? se non fosse stato all’altezza? Se quel personaggio fosse stato troppo simile a quell’altro? Agonia... Un parto podalico! Alla fine sono molto contenta del risultato, è una storia complessa con personaggi molto sfaccettati e risvolti sociali che secondo me non devono mancare in un libro.


Prima di arrivare a questa vincente collaborazione con la Harlequin hai mai partecipato a concorsi letterari? Credi che possano aiutare uno scrittore ad emergere?

Non ho mai partecipato a concorsi letterari ma non l’ho fatto per un qualche preconcetto, è solo che non mi sono mai trovata nelle richieste o nei tempi dei concorsi, mi risulta difficile scrivere “su commissione” con tempi magari limitati. Però immagino che possano essere utili per farsi notare. Comunque, al di là del concorso, in cui c’è un solo vincitore (o comunque pochi vincitori) tanto vale provare la casa editrice se si crede davvero in ciò che si ha tra le mani.


Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere questo lavoro?

Mm... di rimboccarsi le maniche! I romanzi non si scrivono da soli, la storia d’amore non è l’unica storia importante nel romanzo, ci sono dei meccanismi di narrazione che bisogna conoscere, perciò chi scrive deve... studiare! Tanto e tutto. Leggere di qualsiasi genere, anche se poi se ne sceglie uno, ma le idee possono arrivare dappertutto e si può scoprire e apprezzare lo stile di diversi autori, mai chiudersi a quelle che potrebbero rivelarsi delle belle esperienze. E non sottovalutare la forma: non c’è solo “la storia” ma anche il modo in cui viene narrata, perciò è importante valutare cose come il punto di vista, il tempo della narrazione, e il modo di stendere le frasi, le parole che si scelgono e il tipo di sintassi.


Ma parliamo del tuo stile e di come sviluppi i tuoi romanzi. So che sei anche un’assidua lettrice quindi ne deduco che ciò avrà avuto una certa influenza sulla nascita delle tue storie. In più sono curiosa… autrici e libri preferiti.

Perché dici “autrici”? Ci sono anche autori maschi... io non ho alcun preconcetto nella lettura, se mi intriga una storia (spesso dal retro di copertina) compro poi chi vivrà – leggerà - e vedrà... Se devo dire un’autrice di cui ho letto praticamente tutto è Aghata Christie (che col rosa centra un po’ poco, me ne rendo conto), ma mi rifaccio con Jane Austen (caposaldo, nel bene e nel male di questo genere letterario) ed Edith Warthon, che ha uno stile incredibile a mio avviso. Libri preferiti: I pilastri della terra, Dieci piccoli indiani, L’ombra del vento, La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, L’età dell’innocenza, Persuasione, Harry Potter (tutti!), Twilight (ma non l’ultimo della saga, per me, una vera... BIP!) e tanti altri che rischierei di annoiarvi tutte.


Come nascono le tue storie?

Da idee e sensazioni. Non parto da una figura in particolare, un lei o una lui, ma da qualcosa di cui voglio parlare, che voglio esprimere, e poi trovo colei o colui che meglio la incarna. Ovviamente non è tutto qui. L’idea iniziale si traduce in poche righe, poi l’approfondisco, trovo altre storie che si possono intrecciare a quella principale, collegamenti e via dicendo... E’ un po’ come fare un maglione, un cruciverba o, ancora meglio, una coperta patchwork dove tutto ha a che fare con tutto, tutti i pezzi alla fine combaciano. Suona complicato... e lo è!


Come effettui le tue ricerche storiche?

Mi piace un sacco fare le ricerche. Anche qui vado un po’ per gradi. C’è una prima fase “generale” in cui mi documento sul periodo, su quelli che sono gli argomenti principali del racconto, e una seconda fase più specifica dove per ogni scena faccio scelte storiche d’ambientazione ben precise. Ho acquistato molti libri via internet (fortunatamente in Inghilterra la saggistica è veramente dettagliatissima) e, sempre via internet cerco riscontri o approfondimenti e notizie su quello che mi serve. Per il mio terzo libro (quello che sto scrivendo ora) mi è anche capitato di chiedere spiegazioni in giro, a esperti del settore, di seguire dei corsi e di andare a documentarmi all’estero.


I tuoi personaggi sono diversi dai classici eroi perfetti che solitamente troviamo nei romance. Oserei dire che per ogni pregio vi è abbinato un difetto. Come nascono quindi questi personaggi?

Be’, nascono da me... e io sono piena di difetti! Perché loro dovrebbero essere perfetti? Come li gestirei? No, no, come ce li ho io, devono averceli anche loro!

A parte gli scherzi, non mi piacciono i personaggi perfetti, non li trovo interessanti e non saprei come descriverli. Mi piace che nei miei libri i miei personaggi compiano una specie di percorso che li fa cambiare e crescere, che li rende consapevoli e migliori. Questo non potrebbe succedere se incarnassero la perfezione sin dall’inizio.


Cosa non deve assolutamente mancare in un romanzo?

Una bella storia, soprattutto. Dei bei personaggi, un bel modo di narrare. Le combinazioni possono essere tante, non so quale sia la formula giusta perché in realtà mi è capitato di apprezzare diversi generi e di essere soddisfatta anche alla fine di romanzi che non contenessero una storia d’amore, per esempio, o in cui questa finisse male. Credo che la cosa più importante sia la capacità dell’autore di trasmettere delle emozioni.


Parliamo ora di AMORE E ALTRI SOSPETTI. Non ti nego che leggerlo in anteprima (ragazze non odiatemi, ho dovuto farlo ai fini dell’intervista^-^) è stato emozionante, ma ancora di più è stato scoprire che non ha nulla a che fare con DI TENEBRA E D’AMORE. In linea di massima ogni autrice ha un proprio “stile” che riscontriamo in ogni suo libro, ma stavolta non è così.

Pur essendo ambientata in un epoca così conosciuta come gli inizi del 1800 St.Jules è diverso dai classici luoghi che solitamente ritroviamo in questo periodo. Da dove nasce la scelta di ambientare l’intera storia dentro un piccolo paesino?

Ma da Jane, ovviamente! Mi sono divertita a creare St. Jules come uno di quei paesini di provincia in cui Jane Austen ambientava le sue storie, per questo alcuni dei caratteri che lo popolano hanno delle similitudini con altri creati da quest’autrice meravigliosa. L’idea da cui è nato il libro era quella di una comunità piccolissima e isolata (all’inizio infatti doveva trattarsi di un’isola) in cui gli equilibri venivano rotti dall’arrivo di un elemento estraneo e molto misterioso.


Pheabe Swan e Julian Emerson. Due protagonisti due opposti! Pheabe è impulsiva, odia le prevaricazioni, sogna la libertà e fa di tutto per combattere i suoi ideali. Julian è un uomo provato dal dolore, tormentato e solitario che non ha più voglia di combattere. Parlaci di loro.

Pheabe e Julian sono ai due capi di una stessa linea. In realtà, le idee e le passioni che li muovono sono le stesse, sono le esperienze della vita a renderli diversi. All’inizio del romanzo, Pheabe ha un grosso trauma che deve ancora gestire e risolvere, che è il punto di partenza per la sua crescita, lotta contro le ingiustizie perché lei stessa, in fondo al suo cuore, si sente una vittima. Julian ha molti punti in comune con lei, ma l’esperienza gli dice di non lottare più. La reciproca frequentazione li porterà l’uno verso l’altro, finché s’incontreranno su quella fatidica linea di cui parlavo.


Ormai sei famosa per i tuoi secondari personaggi “singolari” perciò non mi sono stupita di ritrovarli anche qui. In Amore e altri sospetti ce n'é davvero per tutti i gusti: dall’ipocondriaca signorina Sandyton, alla frivola Charlotte, al generoso Sindaco Weightwind, la misteriosa Martha e molti molti altri. Si potrebbe pensare che non erano necessari eppure ognuno di loro è necessario alla trama del libro. Ognuno di loro è indispensabile per completare il complicato intreccio degli avvenimenti. Sinceramente sono piuttosto sorpresa perché immagino che non deve essere stato facile collegare così tanti personaggi…

Non lo è, infatti, ma a me piacciono i romanzi che sono anche un po’ “corali”. In fondo, la vita è molto complessa, non ci siamo solo noi e il nostro partner ma anche tutti gli altri con cui, nel bene e nel male, interagiamo. I personaggi secondari arricchiscono e danno molti input alla storia, non sono da trascurare. Charlotte e la signorina Sandyton sono adorabili e buffissime, un po’ come Mary Jane Montgomery e suo padre in Di tenebra e d’amore. Personaggi come questi servono anche un po’ a sdrammatizzare e ad alleggerire i toni cupi del romanzo.


C’è un punto del romanzo che mi ha colpito moltissimo oltre che incuriosito, ed è quando tratti delle miniere. Non è un argomento comune e sarei curiosa di sapere da dove è uscita quest’idea.

Ah, be’... la miniera è colpa di North & South! Sta’ attenta che cadi dalla sedia e poi ti fai male! Dico sul serio, proprio N&S della BBC (tratto dall’omonimo romanzo di E.Gaskell). Volevo inserire nel romanzo una parte di impegno e denuncia sociale, mostrare quanto potesse anche essere brutta e difficile la vita nell’ottocento (spesso leggendo romanzi d’amore ci si dimentica che oltre a duchi, visconti e baroni c’era tutta una schiera, ben più folta, di persone che sgobbavano da mane a sera fino a sfinirsi, che c’era un’altissima mortalità tra i bambini, che erano costretti a lavorare fino a 16 ore al giorno...). Senza contare che per una protagonista come Pheabe, così attenta alle ingiustizie, era importante confrontarsi con qualcosa di così complesso e potenzialmente pericoloso. Non è stato facile ricrearla, non ci sono moltissimi documenti sulle miniere di rame, ma ho letto diversi racconti nei quali, per fortuna, venivano descritti alcuni ambienti e macchinari utilizzati, oltre che la vita quotidiana dei minatori.


North & South????? No Sylvia non ci siamo! Lasciamo perdere quello sceneggiato prima che comincio a fantasticare all’infinito.
Torniamo a noi e, dato che non voglio togliere la curiosità alle lettrici e dato che sei molto impegnata, concludo questa intervista con due domande.

Sylvia Z Summers e progetti per il futuro…
Cambierai genere? Proverai qualcosa di nuovo?

Sì, vorrei provare qualcosa di nuovo, anche se credo che l’amore sarà ancora il fulcro delle mie storie. Ancora non so quanto riuscirò a rinunciare all’ambientazione storica, ma mi piacerebbe scrivere qualcosa di surreale, qualcosa che “sforzi” la realtà, magari un racconto meta-letterario in cui i personaggi di un libro prendano vita, si mescolino alle persone reali, o cambino libro, magari, saltando avanti e indietro nelle storie, creando scompiglio da pag.22 a 156! Non ho ancora bene idea di come si potrebbe fare, di cosa potrebbe essere questo pasticcio, ma chissà...


Prima di lasciarci… c’è qualcosa di cui vorresti parlare e che mai nessuno ti ha chiesto?

Non saprei... Forse se c’è qualcosa di me in quello che scrivo. Sì, credo che un po’ tutti i personaggi che descrivo mi riflettano in qualche modo, ognuno incarna, più o meno vagamente, un lato del mio carattere. E spesso faccio qualche riferimento, con date e quant’altro, a qualche cosa della mia vita. Per esempio, io sono nata il 12 ottobre e questa data compare anche in Amore e altri sospetti, così come il 6 agosto, che è il compleanno di una cara amica (e ora anche del suo stupendo bambino). Con alcuni nomi ho anche giocato trasponendo quelli di qualche conoscente che mi chiedeva: “Mi metterai nel tuo prossimo libro, vero?” Traducendo nome e cognome nel corrispettivo inglese... sono stati accontentati!


Bene, sperando che alla prossima intervista mi concedano una sedia con tanto di braccioli, ti saluto calorosamente, ringraziandoti per la disponibilità. Mi auguro che in futuro avremo ancora il piacere di ospitarti.

Grazie a te Veronica e grazie a tutte voi, è stato un piacere partecipare a questa intervista. Mi auguro anche io di essere nuovamente vostra ospite, magari in occasione dell’uscita del mio prossimo romanzo.

 

ESTRATTO  INEDITO DA "AMORE E ALTRI SOSPETTI"

La cameriera, che Julian aveva seguito fino in cucina, lo fissò stralunata.
«Signore?»
«Un'uscita. Per non passare dal salotto.» La ragazza annuì con un cenno del capo.
«C'è quella porta lì, che dà sul giardinetto.»
«Andrà benissimo. Grazie.» Il cielo iniziava a tingersi di una sfumatura dorata, il che significava che presto sarebbe arrivata l'ora dei saluti.
Non avrebbe dovuto nascondersi ancora per molto. Dal momento che non c'era modo di allontanarsi dalla casa senza passare davanti alle finestre – con il rischio di essere individuato dal nemico – Julian si guardò attorno alla ricerca di un rifugio temporaneo e notò una specie di capanno a due piani. Incuriosito, si avvicinò e scoprì che conteneva degli attrezzi per il giardino e una scala a pioli che conduceva a un sottotetto. Da quell'altezza forse sarebbe riuscito a vedere il mare, si disse, salendo. Gli pareva una prospettiva gradevole per passare il tempo.
Si ritrovò in una specie di soffitta bassa e buia, con un'unica piccola finestrella. Davanti alla quale c'era una persona che gli dava le spalle e probabilmente non si era accorta di
lui. Julian si irrigidì, pensando a come avrebbe fatto a giustificare la propria presenza lì a quella donna, e stava per tornare indietro quando le assi di legno del pavimento scricchiolarono sotto i suoi piedi.
«Oh… Mr. Emerson!»
Julian sobbalzò, picchiando la testa contro il soffitto. «Ahi! Miss Swan...» Visto che era troppo tardi per scappare, si avvicinò a lei, notando che aveva gli occhi arrossati.
Indispettita da quell'intrusione, Pheabe cercò di ricacciare indietro le lacrime. Cosa voleva ancora da lei quell'uomo?
Perché era venuto a cercarla invece di restare con tutta la sua corte nel salotto di Mrs. Stonebridge?
«A quanto pare» commentò Julian «i miei tentativi di nascondermi sono privi di originalità. Avete le mie stesse idee.»
Pheabe si impettì. «Io non mi stavo affatto...» Ma era inutile negarlo, e in quel momento proprio non aveva voglia di litigare. Aveva sentito quello che la moglie del vicario gli aveva detto, dopo averlo allontanato da lei, e ne era rimasta offesa.
Ancora una volta, aveva dovuto rendersi conto del disprezzo con cui i cittadini di St. Jules consideravano il suo lavoro, e il fatto che quel commento fosse stato rivolto a lui l'aveva ferita ancora di più. «Voi da cosa state scappando?»
Per tutta risposta, l'uomo si appoggiò allo stipite opposto della finestrella, tanto vicino a lei che non avrebbe dovuto fare neppure un passo in avanti per ritrovarsi tra le sue braccia...
Ma cosa le veniva in mente? Lo vide stringersi nelle spalle e spostare lo sguardo verso l'orizzonte. «Ditemi, Miss Swan, non ci sono molti scapoli qui a St. Jules, vero?»
Per un istante lei lo fissò stranita, ma poi scoppiò a ridere e cambiò argomento. «Non è bellissimo?» gli chiese indicandogli le colline verdi del Devonshire, punteggiate qua e là di pecore bianche e, più oltre, la distesa blu dell'oceano.
«Lo è...» sospirò lui senza aggiungere altro, troppo intento ad ammirare il mare.
Guardando il suo profilo, Pheabe ebbe modo di notare che non aveva il naso del tutto dritto. E pensò che quell'imperfezione, seppur di poco conto, era un sollievo, perché già così era l'uomo più affascinante che avesse mai visto. Sguardo intenso e zigomi alti; senza parlare di quel vezzoso codino che portava sulla nuca, infischiandosene della moda che prediligeva i capelli corti. Ed era figlio di un lord... Probabilmente aveva una rendita di almeno tremila sterline l'anno... Oddio, stava ragionando come sua madre! Ma non poteva dar torto alle sue coetanee se provavano a dargli la caccia. Tanto più che lui aveva quell'aria misteriosa che lo faceva sembrare un eroe da romanzo... Sì, decise, per quanto arrogante, Mr. Emerson sarebbe stato un buon soggetto per un articolo del St. Jules. «Mr. Emerson?»
«Sì, Miss Swan?»
«Perché avete rinunciato alla Marina?»
Se quello sguardo le era parso pieno di tenerezza di fronte al panorama, ora era a dir poco di ghiaccio. Ma Pheabe non si lasciò scoraggiare. «Siete ancora giovane e, come figlio cadetto, una carriera nella Royal Navy sarebbe stata vantaggiosa.
Senza contare che avete uno sguardo malinconico quando fissate la costa.» Gli occhi grigi della giovane lo scrutarono per qualche secondo. «Siete stato ferito in battaglia, Mr. Emerson?Nel qual caso, di sicuro dovete avere un grado, e magari dovrei chiamarvi Capitano Emerson.»
Se aveva studiato quel ragionamento allo scopo di metterlo con le spalle al muro, fu lei a rimanere spiazzata. «E interessa saperlo più a voi o a Desmond Malvern?» replicò infatti
Julian con un sorriso sardonico. All'improvviso, Pheabe sentì le gambe diventare molli. «St. Jules non ha bisogno di sapere tutte queste cose di me, ve l'assicuro. E, forse, dovreste imparare anche voi a tenere meglio i segreti» aggiunse lui.
Subito dopo si voltò verso la finestra, sentendo delle voci provenire dal giardino. In pochi istanti, l'aia si riempì di persone che correvano di qua e di là come in una caccia al tesoro.
«Julian!» In mezzo alla folla c'era Fanshop, all'apparenza molto preoccupato. «Mr. Emerson...! Julian!» Pheabe si voltò verso di lui, perplessa. «Pare si siano accorti della vostra assenza.»
«Già... Sarà meglio che scenda, prima che Fanshop abbia una crisi isterica.» Si sporse dalla finestrella. «Sono quassù.
Arrivo.» Pheabe si nascose d'istinto dietro la parete. «Colti in flagrante!» esclamò lui, divertito, ammiccando di nuovo.
«Restate nascosta: non vogliamo che questa gente si metta in capo strane idee, vero?» Prendersi gioco di lei sembrava metterlo di buon umore, considerò Pheabe. In salotto, inmezzo agli altri, le era parso così rigido. «Quanto al resto...» continuò Mr. Emerson raggiungendo le scale, «devo proprio dirvi che in questi giorni non ho mai riso tanto come leggendo gli articoli del vostro Desmond Malvern.»
Aveva... riso?
Certo che aveva riso!, si disse subito dopo Pheabe, sentendo una gran rabbia montarle dentro. Probabilmente aveva sempre saputo che era stata lei a scriverli, e li aveva ritenuti la sciocca, inutile e petulante espressione di una ragazzina!
Lanciò un'occhiata fuori della finestra, e lo vide ridere insieme a Charlotte e a un rincuorato Tenente Fanshop. Pheabe strinse i pugni, trattenendosi a stento dal gridare di rabbia. Si sarebbe accorto ben presto di aver fatto male a prendersi gioco di Desmond Malvern, perché aveva intenzione di scoprire tutto su di lui e di far sapere all'intero paese la sua storia.

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domenica, 12 luglio 2009 ¦ Permalink
categoria : mary balogh, authors, treasure box

MARY BALOGH: SEMPLICEMENTE PERFETTA

MARY BALOGH: A SIMPLY PERFECT AUTHOR

 

Mary Balogh is one of the most famous and beloved romance writer, with seven millions copies of her books sold, and many of her titles (almost one hundred those published) in the New York bestselling list. Born and grown up in Wales she later went to Canada to work and there she met her fate: her husband Robert, a first career as a teacher and a second one as a writer.
If you wish to know her better please visit her website:

www.marybalogh.com , where you will find plenty of informations about her personal and professional life.

Mary Balogh è una delle più famose ed amate autrici di romance al mondo, ha pubblicato un centinaio fra romanzi, racconti brevi e novelle, che puntualmente figurano nella classifica dei libri più venduti del New York Times, con ben sette milioni di copie ed ha vinto innumerevoli riconoscimenti nel corso degli anni. Nata in Galles si è trasferita in Canada per lavoro e lì ha incontrato il suo destino: il futuro marito Robert Balogh, una prima carriera come insegnante e poi come scrittrice. Mary ha tre figli e quattro nipoti, ama la lettura, la musica, il canto, gli animali, l'uncinetto ed occuparsi attivamente degli altri attraverso la beneficenza. Queste e molte altre dettagliate informazioni potete trovarle su suo sito www.marybalogh.com , attraverso il quale potrete anche contattarla, essendo sicuri di ricevere una risposta.

Mary Balogh will answer to all of your questions and will give away an autographed copy of a title of her Huxtable series (the choice will be up to the lucky winner!) to a reader among all those who will partecipate and leave a comment. So don't forget to sign your comment with your name or a nickname.
Mary Balogh risponderà a tutte le vostre domande e estrarrà a sorte una copia autografata di un libro della serie Huxtable (sarà la fortunata vincitrice a scegliere quale!) tra tutte coloro che parteciperanno con un commento. Perciò non dimenticate di firmarvi con un nome o un nick.
 

INTERVIEW / INTERVISTA

Dear Mary, we are delighted and honored you have accepted to be interviewed on the occasion of the release of Simply Perfect in Italy. We hope getting in touch with Italian readers will be a pleasant experience for you, as we know you like to be in contact with your fans. In fact you have a very active yahoo group, of which you are a member also, and on your website it is possible to find plenty of informations on your personal life too, as if the reader could be somehow part of your family. Is it this your aim: to be very accesible to your admirer? Or is there sometimes the fear of being invaded in one's privacy?

It is always my aim to be accessible to readers. I like to know what readers enjoy, what they don't, how they like certain books and series, what they would like me to write in the future. I like to be able to tell them what is coming up, what I am working on. A web site and a reader e-mail group are perfect for this two-way communication. I don't think there is much danger to a writer of having an invasion of privacy. We are not easily recognizable on the street and so never get mobbed! And if we go to conferences or book signings, then we go to meet readers and so hope that we will be recognized.

Cara Mary, siamo felici e onorati che tu abbia accettato di essere intervistata in occasione dell’uscita dell’edizione italiana di Simply Perfect. Ci auguriamo che per te sia una piacevole esperienza entrare in contatto con le lettrici italiane, visto che sappiamo quanto tu ami esserlo coi tuoi fan. Infatti hai un gruppo yahoo molto attivo, di cui tu stessa sei membro, e sul tuo sito è possibile trovare moltissime informazioni che ti riguardano, anche a livello privato, come se il lettore fosse in qualche modo parte della tua famiglia. È questo lo scopo che ti prefiggi: essere molto accessibile per i tuoi ammiratori? Non temi che questo possa anche andare a scapito della tua privacy?

Essere accessibile ai lettori è sempre stato il mio scopo. Mi piace sapere cosa amano e cosa no, quali sono i libri e le serie preferite, cosa vorrebbero che scrivessi in futuro. Mi piace poter dire loro cosa sta per uscire e su cosa sto lavorando. Un sito web e un gruppo yahoo di lettori sono l’ideale per questa comunicazione bidirezionale. Non credo che uno scrittore corra davvero il rischio di mettere a repentaglio la propria privacy. Non siamo così famosi da essere riconosciuti e quindi molestati per strada! E se andiamo a conferenze o incontri con il pubblico, dove autografiamo le copie dei nostri libri, lo facciamo per incontrare la gente, proprio nella speranza che poi ci riconoscano.
 

Mary you represent a perfect example of a successful life: you are a famous author, a beloved wife and a happy mother (also a grandmother). Were you ever in the position of being obliged to give up something: your family serenity or you career?

I don't think I ever felt forced into giving anything up. I was in my thirties before I started to write even though it was something I had always wanted to do. The chances of making a living out of writing are slim, though, so I had to think of something else to do after I finished at university (with a degree in English language and literature). I taught for twenty years. And also I got married and had a family of three when I was in my twenties. So in that sense I had to put a dream on hold in order to earn a living. And then at the end of my teaching career I had to make the opposite choice. I wanted to write full time. My career as a writer was starting to look promising. But the teaching job was so secure! I finally took the plunge and gave it up.

Tu rappresenti l’esempio perfetto di una vita di successo: sei un’autrice famosa, una moglie amata e una madre felice (nonché nonna).Ti sei mai trovata nella posizione di dover rinunciare a qualcosa: alla tua serenità famigliare o alla tua carriera?

Non penso di essere mai stata obbligata a rinunciare a qualcosa. Avevo già passato i trenta quando iniziai a scrivere, benché fosse qualcosa che avevo sempre voluto fare. Le probabilità di mantenermi con la scrittura erano davvero esigue, quindi terminata l’università (con una laurea in lingua e letteratura inglese) dovetti pensare a qualcos’altro. Così ho insegnato per vent’anni. E nel frattempo mi sono anche sposata, mettendo al mondo tre figli prima di compiere trent’anni. In questo senso sì, per potermi mantenere sono stata costretta a mettere i miei sogni da parte. E alla fine della mia carriera di insegnante dovetti fare la scelta opposta. Volevo scrivere a tempo pieno perché la mia carriera di scrittrice iniziava a essere promettente, però il lavoro come insegnante era così sicuro! Ma alla fine mi sono buttata e l’ho lasciato.


Have you always been sure your destiny was to become a writer? If yes have you ever doubted of yourself? Had you not succeeded what would have you done?

Even as a young child I knew I wanted to write. When people asked me what I wanted to be when I grew up, I used to tell them I wanted to be an author. I used to write long, long stories. I did doubt myself when I grew up. Partly, as I mentioned above, it was because there were too many other things I had to do and almost no time left for writing. Also, though, I was aimless. I knew I wanted to write but did not know what. A few times I admitted to myself that I probably never would actually write. And then I discovered romance as a genre, and particularly the Regency romances of Georgette Heyer, and suddenly I knew what I would write.

Sei sempre stata sicura che il tuo destino fosse quello di divenire una scrittrice? Se non avessi avuto successo, cosa avresti fatto?

Già da bambina sapevo di voler scrivere. Quando la gente mi chiedeva cosa avrei fatto da grande, in genere rispondevo che desideravo diventare un’autrice. Ero solita scrivere storie lunghissime. Crescendo, in effetti, ho dubitato di me stessa. In parte è stato a causa di tutte le altre cose che dovevo fare, come ho accennato prima, per cui non mi rimaneva tempo per scrivere. Ma anche perché non avevo uno scopo. Volevo scrivere, però non sapevo cosa. Un paio di volte ammisi con me stessa che probabilmente non avrei mai scritto. Infine scoprii il genere romance, in particolare i regency di Georgette Heyer, e di colpo compresi cosa volevo fare.


What kind of satisfaction does writing provide to you? And is it there anything that can eventually replace it?

Writing is enormously satisfying. I love words and language in general. It is so much more satisfying to manipulate language myself than to see how other writers do it in the books I read. I love the creative process. I love the challenge of taking two characters and a situation and weaving a story and a love story out of them. I believe passionately in the power of love in all its many forms, and I love to be able to bring this passion through in my writing. I love playing God and creating order and happiness out of chaos. Will anything replace this satisfaction eventually? That remains to be seen. Have you noticed how few writers ever retire? Sometimes I think it would be something nice to do, but almost immediately I know that I couldn't stop writing altogether. If I ever do, I suppose I will read more. But to a writer reading seems a little too passive.

Che tipo di gratificazione ti procura la scrittura? Esiste qualcosa che possa eventualmente rimpiazzarla?

Scrivere mi dà una soddisfazione enorme. Amo le parole e il linguaggio nel loro complesso. Ed è molto più piacevole quando sono io a manipolare il linguaggio, che non vedere altri scrittori che lo fanno nei libri che leggo. Amo il processo creativo. Amo la sfida di prendere due personaggi e una situazione e tirarne fuori una trama e una storia d’amore. Credo appassionatamente al potere dell’amore nelle sue molte forme e mi piace essere in grado di portare questa passione nella mia scrittura. Amo giocare a essere Dio e creare ordine e felicità dal caos. Ci sarà qualcosa che eventualmente rimpiazzerà questa soddisfazione? È ancora tutto da vedere. Hai notato che solo pochissimi scrittori vanno in pensione? Ogni tanto penso che sarebbe carino farlo, ma quasi subito mi rendo conto che non potrei smettere di scrivere. Nel caso in cui proprio lo facessi, suppongo che leggerei di più. Ma la lettura, a uno scrittore, sembra un’attività un po’ troppo passiva.


After so many years, twenty-five to be precise, how much your way of writing has changed? From your point of view, which are the principal differences in term of style and contents between A masked deception, your first published novel, and Seducing an Angel, your last book?

It's hard to know how much my writing has changed over the years because I rarely go back and read the earlier books. When I do so for some reason, I am usually shocked. I tend to think that I have not changed much at all, but then I discover that those earlier books are very different from what I remember and very different from how I would write them now. But over the years, of course, we change as persons. And we change as writers too. I know that my newer books are less dark and sheerly painful than some of the earlier ones. I hope they are just as intense emotionally, though. I include more humor than I used to. I include more dialogue, less interior monologue. I focus more on the hero and heroine and less on minor characters and sub-plots.

Dopo tanti anni di questa carriera, venticinque per la precisione, quanto è cambiato il tuo modo di scrivere? Dal tuo punto di vista, quali sono le principali differenze, in termini di stile e contenuti, tra A Masked Deception, il tuo primo romanzo (inedito in Italia), e Seducing an Angel, il tuo ultimo libro (della nuova serie Huxtable)?

È difficile rendermi conto di quanto la mia scrittura sia cambiata durante gli anni, poiché raramente rileggo i miei primi lavori. Se per qualche ragione lo faccio, in genere rimango scioccata: tendo a pensare di non essere poi cambiata molto, invece scopro che quei primi libri sono molto differenti da come li ricordavo e da come li scriverei ora. Ma, ovviamente, durante gli anni si cambia come persone, e anche come scrittori. So che i miei nuovi libri sono meno cupi e meno puramente dolorosi rispetto ai miei primi romanzi. Mi auguro tuttavia che siano egualmente intensi a livello emotivo. Ora ci metto più humor di quanto facevo una volta, includo più dialoghi e meno monologhi interiori. Mi concentro più sull’eroe e sull’eroina e meno su personaggi e trame secondari.


You have always said that your books are totally character driven and not plot driven, would you share with us your creative process? How do your novels come to light?

I can never plan a book ahead of time. A story will just not emerge full-blown from the ether. The best I can do is imagine two people, usually very different from each other, and imagine a situation in which they find themselves, both individually and together. Then I usually dive in, put them in that situation and see what happens. As soon as the characters start reacting and talking and thinking, I get to know them far better. I have to keep digging deeper and deeper as the story progresses until I know them both soul-deep. I often think that I am satisfied I know them well enough when I know where it hurts—that deepest, darkest corner of their soul where all their secret pain, guilt, etc. lives. Then I can go back and adjust the story and continue it, and take them to a point at which they are personally healed and deeply involved in a lifelong love commitment.

Hai sempre affermato che i tuoi libri si sviluppano totalmente intorno ai personaggi e non alla trama: ci piacerebbe sapere qualcosa di più del tuo processo creativo. Come vengono alla luce le tue storie?

Non pianifico mai un libro in anticipo. So che una storia non mi si presenterà come nata dal nulla. Il meglio che posso fare è immaginare due persone, generalmente molto diverse l’una dall’altra, e imbastire una situazione nella quale si vengano a trovare, sia individualmente sia insieme. Dopodiché, generalmente, in quella situazione mi ci immergo a mia volta e osservo ciò che succede. Non appena i personaggi cominciano a reagire, a parlare e a pensare, inizio a conoscerli molto meglio. Mentre la storia progredisce, devo però continuare a scavare più in profondità, fino a che non li avrò conosciuti sin nel fondo dell’anima. Spesso penso di poter essere soddisfatta solo quando avrò scoperto dove nel loro intimo convivono le cose che più li fanno soffrire, i loro dolori segreti, le loro colpe... Allora posso tornare indietro, aggiustare la storia e continuare, fino a portarli a un punto nel quale saranno personalmente guariti e profondamente coinvolti in una relazione d’amore che duri tutta la vita.


Which one do you consider to be your best and worst book?

Asking an author to pick out her best and worst book is a little like asking her to pick favorites among her children. However, I do have a particular fondness for THE NOTORIOUS RAKE, LONGING, A SUMMER TO REMEMBER, SLIGHTLY DANGEROUS, SIMPLY LOVE, SIMPLY PERFECT. Some of my least favorites now that I am removed in time from them are THE TRYSTING PLACE, THE CONSTANT HEART, DEVIL'S WEB, SECRETS OF THE HEART.

Quali consideri, rispettivamente, il tuo miglior libro e il tuo peggiore?

Fare a un’autrice una domanda del genere è un po’ come chiederle di scegliere il preferito fra i suoi figli. Tuttavia sono particolarmente affezionata a The Notorious Rake [Il celebre libertino, “I Romanzi” n. 246, “I Romanzi Oro” n. 19], A Summer to Remember [Un’estate da ricordare, “I Romanzi” n. 571], Slightly Dangerous [Il duca di ghiaccio, “I Romanzi” n. 701], Simply Love [Semplicemente amore, “I Romanzi” n. 775] e Simply Perfect. Ora che è passato parecchio tempo posso dire che alcuni tra i meno preferiti sono The Trysting Place [Un posto per l’amore, “I Romanzi” n. 627], The Constant Heart [inedito in Italia], Devil’s Web [Le Trame del destino, “I Romanzi” n. 672], Secrets of the Heart [La magia dei sensi, “I Romanzi” nn. 186 e 460 Oro].


Since 2001 with More than a mistress you are published both in hardcover and in paperback, what did it represent for you to be finally considered an A-list writer and how do you judge that, still nowadays Romance is considered second class literature?

Being an A-list writer has huge advantages. The publishing house is fully committed to making one's books bestsellers. The covers are designed with great care, a great deal of advertising is done, good placement in bookstores is bought, and numerous other things. Romance will probably always be considered second-class literature, though I think the perception is slowly changing. Covers are much better than they used to be (at least in North America), with far fewer of the horrid clinch covers with half-naked characters looking as if they are either in agony or in sexual ecstasy. But many people judge romances anyway without ever reading any, and they assume that they are unrealistic semi-pornographic fluff. And of course it is primarily women for whom love and committed relationships are important, and women are still taken less seriously than men.

Dal 2001, con More than a Mistress [Signora del suo cuore, “I Romanzi” n. 496], vieni pubblicata tanto in edizione rilegata quanto in economica: cosa ha rappresentato per te essere finalmente considerata una scrittrice di serie A, e come giudichi il fatto che, ancora oggi, il romance sia ritenuto letteratura di seconda classe?

Essere riconosciuta scrittrice di serie A comporta enormi vantaggi. La casa editrice si impegna a fondo affinché il tuo libro diventi un bestseller: le copertine sono concepite con estrema cura, viene fatta una grande pubblicità, vengono comprati buoni spazi nelle librerie e molte altre cose. Il romance, probabilmente, sarà sempre ritenuto letteratura di seconda classe, anche se penso che questa percezione stia pian piano cambiando. Le copertine, almeno in Nordamerica, sono molto migliorate rispetto a una volta, ci sono decisamente meno di quegli orridi corpo a corpo di personaggi mezzi nudi che non si capisce se siano in agonia o in estasi. Ma molta gente giudica comunque i romance senza averli nemmeno letti, presumendo siano robaccia semipornografica. E naturalmente sono le donne quelle per cui l’amore e una relazione impegnativa sono importanti, e le donne sono tuttora considerate meno seriamente degli uomini.


There are some elements that are present in all of your novels: the beauty of nature, as a value in itself but also as a reflection of the characters inner soul, the search for a higher meaning in life, the faith in redemption. Could we affirm these are the core of Mary Balogh's work?

Oh, yes, these are very much the values that I bring out in my books. I am delighted that you are perceptive enough to see that. As I said above, I believe deeply in the power of love in all its manifestations, and I am an optimist—love will always be more powerful than hatred and will ultimately prevail. And love is everywhere, just waiting for us to notice.

Vi sono alcuni elementi che sono presenti in tutti i tuoi romanzi: la bellezza della natura – come valore in sé ma anche come riflesso dell’anima più vera dei personaggi –, la ricerca di un significato più alto dell’esistenza, la fede nella possibilità di redimersi. Possiamo affermare che questi elementi sono il nucleo dell’opera di Mary Balogh?

Oh, sì, sono proprio questi i valori che voglio mettere in evidenza nei miei libri. Sono contenta che tu sia così sensibile da essertene accorta. Come ho detto prima, credo profondamente nel potere dell’amore in tutte le sue manifestazioni e sono un’ottimista: l’amore sarà sempre più potente dell’odio e alla fine prevarrà. E l’amore è dovunque, in attesa che noi lo notiamo.


In many of your books the principal and collateral characters are far from perfection, they do bear handicaps like Emily Marlowe of Silent Melody, who cannot speak or hear, or physical damages caused by torture like Sydnam Butler in Simply Love. Nevertheless they are all seducing and vibrating and most of all totally true. Why did you choose to face issues that are more frequently avoided by your colleagues and how do you make those characters fully alive?

I have written about a hundred novels and novellas. That is a hundred heroes and a hundred heroines. And I don't have a formula. I don't use the same hero and heroine over and over again. I want them all to be different. It may sound difficult, but it isn't really. In real life there are no two people just alike even though there are a few billion of us running around here. I like to explore all human types and then make individuals out of the types. And I like to use wounded people. Usually the wounds are inner ones. Sometimes they are outer, as with Emily Marlowe and Sydnam Butler. I develop these characters through my imagination. I feel my way inside their body and mind and history and pain and soul and tell their story as if I were them.

In molti dei tuoi libri i personaggi principali o secondari sono ben lontani dalla perfezione, hanno handicap fisici come Emily Marlowe in Silent Melody [La melodia del cuore, “I Romanzi” n. 391, “I Romanzi Oro” n. 42] che non è in grado di parlare né di sentire, o gravissimi danni fisici dovuti a torture subite come Sydnam Butler in Simply Love [Semplicemente amore, “I Romanzi” n. 775]. Ciononostante risultano tutti seducenti, vibranti e soprattutto veri. Perché hai deciso di affrontare problematiche che sono quasi sempre evitate dalle tue colleghe, e come riesci a rendere questi personaggi così vivi?

Ho scritto circa un centinaio di storie tra romanzi e novelle. Il che significa un centinaio di eroi e un centinaio di eroine. E non ho una formula. Non continuo a usare sempre lo stesso eroe e la stessa eroina, voglio che siano tutti differenti. Può sembrare difficile, ma non lo è affatto. Nella vita reale non ci sono due persone uguali, benché su questa terra siamo diversi miliardi. Mi piace esplorare tutte le tipologie umane e poi trarre da esse degli individui. E mi piace usare persone ferite. Generalmente sono ferite di tipo interiore. Talvolta sono esteriori, come nel caso di Emily Marlowe e Sydnam Butler, e sviluppo questi personaggi attraverso la mia immaginazione. Entro nei loro corpi e nelle loro menti, nella loro storia, nel loro dolore e nella loro anima e racconto la loro storia come se io fossi loro.


Simply Perfect concludes the Simply series and surprisingly we find the strict and stubborn Claudia Martin teamed up with a most unsuitable partner for her standards of aristocracy hater: the Marquess of Attingsborough. How did you come up with such a couple? And why did you decide to conclude the quartet with their story ?

When I have a hero or heroine in mind, I usually try to come up with a heroine or hero for them who is totally different so that there will be a lot of conflict to deal with. Claudia has a strong aversion to the aristocracy, especially to dukes (the reader finds out why in her book). So, naturally, I wanted her hero to be a duke, or at least a future duke. I had one in mind—someone from her past. But try as I would, I couldn’t feel any real chemistry between them. On the other hand, there was the Marquess of Attingsborough, a handsome, charming man from previous books of mine that some readers had suggested for her. I resisted. I couldn't see any connection to be made between the two of them. But the more I ignored him as a possible hero, the more I could feel the chemistry between him and Claudia!

Simply Perfect conclude la serie Simply e inaspettatamente troviamo la severa e testarda Claudia Martin accoppiata con quello che, per una donna che apertamente detesta l’aristocrazia, parrebbe il meno adatto fra i possibili partner: il marchese di Attingsborough. Come mai hai pensato a una coppia del genere? E perché hai deciso di concludere la quadrilogia proprio con la loro storia?

Quando ho in mente un eroe o un’eroina, cerco di accoppiarlo con qualcuno che sia completamente differente, in modo che ci sia una bella dose di conflitto di cui occuparsi. Claudia ha una forte avversione nei confronti dell’aristocrazia, in particolare per i duchi (e i lettori ne avranno scoperto le ragioni nel libro). Quindi volevo che il suo eroe fosse un duca, o perlomeno un futuro duca. Ne avevo in mente uno, una persona del suo passato, ma per quanto ci provassi non riuscivo a sentire alcuna alchimia tra loro. Dall’altro lato c’era il marchese di Attingsborough, un uomo attraente e affascinante, già comparso in altri miei libri, che alcuni lettori mi avevano suggerito per lei. Ciononostante, opposi resistenza: non riuscivo proprio a vedere nessun contatto tra loro. Tuttavia, più lo ignoravo come possibile eroe e più percepivo l’alchimia tra lui e Claudia!


In the first installment Simply Unforgettable the heroine Frances Allard is an opera singer and her love for music is incredibly strong and intense. Can we suppose it is you own love that shines there, as you and your husband are member of a choir?

I grew up in Wales. The Welsh are known for their music. I grew up surrounded by it in school and church, at concerts, etc. And all my family was musical. Now I am a church cantor, and my husband and I belong to a church choir. So of course, music figures largely in a number of my books. Fortunately, music was important in Regency England, so it is easy to work it into my books.

Nel primo volume della serie Simply, cioè Simply Unforgettable [Risveglio di passioni, “I Romanzi” n. 739], la protagonista Frances Allard è una cantante d’opera e il suo amore per la musica è incredibilmente forte e intenso. Possiamo suppore che sia il tuo stesso amore a brillare qui, visto che sia tu che tuo marito siete membri di un coro?

Sono cresciuta in Galles. E i gallesi sono noti per la loro musica, che mi ha circondato fin da subito a scuola, in chiesa, ai concerti eccetera. Tutta la mia famiglia, poi, aveva in qualche modo a che fare con la musica. Ora sono un cantore e tanto io quanto mio marito apparteniamo al coro di una chiesa. Così, ovviamente, la musica si ritrova in larga misura in molti dei miei libri, tanto più che, per mia fortuna, era un’importante componente culturale nell’Inghilterra della Reggenza.


You have written several series now, which was the easiest to compose and which the most difficult ?

I think all the series I have written have been quite easy to write. The thing with a series is that once I have created a background and a setting and a cast of minor characters, those things serve all the books of that set. I don't have to start from scratch with each book. And of course the heroes and/or heroines of the second, third, fourth etc. book in the series is gradually taking form in the earlier books, and I grow very eager indeed to tell their stories. I always try to leave the most intriguing character until last so that readers too are eager for that last book—Wulfric, Duke of Bewcastle, for example, in the SLIGHTLY series.

Ormai hai al tuo attivo diverse serie: quale è stata la più facile da comporre e quale la più difficile?

Penso che tutte le serie che ho scritto siano state piuttosto facili da scrivere. Il fatto è che una volta creati lo sfondo, l’ambientazione e un gruppo di personaggi secondari, li utilizzo per ciascun libro. Non devo ricominciare ogni volta con un bozzetto. E naturalmente i protagonisti del secondo, terzo, quarto libro ecc. nella serie, prendono forma gradualmente nei volumi che li precedono, mentre io inizio a diventare impaziente di raccontare le loro storie. Cerco sempre di lasciare per ultimo il personaggio più interessante, così che anche i lettori siano impazienti per quell’ultimo libro: Wulfric, duca di Bewcastle nella serie Slightly, ne è un esempio.


Talking about series, Slightly Dangerous, last in the Slightly series, is one of your most popular novels and it is appreciated almost unconditionally by everyone, how do you explain it? What has it got more than others of your books?

I think SLIGHTLY DANGEROUS was so popular because readers had to wait for it—it was the final episode in a six-part series. And of course I had been building the character of the silver-eyed, enigmatic Wulfric, Duke of Bewcastle, throughout the series. I think readers found Christine a surprise. Most readers liked her, I think, and found her the unexpectedly perfect bride for Wulfric. I think readers like the book because I found a way to show Wulfric as very human indeed at the same time as he remained himself. Perhaps readers like the book so much because I loved writing it so much.

Parlando appunto di serie, Slightly Dangerous [Il duca di ghiaccio] è apprezzato e lodato praticamente da tutti in maniera incondizionata, come lo spieghi? Cosa possiede in più rispetto ad altri tuoi libri?

Ritengo che Slightly Dangerous sia divenuto così popolare perché i lettori hanno dovuto aspettarlo un bel po’, trattandosi dell’ultimo volume di una serie di sei. E a mia volta, nel corso della serie ho sviluppato lentamente il personaggio dell’enigmatico duca di Bewcastle, dagli occhi grigio argento. Penso che i lettori siano rimasti sorpresi da Christine, la protagonista: alla maggior parte di loro è piaciuta e l’hanno trovata la moglie ideale per Wulfric. Anche il fatto che io abbia trovato il modo di mostrare Wulfric come molto umano, rimanendo allo stesso tempo se stesso, ha contribuito positivamente. Ma forse il libro è stato amato così tanto perché a me è piaciuto scriverlo così tanto.


Wulfric Bedwin the hero of Slightly Dangerous is certainly an all time favourite, loved by the younger as much by the oldest of your fans with a constant passion. Did you imagine such an incredible success for this character? Do you believe there is a part of Mr. Darcy in him?

I think Bewcastle is one of those characters that everyone loves. And yes, there are similarities to Mr. Darcy. He is handsome, powerful, ruthless, cold, austere, remote, and completely unknowable. And yet there are hints all through the books preceding SLIGHTLY DANGEROUS that he does have a heart and human feelings. His sister sees him weeping for the brother he thinks dead. He is always rescuing his brothers and sisters from trouble. I did expect him to intrigue readers, though perhaps I didn't suspect quite how much. He certainly intrigued me! And when I came to writing his story, I didn't have a clue what it was going to be.

Fra i tuoi eroi, Wulfric Bedwin è certamente uno dei prediletti dal tuo pubblico, amato con costante passione tanto dalle tue ammiratrici più giovani quanto dalle più anziane. Avresti mai immaginato un simile successo per questo personaggio? E credi che in lui ci sia una parte di Mr. Darcy?

Credo che Bewcastle sia uno di quei personaggi che tutti amano. E sì, ci sono delle somiglianze con Mr Darcy. Lui è attraente, potente, spietato, freddo, austero, remoto e completamente inconoscibile. Tuttavia, in tutti i libri che precedono Slightly Dangerous viene suggerito che lui, in effetti, abbia un cuore e dei sentimenti. Sua sorella lo vede piangere per il fratello che pensano morto. È sempre in procinto di salvare i fatelli e le sorelle dai guai... Sì, mi aspettavo che intrigasse i lettori, però non avrei mai sospettato così tanto. Di certo, ero io intrigata da lui! E quando arrivò il momento di scrivere la sua storia, non avevo la più pallida idea di come sarebbe stata.


Talking about men, your protagonists, even when supposedly Alpha, are always multi-faced and pretty complex. How difficult it is, after so many books, not to surrender to clichees and create believable and fascinating heroes?

I use both alpha and beta heroes. But always, first and foremost, I try to create real, believable men. And all men—all people, in fact—are multi-faceted when one gets to know them. That's what I try to do in my books—get to know my characters. It is impossible to create a stereotype if you are intent upon being real and getting beneath all the layers of character that represent one individual.

A proposito di uomini, i tuoi protagonisti, anche quando presuntamente Alpha, risultano sempre piuttosto complessi e con personalità sfaccettate. Dopo tanti romanzi, è difficile non soccombere ai cliché e riuscire a creare eroi affascinanti e credibili?

Utilizzo eroi sia Alpha sia Beta. Ma prima, e soprattutto, cerco di creare uomini credibili e reali. E tutti gli uomini, tutte le persone in effetti, quando li si conosce presentano personalità sfaccettate. Questo è ciò che cerco di fare nei miei libri: conoscere i miei personaggi. È impossibile creare uno stereotipo quando il proprio intento è quello di essere realistici, così da cercare di penetrare al di sotto di tutti gli strati del personaggio che costituiscono un individuo.


Some people accuse you of using too much the narrative expedient of the so called “big misunderstanding”. What do you answer to these criticism?

I am surprised by the criticism—totally! I hate stories that rely on the big misunderstanding that could have been cleared up in a moment if the characters had just talked to each other. I hope I am not guilty of writing such stories myself. If there are misunderstandings in my books, I try to make them real and understandable not easily cleared up.

Alcuni ti accusano di usare troppo l’espediente narrativo del cosiddetto “grande equivoco”...

Sono assolutamente sorpresa da questa critica! Detesto le storie che si basano sul “grande equivoco” che avrebbe potuto essere chiarito in un istante, se solo i personaggi si fossero parlati. Spero di non essere colpevole io stessa di scrivere questo tipo di storie. Se ci sono fraintendimenti nei miei libri, cerco di renderli reali e comprensibili, non facilmente risolvibili.


Most of your works are extremely moving, with a subtle melancholy underneath the surface. Is this a conscious choice or not?

I like to dig deep into my characters, as I have already explained. I try to touch their pain so that it can be brought to the surface and dealt with and healed. And all this happens as a result of the meeting of hero and heroine and the gradual building of a love relationship between them. There is definitely a melancholy in that type of situation, because there is much anguish to go through before the lovers are free simply to love. But melancholy has to give place to joy at the end. That is what a love story is all about.

La maggior parte dei tuoi lavori è piuttosto commovente, con una sottile malinconia sempre presente sotto la superficie. Si tratta di una scelta conscia?

Come ho già spiegato, mi piace scavare a fondo nei miei personaggi: cerco di toccare il loro dolore, così che possa essere portato in superficie, affrontato e quindi guarito. E tutto questo accade come risultato dell’incontro tra l’eroe e l’eroina,e la graduale costruzione di una relazione d’amore tra loro. Vi è decisamente della melanconia in quel tipo di situazione, perché bisogna passare attraverso molta angoscia prima che i due amanti siano liberi di amarsi. Ma, alla fine, la malinconia deve cedere il posto alla goia. Questo è ciò di cui parla una storia d’amore.


In North America your new series, The Huxtable, has debut with great success, would you introduce it to the Italian reader who are avidly waiting for it and talk a little about your future projects?

My new five-part series is the story of the Huxtable family, three sisters and a brother and their male second cousin. At the start, in FIRST COMES MARRIAGE, the siblings are living in a smallish cottage in a rural village, on the verge of poverty. And then their lives are transformed by the arrival of the news that Stephen, at the age of 17, has inherited the title Earl of Merton and the property and fortune that go with it. They all have to adjust to the new life that is now theirs. The first book is Vanessa's—she is the middle sister and a widow at the start. The second book, THEN COMES SEDUCTION, is Katherine's—the youngest sister. The third book, AT LAST COMES LOVE, is Margaret's—the eldest sister. Stephen, now aged 25, has his story told in SEDUCING AN ANGEL. The second cousin, Constantine Huxtable, is the eldest son of a former Earl of Merton, but he could not inherit himself because he was born two days before his parents married and is therefore illegitimate. He appears in the first four books, but it is never clear if he loves or hates his newfound relatives. He also stands accused of stealing jewels worth a fortune from what should have been Stephen's inheritance—a charge he refuses either to admit or deny. Con's story, tentatively called TAMING THE DEVIL, will be last. North American readers are already clamoring for it.

In Nordamerica la tua nuova serie, The Huxtable [di prossima pubblicazione nella nostra collana “Emozioni”], ha debuttato con grandissimo successo: puoi farne una presentazione ai lettori italiani che la stanno avidamente aspettando, e ci parleresti un poco anche dei tuoi futuri progetti?

La mia nuova serie, in cinque parti, è la storia della famiglia Huxtable: tre sorelle, un fratello e il loro cugino di secondo grado. All’inizio, in First Comes Marriage, i fratelli vivono tutti in un piccolo cottage di un villaggio rurale, alle soglie della povertà. Poi le loro vite vengono sconvolte dall’arrivo della notizia che Stephen, diciasettenne, ha ereditato il titolo di conte di Merton con le proprietà e le fortune che ne conseguono. Tutti dovranno adeguarsi a una nuova vita che non è la loro. Il primo libro è incentrato su Vanessa, la sorella di mezzo, che è vedova. Il secondo, Then Comes Seduction, parla di Katherine, la sorella più giovane. Il terzo, At Last Comes Love, è su Margaret, la sorella maggiore. Stephen, che ora ha venticinque anni, è il protagonista di Seducing an Angel. Il cugino di secondo grado, Constantine Huxtable, è il figlio maggiore del defunto conte di Merton, ma non può ereditare perché, essendo nato due giorni prima del matrimonio dei propri genitori, è di fatto un illegittimo: nonostante appaia in ognuno dei primi quattro volumi, non è mai chiaro se ami oppure odi i suoi ritrovati parenti. Viene anche accusato di aver rubato gioielli, che valgono una fortuna, da quella che avrebbe dovuto essere l’eredità di Stephen, senza che questi lo neghi o lo confermi. La storia di Con, per il momento intitolata Taming the Devil, chiuderà quindi la serie, e i lettori nord-americani la stanno già chiedendo a gran voce.


Anything else you would like to add for your Italian fans?

I am always touched by how often I hear from Italian readers. And I am always surprised and very pleased to know that I am read in other countries and other languages. I am most grateful. I do hope you will all enjoy SIMPLY PERFECT—and that you will enjoy the Huxtable quintet when it gets to Italy.

C’è qualcos’altro che vorresti aggiungere per i tuoi ammiratori italiani?

Sono sempre colpita di quanto spesso io venga contattata dai lettori italiani. E sono sempre sorpresa e decisamente compiaciuta dal sapere di essere letta in altri paesi e in altre lingue. Vi sono profondamente grata. Spero che Simply Perfect sia stato di vostro gradimento, così come la serie Huxtable quando arriverà in Italia.

 

EXCERPT / ESTRATTO

da "Simply Perfect"

I Capitolo

La giornata di Claudia Martin era già stata piuttosto pesante.Per cominciare, poco prima di colazione mademoiselle Pierre, una delle insegnanti esterne, aveva inviato un messaggio per avvisare che era afflitta da una violenta emicrania e che quindi non si sarebbe presentata a scuola. Claudia, in quanto proprietaria e direttrice dell’istituto, era stata obbligata a tenere la maggior parte delle lezioni di francese e musica, oltre alle proprie. Il francese non era un problema, la musica sì. In più, non aveva fatto in tempo ad aggiornare i registri nelle ore libere come aveva progettato, e aveva tralasciato miriadi di piccoli, necessari compiti quotidiani.
Poi, proprio prima di pranzo, quando le lezioni della mattinata erano terminate e la disciplina si era un po’ allentata, Paula Hern aveva avuto da ridire sul modo in cui Molly Wiggins la guardava e l’aveva espresso davanti a tutte e in modo piuttosto colorito. Il padre di Paula era un uomo d’affari ricco quanto Creso, come testimoniavano anche le arie che si dava la figlia, mentre Molly, la più giovane e la più timida delle ragazze accolte a scuola per beneficenza, non sapeva neppure chi fosse suo padre. Così Agnes Ryde si era sentita in dovere di intervenire in sua difesa, assordando tutti con il suo pesante, e non più controllato, accento cockney. Claudia era dovuta intervenire, costringendo a scusarsi, più o meno sinceramente, tutte le ragazze coinvolte, infliggendo una punizione adatta a ognuna, con l’esclusione di Molly, che sembrava del tutto innocente.
Poi, un’ora più tardi, proprio quando la signorina Walton era pronta per uscire insieme alle allieve delle prime per una lezione sul campo di storia dell’arte nell’abbazia di Bath, le cateratte del cielo si erano spalancate costringendo le insegnanti, tra grandi strepiti e confusione, a trovare un’altra occupazione per le ragazzine deluse. Questo non spettava a Claudia, ma anche lei era stata disturbata dalle allieve che esprimevano, assai rumorosamente, la loro delusione. Così era uscita dall’aula dove stava tentando di insegnare i verbi irregolari francesi e aveva informato le ragazze che se avevano delle lamentale sull’intempestivo arrivo della pioggia, dovevano presentarle a Dio, in privato, durante la preghiera serale. Nel frattempo, avrebbero atteso in silenzio che la signorina Walton le riportasse in classe.
Poi, terminate anche le lezioni pomeridiane, quando le allieve erano salite al piano superiore per prepararsi per il tè, una delle maniglie dei dormitori si era bloccata richiedendo l’intervento del signor Keeble, l’anziano portiere della scuola, tra altri strepiti, confusione e risatine delle ragazze rimaste intrappolate. La signorina Thompson aveva affrontato la crisi tenendo loro un sermone sulla pazienza e il decoro. Purtroppo le circostanze l’avevano costretta a usare un tono di voce udibile in tutta la scuola, compreso l’ufficio di Claudia.
No, non era stata una delle giornate migliori, come aveva appena commentato davanti al tè con altre due insegnanti nel suo salottino privato, poco dopo che le prigioniere erano state liberate.
E ora c’era un’altra seccatura!
A coronamento di una giornata già da dimenticare, c’era un marchese che l’attendeva nel salotto a pianterreno.
Un “marchese”, tra tutte le persone possibili!
Così almeno c’era scritto sul biglietto da visita bordato in argento che teneva tra due dita: “Marchese di Attingsborough”. Il portiere gliel’aveva appena consegnato, con la solita espressione acida e ostile che inalberava ogni volta che un uomo invadeva il suo regno.
«Un marchese» disse lei ad alta voce, alzando lo sguardo perplessa. «Cosa può volere? L’ha detto, signor Keeble?»
«Sua grazia non l’ha detto e io non l’ho chiesto, signorina» ribatté l’uomo. «Ma se volete sapere il mio parere, non porta nulla di buono. Mi ha sorriso.»
«Ah! Un peccato mortale, davvero» commentò secca Claudia mentre Eleanor, una delle insegnanti, rideva.
«Forse, Claudia» intervenne Lila «ha una figlia che vuole iscrivere qui.»
«Un marchese?» e inarcò un sopracciglio, cosa che zittì immediatamente l’amica.
Sospirò, bevve un ultimo sorso di tè e si alzò in piedi con riluttanza.
«Credo sia meglio che vada a vedere che cosa vuole» annunciò Claudia. «Sarà più utile che starsene qui a cercare di indovinare. Strano che sia comparso proprio oggi! Un marchese.»
Eleanor rise di nuovo. «Pover’uomo, non lo invidio.»
Claudia si era sempre tenuta alla larga dall’aristocrazia, gente pigra, arrogante, fredda e antipatica, benché il matrimonio di due delle sue insegnanti e amiche con dei gentiluomini titolati l’avesse costretta ad ammettere che alcuni nobili potessero essere individui gradevoli e persino per bene. Tuttavia non la divertiva affatto che un esponente di quella specie, un estraneo, un intruso, si trovasse adesso nel suo salotto, la sera di una giornataccia.
Non credette neppure per un istante che quel marchese volesse iscrivere una figlia alla sua scuola.
Claudia precedette il portiere, troppo lento per i suoi gusti. Avrebbe dovuto fare un salto in camera da letto per accertarsi di essere in ordine, cosa improbabile dopo una dura giornata di lavoro. Di solito amava essere impeccabile quando incontrava degli ospiti, ma non era disposta a fare quello sforzo per un marchese, correndo il rischio di apparire servile ai propri stessi occhi.
Quando aprì la porta del salottino, fumava di un’indignazione piuttosto ingiustificata. Come aveva osato quel nobilastro disturbarla in casa sua, a quell’ora sconveniente qualunque fosse il motivo?
Guardò il biglietto da visita che teneva ancora in mano.
«Il marchese di Attingsborough?» domandò con un tono non dissimile da quello usato con Paula Hern, tono che affermava una totale impermeabilità al fascino di nobiltà e grandeur.
«Al vostro servizio, madame. La signorina Martin, immagino?» L’estraneo era in piedi al centro della stanza, vicino alla finestra. Le rivolse un elegante inchino.
L’indignazione di Claudia aumentò. Un solo sguardo non era sufficiente per giudicare ma, in tutta sincerità, se l’uomo aveva qualche imperfezione nei lineamenti, nel fisico, nell’abbigliamento o nell’aspetto, non era per nulla visibile. Era alto, le spalle larghe, il petto ampio, la vita e i fianchi sottili. Aveva le gambe lunghe e ben disegnate, i capelli scuri, folti e lucidi, il viso bello, gli occhi e la bocca sorridenti. Era vestito con eleganza, ma senza ostentazione. I suoi stivali militari, da soli, dovevano valere una fortuna. Erano così lucidi che Claudia era certa che, se si fosse avvicinata, avrebbero riflesso il suo viso e, probabilmente, i suoi capelli piatti e spettinati.
Intrecciò le mani per resistere alla tentazione di ravviarli.
«Cosa posso fare per voi, signore?» chiese, evitando di proposito di rivolgersi a lui con “milord”. Un’affettazione ridicola, a suo parere.
L’uomo le sorrise migliorando ancora, se possibile, la propria bellezza. Aveva anche denti perfetti. Claudia si fece forza per resistere al suo notevole fascino.
«Vengo come messaggero, madame» rispose lui. «Da parte di lady Whitleaf» ed estrasse una busta sigillata dalla tasca interna della giacca.
«Da Susanna?» Claudia avanzò di un passo.
Susanna Osbourne aveva insegnato nella sua scuola fino all’anno prima, quando aveva sposato il visconte Whitleaf. Claudia era sempre stata felice per la fortuna di Susanna, che non solo aveva fatto un buon matrimonio, ma aveva anche trovato l’amore. Eppure rimpiangeva ancora la perdita di una cara amica, di una collega e di una brava insegnante. Nel giro di quattro anni aveva perso tre amiche così, tutte perché si erano sposate. A volte era difficile non sentirsi depressa, e per motivi egoistici.
«Quando milady ha saputo che venivo a Bath per un paio di giorni per accompagnare mia madre e mio padre alle terme, mi ha chiesto di passare qui e di presentarvi i miei omaggi. E darvi questa lettera, forse per convincervi che non sono un impostore.»
Un sorriso gli illuminò di nuovo gli occhi mentre attraversava la stanza per consegnarle il plico. Naturalmente, non aveva occhi color fango, o di un’altra tinta insignificante: erano di un azzurro chiaro, simile a un cielo estivo, come Claudia poté ben vedere.
Susanna aveva chiesto a quell’uomo di passare a farle visita. Perché?
«Whitleaf è cugino di un mio cugino» spiegò il marchese. «Quasi un mio cugino, insomma. È una cosa complicata, come lo sono spesso le relazioni familiari. Lauren Butler, viscontessa Ravensberg, è mia cugina perché sua madre ha sposato il cognato di mia zia. Siamo molto legati fin dall’infanzia. E Whitleaf è cugino di primo grado di Lauren. Quindi, in un certo senso, lui e sua moglie possono vantare un forte legame familiare con me.»
Improvvisamente sospettosa, Claudia pensò che, se suo padre era ancora vivo, che titolo poteva avere? Comunque, quell’uomo era lì per incarico di Susanna, e questo richiedeva qualcosa di più di una cortese, ma fredda accoglienza.
«Grazie per essere venuto di persona a consegnare la lettera» cominciò. «Ve ne sono molto grata. Posso offrirvi una tazza di tè?» concluse desiderando che l’uomo rispondesse di no.
«Non voglio disturbarvi, madame» rispose lui, sorridendo di nuovo. «Mi è stato detto che tra due giorni partirete per Londra. È esatto?»
Doveva averlo informato Susanna. Il signor Hatchard, l’avvocato della scuola in città, aveva trovato un posto per due delle ragazze più grandi. Era stato però particolarmente evasivo sull’identità dei datori di lavoro, nonostante le sue richieste dirette. La maggior parte delle sue allieve aveva una famiglia che si occupava dei loro interessi. Claudia si era autonominata famiglia di quelle orfane che accettava a scuola per beneficenza: non le lasciava mai andare via senza un impiego adatto.
Accettando il suggerimento di un’altra insegnante, Claudia aveva così deciso di accompagnare a Londra Flora Bains e Edna Wood, per scoprire quali famiglie le avessero assunte come istitutrici e, nel caso, ritirare il suo consenso. Restavano ancora alcune settimane di scuola quell’anno, ma Eleanor le aveva assicurato di essere perfettamente in grado e più che disposta a occuparsi lei di ogni cosa durante la sua, peraltro breve, assenza. Claudia aveva così accettato di partire, anche perché c’era un’altra questione di cui desiderava parlare con il signor Hatchard.
«Esatto» rispose al marchese.
«Whitleaf voleva inviarvi una delle sue carrozze, ma io l’ho informato che era del tutto inutile.»
«Certo» intervenne Claudia. «Ho già noleggiato un mezzo.»
«Allora, se me lo permettete, provvederò a disdire. Tornerò in città lo stesso giorno ed è un piacere per me offrirvi la comodità della mia carrozza e la mia protezione durante il viaggio.»
“Oh, buon Dio. Il cielo non voglia!”
«Non è affatto necessario, signore» ribatté con fermezza. «Ho già preso tutti gli accordi necessari.»
«Le carrozze a noleggio sono note per la loro scomodità. Vi prego di ripensarci.»
«Forse non avete compreso, signore, che viaggerò con due delle mie allieve» insistette Claudia.
«Lo so» affermò il marchese. «Whitleaf mi ha informato. Chiacchierano tutto il tempo? O, peggio, ridacchiano? Le giovani signore hanno un’orribile tendenza a fare entrambe le cose.»
«Io insegno alle mie allieve a comportarsi in modo appropriato in pubblico, lord Attingsborough» ribatté lei, gelida. Troppo tardi scorse una scintilla divertita negli occhi dell’uomo.
«Non lo dubito, madame. Sento di potermi fidare della vostra parola. Permettetemi, allora, di scortare voi tre signore fino alla porta di lady Whitleaf. Milady sarà molto impressionata dalla mia galanteria e diffonderà la voce tra amici e familiari.»
Adesso lui stava dicendo delle sciocchezze, ma lei come poteva rifiutare senza essere offensiva? Claudia si lambiccò il cervello in cerca di una scusa plausibile ed efficace. Non le venne in mente nulla che non fosse scortese, o addirittura maleducato. Tuttavia, avrebbe preferito viaggiare per mille miglia in una carrozza senza molle piuttosto che raggiungere Londra in compagnia di quel bellimbusto!
“Perché?”
Era forse intimorita dal suo titolo e dalla sua bellezza? Ribollì di sdegno alla sola ipotesi.
Dalla sua… virilità, allora? Ne era sgradevolmente consapevole. Si sentiva soffocata dalla sua presenza.
Che cosa ridicola! Era solo un gentiluomo che offriva una cortesia a una zitella non più giovane, amica di una quasi cugina di una sua cugina. Buon Dio, era davvero un legame tenue. Tuttavia, lei aveva in mano la lettera di Susanna che, chiaramente, si fidava di lui.
“Una zitella non più giovane?” Non doveva esserci molta differenza d’età tra loro due. Anche se, naturalmente, lui era un uomo sui trentacinque, all’apice della forma, mentre lei… be’, lei era lei.
Si accorse che il marchese la stava guardando con un sopracciglio inarcato e un sorriso negli occhi.
«Oh, molto bene, allora» accettò in tono brusco. «Anche se forse vi pentirete della vostra offerta.»
Il sorriso sul volto dell’uomo si fece più ampio. Claudia, indignata, pensò che non sembrava esserci limite alla perfezione di quell’uomo. Trasudava fascino da ogni poro. Quindi, non c’era da fidarsi di lui. Avrebbe sorvegliato strettamente le ragazze durante il viaggio per Londra.
«Spero di no, madame» rispose lui. «Volete che partiamo presto?»
«È quello che avevo stabilito» ribatté lei. Poi aggiunse, un po’ forzatamente: «Grazie, lord Attingsborough. Siete molto gentile».
«È un piacere, signorina Martin.» Le rivolse un profondo inchino. «Posso chiedervi una piccola cortesia, in cambio? Potrei visitare la scuola? Devo confessarvi che l’idea di un’istituzione che fornisce un’istruzione alle giovinette mi affascina. Lady Whitleaf mi ha parlato con entusiasmo del vostro istituto. Mi è parso di capire che abbia anche insegnato qui, vero?»
Claudia inspirò, fremente. Che motivo poteva avere un uomo per chiedere di visitare un collegio femminile, a parte la vana curiosità, o peggio? Istintivamente, avrebbe preferito rifiutare con fermezza. Tuttavia, aveva appena accettato un favore da lui, un grosso favore, doveva ammetterlo. Non dubitava che la sua carrozza fosse molto più comoda di quella presa in affitto, o che sarebbero state trattate con particolare gentilezza a ogni stazione di cambio. Inoltre, era amico di Susanna.
Insomma, era meglio togliersi il fastidio!
Non avrebbe mai pensato che la giornata potesse peggiorare ancora. Si era sbagliata.
«Certo. Vi accompagnerò io stessa» rispose lei in tono brusco, voltandosi verso la porta. Stava per aprirla, ma lui le girò intorno, avvolgendola per un attimo in un’accattivante e senza dubbio costosissima colonia maschile, aprì l’uscio e, con un sorriso, le fece cenno di precederlo.
Se non altro, pensò Claudia, le lezioni erano finite e le ragazze erano al sicuro in refettorio, a prendere il tè.
Ovviamente si sbagliava, come ricordò non appena aprì la porta dell’aula di disegno. Il saggio di fine anno non era lontano e, ogni giorno da un paio di settimane, fervevano prove e preparativi.
Alcune studentesse stavano lavorando sotto la direzione dell’insegnante d’arte, il signor Upton, sui fondali del palcoscenico. Si girarono tutte per vedere chi fosse entrato e sbarrarono gli occhi davanti al maestoso visitatore. Claudia fu costretta a presentare i due uomini, che si strinsero la mano. Poi il marchese si avvicinò ai fondali e pose alcune domandi intelligenti. Lasciò la stanza insieme a Claudia seguito dallo sguardo ammirato del maestro e da quello adorante delle ragazze.
Poi, nella sala da musica, incapparono nel coro che provava un madrigale sotto la supervisione della signorina Wilding. Stonarono paurosamente non appena Claudia aprì la porta, poi ridacchiarono vergognose quando l’insegnante arrossì desolata.
Claudia inarcò un sopracciglio, presentò le maestre al marchese e spiegò che la titolare quel giorno era indisposta, arrabbiandosi con se stessa, mentre ancora pronunciava quelle parole, per avere ritenuto necessaria una spiegazione.
«Un madrigale» commentò lui, sorridendo alle ragazze. «Può essere molto frustrante o molto soddisfacente, vero? Se si manca una nota, ci si ritrova persi senza possibilità di salvezza. Devo confessare che non sono mai riuscito a impadronirmi di quest’arte, a scuola. Durante una delle prime lezioni qualcuno mi suggerì di provare con la squadra di cricket… della quale facevo già parte, a dire la verità.»
Le ragazze risero, già più rilassate.
«Scommetto che c’è qualcosa nel vostro repertorio che sapete cantare alla perfezione. Potrei avere l’onore di ascoltarlo?» Rivolse un grande sorriso alla signorina Wilding.
«Il Cuckoo, signorina» suggerì Sylvia Hetheridge, accompagnata da un mormorio di approvazione del gruppo.
Lo cantarono a cinque voci senza una sola incertezza o stecca, mentre un piacevole coro di cu-cu echeggiava per la stanza a ogni ritornello.
Quando finirono, si voltarono all’unisono verso il marchese, come se fosse un’altezza reale in visita. Lord Attingsborough applaudì e sorrise.
«Brave!» esclamò. «La vostra abilità mi intimorisce, per non parlare della delicatezza delle vostre voci. Sono sempre più convinto di essere stato saggio a dedicarmi al cricket!»
Le ragazze risero seguendolo con sguardi adoranti quando lui uscì con Claudia.
Il signor Huckerby era nella sala da ballo, intento a insegnare una coreografia particolarmente complicata a un gruppo di ragazzine. Il marchese strinse la mano al maestro e sorrise alle allieve. Ne ammirò la prova e le incantò con il suo fascino. Uscì seguito dalle immancabili occhiate adoranti.
Quando Claudia gli mostrò la biblioteca e alcune delle aule vuote, lui le fece delle domande intelligenti e profonde. Non mostrò alcuna fretta mentre curiosava in ogni stanza o leggeva i titoli sulle coste dei libri.
«Ho visto che c’era un pianoforte nella sala da musica» disse, mentre erano diretti nell’aula di cucito «e anche altri strumenti. In particolare, ho notato un violino e un flauto. Offrite anche lezioni individuali di musica nella vostra scuola, signorina Martin?»
«Certo» rispose lei. «Offriamo tutto ciò che è necessario per fare delle nostre allieve delle perfette signorine, oltre che persone dotate di una solida preparazione scolastica.»
Fece scorrere lo sguardo per l’aula di cucito dalla soglia, senza entrarvi.
«Insegnate altro qui oltre a cucito e ricamo? Maglia, forse? Rammendo? Uncinetto?»
«Tutti e tre» rispose lei mentre il marchese chiudeva la porta, lasciandosi condurre verso il salone. Era stato una sala da ballo quando l’edificio era ancora una casa privata.
«Una stanza elegante» commentò lui, fermo nel mezzo del pavimento di legno lucido. Girò su se stesso e poi alzò lo sguardo sull’alto soffitto affrescato. «Per la verità, mi piace molto la vostra scuola, signorina Martin. Vi sono finestre e luce ovunque, un’atmosfera piacevole. Vi ringrazio per questa visita.»
Le rivolse uno dei suoi sorrisi più affascinanti e Claudia, che teneva ancora in mano sia la lettera di Susanna sia il suo biglietto da visita, si afferrò il polso con la mano libera e gli rivolse un’occhiata deliberatamente severa.
«La vostra approvazione mi lusinga» gli disse.
All’uomo si paralizzò il sorriso sul volto per un attimo, poi ridacchiò.
«Vi chiedo perdono. Vi ho fatto perdere fin troppo tempo.»
Indicò il portone e Claudia lo accompagnò all’ingresso, sentendosi quasi maleducata e arrabbiata con se stessa: aveva pronunciato l’ultima frase con ironia e il marchese l’aveva capito benissimo.
Prima che potessero raggiungere l’anticamera, furono costretti a fermarsi per alcuni istanti mentre le allieve più giovani uscivano ordinatamente dal refettorio dirette in biblioteca per completare compiti o lezioni, leggere o scrivere qualche lettera, oppure ricamare.
Tutte si girarono per guardare il magnifico visitatore, e il marchese di Attingsborough rispose con un sorriso sincero, facendole ridacchiare e arrossire mentre correvano via.
Il che provava, pensò Claudia, che persino le ragazzine di soli undici e dodici anni erano sensibili al fascino maschile. Gran brutto segno per il destino della metà femminile dell’umanità.
Il signor Keeble, con un’espressione feroce, aveva già in mano il cappello e il bastone del marchese ed era in piedi davanti al portone d’ingresso, quasi a sfidare l’ospite a prolungare ancora la visita.
«Allora, ci rivedremo tra due mattine da oggi, signorina Martin?» chiese il marchese, prendendo bastone da passeggio e cappello e girandosi verso di lei mentre il portiere apriva il battente, pronto a richiuderglielo dietro le spalle alla prima opportunità.
«Ci troverete pronte» confermò lei, rivolgendogli un rapido cenno con il capo.
Finalmente era andato via. Claudia non si sentiva affatto ben disposta verso di lui. Che cos’era successo? Quanto avrebbe desiderato tornare indietro di mezz’ora e rifiutare la sua offerta!
Non era possibile, e questo chiudeva il discorso.
Entrò nel suo studio e si guardò nel piccolo specchio che teneva dietro la porta e che usava assai di rado.
Oh buon Dio! I suoi capelli erano davvero appiattiti e spenti. Diverse ciocche erano sfuggite dal severo chignon sulla nuca. Aveva una macchiolina d’inchiostro sul naso, nonostante avesse cercato di pulirsela con un fazzoletto. Il colletto era storto con una punta lievemente arricciata. Se lo sistemò con una mano sola, e troppo in ritardo.
Orrido uomo! Non c’era da meravigliarsi che avesse riso di lei per tutto il tempo!
Poi si ricordò della lettera di Susanna e ruppe il sigillo. Joseph Fawcitt, marchese di Attingsborough era il figlio ed erede del duca di Anburey, lesse nel primo paragrafo… e fece una smorfia di dolore. Avrebbe offerto un passaggio a Londra a lei e alle ragazze, e Claudia non doveva esitare ad accettarlo. Era un gentiluomo cortese e affascinante, perfettamente affidabile.
Claudia inarcò le sopracciglia e serrò le labbra.
Il motivo principale della lettera di Susanna le divenne chiaro dopo poche righe. Una coppia di cari amici, i conti di Edgecombe, erano tornati dal Continente. Susanna e Peter avevano intenzione di organizzare una serata a casa loro per festeggiarli. Claudia doveva fermarsi per partecipare, e doveva trattenersi ancora più a lungo per prendere parte a qualche altro evento della Stagione. Se Eleanor Thompson si era offerta di badare alla scuola per una settimana, di sicuro poteva farlo per un’altra, fino alla fine della scuola.
Quell’invito la tentava. Frances era stata la prima delle sue insegnanti e amiche a sposarsi, con il conte di Edgecombe. Con l’incoraggiamento del marito, un uomo illuminato, era diventata un’apprezzata cantante d’opera, ammirata e ricercata in tutta Europa. Lei e il conte viaggiavano ogni anno per diversi mesi da una capitale all’altra, passando di impegno in impegno. Era passato un anno dall’ultima volta che Claudia l’aveva vista. Sarebbe stato meraviglioso rivedere lei e Susanna insieme e passare un po’ di tempo con loro. Tuttavia…
Aveva lasciato la porta dello studio aperta. Eleanor vi infilò la testa dopo aver bussato lievemente.
«Starò io in biblioteca con le ragazze questa sera, Claudia. Hai avuto una giornata pesante. Quel nobile visitatore non ti ha mangiata viva, vero? Tutta la scuola parla di lui.»
«È stata Susanna a mandarlo» spiegò Claudia. Poi continuò con una smorfia: «Si è offerto di dare un passaggio a me, a Flora e a Edna nella sua carrozza quando tornerà a Londra, dopodomani».
«Oh, cielo!» esclamò Eleanor, entrando nella stanza. «E io non l’ho visto! Spero che fosse alto, bruno e bello.»
«Tutte e tre le cose» confermò Claudia. «Ed è anche il figlio di un duca.»
«Basta così!» Eleanor alzò le mani in segno di resa. «Dev’essere il peggiore dei marrani! Anche se spero di riuscire a convincerti, un giorno o l’altro, che mio cognato, il duca di Bewcastle, non lo è affatto.»
«Hmm» bofonchiò Claudia, poi cambiò discorso.
Una volta aveva lavorato per il duca di Bewcastle, quando era stata, per un breve periodo, l’istitutrice di sua sorella, lady Freyja Bedwyn. Non si erano lasciati in buoni termini, per usare un eufemismo, e da allora lei aveva provato una decisa antipatia per lui e tutti i nobili. Anche se, per dire la verità, la sua antipatia verso i duchi non era cominciata con Bewcastle…
Compativa con tutto il cuore la sorella minore di Eleanor, che aveva sposato quell’uomo. La sventurata duchessa era una donna amabile, che in passato era stata a sua volta insegnante.
«Frances è tornata in Inghilterra» spiegò a Eleanor. «Canterà a un concerto organizzato da Susanna e da suo marito. Susanna vuole che io mi fermi a Londra. È un peccato che la scuola non sia ancora finita. Ma allora lo sarebbe anche la Stagione. Naturalmente io non ho alcun desiderio di muovermi nei circoli dell’alta società. La sola idea mi fa venire i brividi. Tuttavia, sarebbe stato bello rivedere Susanna e Frances insieme e passare un po’ di tempo con loro… Pazienza, capiterà un’altra occasione, magari in campagna.»
Eleanor schioccò la lingua con impazienza.
«Ma tu devi restare a Londra per più di pochi giorni, Claudia!» esclamò. «Ti ha invitata lady Whitleaf e io non ho fatto altro che incoraggiarti. Sono perfettamente in grado di gestire la scuola per qualche settimana. Farò io il discorso alla festa di fine anno. Se vorrai fermarti più a lungo, non farti problemi. Lila e io trascorreremo qui l’estate per prenderci cura delle allieve indigenti. Christine mi ha proposto di nuovo di portarle a Lindsey Hall per un paio di settimane, quando lei accompagnerà Wulfric a visitare le sue altre proprietà. Così potrò passare un po’ di tempo con mia madre.»
Christine e Wulfric erano la duchessa e il duca di Bewcastle. Lindsay Hall era la residenza principale di sua grazia nell’Hampshire. Quell’invito aveva sconcertato Claudia. Si era domandata se la duchessa avesse consultato il consorte. Tuttavia, loro e le ragazze più povere si erano già fermate a Lindsey Hall un anno prima, in occasione del matrimonio di Susanna, e il duca si trovava là all’epoca!
«Devi assolutamente accettare» stava insistendo Eleanor. «Anzi, devi promettermi che ti fermerai almeno due settimane. Altrimenti, mi offendi. Vorrebbe dire che non ti fidi di me.»
«Certo che mi fido di te» ribatté Claudia, sentendosi ancora incerta, ma adesso come poteva non prolungare il suo soggiorno? «Sarebbe piacevole, devo ammetterlo…»
«Certo che lo sarebbe» l’interruppe con decisione Eleanor. «Lo sarà. Allora siamo d’accordo. Adesso devo correre in biblioteca. Per come vanno le cose quest’oggi, non mi meraviglierei di trovare alcuni banchi fatti a pezzi se ritardassi ancora!»
Quando Eleanor si fu allontanata, Claudia si sedette dietro la scrivania e ripiegò la lettera di Susanna. Che giornata strana! Sembrava lunga almeno quarantott’ore.
Di cosa avrebbero parlato durante il lungo viaggio per Londra? Come avrebbe impedito a Flora di chiacchierare e a Edna di ridacchiare? Desiderò con tutto il cuore che il marchese di Attingsborough avesse almeno sessant’anni e l’aspetto di un rospo. Forse allora non sarebbe riuscito a intimidirla così.
Il solo pensare a quella parola la fece fremere di rabbia.
Intimidirla?
Lei?
Un semplice uomo?
Un marchese erede di un ducato?
Indignata, decise che non gli avrebbe mai dato quella soddisfazione, quasi che sua grazia avesse apertamente espresso il desiderio di vederla umiliarsi ai propri piedi.




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domenica, 05 luglio 2009 ¦ Permalink
categoria : authors, jo goodman, treasure box

JO GOODMAN: ROMANCE AS UNIVERSAL LANGUAGE

JO GOODMAN: L'AMORE COME LINGUAGGIO UNIVERSALE


L'AUTRICE

All’età di diciott’anni Jo Goodman era convinta che il suo futuro fosse nel campo della biologia marina. Immaginate la sua sorpresa quando si rese conto che i progetti di ricerca non si conciliavano affatto con il suo soffrire di mal di mare. Ma non fu quella la sua prima disillusione. Già a tre anni aveva dovuto abbandonare l’idea di diventare Peter Pan, non riuscendo a spiccare il volo dal tetto del portico di casa. A dieci aveva rinunciato alla carriera di attrice, constatando che le mancava anche quel minimo di talento richiesto. Laureatasi poi in biologia, senza peraltro nutrire alcuna aspettativa al riguardo, Jo ha accettato la prima proposta che le è capitata, imbattendosi nel lavoro della sua vita. Così dal 1975 si occupa di bambini, adolescenti e problematiche della famiglia, grazie anche a un master in terapia famigliare successivamente conseguito. La sua decisione di cimentarsi nella narrativa è scaturita anche dal bisogno di proteggersi dal logoramento professionale. E il successo che ne è derivato è stato a dir poco incoraggiante, se i romanzi al suo attivo sono ormai una ventina. In poche parole, Jo si sente straordinariamente felice per essersi imbattuta nell’hobby della sua vita.

Jo Goodman will answer to all your questions so don't forget to sign your comment with your name or nick. 
Jo Goodman risponderà a tutte le vostre domande quindi non dimenticate di firmarvi, con un nome o uno pseudonimo, per farvi riconoscere!



INTERVIEW - INTERVISTA

1 - Dear Jo, we are delighted you have accepted to be interviewed in the occasion of the release of “If His Kiss is Wicked” in Italy! We hope that getting in touch with some of your Italian readers will be a pleasant experience for you. How does it feel being published in another country? What kind of contacts do you have with your readers, especially those living outside the U.S?

I’m flattered to be invited to do this interview. I haven’t had much contact with readers outside the USA except for English-speaking countries such as Australia, Canada, and of course, the UK. This is a wonderful opportunity for me to connect with other readers. In general, I hear from readers via email. Some people write letters, and that’s always nice. I don’t attend conferences or romance conventions, and I limit my internet presence to occasionally visiting romance sites that interest me. I am good about responding to email, so I encourage questions and feedback from readers using that method.


1 - Cara Jo, siamo entusiaste del fatto che tu abbia accettato di essere intervistata in occasione della pubblicazione in Italia di  BACIO PROIBITO (If His Kiss Is Wicked)! Ci auguriamo che venire in contatto con alcune delle tue lettrici italiane sia per te un’esperienza piacevole. Cosa si prova a essere pubblicate in un altro paese? Che genere di contatti hai con le tue lettrici, e in particolare con quelle che vivono al di fuori degli Stati Uniti?

Mi sento lusingata all’idea di essere stata invitata a fare quest’intervista. Non ho molti contatti con le lettrici che vivono al di fuori degli USA, a eccezione delle nazioni di lingua inglese, come l’Australia, il Canada, e naturalmente l’Inghilterra. Questa opportunità costituisce per me una magnifica occasione per entrare in contatto con le altre lettrici. In generale, comunico con il mio pubblico via email, ma qualcuno mi scrive anche per lettera, ed è sempre una cosa molto simpatica. Non partecipo a conferenze o a convention sul romance, e limito la mia presenza su internet a visitare di tanto in tanto i siti specializzati che mi interessano. Trovo molto efficace la comunicazione via email, perciò incoraggio le lettrici a farmi domande e a mandarmi i loro commenti utilizzando questo sistema.


2 - When did you decide to become a romance writer, and why romance of all genres? Was this choice determined by your own reading tastes, or other? Did anybody -- in your family or friends -- play an important role in your career’s choice?

I decided to try my hand at writing a romance after reading several of them. This was in the early days of publishing what we all now think of as the romance genre. Why romance? Well, I thought I could. I thought the stories were entertaining and interesting. I’ve always been a fan of fairy tales – Cinderella and Sleeping Beauty being 2 favorites – and the romance genre seemed to me to be grown up fairy tales. What was not to like? My mother was probably the most influential person in terms of encouraging me. She bought me a typewriter (remember those?) for the sole purpose of encouraging me to write that book I’d been talking about from the time I was 10. She was thinking I’d write a children’s book, which was the original plan. She’s still hoping, I think, that I will. I went down my own path, though.

2 - Quando hai deciso di diventare una scrittrice di romance, e perché tra tutti i generi di narrativa hai scelto proprio il romance? È stata una scelta determinata dai tuoi gusti di lettrice oppure da altri fattori? C’è stato qualcuno della tua famiglia, oppure tra i tuoi amici, che ha giocato un ruolo importante nella scelta della tua carriera?

Ho deciso di provare a scrivere un romance dopo averne letti parecchi. Questo successe quando le pubblicazioni del genere a cui noi oggi pensiamo come romance erano appena agli inizi. Perché proprio il romance? Be’, perché pensavo di esserne capace. Le storie, secondo me, erano avvincenti e interessanti. Ho sempre avuto una passione per le fiabe – le mie due preferite sono Cenerentola e La Bella Addormentata nel bosco – e i romance mi davano l’impressione di essere favole per adulti. Come avrebbero potuto non piacermi? Mia madre è stata probabilmente la persona che ha avuto più influenza su di me, nel senso che mi ha incoraggiata. Mi comprò una macchina per scrivere (ve le ricordate?) con l’unico scopo di incoraggiarmi a metter giù quel libro di cui continuavo a parlare fin da quando avevo dieci anni. Lei pensava che avrei scritto un libro per bambini, e questo era l’obiettivo originario, e ancora spera, credo, che un giorno o l’altro lo farò. Ma io ho seguito la mia strada.


3 - Which readings have been more important for you, in developing your own literary taste ? Have you had any model, especially at the beginning of your career? And about today, which are your favourite writers and books ( romance and not )?

I am a fan of Ayn Rand, the author of The Fountainhead and Atlas Shrugged – her best-known works. I return to her work for the ideas in them. They continue to intrigue me. She was an important writer to me, but I was more intimidated by the breadth of her ideas and writing style, so it wasn’t a model as much as it was an underlying motivation. Other writers that take my breath away are Herman Melville (although I’ve never read Moby Dick), Charles Frazier (for Cold Mountain), and Mark Twain (for Tom Sawyer and Huck Finn). I read a lot of thrillers. I enjoy Harlan Coben, Robert Crais, Brian Haig, Stephen Cannell, Lisa Gardner, and Nelson DeMille. In the romance genre, I read Susan Elizabeth Philips, Nora Roberts (also JD Robb), Liz Carlyle, and Joanna Bourne. That’s just a slice. I tend to read contemporaries, not historicals, because I find reading in the genre that I write inhibits more than helps.



3 - Quali sono state le letture più importanti per te, per sviluppare i tuoi gusti letterari? Hai avuto dei modelli, in particolare all’inizio della tua carriera? E oggi, quali sono i tuoi autori e i tuoi libri preferiti (anche fuori dal romance)?

Sono una fan di Ayn Rand, l’autrice di The Fountainhead (tradotto in italiano come La fonte meravigliosa) e Atlas Shrugged (tradotto in tre volumi: Il tema, L’uomo che apparteneva alla Terra e L’Atlantide), le sue opere più note. Le rileggo di tanto in tanto, per gli spunti che offrono. Continuano a intrigarmi. È stata una scrittrice importante per me, ma ero in qualche modo intimidita dall’ampio respiro delle sue idee e dal suo stile letterario, quindi non è stato un mio modello quanto piuttosto una fonte interiore di ispirazione. Altri scrittori che mi fanno restare senza fiato sono Herman Melville (benché non abbia mai letto Moby Dick), Charles Frazier (in Cold Mountain) e Mark Twain (in Tom Sawyer e Huck Finn). Leggo poi parecchi thriller. Mi piacciono Harlan Coben, Robert Crais, Brian Haig, Stephen Cannell, Lisa Gardner e Nelson DeMille. Per quanto riguarda il genere romance, leggo Susan Elizabeth Philips, Nora Roberts (anche come JD Robb), Liz Carlyle e Joanna Bourne. Questo è solo per darvi un’idea. Tendo a leggere contemporanei, non storici, perché trovo che leggere libri dello stesso genere di quelli che io stessa scrivo mi blocchi più di quanto mi aiuti.


4 - You started to write historical romances in 1984 and today, after twenty-five years of career, you are still writing in this genre. What does it offer to you in order to keep well alive your interest as an author?

I’ve always loved history. There’s a lot of time to cover with stories. I tend to limit myself to the 1700s and the 1800s, mostly because indoor plumbing is important to me (or at least the main characters have servants that have to deal with the chamber pots). I also like the time travel aspect that goes on in my head as I’m writing. It’s fun to imagine situations that would arise in different eras.


4 - Hai iniziato a scrivere romanzi storici nel 1984 e oggi, dopo venticinque anni di carriera, stai ancora scrivendo libri che appartengono a questo genere letterario. Quali risorse vi trovi, per riuscire a tenere vivo il tuo interesse in quanto scrittrice?

Ho sempre amato la storia, e c’è una grande quantità di epoche storiche in cui è possibile ambientare romanzi. Io preferisco limitarmi al 1700 e al 1800, soprattutto perché tengo molto al fatto che ci siano impianti idraulici all’interno delle case (o, perlomeno, che i personaggi principali abbiano dei servitori che si devono occupare dei vasi da notte). Mi piace anche l’aspetto time-travel che mi frulla in testa mentre sto scrivendo. È divertente immaginare le situazioni che si potrebbero presentare in ere differenti dalla nostra.


5 - How do you live and "feel" your work as a romance writer? What would you reply to those people who criticize romance as a literary sub-genre?

Writing romances is just one aspect of what I do. I want to create a solid story, put it together as well as I can, and make the relationships come to life. I still write for myself and hope that readers will enjoy the story as much as I do. As for people who criticize romance, however they want to criticize it, they can have their opinion. I do wonder, though, what they’ve read in the genre.


5 - Come vivi e come percepisci il tuo lavoro di scrittrice di romance? Cosa risponderesti a quelle persone che criticano il romance dicendo che si tratta di un sottogenere letterario?

Scrivere romance è solo un aspetto di quello che faccio. Voglio creare una storia solida, metterla insieme meglio che posso, e fare in modo che le relazioni che descrivo siano credibili. È per me stessa che scrivo, soprattutto, e spero che alle lettrici la storia piacerà tanto quanto piace a me. Per quanto riguarda le persone che criticano il romance, lo critichino pure, ognuno ha il diritto ad avere la propria opinione. Mi domando, però, che cosa abbiano letto costoro di questo genere.


6 - Many of the plot ingredients used in your novels are the classical ones of historical romances - tutor / ward, marriage of convenience, one-night lover turning soul mate… - but in spite of that you always succeed avoiding to have clichés in your stories, so that they always result fresh and enthralling to readers. What’s your secret?

It’s kind of you to say that I avoid clichés, and certainly I’d like to believe the stories are fresh and enthralling, but I do wonder how well I succeed, especially when I’m finishing up a manuscript and filled with doubt about the story I’ve put together. I don’t think there is a secret, at least not one that I’m aware of. I start the story and the characters more or less help draw it out.


6 - Molti degli ingredienti delle trame usati nei tuoi romanzi sono quelli classici del romance storico – l’amore fra tutore e pupilla, il matrimonio di convenienza, l’avventura di una notte che si trasforma in passione per la vita… – ma a dispetto di ciò, tu riesci sempre a evitare i cliché nelle tue storie, che quindi risultano originali e avvincenti per le lettrici. Qual è il tuo segreto?

Sei gentile a dire che riesco a evitare i cliché, e certamente mi farebbe piacere credere che le mie storie siano sempre originali e avvincenti, ma io continuo a chiedermi fino a che punto ci riesco davvero, specialmente quando sto finendo un manoscritto e sono piena di dubbi sulla storia che ho messo insieme. Non penso che ci sia un segreto, almeno non uno di cui io sia consapevole. Io inizio la storia e i personaggi mi aiutano, chi più chi meno, a tirarla fuori.


7 - Considering that you are a counselor in your everyday life, does writing represent for you a sort of escape from reality? Or is it rather a source of inspiration? If you had to choose between your two careers which one would you keep?

I’ve probably talked about writing as an escape in previous interviews. It’s more correct to say that it’s a respite or a time out. I don’t want to escape the realities of my work because I love what I do. I’m certain that my work inspires me, but not on a conscious level. I think about relationships a great deal, about children and parents, how families work, how couples come together and sometimes part. It couldn’t help but influence me. If I had to choose (and someone would have to be holding a gun to my head), there’s no question that I’d remain a counselor. It’s my professional identity. Writing is not.


7 - Tenendo in considerazione il fatto che nella vita di tutti i giorni ti occupi di counseling, cioè di consulenza psicologica, scrivere rappresenta per te una specie di fuga dalla realtà? O piuttosto, il lavoro che svolgi è per te una fonte di ispirazione? Se tu dovessi scegliere tra le tue due carriere, quale terresti?

Probabilmente in alcune delle mie precedenti interviste ho parlato dello scrivere come di una fuga dalla realtà. È più corretto dire che si tratta di un momento di pausa, di relax. Non voglio sfuggire alla realtà del mio lavoro, perché amo quello che faccio. Di sicuro il mio lavoro mi ispira, ma non a livello conscio. Penso moltissimo alle relazioni, ai bambini e ai genitori, a come funzionano le famiglie, a come le coppie si formano e a come a volte si separano. Il mio lavoro non può fare a meno di influenzarmi. Se io dovessi scegliere (e qualcuno dovrebbe puntarmi una pistola alla tempia per obbligarmi a farlo), non c’è dubbio che rimarrei un consulente psicologico, un counselor. Rappresenta la mia identità professionale. Scrivere, invece, non lo è.


8 - Is there any contact point between your counseling work and your writing? Are your characters, and especially your heroines, who often have a very troubled past or family background, inspired to people and families you’ve really met in your life?

It’s critical that readers understand that no single person I’ve met, either professionally or personally, has ever had their individual story told in one of my books. I’ve had the privilege of listening to the stories of remarkable people from all walks of life. Everyone’s story is unique. Everyone’s story has something in common with someone else’s. Writing romances gives me the opportunity (and the power) to write the ending that I wish for others.


8 - È perciò possibile che alcuni dei tuoi personaggi – specialmente le tue eroine, visto che spesso hanno un passato oppure dei retroscena famigliari molto problematici – siano ispirati a persone e famiglie che hai realmente incontrato nella tua vita?

È cruciale che i lettori capiscano che in nessuno dei miei libri ho mai raccontato le vicende private di persone che ho avuto l’occasione di incontrare, tanto nella mia vita professionale quanto in quella privata. Ho avuto il privilegio di ascoltare le storie di persone notevoli nei più svariati versanti della vita. La storia di ognuno di noi è unica, ma allo stesso tempo ha qualcosa in comune con quella di qualcun altro. Scrivere romanzi mi dà l’opportunità (e il potere) di scrivere per gli altri il finale che io vorrei per loro.



9 - On the other hand, your male characters very often are wonderful, clever and kind-hearted men, always ready to assist heroines in their struggle to overcome their tragedies and fears, and to help their inner healing process ( like Lucas in “More than you wished”). They are not only heroes to die for, they are great human beings which readers admire and fall in love with. Do such treasures of men really exist in everyday life?

Men like that do exist. I know some. I’m kind of thinking that one of them might be President of the United States (no, I don’t know him).


9 - D’altra parte, i tuoi personaggi maschili sono molto spesso magnifici, intelligenti e dal cuore gentile. Sono sempre pronti ad assistere le eroine nella loro lotta per vincere tragedie e paure, e ad aiutare il loro processo di guarigione interiore, come Lucas in More Than You Wished [ Il potere di un sogno, “I Romanzi” n. 563 ]. Non solo sono eroi per cui si può perdere la testa, sono grandi esseri umani, che le lettrici ammirano e di cui si innamorano. Simili tesori di uomini esistono davvero nella vita di tutti i giorni?

Uomini così esistono davvero. Io ne conosco alcuni. Comincio a pensare che uno di loro potrebbe essere il Presidente degli Stati Uniti (no, lui non lo conosco).


10 - Your books sometimes deal with uneasy and dramatic matters, like children abuse in “The Price of Desire”, post-traumatic shock in “If His Kiss is Wicked”...Is your avoiding light-hearted stories intentional, or does this approach belong to you as a personal trait? Do you think romance novel should be something more that sheer escapism?

The reason I’ve never written that children’s book is that it always got very dark, very fast. I started something when I was 12 and the young girl in it was a runaway. I don’t know why my head gravitates down these alleys, but it does. I don’t suppose I could write a light-hearted story if I tried.


10 - I tuoi libri a volte trattano di argomenti difficili e drammatici, come l’abuso dei bambini in The Price of Desire, lo shock post-traumatico nel presente BACIO PROIBITO... Il fatto che tu eviti storie “leggere” è intenzionale o, piuttosto, questo approccio appartiene a te come persona? Pensi che il romance dovrebbe essere qualcosa di più del puro escapismo?

La ragione per cui non ho mai scritto quel famoso libro per bambini è che quella storia diventava sempre molto dark, e molto in fretta. Ho iniziato a scrivere qualcosa quando avevo dodici anni, e la protagonista era una ragazzina fuggita da casa. Non so perché la mia mente finisce sempre per prendere questa strada, ma è così. Non credo che riuscirei a scrivere una storia leggera nemmeno se ci provassi.


11 - Where do you find inspiration for your books, and what's your approach to a new novel? Are the characters the first to be created, the settings to be chosen, or the plot to be drafted? What has changed along the years in your creative process, in your approach to a story?

I start with naming characters. I always have to begin there. Until I’m fixed on names, nothing else comes. From there I typically think about a time period, and then I do a family diagram. Parents. Siblings. Occupations. Important family events. I think about what motivates family members to act in certain ways. At the same time, I’m thinking about the “what if” question. For instance, in If His Kiss is Wicked, the “what if” question was: What if the heroine goes to a gaming house and discovers she can’t leave again? Then I’m off and running. There’s no outline or plot drafting. I can’t work that rigidly. The one time I made an exception, I had a horrid time with the book. I’ve never used an outline since.


11 - Dove trovi ispirazione per i tuoi libri, e qual è il tuo approccio a un nuovo romanzo? Crei prima i personaggi o scegli prima l’ambientazione, oppure abbozzi la trama? Cos’è cambiato nel corso degli anni nel tuo processo creativo?

Inizio con il dare il nome ai personaggi. Devo sempre cominciare da lì. Finché sono bloccata sui nomi, non mi viene in mente nient’altro. Dopo, solitamente penso a un periodo storico, quindi faccio un diagramma famigliare: genitori, fratelli, occupazioni, eventi importanti. Penso a quello che spinge i membri di una famiglia a fare certe cose. Allo stesso tempo inizio a pensare alla domanda “cosa succederebbe se…”. Per esempio, in BACIO PROIBITO la domanda “cosa succederebbe se…” era: “Cosa succederebbe se l’eroina andasse in una bisca e scoprisse che non può più andarsene?”. A quel punto parto, e inizio a correre. Non c’è una traccia o un abbozzo della trama. Non riesco a lavorare in modo così rigido. Ho fatto un’eccezione un’unica volta, e scrivere quel libro è stato un’esperienza orribile. Da allora non ho più usato una traccia.


12 - What’s your opinion today of your earlier works, from a general standpoint? Have you ever been thinking of re-writing any of them, and if yes why?

I’m sure my earlier works could stand revising and reworking, but I’m not interested in doing that. They are what they are: the best I could do at the time.


12 - Qual è oggi la tua opinione sui tuoi primi lavori, da un punto di vista generale? Hai mai pensato di riscriverne qualcuno, e se sì, perché?

Sono sicura che ai miei primi lavori una revisione potrebbe essere utile, ma non sono interessata a farlo. Quei romanzi sono quello che sono: il meglio che sono riuscita a fare all’epoca.


13 - You have explored many different historical settings in your stories, from Regency England to American frontier and civil war. To what extent does the setting influence your plots?

The setting influences the plot in terms of the occupations, the relative freedom the heroine has to take charge of her life, and the relationship conflicts that might arise from a war time setting.


13 - Nelle tue storie hai esplorato molte ambientazioni storiche differenti, dall’Inghilterra regency fino alla frontiera e alle Guerra Civile americane. Fino a che punto l’ambientazione influenza le tue trame?

L’ambientazione influenza la trama in termini dell’occupazione dei personaggi, dei gradi di libertà che l’eroina ha nel farsi carico della propria vita, e dei conflitti di relazione che potrebbero nascere in tempi di guerra.


14 - Most historical romances today come out in series, and one-offs are more and more scarce. Why this popularity, in your opinion? Are series and sagas really something a romance writer cannot do without, or is it more a market requirement?

I don’t generally care for series that follow the same characters. The two exceptions that come immediately to mind are Diana Gabaldon’s Outlander books and JD Robb’s In Death series. As a reader and a writer, however, I enjoy revisiting characters in supporting roles in other books. Readers seem to like it as well. Also, speaking just as a writer, it’s easier to do several books in a similar time and location from a research perspective. With the exception of my Compass Club books, I never have set out to write a series. Because of my lack of planning, I don’t know that there’s another story waiting to get out until I’m well into writing the book. That’s certainly true of If His Kiss is Wicked. I didn’t know Restell Gardner would require his own book until I made his acquaintance in One Forbidden Evening.


14 - Per la maggior parte, i romanzi storici oggigiorno escono in serie, e i titoli singoli sono sempre più rari. Perché questa popolarità delle serie, a tuo avviso? Le serie e le saghe sono davvero qualcosa di cui una scrittrice di romance non può fare a meno, o si tratta piuttosto di una richiesta del mercato?

In generale non amo molto le serie che hanno per protagonisti sempre gli stessi personaggi. Le due eccezioni che mi vengono immediatamente in mente sono i libri della serie Outlander di Diana Gabaldon e quelli della serie In Death di JD Robb. Come lettrice e come scrittrice, tuttavia, mi diverto a rivisitare personaggi che in altri libri hanno avuto ruoli di supporto. Anche alle lettrici la cosa sembra piacere. Inoltre, parlando solo come scrittrice, dal punto di vista della ricerca storica è più semplice usare epoche e luoghi simili per un gruppo di libri. Con l’eccezione della mia serie Compass Club [ “Il club della Rosa dei Venti” ] non ho mai deciso di scrivere una serie per partito preso. A causa della mia mancanza di pianificazione, finché non sono arrivata a buon punto nella scrittura del libro non so mai se subito dopo c’è un’altra storia che mi aspetta al varco. Questo è sicuramente vero nel caso di BACIO PROIBITO Non sapevo che Restell Gardner avrebbe voluto un libro tutto per sé finché non ho fatto la sua conoscenza in One Forbidden Evening [ La maschera dei sensi, “I Romanzi Passione” n.7 ].


15 - Your stories sometimes contain few suspense and mystery elements. Is there any specific reason you’re specially fond of this narrative approach? What’s the added value it can bring to a romance novel, in your opinion?

The story has to be more than boy meets girl. The suspense or mystery is a way of creating tension and challenging the characters to work together. For me, romance is a much broader genre that must include adventure.


15 - A volte le tue storie contengono alcuni elementi suspense e mystery. C’è una specifica ragione per cui ti piace particolarmente quest’approccio narrativo? Secondo te, qual è il valore aggiunto che può portare a un romance?

La storia dev’essere qualcosa di più del semplice “lui incontra lei”. Suspense e mistero rappresentano un modo per creare tensione e sfidare i personaggi a cooperare. Per me, il romance è un genere molto più ampio, che deve includere l’avventura.


16 - Are you working to any new novel, right now? Can you tell us something about your upcoming projects? As for the genres, are you going to stick on “classical” historical romances, or will you explore other kinds of fiction as well? Some time ago you mentioned you had been working at a contemporary novel…

I’m returning to the American West. In September 2009, Never Love a Lawman will be released in English. I just finished the manuscript that connects to it – still untitled. It won’t be available until 2010. It takes place in the same town as the first one. (Once again, I had no idea that was going to happen until I created the town and it became interesting to me.) As for the contemporary, I wrote it in 2001. It’s practically a historical now. It’s at my publisher’s, waiting for my editor to work on it. I’m in no particular hurry. Now it needs even more work to make it current again. I suppose that’s another reason I like historicals.


16 - Stai lavorando a un romanzo nuovo in questo momento? Ci puoi dire qualcosa sui tuoi prossimi progetti? E per quanto riguarda i generi, resterai sul romanzo storico “classico” oppure esplorerai altri generi di narrativa? Un po’ di tempo fa hai accennato al fatto che stavi lavorando a un contemporaneo…

Ho intenzione di tornare al Far West. A settembre 2009 verrà pubblicato Never Love a Lawman, e ho appena completato un nuovo romanzo a cui è collegato, ma che ancora non ha titolo. Si svolge nella stessa città del primo (di nuovo non avevo idea di come sarebbero andate le cose finché non ho creato la città, e allora il mio interesse è decollato) e non uscirà fino al 2010. Circa il romanzo contemporaneo, l’ho scritto nel 2001. Ormai è di fatto diventato storico. È parcheggiato alla mia casa editrice, in attesa che il mio editor lo prenda in mano. Non ho una fretta particolare di vederlo pubblicato, però bisognerà lavorarci ancora più sopra per renderlo di nuovo attuale. Suppongo che questa sia un’altra ragione per cui mi piacciono gli storici.

17 - Anything else you would like to share with your Italian readers?

I can’t think of anything that you haven’t asked. I hope Italian readers find that romance is truly the universal language no matter what its language of origin might be. Ciao.


17 - C’è qualcos’altro che ti piacerebbe condividere con le tue lettrici italiane?

Mi sembra di aver detto tutto. Spero che anche le lettrici italiane ritengano che l’amore è davvero il linguaggio universale, indipendentemente dalla lingua d’origine. Ciao.



EXCERPT / ESTRATTO

da: "BACIO PROIBITO"

Prologo

Londra
Giugno 1822

— Vorresti essere così gentile da prendere il mio cappello? — Marisol guardò verso il letto dove si trovava la cugina. — Hai un aspetto davvero trascurato, Emmalyn. Non va per niente bene. L’agitazione non porta mai nulla di buono. Potresti almeno cercare di tenerti occupata.
Emma sapeva di non essere mai stata agitata in vita sua, ma non replicò all’osservazione di Marisol. Sarebbe stato inutile negare.
Guardò fuori della finestra. Le tende di damasco aperte incorniciavano il cielo che ingrigiva sempre di più sulle cime dei tetti. — Ti rendi conto che tra poco pioverà, vero?
— Cosa vuoi che mi importi? — Marisol avvicinò la poltroncina alla toletta e studiò gli orecchini di perle che aveva scelto. — Che dici, vanno bene? Non riesco a decidere tra quelli a lobo o i pendenti.
Emma non disse nulla. La cugina in realtà stava parlando da sola. — Prendo il cappellino nero?
— Cosa? — Distratta dal suo dilemma, Marisol corrugò la fronte. — Quello nuovo? Direi di no. Le guarnizioni in raso si rovinerebbero. Hai detto tu stessa che sta per piovere. E le piume? Si affloscerebbero rendendomi ridicola. Non va bene, Emmalyn. Neppure tu lo faresti.
— Quello di satin, allora.
— Sì. — Il volto di Marisol si distese. — Confesso di avere pensato a qualcosa di diverso, ma in effetti quello di satin è la scelta migliore. Davvero un ottimo suggerimento. — Si distolse dallo specchio e guardò Emma. — Sei sempre troppo buona con me, Emmalyn. Non te lo dico abbastanza spesso. Ma d’ora in poi lo farò almeno una volta al giorno. Me lo rammenterai, vero?
— Se proprio ci tieni — replicò l’altra, impassibile. Poi, prima di cedere a un violento attacco di risa, si precipitò nel guardaroba di Marisol.
Il cappellino di satin era passato di moda da parecchi anni, anche se ad accorgersene sarebbe stata solo la più fedele seguace dello stile parigino. Emma, da parte sua, non era il tipo che amava attirare né attenzioni né commenti.
Marisol, nel frattempo, aveva scelto un delicato paio di orecchini pendenti, di perle, e stava ammirando il loro effetto quando la cugina tornò con il cappellino. Le perle sfiorarono leggermente il suo collo sottile, mentre lei girava la testa prima da un lato e poi dall’altro. — È una sensazione deliziosa sentirli sulla pelle. — Rabbrividì. Poi lanciò a Emma un’occhiata per vedere la sua reazione. Quando questa la fissò compassata, Marisol aggiunse: — Mi ricorda un bacio, proprio sul collo. Conosci questa sensazione?
— Oserei dire di sì. — Emma le porse il copricapo, ma lo riprese quando Marisol si girò sulla poltroncina e puntò su di lei i vivaci occhi azzurri. Sentendo su di sé quello sguardo furbo e curioso, la giovane si mise in guardia.
— Sei dunque stata baciata? — chiese Marisol, atteggiando il labbro inferiore a un broncio. — Perché non me l’hai mai raccontato? Dimmi il suo nome. Lo pretendo. Avevamo deciso che non ci sarebbero stati segreti tra noi.
Emma non rammentava di avere concluso un simile accordo con la cugina. Sarebbe stato un errore madornale da parte sua e avrebbe solo potuto significare che aveva preso una botta in testa. — Si chiamava Fitzroy. Contenta, adesso?
— Fitzroy? Che razza di nome è?
— Uno come un altro, credo. Lui non aveva problemi a portarlo. — Emma le porse di nuovo il cappellino mentre Marisol iniziava a succhiarsi il labbro inferiore. — Vuoi che ti aiuti a sistemarlo?
La cugina prese il copricapo e se lo appoggiò in grembo. — Fitzroy. Era il nome o il cognome?
Emma finse indifferenza. — Non credo di averglielo mai chiesto — rispose, infine.
— Però gli hai permesso di baciarti!
— Sì. Certo. Era amabile e mi piaceva molto. — Emma notò un velo di confusione increspare i tratti perfetti della cugina. — Stai pensando male di me? Mi pare che tu la stia prendendo troppo sul serio.
— Non potrei mai pensare male di te, Emma. Tuttavia, è piuttosto insolito sentirti parlare con tanta tranquillità di un bacio. Sai bene che è pericoloso amoreggiare con un uomo al quale non sei stata adeguatamente presentata.
Emma osservò la cugina fare una pausa, battere con lentezza le palpebre e spalancarle. Poi vide le sue labbra formare una O perfetta. — Dunque, mia cara — le disse in tono gentile, adesso che cosa farai?
— Io stavo parlando di te — protestò Marisol. — Per me è diverso.
— Che assurdità. Perché?
— Semplice. Perché tu hai quattro anni in più di me. Certo, ventidue anni non è una grande età, e a diciotto non si è più bambini. La verità è che tu sei una persona infinitamente migliore di me.
Fu Emma questa volta a spalancare gli occhi. Le sue iridi, verdi con qualche pennellata di azzurro, furono ombreggiate per un istante dalle lunghe ciglia scure. Quando un delicato ricciolo scuro le cadde poco elegantemente su una tempia, la giovane soffiò verso l’alto, facendolo oscillare senza però spostarlo. Fu dunque con un gesto impaziente della mano che lo spinse via.
— Una persona migliore? Non starai parlando sul serio, vero? Siamo diverse, questo sì. Ma quello che hai detto non ha senso! Non devi confondere le cose.
— Sono stupida e vanesia — replicò Marisol con franchezza. — Papà lo dice sempre. E chi meglio di lui può affermarlo, considerato che sono proprio come la mamma? No, Emmalyn. Non sforzarti di indorare la pillola. Papà adorava la mamma e l’ama ancora. Venera anche me, ma proprio per come sono fatta.
— Non mi pare che questa sia l’osservazione di una ragazza sciocca.
— Sì, be’, si tratta di un attimo di lucidità.
Marisol guardò di sfuggita il proprio riflesso, poi catturò lo sguardo di Emma nello specchio. — Sai che sono una persona vacua. Come potrei non esserlo, considerato che l’unica qualità in mio possesso è la bellezza? Sei tu quella intelligente, Emmalyn. Papà dice che saresti potuta nascere uomo, per quanto lo sei.
— Sono certa che lo intendesse come un complimento — fece Emma, brusca.
— Oh, sicuro! Sei come un figlio maschio per lui; me l’ha detto personalmente. Credo che un figlio sia meglio di una figlia, perché le aspettative nei suoi confronti sono innumerevoli. Tu incarni il maschio.
— Non è così, Marisol. I sentimenti dello zio nei miei confronti non sono gli stessi che nutre per te.
— Certo. Io però non sto parlando di sentimenti; dico solo che lui ti vede come un figlio maschio. Ciò non sminuisce il suo amore per me, ma aumenta la sua dipendenza verso di te. È così da quando sei venuta a stare con noi. Quanto tempo è passato? Due anni?
— Quasi tre — replicò Emma, pacata.
Marisol si voltò di scatto. — Una fanciulla meno stupida avrebbe ricordato che il mese prossimo è l’anniversario della morte dei tuoi adorati genitori. Perdonami, Emmalyn. Ho parlato senza pensare.
— Non v’è nulla da perdonare.
— Sei davvero la persona migliore. — La cugina le strinse la mano con leggerezza. — Certamente la più generosa.
Emma attese fino a quando Marisol non le liberò le dita, poi le porse il cappellino. Vedendo che l’altra non lo prendeva, sospirò accettando l’inevitabile. — Si tratta dunque del signor Kincaid? Hai un messaggio per lui.
— Non ti ho appena detto che sei molto intelligente? Mi hai letto nel pensiero.
— Ne dubito. Non so né dove né quando, e certamente neppure cosa.
— Dovrai andare da madame Chabrier.
— La merciaia?
— Esatto. Lì incontrerai il signor Kincaid. — Marisol gettò un’occhiata all’orologio sulla mensola del camino. — Ci siamo accordati per l’una.
— Tra poco, allora.
— Sì, però tanto per cambiare io sono in ritardo. Ho già spiegato al signor Kincaid la differenza tra l’essere in ritardo per vizio e per convenienza; gli ho inoltre detto che propendo per la seconda opzione. Aspetterà.
— E se non lo facesse?
— Mi sentirò devastata.
— Ma perché? Non vuoi neppure andare di persona all’appuntamento!
— Questo però lui non lo sa. Davvero non comprendi, Emma cara? Mi sta aspettando. Conto su di te per giudicare la sua espressione quando ti vedrà arrivare al mio posto.
— Molto bene. E quando le sue impeccabili maniere avranno mascherato le speranze infrante, che cosa faccio?
— Gli darai questa. — Marisol infilò con delicatezza le dita nello scollo smerlato dell’abito da passeggio per trarne un foglio piegato e vagamente profumato. — C’è scritto perché non ci possiamo più vedere.
— Capisco. — Emma prese il biglietto con la sinistra e lo strinse tra le dita. — E se invece dovesse essere contento che al tuo posto ci sia io?
— Gli darai questo. — Marisol si alzò e, con delicatezza, poggiò il palmo della mano aperta contro la guancia di Emma. — Naturalmente lo farai con molto più sentimento. Rammenta che gli stai recapitando un insulto da parte mia e che dovrai comportarti di conseguenza.
— Non credo di riuscire a schiaffeggiare il signor Kincaid, per nessuna ragione, sentimento o meno. Forse sarà sufficiente riferirgli che non lo vuoi più vedere — replicò Emma, senza mostrare la propria esasperazione. — Immagino che, in tal caso, non meriti di ricevere il biglietto profumato vergato di tuo pugno. Non ne avrebbe la cura necessaria.
Marisol sollevò il capo e guardò la cugina con un’espressione di apprezzamento tutta nuova. — Proprio quello che pensavo. Non merita alcun ricordo della nostra fugace relazione se si dimostrerà indifferente alla mia assenza. Uno schiaffo sarà più che adeguato. Dopo tutto, si è preso gioco di me.
Vi era una strana logica nel ragionamento di Marisol. Emma, con sommo terrore, stava iniziando a comprenderla. — Sono sicura che sarò piena di “sentimento”, quando gli riferirò che non intendi più vederlo. — Si astenne dal dire che si sarebbe trattato di sollievo. Gli appuntamenti della cugina con Jonathan Kincaid non erano un segreto per lei. Chissà se lo sarebbero rimasti per il padre e il fidanzato della ragazza. Forse, finalmente, anche Marisol aveva cominciato a porsi la stessa domanda. — Quando avrò finito di parlare con lui, comprenderà che non è un gentiluomo e di non aver, dunque, guadagnato da parte nostra che inimicizia e sdegno. Va bene?
— Benissimo. Userai i toni più taglienti, vero? Inoltre, non credo che sarebbe male se tu lo guardassi così. — Marisol strinse leggermente gli occhi azzurri per dar loro un’espressione gelida.
— Suppongo di poterlo fare.
— Certo che puoi. L’ho imparato da te!
— Oh! — Emma provò un senso di smarrimento. — Non ne avevo idea.
Lo sguardo di Marisol si addolcì quando sorrise, radiosa. — Non passi mai del tempo davanti allo specchio. Quel tipo di espressione ti viene naturale. A me intimorisce, è tipica di te.
“Non tanto” pensò Emma “da evitare di parlare liberamente.” Tutto ciò che le passava per la testa, Marisol lo aveva poi sulla punta della lingua. Emma si astenne dal commentare. — Vado a prendere il mantello — le disse.
— Usa il mio. Il tempo sta per cambiare e ne avrai bisogno. Non mi perdonerei, se ti raffreddassi. Prendi quello verde. È il mio preferito, ma addosso a te sarà ancora più attraente.
— No. Metterò il mio.
Per tutta risposta, Marisol allungò un braccio e lo puntò in direzione del guardaroba. — Lo troverai nell’armadio. Berry lo ha spazzolato oggi.
Emma andò a prenderlo, lo indossò e lo chiuse sotto il seno. Tornata dalla cugina, la trovò presso la toletta. Marisol batté le mani, contenta di quello che era riuscita a ottenere. — Sapevo che ti sarebbe stato d’incanto. Coraggio, voltati e fammi vedere l’effetto completo.
Emma esitò. Poi, non potendo fare diversamente, roteò su se stessa.
— Emmalyn Hathaway, sei davvero deliziosa. Non mi meraviglierei se il signor Kincaid ti scambiasse per me e pensasse che sono andata all’appuntamento, almeno fino a quando non ti avvicinerai abbastanza a lui.
— Fa parte del tuo piano, Marisol? Lo stai incoraggiando a sbagliare identità nella speranza di suscitare in lui una reazione più forte?
— Credi che potrebbe essere così? Confesso di non averci pensato, ma, in effetti, potrebbe avere risvolti positivi. Avrai meno difficoltà a capire cosa pensa.
— Conosco troppo poco il signor Kincaid per riuscire a entrare nella sua testa. Però è una persona molto schietta.
Marisol si mostrò dubbiosa. — Se lo dici tu... In base alla mia esperienza, gli uomini hanno strani meccanismi mentali che mettono in confusione. Hai preso il mio biglietto?
Emma le mostrò di averlo fatto scivolare sotto la cintura. — Non lo perderò.
— Prometti di tornare immediatamente da me, dopo?
— La pioggia mi incoraggerà a farlo. — Si avvicinò alla porta, la aprì e si fermò sulla soglia. Quando guardò indietro, la cugina si stava già spostando in direzione della finestra. — Marisol?
— Sì?
— Non lo farò più. — Emma si voltò, ma non prima di accorgersi che la cugina aveva avuto la delicatezza di arrossire.

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martedì, 05 maggio 2009 ¦ Permalink
categoria : cover art, treasure box, robert mcginnis, cover artist

ROBERT MCGINNIS : LIVING TO PAINT

ROBERT MCGINNIS : VIVERE PER DIPINGERE

 

As you all know, I am passionate about cover art, so it was only natural for me, while preparing the interview to Johanna Lindsey, to stop and take the time to admire once again the wonderful covers of this author's first editions, rediscovering the talent of one of the greatest American illustrators: Robert McGinnis. From this I got the idea of introducing you an artist who loves his job and still now is living to paint.

I wish to thank Robert McGinnis for his kindness in answering to the questions of my short interview, and Kyle McGinnis for all the help and the beautiful pics of the covers.

 

Come tutte voi sapete ormai bene, sono una grande appassionata di cover art, ed è stato naturale per me, mentre realizzavo l'intervista a Johanna Lindsey, fermarmi ad ammirare una volta di più le bellissime copertine delle prime edizioni, e di riscoprire il talento di uno dei più grandi illustratori americani, Robert McGinnis. Da qui, l'idea di farvi conoscere un artista che ama il suo lavoro e che vive per dipingere ancora adesso.

Ringrazio Robert McGinnis per la sua disponibilità nel rispondere alle domande di questa mia breve intervista, e a Kyle McGinnis per l'aiuto e le bellissime cover che mi ha inviato.

 

Robert McGinnis was born in Cincinnati, Ohio, in 1929. He has been highly prolific in his artwork.
Starting from about the late 1950s, he illustrated approximately 1,300 paperback covers, ranging in subjects from romance, to historical fiction, to crime/detective novels (including many of the John D. MacDonald book covers), to gothic novels (scary-castle-type novels), to children’s novels, like “Where the Red Fern Grows”, to adventure novels, to classics, like “Wuthering Heights”.

Robert McGinnis also did many illustrations for important magazines such as National Geographic, Guideposts, Good Housekeeping, The Saturday Evening Post, Cavalier, and he illustrated about 50 movie posters, including Breakfast at Tiffanys, his first poster assignment, Barbarella and James Bond.

He also did many paintings that have been sold through galleries, mostly Western scenes and nudes.
In 1985 Robert McGinnis was awarded the title of "Romantic Artist of the Year" by Romantic Times magazine for his many romance novel paperback covers.
He is a member of the Society of Illustrators Hall of Fame.

Robert McGinnis è nato a Cincinnati, Ohio, nel 1929. Ed è stato un artista molto prolifico nella sua carriera.
A partire dai tardi anni 1950, ha illustrato approssimativamente 1300 copertine di libri paperback, spaziando nel genere dal romance, alla fiction storica, ai romanzi gialli (inclusi molte copertine dei romanzi di John D. MacDonald), ai romanzi gotici (il tipo di romanzi ambientati in vecchi e spaventosi castelli), ai libri per bambini, come "Where the Red Fern Grows", ai romanzi d'avventura, ai classici, come "Cime Tempestose".

Robert McGinnis ha realizzato molte illustrazioni per riviste prestigiose quali National Geographic, Guideposts, Good Housekeeping, The Saturday Evening Post, Cavalier,  e ha illustrato circa 50 poster di film, tra cui ricordiamo "Colazione da Tiffany", il primo poster che gli fu affidato, "Barbarella" e "James Bond".

Ha inoltre dipinto numerosi quadri che sono stati venduti attraverso gallerie d'arte, la maggior parte dei quali erano scene Western e Nudi.
Nel 1985 a Robert McGinnis è stato conferito il titolo di "Artista Romantico dell'Anno" dalla rivista Romantic Times, per le numerose copertine di romance realizzate.
E' membro della Società degli Illustratori Hall of Fame.

 

INTERVIEW  /  INTERVISTA


1- How did you become an artist? Did you attend art schools or academy?

At my mother's insistence, I attended Saturday morning children's art classes at the Cincinnati, Ohio Art Museum.

Come sei diventato un artista? Hai frequentato scuole o accademie?

Su insistenza di mia madre, inizia frequentando i corsi d'arte per bambini che si tenevano il Sabato pomeriggio al Museo di Arte dell'Ohio, a Cincinnati.


2- How did you start your career as an illustrator?

My high-school art teacher persuaded Walt Disney to take me on as an apprentice. I went to Disney and started working, but because of the war, Disney shut down its animation department and turned to producing training films for the troops -- so I left there.
I returned to Ohio State to study fine art and then I went to the Central Academy of Commercial Art in Cincinnati.
I worked in a commercial art studio in Cincinnati and then I went to New York City to become an illustrator.

Come hai iniziato la tua carriera di illustratore?

La mia insegnante delle scuole superiori convinse Walt Disney a prendermi come apprendista. Andai alla Disney e iniziai a lavorare, ma a causa della guerra, la Disney chiuse il reparto che si occupava di animazione per dedicarsi a produrre filmati di addestramento per le truppe -- così la lasciai.
Tornai nello stato dell'Ohio per studiare arte e in seguito andai all'Accademia Centrale delle Arti Commerciali, a Cincinnati.
Lavorai in uno studio artistico commerciale, a Cincinnai, e successivamente mi trasferii nella città di New York per diventare un illustratore.


3- Which are the art tecniques you prefer to use for your artwork?

Art material I have used: Windsor Newton designer colors, casein white, egg tempera, oil paint.

Quali sono le tecniche artistiche che preferisci nel tuo lavoro?

Materiali artistici che ho usato sono i colori per disegnatori della Windsor Newton, base bianca alla caseina, tempera  all'uovo, colori a olio.
 

4- How did you start working as a romance illustrator?

Avon Books art director Barbara Bertoli was aware of my book cover art, and she gave me my start in Romance Novels.

Come hai iniziato a lavorare come illustratore di romance?

L'art director della Avon Books, Barbara Bertoli, conosceva il mio lavoro come illustratore di copertine, e fu lei a introdurmi nel mondo dei romance.
 

5- Which are the steps you follow to create a romance cover ?

The character of a book cover is determined by a publisher's marketing department, writers, and art directors. A 'reader's report' summary is circulated among all the people involved, including the artist, on each book published. An artist submits rough pencil sketches of ideas to the art director. Then, when sketches are approved, models are photographed to act out the chosen scene, and then the artist completes the painting.

Quali sono le fasi che segui per creare una copertina di romance?

Il personaggio che apparirà sulla copertina viene deciso dal dipartimento di marketing dell'editore, insieme agli scrittori e agli art director. Per ogni libro in pubblicazione, viene fatta circolare una "scheda di lettura" tra tutte le persone coinvolte nel progetto, incluso l'artista. L'artista sottopone ad approvazione alcuni schizzi a matita che ripropongono le idee del dell'art director. Poi, quando i bozzetti sono approvati, i modelli vengono fotografati mentre impersonano la scena prescelta, dopo di che, l'artista realizza il dipinto.


6- Are you still working as romance illustrator?

I no longer do Romance Covers because they changed and began to feature bare-chested weight-lifters and I lost interest.

Stai ancora lavorando come illustratore di romance?

Non dipingo più copertine per Romance, perchè nel tempo sono cambiate e hanno iniziato a mostrare culturisti a petto nudo e io ho perso interesse.
 

7- You painted some very sensual cover for Johanna Lindsey's early books, is there any one among them you are particularly fond of?

"'The Fires of Winter' is among my favorites of the Johanna Lindsey novels."

Hai dipinto alcune copertine molto sensuali per i libri di Johanna Lindsey, ce n'è una tra di esse cui sei particolarmente affezionato?

"The Fires of Winter" è tra le mie copertine favorite tra quelle realizzate per i libri di Johanna Lindsey.

 

 


ROBERT MCGINNIS ART BOOKS

The Paperback Covers of Robert McGinnis
by Pond Press

A beautifully designed and produced book of the best of Robert McGinnis, one of America's foremost illustrators and a member of the American Illustration Hall of Fame. Since 1958, he has painted over 1,000 paperback covers in all genres, including mystery, romance, and western. In addition to a definitive list of his paperback work, the book provides over 200 full color illustrations, not just of the book covers, but of McGinnis' model photos, sketches, roughs and finished art. The book will provide indispensable to collectors of his works, as well as a visual treat for lovers of fine illustration.

About the Author
Art Scott is a retired chemist and writer who has been collecting McGinnis' paperback books for thirty years. He has contributed to the reference works Twentieth Century Crime and Mystery Writers and 1001 Midnights.

Un bellissimo libro dedicato ai migliori lavori di Robert McGinnis, uno dei migliori illustratori Americani e membro della Hall of Fame dell'Illustrazione Americana. Dal 1958, ha dipinto oltre 1000 copertine di ogni genere, incluso il mystery, romance e western. Oltra a una serie di lavori realizzati per i paperback, il libro raccoglie oltre 200 illustrazioni a colori, non solo di copertine ma anche di foto dei modelli di McGinnis, schizzi, bozzetti e dipinti. Questo libro è indispensabile non solo per i collezionisti dei suoi lavori, ma anche agli appassionati dell'illustrazione.

Sull'autore:
Art Scott è un chimico in pensione e scrittore che colleziona paperback illustrati da McGinnis da trent'anni. Ha contribuito alle guide Twentieth Century Crime, e Mystery Writers e 1001 Midnights.

 

Tapestry: The Paintings of Robert McGinnis

Though his work is instantly recognizable to most Americans, his name may not be. Yet Robert McGinnis's paintings have for decades graced many an airport bookrack, and his movie posters (for You Only Live Twice, Thunderball, Barbarella, Breakfast at Tiffany's, and The Odd Couple) are classics of the genre.

His illustrations have appeared in magazines as diverse as Playboy, Saturday Evening Post, and Guideposts. His works of fine art reside in major museums and collections around the world. In the introduction and notes, McGinnis provides insights into the creation of the 120 included works. "Nobody does [James] Bond better." - Times (London); "I wish I looked half as good as his painting of me!" - Raquel Welch.
 

Nonostante la maggior parte degli Americani riconoscano il suo lavoro al primo sguardo, il suo nome può non essere altrettanto conosciuto.
E tuttavia, i dipinti di Robert McGinnis hanno ornato per decenni gli espositori delle librerie in diversi aereoporti, e i suoi poster cinematografici (per Si vive solo due volte, Thunderball, Barbarella, Colazione da Tiffany e La strana coppia) sono considerati dei classici del genere.

Le sue illustrazioni sono apparse in riviste diverse come Playboy, Saturday Evening Post e Guideposts. I suoi lavori artistici si trovano nei maggiori musei e collezioni di tutto il mondo.
Nelle introduzioni e nelle note, McGinnis rivela i particolari che hanno portato alla creazione dei 120 lavori raccolti nel volume.
"Nessuno fa [James] Bond meglio." - Times (Londra)
"Vorrei essere bella la metà di come appaio nei suoi dipinti" - Raquel Welch.

 

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THERESA MELVILLE :  DAL ROMANCE AL NOIR

 

Abbiamo già avuto il piacere di avere tra noi una delle esponenti più brillanti e significative del romance italiano: Theresa Melville, una donna veramente speciale, capace di imbastire trame articolate e avvincenti miscelandole sapientemente con un sentimentalismo mai scontato, una donna che sa scrivere con il cuore e che ha dimostrato innumerevoli volte il suo talento narrativo.

In occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, abbiamo pensato di intervistarla e di chiederle qualche notizia in anteprima relativa al suo libro … ma lasciamolo dire a lei:

Theresa, incomincio dicendoti che è veramente un grande piacere averti nuovamente tra noi. Raccontaci un po’, come stai?

Sto molto bene, grazie Cris, e grazie per l’opportunità di essere nuovamente con voi. Come sai, ritengo fondamentale coltivare il rapporto con le lettrici. In proposito, ricordo che sono disponibile per coloro che volessero contattarmi all’indirizzo melville.t@gmail.com. Tornando al mio lavoro, sto vivendo un periodo di rinnovamento. Da oltre un anno mi dedico al genere noir, che mi affascina e mi impegna moltissimo. Questo non significa però che abbandonerò il romance.

Perché questa decisione di scrivere due racconti, e quali sono i tratti che li accomunano?

Più che racconti, li definirei romanzi brevi, ognuno di circa 120 cartelle. Usciranno in un solo libro nella collana I Romanzi: Amanti Perduti è il titolo. Il mistero accomuna i due testi, un dilemma intricato e doloroso che verrà svelato nel finale. Le protagoniste delle storie sono donne molto diverse: Jennifer è una nobildonna tormentata da un matrimonio infelice e da un uomo che ama nell’ombra; sul punto di compiere la scelta decisiva, verrà colpita da un evento che sconvolgerà il suo futuro. Frances è una giovane donna piena di coraggio, le cui origini si perdono in racconti nebulosi e menzogneri; per far luce sul passato metterà in gioco se stessa, affrontando pericolosi imprevisti.

Ci piacerebbe sapere un po’ sui personaggi, hai instaurato un diverso rapporto con loro dal momento che avevi meno “spazio” a disposizione?

A dirti la verità, non mi ha mai condizionato la lunghezza di un testo. Si tratta solo di gestire meglio i tempi narrativi. L’intensità di un personaggio non ne soffre, anzi, forse si verifica il contrario: i giochi di ruolo sono più agili, i dialoghi più incisivi.

Ho come l’impressione che si tratti di un cambiamento, ti senti forse ad una svolta?

Preferisco definirla evoluzione. Dopo sedici anni di lavoro, sento di aver acquisito la sicurezza necessaria a sperimentare sia nel linguaggio che nel genere letterario. Tengo a sottolineare che la mia immensa fortuna è stata quella di conoscere in Mondadori un direttore di collana come Sergio Altieri, scrittore di grande spessore e professionista serio come pochi, che ha creduto nel mio lavoro e mi ha dato fiducia.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Scrivere senza sosta, alternandomi tra il noir e il romance. Ho appena iniziato un romance ambientato in Francia sullo sfondo della Rivoluzione Francese. In programma ci sono un racconto vampiresco per un’antologia e il soggetto per il prossimo noir. Nel 2010 usciranno un romanzo nella collana Gialli Mondadori e un racconto noir per un’antologia al femminile, sempre edita da Mondadori. Per questi testi non userò lo pseudonimo. Manterrò Theresa Melville nel suo mondo di eroine senza tempo, che tanto mi ha dato e spero mi darà nel futuro.

Un racconto paranormale dunque, con un vampiro come protagonista … è la prima volta che affronti una stesura di questo tipo? Ci puoi dare qualche anticipazione?

Sul racconto vampiresco non azzardo anticipazioni, perché il soggetto è in via di definizione. Scrivere sul paranormale mi attira moltissimo; non l’ho mai fatto fino ad ora, ma ho letto molto a riguardo, in particolare tutti i romanzi della bravissima Anne Rice. Riguardo il racconto dell’antologia noir, che è ultimato, posso invece anticipare che tratta la terribile scelta affrontata da una donna dei nostri tempi, una donna provata da esperienze molto dure, che vede materializzarsi in una sola notte le paure di un’intera vita.

Come hai scoperto la vena per il genere noir?

In realtà ho sempre avuto una propensione al noir, che credo emerga in parecchi miei romance. Quello che mi mancava, era il coraggio di cimentarmi con un nuovo genere letterario, caratterizzato da una struttura e un linguaggio narrativo assai diversi da quelli che ero abituata a usare. Sono felicissima di essermi lanciata in questa nuova avventura.

Potresti prendere in considerazione un'ambientazione gotico/noir per un tuo futuro romance e dunque unire i due generi?

Perché no? Di certo però sarebbe più noir che gotico. Il noir mette in luce gli aspetti più nascosti e oscuri dell’animo umano in un contesto realistico. Quando penso a una trama, la vedo proiettata nella realtà; questo è un tratto tipico della mia produzione, a prescindere dal genere.

Continuerai a scrivere per la Mondadori dunque, ci sono altri tuoi romanzi in programma nella categoria romance?

Continuerò a scrivere per la Mondadori, che in questo momento offre un panorama di collane da edicola davvero importante e variegato. Il romance cui sto lavorando è appena agli inizi. Una volta ultimato, vorrei scrivere un secondo noir, ma non faccio previsioni fino all’uscita del primo, che dovrebbe avvenire nella prima parte del 2010. Non ti nascondo che aspetto con trepidazione quel momento: tutto considerato si tratta di un nuovo esordio, con tutte le implicazioni emotive del caso. Confesso che l’esperienza non ha intaccato l’emozione che mi coglie quando scrivo o quando vedo pubblicato un mio libro. I personaggi delle mie storie sono pezzetti di me; mentre scrivo mi commuovo, rido e mi arrabbio con loro. E non mi sento ridicola per questo, anzi. Quando non succederà più smetterò di scrivere, ma l’ipotesi non mi pare verosimile.
 


ESTRATTO  da "Charlene"

Rivide Amandine alla festa in casa di Eugéne e ripensò alla sua eleganza, alla sicurezza che ostentava negli abiti maschili così seducenti sul corpo aggraziato. L’aveva invidiata per quelle movenze leggiadre da conquistatrice. Ora non la invidiava più. Vent’anni e un matrimonio naufragato. Si firmava George Sand e forse la scelta di uno pseudonimo maschile nascondeva il rifiuto della propria femminilità, di una realtà percepita come ostile.
Quando uno scrittore decide di non firmare col proprio nome, c’è sempre sotto qualcosa.
Per Charlene era stato così: niente cognome, niente famiglia. Charlene e basta. La persona, non le sue origini. Non più i ricordi, solo il presente. Niente padre, né madre, né Dimitri. Solo...
Solo cosa? Cosa le restava?
Chiuse la rivista. Bevve un sorso d’acqua e inghiottì le lacrime. Si sentì affondare nelle sabbie mobili di una solitudine melmosa, mentre l’ottimismo svaniva in nube nera di disperazione. No, non adesso, per favore Gesù pregò. Non posso crollare ora. Charlene è abbastanza. Io sono abbastanza. Sono arrivata fin qui: su questo presente fonderò il mio futuro.

 

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martedì, 24 marzo 2009 ¦ Permalink
categoria : news, reviews, historical, authors, treasure box, nicola cornick

NICOLA CORNICK'S LATEST RELEASE : 
KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS

L'ULTIMO LIBRO DI NICOLA CORNICK :
KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS

di MarchRose 

ABOUT THE AUTHOR

For the first 18 years of her life Nicola lived in Yorkshire, within a stone’s throw of the moors that had inspired the Brontë sisters to write Jane Eyre and Wuthering Heights. One of her grandfathers was a poet, and her family contained teachers and avid readers who filled the house with books. With such a background it was impossible for Nicola not to become a bookworm.

Nicola went to school in a historic building that had originally been the dower house of a stately home. It was the sort of school that taught girls how to find a rich husband and how to get in and out of a Rolls-Royce gracefully.

Unfortunately Nicola did not pay enough attention to the bit about the rich husband and has therefore never had the chance to practice the bit with the Rolls- Royce. She was too busy reading. It was also at school that Nicola developed her love of history, English literature, and French, due to some truly inspirational teachers.

Meanwhile, Nicola spent her evenings reading piles of romances and historical novels and watching costume dramas with her grandmother. Her grandparents were very influential to her and also taught her canasta, ballroom dancing, and how to grow rhubarb, all of which she is determined to incorporate in a historical romance one day.

At 18 Nicola went south to study history at London University and during her holidays did a variety of jobs, from sticking price tags on shoes in a factory to serving refreshments on a steam railway. When she left college she had to settle for something far less interesting in order to earn a living and worked as an administrator in a number of different universities. She moved to Somerset and lived for seven years in a cottage haunted by the ghost of a cavalier.

Nicola met her future husband while she was at university, although it took her four years to realize that he was special and more than just a friend. Her husband, being so much more perceptive, had worked this out much sooner but eventually an understanding was reached.
This lack of perception also meant that Nicola did not realize for years that she was meant to be a writer. She wrote bits and pieces of novels in her spare time but never finished any of them. Eventually, she sent in the first three chapters of a Regency romance to Mills and Boon and, although they were rejected, she found she had become so addicted to writing that she could not stop. Happily, her third attempt was accepted and she has never looked back.

Nicola loves to hear from her readers and can be contacted by email at ncornick@madasafish.com  or via her web site, http://members.madasafish.com/~ncornick/
 


L’AUTRICE

Per i primi 18 anni della sua vita Nicola ha vissuto nello Yorkshire, ad un passo dalle vallate che hanno ispirato le sorelle Brontë a scrivere Jane Eyre e Cime Tempestose. Uno dei suoi nonni era un poeta, e la sua famiglia era composta da insegnanti e da avidi lettori che riempivano la casa di libri. In un ambiente simile, a Nicola fu impossibile non diventare un topo di biblioteca.

Nicola andò a scuola in un edificio storico che in origine era stato la dependance di una magnifica casa. Era quel tipo di scuola che insegnava alle ragazze a trovare un marito ricco e a uscire ed entrare in una Rolls-Royce in modo aggraziato.

Sfortunatamente, Nicola non prestò troppa attenzione alle lezioni sul marito ricco, e quindi non ebbe la possibilità di mettere in pratica gli insegnamenti relativi alla Rolls- Royce. Era troppo occupata a leggere. Fu sempre a scuola che Nicola sviluppò il proprio amore per la storia, la letteratura inglese, ed il francese, grazie ad alcuni insegnanti veramente carismatici.

Nel frattempo, Nicola passava le serate leggendo un mucchio di romanzi d’amore e di romanzi storici e guardando sceneggiati in costume insieme a sua nonna. I suoi nonni esercitarono una grande influenza sui di lei, e le insegnarono anche la canasta, i balli da sala, e come coltivare il rabarbaro, tutte cose che lei ha intenzione di includere in uno dei suoi romanzi storici, un giorno o l’altro.

A 18 anni Nicola andò al sud, per studiare storia alla London University, e durante le vacanze fece una quantità di lavori diversi, che andavano dall’attaccare i cartellini del prezzo in una fabbrica di scarpe a servire rinfreschi su un treno a vapore. Quando terminò il college, per guadagnarsi da vivere dovette rassegnarsi a fare qualcosa di molto meno interessante, e iniziò a lavorare nell’amministrazione di alcune università. Traslocò nel Somerset, e per sette anni abitò in un in a cottage infestato dal fantasma di un cavaliere.

Nicola incontrò il suo futuro marito mentre era all’università, anche se le ci vollero quattro anni per accorgersi che era un ragazzo speciale e più di un amico. Suo marito, che era parecchio più sveglio, se n’era accorto molto prima, ma alla fine riuscirono a trovare un accordo.

Questa scarsa lungimiranza fece anche sì che Nicola ci mettesse anni a rendersi conto che era nata per fare la scrittrice. Scriveva scene e spezzoni di romanzi nel proprio tempo libero, ma non ne completava mai nessuno. Alla fine, mandò i primi tre capitoli di un romanzo regency alla casa editrice Mills and Boon e, benché venissero respinti, scoprì che si era talmente attaccata alla sua attività di scrittrice da non riuscire più a smettere. Fortunatamente, il suo terzo tentativo fu accettato, e da allora in poi non ha più cambiato strada.

Nicola ama comunicare con le sue lettrici, e può essere contattatat per email all’indirizzo ncornick@madasafish.com  oppure tramite il suo sito web,
http://members.madasafish.com/~ncornick/ .


Nicola Cornick will answer to all your questions so don't forget to sign your comment with your name or nick.
Nicola Cornick risponderà a tutte le vostre domande quindi non dimenticate di firmarvi, con un nome o uno pseudonimo, per farvi riconoscere!


INTERVIEW / INTERVISTA

Welcome, Nicola, and thanks for allowing us to know a bit more about your latest release KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS! Would you like to tell us something about it? You defined it as a retelling of “Kidnapped” by Robert Louis Stevenson – why have you decided to “challenge” such a literary classic?

Hello and thank you very much for the warm welcome! It’s wonderful to be here and have the opportunity to chat about KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS. Thank you for inviting me!

KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS is very much a homage to Robert Louis Stevenson’s classic. I love the original – it’s packed with excitement and adventure – a lost inheritance, kidnap and attempted murder. And of course in Alan Breck Stuart there is a hero to die for! But if I had the tiniest quibble with the original book it would be that there simply isn’t enough romance in it. It was this that set me wondering what it would be like to write a book inspired by the original but from a female point of view and with a romance at the heart of it. What I have actually done is follow the plot of the first half of KIDNAPPED only – which is nice because I could maybe write a sequel one day, based on the second half of the original book!

Benvenuta, Nicola, e grazie per averci dato la possibilità di conoscere un po’ il tuo ultimo lavoro, KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS! Ti andrebbe di parlarcene un po’? Hai definito questo romanzo come una rivisitazione di “Kidnapped” di Robert Louis Stevenson – come mai hai deciso di “sfidare” un classico letterario di questa portata?

Ciao a tutte, e mille grazie per il vostro caloroso benvenuto! E’ splendido essere qui con voi ed avere l’opportunità di parlare un po’ di KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS. Grazie per avermi invitato!

KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS è innanzitutto un omaggio al classico di Robert Louis Stevenson. Adoro il romanzo originale – è una storia emozionantee, piena d’avventura: un’eredità perduta, un rapimento e un tentativo d’omicidio. E, naturalmente, Alan Breck Stuart è un eroe da perderci la testa! Ma se dovessi fare una piccolissima critica al libro originale, sarebbe che la storia d’amore non ha abbastanza spazio. E’ stato questo a far sì che mi chiedessi come sarebbe stato scrivere un libro ispirato all’originale, ma da un punto di vista femminile, e incentrato su una storia d’amore. Quel che ho fatto, in realtà, è stato seguire la trama soltanto della prima metà di KIDNAPPED – e questo va proprio bene, visto che un giorno potrei scriverne un seguito basato sulla seconda metà!


You wrote KHIM using the first person – why this choice, which some readers may find “difficult”? Is this due perhaps to the amazing personality of Catriona, which is quite different indeed from the typical Regency miss?

KHIM is the first book that I have written in the first person and it wasn’t a deliberate choice. I didn’t actually set out to do it that way at all. I started writing in the third person as I usually do, but the book simply didn’t work like that. As soon as I changed to first person, it all came together and I totally got into the character of Catriona. It was actually quite scary how easy I found it to identify with an eighteen year old girl in early nineteenth century Scotland! Yet despite the more immediate feel of the first person, Catriona isn’t me. She has some of my qualities but I think she is far more outspoken and fearless than I will ever be!

Hai scritto KHIM usando la prima persona – perchè hai fatto questa scelta, che alcune lettrici potrebbero trovare “difficile”? E’ forse a causa della sorprendente personalità di Catriona, che è davvero parecchio diversa dalla tipica miss dell’epoca Regency?

KHIM è il primo romanzo che ho scritto in prima persona e non è stata una scelta intenzionale. Non è stata affatto una decisione presa a priori. Ho iniziato a scrivere in terza persona come faccio di solito, ma così il libro non funzionava. Non appena sono passata alla prima persona, è andato tutto a posto e mi sono completamente immedesimata nel personaggio di Catriona. A dir la verità, mi ha fatto quasi paura vedere con che facilità riuscivo ad identificarmi con una diciottenne vissuta nella Scozia degli inizi del diciannovesimo secolo! Eppure, malgrado la maggiore immediatezza della prima persona, Catriona non è me. Ha qualcuna delle mie caratteristiche, ma penso che sia molto più diretta ed intrepida di quanto io riuscirò mai ad essere!


Besides KHIM which is set in Scotland, all your stories so far have been set in Regency England. Have you ever been tempted by the idea of setting any of your stories outside England or in different époques? Is England and especially Regency England really that much of a “comfort setting” for historical romance writers and readers? And if yes why is that so, in your opinion?

Fascinating question! I have set most of my books in England simply because I love the country so much and there is such a huge variety of backgrounds to draw on, but in fact the book that I am working on at the moment is set in the Arctic and the one after that will be in Mexico so I am branching out! I will definitely go back to a Scottish setting again one day as well because it is one of my favourite places in the world and such a rich background for a book.

I have also written two books outside of the Regency period, one set in the English Civil War of the seventeenth century and another in the Edwardian period, and I would love to write another seventeenth century book one day. But the Regency is my first love, no denying it.

I understand that idea of the Regency as a “comfort setting” in the sense that for many of us readers and authors alike it has the associations with Georgette Heyer and the books we enjoyed in our teens and it’s true that the period is very popular. Perhaps its enduring fascination comes from the appeal of the opulence and glamour of high society. But as I writer I don’t see it as a “comfort setting” – quite the reverse! Because it is so popular and because there are so many great authors writing in that period, it is a huge challenge to come up with a story that is different and original. I think that modern authors have developed the genre a great deal.


A parte KHIM che è ambientato in Scozia, tutte le tue storie finora sono state ambientate nell’Inghilterra Regency. Sei mai stata tentata dall’idea di ambientarne qualcuna al di fuori dell’Inghilterra, oppure in epoche diverse? L’Inghilterra, e soprattutto l’Inghilterra del periodo Regency, è davvero l’ambientazione in cui sia le scrittrici che le lettrici di romanzi storici si trovano maggiormente a loro agio? E se sì, perchè, a tuo avviso?

Che domanda affascinante! Ho ambientato la maggior parte delle mie storie in Inghilterra semplicemente perchè è un paese che amo moltissimo e c’è un’immensa varietà di sfondi su cui imbastire una storia, ma in effetti il libro su cui sto attualmente lavorando è ambientato nell’Artico e quello successivo sarà ambientato in Messico, quindi sto allargando i miei orizzonti! Un giorno tornerò sicuramente ad usare anche l’ambientazione scozzese, perchè è uno dei posti che amo di più al mondo, ed è uno sfondo così ricco per un libro.

Ho scritto anche due libri in periodi diversi dal Regency, uno ambientato all’epoca della Guerra Civile inglese del diciassettesimo secolo e l’altro nel periodo edoardiano, ed un giorno mi piacerebbe scrivere un altro libro ambientato nel diciassettesimo secolo. Ma il Regency è il mio primo amore, non posso negarlo.

Capisco l’idea di Regency come “ambientazione naturale” dei romanzi storici, nel senso che per molti di noi, sia autori che lettori, questo genere è associato a Georgette Heyer e ai libri che amavamo quand’eravamo adolescenti, ed è anche vero che si tratta di un’epoca molto popolare. Forse il suo fascino durevole viene dal fatto che l’opulenza e il lusso dell’alta società del tempo esercitano un’attrattiva tutta particolare. Ma come scrittrice io non lo vedo come un’ambientazione “di comodo” – casomai, è il contrario! Proprio perchè è così popolare e perchè ci sono così tante grandi autrici che scrivono su quell’epoca, è una sfida colossale arrivare con una storia che sia diversa ed originale. Penso che le autrici moderne abbiano fatto moltissimo per l’evoluzione di questo genere letterario.


You’ve been a historical romance writer since your debut, but differently from many of your colleagues who are turning to other genres (mainly contemporaries and paranormals) you seem not to be really tired of it yet. Why is that, especially now, when historical romance is rumoured to face a tough moment and being a declining, somehow “overripe” genre? What do you still find so peculiar and interesting in a historical romance vs. a contemporary one, as a writer and a reader?

Rumours of the decline of the historical romance have been around for a long time, haven’t they! I don’t think that I will ever grow tired of reading or writing in the historical romance genre because I love history so much and enjoy exploring new aspects of it. And I love romance books, so it seems the perfect combination. That isn’t to say that I don’t have an interest in writing something different. As a writer a new challenge can keep you fresh and I would love to write historical fiction (as opposed to historical romance) or something slightly paranormal like the work of Susanna Kearsley or James Long, for instance.

I think that the true appeal and the true challenge of the historical romance genre is to keep on developing it and taking it to new places. That prevents it from becoming stale and declining. The excitement is in thinking up an idea that is new and fresh and in creating characters with a timeless appeal. One way in which I do this is to write about contemporary ideas that have a historical resonance. For example I wrote a book with the theme of celebrity because I was so struck by the parallels between the celebrity culture in the Regency and in the present day. The new trilogy I have coming out from HQN in June has the theme of love versus money. It’s a timeless concept but in the current economic climate it is very relevant!


Hai scritto romanzi storici fin dal tuo esordio, ma a differenza di molte tue colleghe che si stanno spostando verso altri generi (soprattutto contemporanei e paranormali) non sembri ancora essertene stancata. Come mai, specialmente adesso che gira voce che il romanzo storico stia passando un brutto momento e sia ormai un genere fin troppo maturo e sfruttato? Cosa trovi ancora di così particolare ed interessante in un romanzo storico rispetto ad uno contemporaneo, come scrittrice e come lettrice?

Il declino del romanzo storico è un tema su cui si discute da parecchio, questo è vero! Non credo che mi stancherò mai di leggere o di scrivere romanzi storici, perchè amo tantissimo la storia e mi diverto ad esplorarne nuovi aspetti. Ed amo il genere romance, quindi mi sembra la combinazione perfetta. Questo non significa che non mi interessi scrivere anche qualcosa di diverso. Come scrittrice, una nuova sfida può tenerti viva. Mi piacerebbe scrivere fiction storica (come alternativa al romance storico) o qualcosa di leggermente paranormale, come le opere di Susanna Kearsley o di James Long, ad esempio.

Penso che il vero fascino e la vera sfida per il romance storico inteso come genere letterario siano il continuare a svilupparlo in nuove direzioni. Questo gli impedisce di diventare stantio e di avviarsi verso il declino. Il lato eccitante della sfida consiste nel pensare a un’idea che sia nuova ed originale, e nel creare personaggi con un fascino senza tempo. Uno dei modi in cui io faccio questo è scrivere su temi contemporanei che hanno un’eco storica. Per esempio, ho scritto un libro sul tema della celebrità, perchè ero rimasta molto colpita dalla somiglianza tra la culto della celebrità durante il Regency e ai giorni nostri. La mia nuova trilogia che uscirà in HQN a giugno tratta del tema dell’amore in contrapposizione al denaro. E’ un concetto senza tempo, ma nel clima economico attuale è di grande rilievo!


You have recently written a story for the Harlequin Undone series, THE UNMASKING OF LADY LOVELESS. How did you like the experience of writing for the first time for a “spicy” line? Are you going to write more stories of the same kind in the near future and abandon the trads?

Well, my stories, particularly the single titles for HQN Books, have been getting a lot hotter in recent times so it wasn’t a big step for me to write the Undone novella. To be honest, I enjoyed writing a “spicy” story! My early series books were traditional Regencies without explicit love scenes and I think that maybe KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS was less explicit than my other recent books, because it was written in the first person. But I do enjoy reading and writing sensual historical romance. I’d love to write another story for Undone – if they ask me! I think the Undone series is lots of fun and very, very sexy.


Recentemente hai scritto una storia per la serie Harlequin Undone, THE UNMASKING OF LADY LOVELESS. Come ti è sembrata l’esperienza di scrivere per la prima volta per una collana “bollente” line? Nel prossimo futuro, hai intenzione di scrivere altre storie di questo tipo e di abbandonare il regency tradizionale?

Be’, le mie storie, ed in particolare i romanzi che ho scritto di recente per la HQN Books, ultimamente stanno diventando parecchio più bollenti, quindi non è stato un grosso sforzo per me scrivere il romanzo breve della serie Undone. Ad essere onesta, mi sono divertita molto a scrivere una storia “hot”! I miei primi libri erano dei regency tradizionali senza scene di sesso esplicite, e penso che forse KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS sia meno esplicito degli altri miei libri più recenti, perché è stato scritto in prima persona. Ma mi diverto davvero a leggere e a scrivere romanzi storici sensuali. Mi piacerebbe scrivere un’altra storia per la serie Undone – se solo me lo chiederanno! Penso che la serie Undone sia divertentissima e molto, molto sexy.


Is there anything you would like to tell us about your upcoming projects and especially about your BRIDES OF FORTUNE series? IS KHIM going to have a sequel?

I would love to write the sequel to KHIM one day but for the moment I’ve been asked to concentrate on my single titles for HQN and so KHIM is my last Harlequin Historical for the time being. Never say never, though!

The Brides of Fortune trilogy will be out in June, July and August from HQN Books. It’s a Regency series set in Yorkshire – another wonderful place to set a book – and it’s all about a greedy Lord of the Manor who discovers that he can enforce lots of ancient taxes on his villagers including one by which all single women have to wed within a year or give him half their fortune. When he tries to impose the taxes, chaos ensues! It was huge fun to write! I love writing series because I become so engrossed in my characters that I never want to say goodbye to them!



Ti andrebbe di dirci qualcosa sui tuoi prossimi progetti e specialmente sulla tua serie BRIDES OF FORTUNE? Ci sarà un seguito per KHIM?

Mi piacerebbe scrivere il seguito di KHIM un giorno, ma per il momento mi hanno chiesto di concentrarmi sui miei titoli singoli per HQN, quindi KHIM è il mio ultimo Harlequin Historical per il momento. Mai dire mai, però!

La trilogia delle Spose della Fortuna (Brides of Fortune) uscirà a giugno, luglio ed agosto in HQN Books. E’ una serie Regency ambientata nello Yorkshire – un altro posto meraviglioso per ambientarvi i libri – e parla di un avido signorotto, che scopre che può imporre un sacco di antiche tasse sugli abitanti del villaggio, inclusa una secondo cui tutte le donne nubili devono sposarsi entro un anno oppure consegnargli la metà dei loro beni. Quando cerca di imporre le tasse, si scatena il caos! Mi sono divertita tantissimo a scrivere questi romanzi! Adoro scrivere delle serie, perché mi appassiono così tanto ai miei personaggi che non voglio mai dirgli addio!


Last year you’ve been a RITA finalist with Lord Of Scandal - what do you think it takes to earn a RITA in the Regency category?

I wish I knew! Seriously, I think this goes back to my comments about the genre. There are some stunningly good authors writing in the Regency genre and I think that to stand out you need to be fresh, original and exciting. If you look at the books that final they are usually exceptional, with a style and energy that is all their own.


L’anno scorso sei stata finalista al premio RITA  con Il Signore degli Scandali (pubblicato da Harlequin nei GRS nel dicembre 2008) – secondo te, cosa ci vuole per vincerne un premio nella categoria Regency?

Vorrei tanto saperlo! Parlando seriamente, penso che la risposta a questa domanda sia collegata ai commenti che facevo circa il genere del romanzo storico. Ci sono alcune autrici sorprendentemente brave che scrivono per il genere Regency, e penso che per spiccare nella massa devi essere innovativo, originale ed in grado di emozionare il lettore. Se date un’occhiata ai romanzi finalisti, vedrete che di solito sono qualcosa di eccezionale, e che hanno uno stile ed un’energia tutta loro.


Anything else that you would like to share with your Italian readers?

Only to thank everyone very much for their wonderful support! It can be quite isolated being a writer and hearing from readers, receiving emails and chatting with people is the thing that makes it all worthwhile. And thank you so much for inviting me to chat here today. It’s been an absolute pleasure.


C’è qualcos’altro che ti piacerebbe condividere con le tue lettrici italiane?

Soltanto che le ringrazio tutte tantissimo per il loro magnifico supporto! Ci si può sentire un po’ isolati ad essere scrittrici, e comunicare con le lettrici, ricevere email e chiacchierare con la gente è quello che fa sì che ne valga la pena. E grazie ancora di cuore per avermi invitata oggi a fare quattro chiacchiere qui con voi. E’ stato un vero piacere.
 

KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS


Applecross, Scotland, 1802

"My name is Catriona Balfour and this is the story of my adventures..."

When her father dies, Catriona Balfour finds a family she did not know she had and an inheritance she did not know existed. But the welcome waiting for her at Glen Clair in the West Highlands is far from warm. Why does her Uncle Ebeneezer hate and fear her? What family secrets is he hiding? And is Neil Sinclair, the handsome naval officer who escorts her to her new home, an honourable gentleman or an unscrupulous smuggler and rogue? When Catriona is kidnapped only Neil can save her and only she can save him...



Applecross, Scozia, 1802

"Mi chiamo Catriona Balfour e questa è la storia delle mie avventure..."

Alla morte del padre, Catriona Balfour trova una famiglia che non sapeva di avere e un’eredità che non sapeva esistesse. B ail benvenuto che l’aspetta a Glen Clair, nelle Highlands occidentali, è lontano dall’essere calda. Perchè suo zio Ebeneezer la odia e la teme? Quali segreti di famiglia sta nascondendo? E Neil Sinclair, l’affascinante ufficiale di marina che la scorta alla sua nuova casa, è un onorevole gentiluomo oppure un contrabbandiere e mascalzone? Quando Catriona viene rapita, solo Neil può salvarla e solo lei può salvare lui...



RECENSIONE / REVIEW :
KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS  by Nicola Cornick



Publisher / Editore: Harlequin / Harlequin Historicals series

Publication date: March 2009 / marzo 2009

Genre and setting / Genere e ambientazione: historical romance, Scotland, 1802 - – romanzo storico, Scozia, 1802

Format: Paperback

Sensuality Rating / Livello di Sensualità: warm / calda

Rating/Voto: 8/10

Edizione Italiana: Inedito

Collegamenti con altri libri / Connection to other books : none / nessuno


Catriona Balfour’s story begins at Applecross’ graveyard, just after the burial of her beloved father, the village’s schoolteacher. She’s just eighteen, and since her mother too died two months before, Catriona cannot help to worry about her future: an orphan, with no money, no dowry and not even a home of her own (the house her family had been living in will be soon taken back by the charity trustees in awaiting for the new schoolmaster), her options are very limited indeed – becoming the companion of some elderly lady seems the most likely one, since the few offers of marriage her godfather has received for her from some local farmers are little more than excuses to get an inexpensive housekeeper. But at her father’s wake, a handsome naval officer approaches her: his name is Neil Sinclair, heir to the earl of Strathconan, who has come to Applecross to escort Catriona to her relatives’ estate in Glen Clair, as her uncle, Ebenezer Balfour, has agreed to take her in. Catriona has not been even aware that her father had a brother, let alone that he would be prepared to give her a home! The lack of viable alternatives forces Catriona to take a quick decision: even if with some reluctance, she packs her meagre belongings and on the morrow leaves with Mr. Sinclair, to start her new life.
Catriona’s adventures begin well before reaching Glen Clair though, since her dashing escort, who clearly is a rake and a scoundrel of the first order, decides to make her an outrageous proposal – which of course she indignantly turns down, even if not without some regrets. But the best is yet to come, since destiny will throw Neil and Catriona together in a whirlwind of all sorts of accidents and dangers: whiskey smugglers, kidnapping and murder attempts, a shipwreck on a desert island, mendacious relatives, and - most dangerous of all of them – their mutual attraction, which keeps growing more intense every day fuelled by their closeness during all these ordeals.

For a romance, writing in the first person can be really a killer – how can a love story be truly enthralling, if we can access the feelings and the emotions of only half of the couple? But Nicola Cornick brilliantly overcomes this issue thanks to her ability in letting readers identify themselves with Catriona. The heroine of KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS is a very special person indeed, and from the very first moment we cannot take our eyes off her – exactly the same way Neil does. Outspoken and headstrong without being childish, practical but with some secret dreams which she keeps for her own, insecure about her looks as much as ready to defy her lofty relatives’ contempt, always refusing to sit down and quietly accept her fate, not only she’s a Regency miss with a backbone – she’s a character who jumps out of the pages.
My only serious regret while reading this book has been, I would have loved to read more about her and her adventures. Somehow I felt that 280 pages have not been enough to discover all facets of her amazing personality, and that not all what had to be said and done about her passionate relationship with Neil has been said and done yet. And somehow, I am convinced that Neil thinks exactly the same ;-)



La storia di Catriona Balfour inizia al cimitero di Applecross, dove il suo amato padre, il maestro del villaggio, è appena stato sepolto. Lei ha solo diciotto anni, e dal momento che anche sua madre è morta due mesi fa, Catriona non può fare a meno di guardare al il proprio futuro con molta preoccupazione: è un’orfana, senza denaro, senza dote e senza nemmeno una casa di sua proprietà (quella in cui viveva la sua famiglia tornerà all‘associazione benefica a cui appartiene, in attesa che arrivi il nuovo maestro), le sue possibilità di scelta sono davvero molto limitate – diventare la dama di compagnia di qualche anziana signora sembra la strada più probabile, dal momento che le poche offerte di matrimonio che il suo padrino ha ricevuto per lei da alcuni contadini del posto sono poco più che dei pretesti per accaparrarsi una governante gratis. Ma alla veglia funebre di suo padre, le si avvicina un affascinante ufficiale della marina: si chiama Neil Sinclair, è l’erede del conte di Strathconan, ed è venuto ad Applecross per scortare Catriona a Glen Clair, dove vivono i suoi parenti, visto che suo zio, Ebenezer Balfour, ha acconsentito a prenderla a vivere con loro. Catriona non era nemmeno al corrente del fatto che suo padre avesse un fratello, figuriamoci poi se poteva immaginare che questo zio volesse accoglierla in casa propria! In mancanza di alternative accettabili, però, Catriona è obbligata a prendere una decisione con rapidità: anche se con una certa riluttanza, fa un fagotto delle sue povere cose e all’indomani mattina parte con Mr. Sinclair, per iniziare la sua nuova vita.
Le avventure di Catriona, però, cominciano ben prima di raggiungere Glen Clair, dal momento che il suo affascinante accompagnatore, che chiaramente è un dongiovanni ed uno scapestrato di prima categoria, decide di farle una proposta indecente – proposta che lei naturalmente rifiuta con sdegno, anche se non senza qualche rimpianto. Ma il meglio deve ancora venire, perchè il destino getterà Neil e Catriona in un turbine di imprevisti e avvenimenti di tutti i tipi: contrabbandieri di whiskey, rapimenti e tentati omicidi, un naufragio su un’isola deserta, parenti infidi e bugiardi, e – cosa più pericolosa di tutte – la loro reciproca attrazione, che crescerà ogni giorno di più, alimentata dalla loro continua vicinanza nel corso di tutte queste prove.

Per un romance, scrivere in prima persona può davvero distruggere il libro – come fa una storia d’amore ad essere davvero coinvolgente, se riusciamo a seguire le emozioni ed i sentimenti di solo metà della coppia? Ma Nicola Cornick supera brillantemente questo problema grazie alla sua abilità nel far sì che le lettrici si identifichino completamente in Catriona. L’eroina di KIDNAPPED: HIS INNOCENT MISTRESS è una persona davvero molto speciale, e fin dal primissimo momento non riusciamo a toglierle gli occhi di dosso – esattamente come Neil. Franca e testarda senza essere infantile, pratica ma con qualche sogno segreto che preferisce tenere per sè sola, tanto insicura del proprio aspetto quanto pronta a sfidare il disprezzo dei propri parenti altezzosi, ben determinata a non starsene lì seduta ad accettare passivamente il proprio destino, Catriona non solo è una donna degna di questo nome – è un personaggio che buca le pagine.
Il mio unico rimpianto mentre leggevo questo libro è stato che mi sarebbe piaciuto leggere di più su di lei e sulle sue avventure. In qualche modo, ho avuto la sensazione che 280 pagine non siano state sufficienti per scoprire tutte le sfaccettature della sua sorprendente personalità, e che sulla sua appassionata relazione con Neil c’è ancora parecchio da raccontare. E in qualche modo, sono convinta che anche Neil la pensi allo stesso modo ;-)
 


ESTRATTO – DAL CAPITOLO 3


Ci fu lo stropiccio di un passo sulla soglia della taverna sotto la mia finestra. La lanterna oscillava nel vento che stava alzandosi. Un movimento catturò il mio sguardo e guardai giù. Neil Sinclair in persona era in strada, direttamente sotto la mia finestra. Stava guardando in alto, verso di me. E in quel momento mi resi conto di quale spettacolo dovevo offrire, con la luce della candela proveniente dalla finestra della mia stanza che senza dubbio faceva sembrare quasi trasparente il lino sottile della mia camicia, ed i capelli rossi ribelli sciolti ad incorniciarmi il viso.

Neil non distolse gli occhi. Sostenne il mio sguardo per un lasso di tempo che mi sembrò eterno, mentre il mio viso avvampava ed il mio corpo traditore sembrava liquefarsi, impedendomi di muovermi. Poi sorrise, con i denti che risaltavano bianchissimi sul suo viso abbronzato, ed alzò una mano in un deliberato segno di saluto.

Mi liberai di colpo dalla prigionia del suo sguardo, arretrai a tentoni dalla finestra e chiusi le imposte con un colpo così deciso che per poco non le feci uscire dai cardini. Mi accorsi che stavo tremando. Di tutte le cose sciocche, impudiche e pericolose da fare, dovevo proprio affacciarmi alla finestra come una Giulietta lussuriosa! Avrei dovuto rendermi conto che qualcuno poteva vedermi. Avrei dovuto pensare all’impressione di dissolutezza che avrei dato. Ma il mio problema, come ormai sapevo, era che quasi sempre agivo prima, e riflettevo poi.

Qualcuno bussò alla porta. Pensai che fosse Mrs Campbell, venuta ad aiutarmi con i lacci del corsetto, ed andai ad aprire.

Neil Sinclair era lì, di fronte a me. Capii che era salito al piano di sopra dirigendosi direttamente alla mia stanza. Benché stessi pensando a lui solo un attimo prima, non avrei potuto essere più sconvolta nemmeno se al suo posto ci fosse stata Mrs Campbell in persona, intenta a correre lungo il corridoio della taverna in camicia da notte.

Prima che potessi impedirlo, entrò nella stanza e chiuse la porta.

Ritrovai la voce – e mi strinsi l’abito al petto per coprire la mia quasi totale nudità.

“Cosa credete di fare, sir? Uscite immediatamente dalla stanza!”

Lui sorrise di nuovo, quel sorriso pigro ed intimo che aveva effetti così sconvolgenti sul mio equilibrio. Mi sentii tremare leggermente le gambe.

“Non abbiate paura, Miss Balfour,” disse. “Volevo soltanto parlarvi.”

“Questi,” dissi io, “non sono né l’ora né il luogo per parlare, sir. Non siete un gentiluomo a starvene lì a fissare una signora mezza svestita!”

Mi rivolse un’accurata occhiata di apprezzamento, che iniziò dal mio viso accaldato per terminare sui miei piedi nudi, senza fare il benché minimo tentativo di nascondere il fatto che si stava godendo lo spettacolo.

“Forse non sarò un gentiluomo,” mormorò, “ma un uomo di sicuro sì.”

Strinsi l’abito tra le mani. L’avrei schiaffeggiato, per rimarcare ancora di più quanto gli avevo appena detto, se non fosse stato che per farlo avrei dovuto lasciare cadere l’indumento ed espormi ancora di più al suo sguardo. Non ero esattamente super-dotata in fatto di seno, ma ce n’era abbastanza perché non avessi voglia di mostrarglielo. Mentre esitavo sul ridicolo dilemma se schiaffeggiarlo oppure no, lui si rivolse di nuovo a me.

“E sto iniziando a pensare che voi in realtà non siete una signora, Miss Balfour.”

Mi sentii gelare per lo stupore. “Come avete detto, Sir?”

“Una signora non riterrebbe consono svestirsi, e poi affacciarsi dalla finestra di una taverna in camicia, come una donna perduta.”

Arrossii violentemente, con il rossore che non solo m’inondava il volto ma anche solleticava la pelle del petto e delle spalle. Avere una carnagione tanto chiara poteva essere un grosso guaio.

“E’ stato un errore!” dissi furibonda. “Non mi ero accorta-”

Alzò le sopracciglia scure con aria interrogativa, divertito. “Ma davvero. Siete una donna sfrenata, Miss Balfour, che ve ne accorgiate oppure no.”

Ci fissammo a vicenda mentre l’aria tra di noi sembrava canterellare una canzone che non ero in grado di capire. Ero disgraziatamente priva d’esperienza in fatto di uomini, ma riuscivo a vedere il desiderio che gli incupiva gli occhi, e riuscivo a sentire il calore della risposta del mio corpo nelle profondità dello stomaco. Stavo rabbrividendo come se avessi la febbre, con la pelle d’oca sulla pelle nuda, ma allo stesso tempo avevo più caldo di quanto non avessi mai provato in vita mia. Il fuoco sibilava nel caminetto, il vento imperversava contro la finestra, e io sembravo sensibile a ogni suono e ogni sensazione e soprattutto al calore turbolento negli occhi di Neil Sinclair.

“Non dovete andare a Glen Clair domani,” disse Neil sottovoce. “Là non c’è nulla per voi. Venite invece con me a Edinburgo. Avrete una casa, con servitori tutti per voi, bei vestiti e gioielli. Verrei spesso a trovarvi.”

Tirai un profondo respiro. Il cuore mi batteva all’impazzata. “Mi state per caso chiedendo di diventare la vostra amante, Mr Sinclair?”

Senza dubbio le signorine Benny a quel punto sarebbero già svenute se avessero ricevuto quel trattamento, ma benché non avessi esperienza pratica, io non ero una lady vissuta nella bambagia, che non sapeva quel che succedeva tra un uomo e una donna. Vivendo in un piccolo villaggio una faceva caso a certe cose. Inoltre, avevo la franchezza di un uomo.

Un sorriso fastidiosamente sensuale incurvò le labbra di Neil Sinclair. “Sarebbe così brutto, Miss Balfour? Vi sto offrendo una casa comoda, anziché un mucchio di rovine in mezzo al nulla, con dei parenti che non vogliono saperne di voi.”

“Non me li offrireste certo gratis!” sbottai.

Il suo sorriso si allargò. Tese una mano e mi toccò con gentilezza una guancia. Restai così scioccata a quel contatto fisico che sobbalzai.

“Tutto ciò che chiedo in cambio,” disse, “è qualcosa che dovrebbe essere intensamente piacevole per entrambi.”

Di nuovo sentii quella scossa in profondità dentro di me, la pulsione del desiderio che mi faceva pensare tutti i possibili tipi di pensieri lascivi. Deglutii con forza, e respinsi quelle roventi immagini di lussuria e di passione.

“Credevo,” dissi, “di non piacervi nemmeno granché.”

Vidi qualcosa di primitivo e potente ardere nei suoi occhi, bruciandomi con la sua intensità.

“Allora sapete poco degli uomini, Miss Balfour,” disse. Il suo tono era diventato più roco. “Vi ho voluto dal primo momento che vi ho visto.”

“Il che è stato ieri,” dissi io.

“A volte non ci vuole molto tempo per capire.”

Parlai lentamente. “Mi ritenete una donna sfrenata?”

I suoi occhi erano scurissimi. Posò la mano sulla mia spalla nuda, sfiorandomi la pelle con un tocco leggero quanto quello di una piuma, e rabbrividii ancora di più. Tracciò una linea lungo il mio braccio dall’incavo sotto la gola fino alla pelle sensibile del polso, dove il battito era più forte.

“Siete selvaggia come una gatta di montagna, e con me potreste essere sempre tanto sfrenata quanto la vostra natura vi porta ad essere.”

Le sue parole, pronunciate in tono così basso ed intimo – così pericolosamente tentatrici – mi diedero una morsa allo stomaco, ma anche così, capii che dovevo metter un freno a tutto questo. Di già, nella mia ingenuità e maledetta curiosità, avevo lasciato che le cose andassero fin troppo oltre. Avrei dovuto gettarlo fuori dalla mia stanza nel giro di un minuto anziché lasciarmi coinvolgere. Il problema, anzi il pericolo, erano che Neil Sinclair aveva ragione. Io ero davvero sfrenata. Lo ero sempre stata. Lui aveva capito com’ero fatta fin dall’inizio.

La mia mente irrequieta mi sussurrò che sarebbe stato eccitante, e deliziosamente piacevole, essere l’amante di Neil. Le mie ginocchia minacciarono di cedere del tutto al solo pensiero di lui che mi seduceva. Mi resi conto, scioccata, che lo volevo tanto quanto lui voleva me.

Ma non ero stupida. Non avrei barattato il mio buon nome per essere l’amante di un uomo ricco, col mio corpo interamente a sua disposizione. Non l’avrei fatto nemmeno per quei piaceri misteriosi e seducenti che mi prometteva. Sì, lo ammetto – ero tentata. Va bene, ero molto tentata, ad un soffio dall’accettare. Ma…



This post's content is copyrighted by Nicola Cornick, has been translated and published with her expressed authorization. You can find the excerpt's English version in Nicola Cornick website here: http://www.nicolacornick.co.uk/extract%20kidnapped.htm  
Il contenuto di questo post è protetto da copyright ed è stato tradotto e pubblicato con l'espressa autorizzazione di Nicola Cornick. Potete trovare la versione inglese dell'estratto nel sito di Nicola Cornick:
http://www.nicolacornick.co.uk/extract%20kidnapped.htm  
 

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martedì, 17 marzo 2009 ¦ Permalink
categoria : authors, johanna lindsey, treasure box

JOHANNA LINDSEY  :  AMORE E UMORISMO

JOHANNA LINDSEY  :  ROMANCE AND HUMOR

 

Born in Germany, where her father, a soldier in the US Army, was stationed, Johanna Helen Linsdey is one of the most popular American writers of romance novels worldwide. She wrote her first book in 1977, Captive Bride, and it was a success.
Since then she wrote more than 40 books, and all of them reached the New York Times bestseller list, many hitting # 1.
Johanna Lindsey’s books span the various eras of history, including books set in the Middle Ages, Regency England, American “Old West”, Viking era, Future Worlds too in a few sci-fi novels.
By 2008, over 60 Million copies of her books have been sold worldwide, with translations appearing in 12 languages. She was twice winner of Romantic Times Career Achievement, in 1992 as historical romance writer, in 1994 as futuristic romance writer.
She has lived in many places, but spent a long period of her life in Hawaii. Now she lives in Maine.

Johanna Helen Lindsey, una delle autrici americane di romance più famose al mondo, è nata in Germania, dove prestava servizio il padre, militare dell’esercito degli Stati Uniti. Il suo primo romanzo, Captive Bride (La sposa rapita), uscì nel 1977 e fu un successo. Da allora Johanna ne ha scritto più di quaranta, tutti entrati nella lista dei bestseller del “New York Times”, molti dei quali anche al primo posto.
Sono storie ambientate nelle più diverse epoche storiche, dal Medioevo all’Inghilterra del periodo Regency, all’America del Vecchio West, all’era vichinga, e persino in mondi futuri in alcuni romanzi dalle trame fantascientifiche.
Fino al 2008, i libri di Johanna Lindsey hanno venduto in tutto il mondo più di 60 milioni di copie e sono stati tradotti in 12 lingue, portandola a vincere due volte il premio alla carriera del “Romantic Times”: nel 1992 come scrittrice di romance storici e nel 1994 come scrittrice di romance futuristici.
Johanna ha vissuto in molti posti, e per un lungo periodo della sua vita si è fermata alle Hawaii. Attualmente risiede nel Maine.

 

INTERVIEW / INTERVISTA

1 - First of all, thank you for accepting to be interviewed and for dedicating a bit of your time to Italian readers. After more than 30 years of writing career you are considered one of the milestones of historical romance, but despite your worldwide popularity, you seem to be a very private person. For instance you have no official website on the internet through which to allow your readers to contact you, why this choice? Is it an attempt to keep your private life and your author’s identity apart?

It’s funny, there was actually a site awhile back that I wasn’t aware of and was being called my official site. It was quite well done, listing all my books and even had a comments section where fans could discuss my books and leave remarks for me. When I discovered it, I read through all those remarks and left a reply at the end. When I checked back a few weeks latter, there were a lot more comments, but it was obvious, no one had believed the reply I posted was from me. Which doesn’t actually answer your question.

As it happens, my agent and family have long been after me to make my own web site, and in fact, I had possession of Johannalindsey.com for a while, I just never got around to using it and ended up losing the address–-I believe Amazon.com owns it now. It was never a choice to stay private, just something that hasn’t happened yet.

Per prima cosa, grazie Johanna per aver accettato di essere intervistata e per dedicare un po’ del tuo tempo alle lettrici italiane. Con oltre trent’anni di carriera alle spalle, sei considerata una delle pietre miliari del romance storico, ma nonostante tu sia famosa in tutto il mondo, sembri essere una persona molto riservata. Per esempio, non hai un sito ufficiale su internet attraverso il quale permettere alle tue lettrici di contattarti. Come mai questa scelta? È un modo per tenere separate la tua vita privata e la tua identità di scrittrice?

È buffo, per la verità c’era un sito, qualche tempo fa, di cui non ero al corrente e che veniva considerato il mio sito ufficiale. Era fatto molto bene, elencava tutti i miei libri e aveva anche una sezione per i commenti nella quale le lettrici discutevano i miei romanzi e mi sottoponevano le loro osservazioni. Quando lo scoprii lessi tutti i commenti, lasciai le relative risposte e tornai a controllare dopo qualche settimana: erano arrivati moltissimi altri commenti ma, ovviamente, nessuno aveva pensato che quelle risposte le avessi scritte proprio io. Tutto ciò, però, non risponde esattamente alla tua domanda.

Si dà il caso che il mio agente e la mia famiglia abbiano insistito molto perché facessi un mio sito web personale, e infatti ho posseduto il dominio “johannalindsey.com” per un po’ di tempo senza però decidermi mai a usarlo, così alla fine l’ho perso e credo che ora sia di proprietà di Amazon.com. Quella di non avere un mio sito non è mai stata una scelta, è solo qualcosa che semplicemente non ho ancora fatto.


2 – If we ask romance readers, so many of them, it doesn’t matter where they are from, will say they started to read and to love historical romance thanks to one of your books. How does this make you feel?

Hearing something like that always gives me a great deal of pleasure. Books are a wonderful thing, not just my books, but all books, and so many people don’t realize how much enjoyment can be had from them.


Se si interpellano le lettrici di romance, sono innumerevoli coloro che, in ogni parte del mondo, affermano di aver iniziato a leggere e ad amare questo genere storico grazie proprio ai tuoi libri. Come ti senti di fronte a questo?

Sentire queste testimonianze mi dà sempre un’immensa soddisfazione. I libri sono delle cose meravigliose, non solo i miei ma tutti i libri, e purtroppo ci sono troppe persone che non si rendono conto di quanto piacere si possa trarre dalla lettura.


3 – Romance has always been considered a kind of second-class literature, it has been and still is penalized by critics even if it’s the genre which sells more. What do you think readers seek in a romance novel, and what do they find in your books?

Romance is the classic happy emotion, it simply makes you feel good to read about it. For myself, I try to add some humor to this mix. I don’t try to make my readers cry, though I’ve managed that a few times as well, but I do try to bring some laughter to my readers and leave them with a smile when they finish one of my books.

Il romance è sempre stato considerato un genere di letteratura di serie B, e nonostante sia il genere più venduto è stato e continua a essere penalizzato dalla critica. Secondo te, cosa cercano le lettrici in un romance, e cosa trovano nei tuoi libri?

Il romance rappresenta la classica sensazione di felicità, il semplice leggerlo ti fa sentire bene. Per quanto mi riguarda, cerco di aggiungere nell’insieme un po’ di umorismo. Non desidero far piangere le mie lettrici, anche se in alcune occasioni ci sono riuscita, piuttosto mi sforzo di farle ridere e di lasciarle con un sorriso quando avranno finito di leggere.


4 – Your first novel, Captive Bride, was published by Avon in 1977, would you like to tell us something about your debut? How did you start writing a historical romance ? and was it difficult to find a publisher who was interested in buying it? When did you understand that writing would be your career?

I wrote my first book to amuse myself after the first few historical romances appeared and there was a long stretch with none to follow. I enjoyed them so much I created my own. And because this genre was ‘new’ and publishers were eager for more, I ended up finishing that book at a good time and it was accepted by the first publisher that I sent it to. I didn’t expect it to be quite so successful, though, and I actually thought that was the only book I had in me. It wasn’t until after the second book and more and more ideas kept coming to me, that I realized this could be a lasting career.

Il tuo primo romanzo, Captive Bride (La sposa rapita), venne pubblicato da Avon Books nel 1977. Puoi raccontarci qualcosa a proposito del tuo debutto? Come hai iniziato a scrivere romance storici? È stato difficile trovare un editore che ti pubblicasse? Quando hai capito che scrivere sarebbe diventata la tua carriera?

Scrissi il mio primo libro per divertimento. Fu dopo l’apparizione dei primi romanzi storici, quando seguì un lungo periodo senza che ne uscissero di nuovi. Dato che quei libri mi erano piaciuti moltissimo, decisi di scriverne uno a mia volta. E poiché questo genere era “nuovo” e gli editori erano impazienti di trovare nuovi manoscritti, accadde che terminai di scrivere il mio romanzo proprio nel momento giusto e venne accettato dal primo editore cui lo sottoposi.
Tuttavia non mi aspettavo che potesse avere tanto successo, e non pensavo davvero che ne avrei scritti altri. Fu solo dopo il mio secondo libro e grazie alle moltissime idee che continuavano a venirmi in mente, che capii che questa poteva essere una carriera duratura.


5 – Even if you have written a great number of books set in many different countries and historical settings, your name is naturally associated to a particular series, the one you dedicated to the notorious Malorys. How did the
Malorys get to life? And why do you think they had and still have such great success among your readers?

The original Malory book, Love Only Once, was my first attempt to actually write humor. Some humor had been in my previous books, but that humor hadn’t really been intentional, had just happened. And to come up with a situation that would lend itself to humor, I chose some loveable uncles for the heroine who could be amusing in their overprotectiveness, and who would bedevil the hero because of it. It worked out so well that after this book came out, I had a flood of requests from my fans to see more of these endearing uncles, and thus the Malory series was born. Why was this series so successful? Because the Malorys are such a loveable bunch, you just don’t want to see the last of them anymore than I do.

Nonostante un considerevole numero di romanzi ambientati in molti paesi e nei più diversi periodi storici, il tuo nome viene regolarmente associato a una serie in particolare, quella che hai dedicato ai celeberrimi Malory. Come è nata questa saga? E perché, secondo te, ha avuto e continua ad avere tanto successo?

Il mio primo libro sui Malory, Quell’unico amore (Love Only Once), fu il mio primo vero tentativo di scrivere in modo umoristico. Nei miei libri precedenti c’era un po’ di comicità, ma non era stata realmente intenzionale, era venuta da sé. E per arrivare ad avere una situazione che generasse del vero umorismo, decisi di dare degli zii adorabili all’eroina, che apparissero divertenti nella loro esagerata protettività e che per questo procurassero all’eroe non pochi tormenti.
Funzionò così bene che, dopo l’uscita di questo libro, fui sommersa di richieste da parte delle mie lettrici: volevano leggere altre storie su questi affettuosi zii, e fu così che nacque la serie Malory. Perché poi questa serie ebbe tanto successo?
Perché i Malory sono una banda di amabili filibustieri così adorabile che non vorreste mai lasciarli, non più di quanto lo voglia io.


6 – A curiosity: which is your favorite Malory? Why?

Gentle Rogue is my favorite because I have a fondness for James Malory and his particular brand of sardonic humor.

Una curiosità: qual è il tuo romanzo Malory preferito? E perché?

Oceano di passione [Gentle Rogue, terzo della serie e di prossima pubblicazione nella collana I Romanzi (NdR)] è il mio preferito, perché ho una passione per James Malory e quel suo particolare, sardonico umorismo.


7 – Your novels’ first editions are still famous among your fans also thanks to their very sensual covers. Do you think these covers helped somehow your books’ success? According to your personal tastes, which are your favourite, the old ones, protraiting the hero and the heroine in steamy embrace, or the more anonymous recent ones?

Well, those steamy covers certainly didn’t hurt. It took me awhile to get used to them, but then they grew on me. I think my favorites were A Gentle Feuding and Tender is the Storm. It’s important to have the cover ‘work’ for the story. I loved the old covers, but as long as there is a step-back for the paperbacks, I’m happy with the new style of covers.

Le prime edizioni dei tuoi romanzi sono tuttora famose tra le tue fan anche grazie alle copertine molto sensuali. Pensi che questo aspetto abbia in qualche modo contribuito al loro successo? Secondo il tuo gusto personale, preferisci le vecchie copertine, che ritraevano l’eroe e l’eroina in un abbraccio “hot”, oppure quelle recenti, più anonime?

Be’, quelle copertine bollenti non hanno fatto di certo male. Mi ci volle un po’ di tempo per abituarmi, ma poi mi ci sono affezionata. Penso che le mie preferite siano quelle di Conflitto d’amore [A Gentle Feuding, “I Romanzi” n. 758 (NdR)] e Tenera è la tempesta [Tender is the Storm, “I Romanzi” n. 770 (NdR)]. È importante avere una copertina che “lavori” per la storia. Mi piacevano molto le vecchie copertine, però, pur considerando le attenuazioni di immagini nelle edizioni tascabili, sono soddisfatta dello stile adottato per quelle nuove.


8 – In so many years of creative career, has your writing evolved since your first books? If yes, in which way? And what, on the contrary, has remained the same? How do you live up the success of so many novels, does it influence in some extent your new projects?

Well, those first few books were in what was termed in the day, ‘bodice rippers’. It was the style of the original Historical Romances, but that style caused a lot of uproar and you didn’t see it much after the end of the 70’s. My own style evolved more into humor rather than adventure.

The success of the Malorys was probably the only real influence I’ve had on new projects. If I write too many books in between a Malory, I get a hankering to revisit them.

Durante tanti anni di attività creativa, trovi che il tuo stile si sia evoluto rispetto ai primi romanzi? Se sì, in che cosa? E in cosa si è invece mantenuto inalterato? Come vivi il successo di tanti romanzi? Pensi che in qualche modo influenzi i tuoi nuovi progetti?

Dunque, i miei primi romanzi rientravano in quello che nel genere veniva definito “strappa corsetti” (bodice rippers), ovvero il romance storico di carattere melodrammatico, con un eroe supervirile (super alfa) che spesso possiede l’eroina a forza. Era lo stile dei primi romance storici, che peraltro suscitò molte polemiche e di simili libri non se ne videro più molti dopo la fine degli Anni ’70. Il mio stile si è evoluto in modo da tendere sempre più verso l’umorismo e meno verso l’avventura.
Il successo dei Malory è stato probabilmente l’unico fattore concreto ad aver influito sui miei nuovi progetti. Se scrivo troppi romanzi tra un Malory e l’altro, sento un ardente bisogno di tornare da loro.


9 – Romance, like any other genre of literature, is always evolving both in style and heroes and heroines’ characters, how do you follow these changes?

I don’t actually follow these changes. I stopped reading for enjoyment myself about fifteen years ago when small print was causing me far too many headaches. As I’ve always done, I write what I would enjoy reading.

Il romance, come qualunque altro genere, è in continua evoluzione sia nel linguaggio sia nel ritratto di eroi ed eroine. Come segui questi cambiamenti?

A dire la verità, non seguo questi cambiamenti. Ho smesso di leggere per diletto personale circa quindici anni fa, perché i caratteri minuscoli mi causavano troppe emicranie. Come ho sempre fatto, scrivo quello che mi piacerebbe leggere.


10 – Do you think romance readers’ expectations are changed since you started your career?
How can an author like you mantain through the years her own style identity and in the same time to fall into line of such changes?

I’m not sure readers’ expectations have changed all that much. If you buy a book, you hope to be entertained by it. You might even like to read it again someday. I know I used to do just that with the books I considered ‘keepers’. If your emotions got stirred up a little, if you laughed or cried, then I’ve done my job and I hope I can continue to do so.

Pensi che le aspettative delle lettrici di romance siano cambiate da quando hai iniziato la tua carriera ? Come fa un’autrice come te a mantenere negli anni la propria identità stilistica e nello stesso tempo adeguarsi a questi cambiamenti?

Non sono sicura che le aspettative delle lettrici siano cambiate così tanto. Se acquisti un libro è perché speri di trarne piacere. E magari di rileggerlo un giorno o l’altro. Io facevo proprio questo con i libri che consideravo dei keepers [gergalmente, da considerarsi “imperdibili” (NdR)]. Se le tue emozioni si sono risvegliate anche solo un pochino, se hai riso o pianto, allora vuol dire che io ho fatto bene il mio lavoro e spero di continuare a farlo in questo modo.


11 – Romance novels’ hero character has been enriched by so many different nuances, but alpha males seem never to stop in fascinating both readers and writers. Do you think today’s alpha hero has changed in comparison to the one of 20-30 years ago?

Yes, he’s changed. He’s still alpha, but he’s no longer afraid to show his tender side.

La figura dell’eroe del romance storico si è arricchita di tante sfumature diverse, ma il maschio alfa continua ad affascinare sia le lettrici sia le scrittrici. Pensi che il maschio alfa di oggi sia cambiato rispetto a quello di venti-trenta anni fa?

Sì, è cambiato. È sempre un eroe alfa ma non ha più paura di mostrare il suo lato più sensibile.


12 – Is there a book, among all those you have written, you are particularly fond of? Why? Did you ever find any difficulty in concluding one ?

My favorite is still Warrior’s Woman because I laughed so much, writing that one. And it’s also the reason why I had trouble finishing the book before it! Once the idea for Warrior’s Woman showed up, and in particular, the wisecracking computer Martha, I kept getting scene after scene in my head that wouldn’t leave me alone long enough to finish the book I was on. That is the only time that’s ever happened to me.

C’è un romanzo, fra tutti quelli che hai scritto, a cui sei particolarmente affezionata? Per quale motivo? Hai mai incontrato difficoltà a portarne a conclusione uno?

Il mio preferito è tuttora L’amante del guerriero (Warrior’s Woman), perché mentre lo scrivevo ho riso veramente tanto. E quella è anche la ragione per cui ebbi dei problemi a terminare il romanzo precedente! Infatti, dal momento in cui mi venne l’idea per L’amante del guerriero, e in particolare quella del computer Martha e delle sue spiritosaggini, non smisi più di pensarci. Continuavo a vedere nella mia testa una scena dopo l’altra, e non mi restava abbastanza tempo per finire il libro che stavo
scrivendo. Quella è stata l’unica occasione in cui mi è capitata una cosa simile.


13 – Which are your tastes as a reader? Do you read romance novels or other genres?

I used to be an avid reader of anything I could get my hands on as a kid, but once Historical Romances came out, I preferred reading just this genre.

Quali sono i tuoi gusti in materia di letture? Leggi romance o altri generi?

Da bambina leggevo avidamente tutto ciò che mi capitava fra le mani, ma dal momento in cui il romance storico ha iniziato a essere pubblicato, ho preferito leggere solo questo genere.


14 - Which are your favourite authors? Do you remember if any of them played an important role in your writer’s career?

I had many favorites when I used to read for my own pleasure, but I think the original two HR ladies, Kathleen E Woodiwiss and Rosemary Rogers influenced most of us early HR authors to try and write as well as they did.

Quali sono i tuoi autori preferiti? Ricordi se alcuni hanno avuto un ruolo fondamentale nella tua formazione come scrittrice?

Quando ancora leggevo regolarmente per il mio piacere personale, avevo molti autori che mi piacevano particolarmente.
Tuttavia, ritengo che siano state soprattutto Kathleen E. Woodiwiss e Rosemary Rogers, le prime signore del romance storico, a influenzare molte di noi scrittrici di quegli anni, spingendoci a fare del nostro meglio per scrivere bene come loro.


15 – If you were asked to recommend one of your book to a reader who has never read anything of yours but wish to start knowing you as an author, which book would it be? Why?

That’s a hard one. Depending on the era of preference, I’d probably recommend Man of my Dreams (1800’s) or When Love Awaits (medieval). Both stand alone and were fun to write. When Love Awaits was actually the first time I put some humor into a medieval.

Se dovessi consigliare un tuo libro a una lettrice che non ha mai letto nulla di tuo ma che desidera conoscerti come scrittrice, quale suggeriresti? Perché?

Questa è una domanda difficile. A seconda del periodo storico preferito della lettrice, probabilmente le consiglierei L’uomo del mio desiderio (Man of My Dreams, ambientato nel 1800) oppure When Love Awaits (ambientato in epoca medievale). Nessuno dei due fa parte di saghe e per me è stato molto divertente scriverli. When Love Awaits, di fatto, è stato il primo romanzo ad ambientazione medievale in cui ho pensato di inserire un po’ di umorismo.


16 - Are you working on a new project right now? Would you like to tell us something about it?

My current project is A Rogue of My Own. This will either be the third book in a small series–-or not. And since that question hasn’t been entirely decided, I’d rather not say too much about it yet. But it is more than half finished and will be released next summer.


In questo momento stai lavorando a un nuovo progetto? Vorresti parlarcene?

Il progetto cui sto lavorando attualmente si intitola A Rogue of My Own. Potrebbe essere il terzo romanzo di una serie breve, ma potrebbe anche non farne parte. E fino a quando non avrò preso una decisione in proposito, preferirei non dare troppe informazioni. Comunque, ho già scritto più di metà libro e sarà pubblicato la prossima estate.


17 – Anything else you would like to tell to your Italian readers?

Many thanks for inviting me into your lives in the form of my books and enjoying my odd sense of humor.

C’è qualcosa d’altro che vorresti dire alle lettrici italiane?

Grazie mille per avermi invitato nelle vostre vite nella forma dei miei libri, e per aver apprezzato il mio bizzarro senso dell’umorismo.

 

EXCERPT  /  ESTRATTO

da "Quell'Unico Amore"

Londra 1817

Le dita della mano sulla bottiglia del brandy erano lunghe e delicate. Selena Eddington era orgogliosa delle proprie mani. Le mostrava a ogni occasione, come stava facendo in quel momento. Decise di porgere la bottiglia a Nicholas invece di prendere il suo bicchiere e versarsi il liquore. Così, solo per farsi guardare da lui che se ne stava comodamente adagiato su di un elegante sofà blu. La luce del focolare acceso alle spalle di Selena faceva risaltare in modo molto provocante la sua figura, che si intravvedeva attraverso il tessuto leggero di mussola del vestito da sera. Persino un libertino di lungo corso come Nicholas Eden riusciva ancora ad apprezzare un bel corpo.
Un grosso rubino le brillava alla mano sinistra. Era il suo anello di nozze. Lo portava ancora con un certo orgoglio, sebbene fosse vedova da due anni. Aveva altri rubini al collo, che forse non aggiungevano nulla alla bellezza del suo décolleté messo in risalto dalla profonda scollatura dell’abito in stile impero, lungo fino alle caviglie.
Era un abito scuro, color magenta, che si intonava perfettamente sia ai rubini sia a Selena.
— Mi stai ascoltando, Nicky?
Nicholas aveva un’aria assorta che la irritava e che lei aveva notato altre volte nell’ultimo periodo. Di sicuro non aveva sentito una parola di ciò che lei gli aveva detto, immerso com’era in pensieri che certo non la includevano.
Non l’aveva nemmeno guardata quando gli aveva versato il brandy.
— Onestamente, Nicky, non mi sento affatto lusingata dal tuo atteggiamento distratto, soprattutto, considerato che ci troviamo in una stanza da soli. — Gli si risistemò davanti fino a che lui, finalmente, sollevò lo sguardo verso di lei.
— Cosa succede, mia cara?
Gli occhi color nocciola di Selena lampeggiarono. Avrebbe volentieri sbattuto i piedi per terra, ma non voleva fargli capire fino a che punto fosse irritata.
Come la provocava, quanto era indifferente e... impossibile! Se solo non fosse stato un così buon partito!
Stando attenta al proprio comportamento, con voce calma, disse: — Il ballo, Nicky. Continuo a parlartene, ma tu non mi presti alcuna attenzione. Se preferisci posso cambiare argomento, però mi devi promettere che domani sera mi verrai a prendere in orario.
— Quale ballo?
Selena rimase senza fiato, sinceramente sorpresa. Lui non stava fingendo, non era un atteggiamento da snob. Quell’uomo non sapeva davvero di cosa lei stesse parlando.
— Non provocarmi, Nicky. Il ballo degli Shepford. Sai con quanta trepidazione lo sto aspettando.
— Ah, sì — fece lui secco. — Il ballo che farà sfigurare tutti gli altri, e siamo solo all’inizio della Stagione.
Selena finse di non essersi accorta del suo tono. — Sai anche quanto io abbia atteso un invito ai ricevimenti della duchessa di Shepford. Questo dovrebbe essere il più fastoso tra quelli degli ultimi anni. Ci saranno tutte le persone che contano.
— E allora?
Selena cercò di calmarsi. — E allora morirò, se arriverò anche solo leggermente in ritardo.
Le labbra di lui si piegarono in un sorrisetto ironico che le era ormai familiare. — Muori un po’ troppo spesso, mia cara. Non dovresti prendere la vita mondana così seriamente.
— Dovrei essere come te?
Si sarebbe subito rimangiata quelle parole, se solo avesse potuto. Era sul punto di perdere il controllo e sarebbe stato un disastro. Sapeva quanto lui deplorasse ogni eccesso d’ira da parte di chiunque, anche se poi era lui stesso il primo a adirarsi, e quando accadeva diventava piuttosto sgradevole.
Nicholas scrollò le spalle. — Chiamami pure eccentrico, cara, ma sono uno dei pochi a cui non importa proprio un accidente di niente e di nessuno.
Quant’era vero. Lui non si curava di nessuno e arrivava a insultare chiunque. Stringeva anche amicizia molto liberamente, persino con individui che di solito venivano snobbati in società. Inoltre non era mai compiacente con nessuno. Era davvero arrogante, proprio come la gente lo descriveva. Ma quando voleva, poteva anche essere incredibilmente affascinante.
Selena riuscì comunque a tenere i nervi saldi. — A ogni modo, Nicky, mi avevi promesso di accompagnarmi al ballo degli Shepford.
— Davvero? — biascicò.
— Sì, l’hai fatto — riuscì a rispondere tranquilla. — E ora mi prometterai che non verrai in ritardo, vero?
Lui scrollò nuovamente le spalle. — Come posso prometterti una cosa del genere, mia cara? Non posso prevedere il futuro. Chi può sapere che domani non succeda qualcosa che mi faccia arrivare in ritardo?
Per poco Selena non urlò. Niente avrebbe potuto farlo ritardare se non la sua perfida indifferenza, entrambi lo sapevano. La situazione non era più tollerabile.
Perciò Selena prese una rapida decisione e con noncuranza disse: — Molto bene, Nicky. Poiché il ballo è davvero importante per me e non posso dipendere da te, mi troverò un altro accompagnatore e manterrò la speranza che tu, alla fine, voglia presentarti alla festa.
Nicholas, a quel punto, decise che avrebbe assecondato il suo gioco.
— Con così poco preavviso? — chiese.
— Dubiti che ci riesca? — lo sfidò Selena.
Lui sorrise e la guardò intenzionalmente con deciso apprezzamento. — No, in realtà non ho alcun dubbio. Credo infatti che tu non avrai nessun problema a rimpiazzarmi.
Selena gli diede le spalle prima che lui potesse notare quanto quelle parole l’avevano colpita. Si trattava forse di un avvertimento? Oh, quanto era sicuro di se stesso. Gli sarebbe servito di lezione se si fosse decisa a rompere la loro relazione. Nessuna delle sue amanti lo aveva mai fatto. Era sempre stato lui a chiudere una storia. Aveva sempre deciso lui. Come avrebbe reagito se invece fosse stata lei a liberarsene? Lo avrebbe fatto infuriare?
Quella scelta meritava una seria considerazione.
Nicholas Eden si sistemò ancora più comodamente sul sofà. Osservò Selena mentre prendeva il suo bicchiere di brandy e si adagiava sul grosso tappeto di pelliccia di fronte al fuoco, volgendogli le spalle. Fece una smorfia, sardonico. Com’era invitante quella posa, e lei questo lo sapeva. Selena sapeva sempre, con precisione, ciò che faceva.
Si trovavano nella residenza cittadina della sua amica Marie. Dopo aver goduto di una cena raffinata con lei e il suo amante del momento, avevano giocato a whist per un’ora circa e si erano infine appartati in quell’intimo salottino. Marie e il suo ardente gentiluomo si erano a loro volta ritirati in una stanza al piano superiore, lasciandoli soli. Quante altre notti avevano passato in quel modo? L’unica costante di quegli incontri era che la contessa aveva un amante nuovo ogni volta. Quando suo marito, il conte, era fuori città, le piaceva vivere pericolosamente.
A ogni modo, c’era qualcosa di diverso quella notte. L’atmosfera nella stanza era romantica come al solito, il fuoco acceso, una lampada che emanava una luce soffusa in un angolo, del buon brandy, i domestici discretamente ritirati nelle loro stanze, Selena seduttiva come sempre... Ma quella sera Nicholas era annoiato. Semplice: non aveva alcun desiderio di raggiungere Selena su quel tappeto. Da qualche tempo sapeva che stava perdendo interesse per lei.
Il fatto che non avesse particolarmente voglia di fare l’amore con lei confermava la sua sensazione di dover chiudere la loro relazione. La loro liaison era durata più a lungo delle sue precedenti: quasi tre mesi. Forse era quella la ragione per la quale ora si sentiva pronto a troncare, nonostante non avesse trovato nessuna che potesse prendere il suo posto. In quel momento non era interessato a corteggiare nessun’altra. Selena, con la sua bellezza, offuscava ogni altra signora di sua conoscenza, a eccezione di quelle poche originali, innamorate dei propri mariti e perciò poco disponibili a subire il suo fascino.
Oh, ma il suo territorio di caccia non si limitava alle signore sposate stanche dei loro consorti, no davvero. Nicholas non aveva scrupoli nemmeno nei confronti delle dolci, innocenti fanciulle che partecipavano per la prima o la seconda volta alle feste del bel mondo.
Se quelle tenere e giovani donne erano pronte a soccombere, allora non erano al sicuro con Nicholas Eden. Nel caso in cui non vedessero l’ora di essere sedotte, lui le avrebbe accontentate frequentandole fino a quando la notizia del fattaccio non fosse giunta alle orecchie dei genitori delle poverine. Quelli erano i suoi intrecci amorosi più brevi, certo, ma anche i più stimolanti.
Durante la sua scatenata gioventù si era goduto tre vergini. Una, la figlia di un duca, era stata fatta sposare in tutta fretta a un cugino di secondo grado o a qualche altro fortunato gentiluomo. Le altre due, allo stesso modo, erano state fatte sposare prima che lo scandalo potesse scoppiare del tutto. La cosa non aveva impedito ai pettegoli di parlarne per giorni. Ma senza una sfida lanciata direttamente dalle famiglie infuriate, quegli episodi erano rimasti solo pettegolezzi e niente di più. La verità era che i padri in questione avevano avuto paura di sfidarlo a duello, perché lui, a quell’epoca, aveva già vinto in duello contro due mariti inferociti.
Nicholas non era orgoglioso di aver deflorato tre innocenti, né di aver ferito due uomini il cui unico errore era stato quello di avere mogli promiscue. Al contempo non si sentiva affatto in colpa. Se quelle debuttanti erano state tanto sprovvedute da darsi a lui senza una promessa di matrimonio, be’, peggio per loro. E le mogli di quei nobili gentiluomini sapevano esattamente ciò che facevano.
Di Nicholas si diceva che non si curasse molto di chi veniva ferito in questa ricerca del piacere. Forse era vero, forse no. Nessuno conosceva Nicholas abbastanza da poterlo affermare con sicurezza. Lui stesso non sapeva bene perché si comportasse in quel modo.
In ogni caso pagava il peso della sua reputazione. I padri che avevano dei titoli nobiliari superiori al suo non lo prendevano minimamente in considerazione per le loro figlie. Solo chi era molto coraggioso e alla ricerca di un marito ricco valutava il nome di Nicholas.
Del resto lui non voleva una moglie. Da tempo sentiva di non avere il diritto di proporsi a una giovane donna di un certo nome e lignaggio. Pensava che non si sarebbe mai sposato. Ma nessuno sapeva per quale motivo il visconte di Montieth fosse rassegnato a una vita da scapolo, perciò molte signore ancora speranzose cercavano di farlo capitolare.
Lady Selena Eddington era una di quelle. Si premurava di non darlo a vedere, ma lui sapeva quando una donna puntava al suo titolo. Sposata per la prima volta a un barone, ora voleva qualcosa di più. Era eccezionalmente bella, con capelli corti, neri e ricci che le incorniciavano l’ovale perfetto del viso, come dettava la moda del tempo. La sua pelle ambrata faceva risaltare gli occhi espressivi color nocciola. Ventiquattro anni, divertente, seducente, era una donna amabile. Non era certo colpa sua se il desiderio di Nicholas verso di lei si era raffreddato. Nessuna donna era mai riuscita a farlo bruciare d’ardore a lungo, così s’aspettava che anche quell’avventura svanisse. Accadeva sempre. Lo sorprendeva la propria risolutezza a chiudere prima di aver intravisto una nuova conquista. Quella decisione l’avrebbe costretto a frequentare il bel mondo per un po’, almeno fino a quando qualche altra donna non avesse catturato la sua attenzione, e Nicholas detestava doverlo fare.
Forse, invece, il ballo dell’indomani sarebbe stato proprio quello di cui aveva bisogno. Ci sarebbero state dozzine di nuove giovani donne, poiché la Stagione era appena iniziata.
Nicholas sospirò. A ventisette anni, di cui gli ultimi sette all’insegna della lussuria, aveva perso gusto per le giovani fanciulle innocenti.
Decise, perciò, che non avrebbe chiuso con Selena quella notte, perché lei era già offesa con lui e lo avrebbe investito con tutta la rabbia di cui sospettava fosse capace. Doveva evitarlo. Non sopportava le scenate, perché lui stesso aveva una natura fin troppo passionale. Nessuna donna resisteva impassibile di fronte alla sua ira. Si scioglievano tutte in lacrime e ciò era deplorabile. No, glielo avrebbe detto l’indomani, al ballo. Lei non avrebbe osato protestare in pubblico.
Selena, intanto, mentre teneva il bicchiere di cristallo con il brandy in alto davanti a sé verso la luce del focolare, si stupiva di come quel liquido color ambra fosse della stessa esatta tonalità di colore degli occhi di Nicholas quando era di un determinato umore. I suoi occhi erano stati di quel colore dorato come il miele quando aveva cominciato a corteggiarla, ma lo erano anche quando era annoiato o compiaciuto per qualcosa. Quando invece era calmo o indifferente perché niente di particolare lo animava, i suoi occhi erano di un colore diverso, più marrone-rossiccio, quasi come il rame appena lucidato. Erano inquietanti. Quello sguardo era reso ancor più intenso dalla pelle scura e da ciglia straordinariamente lunghe. Il suo colorito già naturalmente olivastro, era aumentato dall’abbronzatura per l’esposizione al sole. Ciò che gli evitava di apparire sinistro era il castano dei suoi capelli ondulati, con ciocche più chiare, dorate, spettinato ad arte, così come dettava la moda.
Era assolutamente insopportabile che fosse così bello da far battere il cuore, a prima vista, a qualunque ragazza. Lei ne era stata testimone molte volte. Le giovani donne diventavano delle sciocche tutte risolini in sua presenza. Quelle più mature, invece, gli lanciavano, attraverso sguardi impudenti, chiari inviti. Nessuna sorpresa, dunque, che lui fosse così difficile da trattare. Le donne avevano iniziato a gettarsi ai suoi piedi fin da quando era ancora giovane. E non era solo il suo bel viso a mandarle in estasi.
Se solo fosse stato almeno basso o grassoccio, pensò Selena, il suo fascino non sarebbe stato così totale e devastante. Invece no, la moda corrente dei pantaloni aderenti come una seconda pelle e delle giacche corte in vita sembrava fatta apposta per lui. Il suo corpo era superbo: muscoloso ma anche snello, alto ma aggraziato, il corpo di un atleta.
Se solo non fosse stato com’era. Allora il cuore di Selena non avrebbe sussultato ogni volta che lui la guardava con quegli occhi.
Era determinata a condurlo all’altare, non solo perché era l’uomo più bello che avesse mai visto, ma anche perché era il quarto visconte Eden di Montieth con un patrimonio pari al suo titolo.
Era fatto per essere accalappiato e lui ne era ben arrogantemente consapevole.
Come avrebbe potuto convincerlo a chiederla in sposa? Doveva pur esserci un modo, poiché ormai era dolorosamente ovvio che lui stesse perdendo interesse per lei.
Cosa avrebbe potuto fare lei per riaccendere la fiamma della passione? Cavalcare nuda per Hyde Park? Partecipare a quei Black Sabbath che si sussurrava fossero solo scuse per delle orge? Comportarsi in maniera ancor più scandalosa di quanto facesse lui? Avrebbe potuto irrompere da Whites o da Brooks. Ecco cosa lo avrebbe potuto lasciare stupefatto. Nessuna donna, in nessuna circostanza, era ammessa in quei circoli maschili. O forse avrebbe potuto iniziare a ignorarlo. O persino... Santi numi, certo, si sarebbe potuta disfare di lui per un altro uomo. Ne sarebbe morto! Non avrebbe accettato un simile colpo alla sua vanità. Avrebbe scatenato la sua ira e la sua gelosia e così, finalmente, si sarebbe affrettato a chiederle di sposarlo!
Selena si sentiva eccitata pensando a quella prospettiva. Avrebbe funzionato. Doveva funzionare. A ogni modo non aveva altra scelta se non quella di provare. Se non avesse funzionato, non avrebbe perso nulla, visto che lui si stava già allontanando.
Si volse per guardarlo e lo trovò disteso sul sofà, stivali compresi, e le mani dietro la testa. Addormentato!
Ottimo! Non ricordava di essere mai stata così insultata. Nemmeno quello che era stato suo marito per due anni si era mai addormentato in sua presenza. Sì, era proprio necessario adottare misure per quella situazione disperata.
— Nicholas? — disse il suo nome come in un sussurro e lui le rispose subito. Almeno non era profondamente addormentato. — Nicholas, ho riflettuto a lungo sulla nostra relazione.
— Ah, davvero, Selena?
Ebbe un attimo di esitazione nell’udire il tono annoiato della sua voce.
— Sì — continuò coraggiosa. — E sono giunta a una conclusione. A causa dello scarso... affetto che manifesti nei miei confronti... credo che sarei più apprezzata da qualcun altro.
— Su questo non v’è dubbio.
Si accigliò. Lui la stava prendendo tremendamente bene.
— Dunque, ho avuto diverse proposte ultimamente e ho deciso — fece una pausa prima di lasciarsi andare a una bugia, poi chiuse gli occhi e sbottò: — ho deciso di accettarne una.
Aspettò diversi istanti prima di riaprire gli occhi. Nicholas non si era mosso di un centimetro e ci volle un minuto intero perché finalmente lo facesse. Si sedette lentamente e la fissò. Lei trattenne il respiro. La sua espressione era imperscrutabile.
Prese il suo bicchiere ormai vuoto dal tavolo e lo porse a lei. — Potresti versarmene ancora, mia cara?
— Sì, certo. — Scattò alla sua richiesta senza nemmeno pensare a quanto fosse autocratico da parte sua aspettarsi che lei attendesse i suoi comodi.
— Chi è il fortunato?
Selena iniziò a versare facendo cadere del brandy sul tavolo. La sua voce era un po’ dura o forse era solo la sua immaginazione?
— Lui vorrebbe che la nostra storia rimanesse privata, perciò capirai se non te lo dico.
— È sposato?
Nervosamente lei gli porse il bicchiere colmo. — No. Infatti ho buone ragioni di credere che verranno grandi cose da questa relazione. Come ho detto, vuole semplicemente un po’ di discrezione, per ora.
Capì subito di aver preso la strada sbagliata. Anche lei e Nicholas erano stati attenti, non avevano mai fatto l’amore nella sua casa per via della servitù, sebbene lui fosse andato più volte a prenderla, e non avevano mai usato la casa di lui a Park Lane. Ciononostante tutti sapevano che lei era la sua amante. Ma bastava essere viste per tre volte consecutivamente al fianco di Nicholas Eden perché lo si dicesse.
— Non chiedermi di tradire la sua fiducia, Nicky — disse con un sorriso affettato. — Saprai presto di chi si tratta.
— E allora, di grazia, perché non dirmelo ora?
Sapeva che lei stava mentendo? Sì, lo sapeva. Il suo comportamento ne era la prova. E, del resto, chi diavolo avrebbe potuto prendere il posto di Nicholas? Tutti gli uomini di sua conoscenza le erano stati alla larga da quando lui era diventato il suo accompagnatore.
— Stai diventando sgradevole, Nicholas. — Selena partì all’attacco. — Chi sia non può interessarti tanto, visto che, sebbene mi spiaccia ammetterlo, ho riscontrato molto meno ardore da parte tua nei miei confronti ultimamente. Cos’altro dovrei pensare se non che non mi vuoi più?
Quella era l’occasione giusta per lui per negare tutto. Non la colse.
— Cos’è tutta questa storia? — disse invece con tono seccato. — Si tratta di quel maledetto ballo? Non è vero?
— Certo che no — replicò lei indignata.
— Ah no? — la sfidò. — Pensi di potermi forzare ad accompagnarti domani sera raccontandomi questa storiella? Non funziona, mia cara.
Il suo ego colossale l’avrebbe certamente seppellita. Che presunzione! Non riusciva proprio a concepire che lei potesse preferire qualcun altro a lui.
Nicholas fece una smorfia di sorpresa e Selena si accorse di aver espresso i suoi pensieri ad alta voce. Se ne stupì, ma poi rimase ferma nel suo proponimento.
— Bene, è proprio così — disse con sicurezza, allontanandosi da lui, diretta al camino.
Camminò avanti e indietro, nervosamente, di fronte al fuoco. La legna bruciava quasi quanto la sua rabbia. Lui non meritava di essere amato.
— Mi spiace, Nicky — disse dopo un po’, senza osare guardarlo. — Non voglio che la nostra relazione finisca in questo brutto modo. Tu sei davvero stato meraviglioso, quasi sempre. Oh, caro — sospirò. — Sei tu l’esperto in queste cose. È così che si fa?
Nicholas per poco non rise. — Non male per una principiante, mia cara.
— Bene — disse lei con tono meno drammatico e s’arrischiò a rivolgergli lo sguardo. Aveva ancora una smorfia irriverente sul viso. Dannazione, ancora non credeva alla sua storia.
— Dubitate pure allora, lord Montieth, lo dirà il tempo, non è vero? Solo, non siate troppo sorpreso quando mi vedrete con il mio nuovo cavaliere.
Si diresse nuovamente verso il fuoco e, quando si voltò lui se ne era andato.

 

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Il contenuto di questo post è protetto da copyright ed è stato tradotto e pubblicato con l'espressa autorizzazione di Johanna Lindsey e di Arnoldo Mondadori Editore. 
 

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mercoledì, 18 febbraio 2009 ¦ Permalink
categoria : historical, authors, treasure box, anne gracie

ANNE GRACIE  :  L'AMORE COME UN'AVVENTURA

ANNE GRACIE  :  LOVE AS AN ADVENTURE

 

Anne Gracie was born in Australia but grew up in many places, including Scotland, Malaysia and Greece. She first saw Italy as a little girl and has loved the country ever since, returning a number of times, never for long enough. Anne’s books have won prizes in Australia and the USA and have been translated into many languages. Anne has worked as a teacher for much of her adult life, and still teaches adults how to read. She also keeps bees. More information at www.annegracie.com
She has recently joined to blog with the Word Wenches:
http://wordwenches.typepad.com/

Anne Gracie will answer to all your questions and will give away an signed italian copy of Irresistibile Libertino to one lucky reader among those who will partecipate. So don't forget to sign your comment with your name or nick.
 

Anne Gracie è nata in Australia ma è cresciuta in paesi diversi, come Scozia, Malesia e Grecia. Ha visitato per la prima volta l’Italia quando era bambina e da allora non ha smesso di amarla, tornandovi varie volte ma mai abbastanza a lungo. I suoi romanzi hanno vinto premi in Australia e Stati Uniti e sono stati tradotti in molte lingue. Anne ha anche lavorato a lungo come insegnante, e ancora adesso insegna a leggere agli adulti, oltre a dedicarsi all’allevamento delle api. Ha approntato un sito web con moltissime informazioni sui suoi libri ( www.annegracie.com ) e recentemente ha iniziato a partecipare al blog Word Wenches ( http://wordwenches.typepad.com/ )

Anne Gracie risponderà a tutte le vostre domande e darà in regalo una copia autografata di Irresistibile Libertino a una fortunata lettrice sorteggiata tra tutte coloro che interverranno. Quindi non dimenticate di firmarvi, con un nome o uno pseudonimo, per farvi riconoscere!

 

INTERVISTA - INTERVIEW

1- First of all thank you Anne for accepting to be interviewed, it's a pleasure for us to have the opportunity to know you a bit more. Do you often hear from your readers who live outside Australia?

Thanks Anna -- it's truly my pleasure.
I get emails from readers in all parts of the world. It's always lovely to hear from readers in different corners of the world. The internet has made the world so much smaller.

1- Per prima cosa grazie, Anne, per aver accettato di essere intervistata. È un vero piacere per noi avere l’opportunità di conoscerti un po’ di più. Hai spesso contatti con le tue lettrici non australiane?

Grazie, il piacere è sicuramente mio.
Ricevo email da lettrici di ogni parte del mondo ed è sempre bello. Internet ha reso il mondo molto più piccolo.


2- From what your biography says, your life has been and still is full of experiences, you have been travelling and living in many different countries, but even if you often moved and changed school, your passion for reading and storytelling has always been a constant for you. How did you discover the romance's world? What struck you about this genre, and when did you understand your career would have been being a romance author?

I came to romance novels late in life. As a young girl I read and loved Georgette Heyer, Mary Stewart and others, but I didn't understand there was such a thing as genre romance. It wasn't until I'd spent a year backpacking around the world that I came back with a burning desire to earn my living as a writer and continue travelling. When I discovered that there were publishers publishing Regency-era romances in the tradition of Georgette Heyer, it seemed obvious that I should write the kind of books I loved reading.


2- Da quanto possiamo dedurre dalla tua biografia, la tua vita è stata e continua a essere traboccante di esperienze: hai viaggiato molto e vissuto in paesi diversi, ma nonostante cambiassi casa e scuola di frequente, la tua passione per la lettura e per raccontare storie è rimasta una costante. Come hai scoperto il mondo del romance? Cosa ti ha colpito in particolare di questo genere, e quando hai capito che ne avresti scritto?

Al romance sono approdata tardi. Da ragazza leggevo e amavo Georgette Heyer, Mary Stewart e altre autrici, ma non sapevo nemmeno che esistesse il genere romance. È stato solo dopo aver passato un anno a viaggiare per il mondo con lo zaino in spalla che sono tornata a casa con un fortissimo desiderio di guadagnarmi da vivere come scrittrice e continuare a viaggiare. Quando ho scoperto che c’erano case editrici che pubblicavano romance ambientati nell’epoca Regency nella tradizione di Georgette Heyer, mi è sembrato ovvio che avrei dovuto scrivere proprio il tipo di libri che mi piaceva leggere.


3- You started your career as an author of traditional regencies, which received several awards and many rave reviews, but at one point you abandoned this genre and started to write historical romance, why ? What does historical romance offer to you that traditional regency cannot?

To be honest, I've never understood the difference between traditional regencies and historical romances set in the regency, and I've never consciously tried to write one or the other. The reason I originally sold to Mills and Boon was because when I queried US publishers I called my manuscript a regency romance when I should have called it a historical romance. The American publishers I'd written to said they didn't publish Regencies, so in the end I cut 40,000 words from it and sold it to Mills and Boon. With every book I wrote for M&B I had to cut a lot of words, so when I finished The Perfect Rake and was faced with having to cut 30,000 words--again!-- I realized I had to do something different. The book wasn't contracted to Mills and Boon so I gave it to a US agent, who sold it to Berkley Books. With both publishers I've had excellent editors and a lot of freedom to write what I wanted, so really the only difference for me has been the word length.


3- Hai debuttato nello storico con alcuni regency tradizionali, che hanno avuto peraltro molti riconoscimenti dal pubblico e dalla critica, ma a un certo punto hai abbandonato questo genere per passare al romance storico, come mai? Cosa ti offre di più il romance storico, rispetto al regency tradizionale?

Per la verità, non ho mai capito la differenza tra regency tradizionali e romance storici ambientati in epoca Regency, e non ho mai cercato consapevolmente di scrivere l’uno o l’altro. La ragione iniziale per cui ho venduto i miei romanzi alla Mills and Boon sta nel fatto che nell’inviare la mia richiesta agli editori americani avevo definito il mio manoscritto “romance regency”, quando invece avrei dovuto chiamarlo “romance storico”. Gli editori americani cui avevo scritto risposero che non pubblicavano regency, così alla fine tagliai 40.000 parole dal manoscritto e lo vendetti alla Mills and Boon. Per ogni libro che scrissi per loro dovetti tagliare moltissimo, così quando finii Irresistibile libertino [The Perfect Rake, “I Romanzi” n. 811, primo episodio della quadrilogia che si conclude con il presente romanzo (NdR)] e mi ritrovai a dover tagliare 30.000 parole – di nuovo! – capii che dovevo fare qualcosa di diverso. Il libro non aveva un contratto con la Mills and Boon, perciò lo diedi a un agente americano che lo vendette alla Berkley Books. Con entrambe le case editrici ho avuto degli eccellenti editor e libertà di scrivere quello che volevo, così per me la sola differenza si è rivelata nella quantità di parole che potevo scrivere.


4- Traditional regencies' production seems to have diminished during the past years, authors writing this genre of novels are fewer and fewer, and they are published mainly by smaller publishers or in ebooks, more and more for a niche market. Like you, authors debuting in traditional regency sooner or later change into writing historicals. Which is your opinion about this tendency?

I think one reason the traditional regency market has dried up in the USA was that the subgenre became saturated with stories all trying to do similar things, and it became a bit stale. In the meantime, writers in the historical genre in the same period were able to tackle bigger stories with much greater variation, which made them more interesting. As the traditional sales decreased, authors' income dropped, so many moved into historical romance or other genres (eg crime), where there were fewer restrictions and a more lucrative return on their efforts.


4- Negli ultimi anni la produzione di regency tradizionale è drasticamente diminuita. Sono sempre meno le autrici che si dedicano a questo genere, pubblicato perlopiù da piccoli editori o in ebook, e rivolto sempre di più a un mercato di nicchia. Come è successo a te, le autrici che esordiscono nel regency tradizionale passano prima o poi al romance storico. Cosa ne pensi di questa tendenza?

Penso che una delle ragioni per cui negli Stati Uniti il mercato del regency si è esaurito sia che il genere si è saturato di
storie tutte molto simili tra loro, ed è diventato un po’ stantio. Nel frattempo, le scrittrici di romanzi storici ambientati nello dello stesso periodo hanno potuto affrontare storie più complesse, con molte più variazioni, che le hanno rese più interessanti. Poiché le vendite del regency tradizionale diminuivano, diminuì anche il numero delle autrici che vi si dedicavano, così molte di esse si sono spostate al romance storico e ad altri generi (per esempio il poliziesco), dove c’erano meno restrizioni e si aveva un ritorno economico molto più vantaggioso per i propri sforzi.


5- Do you think of going back to traditional regency sometimes in the future?

No, I won't go back. As I said, I have a lot of freedom with my publishers, and I write the stories I want to write, which makes me very happy.


5- Pensi di tornare a scrivere regency tradizionali in futuro?

No, non tornerò indietro. Come ho detto, con i miei editori ho molta libertà e scrivo le storie che voglio scrivere, il che mi rende molto felice.


6- This interview will appear in The Perfect Kiss, the last novel in the Merridew Sisters series. How did you get the idea for this series? Did you conceive it as a series since the very beginning, or it gradually evolved with your writing?

The Perfect Rake was a book on its own. I originally wrote it for Mills and Boon, who weren't interested in a series. When my Berkley editor bought it, she asked me, "Which sister is next?" That took me by surprise, because I hadn't even thought about a series. But I gave it a bit of thought and decided, yes, I can do this, so we planned a trilogy. I had a lot of fun with it, too. In the end the trilogy became four books because so many readers had written to ask for Grace's story.


6- Questa intervista verrà inclusa nell’ultimo romanzo della serie dedicata alle sorelle Merridew, Il Bacio Perfetto (The Perfect Kiss). Come è nata l’idea di questa serie? È stata concepita come tale fin dall’inizio, o si è evoluta via via che scrivevi?

Irresistibile libertino è nato come libro singolo. Inizialmente lo scrissi per la Mills and Boon, che non era interessata a una serie. Quando il mio editor alla Berkley lo comprò, mi chiese: “Qual è la prossima sorella?”. Mi prese di sorpresa, perché non avevo pensato a una serie. Tuttavia ci riflettei un poco e decisi che sì, potevo farlo, così progettai una trilogia. E mi sono anche divertita molto a scriverla. Alla fine, la trilogia si trasformò in quattro libri perché moltissime lettrici mi chiesero di aggiungere anche la storia di Grace.


7- In the Merridew Sisters series' first novel, The Perfect Rake, you give Charity, the most beautiful of Prudence's - the heroine - sisters, a role which is a bit outshined. Have you ever thought about devoting her too little importance and space, compared with the other sisters' stories? Why doesn't she have a book of her own?

It's because that book wasn't written as the first of a series. Charity needed to be married in The Perfect Rake in order to free all the sisters from their terrible grandfather's control -- one of them had to be married. So poor Charity didn't get her own separate story. Still, she did get a very happy ending. ; )

7- Nel primo romanzo, Irresistibile Libertino, dedichi alla più bella tra le sorelle della protagonista Prudence, cioè Charity, un ruolo che rimane un po’ in secondo piano. Hai mai pensato di averle dato troppo poco spazio rispetto alle altre sorelle? Perché non hai dedicato un libro anche a lei?

È perché non scrissi quel libro come primo di una serie. Una delle sorelle doveva sposarsi in modo da affrancare le altre dal controllo del terribile nonno, e in Irresistibile libertino Charity lo ha fatto. Così la poveretta non ha avuto una sua storia separata. Comunque, ha avuto un bel lieto fine. ;–)


8- While reading your novels, it seems you like
to having a love story between secondary characters which goes in parallel with the main characters' one. Why this choice ?

I enjoy the secondary romances. With them, I can play with more unusual stories, and characters. Sometimes the secondary romance adds another dimension to the main romance, or highlights some aspect of it, so it has a deeper purpose. In books such as The Perfect Waltz and The Perfect Kiss the secondary romance is integral to the satisfactory resolution of the story. But I must admit I have a tendency to want to make everyone happy, so finding a match for some characters is purely for fun.


8- Leggendo i tuoi romanzi si nota una tendenza ad aggiungere alla storia d’amore dei protagonisti una storia d’amore parallela tra personaggi secondari. Come mai questa scelta?

Mi piacciono le storie d’amore secondarie. Ti permettono di giocare con situazioni e personaggi più originali. A volte la storia d’amore secondaria conferisce un’altra dimensione a quella principale, o ne evidenzia alcuni aspetti, e per questo ha un obiettivo più profondo. In libri come, per esempio, L’adorabile tenebroso [The Perfect Waltz, “I Romanzi” n. 829, secondo episodio della quadrilogia delle sorelle Merridew (NdR)] e Il bacio perfetto, la storia secondaria è una componente necessaria a una soddisfacente fine della storia. Tuttavia devo ammettere che ho la tendenza a voler fare tutti felici, cosicché trovare un compagno per alcuni personaggi, è per me puro divertimento.


9- Which one, among this series' books, The Perfect Rake, The Perfect Waltz, The Perfect Stranger, The Perfect Kiss, is your favourite? Why?

This is such a hard question. It's like asking which child is your favorite. I like each of them for different reasons and in different ways. I love Gideon's cheeky bad-boy ways, I find Sebastian's grim determination and the way he learns to dance totally endearing. I love the way Nicholas Blacklock tries to hold Faith at arm's length for the sake of honour, and I love naughty Dominic with his lost, yellow wolf eyes. They're each very different and lovable in their own way.


9- Tra i libri che compongono questa serie, cioè Irresistibile libertino, L’adorabile tenebroso, Adorabile sconosciuto [The Perfect Stranger, “I Romanzi” n. 841 (NdR)] e Il bacio perfetto, qual è quello che preferisci? Per quale ragione?

Questa è una domanda molto difficile. È come chiedere quale fra i tuoi figli è il tuo preferito. Ognuno di loro mi piace in modo diverso e per differenti ragioni. Mi piacciono i modi sfacciati da cattivo ragazzo di Gideon, e trovo molto dolce la risoluta determinazione di Sebastian e come impara a danzare. Mi piace il modo in cui Nicholas Black lock tenta di tenere Faith a distanza per questione d’onore, e mi piace quel briccone di Dominic con i suoi sperduti occhi gialli da lupo. Ciascun romanzo è particolare e a modo suo adorabile.


10- You say you are fascinated by dark and dangerous heroes, do you think you have succeeded in perfectly creating your favourite hero ? Among your novels' male characters, which one represents him at his best?

I do like dark and dangerous heroes, but I cannot create a hero to order. I tried to make Gideon in The Perfect Rake dark and dangerous, but he strolled onto the page being funny and charming and naughty -- and I loved him and he's one of my most popular heroes. Harry Morant in His Captive Lady is the opposite in some ways -- he's a man of few words, serious and intense, and he makes no pretty speeches, but he gives his heart completely and will do anything for his lady and he's been a huge hit with readers.


10- Affermi di essere affascinata dagli eroi tenebrosi e pericolosi: pensi di essere riuscita a ricreare la figura del tuo eroe perfetto? Tra gli eroi dei tuoi romanzi, qual è quello che meglio lo ritrae?

Mi piacciono gli eroi tenebrosi e pericolosi, ma non riesco a creare un eroe a comando. In Irresistibile libertino ho cercato di rendere Gideon oscuro e pericoloso, ma se ne andava a zonzo per il libro facendo lo spiritoso e comportandosi da affascinante briccone – e l’ho adorato, è uno dei miei eroi più popolari. Harry Morant in His Captive Lady è per certi versi l’esatto contrario, è un uomo di poche parole, serio e profondo, e non fa discorsi graziosi. Però dà il suo cuore in modo totale e farebbe qualsiasi cosa per la sua donna, e ha riscosso un enorme successo tra le lettrici.


11- Passion or tenderness. Which is the key for a reader's heart? Many colleagues of yours think it's passion, you seem more oriented to tenderness . Which is your opinion? Are you going to explore more passionate plots in some future book?

This is a question for readers to answer. For me, as a reader, it has to be both. The excitement and intensity of passion draws readers in at first, but I think when it's also combined with tenderness, readers come back to read the book again and again. But
it's not just that -- I think people need to care about the characters and to share in their highs and lows. If they don't do that, all the passion in the world won't make them read on. As for my future books, who knows where my characters will take me?

11- Passione o sentimento? Quali sono le chiavi per entrare nel cuore di una lettrice? Molte tue colleghe pensano alla passione, tu sembri più orientata verso il sentimento. Cosa ne pensi? Hai intenzione di dedicarti in futuro a trame più passionali?

Questa è una domanda alla quale dovrebbero rispondere le lettrici. Per me, come lettrice, devono esserci entrambe le componenti. L’eccitazione e l’intensità della passione hanno una presa immediata, ma penso che quando sono abbinate alla tenerezza nasca il desiderio di leggere il libro più volte. Però non si tratta solo di quello. Credo che la gente abbia bisogno di provare affetto per i personaggi e partecipare ai loro momenti belli e brutti. Se questo non accade, tutta la passione del mondo non riuscirà a far continuare la lettura del romanzo. Per quanto riguarda i miei libri futuri, chi lo sa dove mi condurranno i miei personaggi?


12- In the Merridew Sisters series' novels you explore some of the darkest aspects of the Regency era, like the treatment of women and children. Your heroes and heroines are men and women who have suffered, fought, faced abuse, cruelty, betrayal... Do you believe that love, joy and happiness have somehow a greater value if conquered through difficulties? And do you believe a hero and a heroine who have suffered can somehow win more easily a reader's heart?

I like to show darker aspects of the the regency era as well as the light and glamorous aspects. I think that part of the problem with those traditional regencies we discussed earlier was that they portrayed an unreal world. In the regency poverty and riches existed side by side and in those pre-pyschology days, people didn't understand that what they were doing amounted to abuse. I find that interesting. I suppose that's part of my view of life, my "voice."
In real life I don't think love, joy and happiness have a greater value because they've been earned through hardship, -- love is love after all , and to be celebrated and valued. But I think if we're talking about fiction, problems to be overcome make for a more interesting story.
For instance would you watch an Indiana Jones movie if Indie caught a taxi into the city, walked into a shop and just bought the Holy Grail? No -- we enjoy the adventure of it, and I like to show love as an adventure, too. And darkness and shadows emphasize light, so when characters take a journey through some dark and difficult times, when they emerge into the light, there's a greater sense of celebration.
I love to see people overcome difficulties and create something wonderful with their lives. I do believe it's possible to rise again from the ashes of the past, and that's what I like to show in my books.


12- Nei romanzi che compongono la quadrilogia delle sorelle Merridew, porti in superficie alcuni tra gli aspetti più oscuri dell’epoca Regency, come il maltrattamento di donne e bambini. I tuoi eroi e le tue eroine sono persone che in passato hanno sofferto, combattuto, affrontato situazioni di abusi, crudeltà, tradimenti… Pensi che l’amore, la gioia, la felicità abbiano in qualche modo maggior valore se conquistati con difficoltà? E pensi che un eroe e un’eroina che abbiano sofferto riescano a trovare più facilmente posto nel cuore delle lettrici?

Mi piace mostrare gli aspetti più oscuri dell’epoca Regency, così come quelli più frivoli e attraenti. Credo che parte del problema di quei regency tradizionali di cui abbiamo parlato all’inizio sia dovuto al fatto che ritraevano un mondo irreale.
Nell’epoca Regency i poveri e i ricchi coe sistevano fianco a fianco, e in quei giorni che precedevano la nascita della psicologia la gente non capiva se ciò che si stava facendo equivaleva a un abuso. Trovo che questo sia interessante. Suppongo faccia parte del mio modo di vedere la vita, la mia “voce”.
Nella vita reale non penso che l’amore, la gioia e la felicità abbiano maggior valore perché sono stati conquistati attraverso la sofferenza, dopotutto l’amore è amore e deve essere celebrato e apprezzato. Tuttavia, se parliamo di fiction, credo che il dover superare dei problemi porta a una storia molto più interessante. Per esempio, guardereste un film di Indiana Jones se Indie prendesse un taxi in città, entrasse in un negozio e semplicemente acquistasse il Santo Graal? No di certo. È l’avventura che ci diverte, e anche a me piace mostrare l’amore come un’avventura. L’oscurità e le ombre enfatizzano la luce. Così se i personaggi si ritrovano ad attraversare momenti oscuri e difficili, quando riemergono alla luce c’è più voglia di festeggiare. Mi rallegro nel vedere le persone superare le difficoltà e poi creare qualcosa di meraviglioso con le loro vite. Credo sia possibile rialzarsi dalle ceneri del passato, ed è quello che mi piace mostrare nei miei libri.


13- Shall we meet the Merridew Sisters again, together with their families, in one of your future novels?

I don't know. I have a couple more books to write in the current series, and after that, who knows? I would like to return to the Merridews, but it will depend on whether I have a good story in mind. And whether my editor is interested in the idea.


13- Ritroveremo le sorelle Merridew, con le rispettive famiglie, in un prossimo romanzo?

Non so. Ho un altro paio di libri della serie attuale da scrivere, dopodiché... chissà? Mi piacerebbe tornare alle sorelle Merridew, ma dipenderà dal fatto se avrò o meno una buona storia in mente. E se il mio editore sarà interessato all’idea.


14- Almost all your novels are set in Regency England, have you ever thought about different settings? Your many travels and direct experiences could maybe make your work of describing them in a realistic way easier than what other colleagues of yours could do… You live in one of the most beautiful country in the world, why haven't you ever set a novel in your Australia?

Early in my career I tried to sell stories set in Australia, but my editor said there wasn't a market for them. But not all of my novels are set in Regency England. Tallie's Knight (I think it was called Il Conte di Ghiaccio in Italy) was set on the Grand Tour -- mostly in France and Italy, The Perfect Stranger is another book set wholly outside in England, and I've just finished a book called To Catch a Bride (Sept 09), which has a lot of action set in in Egypt. I would happily set more books in other locations, but my main readership, which is American, prefers the English Regency setting and books set in unusual locations don't sell as well as the familiar and beloved settings, so I have to limit myself. One day I will set a story in Italy, as many English Regency people adored Italy and travelled and lived there. You may notice, the Merridew girls were born in Italy, and several of my couples head for Italy for their honeymoon, so my fondness for your country is clear ; )


14- Quasi tutti i tuoi romanzi storici sono ambientati in Inghilterra durante il periodo Regency, hai mai pensato ad ambientazioni diverse? Tanto più che, grazie ai tuoi numerosi viaggi e alle tue esperienze dirette, rispetto ad altre colleghe avresti magari maggiori possibilità di descriverle… Vivi in uno dei paesi più belli del mondo, come mai non hai mai ambientato un romanzo nella tua Australia?

All’inizio della mia carriera ho provato a vendere storie ambientate in Australia, ma il mio editor mi disse che non c’era mercato per questo genere di ambientazioni. Comunque non tutti i miei romanzi sono ambientati nell’Inghilterra Regency. Il conte di ghiaccio (Tallie’s Knight) è ambientato nelle nazioni europee del Gran Tour, principalmente in Francia e Italia, Adorabile sconosciuto si svolge totalmente fuori dell’Inghilterra, e ho appena terminato un romanzo intitolato To Cach a Bride (uscita prevista per settembre 2009), che contiene molta azione ambientata in Egitto. Sarei felice di ambientare molti più libri in differenti paesi, ma la maggior parte delle mie lettrici, che è americana, preferisce le storie che hanno luogo nell’Inghilterra dell’epoca Regency, e i libri con un’ambientazione inconsueta non vendono quanto quelli che ne ripropongono una amata e familiare. Per questo devo impormi delle limitazioni. Un giorno ambienterò una storia in Italia, visto che molte persone dell’Inghilterra Regency adoravano l’Italia, e viaggiavano e vivevano lì. Noterete che le sorelle Merridew sono nate in Italia, e che molte delle mie coppie partono per l’Italia per la loro luna di miele. In questo, quindi, il mio affetto per il vostro paese risulta evidente. ;–)


15– How do you do your historical research?

I use a variety of sources. I have a good basic knowledge about the period I set my books in. The research varies with each book, depending on the plot. I like to try and get original materials -- diaries, letters, travellers' tales, published accounts of people from that time and place. Sometimes I purchase books, sometimes I read rare books in the State Library, and sometimes I can get them through google books. The internet is wonderfully useful. I also do research about the locations, and use maps and photos and paintings to help me get the setting clear in my mind. I'll research ships -- in my last book I researched ships, their layout, and the water closet facilities available at time for passengers. I'll research clothing, transportation, food, the duties of servants, how to make soap, the treatment of various diseases and injuries, how estates were run -- all sorts of things. I have a couple of friends who are doctors who advise me on diseases and injuries.
I do far more research than ever shows in the book. I might read several books on a subject that ends up as one or two lines in the novel. Or a scene that I later cut. But I don't mind because i enjoy it so much.


15- In che modo conduci le tue ricerche storiche?

Uso tutta una serie di fonti diverse. Ho una buona conoscenza di base del periodo in cui ambiento i miei libri, tuttavia la ricerca cambia per ogni libro, e dipende dalla trama. Mi piace cercare e trovare materiale originale, come diari, lettere, racconti di viaggiatori, resoconti pubblicati di persone di quel tempo e quel luogo. A volte acquisto dei libri, altre leggo libri rari che trovo nella Biblioteca di Stato, e a volte posso reperirli attraverso “Google Books”. Internet è meravigliosamente utile. Faccio ricerche anche relativamente ai luoghi, e uso cartine geografiche, foto e dipinti che mi aiutano a formarmi nella mente una chiara visione dell’ambientazione. Faccio anche ricerche sulle navi: nel mio ultimo libro mi sono documentata
su come erano fatte, che tipo di servizi sanitari erano a quel tempo disponibili per i passeggeri. Mi faccio un’idea sull’abbigliamento, sui mezzi di trasporto, sul cibo e le mansioni dei servitori, su come si faceva il sapone, sulle cure delle varie malattie e delle ferite, su come le proprietà terriere erano amministrate... e ogni genere di cosa. Ho un paio di amici medici che mi fanno da consulenti. Insomma, faccio molte più ricerche di quanto si possa immaginare leggendo i miei libri. Mi può anche succedere di leggere diversi libri su un argomento che poi nel romanzo si riduce a un paio di righe. O a una scena che finirò per tagliare. Ma non mi importa, perché la cosa mi piace molto.


16- Do you have any other techniques that you use to help you write -- for instance do you previously write a plot, or first you create your characters -- and do you like listening music while working?

I don't plot much in advance -- when I start I might have an idea of where the book will go, but it usually changes as I write it. I normally have one song that becomes a book's theme song. On my most recent book (not yet published) the song was Katie Melua's - The Closest Thing to Crazy. You can listen to it here:
http://www.youtube.com/watch?v=5DCacIEbAlM 
I also use pictures and photos to make a story collage.
The story collage for The Perfect Kiss is here:
http://www.annegracie.com/kisscollbig.jpg
 

16- Fai uso di altre tecniche che ti aiutino a scrivere? Per esempio, scrivi prima la trama oppure crei prima i personaggi? E ti piace ascoltare musica mentre lavori?

Non progetto granché della trama in anticipo. Quando inizio posso avere un’idea di come il libro finirà, ma normalmente le cose cambiano mentre scrivo. Di solito c’è una canzone che finisce per diventarne la colonna sonora. Per il mio ultimo romanzo (non ancora pubblicato) la canzone era The Closest Thing to Crazy di Katie Melua. Potete ascoltarla a questo indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=5DCacIEbAlM  
Inoltre uso immagini e foto per costruire un collage della storia. Quello di Il bacio perfetto lo trovate qui:
http://www.annegracie.com/kisscollbig.jpg


17- In 2001 you published the novel How the Sherif was won, a contemporary romantic comedy set in Montana that you said you wrote just for “exercise”, to see if you could write a different genre with a non-Regency setting. Will it remain an isolated experience, or are you thinking of writing some more romantic comedies ?
Are there any other genre you would like to explore, such as for instance paranormal and romantic suspense?


I would love to write more contemporary comedies, but I'm told there isn't a market for them at the moment. Paranormals intrigue me, but I've only read a few, and I suspect the market is getting pretty saturated with them, so unless I had a really brilliant idea for one, I wouldn't try. I do enjoy romantic suspense, but I can use some elements of that in historicals, too.
As a working novelist, I can't just write whatever I feel like and hope someone will buy it -- I keep reminding myself it's a business, and I need to pay my bills.
There are all kinds of genres I enjoy reading and would love to try writing, but at the moment it takes all my time and energy to keep up with my deadlines. And since I love writing historicals, while they keep selling, I'm happy to keep writing them.


17- Nel 2001 hai pubblicato una commedia romantica contemporanea ambientata in Montana, How the Sherif was won, scritta inizialmente come “esercizio” per metterti alla prova su un genere e un’ambientazione diversa dal regency. Rimarrà un’esperienza isolata, oppure nei tuoi progetti futuri c’è anche un ritorno alla commedia romantica? Vi sono poi altri generi che ti piacerebbe esplorare, come per esempio il paranormale e il romantic suspense?

Mi piacerebbe scrivere altre commedie romantiche, ma mi dicono che al momento non hanno mercato. Il paranormale mi intriga, però ho solo letto qualcosa, e sospetto che presto ci sarà una certa saturazione, quindi, a meno che io non abbia un’idea veramente brillante, non proverò a scriverne. Mi piace il romantic suspense, ma posso usare alcuni dei suoi elementi
anche negli storici. In ogni caso, dal momento che scrivo per lavoro non posso semplicemente scrivere quello che mi pare, sperando che qualcuno lo comprerà. Cioè, mi sforzo di tenere a mente che si tratta di un lavoro, e che ci devo campare.
Ci sono molti generi che mi piace leggere e con i quali mi piacerebbe cimentarmi, ma in questo momento tutta le mie energie e il mio tempo sono dedicati a rispettare le scadenze. E dal momento che mi piace scrivere romance storici sono felice di continuare a farlo, fino a quando continueranno a vendere bene.


18- Recently you have been asked to write a novelization of Michael Hirst's script of the tv historical drama The Tudors, which has been aired in Italy too. Would you like to tell us something about this experience? How did you face the task of novelizing another author's tv script? Did you run into some difficulties?

This came as a proposal from my agent. I'd never done anything like that before, and I really did it for the experience. It was quite interesting, technically to take a script (which is mainly dialogue and brief action) and turn it into a novel, bringing to life the characters, setting and political background. It was also difficult to take so many episodes and compress it into a novel of 85,000 words, which was the limit the publisher set me.
Also Michael Hirst, the scriptwriter, had changed a lot of the history to dramatize the story and make it easy for viewers to follow. Some characters he'd merged into one, he changed others and invented some, and he'd changed events around etc. I fretted about that for a while -- I like my history to be as accurate as possible, but in the end I decided it was his story, not history, I had to follow. He'd made those decisions for sound dramatic reasons, and I could see how necessary some alterations were. For instance, in real life, there would be a cast of hundreds, so he compressed the actions of a dozen men into one man's actions, so viewers wouldn't be confused by too many characters. However there was still a basic historical truth to the story,
and many of the events happened, if not to the characters we saw.
So I used his dialogue as he'd written it and followed his script as closely as possible, using my own research to flesh out the background. I cut the threads that I thought worked least well in novels (eg some if the dream sequences.)
I haven't actually seen the program myself. My book was written before the TV series was fully edited, so I just had some photos taken on the set to help me.


18- Recentemente ti è stata affidata la trasposizione in romanzo del copione di Michael Hirst del famoso sceneggiato storico The Tudors, trasmesso anche in Italia. Ti va di raccontarci qualcosa di questa esperienza? Come hai affrontato il compito di romanzare un copione televisivo scritto da un altro autore? Hai incontrato difficoltà?

Si è trattato di una proposta del mio agente. Non avevo mai fatto nulla del genere prima, e ho accettato proprio per l’esperienza. È stato davvero interessante: tecnicamente ho dovuto prendere copione (costituito principalmente da dialoghi e brevi passaggi di azione) e trasformarlo in un romanzo, portando in vita i personaggi, l’ambientazione e il quadro politico. È stato anche difficile trattare così tanti episodi e comprimerli in un libro di 85.000 parole, cioè il limite che l’editore mi aveva imposto. Inoltre, Michael Hirst, l’autore del copione, aveva cambiato molti aspetti storici per dare maggior drammaticità alla vicenda e far sì che fosse più semplice da seguire per gli spettatori. Di alcuni personaggi ne aveva fatti uno solo, ne aveva cambiati altri e ne aveva perfino inventati alcuni, oltre ad aver modificato alcuni eventi…
Per un po’ la cosa mi ha innervosita, perché a me piace scrivere i fatti storici il più accuratamente possibile, ma alla fine ho deciso che che io dovevo seguire la sua storia, non la Storia. Hirst aveva preso delle decisioni per ragioni puramente cinematografiche, e potevo comprendere quanto alcune alterazioni fossero state necessarie. Per esempio, nella vita reale ci sarebbe stato un cast di centinaia di persone, così egli ha compresso le azioni di una dozzina di persone nell’azione di un uomo soltanto, in questo modo gli spettatori non si sarebbero confusi per la presenza di troppi personaggi. Nel suo copione c’era comunque una base storica reale, e molti degli eventi accaddero davvero, seppure non ai personaggi che abbiamo visto. Perciò ho usato i suoi dialoghi così come li aveva scritti e ho seguito il suo copione il più fedelmente possibile, usando la mia ricerca per rappresentare l’ambientazione e tagliando le parti che pensavo funzionassero di meno (come, per esempio, le sequenze dei sogni). A dir la verità, non ho neppure visto il programma. Ho scritto il mio libro prima che la serie per la TV fosse conclusa, cosicché come supporto avevo solo alcune foto scattate sul set.


19- At the moment you are working on the third novel of a new series devoted to four ex soldiers with a passion for horses, a passion you seem to share, since horses and dogs were your best audience when you were a child : -) Can you tell us some more about this new series?

It's a series based on four young men, their friendships formed first through family and school, then toughened and bonded forever by the crucible of war -- 8 years of it. There is dashing Gabriel Renfrew; his silent, intense half-brother Harry Morant; cool, controlled, elegant Rafe Ramsey, and the fallen angel of the group, darkly beautiful Luke Ripton.
Heroes and daredevils, (nicknamed the devil riders for their skill with horses) they've returned home to find themselves now "surplus to requirements". The army doesn't need them. As younger sons, some almost outcasts, they each need to make their own way in the world. What none of them realize is that the key to finding their place in the world is... finding the right woman.


19- Attualmente stai lavorando al terzo romanzo di una nuova serie dedicata a quattro ex soldati appassionati di cavalli, una passione che sembri condividere: cavalli e cani erano il tuo pubblico più fedele quando eri bambina. :–) Puoi darci qualche anticipazione?

È una serie dedicata a quattro giovani uomini, la cui amicizia, formatasi prima attraverso la famiglia e la scuola, si è fortificata e li ha uniti per la vita attraverso la dura prova della guerra, durata 8 anni. Ci sono l’ardito Gabriel Renfrew; il suo silenzioso, intenso fratellastro Harry Morant; il freddo, controllato, elegante Rafe Ramsey, e l’angelo caduto del gruppo, il bel tenebroso Luke Ripton. Eroi e temerari (soprannominati “Cavalieri del diavolo” per la loro abilità con i cavalli), sono tornati a casa solo per scoprire di essere “in esubero”. L’esercito non ha più bisogno di loro. Come figli minori, quasi degli emarginati, hanno ora bisogno di farsi la propria strada nella vita. Quello di cui nessuno di loro si rende conto è che la chiave per farlo è… trovare la donna giusta.


20 - Anything else you would like to tell your readers?

No, just to thank you all for reading my books. And for this interview.
Thank you



20- C’è qualcosa d’altro che vorresti dire alle lettrici?

Solo grazie a tutte voi per aver letto i miei libri. E per questa intervista. Grazie.

 

ESTRATTO - EXCERPT

DA "IL BACIO PERFETTO"

 

Adesso Grace poteva cercare aiuto. Abbassò la testa contro la pioggia battente e cominciò a correre lungo il vialetto verso l’enorme palazzo grigio. Non c’era accesa nessuna luce; in effetti era pomeriggio e l’oscurità era dovuta al temporale, ma non era un pensiero incoraggiante.
Salì di corsa i gradini. Come batacchio c’era un lupo latrante e lei lo picchiò forte contro l’uscio. Premette l’orecchio contro l’anta, ma non udì alcun rumore. Aspettò, provò di nuovo, ma nessuno le aprì la porta.
Sembrava che la casa fosse deserta. Ma com’era possibile? Melly era venuta in visita in qualità di futura sposa!
Non c’era tempo per farsi domande. Corse sul lato dell’edificio seguendo il vialetto e trovò parecchie entrate laterali. Bussò, ma non ottenne risposta. Erano tutte chiuse a chiave.
Il vetturino ubriaco li aveva portati al palazzo giusto?
In un angolo del cortile acciottolato vide un orto trascurato, nell’altro una grossa struttura in pietra con un’entrata ad arco. Le scuderie. Grace corse da quella parte.
Una volta entrata, si fermò per adattare gli occhi all’oscurità. L’edificio era grande e faceva pensare a una caverna. La pioggia batteva contro il tetto di ardesia. C’erano del fieno fresco e dei finimenti appesi a dei pioli, tutti ricoperti di polvere eccetto una sella con le briglie che scintillavano. C’era un ampio corridoio centrale su cui dava una fila di box. La maggior parte era chiusa. Solo quattro porte erano mezze aperte, con la parte superiore agganciata di lato. Al di sopra della mezza porta chiusa spuntava la testa di un cavallo bianco con occhi grandi, scuri e intelligenti.
Grazie a Dio avrebbe potuto utilizzarlo per cercare aiuto.
Il vento si calmò un istante e Grace udì un nitrito e una voce maschile, profonda e bassa. Corse in quella direzione e sentì l’uomo parlare di nuovo. Le parole erano troppo indistinte perché potesse afferrarle, ma non sembrava inglese.
— Aiuto! — gridò forte Grace. — Aiutatemi, per favore! C’è stato un incidente e ho bisogno di aiuto!
Un uomo guardò fuori dalla porta del box. — Da dove diavolo saltate fuori? — Parlava con un accento che lei non riuscì a identificare.
L’aspetto di lui le mozzò il fiato. “No, dev’essere stata la corsa” si disse.
Era alto, con il volto sporco, la barba incolta, i folti capelli neri scompigliati e un’espressione severa e… famelica.
Lui la guardò con degli strani occhi freddi e gialli, e l’aria impaziente. — Immagino siate venuta per le cavalle. — La scandagliò con lo sguardo, indugiando in modo insolente sulle parti dove gli abiti bagnati le stavano appiccicati al corpo. Gli strani occhi dorati brillarono.
A Grace non interessava. — Non so niente di nessuna cavalla. Ho bisogno di aiuto. C’è stato un incidente.
Lo sguardo di lui si spostò sul suo volto. — Che genere di incidente?
— La nostra carrozza si è rovesciata. Sul vialetto d’ingresso.
L’uomo mormorò qualcosa sottovoce. Non era inglese. — C’è qualche ferito?
— No, non proprio, ma sono bloccati nella carrozza e il vetturino è scappato. Era ubriaco! Dovete venire subito!
Dominic rifletté sulle parole di lei. — Quindi non ci sono morti o feriti?
— No — ripeté lei frustrata. — Ma la portiera è bloccata e non possono uscire. Dovete venire subito!
— C’è qualche cavallo ferito? — domandò l’uomo uscendo dal box.
“Forse è uno zingaro” pensò lei. Era sufficientemente scuro. Indossava stivali alti chiazzati di fango e pantaloni di pelle sporchi. Anche la camicia era lurida, con le maniche arrotolate sulle braccia robuste. Ma a lei non interessava. Era un giovane forte ed esperto, e al momento soltanto quello contava.
— No, stanno bene. Vi prego, sbrigatevi!
— Chi avete detto di essere? — L’uomo si chiuse con cura la porta alle spalle.
Grace picchiò un piede a terra. — Mi chiamo Greystoke e chi sono non ha alcuna importanza!
— Oh, non direi proprio. Ora calmatevi. Non ci sono feriti. Vengo subito. Si sistemerà tutto. — Aveva un tono di voce calmo, profondo e sicuro.
Lei cercò di scuoterlo. — La signorina Pettifer… in carrozza — disse indicando vagamente verso il vialetto — è la fidanzata di lord D’Acre e diventerà presto la vostra signora, quindi informate subito il vostro padrone.
— Io non ho padroni. — La calma di lui era irritante. Il suo sguardo trafisse Grace, maliziosamente divertito. — Ma non mi dispiacerebbe avere una signora. Diventerete presto anche voi la mia signora, Greystoke? Mi servirebbe una signora. È passato un bel po’ di tempo.
Grace era scandalizzata, ma sapeva di non dover discutere con un diavolo di zingaro dagli occhi dorati e dalle pessime maniere. Gli disse bruscamente: — Siete un maleducato e i vostri pensieri avrebbero bisogno di una bella ripulita, come il resto di voi! E adesso sbrigatevi!
Lui le lanciò un sorriso divertito e avanzò con decisione. “Finalmente!” pensò Grace, ma l’uomo le arrivò così vicino da essere all’improvviso troppo vicino per i suoi gusti e, prima che potesse reagire, le prese il volto fra le mani e tutto quello che lei riuscì a vedere furono i suoi occhi. Erano di uno strano colore, ambra chiaro dorato, cerchiati da una sottile linea nera. E scintillavano.
Era intrappolata come un coniglio davanti a un lupo, troppo sconvolta per muoversi.
Lo sguardo dell’uomo la percorse tutta come una carezza. — Quelle lentiggini sono vere? — le domandò dolcemente. La sua voce le riecheggiò dentro. Con grande sorpresa di Grace, lui non puzzava affatto, odorava solo un po’ di cavallo e di uomo.
Lo spinse indietro. — Smettetela subito! C’è stato un incidente!
— Ma non c’è alcun ferito — replicò lui e la baciò. Fu un bacio rapido e duro, ma Grace lo sentì fin dentro le ossa.
L’uomo la lasciò e la fissò dall’alto, con espressione vacua. — Questo non me l’aspettavo proprio — mormorò. — O è stato un caso?
Grace cercò di allontanarsi, ma barcollò. Gli afferrò un braccio per sorreggersi: era solido, caldo e molto forte.
Un tuono squarciò il cielo.
Questo la riportò alla realtà. Tornò in sé, si pulì la bocca e lo fissò con aria truce. Rendendosi conto di essergli ancora attaccata al braccio, sfruttò la cosa per trascinarlo verso la porta. — C’è stato un incidente!
— L’avete già detto, ma sono tutti nella carrozza, al riparo dalla pioggia. Nel frattempo io devo controllare una cosa. — La baciò di nuovo, risucchiandole ogni pensiero coerente dal cervello. E, di nuovo, quando si staccò lei si sentì inebetita.
— Be’ — commentò lui sorpreso. — Non è stato affatto un caso. Chi se lo sarebbe mai aspettato? — La sorresse, sorridendo.
Quel sorriso era l’essenza stessa della soddisfazione maschile.
Grace gli sferrò un calcio in uno stinco.
Il sorriso di lui si allargò. — Ahi — disse piano.
Lei gli sferrò un altro calcio, più forte.
— Farebbe più male se non indossassi gli stivali — commentò lui in tono di scusa.
Lei lo picchiò su un braccio. — Ascoltate, insopportabile zingaro! C’è stato un incidente e…
L’uomo trasalì con atteggiamento teatrale. — Un incidente? Perché non l’avete detto prima? — Prima che Grace potesse pronunciare un’altra parola, le afferrò una mano e cominciò a correre. La ragazza si trovò praticamente sollevata da terra ad ansimare e incespicare, facendo due passi per ognuno di quelli di lui.
— Allora, dopo che tutto questo sarà finito, mi darete la bella lavata che mi avete promesso? — le domandò mentre correvano.
— No! — boccheggiò lei mentre sfrecciava lungo il vialetto.
— No? Oh, bene. — Un pigro sorriso gli si disegnò sul volto non sbarbato. — Allora fatemi sapere quando sarete disponibile.
 

This post's content is copyrighted by Anne Gracie and Arnoldo Mondadori Editore, has been translated and published with their expressed authorization. You can find the excerpt's english version here: http://www.annegracie.com/books/Kiss-extract.html
Il contenuto di questo post è protetto da copyright ed è stato tradotto e pubblicato con l'espressa autorizzazione di Anne Gracie e di Arnoldo Mondadori Editore. Potete trovare la versione inglese dell'estratto qui:  http://www.annegracie.com/books/Kiss-extract.html
 

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domenica, 15 febbraio 2009 ¦ Permalink
categoria : fiction, authors, treasure box, linda gillard

LINDA GILLARD : FROM ACTRESS TO NOVELIST

LINDA GILLARD : DA ATTRICE A SCRITTRICE



Linda Gillard now lives in Glasgow, but has spent the last seven years living on the Isle of Skye, on a hillside overlooking the Cuillins, a mountain range featured in her first novel, EMOTIONAL GEOLOGY.
Linda’s second novel A LIFETIME BURNING was published in 2006 by Transita.
Her third novel, STAR GAZING, set on the Isle of Skye and in Edinburgh, was published by Piatkus in 2008, and was shortlisted for the Romantic Novel of the Year UK award.

Linda Gillard ora vive a Glasgow, ma ha vissuto gli ultimi sette anni sull'Isola di Skye, su una collina dalla quale si apre la vista sulle Cuillins, una catena montuosa che ha descritto nel suo primo romanzo, EMOTIONAL GEOLOGY.
Il suo secondo romanzo,  A LIFETIME BURNING, è stato pubblicato nel 2006 da Transita.
STAR GAZING, il suo terzo romanzo, ambientato tra l'Isola di Skye e Edinburgo, è stato pubblicato da Piatkus nel 2008, ed è arrivato finalista al premio del Regno Unito per Il Romanzo Romantico dell'Anno.

Linda Gillard will answer to all your questions and will give away an autographed copy of a title (the choice will be up to the lucky winner!) to one reader among those who will leave a comment. So don't forget to sign your comment with your name or nickname.

Linda Gillard risponderà a tutte le vostre domande e darà in regalo una copia autografata di un titolo a scelta della fortunata vincitrice a una lettrice sorteggiata tra tutte coloro che interverranno lasciando un commento. Quindi non dimenticate di firmarvi, con un nome o uno pseudonimo, per farvi riconoscere!

 

EMOTIONAL GEOLOGY

Rose Leonard is on the run from her life.
Taking refuge in a remote island community, she cocoons herself in work, silence and solitude in a house by the sea. But she is haunted by her past, by memories and desires she'd hoped were long dead. Rose must decide whether she has chosen a new life or just a different kind of death. Life and love are offered by new friends, her lonely daughter and most of all Calum, a fragile younger man who has his own demons to exorcise.
But does Rose, with her tenuous hold on life and sanity, have the courage to say yes to life and put her past behind her?

‘A book about madness, memory and mountaineering that defies categorisation. The book’s narrative style is spare and kaleidoscopic; the plot layered in time like an archeological dig. It is a novel interspersed with poems, a study of the relationship between madness and creativity, and above all, a love story – filled with passion and paint-stripping honesty.’  -- Highlands & Islands Arts Journal

Rose Leonard sta scappando dalla sua vita.
Dopo essersi rifugiata in una comunità su un'isola remota, si dedica al lavoro, al silenzio e alla solitudine in una casa vicino al mare. Tuttavia è tormentata dal suo passato, dalle memorie e dai desideri che sperava fossero morti da tempo. Rose deve decidere se scegliere una nuova vita o un diverso tipo di morte. Vita e amore le vengono offerti da nuovi amici, dalla sua solitaria figlia e soprattutto da Calum, un fragile uomo più
giovane con i suoi demoni da esorcizzare.
Avrà Rose, con la sua tenue presa sulla vita e sulla sanità mentale, il coraggio di dire sì alla vita e buttarsi il passato alle spalle?

'Un libro sulla pazzia, la memoria e l'alpinismo che sfida le categorizzazioni. Lo stile narrativo di questo libro è sobrio e caleindoscopico; la trama stratificata nel tempo come uno scavo archeologico. E' un romanzo cosparso di poesia, uno studio della relazione tra follia e creatività, e sopratutto, una storia d'amore - piena di passione e cruda onestà.' -- Highlands & Islands Arts Journal
 

A LIFETIME BURNING

Greedy for experience but determined to be good, Flora Dunbar spends a lifetime seeking love, trying to build a future out of the wreckage of her past - an eccentric childhood spent in the shadow of her musical twin, Rory; early marriage to Hugh, a clergyman twice her age; motherhood, which brings her Theo, the son she cannot love; middle-age, when she finds brief happiness in a scandalous affair with her nephew, Colin.

‘This book engages the reader, both emotionally and intellectually, and it is hard to put down. Practically every page has another twist in the plot, her characters develop throughout the novel and one begins to think of them as part of one’s own family, at which stage one is in danger of wondering about one’s own family, and what skeletons might be in its closet.’  -- Kevin Crowe, Am Bratach

Avida di esperienze ma decisa ad comportarsi bene, Flora Dunbar passa la vita a cercare l'amore, cercando di costruire un futuro al di fuori dei rottami del suo passato - un'eccentrica infanzia vissuta nell'ombra della sua musicale gemella, Rory; un matrimonio prematuro con Hugh, un uomo di chiesa con il doppio dei suoi anni; la maternità che le ha portato il suo Theo, il figlio che non può amare; la mezza età, quando scopre una breve felicità in una scandalosa relazione con suo nipote, Colin.

'Questo libro affascina il lettore, sia emotivamente che intelletualmente, ed è difficile metterlo giù. Praticamente ogni pagina contiene un nuovo sviluppo della trama, i suoi personaggi crescono attraverso il romanzo e si inizia a pensare a loro come parte della propria famiglia, al punto che si rischia di interrogarsi sulla propria stessa famiglia, e quali scheletri possono trovarsi negli armadi.' -- Kevin Crowe, Am Bratach


STAR GAZING

Blind since birth, widowed in her twenties, now lonely in her forties, Marianne Fraser lives in Edinburgh in elegant, angry anonymity with her sister, Louisa. Marianne’s passionate nature finds solace and expression in music, a love she finds she shares with Keir, a man she encounters on her doorstep one winter’s night.
Keir makes no concession to her condition. He is abrupt to the point of rudeness, yet oddly kind. But can Marianne trust her feelings for this reclusive stranger who wants to take a blind woman to his island home on Skye, to ‘show’ her the stars?...

"This is a story of love, music, and nature, with touches of the supernatural and a very engaging and believable heroine. As a bonus, you're transported to the Isle of Skye and Edinburgh... An enjoyable novel by a reliably good writer." -- Author Adele Geras
(you can find our review at this link : http://romancebooks.splinder.com/post/19737367 )

Cieca dalla nascita, vedova nei suoi vent'anni, ora sola nei suoi quarant'anni, Marianne Fraser vive a Edimburg in un'elegante, arrabbiata anonimità con sua sorella, Louisa. La natura passionale di Marianne trova conforto ed espressività nella musica, unamore che scopre di condividere con Keir, un uomo che incontra sulla soglia di casa in una notte d'inverno.
Keir non fa concessioni alla sua condizione. E' brusco, quasi rude, e tuttavia bizzarramente gentile. Potrà Marianne credere ai sentimenti che prova per questo solitario straniero che vuole portare una donna cieca sulla sua isola natale su Skye, per "mostrarle" le stelle?

"Questa è una storia di amore, musica e natura, con un tocco di sovrannaturale e un'eroina molto affascinante e credibile. E per di più, siete trasportati sull'Isola di Skye e ad Edinburgo... Un romanzo piacevole scritto da una brava scrittrice." -- Adele Geras, autrice.
(potete leggere la nostra recensione a questo link :
http://romancebooks.splinder.com/post/19737367 )
 

INTERVIEW - INTERVISTA

1. Thank you Linda for being our guest today and accepting to be interviewed. Would you like to tell Italian readers, who don't yet know you as a writer, about yourself and how you started to write a novel?

Thanks very much for inviting me, Anna.
I live in Glasgow and I write fulltime. Writing is my fourth career! I’ve been an actress, a journalist and a teacher. I started writing fiction in my 40s, after I had to give up teaching. I’d become very ill as a result of stress and overwork. One day I was punched by a pupil in class and I decided I’d had enough.

While I was trying to decide what to do with the rest of my life, I started writing a novel, just for my own amusement. (That became EMOTIONAL GEOLOGY.) I was 47 and I couldn’t find anything to read that really spoke to me as a mature woman. The shops were full of chick lit. There were no love stories featuring women of my age. So I set out to write the sort of book I wanted to read: a believable love story, set in a beautiful place that I knew and loved – the islands of the Outer Hebrides, off the west coast of Scotland.

I had no thought of trying to get my novel published, but when I’d finished it, my writers’ group encouraged me to send it to agents. I did and a wonderful agent took me on. (I think she fell in love with the hero, Calum! Well, who wouldn’t?)
I’ve had 3 novels published and finished a fourth. My third novel STAR GAZING was short-listed for The Romantic Novel of the Year award in the UK.


Linda's former home in the Isle of Skye, facing the Cuillin mountains
La casa di Linda sull'Isola di Skye, di fronte alla catena delle Cuillin

1. Grazie Linda per aver accettato di essere nostra ospite oggi e di essere intervistata. Vorresti raccontare alle lettrici italiane, che ancora non ti conoscono come autrice, qualcosa su di te e su come hai iniziato a scrivere?

Grazie mille per avermi invitato, Anna.
Vivo a Glasgow e scrivo full-time. Quella di scrittrice è la mia quarta carriera! Sono stata attrice, giornalista e insegnate. Ho iniziato a scrivere romanzi dopo i quarant'anni, dopo aver smesso di insegnare. Mi ero ammalata a causa dello stress e del troppo lavoro. Un giorno sono stata colpita da un allievo in classe e così ho deciso che ne avevo abbastanza.

Mentre cercavo di decidere cosa avrei fatto del resto della mia vita, iniziai a scrivere un romanzo, solo per mio divertimento. (Quello divenne EMOTIONAL GEOLOGY). Avevo 47 anni e da donna matura non riuscivo a trovare nessun libro che leggendolo mi comunicasse qualcosa. Le librerie erano piene di romanzi chick lit. Non c'erano storie d'amore che raccontavano di donne della mia età. Così mi misi a scrivere il genere di libro che volevo leggere: una storia d'amore credibile, ambientata in un luogo bellissimo che conoscevo e amavo - le isole delle Ebridi Occidentali, ad ovest della costa Scozzese.

Non pensavo di proporre il mio romanzo per la pubblicazione, ma quando lo finii, il mio gruppo di scrittura mi incoraggiò a mandarlo ad un agente. Lo feci e un'agente meravigliosa mi accettò. (penso che si fosse innamorata dell'eroe, Calum! be' chi non lo farebbe?)
Mi hanno pubblicato tre libri e ne ho concluso un quarto. Il mio terzo romanzo STAR GAZING è stato finalista del premio per Il Romanzo Romantico dell'Anno, nel Regno Unito.

 

2. Before being a writer you were an actress and pursued an acting career for some years, how did it happen you started to write and  chose to be a writer instead of an actress?

I gave up acting to pursue freelance journalism, which fitted in better with being a mother. (I have a son and daughter, now adult.) I’d always written and I drifted into journalism quite by accident. I was working as an actress at the National Theatre in London and I wrote a piece for a homes magazine as part of a competition and they asked if I’d like to do a monthly column. I said yes!

 

2. Prima di diventare una scrittrice eri un'attrice e hai continuato a recitare per alcuni anni, come è accaduto che tu abbia iniziato a scrivere e abbia scelto di essere una scrittrice invece di un'attrice?

Ho abbandonato la recitazione per dedicarmi al giornalismo freelance, che mi si adattava meglio come lavoro dato che ero anche madre (ho un figlio e una figlia, ora adulti). Ho sempre scritto e mi sono spostata verso il giornalismo per caso. Stavo lavorando come attrice al National Theatre a Londra e scrissi un pezzo per una rivista d'arredamento come parte di un concorso e loro mi chiesero se mi sarebbe piaciuto avere una rubrica mensile. Dissi di sì!

 

3. Did your previous career and experiences as an actress somehow influence your writing style and your point of view as a novelist? Is being able to play a role in some ways of help when you must portrait and handle your characters, or making them more real?

I think this is an enormously important aspect of my writing. As an actress I had to think myself inside other people’s minds. This is an essential skill for a writer. I always start with characters not stories. It’s people that interest me. My dialogue has been praised and I do work very hard at it, editing it till I think I’ve caught someone’s “voice”. I sometimes think I’m not so much a novelist as a failed screenwriter! I draft most scenes as dialogue first. I use dialogue to tell the story and I’m sure that comes from having been an actress and having studied so many plays (I have a degree in Drama). I think the fact that my books have a lot of dialogue – sometimes funny dialogue – makes them easy and quick to read. People have described my books as “page-turners” and I’ve had lots of complaints from readers who started one of my books at bedtime and were up all night, finishing it!

3. La tua precedente carriera ed esperienza come attrice ha in qualche modo influenzato il tuo stile e il tuo punto di vista come scrittrice? Essere capaci di interpretare un ruolo può in certi casi aiutarti quando devi ritrarre e gestire i tuoi personaggi, o renderli più veri?

Penso che questo sia un aspetto importante della mia scrittura. Come attrice devo immaginarmi nella mente di altre persone. Questa è un'abilità essenziale per uno scrittore. Inizio sempre dai personaggi, non dalle storie. Sono le persone ad interessarmi. I miei dialoghi sono stati apprezzati e io mi dedico ad essi con impegno, correggendoli fino a quando penso di aver colto la "voce" di uno di loro. A volte penso di essere quasi più una mancata sceneggiatrice invece che una romanziera!  Abbozzo la maggior parte delle scene prima come dialoghi. Uso il dialogo per raccontare la storia e sono sicura che questo venga dal mio essere scrittrice ed aver studiato così tante commedie (ho una laurea in arte drammatica). Penso che il fatto che nei miei libri vi siano molti dialoghi - alcuni divertenti - li rendano facili e veloci da leggere. La gente ha detto dei miei libri che si leggono d'un fiato e ho ricevuto molte lamentele da lettori che avevano iniziato un mio libro nel momento in cui erano andati a letto e che avevano dovuto stare svegli tutta la notte per finirlo!

 

4. Your first published work was a novel entitled Emotional Geology, can you tell us about it? how was the idea born and what is the meaning of this strange title?

People like the title! It’s intriguing, isn’t it? I came across it as a chapter heading in a book about depression.

EMOTIONAL GEOLOGY deals with the subject of manic depression, also known as bipolar affective disorder. It’s a novel about madness, memory and mountaineering, but nothing much actually happens. All sorts of tumultuous events occurred in the past, but what the characters are actually dealing with in the present is fall-out. The plot of EMOTIONAL GEOLOGY is layered in time like an archaeological dig, so I had the idea of using geology as a metaphor. Geology interests me and I think it’s something you’re very conscious of in Scotland, particularly in the islands. Rock is a concrete record of the past, of what happened to the Earth – a build-up of pressure, seismic upheaval, erosion. When you look at rock you're looking at layers of time. I think our minds and our memories are like that - a record of what we’ve been through and the toll it has taken - so the “excavation” of the past (which is what happens in the novel) becomes emotional geology.

The original idea for EMOTIONAL GEOLOGY was just an image: “A woman alone in a light, white room”, which is how Chapter 1 begins. Although the book isn’t autobiography there are some autobiographical elements. The heroine Rose suffers from bipolar affective disorder and so do I (mildly); she’s a textile artist and I make patchwork quilts; Rose has suffered badly with depression and so have I. But there’s probably more of me in the hero Calum, a teacher and poet. Calum was my valediction to teaching. He personified for me all that was good about teachers and teaching. Writing him helped me cope with leaving a profession I’d loved.

Undoubtedly, writing EMOTIONAL GEOLOGY was therapeutic for me,. It was a deeply personal book and I’m always surprised and delighted to hear that it has moved and gripped readers. I never imagined it would have that effect. I never imagined the effect Calum would have either! More than one female reader has emailed me to say, “If there are men like that in the Hebrides, I’m re-locating!”

4. Il tuo primo lavoro pubblicato fu un romanzo intitolato Emotional Geology, puoi parlarcene? Come è nata l'idea di questo romanzo e qual è il significato di questo strano titolo?

La gente ama questo titolo! Intrigante vero? Mi ci sono imbattuta (come titolo di un capitolo) durante la lettura di un libro sulla depressione.

EMOTIONAL GEOLOGY affronta il tema della depressione maniacale, conosciuto anche come disordine affettivo bipolare. E' un romanzo che parla di follia, memoria e alpinismo, ma in verità non accade niente. Tutti gli eventi tumultuosi sono capitati nel passato, ma quello che i personaggi devono in realtà affrontare nel presente sono gli effetti collaterali. La trama di EMOTIONAL GEOLOGY è stratificata nel tempo come uno scavo archeologico, così ebbi l'idea di usare la geologia come metafora. La Geologia mi interessa e penso che sia qualcosa di cui sei molto consapevole in Scozia, in particolare nelle isole. La roccia è una documentazione concreta del passato, di quello che accadde alla Terra - un aumento di pressione, sconvolgimenti sismici, erosione. Quando guardi una roccia vedi strati di tempo. Penso che la nostra mente e le nostre momorie siano così - una registrazione di quello che abbiamo vissuto e di quello che ci è costato - perciò lo "scavo" del passato (che è quello che accade nel romanzo) diventa geologia emozionale.

L'idea originale di EMOTIONAL GEOLOGY è stata una semplice immagine: "Una donna sola in una stanza bianca e illuminata", che è anche il modo in cui inizia il primo capitolo. Anche se il romanzo non è autobiografico, contiene alcuni elementi autobiografici. L'eroina, Rose, soffre di un disordine bipolare e così io, anche se in modo lieve. E' un'artista tessile e io cucio coperte; Rose ha sofferto molto a causa della depressione, e lo stesso io. Tuttavia c'è probabilmente molto più di me nell'eroe, un insegnate e poeta. Calum è stato il mio commiato dall'insegnamento. Per me rappresentava tutti gli aspetti positivi dell'essere insegnante e dell'insegnamento. Scrivere di lui mi ha aiutato ad affrontare il fatto che stavo lasciando una professione che amavo.

Senza dubbio scrivere EMOTIONAL GEOLOGY per me è stato terapeutico. Era un libro profondamente personale e sono sempre stupita e felice di sentire che ha commosso e avvinto i lettori. Non avrei mai immaginato che potesse avere quell'effetto. Non ho mai neppure immaginato l'effetto che avrebbe fatto Calum! Più di una lettrice mi ha scritto per dirmi "Se nelle Ebridi gli uomini sono così, trasloco!"


Cuillin Mountains in winter
la catena delle Cuillin in inverno

 

5. Was it difficult to get it accepted by a publisher?

I was very, very lucky. I was taken up by a new, small publisher, Transita (www.transita.co.uk) who were looking for books that would appeal to mature women, thoughtful stories about women who’d lived eventful lives. EMOTIONAL GEOLOGY fell into that category.

5. E' stato difficile trovare un editore che accettasse di pubblicarlo?

Sono stata molto, molto fortunata. Sono stata accettata da un editore piccolo e nuovo, Transita (www.transita.co.uk) che era alla ricerca di libri che potessero piacere a donne mature, storie riflessive su donne che avevano vissuto vite movimentate. EMOTIONAL GEOLOGY rientrò in quella categoria.

 

6. You live in one of the most beautiful and fascinating countries of all times, Scotland, where two of your novels are set. As a writer how important is the setting of a novel in your opinion ? and specifically in your novels?

I think the setting is very important, both when I’m reading and when I’m writing. I can’t start writing a book until I know where the story is happening. In fact I need to know the setting before I know the story! It’s all about mood, atmosphere, the light, the background sounds. So far I’ve only written about places I know, but I don’t have to be there to write about them. I wrote STAR GAZING, set on the Isle of Skye, when I lived there, but I wrote EG, set on the remote island of North Uist, when I was living in a busy Norwich suburb! But I knew North Uist and other Hebridean islands well as we’d had many holidays there. I was writing about a place I knew and loved.

6. Tu vivi in uno dei paesi più belli e affascinanti di tutti i tempi, la Scozia, dove hai ambientato due dei tuoi romanzi. Dal tuo punto di vista di scrittrice, quanto è importante l'ambientazione in un romanzo? e nel caso più specifico dei tuoi romanzi?

Penso che l'ambientazione sia molto importante, sia quando leggo che quando scrivo. Non riesco ad iniziare a scrivere un libro fino a che non so dove la storia sta accadendo. Infatti ho bisogno di conoscere l'ambientazione prima di conoscere la storia! E' tutta una questione di stato d'animo, atmosfera, luce, suoni di sottofondo. Finora ho descritto solo luoghi che conosco, ma non devo recarmici per scrivere su di essi. Ho scritto STAR GAZING, ambientato nell'isola di Sky, quando ci vivevo, ma quando scrissi EG, ambientata nella lontana isola di North Uist (Ebridi Occidentali) vivevo in un quartiere trafficato di Norwich! Però conoscevo North Uist, così come altre isole delle Ebridi, poichè abbiamo trascorso molte vacanze laggiù. Stavo descrivendo un luogo che conoscevo e amavo.


The Cuillin Mountains seen from Elgol, Isle of Skye
Le Cuillin viste da Elgol, Isola di Skye

 

7. Let's talk a bit about Star Gazing. It's a very unusual three voices novel, can you tell us why you chose this particular writing style?

I’ve always used 2 voices – a first-person and a third-person narrator. I think that gives you the most flexibility for telling a story. If you write the whole book in the first person you only get one point of view and that can get a bit boring. If you write the book in the third person you don’t get the involvement with the characters, that sense of intimacy.

STAR GAZING was complex because my heroine was blind, so I couldn’t use any visual references at all in her narration, I thought that might be a bit dull for a reader, so I opted to give both sisters – one sighted, one blind – their own voice. They both have first-person narratives and they’re very different. But I also kept the third-person narrator so the reader could see what happens to Marianne and Keir on Skye.

7. Parliamo un po' di Star Gazing. E' un romanzo molto inusuale, a tre voci, puoi dirci come mai hai scelto questo particolare stile narrativo?

Ho sempre usato due voci - una prima persona e una terza persona come voce narrante. Penso che ciò ti dia più flessibilità nel raccontare una storia. Se scrivi l'intero libro in prima persona finisci con l'avere un solo punto di vista e può diventare un po' noioso. Se lo scrivi in terza persona non senti il coinvolgimento con i personaggi, quel senso di intimità.

STAR GAZING era complesso perchè la mia eroina era cieca, per cui non potevo usare alcun riferimento visivo nella sua narrazione, ho pensato che avrebbe potuto essere un po' monotono per il lettore, così ho scelto di dare a ciascuna delle sorelle - una cieca e l'altra no - la loro voce. Entrambe sono narrate in prima persona, e sono molto differenti. Ho mantenuto la terza persona narrante per permettere al lettore di vedere quello che accade a Marianne e a Keir sull'isola di Skye.

 

8. The heroine of Star Gazing is a woman who was born blind, a very difficult character ! Why this choice? How did you succeed in making her, and her relations to the world, so real and believable?

I’m glad you found the book believable! I had an email from a man who’d read SG, whose daughter has Marianne’s condition. He said he thought I’d portrayed her experience very well. In fact he was going to get STAR GAZING brailled for her so she could read it!

When I was researching SG I became fascinated by the practical problems blind and visually impaired people have to solve. Readers have been fascinated to read about what life is like for the blind. It’s not something people ever think about. We might worry about what we’d do if we lost our job or our savings, but who wonders what it would be like to lose their sight?

Why did I choose to write a blind heroine? Well, I believe there are no new stories, just new ways to tell them. I wanted to write about Skye, the island I’d lived on for 7 years. I wanted to write about the wildlife, the weather and the landscape. But a lot of people have already written about Skye and writing about landscape is difficult to do – what can you say that hasn’t been said already? I decided I would write about the landscape, but from an unusual point of view, or rather no point of view. I would make my heroine blind - and not just blind, but congenitally blind. She would have no visual frame of reference at all.

Could it be done? I didn’t know. I wasn’t blind or visually impaired and I didn’t even know anyone who was, but I thought it might be interesting to write about landscape from a non-visual angle. It would also develop my writing in a new direction. So I embarked on my third novel in the spirit of an experiment. It was tricky to begin with. I kept dropping into “sighted-speak”, but once I got into it, I actually found it quite easy (and so much more interesting!) to write from a blind “point of view”. I did some research of course, but mostly I relied on my imagination. It was certainly a challenge having to create a hero by describing how he sounded, felt and smelt! I think the romantic parts of the book were all the more sensuous because there was no visual element. The reader has to concentrate on sounds, smells, tactile sensations.

8. L'eroina di Star Gazing è una donna cieca dalla nascita, un personaggio molto difficile! Perchè questa scelta? Come sei riuscita a rendere lei, e il suo rapporto con il mondo, così reali e credibili?

Sono felice che tu abbia trovato il libro credibile! Ho ricevuto un'email da un uomo che aveva letto SG, che aveva una figlia come Marianne. Mi disse che pensava che avessi rappresentato la sua esperienza molto bene. Infatti avrebbe fatto tradurre SG in braille perchè potesse leggerlo anche lei!

Mentre conducevo le ricerche per SG restai affascinata dai problemi pratici che le persone cieche o con problemi di vista dovevano affrontare e risolvere. I lettori sono rimasti affascinati nel leggere di come può essere la vita per una persona cieca. Non è qualcosa cui la gente pensa spesso. Possiamo preoccuparci di cosa faremmo se perdessimo il nostro lavoro e i nostri averi, ma chi si chiede come sarebbe perdere la vista?

Perchè ho scelto un'eroina cieca? Dunque, penso che non ci siano nuove storie, ma solo nuovi modi per raccontarle. Volevo scrivere su Skye,  l'isola in cui avevo vissuto per 7 anni. Volevo scrivere sugli animali selvatici, il tempo e i paesaggi. Ma tanta gente aveva già scritto su Skye, e descrivere i paesaggi è difficile da fare - cosa puoi dire che non sia già stato detto? Decisi che avrei scritto sul panorama, ma da un punto di vista inusuale, o piuttosto, da nessun punto di vista. Avrei reso la mia eroina cieca - e non solo cieca, ma cieca dalla nascita. Non avrebbe avuto nessuna referenza visiva, nessun ricordo cui fare riferimento.

Era fattibile? Non lo sapevo. Io non ero cieca né avevo problemi di vista e non conoscevo neppure qualcuno che li avesse, ma pensai che sarebbe stato interessante descrivere un paesaggio da un punto di vista non visivo. Avrebbe anche fatto crescere la mia scrittura verso una nuova direzione. Così iniziai il mio terzo romazo con lo spirito di una sperimentatrice. Per cominciare è stato insidioso. Continuavo a cadere nell'errore di parlare dal punto di vista visivo, ma una volta che riuscita a superare questo ostacolo, ho trovato davvero facile (e molto più interessante!) scrivere da "un punto di vista" cieco. Naturalmente feci alcune ricerche, ma più che altro mi affidai alla mia immaginazione. E' stato sicuramente una sfida dover creare un eroe descrivendolo attraverso l'udito, il tatto e l'odore! Penso che le parti romantiche del libro risultino molto più sensuali proprio perchè non c'è l'elemento visivo. Il lettore deve concentrarsi sui suoni, gli odori, e le sensazioni tattili.


 

Edinburgh
 

9. Star Gazing is a very poetic novel, as we said the heroine is a blind woman, but the novel is full of colours and light and wonderful views she can see through the music... where did this beautiful idea come from?

When I was researching online I discovered that the families of some blind people “translate” things that the blind can’t see into music or other sensations. For example, they’d express a sunrise in terms of heat, or a colour in terms of sound. This is known as synaesthesia – expressing one kind of sensation in the form of another. (Some sighted people also experience life like this. I think maybe I’m a bit synaesthetic myself.)

In SG the hero, Keir, interprets sights that Marianne can’t see in terms of smells and sounds, particularly music. It’s hard to explain, so I’ll give you an example. Marianne asks Keir to describe the colour of his hair as a smell. He finds this difficult but eventually he says, “Walnuts when you crack them open at Christmas.”

Keir mostly uses music to “translate” for Marianne. They both have an encyclopaedic knowledge of music, but he also introduces her to some she doesn’t know. When he’s sent off to the Norwegian Arctic circle (he’s a geophysicist), he sends her sound “postcards”, tapes of sounds he’s recorded and music CDs. He sends her a CD of Rautavaara’s Cantus Arcticus, “a concerto for birds and orchestra”. Keir wants to “show” Marianne what the bleak arctic tundra is like, particularly what it’s like to watch migrating birds. Listening to that music, Marianne feels for the first time in her life that she’s experiencing the movements of flocks of birds. It’s a very moving moment, I think.

I wasn’t sure if readers would enjoy the musical aspects of SG but they seem to, and it doesn’t seem to matter if you know the music. Because you know what the music is “translating”, you can imagine what the music is like, in much the same way that Marianne imagines what the landscape could be like.

9. Star Gazing è un romanzo molto poetico, come abbiamo detto l'eroina è una donna cieca, ma il romanzo è pieno di colori e luce e viste meravigliose che lei riesce a vedere attraverso la musica... da dove viene questa bellissima idea?

Mentre stavo facendo ricerche sul web ho scoperto che le famiglie di alcune persone cieche "traducono" le cose che il cieco non può vedere in musica o altre sensazioni. Per esempio, esprimono l'alba in termini di calore, o un colore in termini di suono. Questo è conosciuto come sinestesia - esprimere un tipo di sensazione nella forma di un'altra. (Anche alcune persone normali sperimentano la vita in questo modo. Penso di essere un po' sinestetica anch'io).

In SG l'eroe, Keir, interpreta le viste che Marianne non può vedere in termini di odori e suoni, in modo particolare musica. E' difficile da spiegare, perciò vi faccio un esempio. Marianne chiede a Keir di descrivere il colore dei suoi capelli come se fosse un odore. Lui trova la cosa difficile ma alla fine dice, "Le noci quando le schiacci a Natale."

Keir usa soprattutto la musica per tradurre a Marianne.  Entrambi hanno una conoscenza enciclopedica della musica, ma lui le fa conoscere anche musiche che lei non conosce. Quando viene mandato sul circolo artico della Norvegia (è un geofisico), Keir le manda delle cartoline sonore, cassette su cui incide suoni e musica. Le manda un cd di Rautavaara’s Cantus Arcticus, "un concerto per uccelli e orchestra". Keir vuole "mostrare" a Marianne com'è la desolata tundra artica, soprattutto com'è guardare gli uccelli migrare. Ascoltando quella musica, Marianne sente che per la prima volta nella sua vita riesce a sperimentare il movimento degli stormi di uccelli. Penso che sia un momento molto commovente.

Non ero sicura se i lettori avrebbero apprezzato gli aspetti musicali di SG, ma sembrano averlo fatto, e non sembra importante conoscere o no la musica. Perchè si sa "cosa" la musica sta traducendo, si può immaginare come è la musica, proprio nel modo in cui Marianne immagina come possono essere i paesaggi.

 

10. I'm sure after reading about it many Italian readers will be eager to read Star Gazing. Have you got any news about an Italian edition?

I’m happy to report that Giunti will be publishing an Italian edition.

10. Sono sicura che dopo aver letto questo molte lettrici italiane non vedranno l'ora di poter leggere Star Gazing. Hai qualche notizia in merito a una traduzione italiana?

Sono felice di annunciare che Giunti pubblicherà presto un'edizione italiana.

 

11. Are you working on a new project right now? Can you tell us something about that?

I’ve finished a fourth novel, HOUSE OF SHADOWS. It’s very different from STAR GAZING and I don’t have a publisher for it yet. It’s a mystery about an eccentric family, set in a decaying Jacobean country house. (Chapter One is on my website.) The heroine is young this time and she has to choose between two very different heroes.

I’ve also started on my fifth book and this one is more like STAR GAZING. It will be another love story with an unusual angle to it – but I’d like to keep that a surprise for now. But you’ll be pleased to hear that the book has another gorgeous Scottish hero!

11. In questo momento stai lavorando a un nuovo progetto? Puoi dirci qualcosa al riguardo?

Ho finito un quarto romanzo, HOUSE OF SHADOWS. E' molto diverso da STAR GAZING e non ho ancora un editore che lo pubblichi. E' un mistery che racconta di una famiglia eccentrica, ambientato in una decadente casa di campagna Giacobita. (Potete trovare il primo capitolo sul mio sito web)
L'eroina è giovane questa volta e si trova a dover scegliere tra due eroi molto diversi.

Ho iniziato anche il mio quinto libro e questo sarà un po' più simile a STAR GAZING. Sarà un'altra storia d'amore scritta da un'inusuale angolazione - ma preferirei mantenerla una sorpresa per ora. Tuttavia, se può farvi piacere saperlo, vi dirò che il libro avrà un altro meraviglioso eroe Scozzese!

 

12. Anything else you would like to tell us?

Your readers can find out more about my books on my website www.lindagillard.co.uk. There are photos of Skye, North Uist and my quilts. There’s also a Bookshelf page with my reading recommendations – books on writing, Scotland and mental health.

Readers can contact me via my website and if anyone reads STAR GAZING, I’d love to hear what you thought of it. The best thing about being a writer is the lovely emails you get. They make me laugh and sometimes they make me cry. (And some readers have said that’s what my books have done for them.)

12. C'è qualcosa d'altro che vorresti dirci?

Potete trovare altre informazioni sui miei libri sul mio sito web www.lindagillard.co.uk. Ci sono foto di Skye, North Uist e delle mie trapunte. C'è anche una pagina sul mio scaffale con i miei consigli di lettura - libri sulla scrittura creativa, sulla Scozia e sulla salute mentale.

Le lettrici possono contattarmi attraverso il mio sito web e se qualcuna di voi leggerà Star Gazing, mi piacerebbe molto conoscere la vostra opinione. La cosa migliore nell'essere uno scrittore sono le stupende email che ricevi. Mi fanno ridere e talvolta anche piangere. (E alcuni lettori hanno detto che è ciò che i miei libri hanno fatto per loro.)
 

ESTRATTO - EXCERPT
da / from EMOTIONAL GEOLOGY

PROLOGUE

I talk to the island. I don’t speak, but my thoughts are directed towards it. Sometimes it replies. Never in words of course.
I miss trees. You don’t notice at first that there are hardly any trees here, just that the landscape is very flat, as if God had taken away all the hills and mountains and dumped them on neighbouring Skye. But eventually you realise it’s trees that you miss.
Trees talk back.
In the hospital grounds there was a special place where I used to stand, where I went to feel safe. It was my magic circle, my fairy ring. There were three slender pine trees in a triangular formation, only a few feet apart. I used to stand within that space, sheltered, flanked by my trees, like a small child peering out at the world from behind grown-up legs.
Once, when the air was very still and a brilliant blue sky mocked my misery, I stood between my trees, head bowed, not even able to weep. I placed my palms round two of the tree trunks, grasping the rough bark. I begged for strength, support, a sign. Anything.
My trees moved in answer. Quite distinctly, I felt them move. As my palms gripped them they shifted, as the muscles in a man’s thigh might shift before he actually moved. The movement was so slight it was almost imperceptible, as if their trunks were flexing from within.
I knew then that the doctors were right, I was indeed mad. I threw up my head and cried out. Above me a light breeze played in the treetops, a breeze I had been unaware of on the ground. It tugged at the branches with a sudden gust and I felt the trunks flex again, bending to the will of the wind.
I wasn’t mad.
At least, not then.


CHAPTER 1, p. 8 - 10

A spider splayed on a limestone rockface.
Not a spider. A man. A vertical impossibility.
He is still, spread-eagled, waiting to make his move. Then, sudden as an insect but with more grace, he moves diagonally upwards, jamming claw-like fingers into invisible cracks, folding grasshopper legs beneath him ready for the push, the swing, the gymnastic counterbalance as his body grazes the rock and takes up another perilous, temporary foothold on a crumbling ledge. He gathers himself, rests, an insect basking in the sun.
Below at the foot of the cliff, a woman watches.

When I think back to life with Gavin it was always as if he had just moved in. Or was about to move out. Boxes, cases, rucksacks, boots, jackets, sleeping bags, bivvy bags, crampons, ice-axes, harnesses, maps and hundreds of bars of chocolate. In my bitterest moments I used to ask myself if it was me Gavin needed or just my house as a place to store his gear.
Was it love, Gavin? Or was it just need?

The climber descends, sliding easily down a gaudy rope. He walks towards her, the glossy lycra shocking, revealing as nudity. He is not tall, but good-looking, with a dazzling thatch of white-blond hair and the old-young face climbers have: bright-eyed, tanned, prematurely wrinkled by the sun. He coils rope slowly, his large hands white with chalk.
“Do you climb?”
“No. But it fascinates me. It’s so beautiful to watch. Like dancing… Dancing on a rock-face, defying gravity.” She gazes up at the amphitheatre of bleached limestone. ‘Death-defying.’ That’s what they say about circus acts, isn’t it? Is that what you’re doing? Defying death?”

I never asked if you were faithful. I didn’t want to know. I had no illusions about your appetite for adventure, for risk, for novelty. With your charm and looks, your reputation in the climbing world, you must have had women throwing themselves in your path. Moral scruples – as I later discovered – were unknown to you, so I don’t doubt you availed yourself of whatever there was going.
Ours was a very modern relationship, very grown-up, based on trust. Or so I thought. You had no idea what I was up to back in Fort William while you were freezing your balls off halfway up a Dolomite. For all you knew I was screwing your best mates. Except that you knew I wasn’t. I wouldn’t. Because I loved you. Because I loved you, Gavin. And attractive though Dave and Andy and Simon were - especially darling Simon who had a thing about older women and whose chat-up line (and I’ve heard worse) was that I reminded him of his mum who died when he was six - I would never have succumbed, in case you found out and were hurt and finished the relationship.
And that is surely what you would have done, because you of all men wouldn’t be able to hack it if your girlfriend bedded any of your mates. Dear me, no. If a bloke has to climb a sodding Himalaya to prove he’s a man, he’s hardly likely to take a philosophical view of a mate shagging his woman. And the thing for you, Gavin, the thing that you would have killed to know, would have been whether Dave or Andy or even little Simon were any better at it than you. Had they scaled my North Face any quicker? With any more expertise, or with less gear? Or even without oxygen?
So I didn’t screw around. And you knew I didn’t.
But you screwed around. And – eventually – I knew that you did.
Then I got angry.

 

PROLOGO

Io parlo all'isola. Non con le parole, sono i miei pensieri ad essere diretti verso di lei. A volte mi risponde. Mai con parole naturalmente.
Mi mancano gli alberi. All'inizio non ti accorgi che non ci sono quasi alberi qui, solo che il paesaggio è molto piatto, come se Dio avesse portato via tutte le colline e le montagne e le avesse buttate sulla vicina Skye. Tuttavia alla fine ti rendi conto che sono gli alberi a mancarti.
Gli alberi rispondono.
Nel terreno dell'ospedale c'era un posto speciale dove ero abituata a stare, dove andavo per sentirmi al sicuro. Era il mio cerchio magico, il mio anello delle fate. C'erano tre pini sottili in disposti a triangolo, a poca distanza l'uno dall'altro. Di solito stavo all'interno di quello spazio, protetta, fiancheggiata dai miei alberi, come una bambina piccina che scrutava il mondo da sotto le gambe degli adulti.
Una volta, quando l'aria era immobile e un brillante cielo blu si faceva beffe delle mie sofferenze, mi fermai tra i miei pini, col capo chino, incapace perfino di piangere. Appoggiai i palmi delle mani attorno ai tronchi di due pini, aggrappandomi alla dura corteccia. Pregai che mi venisse concessa la forza, un aiuto, un segno. Qualsiasi cosa.
I miei alberi si mossero in risposta. Li sentii distintamente muoversi. Mentre le mie mani li stringevano si spostarono, come i muscoli della coscia di un uomo avrebbero potuto contrarsi prima del movimento vero e proprio. Il movimento fu così lieve che fu quasi impercettibile, come se i tronchi si flettessero dall'interno.
Seppi allora che i medici avevano ragione, ero davvero pazza. Rovesciai la testa e gridai. Sopra di me una lieve brezza soffiava tra le punte degli alberi, una brezza che non avevo percepito a livello del suolo.
Diede ai rami uno strattone con un'improvvisa raffica e io sentii i tronchi flettersi di nuovo, piegandosi al volere del vento.
Non ero pazza.
Almeno non allora.

CAPITOLO 1, pg. 8-10

Un ragno aggrappato su una facciata di roccia calcarea.
Non un ragno. Un uomo. Una cosa impossibile in verticale.
E' immobile, le braccia e le gambe aperte, in attesa di fare una mossa. Poi, rapido come un insetto ma con maggiore grazia, si muove diagonalmente verso l'alto, infilando dita come artigli in fessure invisibili, piegando sotto di sé le gambe come una cavalletta, pronto per la spinta, la rotazione, controbilanciandosi come un ginnasta mentre il suo corpo sfiora la roccia e guadagna un altro pericoloso appiglio temporaneo su una friabile sporgenza. Raccoglie le forze, riposa, un insetto che si crogiola al sole.
Sotto, dalla base della scogliera, una donna osserva.

Quando ripenso alla mia vita con Gavin, era sempre come se vi fosse appena entrato. O fosse lì lì per uscirne. Scatole, valige, zaini, stivali, giacche, sacchi a pelo, borse da bivacco, ramponi, imbracature, accette da ghiaccio, cartine geografiche e centinaia di barrette di cioccolato.
Nei miei momenti più amari ero solita chiedermi se era di me che Gavin aveva bisogno, o solo della mia casa come un luogo dove immagazzinare tutta la sua attrezzatura.
Era amore, Gavin? O era solo bisogno?

Lo scalatore scende, scivolando giù facilmente lungo una corda sgargiante. Cammina verso di lei, nella scandalosa tuta in lycra lucida, rivelatrice come la nudità.  Non è alto, ma è bello, con un'abbagliante massa di capelli biondo chiaro e la faccia sia vecchia che giovane tipica degli scalatori :  con occhi brillanti, abbronzata e prematuramente invecchiata dal sole. Arrotola lentamente la corda, le grandi mani bianche di gesso.
"Ti arrampichi?"
"No, ma mi affascina. E' così bello da osservare. Come ballare... ballare su una facciata di roccia, sfidando la gravità."
Lei alza lo sguardo all'anfiteatro di calcare sbiancato. "'Una sfida alla morte'. Questo è quello che dicono degli atti da circo, no? E' questo che fai? Sfidi la morte?"

Non ti chiesi mai se mi sei stato fedele. Non volevo saperlo. Non mi facevo illusioni sulla tua sete d'avventura, l'amore per il rischio, per la novità. Con il tuo aspetto e il tuo fascino, la tua reputazione nel mondo dell'alpinismo, dovevi avere donne che si gettavano ai tuoi piedi. Gli scrupoli morali - come scoprii più tardi - ti erano sconosciuti, per cui non dubito che tu ti sia servito di qualsiasi cosa si rendesse disponibile.
La nostra era una relazione molto moderna, molto adulta, basata sulla fiducia. O almeno così pensavo.
Non avevi idea di cosa stessi facendo allora a Fort William mentre tu ti congelavi le palle a metà arrampicata sulle Dolomiti. Per quanto ne sapevi mi stavo facendo i tuoi migliori amici. Solo che sapevi che non lo stavo facendo. Non avrei potuto. Perchè ti amavo.  Perché ti amavo, Gavin. E per quanto attraenti potessero essere Dave e Andy e Simon - specialmente Simon che aveva un debole per le donne più vecchie e che per abbordarmi (e ho sentito di peggio) diceva che gli ricordavo sua madre, morta quando aveva sei anni - non avrei mai ceduto, perché non lo scoprissi, e non ti sentissi ferito e mettessi fine alla nostra relazione.
E quello è esattamente quello che avresti fatto, perché tu, di tutti gli uomini, non saresti stato capace di accettare che la tua ragazza fosse andata a letto con uno dei tuoi amici.
Se un tipo deve scalare un fottuto Himalaya per provare che è un uomo, è estremamente improbabile che prenda con filosofia l'idea del suo amico che si scopa la sua donna. E la tua ossessione, Gavin, la cosa per cui avresti ucciso, era sapere se Dave o Andy o perfino il piccolo Simon erano  migliori di te a farlo. Avevano scalato la Mia Parete Nord più velocemente? Con più esperienza e meno attrezzatura? O magari senza ossigeno?
Così non mi sono fatta nessuno. E tu lo sapevi.
Però tu ti sei fatto qualcuno.  E - a un certo punto - io l'ho saputo.
Allora mi arrabbiai.
 

The Excerpt is copyrighted by Linda Gillard and has been translated and published with her expressed authorization.
L'estratto di questo post è protetto da copyright ed è stato tradotto e pubblicato con l'espressa autorizzazione di Linda Gillard

 

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martedì, 10 febbraio 2009 ¦ Permalink
categoria : historical, authors, treasure box, emma holly

EMMA HOLLY : LA SEDUZIONE DELLA SENSUALITA'

EMMA HOLLY : SEDUCTION OF SENSUALITY

 

Emma Holly lives in Minnesota, where the winters are long and people will use any excuse to warm up. She loves exploring different genres in her writing—as long as they’re HOT. Her favourite inventions are coffee, chocolate, and the printing press.

her website : http://www.emmaholly.com/


Emma Holly vive in Minnesota, dove gli inverni sono lunghi e la gente utilizza ogni scusa per riscaldarsi. Ama esplorare diversi generi letterari, purché siano HOT. Le sue invenzioni preferite sono il caffè, la cioccolata e la stampa.

il suo sito : http://www.emmaholly.com/


Emma Holly will answer to all your questions and will give away an autographed copy of a title (the choice will be up to the lucky winner!) to one reader among those who will leave a comment. So don't forget to sign your comment with your name or nickname.

Emma Hollly risponderà a tutte le vostre domande e darà in regalo una copia autografata di un titolo a scelta della fortunata vincitrice a una lettrice sorteggiata tra tutte coloro che interverranno lasciando un commento. Quindi non dimenticate di firmarvi, con un nome o uno pseudonimo, per farvi riconoscere!


 

BEYOND SEDUCTION 


Merry Vance has made it quite clear that she has no interest in marriage. But that hasn't stopped her long-suffering suitor from proposing--and her parents get more furious each time she refuses. Merry has no choice but to concoct a sinfully scandalous solution: to pose for Nicolas Craven, London's most sought-after artist. No man in his right mind would marry a woman who posed nude for this notorious rogue…

But Nicolas has his own plans for the feisty young woman he has convinced to move into his home. In Merry's plain face, he sees uncommon beauty. In her soft eyes, he sees sparks ready to burst into flame. And, best of all, he's sure her sweet demeanor will tantalize the ton--and provide the perfect foil for his dangerous charm...


Merry Vance ha fatto ben capire di non essere interessata a sposarsi. Ma questo non ha impedito al suo spasimante di lungo corso di farle una proposta di matrimonio, né ai suoi genitori di infuriarsi sempre di più ad ogni suo rifiuto. Merry non ha altra scelta che preparare un piano scandalosamente peccaminoso: posare per Nicolas Craven, l'artista più ricercato di Londra. Nessun uomo sano di mente sposerebbe una donna che ha posato senza veli per un famoso libertino...

Ma Nicolas hai i propri piani su questa giovane dal bel caratterino che ha convinto a trasferirsi a casa propria. Nel viso dai tratti banali di Merry, lui vede una bellezza non comune. Nei suoi occhi delicati, lui vede scintille pronte a trasformarsi in fiamme. E, più di tutto, è sicuro che il suo dolce contegno tormenterà il ton e sarà la perfetta calamita per il suo fascino pericoloso...



MENAGE


Bookstore owner Kate comes home from work one day to find her two flatmates in bed together. Joe - a sensitive composer - is mortified. Sean - an irrepressible bad boy - asks her to join in.

As they embark on a polysexual menage a trois, Kate wants nothing more than to keep both her admirers happy. However, things become complicated. Kate has told everyone that Sean is gay, but now he and Kate are acting like lovers.
Can the three lovers live happily ever after - together?

La libraia Kate torna a casa dal lavoro per scoprire i suoi due coinquilini a letto insieme. Joe- un compositore sensibile-ne è motificato. Sean- un irrefrenabile cattivo ragazzo- le chiede di unirsi a loro.

Imbarcandosi in un mènage a tre, Kate non desidera altro che far contenti entrambi i suoi ammiratori. Tuttavia le cose si complicano. Kate ha detto a tutti che Sean è gay, ma ora lui e Kate sono amanti.
Riusciranno questi tre amanti a vivere felici per sempre, insieme?


CATCHING MIDNIGHT


1349. Orphaned by the plague, young Gillian is rescued from certain death by a pack of shape-shifting immortals. Once a human child, now Gillian is one of them herself, reveling in the pleasures of the flesh and the hunt. This ethereal beauty would be happy if only her heart did not yearn for the world beyond their caves...

Aimery Fitz Clare is mortal, second son to a noble house, and a master falconer. Little does he dream that his latest "catch" is more than she seems. Gillian has taken a falcon's form to escape her immortal keepers, only to find herself losing her heart to her newest captor. Aimery's kindness is a powerful seduction, not to mention his human beauty and warmth. Does Gillian dare embrace this forbidden love, and can it survive her jealous brethren baring their fangs?


1349. Resa orfana dalla Peste Nera, la giovane Gillian viene salvata da morte certa da un gruppo di immortali mutaforma. Prima una bambina umana, ora Gillian è una di loro e gode dei piaceri della carne e della caccia. Questa bellezza eterea sarebbe felice se solo il suo cuore non bramasse il mondo al di fuori delle loro caverne…

Aimery Fitz Clare è un mortale, secondogenito di una nobile casata e mastro falconiere. Non immagina che la sua ultima “preda” sia più di ciò che sembra. Gillian ha assunto la forma del falco per sfuggire ai suoi guardiani immortali e si è ritrovata col cuore catturato dal suo ultimo rapitore. La gentilezza di Aimery è incredibilmente seducente, senza contare la sua bellezza umana ed il suo calore. Oserà Gillian perseguire questo amore proibito e potrà esso sopravvivere quando i suoi confratelli mostreranno le loro zanne?



THE DEMON'S DAUGHTER


Inspector Adrian Philips keeps the peace between demons and humans in Avvar, a city not unlike Victorian London. To do his job, he's allowed his strength to be enhanced by demon technology, a choice that's cost him his wife, his family, and—some would say—his humanity. Rejected by both races, he hungers for a woman's touch.

Roxanne McAllister is an outcast, too: the illegitimate daughter of an infamous chanteuse. One fateful night brings Roxanne and Adrian together, and though the border between human and demon is treacherous, these two may be just the ones to cross it. The question is, will the exquisite pleasure they find together be worth the risk...


L’ ispettore Adrian Philips mantiene la pace tra demoni ed umani ad Avvar, una città non diversa dalla Londra vittoriana. Per meglio compiere il suo dovere, si è fatto applicare degli impianti alieni che hanno aumentato la sua forza, scelta che gli è costata la moglie, la famiglia e la sua umanità direbbero alcuni. Rifiutato da entrambe le razze, desidera ardentemente il tocco di una donna.

Anche Roxanne McAllister è un’ emarginata: è la figlia illegittima di una famigerata cantante.
Un notte fatidica si incontreranno ed anche se il confine tra demone ed umano è pericoloso, loro saranno quelli che lo varcheranno. La domanda è: il meraviglioso piacere che troveranno insieme varrà il rischio?



INTERVIEW - INTERVISTA


1- Hello Emma and welcome to our blog, we are delighted to have as a guest. Beyond Innocence, your first historical romance, has just been published in Italy with a remarkable success. Coming from a different literary genre, why did you decide to write it (and his sequel Beyond Seduction) and did you enjoy it?

First, thanks for inviting me! I’m happy to meet my Italian readers.
My first five published novels were contemporaries: erotica I’d written for the “black lace” line at Virgin Books in the UK. I really enjoyed the experience, but their distribution in the US was quite limited, and I didn’t have much room to grow, success-wise. Although I wanted to continue writing “hot” stories, here in the US, editors thought only historical settings would work for readers. That’s changed in years since, but back then it was considered gospel. I’d never written a historical before (the thought of research scared me) so when my agent asked if I had any ideas for that kind of story, I was sort of surprised when my mouth opened and said, “As a matter of fact, I do!”
From that moment of necessity, Beyond Innocence was born. To my delight, I discovered I loved research. When I got to pick the topic and the books myself, it wasn’t at all like schoolwork! Research—and buying the books to do it—is still one of my favourite parts of the writing process.

1- Ciao Emma e benvenuta nel nostro blog, siamo felici di averti come nostra ospite.
Oltre l'innocenza, il tuo primo romance storico, è stato da poco pubblicato in Italia con grande successo. Provenendo da un diverso genere letterario, cosa ti ha spinto a scriverlo (col suo seguito Beyond Seduction ) ed è stata un'esperienza piacevole?

Prima di tutto grazie per avermi invitata! Sono lieta di incontare le mie lettrici italiane.
I mei primi cinque libri erano contemporanei del genere “erotica”, che avevo scritto per la collana “black lace” della casa editrice inglese Virgin Books. Era stata un'esperienza davvero piacevole, ma la loro distribuzione negli Stati Uniti era piuttosto limitata, quindi non avevo molte possibilità di crescita anche in termini di successo. Benchè io volessi continuare a scrivere storie “hot”, qui negli Stati Uniti gli editori ritenevano che funzionassero solo storie con ambientazione storica. Le cose sono cambiate da allora, ma all'epoca sembrava un dogma. Non avevo mai scritto romance storici (mi spaventava l'idea della ricerca), così quando il mio agente mi chiese se avessi una qualche idea per quel tipo di storia, fui sorpresa che la mia bocca si aprisse e dicesse: ”In effetti si!”.
Da quel momento di bisogno nacque Oltre l'innocenza. Con mia delizia, scoprii che la ricerca mi piaceva. Essendo io quella che sceglieva l'argomento ed i libri, non era affatto come i compiti di scuola! La ricerca, e comprare i libri per farla, è tuttora una delle mie parti preferite del processo di scrittura


2- I had the distinct impression that you really loved you three protagonists: Florence, Edward and Freddie. Am I wrong?

Naturally, I love all my characters, but—yes—I have a special fondness for those three. I also loved playing a bit with the conventions of the romance formula: the strapping, arrogant hero, the super-innocent heroine, the ne’er-do-well brother who needs to be gotten out of scraps. I love romance, always have, but I also know I’ll never be a typical romance writer. Beyond Innocence was my chance to write a little love letter to the genre, and then put my own twist on it.

2- Ho avuto la netta impressione che tu amassi veramente i tuoi tre protagonisti: Florence, Edward e Freddie? Mi sbaglio forse?

Naturalmente, io amo tutti i miei personaggi, ma si, ho un particolare attaccamento per questi tre.
Ho anche amato giocare con le convenzioni della formula del romance: l'eroe forte ed arrogante, l'eroina super innocente, il fratello un po' incapace che ha bisogno di essere tirato fuori dai guai. Amo il romance, l'ho sempre amato, ma ho sempre saputo che che non sarei stata la tipica scrittrice di romance. Oltre l'innocenza è stata la mia occasione per scrivere una piccola lettera d'amore a questo genere, imprimendogli la mia direzione.


3- Freddie is a wonderful character, I found his internal growing trough the book quite moving. He is also gay. It is not the first time a gay character appears in one of your novels. Why this choice?

I’m glad you enjoyed Freddie’s story. It was my personal secret as I was writing that he was the true hero of the story. To me, he was the bravest of them all.
As for why I chose him: Well, this isn’t so true anymore, but at the time, most of the gay characters I’d seen in romances were villains, comic sidekicks, or sympathetic but sad figures who never got an HEA. Freddie was invented in part as a reaction to that, but as I was writing, he became more than a statement. He became a real person to me, with his own emotional journey. I think I’ll always be pleased by that.

3- Freddie è un personaggio meraviglioso, mi ha commossa vedere la sua crescita durante tutto il racconto. Ed è anche gay. Non è la prima volta che un personaggio gay appare in uno dei tuoi racconti, qual'è la ragione di questa scelta?

Sono contenta che ti sia piaciuta la storia di Freddie. Mentre scrivevo era il mio segreto che in realtà il vero eroe della storia fosse lui. Per me è il più coraggioso di tutti.
Riguardo al perchè l'ho scelto: beh non è più vero ora, ma all'epoca i personaggi gay che vedevo nei romances non erano che cattivi, figure comiche, o simpatiche ma tristi e non avevano mai alcuna possibilità di un lieto fine. Freddie è stato inventato in parte per reazione a tutto questo, ma mentre scrivevo è divenuto più di un'asserzione. E' diventato una persona reale per me, col suo percorso emotivo. Penso che di questo mi compiacerò sempre..


4- Talking about homosexuals, one of your most beloved book, by me as well I confess, is Menage I found it sexy and extremely funny. Did you like it as much as your readers did? And did you expect it to become so popular?

Menage was very fun to write, and very fun to watch as readers discovered it, especially since a lot of them had never read erotica before. I felt like an ambassador for the hot stuff!
Did I expect it to be so popular? Most writers want heaps of people to buy and enjoy their stories. I’m no different, but no matter how high your hopes are, there’s always some aspect of popularity that takes you by surprise—those moments when you just have to pinch yourself. Over the years, Menage has provided more than a few. (Trust me, you never forget the first time a reader tells you your book was responsible for the conception of her youngest child!)

4- Parlando di omosessuali, uno dei tuoi libri più amati, anche da me lo confesso, è Menage che ho trovato estremamente sexy e divertente. A te è piaciuto tanto quanto ai tuoi lettori? E ti aspettavi che diventasse così popolare?

Menage è stato molto divertente da scivere, così come lo è stato vedere i lettori mentre lo scoprivano, soprattutto perché molti non avevano mai letto dell'”erotica” prima. Mi sono sentita come un'ambasciatrice per il genere!
Mi aspettavo che divenisse così popolare? Buona parte degli scrittori vuole che un mucchio di persone comprino ed apprezzino le loro storie. Io non sono diversa, ma non importa quanto grandi siano le speranze, c'è sempre un aspetto della popolarità che ti coglie di sorpresa, uno di quei momenti in cui devi darti un pizzicotto. Nel corso degli anni, Menage me ne ha procurati parecchi di questo tipo. (Credimi, non si dimentica la prima volta che una lettrice ti dice che il tuo libro è stato responsabile del concepimento del suo figlio minore!)


5- You write contemporary erotica, historical romance, sci- fiction, paranormal. Which is you favourite genre and period setting if you have one? And why?

I don’t have a favourite period, because I love learning about new ones as I go along. I do, however, love writing stories with paranormal/fantasy content. I guess I’m happiest when my creative imagination has free rein!

5- Tu scrivi diversi generi: erotica contemporanea, romance storici, fantascienza, paranormale. Quali sono il tuo genere ed il tuo periodo di ambientazione preferiti, se ne hai? E perchè?

Non ho un periodo preferito, perchè amo imparare a conoscerne sempre di nuovi mentre vado avanti. Tuttavia amo scrivere storie con contenuto paranormale/fantasy. Presumo di essere più felice quando la mia immaginazione creativa può avere briglia sciolta!


6- Catching midnight, the first novel in the Midnight series, brings some strong resemblance to Mary Jo Putney’s Uncommon vows (the medieval setting, the extremely indipendent girl and the falcon). Is it a chance or you actually took inspiration from it?

I haven’t read Uncommon Vows, but I’m sure there are parts of Catching Midnight that resemble many other authors’ books. Vampire authors in particular tend to draw from a common pool of inspiration: Bram Stoker, Buffy the Vampire Slayer, that sort of thing. I do remember one of my biggest inspirations for Catching Midnight was some research I ran across about Medieval falconry, and how the trainers would calm the birds. The first image that came to me from that story was Gillian confronting Aimery with her eyes sewed shut. It was so strange that it made me laugh—a common sign for me that I’m onto something good!

6- Cacthing Midnight (primo volume di una serie paranormale che consta finora di tre romanzi) ha forti rassomiglianze con Promesse di Mary Jo Putney (l'ambientazione medievale, la ragazza fortemente indipendente ed il falcone). Si tratta di un semplice caso o in effetti ne hai tratto ispirazione?

Non ho letto Promesse, ma sono certa che ci sono parti di Cacthing Midnight che assomigliano a molti libri di altri autori. In particolare, quelli che scrivono di vampiri tendono a prendere ispirazione più o meno sempre dalle stesse fonti: Bram Stoker, Buffy l'Ammazzavampiri e simili.
Ricordo che una delle più grandi ispirazioni per Cacthing Midnight, mi è venuta da una ricerca sulla falconeria medievale e su come gli addestratori calmassero gli uccelli. La prima immagine che mi è arrivata alla mente di questa storia, è quella di Gillian che fronteggiava Aimery con gli occhi sigillati. Era talmente strano che mi ha fatto ridere - per me il segno usuale per cui so di essere sulla buona strada!


7- Your heroes are often decidedly Alpha. There are endless discussions about this subjects: do women really want their men to be Alpha? What about you? Which is your opinion both as a woman and as a writer?

I think of my heroes as a mix of alpha and beta, with the percentage varying from book to book. They’re confident, brave—men you can count on when you need someone to have your back. But no matter how arrogantly they may sometimes behave, my heroes always have something sensitive inside. They’re as tender as they are tough, thinkers as well as
doers, nurturers as well as cavemen-- usually with a rich emotional life.
I’m not sure it’s a conscious choice for me to write them this way. That’s just the way they come to me. Men are people, not all one thing or another. I try to make my fictional men the same.
One thing I am sure of: different women want different things from their men, in life and in novels. I’ll read either kind of hero if the story grabs me. I don’t think one is better than the other. It’s nice to have variety!


7- I tuoi eroi sono spesso decisamente Alfa. Ci sono infinite discussioni su questo argomento: le donne davvero vogliono che i loro uomini siano Alfa? Tu cosa ne pensi? Qual'è la tua opinione sia come donna che come scrittrice?

Penso che i miei eroi siano un misto di Alfa e Beta, le cui percentuali variano a seconda del libro. Sono sicuri, coraggiosi - il tipo di uomini su cui puoi contare quando hai bisogno di qualcuno che ti guardi le spalle. Ma non importa quanto arrogantemente possano comportarsi a volte, i miei eroi hanno sempre una parte sensibile. Sono teneri quanto forti, pensatori qunto uomini d'azione, responsabili quanto primitivi, generalmente con una vita emotiva ricca.
Non sono sicura sia stata una scelta consapevole crearli in questa maniera. Semplicemente è così che mi sono apparsi. Gli uomini sono persone, non solo una cosa od un'altra. Nella stessa maniera cerco di renderli come persoanggi.
Di una cosa sono sicura: donne diverse vogliono cose differenti dai loro uomini, nei romanzi come nella vita. A me piacciono gli eroi di entrambi i tipi fintanto che la storia mi cattura. Non ritengo che un tipo sia migliore dell'altro. E' bello che ci sia varietà!


8- Your are known also for your extremely steamy love scenes, do you write them because you it pleases you or because “sex sells”?

I like to say that some things are hard to fake, really enjoying writing steamy love scenes being one of them. From the beginning, it’s been my dream to combine a really good story with really good sex scenes. Years later, I’m still trying to get better at both.

8- Tu sei famosa anche per le tue scene d'amore alquanto bollenti, le scrivi perchè ti da soddisfazione o perchè il sesso vende?

Vorrei sottolineare che questa è una di quelle cose che sono davvero difficili da fingere, o si ama farlo o non si può far finta. Sin da pricipio è stato il mio sogno quello di combinare una bella storia con delle scene di sesso altrettanto buone. Anni dopo sto ancora cercando di migliorare in entrambe.


9- I appreciate the fact that no matter how graphic your descriptions are, there is always a soul to them. How did you succeed in writing such good and daring passion scenes? And do you ever feel embarrassed ?

Thank you! The soul behind a scene is something I always strive to convey. I care why my characters go to bed together, not just what they do once they get there. To me, what’s at stake emotionally gives the sexy stuff more oomph. I don’t know exactly how I succeed at doing this, except that I have a natural enthusiasm for and interest in writing erotic material. Like I said, some things you can’t fake.
I wouldn’t say the steamy scenes embarrass me, though—occasionally—the sex I’m writing about is more to a character’s taste than mine. I guess, when I’m “in” the story, I’m putting myself in their shoes!

9- Personalmente apprezzo il fatto che non importa quanto dettagliate siano le tue descrizioni, nelle tue scene d'amore si sente che c'è sempre un'anima. Come riesci a scrivere delle scene di passione così belle e così osè? E ti senti mai imbarazzata?

Grazie! Cerco sempre di fare in modo che ci sia un'anima in ogni scena. M'importa sapere perchè i miei personaggi vanno a letto insieme, non solamente ciò che fanno quando sono lì. Per me il coinvolgimento emotivo dà al materiale sexy maggiore profondità. Non so esattamente come riesco a farlo, senonchè possiedo un naturale entusiasmo ed interesse nello scrivere materiale erotico. Come ho detto, ci sono certe cose che non possono essere finte.
Non direi che scrivere scene bollenti mi imbarazzi, tuttavia a volte il tipo di sesso di cui sto scrivendo è più secondo il gusto del mio personaggio che non il mio. Presumo che quando sono “dentro” una storia mi metto nei loro panni!


10- Have your works ever been labelled as pornographic? And if yes, did it bother you ?

I’m sure plenty of people think of them that way. What matters is what I think about my books. If I’m proud of them, that’s good enough.

10- I tuoi lavori sono mai stati definiti pornografici? Ed in questo caso ti ha dato fastidio?

Sono sicura che parecchie persone la pensino così. Tuttavia ciò che conta è ciò che io penso dei mei libri. Se io ne sono orgogliosa, va bene così.


11- Is there anything that scares you as a writer?

I have a very strong need to be in creative charge of my work. I’m happy to say I’ve been able to protect that over the years.

11- C'è qualcosa che temi, come scrittrice?

Ho un forte bisogno di avere il controllo creativo del mio lavoro. Sono felice di poter dire che sono riuscita a proteggerlo durante tutti questi anni.


12- Which is your favourite scene, of all those you have written?

This changes, of course, but right this minute, in the second book of the “Midnight” trilogy that I just completed, there’s a confrontation scene between Edmund Fitz Clare (introduced in Catching Midnight) and his adopted son that I just adore. The young human son is trying to get Edmund to admit he’s really a vampire. Both the characters are extremely admirable, very loving, very much wanting to do the right thing. To see them facing off the way they do makes the whole thing larger than life for me. I’m very satisfied with how it came out.

12- Qual'è la tua scena preferita tra tutte quelle che hai scritto?

Ovviamente in genere cambia, ma in questo preciso momento nel secondo volume della trilogia "Midnight", che ho appena completato, c'è un confronto tra Edmund Fitz Clare (già apparso in Catching Midnight ) ed il suo figlio adottivo che semplicemente adoro. Il giovane umano tenta di far ammettere ad Edmund che lui in realtà è un vampiro. Entrambi i personaggi sono ammirevoli, decisamente amabili e molto desiderosi di fare la cosa giusta. Il modo in cui si confrontano per me è eccezionale. Sono molto soddisfatta del risultato.


13- Which book or character better represent who Emma Holly is?

I wouldn’t say any really represent me, but all my characters have a little piece of me inside them—even the villains. That’s the best way I know to make them come alive.

13- Qual'è il libro od il personaggio che meglio rappresenta chi è Emma Holly?

Non direi che qualcuno veramente mi rappresenta, ma tutti i miei personaggi hanno un pezzetto di me dentro di loro, anche quelli cattivi. Questa è la miglior maniera che conosco per renderli vivi.


14- Anything else you would like to add for the Italian readers?

Thank you for reading my books! I hope you continue to enjoy them.

14- Vorresti aggiungere qualcos'altro per i lettori italiani?

Vi ringrazio per aver letto i miei libri! Spero continuerete ad apprezzarli.



ESTRATTO - EXCERPT
DA BEYON SEDUCTION



London: December 31, 1875
Nicolas Craven, famous artist and infamous libertine, slouched in the wing-backed leather chair as if he did not ever intend to rise. His paisley brown robe of flowing silk tied at his trim, hard waist. Beneath this he was naked. In the interest of warmth, a snifter of brandy, mostly full, lay cradled against his chest. Behind the grate on which his slippered feet were propped a coal fire burned. Its steady glow lit keen, saturnine features. His eyes were smoke, his jaw as sharp as steel. A pianist would not have scorned his hands. In contrast to this lean, dark elegance, his voice was as hoarse and graveled as if he spent his days shouting on the docks.
This impression was misleading. Nicolas Craven barely had to whisper to draw attention. He was a genius, people said, better than Leighton or Alma-Tadema, not that either of those luminaries would have conceded their position. In any case, people listened when Nic spoke, whether out of respect for his talent or fear of his occasionally cutting wit he did not care. He only cared that they leave him alone when he was tired.
As he was tonight.
He’d completed his latest commission. The bursts of manic activity--elation, frustration, nights spent with brushes clamped between his teeth and paint-stained fingers plunged in his hair--had ceased as if he’d grabbed the clapper of a big bronze bell. His body rang with the echoes of his exertion, emptied out and exhausted. But he would rest now. The portrait was done. Monmouth had come to collect it that morning and pronounced himself pleased, though Nic doubted the duke saw more than a fraction of what the painting said.
He had caught the man.
Hell, he’d caught half the British peerage: their befuddlement at the changing times, their pomposity and self-indulgence, their earnest belief in their ability to save the world . . . as long as the world wanted to be saved in a manner they approved of.
His mouth curled in ironic self-disgust. No point looking down his nose at them. No matter how Nic lived, his blood was just as blue.
Not that he could blame his sins on that.
He turned his gaze to the window, to the jungle of foliage that hid his cozy home in St. John’s Wood. A winter fog, thick as cat’s fur, had crept out from London to swallow this artist’s enclave to the north. He could barely make out the ivy that grew across the glass, obscured as it was by the chocolate-ashy haze. The color was extraordinary, soft as velvet. If Nic hadn’t been too lazy to move he’d have reached for his pastels. That something so foul could be so beautiful he could only marvel.
He was actually considering getting up when a tap on the library door saved him from the effort. At his grunt, his butler Farnham entered with a tray of food and coffee. Nic had dismissed the servants; always did in the emotional low-water that followed his painting fits. Since this particular low-water had come during the holidays, Nic was a popular man. Holiday or no, per usual, Farnham had not hied himself away. The older man had been a sergeant in the Crimea. His sense of duty was stronger than that of the other staff--stronger, in fact, than his employer’s.
“Your dinner, sir,” he said, just as if Nic had ordered it. He removed the brandy decanter in order to place the meal on the little table at Nic’s side. Then he waited. Nic knew the butler wouldn’t leave until he saw him eat.
He lifted the hefty beef and pickle sandwich and took a bite. “There,” he said. “Satisfied?”
Without comment Farnham poured a steaming cup of coffee and set it on a saucer. The smell alone was enough to clear Nic’s head--at least until Farnham slid a fat white envelope between the dishes.
“You’ll be wanting your mail, sir.”
Nic snorted, his mouth full of savory bread and beef. Farnham knew that for a lie as well as he did. This particular letter had been following him around the house all week, appearing beside his plate at breakfast, peeping from the pocket of his coat. Nic had ignored it with a determination honed by years of practice. Unfortunately, unlike Nic, Farnham didn’t believe in putting off till tomorrow what one would rather not face today.
With a grimace, Nic put down his coffee and took the envelope. It had been a week. His commission was finished, his mind as serene as it ever was. Surely he was ready to open the damn thing now. What was there to fear, after all? The contents of his mother’s correspondence were invariably the same.
“I’ll leave you to it then,” said Farnham as his thumb slid under the flap.
The letter was as he’d expected. A brief expression of hope for Nic’s well-being--omitting, of course, any mention of his work--then straight to a summary of the myriad tasks she had undertaken since her last report. The sheep, the fields, the drainage in the village ditch: all had been seen to with his mother’s trademark efficiency. She was the strongest, most managing person he knew, and yet behind each proof of competence lay an unspoken accusation. These responsibilities are yours, Nicolas. Yours. Never mind she would resent the mildest interference, she still behaved as if his failure to bestir himself were an affront. “What’s more,” she continued, “the boy needs the steadying influence of a male. He’s nearly fifteen. I can no longer guide him as I should.”
Guide him. Nic snorted. More like rule. Skimming to the end, he crumpled the page and tossed it in the fire. A smaller note remained, which had been tucked inside the other.
Nic opened it. Against his will, his heart began to rap more swiftly against his ribs. The note was from the boy, the usual update on his progress at school. The tone was formal. The boy always called him ‘sir.’ Never volunteered more than the impersonal, nor asked questions he’d learned would not be answered. Unlike the dowager marchioness, the boy was far too sharp to inquire when Nic would visit. Nic had seen him twice in his life: once shortly after his birth and again when he was four. At the time, the boy’s resemblance to Bess had been too wrenching to make Nic eager to repeat the experience.
Some memories were better left to lie.
He ran one finger over the spiky loops of ink. Despite the stiff language, he fancied he could read the boy’s character in the scrawl. Bright. Impatient. True to his friends. Fonder of sport than he was of schooling but, apparently, from one comment he let slip, a budding admirer of Trollope.
Nic smiled at that. With an impulsive movement at odds with his former languor, he opened the drawer in the table at his side. As he’d expected, Farnham had stocked it with writing materials. Using the arm of the chair as a desk, he scribbled a response.

Dear Cristopher,
Am doing well, though busy with work. Should you need anything for which you would prefer not to ask the marchioness, feel free to write my man of business.
He bit the end of his pen and reread what he’d written. His eyes strayed to the nearest rank of shelving. A small flutter of satisfaction warmed his breast. Yes, he did have a leather-bound set of The Eustace Diamonds. The pages, bright with gold leaf, hadn’t yet been cut. The boy might have read the novel, of course, but not in such handsome form. Rising, he pulled out the first volume and opened it to the frontispiece. The pen was still in his hand. He ought to write something, oughtn’t he? Otherwise, the gift would seem too cold even for him.
He pondered a moment.
Thought you might like this,” he wrote, then hesitated over what to sign. “Your father” would probably please the boy, but Nic wasn’t sure he could force that appellation through the nib. He could sign himself “Northwick” he supposed, but that, too, seemed insufferable. In the end, he simply wrote “Nicolas” and, just in case, added a twenty pound note. Warm, it was not. He had no wish, however, to promise more than he could give.



Londra, 31 dicembre 1875
Nicolas Craven, famoso artista e famigerato libertino, affondò scompostamente nella poltrona di pelle dall’alto schienale come se non avesse intenzione di alzarsi mai più.
La vestaglia, di fluente seta marrone a disegni cachemire, era allacciata intorno alla sua vita, tesa e dura. Sotto era nudo. Per mantenerne il calore, si cullava al petto un bicchiere di brandy, quasi completamente pieno. Dietro la grata, sulla quale appoggiava i piedi calzati di ciabatte, bruciava il fuoco alimentato dal carbone. Il suo fisso bagliore ne illuminava i tratti aguzzi, saturnini. I suoi occhi erano grigio fumo, la sua mascella affilata come l’acciaio. Un pianista non avrebbe disprezzato le sua mani. In netto contrasto con la sua snella, scura eleganza, la sua voce era roca e ruvida, come di uno che trascorresse tutti i giorni ad urlare sulle banchine del porto.
Era un’impressione fuorviante.
Nicolas Craven aveva a malapena bisogno di sussurrare per attirare l’attenzione. La gente diceva che era un genio, meglio di Leighton o di Alma-Tadema, benché nessuno dei due luminari gli avrebbe ceduto la propria posizione. In ogni caso quando Nic parlava la gente ascoltava ed a lui non importava che lo facessero per rispetto del suo talento, o per timore del suo occasionale spirito tagliente. Gli importava solo che lo lasciassero da solo quando era stanco.
Come quella sera.
Aveva appena terminato la sua ultima commissione. Gli scoppi di attività frenetica,- l’esaltazione, la frustrazione, le notti trascorse coi pennelli stretti tra i denti e le dita macchiate di vernice immerse nei capelli- erano terminati, come avesse afferrato il battaglio di una grossa campana di bronzo. Il suo corpo risuonava degli echi del suo sforzo, svuotato ed esausto. Ma ora si sarebbe riposato. Il ritratto era finito. Monmouth era venuto a ritirarlo quella mattina e si era dichiarato soddisfatto, tuttavia Nic dubitava che il duca vedesse più di una frazione di quanto il dipinto diceva.
Aveva catturato quell’uomo.
Diavolo, aveva catturato metà dei pari d’Inghilterra: il loro stordimento di fronte ai tempi che cambiavano, la loro pomposità e l’indulgenza nei propri confronti, il loro profondo convincimento di essere in grado di salvare il mondo…fintanto che il mondo desiderava essere salvato in una maniera che loro approvavano.
La sua bocca si arricciò di ironico disgusto per sé stesso. Non aveva senso guardarli dall’alto in basso. Non importava come Nic vivesse, il suo sangue era blu come il loro.
E non poteva imputare i suoi peccati a questo.
Volse lo sguardo verso la finestra, alla giungla di fogliame che nascondeva la sua comoda casa di St. John's Wood. Una nebbia invernale, spessa quanto la pelliccia di un gatto, era strisciata fuori da Londra per avvolgere completamente quella zona d'artisti a nord della città. Poteva a malapena scorgere al di là dell'edera che cresceva attraverso il vetro, oscurato com'era da una foschia di color cinerino-cioccolato. Una tinta straordinaria, soffice come il velluto. Se Nic non fosse stato troppo pigro per muoversi avrebbe cercato i suoi pastelli. Si meravigliò che qualcosa di così lurido potesse anche essere così bello.
Mentre stava prendendo in considerazione di alzarsi fu salvato dallo sforzo da un colpo alla porta della biblioteca. Ad un suo grugnito, il suo maggiordomo Farnham entrò con un vassoio di cibo e caffè. Nic aveva licenziato la servitù; lo faceva sempre nelle secche emotive che seguivano i suoi attacchi di pittura. Dal momento che queste secche erano arrivate durante le vacanze, Nic era un uomo popolare. Vacanze o meno Farnham, come al solito, non si era affrettato ad andarsene. L’uomo, più vecchio di lui, era stato sergente in Crimea. Il suo senso del dovere era più forte di quello del resto del personale, in effetti era più forte anche di quello del suo datore di lavoro.
“La vostra cena, signore” disse, come se Nic l'avesse appena ordinata. Spostò il decanter del brandy per far posto al cibo sul piccolo tavolo al lato di Nic. Poi aspettò. Nic sapeva che il maggiordomo non se ne sarebbe andato se non dopo averlo visto mangiare.
Sollevo il sandwich di manzo e cetriolini sottaceto e ne prese un morso. “Ecco” disse.
“Soddisfatto?”
Senza alcun commento Farnham versò del caffè bollente in una tazza e la mise su un piattino. Il solo odore fu sufficiente a schiarire la mente di Nic, perlomeno fino a quando Farnham fece scivolare una busta tra i piatti.
“ Vorrete la vostra posta, signore”
Nic sbuffò, la bocca piena di manzo saporito e pane. Farnham sapeva che era una bugia, come lui del resto. Quella particolare lettera l'aveva seguito per tutta la casa durante l'intera settimana, apparendo accanto al suo piatto a colazione, facendo capolino dalla tasca del suo cappotto. Nic l'aveva ignorata con una determinazione affinata in anni di pratica. Sfortunatamente, al contrario di Nic, Farnham non credeva nel posticipare a domani, ciò che non si poteva affrontare oggi.
Con una smorfia Nic mise giù il suo caffè e prese la busta. Era passata una settimana. La sua commissione era terminata, la sua mente era serena come non mai. Certamente era pronto ad aprire quella dannata cosa, ora. Dopo tutto, cosa aveva da temere? Il contenuto della corrispondenza di sua madre era invariabilmente lo stesso.
“Vi lascio alla lettura, allora” disse Farnham, mentre il suo pollice scivolava sotto la linguetta.
La lettera era come se l'era aspettata. Un breve cenno alla speranza che Nic fosse in buona salute, omettendo ovviamente ogni cenno al suo lavoro, dopo di che passava immediatamente alla lista delle miriade di compiti che si era assunta dal suo ultimo rapporto. Le pecore, i campi, il drenaggio del canale di scolo del villaggio: tutto era stato sovrinteso da sua madre con la consueta efficienza. Era la persona più forte, organizzata ed autoritaria che conoscesse, eppure dietro ogni prova di competenza giaceva un'accusa non pronunciata. Queste sono le tue responsabilità Nicolas. Le tue. Non importava che lei non tollerasse la minima interferenza , si comportava come se il suo fallimento nello scuotere sé stesso, fosse un affronto personale.” Inoltre”, continuava, ”il ragazzo ha bisogno di una ferma influenza maschile. Ha quasi quindici anni. Non sono più in grado di guidarlo come dovrei.”
Guidarlo. Nic sbuffò. Piuttosto comandarlo. Saltando alla fine, accartocciò la pagina e la gettò nel fuoco. Rimase una lettera più piccola, che era stata piegata dentro l'altra. Nic l'aprì. Contro la sua volontà, il suo cuore iniziò a battere più velocemente contro le costole. Il biglietto era del ragazzo, il solito aggiornamento sui suoi progressi scolastici. Il tono era formale. Il ragazzo lo chiamava sempre signore. Mai aveva utilizzato un tono che non fosse impersonale, né aveva mai fatto domande che sapeva non avrebbero avuto risposta. Al contrario della marchesa vedova, il giovane era troppo acuto per chiedere quando Nic sarebbe andato in visita. Nic lo aveva visto solo due volte in vita sua: la prima poco dopo la sua nascita e la seconda quando aveva quattro anni. All'epoca, vedere la rassomiglianza del ragazzo con Bess era stato così lancinante, da non fargli essere ansioso di ripetere l'esperienza.
Era meglio che certi ricordi rimanessero sepolti.
Fece scorrere un dito sulle volute in rilievo dell'inchiostro. A dispetto del linguaggio rigido, fantasticava di poter leggere il carattere del ragazzo dai suoi scarabocchi. Vivace. Impaziente. Leale coi suoi amici. Appassionato più dello sport che dello studio, ma anche, almeno apparentemente da un commento che aveva inserito, un ammiratore in erba di Trollope.
Nic ne sorrise. Con un movimento impulsivo, in contrasto col precedente languore, aprì il cassetto del tavolo al suo fianco. Come si aspettava, Farnham l'aveva riempito con l'occorrente per scrivere. Utilizzando il bracciolo della poltrona come scrittoio, buttò giù una risposta.

Caro Christopher,
io sto bene, anche se sono molto impegnato col lavoro. Dovessi mai aver bisogno di qualcosa che preferisci non chiedere alla marchesa , non esitare a rivolgerti al mio uomo d’affari.
Morse la parte finale della penna e rilesse ciò che aveva scritto. I suoi occhi si spostarono verso la fila più vicina di scaffali. Un piccolo palpito di soddisfazione gli riscaldò il petto. Si, aveva un’edizione rilegata in pelle de I diamanti Eustace di Trollope. Le pagine, brillanti di foglia d’oro, non erano ancora state tagliate. Naturalmente il ragazzo magari aveva già letto il romanzo, ma non in una forma così preziosa. Alzandosi, tirò fuori il primo volume e lo aprì al frontespizio. La penna era ancora nella sua mano. Doveva scriverci qualcosa, no? Altrimenti il regalo sarebbe sembrato troppo freddo anche per lui.
Rifletté un attimo.
Pensavo potesse piacerti” scrisse, poi esitò sulla firma da apporre. “Tuo padre” avrebbe probabilmente fatto felice il ragazzo, ma Nic non era sicuro di poter fare uscire quell’appellativo dal pennino. Suppose di potersi firmare “Northwick”, ma anche questo sembrava insopportabile. Alla fine scrisse semplicemente “Nicolas”, aggiungendo una banconota da venti sterline. No, di certo non era affettuoso. Tuttavia non aveva voglia di promettere più di quanto era in grado di dare
 

The Excerpt is copyrighted by Emma Holly and has been translated and published with her expressed authorization.
L'estratto di questo post è protetto da copyright ed è stato tradotto e pubblicato con l'espressa autorizzazione di Emma Holly
 

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UN MARITO PER REGINA
L'ULTIMO ROMANZO DI ROBERTA CIUFFI




Siamo molto felici di avere nuovamente tra noi una delle scrittrici italiane più conosciute e apprezzate Roberta Ciuffi. Nella precedente intervista ( http://romancebooks.splinder.com/post/15693530 ) abbiamo conosciuto una donna simpatica e affascinante, sempre disponibile, ed ora ^______^ approfittando della sua gentilezza, vorremo fare cosa gradita a tutte le lettrici, pubblicando alcune anticipazioni e un estratto del suo nuovo romanzo, che troverete in edicola con i romanzi Mondadori di febbraio.

Roberta Ciuffi risponderà a tutte le vostre domande, perciò non perdete l'occasione di chiacchierare con lei, e ricordatevi di firmare il vostro commento con un nome o con un nick. Tra tutte coloro che parteciperanno Roberta metterà in palio una copia con dedica del suo nuovo romanzo.



1. Ciao Roberta, prima di tutto voglio ringraziarti per avere accettato di essere nuovamente nostra ospite, devi sapere che dopo aver letto “La rosa delle Maleterre” ( che mi è piaciuto moltissimo) sono molto curiosa di sapere se anche il nuovo romanzo avrà un'impronta paranormale, puoi raccontarci qualcosa?

Non per il momento. No, il mio nuovo romanzo è al contrario molto ‘normale’. Però ho nel cassetto un paio di libri con una componente paranormale più pronunciata che in ‘Rosa delle Maleterre’. Uno è terminato, ed è in visione alla Harlequin, l’altro… è in attesa da un tempo irragionevolmente lungo di trovare una fine. La colpa non è della storia, che mi piace e mi attira, anche se ormai dopo tre anni ha bisogno di una bella… revisionata. Piuttosto, è colpa mia: ho passato un lungo periodo di scoraggiamento riguardo alla scrittura, una caduta libera nel pieno della peggiore crisi di ‘tanto a che serve’ che mi sia capitato di vivere. Adesso però mi sono in parte ripresa e ho ricominciato a sedermi davanti al computer per qualche ora al giorno. Perciò, dopotutto, forse alcune storie troveranno la loro giusta… lieta… fine.


2. I tuoi personaggi sono sempre straordinariamente umani, e il più delle volte appartengono al popolo, anche questa volta manterrai le stesse caratteristiche?

No, in questo caso appartengono all’alta borghesia, quella che ha troppo denaro per vedere la necessità di possedere anche un titolo nobiliare. Ma ci sono un paio di personaggi appartenenti al popolo, e almeno uno non è di secondaria importanza.


3. Che genere di ambientazione hai scelto ?

Ecco, qui c’è una novità. La storia è ambientata a Genova, una città che conosco poco e che mi piace tanto. Spero solo di non aver commesso qualche imperdonabile errore nelle mie descrizioni… Sai che sono un po’ una maniaca dell’autenticità. Se ho il sospetto di aver sbagliato qualcosa mi viene il mal di pancia. Io invento solo le piccole storie dei miei personaggi, non modifico né manipolo mai la Storia per piegarla alla necessità delle trame.


4. Come ti è venuta l’ispirazione?

L’ho descritto nella postfazione, ma te lo anticipo. Mi trovavo a Genova con mio nipote Marco, che allora –nel ’97- aveva 12 anni. Abbiamo visitato l’Acquario, e poi di nuovo l’Acquario, e poi abbiamo fatto la gita del porto, e poi di nuovo… Insomma, non è che non mi divertissi, ma la mia mente ad un certo punto ha iniziato a vagare e cercare una storia da scrivere. E visto che mi trovavo a Genova, è stato quasi automatico ambientarla là. Quanto all’ispirazione vera e propria, avevo in mente una famiglia particolare, in cui il sentimento e la passione scorressero come il sangue nelle vene, fino a farne l’impalcatura della propria visione del mondo, a scapito anche della morale dell’epoca. E volevo vedere se questo romantico atteggiamento poteva andare bene proprio per tutti…
Credo che lo spunto me l’abbia dato un racconto di Maupassant, che ho letto da ragazza. Lì l’esito era così tragico che ho sempre avuto voglia di ribaltarlo.


5. Qual è la scena che ti è piaciuto di più scrivere?

Ogni scena in cui era presente l’ineffabile signor Marrè, che, pur non essendo il protagonista, o un personaggio principale, è stato quello che mi ha divertito di più… e che in fondo mi è più caro, perché si è rivelato la mia inattesa piacevole scoperta. Non l’avevo previsto, non sapevo neppure che esistesse… finché non è comparso sulla mia pagina con la sua giacchetta troppo corta e il bastone da passeggio da damerino.


6. Questo è il quindicesimo romanzo che pubblichi con la Mondadori: vuoi parlarci un po’ della tua carriera di scrittrice, quali sono i tuoi obiettivi ?

Non vorrei apparire negativa, ma la mia carriera di scrittrice esiste solo grazie a voi, al vostro apprezzamento. Se non fosse per questo, la macchina da cucire avrebbe da tempo preso definitivamente il posto del computer sulla mia scrivania. L’anno passato è stata Mariangela Camocardi a spronarmi, a convincermi che non potevo tirarmi indietro, che c’erano tante lettrici che amavano i miei lavori, e di questo la ringrazio. Ma la situazione italiana è soffocante, e noi autrici italiane dobbiamo davvero tirare una carretta molto pesante per andare avanti con un lavoro che in definitiva non è considerato tale se non da noi. Al momento, sto cercando altri spazi di visibilità, sto lavorando a due romanzi diversi (entrambi ambientati in Inghilterra… che ne dite?) che chiedono di vedere la fine, poi tornerò forse al mio paranormale, e poi… chissà. Vorrei fare anche qualche nuovo tentativo per un paio di romanzi al di fuori del romance che ho scritto anni fa, e che sono stati… regolarmente… bocciati. Uno è un romanzo per ragazzi, e l’altro parla di una bambina che capita a sorpresa in una anomala famiglia composta da tre anziani fratelli… non so che genere sia. Sapete, questa necessità di definire il genere di un libro e trovare il target mi fa uscire di testa. Quando mi chiedono: -Qual è il target?- comincio a balbettare. È una cosa che, purtroppo, non mi chiedo mai quando comincio a scrivere. Scrivo sulla spinta di un’idea che non si lascia piegare, ammansire e mettere via. Non sempre il romanzo che ne risulta sarà buono, ma almeno sarà autentico… anche se io dovrò restare la sua unica lettrice.




ESTRATTO dal libro "Un Marito per Regina"

Il colonnello la salutò dopo averla accompagnata nell'androne. Aveva degli impegni per il resto della giornata, disse. Altrimenti nulla gli avrebbe impedito di sedere accanto a lei ad approfondire la loro conoscenza.
Davanti al fuoco, probabilmente, pensò Regina salendo le scale con impeto. Quanto a lei, per oggi ne aveva abbastanza di compagnia maschile, e in particolare di quella del colonnello Umberto Canterai. Aveva perso l'abitudine di conversare con gli uomini. Quel sottile gioco di lame, il gusto del detto e non detto, gli sguardi lanciati e subito negati, tutto il galateo del civettare che in gioventù conosceva a menadito ora la lasciava sconcertata. Le sembrava di aver perso il suo spirito.
Le occorreva tempo, pensò dirigendosi al salotto, nella speranza di trovarvi Ginevra ad attenderla. Aveva qualche domanda da rivolgerle sul colonnello, o meglio, sulla moglie di lui. Quando entrò nella stanza, però, ebbe la sorpresa di trovarvi solo il signor Balestreri, intento a fissare un quadro come se non si fosse mai mosso di lì per tutto il tempo.
Lui si girò e il lampo nel suo sguardo le fece comprendere di aver riscosso la sua approvazione.
"Signor Balestreri," disse, non riuscendo a celare lo stupore. Si tolse il cappellino, toccandosi poi la testa con rapidi colpi per verificare che l'acconciatura fosse in ordine. "Non mi dica che Babetta non è ancora arrivata!"
"Sembrerebbe così, vero?" replicò lui, guardando per la prima volta i suoi capelli privi di cuffia, castani e molto folti. A meno che non si trattasse di posticci, erano bellissimi. "No, la sua cara nipotina è andata a prendere un album di disegni che ha eseguito durante il viaggio. Ha notato il mio interesse per i quadri."
"Le interessano veramente?" Da parte sua Regina ne dubitava.
Difatti lui sollevò le spalle, stringendo le labbra in un sorriso ironico. Una volta di più notò la sua eleganza, non solo d’abbigliamento, ma d’aspetto. Si chiese da dove provenisse. Sapeva che la sua prima moglie era stata una donna molto ricca. Chissà se l'aveva sposata per interesse. Era un'usanza abbastanza comune, benché i Fleres la disapprovassero.
"Ha apprezzato la sua passeggiata?" chiese lui, cambiando argomento. "La giornata non è molto bella."
"E' vero. Ma ho apprezzato la compagnia." Si accorse di aver parlato quasi con sfida, e se ne chiese la ragione.
Balestreri sollevò un sopracciglio nero. "Il colonnello sembra un uomo dabbene. Con una solida posizione."
"Già. Un partito estremamente desiderabile." Regina arrossì, rendendosi conto di quel che aveva detto. Non era argomento da affrontare con un estraneo. Ma lui non parve trovarci niente di sconveniente, perché annuì, come se approvasse.
"E' così," disse. "Noto con piacere che lei è una donna con la testa sulle spalle."
Il che significava, pensò furibonda, una donna attempata che non si gingillava con futili pensieri d'amore. Ma chi si credeva di essere?
"E lei?" non poté trattenersi dal replicare. "Lei ce l'ha, la testa sulle spalle?"
L'uomo sollevò entrambe le sopracciglia, stupito. "Cosa intende dire? Credo che chiunque mi conosca sappia…"
"Parliamo di Babetta," lo interruppe in fretta, prima che il buon senso tornasse a governarla. "Mi spieghi, che tipo di interesse può suscitare una ragazzina di nemmeno diciassette anni, in un uomo come lei?"
Lui la fissò per un lungo istante, con le labbra serrate ed il respiro un po’ affrettato. Buon Dio, quell'uomo si credeva una specie di divinità. Probabilmente nessuno osava mai affrontarlo o chiedergli ragione delle sue azioni.
"Posso domandarle il motivo di questa domanda?" sibilò infine.
Regina si era già pentita dell'impulso che l'aveva spinta a porgliela, ma ormai non poteva più tirarsi indietro. "Mia nipote è una ragazza adorabile," affermò, senza troppa convinzione. "E' giovane, eccitabile. Lei invece è un uomo maturo, e quanto di più lontano da Babetta si possa immaginare."
"Non crede che sia proprio questo ad attrarmi?"
"Non crede di aver bisogno di un altro tipo di donna?"
"Non immaginavo che mi conoscesse così bene da sapere quale tipo di donna mi occorresse. Sta forse ponendo la sua candidatura?"
Regina si morse la lingua per frenare la risposta che le veniva spontanea. Non l'avrebbe voluto neppure corredato del tesoro di re Salomone. Se la visione della sua vita con il colonnello non le appariva proprio rosea come si poteva desiderare, quella con il signor Balestreri… Barbablù… volgeva decisamente al nero.
"Mi scusi, non intendevo offenderla. Ma le vostre personalità, la sua e quella di Babetta, sono veramente… contrastanti. Mi chiedo se lei sarà in grado di renderla felice."
Lui inspirò profondamente, quasi avesse bisogno di calmarsi prima di rispondere. Aveva spalle larghe, notò lei. E, naturalmente, anche il torace.
"La cosa non la riguarda," disse l'uomo, parlando lentamente. "Ma comprendo la sua preoccupazione per una giovane di cui, in qualche misura, si sente responsabile. Voglio che sappia che considero quella ragazza la cosa migliore che mi sia mai capitata nella vita. Babetta è come una fiamma sempre accesa."
Oh si, pensò lei con tristezza. Come una candela che brucia da entrambe le estremità. Anche Isotta era così. Fiamme simili erano destinate a spegnersi presto.
"La mia prima moglie," seguitò lui dopo una breve esitazione, "era una donna eccellente. Eccellente. Un'ottima madre. Moglie esemplare e perfetta padrona di casa. Ma è morta, ed io sto invecchiando. Credo di aver diritto di scoprire se dalla vita posso ottenere un po’ di… emozione."
Naturalmente, pensò Regina, intendeva dire passione. In quell'istante un ticchettio di stivaletti risuonò dalla stanza adiacente e la voce allegra di Babetta li raggiunse prima che lei si mostrasse sulla soglia.
"Ecco qua i miei capolavori! E se non li riterrà degni d'essere esposti alla galleria d'arte, non le rivolgerò più la parola."
Regina si volse per veder entrare la nipote. Era veramente uno spettacolo di grazia e gioia di vivere. I suoi capelli erano neri e lucidi, gli occhi verdi dei Fleres scintillavano simili a smeraldi, di una tonalità molto più accesa dei suoi.
La donna avvertì una fitta acuta di dolore al cuore. Quando si girò a congedarsi dal signor Balestreri, la vista del suo sguardo fattosi più morbido accentuò la sensazione.
Si avviò alla sua stanza, lasciando soli i due fidanzati. In quella casa non era considerata una cosa sconveniente, ma sempre abbastanza inopportuna da meritarle qualche rimprovero, se si fosse risaputo. Tuttavia sentiva la necessità di stare da sola.
Da quando un uomo non la guardava più a quel modo? Andrea l'aveva fatto. Come al solito, scacciò il pensiero con fastidio. Se le persone che la circondavano avessero saputo quanto poco tempo dedicasse al ricordo dell'innamorato defunto, si sarebbero stupiti. Loro la credevano ancora profondamente immersa nel dolore, inconsolabile. Non avevano idea della voglia che provava di strapparsi di dosso quel medaglione e gettarlo via per sempre, assieme alle gramaglie da vedova e alle menzogne. Oh, le menzogne! Ne aveva dette talmente tante, ormai, che non era più possibile tornare indietro.
Aveva ancora la sua stanza di ragazza, nella parte della casa un tempo riservata ai giovani della famiglia. Babetta dormiva appena qualche porta più in là. Era come non essere mai cresciuta, pensò gettando il cappellino sulla poltrona ed accostandosi alla finestra. Guardando fuori, si tolse macchinalmente la mantella, piegandola poi sopra un braccio.
Da lì vedeva il mare. Quel giorno la distesa che si spiegava fino all'orizzonte era grigia e spenta, come il cielo, come la sua vita. Doveva portare avanti questa storia con il colonnello Canterai? O attendere qualcuno che fosse capace di farle veramente palpitare il cuore? Un uomo che la rendesse viva e la considerasse… l'emozione della sua vita.
Ma aveva quasi trent'anni e il colonnello le offriva una casa, e una famiglia già formata da amare. Forse altri figli. Il futuro, per quanto ne sapeva, poteva anche essere grigio e spento come il mare in quel momento. No, se lui le avesse fatto la proposta, l'avrebbe accettata.
 

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domenica, 11 gennaio 2009 ¦ Permalink
categoria : video, authors, treasure box, carolan ivey, paranormal urbanfantasy

CAROLAN IVEY'S LATEST PARANORMAL RELEASE : A GHOST OF A CHANCE

L'ULTIMO ROMANZO PARANORMALE DI CAROLAN IVEY: A GHOST OF A CHANCE


Hereafter you can find a short interview to Carolan Ivey in occasion of her latest work, A GHOST OF A CHANCE, just released on December 30, 2008. You’ll find as well a translated excerpt of the book.
Carolan will stop by and read your comments in the coming days – so please, don’t forget to sign them with your name or a nick.
On Friday, we’ll draw the name of one lucky commenter who will receive an ebook from Carolan’s backlist.


Qui di seguito potete trovare una breve intervista a Carolan Ivey in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo A GHOST OF A CHANCE, appena uscito il 30 dicembre 2008, insieme a un estratto del libro.

Carolan passerà nei prossimi giorni a leggere i commenti che le lascerete – per favore, ricordatevi quindi di firmarli con il vostro nome, oppure una sigla o un nick.
Tra tutti coloro che lasceranno un commento a questo post, venerdì sorteggeremo un vincitore che riceverà in regalo uno dei romanzi di Carolan, in versione ebook.


BIO

Carolan Ivey is a North Carolina native living in northwest Ohio with her husband, two children, two highly opinionated dachshunds, and far too many books.

A technical writer by day, in her spare time she tries to indulge as many of her varied passions as possible - reading, traveling, finding new uses for her burgeoning lavender plants, singing with various classical choral groups, and exploring her Scottish roots through music. She is also a Karuna and Celtic Reiki Master.

She plays guitar, recorders and penny whistle, and recently acquired a bodhran in Ireland. She is now cheerfully driving her family insane learning to play it.


Carolan Ivey è nata nel North Carolina e vive nella parte nord-occidentale dell’Ohio insieme al marito, i loro due figli, due bassotti molto testardi, ed un’esagerata quantità di libri.

Di giorno lavora come scrittrice di testi tecnici, mentre nel tempo libero cerca di dedicarsi il più possibile alle sue diverse passioni- leggere, viaggiare, trovare nuovi utilizzi per le sue piante di lavanda che stanno diventando sempre più grosse, cantare in varie corali di musica classica, ed esplorare le sue origini scozzesi con l’aiuto della musica. E’ anche una maestra di Karuna e di Reiki Celtico.

Suona la chitarra, il flauto traverso e quello dolce, e recentemente ha acquistato un bodhran in Irlanda, e sta facendo allegramente impazzire la propria famiglia mentre tenta di imparare a suonarlo.


BEAUDRY'S GHOST ( Legends, Book 1 )

Genre: Paranormal Romance
Publisher: Samhain
ISBN: 1-59998-852-6
Publication Date: January 4, 2008
Cover art by Tuesday Dube

His legendary spirit is restless for revenge. But the touch of one woman could change his mind—and his destiny.

An irresistible force.

When Jared Beaudry’s restless spirit stumbles across a re-enactment of the Civil War battle in which he was murdered and mutilated, he jumps at the chance to find peace at last. Instead, his desperate leap into another man’s body triggers a deadly chain of events nothing can stop.

An immovable object.

Faced with an entire re-enacting unit possessed by spirits of the dead, psychic sensitive Taylor Brannon’s first instinct is to run. But she swallows her terror and stands her ground to protect her friends from a ghost who seems hell-bent on revenge and self-destruction.

Spontaneous combustion.

Jared’s powerful spirit touches her in the most deeply guarded depths of her heart, and after one burning night in his arms, Taylor adds another impossible task to her list: To somehow help Beaudry’s Ghost find peace. Caught up in a runaway train of events that races inevitably toward one tragic conclusion, Taylor finds herself fighting for the life—and love—of a ghost.

The cost could be her soul.


"...a thrilling story that doesn't even let me pause to catch my breath."
~Mrs. Giggles (87)



Il suo spirito leggendario vaga irerquieto in cerca di vendetta. Ma il tocco di una donna può fargli cambiare idea—e cambiargli il destino.

Una forza irresistibile.

Quando lo spirito irrequieto di Jared Beaudry si imbatte nella rappresentazione della battaglia della Guerra Civile in cui è stato assassinato e mutilato, coglie al volo l’occasione di trovare finalmente la pace. Invece, saltando disperato dentro al corpo di un altro uomo, scatena una sequenza mortale di eventi che niente riesce ad arrestare.

Un oggetto irremovibile.

Messa di fronte ad un intero gruppo di figuranti posseduti dagli spiriti dei defunti, il primo istinto della sensitiva Taylor Brannon è di scappar via. Ma soffoca il proprio terrore e tiene duro, per proteggere i propri amici da un fantasma che sembra votato alla vendetta e all’autodistruzione.

Combustione spontanea.

Il potente spirito di Jared la tocca nelle profondità più recondite del suo cuore, e dopo una notte di fuoco tra le sue braccia, Taylor aggiunge alla sua lista di cose a fare un’altra impresa impossibile: aiutare il Fantasma di Beaudry a trovare la pace, in qualche modo. Catturata da una sequenza incontrollabile di eventi che stanno precipitando verso una tragica conclusione, Taylor si ritrova a lottare per la vita—e per l’amore—di un fantasma

Il prezzo da pagare potrebbe essere la sua anima.


"...una storia elettrizzante, che non mi ha lasciato nemmeno il tempo di fare una pausa per prendere fiato."
~Mrs. Giggles (87)




A GHOST OF A CHANCE
( Legends, Book 2 )

Genre: Paranormal Romance
Publisher: Samhain
ISBN: 978-1-60504-261-9
Publication Date: December 30, 2008
Cover art by Tuesday Dube


One life hangs on the thread of her imagination…

Troy Brannon is a ghost with no time for heaven. Thanks to his well-intentioned meddling, he’s got a missing soul on his hands. Fortunately he’s learned a skill no well-behaved spirit should have—the ability to zip through time and space.

A side trip to revive a drowning woman should’ve been simple. But the moment he locks lips with Carey Magennis, she generates an inner fire he’s never felt before, alive or dead—and his ability to time travel disappears.

When the rising tide closes over Carey’s head, it’s the end—but only of life as she knows it. She wakes up haunted by the idea she no longer fits in, and by the sexy, lion-hearted ghost of the man who saved her. No one wants to hear about the strange things that have been happening to her since her near-death experience, least of all her image-conscious fiancé.

Troy realizes Carey accidentally stole his gift—and she has no idea the danger she’s in. Wherever her imagination takes her, she goes with it. Literally. Plus, that fiancé of hers has an agenda that doesn’t include her survival.

Saving her will be as dangerous to his mission as she is to his heart.




C’è una vita sospesa al filo della sua immaginazione…

Troy Brannon è un fantasma che non ha tempo per il paradiso. Grazie alla sua intromissione, anche se fatta con le migliori intenzioni, un’anima è andata smarrita per colpa sua. Fortunatamente, Troy ha imparato un’abilità che nessun spirito dalle buone maniere dovrebbe possedere—l’abilità di sfrecciare attraverso il tempo e lo spazio.

Una deviazione per rianimare una donna in procinto di affogare avrebbe dovuto essere una cosa semplice, per lui. Ma nel momento in cui posa le labbra su quelle di Carey Magennis, lei gli scatena dentro un fuoco interiore che Troy non ha mai conosciuto, né da vivo né da morto—e la sua abilità a viaggiare nel tempo scompare.

Quando l’alta marea si chiude sopra il capo di Carey, è la fine—ma solo della vita che lei conosce. Si sveglia tormentata dall’idea che la sua vita non fa più per lei, e si trova accanto il fantasma dell’uomo sexy e coraggioso come un leone che l’ha salvata. Nessuno vuole stare a sentire le strane cose che le sono successe dopo la sua esperienza di pre-morte, meno di tutti il suo fidanzato, un uomo attento solo a se stesso.

Troy si accorge che Carey accidentalmente gli ha rubato il suo dono—e che la ragazza non ha idea del pericolo che corre. Dovunque vaga la sua immaginazione, là finisce anche lei. Letteralmente. Inoltre, l’agenda del suo fidanzato non prevede che lei ne esca viva.

Salvarla sarà pericoloso per la sua missione quanto lei lo è per il suo cuore.

 INTERVISTA - INTERVIEW

- Thanks first of all, Carolan, for accepting to be our guest today and answer to our questions about your last release, A GHOST OF A CHANCE!

Thank you for having me!

- Anzitutto grazie, Carolan, per aver accettato di essere nostra ospite oggi e di rispondere alle nostre domande sul tuo ultimo libro, A GHOST OF A CHANCE!

Grazie a voi!


- For those European readers who don’t’ know your work yet, would you like to make a little introduction about yourself, your life and career, and your passion for writing?

I was born in North Carolina, which is rich in literary heritage. I don’t by any means count myself among greats like Thomas Wolfe or Kaye Gibbons, but storytelling runs deep in my veins. As a child I was diagnosed with rheumatoid arthritis, which meant I had a lot of time to sit around and do nothing but read, and lie in bed at night and create worlds in my head. It’s only natural that eventually I started to write stories of my own.

- Per quei lettori Europei che ancora non conoscono i tuoi lavori, ti andrebbe di parlarci un po’ di te, della tua vita e della tua carriera di scrittrice, e della tua passione per la scrittura?

Sono nata nel North Carolina, che ha una tradizione letteraria molto ricca. Non che io mi metta allo stesso livello di grandi scrittori come Thomas Wolfe o Kaye Gibbons, ma di sicuro ho la passione per lo scrivere nel sangue. Quand’ero bambina mi è stata diagnosticata l’artrite reumatoide, il che significava che avevo molto tempo per starmene seduta senza avere nient’altro da fare a parte leggere, e la notte me ne restavo a lungo sveglia nel mio lettino e creavo dei mondi immaginari. Era naturale, quindi, che prima o poi mi mettessi a scrivere delle storie tutte mie.


- Can you tell us a bit about A GHOST OF A CHANCE, and especially about how it connects to your famous BEAUDRY’S GHOST?

After BEAUDRY’S GHOST was published, readers began asking for a story about the heroine’s ghostly twin brother, Troy. At first, all I could think was, “Oh, no! Not another ghost story!” I had turned myself inside out to make BG a believable ghost story, which isn’t easy to do. I wasn’t sure how I was going to do it again—and do justice to a wonderful character like Troy—without repeating the same “tricks.”

I had no idea where to start, except at the end of BG, Troy is about to set out on a quest to locate the soul of another man that he feels responsible for losing to the void of space and time. I just put my hands on the keyboard and let him tell me his story.

At the opening of A GHOST OF A CHANCE, he has learned how to project his own energy body (his spirit) through time – to time travel without the help of any machines. When he’s temporarily distracted by a woman in distress, he stops to help – and accidentally entangles himself in her aura. He’s stuck wherever she is like glue. Worse, when she daydreams, she’s the one who goes on joy rides through time.

I had intended to make this a stand-alone story, but Taylor and Jared, the hero and heroine from BG, ended up playing vital roles in what has turned out to be more of a continuing story that will (hopefully) end with a book about Jared’s mysterious younger brother, Ethan.

- Ci puoi parlare un po’ di A GHOST OF A CHANCE, e soprattutto di come è collegato al tuo famosissimo BEAUDRY’S GHOST?

Dopo che BEAUDRY’S GHOST è stato pubblicato, i lettori hanno cominciato a chiedermi la storia di Troy, il fratello gemello fantasma dell’eroina. All’inizio, tutto quello che riuscivo a pensare è stato, “Oh, no! Un’altra storia di fantasmi, assolutamente no!” Era stata un’impresa davvero ardua, per me, fare in modo che BG fosse una storia di fantasmi credibile, cosa che non è affatto immediata. Non ero sicura che avrei potuto farcela un’altra volta—rendendo giustizia ad uno splendido personaggio come Troy—senza ricorrere alle stesse “astuzie.”

Non avevo idea di dove cominciare, a parte il fatto che alla fine di BG, Troy si prepara ad iniziare una ricerca per localizzare l’anima di un altro uomo che si è smarrito nel vuoto dello spazio-tempo, e della cui scomparsa lui si sente responsabile. A quel punto, ho posato le mani sulla tastiera e ho lasciato che fosse lui a raccontarmi la sua storia.

All’inizio di A GHOST OF A CHANCE, Troy ha imparato a proiettare il proprio corpo etereo (il suo spirito) attraverso il tempo – a viaggiare nel tempo senza l’aiuto di macchinari. Quando si imbatte in una donna nei guai, si distrae per un attimo e si ferma ad aiutarla – ed accidentalmente resta intrappolato dalla sua aura. Le rimane appiccicato come la colla, ovunque lei vada. Peggio ancora, quando lei sogna ad occhi aperti, è lei quella che adesso può divertirsi a viaggiare nel tempo.

Nei miei piani questa doveva essere una storia indipendente, ma Taylor e Jared, cioè l’eroe e l’eroina di BG, hanno finito per giocare un ruolo chiave in quello che alla fine, è risultato essere non più un semplice sequel ma la continuazione di una serie, che si concluderà (spero) con un libro su Ethan, il misterioso fratello minore di Jared.

- How difficult it is to have a ghost hero, in a romance? Which complications does this choice mean for the plot? Is it challenging to find a way to have him getting his HEA?

I think the reason ghost romances are so hard to write is that, well, the hero or heroine is dead! That makes it pretty hard to engineer a believable happily ever after. My challenge was to bring together a cast of compelling characters, plunk them in a challenging situation, and end up with a HEA that the reader could sit back and say, “Yeah, that could totally happen!”

I must have succeeded, because BG was almost universally praised and won some nice awards. :)

It isn’t giving anything away to say that I solved that problem in BG by having Jared take over a living body. In the end, the man who own is, John Garrison, voluntarily gives it up and lets Jared keep it. But when he does that, his own spirit gets sucked into the void of space and time – which sets up the premise for Troy’s story.

Now Troy is a ghost, as well, so my bigger challenge was to take the reader on another emotional, exciting ride that the reader could buy into. In the process of figuring out how to bring him and his lady, Carey, their own HEA, I needed a lot of help from a cast of supporting characters who will eventually become the seeds of another series. You’ll know what I mean when you read it.

- Che difficoltà comporta avere un fantasma come protagonista, in un romance? Quali complicazioni ci sono, per la trama? Quant’è difficile trovare un modo perché ci sia un lieto fine anche per lui?

Penso che la ragione per cui i romanzi sui fantasmi sono così difficili da scrivere è che, be’, o l’eroe o l’eroina sono morti! Questo rende abbastanza difficile escogitare un lieto fine credibile. Il mio obiettivo personale è stato mettere insieme un gruppo di personaggi intriganti, gettarli in una situazione piena di sfide, e terminare con un lieto fine tale che il lettore potesse alla fine dire, “Sì, è qualcosa che potrebbe succedere davvero!”

Devo esserci riuscita, visto che BG ha ricevuto apprezzamenti quasi da tutti e ha vinto parecchi premi importanti. :)

Non penso di fare uno spoiler dicendovi che ho risolto il problema in BG facendo in modo che Jared si impadronisse del corpo di un essere vivente. Alla fine, il legittimo proprietario del corpo, John Garrison, lo cede volontariamente e lascia che Jared lo prenda. Ma quando lo fa, il suo spirito viene risucchiato dal vuoto dello spazio-tempo – e ciò costituisce la premessa per la storia di Troy.

Ora, anche Troy è un fantasma, quindi l’impresa più difficile per me è stata trasportare il lettore in un’altra avventura emozionante ed eccitante che potesse risultare credibile. Mentre cercavo di immaginare come far sì che lui e la sua ragazza, Carey, potessero arrivare al lieto fine, mi sono servita dell’aiuto di un gruppo di personaggi secondari che prima o poi utilizzerò per una nuova serie. Quando leggerete il libro, capirete cosa intendo.

- After Troy’s story in A GHOST OF A CHANCE, we’re curious to know what will happen to some other characters from BEAUDRY’S GHOST – like Ethan, and John, and Beaudry himself. Do you have any plans about them?

Oh, yes. The great thing about having BG published by Samhain was that I had a chance to revise the story with a better eye toward the series as a whole. At the end of AGoaC, we sort of know what happens to John, at least where he ended up. But I, for one, want to know how he managed in the time and place he landed. He’s going to have to have his own HEA – it’s the least I can do for him, because he gave up everything so Jared could have the life that had been stolen from him.

Ethan. My dark, mysterious Ethan. :) He is only mentioned in BG, and appears only briefly in one scene in AGoaC. But readers are clamouring for his story.

Then there’s another character – actually two – that readers are interested in ever since the freshly revised version of BG was published by Samhain: Stephen Powell, and Lane Brannon. My thinking right now is that they will be the bridge that will help launch the new series, to be called “SpIRIT.”


- Dopo la storia di Troy in A GHOST OF A CHANCE, siamo curiosi di sapere cosa succederà ad alcuni personaggi di BEAUDRY’S GHOST – come Ethan, John, e Beaudry stesso. Hai dei progetti su di loro?

Oh, sì. La cosa migliore nel fatto che Samhain abbia pubblicato BG è che ciò mi ha dato la possibilità di rivedere la storia avendo una migliore visione d’insieme della serie. Alla fine di AGoaC, più o meno sappiamo cosa succede a John, per lo meno sappiamo dove è finito. Ma io per prima voglio sapere come se l’è cavata nel tempo e del luogo in cui si trova adesso. Ci sarà un lieto fine anche per lui– è il minimo che posso fare per lui, perché ha rinunciato a tutto in modo che Jared potesse avere la vita che gli era stata rubata.

Ethan. Ah, il mio cupo, misterioso Ethan. :-) Viene solo menzionato in BG, ed appare solo brevemente in AGoaC. Ma i lettori mi chiedono a gran voce la sua storia.

Poi c’è un altro personaggio – due, a dir la verità – a cui i lettori sono interessati fin da quando la versione riveduta e corretta di BG è stata pubblicata dalla Samhain: Stephen Powell, e Lane Brannon. Il mio pensiero in questo momento è che saranno il ponte che userò per lanciare la mia nuova serie, che si chiamerà “SpIRIT.”


- All your stories contain many paranormal elements, and of a quite peculiar kind: Faeries and trolls ( ABHAINN’S KISS ), ancient goddesses ( WILDISH THINGS ), ghosts ( BEAUDRY’S GHOST, A GHOST OF A CHANCE )… You’ve been avoiding so far the “big classics” of paranormal romances, that is vampires, werewolves and shapeshifters. Is this the result of an intentional choice by your side, and if yes why? Do you perhaps think this kind of plots start to be a bit worn-out?

I don’t think readers will ever tire of a good vampire or werewolf story. In fact, my planned SpIRIT series will delve into this genre. Troy, the hero in AGoaC, is (or was, when he wasn’t a ghost) a member of a special ops team in which every member has, shall we say, a special ability. He was actually recruited away from the Navy SEALs. Members of SpIRIT play a critical role in AGoaC, and one of them, Matthias Andros, is a wolf shifter. Readers who got an advanced look at AGoaC instantly zeroed in on him!

I think the reason I didn’t dive right into vampires and werewolves is that there are so many good ones out there, I didn’t feel like I had anything unique to contribute to the genre. But now I think I do. ;) Stay tuned.

Celtic mythology has always been my first love. Where I was born in North Carolina, Robeson County, has a strong connection to Scotland. Other family branches reach into Ireland, Wales and Cornwall. The well of Celtic lore is deep and wide, an endless source of inspiration.

A while back my dearest friend, J.C. Wilder, looked at my huge collection of Celtic-themed books and said, “When are you going to start writing stories?” When, indeed. The result was ABHAINN’S KISS, which appears in an anthology along with J.C.’s THIEF OF HEARTS.

WILDISH THINGS is more of a contemporary with a meddling Irish goddess of the land, the Cailleach. She pushes the heroine way out of her comfort zone and into the arms of a wild Irishman on a Harley. It’s probably the most erotic story I’ve published so far, and it’s also close to my heart because my husband and I travelled to Ireland a few years ago and had a marvellous time. Um, except for the food poisoning incident, but that’s another story. :)


- tutte le tue storie contengono parecchi elementi paranormali, e di un tipo abbastanza particolare: Fate e trolls ( ABHAINN’S KISS ), antiche divinità ( WILDISH THINGS ), fantasmi ( BEAUDRY’S GHOST, A GHOST OF A CHANCE )… Finora hai evitato i “grandi classici” dei romances paranormali, cioè vampiri, licantropi e mutaforma. Si tratta del risultato di una scelta intenzionale da parte tua, e se sì perché? Pensi forse che questo tipo di trame inizi ad essere un po’ troppo sfruttato?

Non credo che i lettori si stancheranno mai di una buona storia sui vampiri o sui licantropi. Infatti, la serie SpIRIT che sto progettando affronterà questi temi. Troy, l’eroe di AGoaC, è (cioè, era, quando non era un fantasma) un membro di una squadra speciale di militari in cui ciascuno dei membri ha, diciamo così, un’abilità speciale. Era stato trasferito a quest’unità dai Navy SEALs. I membri di SpIRIT giocano un ruolo chiave in AGoaC, e uno di loro, Matthias Andros, è un mutaforma capace di trasformarsi in lupo. I lettori che hanno avuto la possibilità di gettare una prima occhiata a AGoaC l’hanno preso di mira all’istante!

Penso che la ragione per cui non ho iniziato subito con i vampiri ed i licantropi è che ci sono così tanti ottimi romanzi in giro, che non mi sentivo in grado di dare un mio contributo particolarmente originale a questo genere. Ma ora penso di poterlo fare. ;-) Attendete fiduciosi!

La mitologia celtica è sempre stata il mio primo amore. La zona del North Carolina dove sono nata, la contea di Robeson, ha dei forti collegamenti con la Scozia. Ci sono altri rami famigliari che risalgono all’Irlanda, al Galles e alla Cornovaglia. Il pozzo del folklore celtico è ampio e profondo, una fonte infinita di ispirazione.

Un po’ di tempo fa la mia più cara amica, J.C. Wilder, ha guardato la mia enorme raccolta di libri su temi Celtici e mi ha detto, “Quand’è che inizi a scrivere qualcosa?” davvero, quando? Il risultato è stato ABHAINN’S KISS, che compare in un’antologia a cui ha partecipato anche J.C. con THIEF OF HEARTS.

WILDISH THINGS è più che altro una storia contemporanea in cui si insinua una dea irlandese della terra, la Cailleach . La dea spinge l’eroina al di fuori della sua vita tranquilla, e la spedisce dritta tra le braccia di un irlandese scatenato che se ne va in giro su una Harley. Probabilmente, è la storia più erotica che ho scritto finora ed è anche cara al mio cuore, perché io e mio marito abbiamo fatto un viaggio in Irlanda qualche anno fa e ci è piaciuta moltissimo. Be’, a parte la faccenda dell’intossicazione alimentare da cibo avariato, ma quella è un’altra storia. :)


- You recently revised BEAUDRY’S GHOST, nine years after its first publication by LTD Books, for its new release by Samhain. How did it feel like, re-writing one of your earlier works ? can you tell us something about the changes you did?

Wow, this is a great question. I talked about this on my blog (
http://carolanivey.blogspot.com/  ) back when Samhain published the book.

I’m the kind of writer who feels like words are fluid things and nothing is ever set in stone. There is always room for improvement. I’ve called BG the book the refuses to die, because it went through two publishers who went belly up before Samhain picked it up. I looked at is as a gift, to be able to go back and revise the story based on the skills I’ve gained as a writer in the years since I first wrote the book.

I have to tell you, it’s not a comfortable process to have an editor as sharp as Lindsey McGurk pick apart what you thought was your best writing at the time! LOL BG was and is the book of my heart, and I felt acutely that this was my last chance to get it right and do justice to these amazing characters. Therefore I might have had an emotional meltdown or two while putting the final touches on this book. :)

Another wonderful thing was that I got to revise with an eye for the series as a whole. Before, I’d never intended to write a sequel – until readers started asking for one! There were corners in the original version that I couldn’t write my way out of. In the revision process, Lindsey and I fixed that and the result, if I may say so, is an even stronger story than before.

- Recentemente hai riscritto BEAUDRY’S GHOST , a nove anni di distanza dalla sua prima pubblicazione da parte di LTD Books, per la sua riedizione da parte di Samhain. Com’è stato per te riscrivere uno dei tuoi primi lavori? Ci puoi dire qualcosa sui cambiamenti che hai fatto?

Wow, questa è una domanda importante. Ho parlato di questo argomento sul mio blog (
http://carolanivey.blogspot.com/  ) a suo tempo, quando Samhain ha pubblicato il libro.

Sono quel tipo di scrittrice che sente le parole come qualcosa di fluido, e che pensa che niente è scolpito nella pietra. C’è sempre spazio per migliorare. Ho soprannominato BG “il libro che rifiuta di morire”, perché è passato attraverso due case editrici che sono finite gambe all’aria prima che Samhain lo accettasse. L’ho visto come un dono, il fatto di poter ritornare indietro e rivedere la storia basandomi sull’abilità di scrittrice che ho acquisito nel corso degli anni, rispetto a quando ho scritto il libro per la prima volta.

Devo dirlo, non è una cosa facile avere un editor preciso come Lindsey McGurk che ti seziona quello che fino a quel momento pensavi fosse la cosa migliore che avevi scritto in vita tua! LOL BG era ed è il libro del mio cuore, e ho sentito con grande intensità che questa era la mia ultima possibilità di sistemarlo e di rendere giustizia a questi sorprendenti personaggi. Perciò potrei aver avuto una crisi di nervi o due mentre davo i ritocchi finali al libro. :- )

Un’altra cosa meravigliosa è che ho potuto riscriverlo tenendo conto della serie come di un tutto. Prima, non avrei mai pensato di scriverne un sequel – finché i lettori non hanno cominciato a chiedermelo! C’erano dei punti nella versione originale in cui non ho saputo districarmi bene. Durante il processo di revisione, Lindsey e io li abbiamo sistemati, ed il risultato, se posso dirlo, è una storia ancora più solida di prima.


- After a debut with LTD Books, your last works have been published by Samhain, an ebook publisher. What do you think of the experience? What are the pros and the cons vs. “standard” publishing?

Actually Samhain publishes both ebook and print. It has been a positive experience all around, knowing that Crissy Brashear has taken her previous experience in this business and used what she has learned to create a house that has staying power, and puts its authors first. For Samhain, it truly is “all about the story.”

I have submitted to the “big” NY publishing houses, but while they said they liked my work, they couldn’t find a niche for my out-of-the-box stories. Samhain doesn’t care how many genre lines I cross or combine. If the story is good, they will publish it!

If there are any cons, it’s the challenge of mass distribution. If you sell a manuscript to Silhouette, for example, you’re pretty much guaranteed mass distribution around the globe. Independent publishers have a harder time cracking that “glass ceiling”, but Samhain is making steady progress. They are already one of the “big dogs” of indie romance publishing, and are expanding by the day. It was great to have the opportunity to get in on the ground floor.

- Dopo aver debuttato con la LTD Books, i tuoi ultimi lavori sono stati pubblicati da Samhain, una casa editrice di ebooks. Cosa pensi di questa esperienza? Quali sono i pro e i contro rispetto ad una pubblicazione “standard”?

A dir la verità Samhain pubblica sia ebooks che libri cartacei. E’ stata un’esperienza positiva in tutti i sensi, se si tiene conto del fatto che Crissy Brashear ha usato la propria precedente esperienza in questo settore e tutto quel che ha imparato per creare una casa editrice che ha forza ed energia, e che mette i propri autori al primo posto. Per Samhain, è proprio vero che “le storie sono tutto.”

Ho mandato i miei lavori alle “grandi” case editrici di New York, ma se da una parte mi dicono che gli piacciono, dall’altra non riescono a trovare una nicchia per loro perché non sono catalogabili in un genere preciso. Alla Samhain non interessa quanti generi miscelo o metto insieme. Se la storia è buona, me la pubblicheranno!

Tra i contro, c’è la difficoltà della distribuzione di massa. Se vendi un manoscritto a Silhouette, per esempio, hai praticamente la garanzia che sarà distribuito in tutto il mondo. Le case editrici indipendenti hanno più difficoltà a infrangere il “soffitto di vetro”, ma Samhain sta facendo sempre più progressi. Sono già un “nome” nel campo dell’editoria indipendente di romance, e si stanno espandendo ogni giorno di più. E’ stato grandioso avere la possibilità di essere con loro fin dagli inizi.

- ... other projects of yours you'd like to talk about? Anything else you’d like to tell to readers?

Right now I’m writing my first highly erotic story. Of course, it will have paranormal aspects, as well! I just can’t seem to keep the ghosts from haunting my stories. But this time the hero and heroine are very much alive, and the ghosts involved are playing matchmaker. This will be the start of a series of erotic novellas called “Tales from the Inn.”

And of course, I’m deep into research for the next book in the LEGENDS series, which will be John’s and/or Ethan’s story.

Thank you so much for having me as a guest on your wonderful site!

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- ... hai altri progetti di cui ti piacerebbe parlarci? C’è altro che vorresti dire alle lettrici?

Proprio in questo momento sto scrivendo la mia prima storia ad alto contenuto erotico. Ovviamente, ci saranno anche degli aspetti paranormali! Sembra proprio che non riesca ad impedire ai fantasmi di infestare le mie storie. Ma stavolta l’eroe e l’eroina sono decisamente vivi, e gli spiriti coinvolti cercheranno di farli mettere insieme. Sarà il racconto iniziale di una serie di racconti erotici che si chiamerà “ “I Racconti della Taverna” ( “Tales from the Inn.”)

E naturalmente, sto facendo ricerche per il prossimo libro della serie LEGENDS, che sarà la storia di John oppure quella di Ethan.

Vi ringrazio davvero tantissimo per avermi ospitato sul vostro splendido blog!

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EXCERPT - ESTRATTO

Gráinne Cottage, Dingle Peninsula, Ireland


“I cannot complete this reading.”

The older woman’s hands moved quickly to gather the Tarot cards spread on the kitchen table, the movement causing the flame of the single white candle at its center to flicker.

Carey Magennis leaned back in the creaky wooden chair, trying to decide if she should be amused or alarmed. For now, she chose the former. After all, Genola’s informal Tarot reading was only for fun.

She sipped her tea, admiring the vase of freshly picked heather on the table. The moist breath of an afternoon breeze felt unusually cool on her cheek as it puffed in through the open window. But then again, an Irish July felt downright arctic to any North Carolina native. The morning rain had passed, and through the storm door she saw the rich, green hillside below the cottage. Beyond, the sea glittered like muted pewter. Great Blaskett Island lay a few miles offshore like a sleeping giant, half covered by a fluffy blanket of mist.

She had left Kyle poring over maps and guidebooks while she had gone in search of a cup of tea to settle her still-queasy stomach, the aftermath of getting food poisoning from a Killarney restaurant. Thanks to her twenty-four-hour stint on her knees before the porcelain god, they were now a full day behind schedule. They were darned lucky Genola McCarthy had a vacancy in her little cottage B&B at the height of tourist season. Carey had been too ill to make it to their original destination.

Kyle had been less than thrilled with the comparatively rustic accommodations, but Carey, now that she was well enough to have a look around, loved the old stone cottage with its thick, whitewashed walls and cozy thatched roof. Traces of the morning peat fire still tanged the air inside the little dwelling, blending with the aroma of fresh bread baking in the Aga.

Genola had welcomed her warmly into the homey, low-ceilinged kitchen, and cheerfully joined her for a cup of strong Irish tea with plenty of fresh milk and sugar. Spying the new engagement ring on Carey’s left hand, Genola had reached into her apron pocket and withdrawn a set of Tarot cards, saying with a wink that she was going to see how long it would be before Carey and Kyle began adding to their respective family trees.

Carey glanced down now at the sparkling diamond solitaire on her left ring finger as Genola continued to gather the spread-out cards. She’d thought they’d only be spending a few days in Dublin, he making contacts for his fledgling, international real-estate development firm, while she wandered in and out of old churches and museums, feeding her insatiable appetite for all things historic. But he’d presented her a ring at dinner one night—in between taking business calls on his mobile phone—and swept her off on a surprise whirlwind tour of Ireland, attempting to see the entire country in five scant days.

She idly turned her hand and wondered why the sight of the glittering stone didn’t set her heart to glittering in return. She ought to be deliriously happy. She should. After all, her life was turning out exactly as she’d planned.
“Are the spirits carrying around erasers these days?” She tore her gaze from the ring and, propping her chin in her palm, winked to let the woman know she was only kidding.

Genola smiled and winked in return. “Oh, ’tis nothing, darlin’. Simply a mistake, that’s all.”

“What kind of mistake?” Carey was relieved to see the Death card disappear back into the deck.

“This blank card—” Genola held it up, “—shouldn’t have been in the deck. It’s included only to replace a lost card.” She put the card back into a small wooden box and firmly shut the lid, then shuffled the deck three times. “Now, let’s be after tryin’ this again. Please cut the deck into three piles.”

Carey did as she was told, and watched Genola spread the cards across the table with one smooth motion.

“And choose three cards, please.”

Again, Carey pulled three cards at random and placed them facedown in front of her.

Genola turned over the first card, and Carey swallowed a gasp. It stuck in a painful knot at the base of her throat before she forced herself to relax.

“Now that’s interesting,” said Genola, unconcerned. “You drew the Death card again. This card represents your past, and at some point…”

“I’m going to die?” Carey croaked, only half joking.

Genola chuckled. “Not at all, dear. You simply underwent a time of great change. Or you will. Sometimes the timeline is a bit vague.”

Carey relaxed, and leaned her elbows on the table again, and allowed a small smile. “Well, I got engaged recently. Maybe that’s it. And I lost my parents at a very young age…” She quickly shut her mouth. This wasn’t something she normally shared with relative strangers.

Genola stilled, her expression distressed. “I’m so sorry, child.”

Carey reached out and patted one of Genola’s hands. “It’s all right. It was a long time ago and my aunt raised me.”

Genola relaxed, then looked her up and down, eyes slightly unfocused. “Your aura is very strong, particularly around you heart. It’s bright green.” Her eyes focused again and she smiled gently. “I thought when I first saw you, that you had the look of a faerie child.”

Carey found herself toying with one of her wild black curls. Chemical processing had tamed the unruly mass that was her hair, but Ireland’s damp weather had brought back its tendency to kink. All she had managed to learn about this gift from her father’s side of the family were four tight-lipped words, “Black Irish and Indian.” At which point the woman’s lips would compress into a tight, thin line.

“Faerie. Yes, well, I don’t much resemble Tinker Bell,” she said ruefully, remembering her own mother’s petite, fair beauty, lost to her now except in photographs.

“Oh, the other crowd are a dark, little folk. Nothing like you see in the movies. The Magennis people in Ireland are mostly fair in coloring, but once in a while they throw a dark one, and it’s said such people are touched by the good folk. You may be several generations removed from Ireland, my dear, but the magic still lingers about you, that I can see.”

Oh, this was getting good. Carey dismissed the uncomfortable notion that Genola McCarthy could somehow know exactly how she’d been feeling these past months. As if she were poised on some great precipice of change. She’d chalked it up to the ticking of her biological clock.

The Irishwoman flipped the next card. “This card represents your present. Oh…dear…”

Carey stared in amazement. She’d drawn the exact same card as last time.

“My, my! The oracle certainly is speaking strongly this afternoon.” Genola’s voice quavered a little, despite her efforts to sound cheerful. “I can’t remember any other time someone has drawn the exact same cards in this way, in spite of the deck having been shuffled. Very…odd.”

“What do you think it means?” Carey watched Genola’s face. This was only a Tarot reading, for heaven’s sake.

“This card represents your present situation. It’s the suit of Wands, which is the suit of change, restlessness, possibly upheaval. And this is the Knight. There’s a man involved. Quite possibly a blond man.”

Curious, Carey leaned in for a closer look at the card in question. The card depicted a warrior in battered Athenian armor standing on a hilltop overlooking an ancient city. The soldier held a heavy sword, and a helmet adorned with a horse-tail plume covered his head. Lion-colored hair flowed out from under the helmet. But it was his direct stare that snagged her attention. His vivid green eyes—all she could see of his face—glowed like living things in the stillness of the picture.

She had the absurd notion that she wished she could step into the picture and straight into his protective arms. With a hard mental shake, she tore her gaze away from the warrior and noticed a banner flying over the city in the background. It was clearly labled Troy.

Her scalp prickled.

“Interesting.” She tried to sound offhand. “My middle name is Helen.”

Genola’s eyebrow went north. “Is that so? You should see the queen of this suit. It is, indeed, Helen of Troy.”

A woman who brought disaster down on an entire kingdom for loving the wrong man. Carey’s stomach started to feel funny again, and she forced herself to relax. “But I don’t know any blond men. At least not well enough to consider them part of my personal life.”

Genola smiled, serenely confident again. “If there isn’t one now, there will be. And I daresay his entrance won’t be subtle.”

“Hm. If you say so.” Maybe Kyle was going to bleach his dark hair or something. Then she laughed to herself. Not bloody likely.

“I certainly do say so.” Genola nodded and reached for the third card. “Well, then let’s see what all these changes and this mysterious blond man will mean for your future. At least we know the card won’t be…” she flipped the card, “…blank.”

Now Carey’s heart really did turn over. What the…?

Genola’s calm demeanor vanished, and she turned white.

The card was blank. Again.

“Impossible,” Genola whispered. “I just put that card back in the box. You saw me put it there, didn’t you?”

“Don’t be silly,” said Carey, reaching for the box and popping off the lid. “Maybe it stuck to your hand.”

But the first blank card still lay inside. She looked up at Genola. “Is there more than one blank card in this deck?”

Genola shook her head. “Only one.”

“Do it again.”

“What?”

“Shuffle the cards and let me draw again.”

Genola seemed to come back to herself. “Of course, of course.” She gathered the cards and began to shuffle them, then her fingers slowed. “Let’s try a different deck. This one’s new—I haven’t worked with it much.” She leaned back in her chair, reached into a half-open kitchen drawer, and extracted a small, battered wooden box. Sweeping the offending deck off the table and back into its own box, she spread the well-used deck face up on the table, so they could both see that no blank cards lurked. Then she quickly shuffled, humming softly to herself as she worked.

“Now,” she said confidently, her face relaxing into another smile. “This deck has never failed me.”

Again Carey went through the ritual of drawing three cards, wondering why she was doing this when she ought to be telling Genola “t’anks, but no t’anks”.

“Here we go.” Genola turned over the first card.

Carey gave a bark of surprised laughter and nearly fell out of her chair.

The Death card grinned mockingly up at her.

“Ehm…” Genola turned the middle card. Knight of Wands. Again. “I, ah, don’t know what to say, Miss Magennis. I truly don’t. This has never, ever happened before. To draw the exact same cards repeatedly? From different decks…” She reached for the third card, her hand visibly trembling.

Carey reached out and gripped her wrist. “Let me.” If the woman was indeed doing a sleight of hand, she was going to make darned sure it didn’t happen again. Not that she believed in this stuff, not at all. But she’d rather sleep without nightmares, thank you very much.

She turned the card. Blank. She let it drop from her numb fingers.

Get a hold of yourself, girl. It’s a trick. Just a trick.

She forced a laugh and quickly gulped the rest of her tea. “You’re very good. Ever thought of going on the road?” Her laugh trailed off when the other woman said nothing.

Genola didn’t look at her, but down at the cards, her face pale and still. Then she looked up at Carey, her eyes seeing something beyond the here and now.

“I tell you, miss, these cards have never lied.”

Carey gave the woman what she hoped was a bright smile that hid how rattled she was. “Thanks, Mrs. McCarthy. I…think I’ll take a little walk down to the headland. Kyle should be finished re-planning our schedule, thanks to me and my rebellious tummy.”

Genola nodded and began picking up the cards, one by one, examining each one as if she’d never seen it before. Carey rose from the chair, uneasy and unsure what to say next. Genola touched her arm as she passed, eyes troubled.

“Just be careful, miss. Be very, very careful.”

Carey chuckled again, trying to put the poor woman—and herself?—at ease. “Oh, don’t worry. My fiancé plans everything down to the last detail. I won’t have time to get myself into trouble. Trust me.”



Gráinne Cottage, Penisola di Dingle, Irlanda

“Non riesco a completare questa lettura.”

Le mani della donna più anziana si mossero velocemente per raccogliere le carte dei tarocchi sparpagliate sul tavolo da cucina, ed il movimento fece ondeggiare la fiamma dell’unica candela bianca posta al suo centro.

Carey Magennis si appoggiò allo schienale della sedia di legno cigolante, cercando di decidere se doveva essere divertita oppure allarmata. Per il momento, scelse la prima opzione. Dopotutto, le letture informali dei tarocchi che faceva Genola erano solo un passatempo..

Sorseggiò il proprio tè, ammirando il vaso di erica raccolta da poco sulla tavola. L’umido respiro di una brezza pomeridiana era insolitamente fresco sulla sua guancia mentre soffiava dentro dalla finestra aperta. Ma del resto, un luglio irlandese sembrava decisamente polare a qualcunque nativo della Carolina del Nord. La pioggia mattutina era terminata, e attraverso la porta esterna poteva vedere il pendio verdeggiante e fertile della collina oltre il cottage. Più in là, il mare luccicava come peltro fuso. L’isola di Great Blaskett Island si stendeva poche miglia al largo come un gigante addormentato, semicoperto da una soffice trapunta di nebbia.

Aveva lasciato Kyle intento a studiare cartine e guide turistiche, mentre lei era andata in cerca di una tazza di tè per rimettere a posto il suo stomaco ancora sottosopra per i postumi di un mezzo avvelenamento da cibo avariato in un ristorante Killarney. Grazie a ventiquattr’ore passate a vomitare inginocchiata di fronte all’idolo di porcellana, ora erano in ritardo di un giorno intero sul programma. Avevano avuto una fortuna sfacciata a trovar un posto libero nel piccolo cottage dove Genola McCarthy aveva un B&B, nel momento clou della stagione turistica. Carey era stata troppo male e per poter riuscire ad arrivare alla loro destinazione originaria.

Kyle non era stata particolarmente entusiasta di quella sistemazione relativamente rustica, ma Carey, ora che stava abbastaza bene da dare un’occhiata intorno, amava il vecchio cottage, di con le sue mura spesse imbiancate a calce ed il confortevole tetto di paglia. Tracce del fuocodi torba acceso quella mattina mattina ancora aleggiavano nell’aria, mescolandosi con l’aroma del pane che stava cuocendo nel forno della stufa.

Genola l’aveva accolta con calore nella cucina casalinga, dal soffitto basso, e si era allegramente unita a lei per una tazza di tè forte irlandese, con molta panna fresca e zucchero. Spiando l’anello di fidanzamento nuovo sulla mano sinistra di Carey, Genola aveva infilato la mano nella tasca del grembiule e ne aveva estratto un mazzo di tarocchi, dicendo con una strizzatina d’occhi che aveva intenzione di vedere quanto ci sarebbe voluto prima che Carey e Kyle iniziassero a far germogliare i rispettivi alberi genealogici..

Carey abbassò lo sguardo sul solitario di diamanti che scintillante al suo anulare sinistro, mentre Genola continuava a raccogliere le carte sparpagliate. Aveva pensato che avrebbero passato solo pochi giorni a Dublino, lui prendendo contatti per la sua neonata società immobiliare internazionale, lei a vagabondare dentro e fuori da vecchie chiese e musei, alimentando il suo insaziabile appetito per tutto ciò che era storico. Ma una sera a cena lui le aveva regalato un anello—tra una chiamata d’affari e l’altra sul cellulare—e a sorpresa l’aveva trascinata in un tour-lampo d’Irlanda, con l’obiettivo di vedere l’intero paese in cinque miseri giorni.

Lei girò pigramente la mano e si chiese perchè la vista della pietra scintillante non facesse scintillare anche il suo cuore. Avrebbe dovuto essere felice da impazzire. Avrebbe proprio dovuto. Dopo tutto, la sua vita stava prendendo esattamente la piega che aveva programmato.

“Di questi tempi gli spiriti vanno in giro con gomme per cancellare?” Distolse lo sguardo dall’anello e, appoggiando il mento sul palmo, strizzò l’occhio per far capire alla donna che stava solo scherzando.

Genola sorrise e strizzò l’occhio di rimando. “Oh, non è niente, cara. Solo un errore, tutto qui.”

“Che genere di errore?” Carey si sentì sollevata nel vedere la carta della Morte sparire di nuovo nel mazzo.

“Questa carta vuota, senza figure—” Genola la sollevò, “—non avrebbe dovuto essere nel mazzo. Ce l’avevo messa solo per rimpiazzare una carta mancante.” Ripose il mazzo di carte in una scatoletta di legno e chiuse cond ecisione il coperchio, poi mescolò il mazzo tre volte. “Adesso, riproviamo. Per favore, taglia il mazzo tre volte.”

Carey fece come le era stato detto, e guardò Genola allargare le carte sul tavolo con un solo fluid movimento.

“E scegli tre carte, per favore.”

Di nuovo, Carey estrasse tre carte a caso e le dispose a faccia in giù di fronte a lei.

Genola girò la prima carta, e Carey soffocò un’esclamazione di sorpresa. Le si bloccò in fondo alla gola, in un nodo doloroso, mentre si sforzava di rilassarsi.

“Ora, questo è interessante,” disse Genola, tranquillamente. “Hai estratto di nuovo la carta della Morte. Questa carta rappresenta il tuo passato, e a un certo punto…”

“Sto per morire?” Carey gracchiò, scherzando solo a metà.

Genola ridacchiò. “Nient’affatto, cara. Semplicemnte, sei passata attraverso un periodo di grandi cambiamenti. Oppure lo farai in futuro. Qualche volta la scala dei tempi è un po’ vaga.”

Carey si rilassò, ed appoggiò di nuovo i gomiti sul tavolo, concedendosi un sorrisino. “Be’, recentemente mi sono fidanzata. Forse è questo. E ho perso i miei genitori quand’ero molto giovane…” Chiuse velocemente la bocca. Questi non erano fatti che di solito condivideva con persone pressocchè sconosciute.

Genola si immobilizzò, con l’espressione turbata. “Mi dispiace davvero tanto, bambina.”

Carey si sporse in avanti e accarezzò una delle mani di Genola. “Va tutto bene. E’ stato tanto tempo fa, e mia zia mi ha allevato.”

Genola si rilassò, poi la guardò su e giù, con gli occhi leggermente sfocato. “La tua aura è molto forte, particularmente intorno al cuore. E’ verde brillante.” I suoi occhi tornarono a fuoco e la donna sorrise con gentilezza. “Quando ti ho visto per la prima volta, ho pensato che avevi l’aspetto di figlia delle fate.”

Carey si scoprì intenta a giocare con uno dei suoi ribelli riccioli neri. I trattamenti chimici aveva domato quella massa ingovernabile che erano i suoi capelli, ma il tempo umido dell’Irlanda aveva riportato indietro la loro tendenza ad arricciarsi. Tutto quello che era riuscita ad imparare circa questo dono del lato paterno della sua famiglia erano quattro parole dette a labbra strette, “Irlandese nera ed Indiana.” E a quel punto le labbra della donna si sarebbero strette a formare una linea sottile.

“Fate. Be’, sì, non assomiglio molto a Campanellino,” disse in tono colmo di rimpianto, ricordando la bellezza bionda e minuta della propria madre, ora persa per lei a parte che nelle foto.

“Oh, l’altro popolo era piccolo e scuro. Niente di quel che vedi nei film. I Magennis d’Irlanda sono soprattutto di colorito chiaro, ma di tanto in tanto ne nasce uno scuro, e si dice che queste persone sono stati toccati dal popolo buono. Puoi essere rimasta lontana dall’Irlanda per parecchie generazioni, mia cara, ma la magia aleggia ancora intorno a te, la posso vedere.”

Oh, le cose si stavano mettendo proprio bene. Carey scacciò la fastidiosa idea che Genola McCarthy potesse in qualche modo sapere esattamente come si era sentita nel corso degli ultimi mesi. Come se fosse sospesa su un qualche grande precipizio di cambiamenti. L’aveva attribuito al passare degli anni, al proprio orologio biologico che ticchettava.

La donna irlandese girò la carta seguente. “Questa carta rappresenta il tuo presente. Oh…santo cielo…”

Carey la fissò stupefatta. Aveva estratto esattamente la stessa carta di prima.

“Però, però! Di sicuro l’oracolo parla ad alta voce, oggi pomeriggio.” La voce di Genola tremò un pochino, malgrado i suoi sforzi di suonare allegra. “Non riesco a ricordarmi di un’altra occasione in cui qualcuno ha estratto esattamente le stesse carte in questo modo, malgrado il mazzo fosse stato mescolato. Molto…strano.”

“Cosa pensi che significhi?” Carey guardò il viso di Genola. Era solo una lettura dei tarocchi, per l’amor del cielo.

“Questa carta rappresenta la tua situazione presente. Appartiene al seme dei Bastoni, che è il segno del cambiamento, dell’irrequietezza, a volte di sconvolgimento. E questo è il Cavaliere. C’è di mezzo un uomo. Biondo, molto probabilmente.”

Curiosa, Carey si tese in avanti per osservare più da vicino la carta in questione. La carta raffigurava un gerriero in un’ammaccata armatura ateniese, in piedi sulla cima di una collina ed intento a sorvegliare un’antica città. Il soldato portava una spada pesante, ed un elmo ornato da una piuma a coda di cavallo gli copriva il capo. Una chioma leonina sfuggiva da sotto l’elmo. Ma fu il suo sguardo diretto ad attrarre la sua attenzione. I suoi vividi occhi verdi—tutto ciò che poteva vedere della sua faccia—splendevano come cose vive nell’immobilità del disegno.

Ebbe l’idea assurda che avrebbe desiderato poter entrare nel disegno e correre a rifugiarsi tra le sue braccia protettive. Riscuotendosi energicamente, distolse lo sguardo dal guerriero e notò un vessillo che sventolava sopra la città, sullo sfondo. C’era chiaramente scritto Troy.

Si sentì drizzare i capelli in testa.

“Interessante.” Cercò di suonare sbrigativa. “Il mio secondo nome è Helen.”

Genola sollevò le sopracciglia. “Davvero? Ovresti vedere la regina di questo seme. E’ proprio Elena di Troia.”

Una donan che scatenò il disastro su un regno intero per aver amato l’uomo sbagliato. Lo stomaco di Carey iniziò di nuovo a farle strani scherzi, e lei si sforzò di rilassarsi. “Ma non conosco nessun uomo biondo. Almeno, non abbastanza bene da considerarlo parte della mia vita personale.”

Genola sorrise, di nuovo fiduciosa e serena. “Se adesso non ce n’è uno, ci sarà. E oserei dire che la sua entrata in scena non passerà inosservata.”

“Hm. Se lo dici tu.” Forse Kyle si sarebbe fatto schiarire i propri capelli, che erano scuri, o qualcosa di simile. Poi rise tra sè. Ma quando mai.

“Certo che lo dico.” Genola annuì e si tese a prendere la terza carta. “Be’, allora vediamo cosa porteranno nel tuo futuro tutti questi cambiamenti e questo misterioso uomo biondo. Almeno sappiamo che la carta non sarà…” girò la carta, “…vuota.”

Ora il cuore di Carey davvero ebbe un sobbalzo. Ma che…?

L’atteggiamento calmo di Genola svanì, e lei impallidì di colpo.

Era la carta bianca. Ancora.

“Impossibile,” sussurrò Genola. “L’ho appena rimessa nella scatola. Mi hai visto mentre ce la rimettevo dentro, o no?”

“Non dire sciocchezze,” disseCarey, prendendo la scatola e spalancandone il coperchio. “Forse ti è rimasta incollata alla mano.”

Ma la prima carta bianca era ancora lì dentro. Guardò su verso Genola. “C’è più di una carta bianca in questo mazzo?”

Genola scosse la testa. “Solo una.”

“Fallo di nuovo.”

“Cosa?”

“Mescola le carte e fammele scegliere di nuovo.”

Genola sembrò tornare in sè. “Certo, certo.” Raccolse le carte ed iniziò a mescolarle, poi le sue dita rallentarono. “Proviamo un altro mazzo. Questo è nuovo—non l’ho usato molto.” Si sporse all’indietro sulla sedia, raggiunse un cassetto mezzo aperto della cucina, e ne estrasse una piccola scatola di legno ammaccata. Dopo aver ripulito il tavolo dal mazzo di carte incriminato e averlo riposto nella sua scatola, allargò il mazzo usato sul tavolo a faccia in su, così che entrambe poterono vedere che non c’era nessuna carta bianca che faceva capolino. Poi lo mescolò velocemente, canticchiando piano tra sè e sè mentre lavorava.

“Ora,” disse fiduciosa, col viso che si rilassava in un altro sorriso. “Questo mazzo non mi ha mai tradito.”

Di nuovo Carey ripetè il rituale di estrarre tre carte, chiedendosi perchè stava facendo tutto questo quando avrebbe dovuto dire a Genola “grazie, ma no, grazie”.

“Ci siamo.” Genola girò la prima carta.

Carey scoppiò in una risata di sorpresa e per poco non cadde giù dalla sedia.

La carta della Morte le sorrideva, beffarda.

“Ehm…” Genola girò la carta centrale. Cavaliere di Bastoni. Ancora. “Io, ah, non so cosa dire, Miss Magennis.Davvero, non lo so. Questo non è mai avvenuto prima, mai. Estrarre esattamente le stesse carte più volte di seguito? Da mazzi diversi…” Si tese a prendere la terza carta, con la mano che le tremava visibilmente.

Carey si sprse in avanti e le afferrò il braccio. “Lo faccio io.” Se la donna stava davvero facendo un gioco di prestigio, lei si sarebbe assicurata che non accadesse più. Non che lei credesse in questa roba, nient’affatto. Ma avrebbe preferito dormire senza avere incubi, se possibile.

Girò la carta. Vuota. Lasciò che cadesse dalle dita irrigidite.

Ritorna in te, ragazza. E’ un trucco. Solo un trucco.

Si sforzò di fare una risata e inghiottì velocemente il resto del proprio tè. “Sei molto brava. Hai mai pensato di tentare una carriera nel mondo dello spettacolo?” La sua risata si spense quando l’altra donna non disse niente.

Genola non guardava lei, ma le carte, con il viso pallido ed immobile. Poi alzò lo sguardo verso Carey, con gli occhi che sembravano veder qualcosa al di là del qui e dell’ora.

“Vi dico, miss, che queste carte non hanno mai mentito.”

Carey diede alla donna quello che sperava fosse uno smagliante sorriso che nascondesse quant’era terrorizzata. “Grazie, Mrs. McCarthy. Io… penso che farò una passeggitatina fin giù al promontorio. Kyle dovrebbe aver finito di rifare la nostra tabella di marcia, grazie a me e al mio stomaco ribelle.”

Genola annuì ed iniziò a raccogliere le carte, una a una, esaminando ciascuna di loro come se non l’avesse mai vista prima. Carey si alzò dalla sedia, a disagio e senza sapere cos’altro dire. Genola le toccò il braccio mentre le passava accanto, con lo sguardo preoccupato.

“Solo, stia attenta, signorina. Molto, molto attenta.”

Carey ridacchiò ancora, cercando di tranquillizzare la povera donna—e se stessa. “Oh, non si preoccupi. Il mio fidanzato pianifica tutto fino all’ultimo dettaglio. Non avrò il tempo di cacciarmi nei guai. Si fidi.”


This post's content is copyrighted by Carolan Ivey and has been translated and published with the author's expressed authorization. You can find the excerpt' english version at Samhain’s website, at this link:
http://samhainpublishing.com/excerpt/a-ghost-of-a-chance

Il contenuto di questo post è protetto da copyright ed appartiene a Carolan Ivey. E' stato tradotto e pubblicato con l'espressa autorizzazione dell'autrice. Potete trovare la versione inglese dell’estratto nel sito della casa editrice Samhain, a questo link: http://samhainpublishing.com/excerpt/a-ghost-of-a-chance

  





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martedì, 16 dicembre 2008 ¦ Permalink
categoria : jo beverley, authors, treasure box

JO BEVERLEY AND HER CHARMING ROGUES
JO BEVERLEY E I SUOI AFFASCINANTI FURFANTI

 

Jo Beverley is one the few authors writing English-set historical romance who is English. She was born and raised in England, and has a degree in English history from Keele University in Staffordshire. She and her husband emigrated to Canada, where they now live. They have two sons.
Though Jo started to write as a young child, it was only in the eighties that she began to think that it was something ordinary people could do, and after a talk at a local library, she settled to seriously writing her first historical romance.
Now, she is the author of over thirty romance novels and many novellas which have brought her many awards, including five RITA awards from the Romance Writers of America and awards from Romantic Times including two Career Achievement awards. She is a member of the RWA Honor Roll, and the RWA Hall of Fame.

Fra le autrici che scrivono romanzi storici ambientati in Inghilterra, Jo Beverley è una delle pochissime a essere inglese. Laureatasi in storia inglese presso la Keele University, nello Staffordshire, è successivamente emigrata con il marito in Canada, dove vive tuttora. Ha due figli.
Benché Jo abbia cominciato a scrivere quand’era ragazzina, soltanto negli anni Ottanta ha iniziato a pensare che si trattasse di un’attività che poteva essere intrapresa anche dalla gente comune. Così, dopo una conversazione in una biblioteca locale, decise di scrivere il suo primo, vero romanzo storico.
Finora Jo ha scritto più di trenta romanzi e molti racconti, che le hanno consentito di conseguire numerosi premi, tra cui cinque RITA della RWA (l’Associazione americana degli scrittori di romance) e vari premi Romantic Times, tra cui due alla carriera. Jo è anche membro onorario della Hall of Fame della RWA.

Jo Beverley passerà nei prossimi giorni a leggere i vostri commenti - perciò non dimenticate, per favore, di firmarli con un nome o un nick per permetterle di rispondervi più facilmente.
Jo Beverley will stop by and read your comments in the coming days - so pls be so kind to sign them with your name or nickname to let her address her replies to you more easily.



INTERVIEW - INTERVISTA


1 - Thanks for accepting to be interviewed by us, Jo! It’s a pleasure and a honour to have you as our guest today, sharing some of your time with Italian readers. We sincerely hope the experience will be pleasant for you! Are you often hearing for your European fans?

I do hear from European fans, yes, and it’s always a pleasure. Sometimes I can’t understand the message well, but with on-line translators and good intentions, I think we communicate. By the way, perhaps I could mention that when e-mailing an author it’s a good idea to put something clear in the subject line. We all get so much spam, and a message just saying “hello!” or “Please write back,” (in whatever language) might end up in the trash bin.

1 - Grazie per aver accettato quest’intervista, Jo! È un piacere e un onore averti qui oggi nostra ospite, a dedicare un po’ di tempo alle lettrici italiane. Siamo sicure che per te si tratterà di un’esperienza piacevole! Vieni spesso contattata dalle tue fan che vivono in Europa?

Sì, ricevo messaggi dalle fan europee, ed è sempre un piacere. Qualche volta non riesco a capire bene il messaggio, ma con i traduttori on-line e la buona volontà, credo che si possa riuscire a comunicare. In effetti, forse dovrei fare presente che quando si manda un’email a uno scrittore è meglio indicare un argomento preciso nel titolo dell’email. Riceviamo tutti quanti tantissimo spam, e un messaggio che dice soltanto “ciao!” oppure “per favore rispondi” (qualunque sia la lingua usata) potrebbe finire nel cestino.


2 - You have English origins but you have been living in Canada since many years now – do you perceive any difference ( in tastes, approach… ) between European and non-European readers?

Good question. I haven’t seen anything, except of course that European readers are likely to know more about European history and customs. I suspect there might be differences in tastes and assumptions about class roles, especially in the past, and I’d love to hear readers’ opinions on that.


2 - Sei di origine inglese, ma vivi in Canada da molti anni ormai, noti delle differenze (nei gusti, nel modo di avvicinarsi ai libri…) fra le lettrici europee e quelle non europee?

Buona domanda. Non ho notato niente di particolare, mi pare, a eccezione del fatto che le lettrici europee, ovviamente, conoscono meglio la storia e gli usi europei. Ho il sospetto che ci possano essere delle differenze nei gusti e nel modo di percepire le classi sociali, soprattutto per quanto riguarda il passato, e mi piacerebbe conoscere l’opinione delle lettrici sull’argomento.


3 - Last year you celebrated your twentieth anniversary of your writing career, since the publication in 1988 of your first novel “Lord Wraybourne’s Betrothed”. How do you feel when you think back of your beginnings, and of all your achievements? Would you have ever thought of such a wonderful career as a romance author when you first started?

Not at all, and that wasn’t because of self-doubt; I simply didn’t know it was possible. This was before the internet was in common use, and RWA was very new, so I had no contacts in the business. I was delighted to have a book published and copies in the library, and hoped I’d soon have paperbacks so I could see it on the shelf in a bookstore.


3 - L’anno scorso hai festeggiato il ventesimo anniversario della tua carriera di scrittrice, che è iniziata nel 1988 con la pubblicazione del tuo romanzo Lord Wraybourne’s Betrothed. Cosa provi quando ripensi ai tuoi inizi, e a tutti i traguardi che hai raggiunto? Quando hai cominciato, avresti mai pensato di poter avere una carriera tanto spettacolare come scrittrice di romance?

Nient’affatto, e non perché non avessi fiducia in me stessa; molto semplicemente, non immaginavo che fosse possibile. Erano i tempi prima che internet diventasse di uso comune, e l’Associazione americana degli scrittori di romance era appena nata, così non avevo contatti con la gente del mestiere. Ero al settimo cielo perché il mio romanzo era stato pubblicato e ce n’erano copie nelle biblioteche, e speravo che presto sarebbe uscito in edizione tascabile, così da poterlo vedere in tutte le librerie.


4 - When you started your career in the eighties many Romance authors were influenced somehow by Kathleen E. Woodiwiss that passed away just an year ago. Did she have any impact on you and how do you consider her work compared to yours, at least you older books?

I don’t think she was a big influence on me. Coming from England, I’d been reading romance novels since my early teens, including Georgette Heyer, Paula Allardyce, Jane Aiken Hodge, and Alice Chetwynd-Lee, plus historical novels with a strong love story, such as Dorothy Dunnett’s Lymond books. I’d read some of the early American historicals but most were too close to rape sagas to appeal to me.
When I started writing, it was more in the tradition of Heyer, Hodge et al, though my very first book, which which became An Arranged Marriage much later, was a hybrid. It was too dark and sexy for the North American regency market of the time, but not at all in the style of Woodiwiss, Rogers etc. That’s why it didn’t sell!


4 - Quando hai iniziato la tua carriera negli anni Ottanta, molte scrittrici di romance erano in qualche modo influenzate da Kathleen E. Woodiwiss, che è scomparsa l’anno scorso. Quest’autrice è stata importante anche per te? Come consideri le sue opere rispetto alle tue, o almeno ai tuoi primi libri?

Non penso che mi abbia influenzato molto. Venendo dall’Inghilterra, avevo letto libri romance fin dall’adolescenza, tra cui quelli di Georgette Heyer, Paula Allardyce, Jane Aiken Hodge e Alice Chetwynd-Lee, oltre a romanzi storici contenenti grandi storie d’amore, come per esempio le Cronache di Lymond di Dorothy Dunnett. Volendo, avrei potuto leggere alcuni romanzi storici americani, che cominciavano a uscire proprio in quegli anni, ma c’erano un po’ troppi stupri per interessarmi.
Quando ho iniziato a scrivere, l’ho fatto seguendo la tradizione della Heyer, della Hodge e così via, benché il mio primissimo libro, che in seguito uscì con il titolo An Arranged Marriage, fosse una specie di ibrido. Era troppo cupo e sexy per il mercato del regency nordamericano dell’epoca, ma non aveva affatto lo stile della Woodiwiss, della Rogers ecc. Ecco perché non ha venduto!


5 - After over 30 published books and five RITA awards, is living up to your fame and to your readers’ expectations a concern for you when you start thinking of a new book?

Only in the sense that I don’t want to disappoint them. Fortunately I adore writing what I call “heart of romance.” To me that’s an unhyphenated love story -- not romantic suspense, or fantasy romance, or erotic romance. I love to read some of those, but my story ideas rarely go that way, and fortunately my readers seem to enjoy my heart of romance historicals.


5 - Dopo aver pubblicato più di trenta libri e aver vinto cinque premi RITA, quando inizi a pensare a un nuovo libro è per te fonte di preoccupazione continuare a essere all’altezza della tua fama e delle aspettative delle tue lettrici?

Soltanto nel senso che non voglio deluderle. Per mia fortuna, quando scrivo adoro andare dritto a quello che chiamo “il cuore della narrativa romance”. Per me ciò significa una storia d’amore “pura”, cioè non ibrida – non è romantic suspense, né fantasy romance, né romance erotico. Mi piace leggere qualche romanzo di queste tipologie, ma raramente le idee che mi vengono per le mie storie vanno in quella direzione, e per fortuna le mie lettrici sembrano apprezzare che i miei romance storici vadano al “cuore del romance”.


6 - What has changed along the years in your creative process, in your approach to a story? Can you give us a sneak peak in your typical day as a writer?

My life has changed, which changes everything. When I was first published my younger son was six and still needed a lot of time every day. Now we’re empty-nesters and I can write all day. It’s not such a good thing because when our writing time is precious we tend to use it better. When we have “all the time in the world” it’s easy to fritter it away.
I don’t think my creative process has changed much, though. I still don’t pre-plot. I come up with characters and a situation and start writing. My typical day is to start writing after breakfast and keep going until lunch. I might write in the afternoon if the story’s still flowing, but mostly the afternoon is for other things – fan mail, business e-mail, extra research, and all the rest.


6 - Cos’è cambiato nel corso degli anni nel tuo processo creativo, nel modo di approcciare una storia? Puoi darci un’idea della tua giornata di scrittrice?

È cambiata la mia vita, e questo cambia tutto. Quando ho pubblicato il mio primo libro, il mio figlio più piccolo aveva sei anni e io dovevo ancora dedicargli parecchio tempo tutti i giorni. Ora i nostri figli vivono per conto proprio, e posso dedicare alla scrittura l’intera giornata. La cosa non è del tutto positiva, perché quando il tempo a disposizione per scrivere è prezioso, tendiamo a utilizzarlo meglio. Quando invece abbiamo “tutto il tempo che vogliamo”, è facile disperdersi.
Tuttavia, non penso che sia cambiato molto nel mio processo creativo. Continuo tuttora a non progettare la trama in anticipo. Mi vengono in mente dei personaggi e una situazione, e comincio a scrivere. La mia giornata tipica è iniziare a scrivere dopo colazione e continuare fino a pranzo. Se la storia continua a scorrere bene, può succedere che io continui a scrivere anche nel pomeriggio, ma in generale mi dedico poi ad altre cose – le email dei fan e quelle di lavoro, ulteriori ricerche, e tutto quanto il resto.


7 - You started your career as a romance writer with traditional regencies, like “Deirdre and Don Juan” and “The Fortune Hunter”, but from the Rogues’ series on you have kept sticking to Regency-set historicals and never come back to your origins. Why is that, and what do you think of the future of trads? Publishers don’t seem to be willing to devote too many energies to this genre, and some series have been recently shut down…

That’s not quite accurate. I was writing the early Rogues books at the same time as I wrote the last of my trad Regencies, and I think I started writing historicals in there, too. The reason I, and many others, stopped writing trads is that the readership was small and the money poor. As soon as we shifted to Regency historical, it was a different world, and moreover, one will no ceiling. #10 on the New York Times bestseller list was possible. (That was the high point for “A Lady’s Secret”.)
It wasn’t just the money, though a writer has to eat and afford a home. Most of us wanted to explore more sexuality in our novels and that was difficult to impossible in the trad form. It was a lovely form, however, and I wish it was still thriving. My reissues in 2008 – “The Fortune Hunter”, and” Deirdre and Don Juan”, together in “Lovers and Ladies” – have done well, perhaps because of the larger trade paperback, so maybe there’s hope of revival there. The other trads will be out over the next two years in individual trade paperbacks.

7 - Hai iniziato la tua carriera di scrittrice di romance con i regency tradizionali, come per esempio Deirdre and Don Juan e The Fortune Hunter, ma a cominciare dalla serie The Company of Rogues1 in poi hai scelto di usare l’ambientazione regency unicamente per romanzi storici2, e non sei mai tornata alle origini. Come mai? Come vedi il futuro del genere regency tradizionale? Le case editrici non sembrano avere intenzione di dedicare troppe energie a questo genere, e recentemente alcune collane sono state soppresse…

Non è del tutto esatto. Ho scritto i miei primi romanzi della serie dei Rogues nello stesso periodo in cui scrivevo i miei ultimi regency tradizionali, e credo anche di aver iniziato proprio allora a scrivere i miei primi romanzi storici. La ragione per cui io, così come molte altre scrittrici, ho smesso con i regency tradizionali è che il numero di lettrici è limitato, e i guadagni scarsi. Non appena ci siamo spostate sui romanzi storici di ambientazione regency, ci siamo trovate in un mondo diverso e, oltretutto, dalle possibilità illimitate. Si poteva perfino arrivare alla decima posizione nella classifica dei bestsellers New York Times (ed è stata questa la posizione più alta che ho raggiunto, con A Lady’s Secret).
Ma non era solo una questione di soldi, benché anche uno scrittore debba mangiare e pagare i conti di casa. La maggior parte di noi voleva esplorare maggiormente la sessualità, ed era impossibile farlo restando entro i confini del regency tradizionale. Si trattava comunque di un genere letterario delizioso, e vorrei che fosse ancora in auge. Nel corso del 2008 le ristampe di alcuni dei miei vecchi regency tradizionali, come The Fortune Hunter e Deirdre and Don Juan riuniti in Lovers and Ladies, anche grazie all’edizione brossurata hanno avuto successo, quindi qualche speranza di revival forse c’è. Gli altri regency tradizionali usciranno come titoli singoli nel corso dei prossimi due anni, sempre in brossura.


8 - This interview will be included in the first Italian edition of “Skylark”, which belongs to your worldwide famous Rogues’ series. Would you like to tell us something about the premises of this series? Did you plan since the start it was going to be an eleven books set, or did it grow little by little? How do you manage to deal with such a complex world and so many characters without loosing tracks of anything?

When I was writing “An Arranged Marriage” back in 1977 (yes, truly!) I gave Nicholas a group of friends, partly for plot purposes, but also because I thought it would be interesting to spin off other stories, but it was no more than a vague idea.
The Company of Rogues was gathered at Harrow School in the early 19th century. Such schools were pretty wild places at the time, often with abusive masters and senior boys, and even with armed rebellions at times.
Nicholas Delaney, an unusual sort of lad, decided to gather together twelve new boys into a protective organization. He mostly picked those who might need help. Miles Cavanagh, for example was Irish with a temper at a time when the English looked down on the Irish and often considered them disloyal. Francis was a gentle, sensitive boy whose father has recently died. Lucien was arrogant, and Leander had spent most of his life abroad and didn’t understand English ways.
Stephen, the hero of “Skylark”, wasn’t quite so vulnerable, though he was studious and serious. Mostly, Nicholas found him interesting. Dare, Lord Darius Debenham, was irresistibly amusing. I killed off two of the Rogues before book one because I felt that in wartime it wasn’t believable that none of them had died.
Lucien, the Marquess of Arden, wasn’t an original Rogue. His story – “An Unwilling Bride” – started off independently of the Rogues and then I realized it could fit and made him a member of the Company of Rogues. It worked out really well because Nicholas is the undisputed leader, but Lucien, the heir to a dukedom, outranks him by miles. That added some poignancy to Lucien’s situation in the novel, which I won’t go into in case some haven’t read it.
I sold those two books together and clearly needed to write more. Once it got rolling, it never stopped. I had absolutely no idea, however, that a plot thread would run through the whole series, only finishing with the final book of the main series, “To Rescue a Rogue”. It was only in writing that one that I saw that one Rogue’s story had begun in book one and would finally be resolved in the last. There have also, of course been some related novels. I describe them as being in the Rogues’ World.
As for keeping the details organized, it’s been a challenge! As I didn’t anticipate the scope of the series, I started with simple file cards. That progressed to a ring binder, then to a bigger one. I have some data in a family tree program on the computer. I’m thinking of starting a wiki so the readers can help me, though I’m sure it’ll throw up some mistakes.

8 - Questa intervista sarà inclusa nella prima edizione italiana di Skylark, che fa parte della tua famosissima serie The Company of Rogues. Ti andrebbe di parlarci un po’ delle premesse di questa serie? Avevi programmato fin dall’inizio che sarebbero stati undici libri, oppure è cresciuta un po’ per volta? Come riesci a tenere sotto controllo un mondo tanto complesso e così tanti personaggi senza perdere di vista nessun dettaglio?

Quando nel 1977 (sì, proprio così!) stavo scrivendo il primo episodio della serie, An Arranged Marriage, ho dato a Nicholas un gruppo di amici, in parte perché mi serviva per la trama, ma anche perché pensavo che sarebbe stato interessante poter avere uno spunto iniziale da cui poi far diramare altre storie collegate alla prima. Si trattava solo una vaga idea, però.
La Compagnia dei Furfanti si formò alla Harrow School agli inizi del Diciannovesimo secolo. A quell’epoca, scuole del genere erano luoghi piuttosto selvaggi, abbondavano gli abusi da parte dei maestri e degli alunni più anziani, e a volte c’erano perfino rivolte armate.
Nicholas Delaney, un ragazzo molto particolare, decise di formare un gruppo di dodici matricole così che si potessero proteggere tra di loro. Scelse principalmente quelli che avevano più bisogno d’aiuto. Miles Cavanagh, per esempio, era un irlandese con un brutto carattere, e a quei tempi gli inglesi disprezzavano gli irlandesi e spesso li consideravano infidi. Francis era un ragazzo gentile e sensibile a cui era da poco morto il padre. Lucien era arrogante, e Leander aveva trascorso molto tempo all’estero e non capiva le usanze inglesi.
Stephen, l’eroe di Skylark, non era così vulnerabile, benché fosse studioso e serio. Più che altro, Nicholas lo trovava interessante. Dare, ovvero lord Darius Debenham, era divertente in modo irresistibile. Ho ucciso due Rogues prima dell’inizio delle vicende narrate del primo romanzo, perché sentivo che non sarebbe stato credibile se in quei tempi di guerra non fosse morto nessuno.
Lucien, il marchese di Arden, non era un autentico Rogue. La sua storia, An Unwilling Bride, ha avuto inizio indipendentemente dai Rogues, e solo in seguito mi accorsi che poteva inserirsi bene nella serie, così lo feci entrare nella Compagnia dei Furfanti. La cosa funzionò davvero bene, perché Nicholas è il leader indiscusso del gruppo, ma Lucien, che è l’erede di un ducato, gli è di gran lunga superiore in rango. Ciò ha aggiunto intensità alla situazione di Lucien così come presentata dal romanzo. Ma non voglio entrare in ulteriori dettagli, nel caso qualcuno non l’abbia ancora letto.
Ho venduto questi due libri insieme, e avvertivo decisamente il bisogno di continuare a scrivere. Una volta preso il via, non mi sono più fermata. Non avevo assolutamente idea, comunque, che nella trama ci sarebbe stato un filo conduttore comune a tutta la serie, che sarebbe arrivato alla sua conclusione con il libro finale della serie principale, To Rescue a Rogue. Fu solo quando scrissi questo romanzo che vidi che la storia di quello specifico Rogue era iniziata nel primo libro della serie, e si sarebbe finalmente conclusa in quest’ultimo. Naturalmente ho scritto anche alcuni romanzi collegati alla serie, benché non ne facciano parte integrante. Faccio riferimento a essi come a romanzi “del Mondo dei Furfanti”.
Per quanto riguarda l’organizzazione dei dettagli, è stata un’impresa! Visto che non avevo pianificato in anticipo il raggio d’azione della serie, ho iniziato con semplici schede. Poi sono passata a un raccoglitore ad anelli, e successivamente a uno più grosso. Tengo alcuni dati sul mio PC, in un programma specifico per alberi genealogici. Sto pensando ad aprire una voce su Wikipedia così le lettrici potranno aiutarmi, benché sia certa che ciò potrà comportare degli errori.


9 - Most historical romances today come out in series, and one-offs are more and more scarce. Why this popularity, in your opinion? Are series really something a romance writer cannot do without?

I’ve written linked books from the start because I don’t want to let my characters go. I think readers feel the same. My Rogues readers are very interesting in what’s going on in the lives of all the Rogues. Did x have the baby? Boy or girl? Have they sorted out this or that problem? Readers expect spin-offs by now, so I’m constantly being asked if I’ll write a book about one character or another. The one that stumps me is the readers who want a book for Lord Uffham, Lady Anne’s brother in “Hazard”. I deliberately created a non-heroic character there because I wanted there to be one heir to a dukedom in Regency England who wasn’t a hunk! I have a mischievously perverse sense of humor.
I think romance writers can still write one-offs, but it’s going to make selling the books a little harder. But I think trilogies are wiser than never-ending series. Readers coming late to the series feel out of the loop, and often earlier books aren’t available. As I already have two established series – the Rogues, and the Malloren World – I can’t do much about that, but I’m trying to do series within the worlds. I hope that’ll help the new reader. The current books are a trilogy in the Malloren World. I call in the rakish trilogy because the premise is that the three friends are rakes, though charming ones. As another theme, I have them all first encounter their lady at an inn, and include deceit and disguises. The first was “A Lady’s Secret”. The next, out in April next year in the English speaking world, is “The Secret Wedding”.


9 - Oggi la maggior parte dei romanzi storici esce in serie, e i titoli singoli sono sempre più rari. Secondo te, perché le serie sono tanto popolari? Davvero sono qualcosa di cui una scrittrice di romance non può fare a meno?

Fin dall’inizio ho scritto romanzi collegati tra loro, perché non voglio lasciar andare via i miei personaggi. Credo che le mie lettrici la pensino come me. Le fans dei Rogues sono molto interessate a sapere cosa succede nelle vite di tutti loro. Il tal personaggio ha avuto il bambino? È un maschio o una femmina? Sono riusciti a risolvere questo o quel problema?... Le lettrici a questo punto si aspettano degli spin-off*, così mi chiedono di continuo se scriverò un libro su questo o quel personaggio. La richiesta che mi mette maggiormente in difficoltà è quella delle lettrici che vogliono un libro per lord Uffham, il fratello di Lady Anne in Hazard [Un uomo pericoloso, “I Romanzi” n. 589, (NdR)]. In questo romanzo ho creato deliberatamente un personaggio antieroico, perché volevo che in tutta l’Inghilterra regency ci fosse almeno un erede al titolo di duca che non fosse un Adone! Ho un senso dell’umorismo malizioso e un po’ perverso, lo so.
Credo che le scrittrici di romance possano ancora scrivere romanzi singoli, ma questo renderà un po’ più difficile vendere i libri. Penso, però, che le trilogie siano una scelta più saggia rispetto a serie interminabili. Altrimenti le lettrici che si avvicinano tardi alla serie si sentono tagliate fuori, e spesso i primi libri non sono più disponibili. Dal momento che ho già due serie ben consolidate – i Rogues, e il “Mondo dei Malloren” – non posso farci molto, ma sto cercando di creare serie ambientate in questi due mondi. Spero che questo aiuterà le mie nuove lettrici! I libri a cui sto lavorando in questo momento costituiscono una trilogia ambientata nel Mondo dei Malloren. Io la chiamo “la trilogia libertina”, perché la premessa è che i tre amici che ne sono protagonisti sono tre libertini, nonché affascinanti. Lo spunto iniziale che ho scelto per i tre romanzi è il medesimo, cioè i tre protagonisti incontrano per la prima volta la loro lady in una taverna, in circostanze che implicano inganni e travestimenti. Il primo romanzo è stato A Lady’s Secret. Il successivo, che uscirà in inglese nell’aprile 2009, è The Secret Wedding.


10 - You say in your website,“… the Rogues’ world is now my Regency world”. Does this mean that all your future Regency-set historicals are going to be somehow connected to this series?

That’s the plan, but in my mind it also includes the trad regency books. I have dropped names from those books into the others, but now it’s more deliberate. There are some characters from there I might pick up.
My basic reason, however, is simply that it’s true. The Regency was only ten years, and the aristocratic world was small. I simply can’t imagine setting a novel there and ignoring the Duke of St. Raven and the future Duke of Belcraven; Sir Stephen Ball, the reforming politician; Miles Cavanagh, fighting for Irish justice; or Blanche Hardcastle of Drury Lane. That doesn’t mean they’ll appear in all books, but they’ll be there.

10 - Nel tuo sito internet, dichiari: “… il mondo dei Rogues ora è il mio mondo regency”. Questo significa che tutti i tuoi futuri romanzi storici di ambientazione regency saranno in qualche modo collegati alla serie dei Rogues?

L’idea è proprio questa, ma nella mia mente questo include anche i miei regency tradizionali. Da quei libri ho già preso in passato dei personaggi per poi usarli in altri romanzi, ma la cosa adesso è più intenzionale. Ci sono altri personaggi che potrei riprendere. La ragione di base, tuttavia, è che è vero. Il periodo regency è durato solo una decina di anni, e il mondo dell’aristocrazia era piccolo. Proprio non riesco a immaginare di ambientare un romanzo in quel periodo e ignorare il duca di St Raven e il futuro duca di Belcraven; sir Stephen Ball, il politico delle riforme; Miles Cavanagh, che lotta per la giustizia in Irlanda; o Blanche Hardcastle del Drury Lane. Questo non implica che compariranno in tutti i miei libri, ma in alcuni sì.


11 - Let’s talk about men! Your heroes’ personalities are complex and very unusual: sometimes they are powerful and dangerous, but at the same time vulnerable and very human ( like Lord Rothgar, in the Malloren series – probably your most famous and popular hero so far ) or on the contrary they hide danger and strength under a harmless appearance ( like Robin Fitzvitry in “A lady’s secret”, your latest release ). They all have many different facets and nuances, and at least as many flaws as qualities. Do you think that “difficult” men are key for an intriguing love story?

I wouldn’t say they’re all difficult except in the way we’re all difficult at times. A novel has to put characters in challenging situations and that can bring out difficulties in them, but it also brings out strengths. Stephen Ball, for example, isn’t a difficult man except to those who oppose social justice and reform. Even Robin isn’t dangerous until someone’s trying to kill him.
What I do with my heroes is try to make them complete. Real people are complex. They have strengths and weaknesses. They have fears, hopes, and dreams. They are different. I wouldn’t want to write a series about clones, not even if they’re brothers. Certainly a family will have similarities, but we all know brothers and sisters aren’t the same and that sometimes they can be extremely different.
However, the hero of a romance novel has to be very attractive to the reader. He’s the prize the heroine is going to win at the triumphant ending of the book. As readers, we don’t want to think she ended up with good enough, and certainly not with a jerk. Fortunately for we writers, reader tastes differ as much as women’s tastes in real men. Fortunately for readers, writers find different sorts of men desirable. We just have to match up with the ones that suit us best.


11 - Parliamo di uomini! Le personalità dei tuoi eroi sono complesse e molto insolite: a volte sono potenti e pericolosi, ma allo stesso tempo vulnerabili e molto umani (come lord Rothgar nella serie Malloren, probabilmente il tuo eroe finora più famoso e popolare) oppure, al contrario, nascondono pericolosità e forza sotto un’apparenza innocua (come Robin Fitzvitry in A Lady’s Secret, il tuo ultimo romanzo). Tutti hanno molte sfaccettature e sfumature diverse, e altrettanti difetti che qualità. Credi che, per scrivere una storia d’amore intrigante, gli uomini “difficili” siano un elemento essenziale?

Non direi che sono tutti difficili, tranne nel senso in cui tutti noi siamo a volte difficili. Un romanzo deve porre i personaggi in situazioni che li mettano alla prova, e che tirino fuori anche i loro punti di forza. Stephen Ball, per esempio, non è un uomo difficile, tranne per coloro che si oppongono alla giustizia e alle riforme sociali. Perfino Robin non è pericoloso, finché qualcuno non cerca di ucciderlo.
Quello che faccio con i miei eroi è cercare di renderli completi. Le persone reali sono complesse. Hanno forze e debolezze. Hanno paure, speranze e sogni. Non scriverei mai una serie di romanzi che avesse come protagonisti dei cloni, nemmeno se sono fratelli tra di loro. Di sicuro, in una famiglia ci sono delle somiglianze, ma sappiamo tutti che a volte fratelli e sorelle possono essere estremamente diversi.
Comunque, l’eroe di un romance deve risultare molto attraente per la lettrice. È lui il premio che l’eroina vincerà nel trionfante finale del libro. Come lettrici, non ci va di pensare che lei sia finita con uno così così, e di sicuro non con un imbecille. Fortunatamente, per noi scrittrici, i gusti delle lettrici differiscono tra di loro tanto quanto sono diversi i gusti delle donne in fatto di uomini reali. Fortunatamente, per le lettrici, le scrittrici trovano desiderabili tipi di uomini diversi tra di loro. Ognuna deve solo trovare quello più adatto per sé.


12 - You mentioned often your passion for medieval times, and you set some stories in low Middle Ages, i.e. the 11th century, the epoque of the Norman conquest of England – it’s quite a scarce setting to be found in romance books, what are the reasons you’re favouring it?

Unfortunately medieval romance doesn’t sell well in North American – or not as well as Georgian and Regency books, at least. Too many readers feel they can’t connect with such a distant time; some can’t get over a feeling that it was a grim time of dirt and disease. Clearly I don’t feel that way and I hope we can turn it around and get back to a middle ages of castles, tournaments, glorious music and art. I like the early Anglo-Norman period because it has many graces but is also a kind of earthy frontier society where men had to be involved in politics to survive, and had to be ready to fight. And where they needed strong, skilful wives as helpmeets and true partners.

12 - Hai spesso menzionato la tua passione per l’epoca medievale, e hai ambientato alcune storie nel basso Medioevo, cioè nell’Undicesimo secolo, all’epoca della conquista normanna d’Inghilterra. È un’ambientazione che si trova di rado nei romanzi, per quale ragione tu la prediligi?

Sfortunatamente, i romanzi medievali non si vendono bene nel Nordamerica, o almeno, non si vendono tanto quanto i romanzi georgiani o regency. Troppe lettrici sentono di non riuscire a entrare in contatto con tempi così lontani; alcune non ce la fanno a superare l’idea che fosse un’epoca tetra, piena di sporcizia e malattie. Chiaramente, io non la penso così, e spero che riusciremo a far loro cambiare idea mostrando un Medioevo fatto di castelli, tornei, musiche e splendide opere artistiche. Mi piace il primo periodo anglo-normanno perché aveva molte raffinatezze, ma era anche una sorta di rudimentale società di frontiera, dove gli uomini, per sopravvivere, dovevano prender parte attiva alla vita politica ed essere pronti a lottare. E dove avevano bisogno di mogli forti e capaci che li aiutassero e fossero le loro compagne nel vero senso della parola.


13 - Beside Middle Age, Georgian and Recency era, are there other historical ages you would like to write about, having total freedom of choice from market or publishing house pressure?

I like the bawdy excess of the Restoration, but I don’t think I can cope with another period, especially as I would like to write more medievals, and also some more fantasy and SF.


13 - Oltre al Medioevo, all’epoca georgiana e a quella regency, ci sono altre epoche storiche di cui ti piacerebbe scrivere, se avessi totale libertà dalle pressioni del mercato?

Mi piacciono gli eccessi e l’ostentazione dell’epoca della Restaurazione, ma non credo di poter affrontare un’altra epoca storica, soprattutto perché vorrei scrivere più medievali, e anche più fantasy e fantascienza.


14 - Being British, how do you feel reading the numerous books written by your American colleagues, who recreate an imaginary and often Americanized England or Scotland, sometimes quite far both from history and British psychology?

I confess to a bit of irritation because it seems disrespectful, but there are some American writers doing a wonderful job. Also, readers often want the more imaginary Britain, and that’s okay, too. I just wish there was a way to distinguish them, perhaps as “fantasy historicals,” but people would take that to mean magic.


14 - Essendo tu inglese, cosa provi nel leggere i numerosi libri scritti dalle tue colleghe americane, che ricreano un’Inghilterra e una Scozia immaginarie e spesso americanizzate, a volte parecchio lontane dalla storia e della psicologia inglesi?

Confesso che la trovo una cosa un po’irritante, perché mi sembra irriverente, ma ci sono anche alcune scrittrici che fanno un lavoro eccellente. Bisogna tuttavia riconoscere che le lettrici, spesso, vogliono questa Inghilterra immaginaria, e va bene anche così. Solo, vorrei che ci fosse un modo di distinguere questo romanzi dagli altri, magari chiamandoli “fantasy storica”, ma in questo modo la gente potrebbe pensare che si tratti di magia.


15 - Your books often present a darker side than usual Romances, both in atmospheres and characters personalities which is peculiar. Is it a conscious choice or not? Could you name anyone who inspired you or had any influence on you in that sense?

It’s funny – I don’t think of myself as writing dark, but it sometimes turns out that way. I certainly don’t choose it, and in fact with most books I set out planning to write a comedy of manners with a light plot. I can only assume it mostly comes from my own mind as I don’t particularly like to read dark books. Perhaps the greatest influence is Dorothy Dunnett, and she could have extremely dark elements. There was usually a blend of other things, however, which saved them. Even though I don’t write romps, I have humor, especially characters with a sense of humor, especially about themselves and their situation. Characters who can only be grim need not apply.


15 - I tuoi libri spesso hanno un lato “dark” più accentuato rispetto alla maggior parte dei romance, sia nelle atmosfere sia nel carattere dei personaggi, e la cosa è decisamente particolare. Si tratta di una scelta consapevole? Puoi citare qualche scrittore che ti ha ispirato in questo senso, o che in qualche modo ha influenzato il tuo punto di vista?

È buffo... io non penso a me stessa come a un’autrice di libri dark, ma a volte è proprio quello che succede. Di sicuro non è una mia scelta, e difatti nella maggior parte dei casi inizio un libro progettando di scrivere una “commedia di maniere” con una trama leggera. Posso solo fare l’ipotesi che sia soprattutto una conseguenza del mio modo di pensare, visto che non amo particolarmente leggere libri dark. Forse l’autrice che mi ha influenzato di più è stata Dorothy Dunnett, i cui romanzi a volte hanno elementi davvero dark. C’era però un insieme di altre cose che li salvava. Anche se non scrivo romance umoristico, nei miei libri c’è, comunque, umorismo, e in particolare ci sono personaggi con il senso dell’umorismo, soprattutto per quanto riguarda loro stessi e la loro situazione. I personaggi che sanno solo essere tetri non meritano che si dedichi loro attenzione.


16 - Some of your colleagues ( Putney, Dodd, Kleypas ) are exploring other genres of romance – contemporaries, women’s fiction and paranormals. You already wrote a paranormal novel, “Forbidden magic”, plus some novellas ( as “The lord of Elphindale” in the “Faery magic” anthology ). Also, few years ago you also wrote a SF novella ( “The trouble with heroes”, in the “Irresistible forces” anthology ). Are you going to delve more and more into paranormals, or other kind of fiction, in the next future?

I hope so, in short form if nothing else. I just need the time.

16 - Alcune tue colleghe (Mary Jo Putney, Christina Dodd, Lisa Kleypas) stanno esplorando altri tipi di romance – contemporanei, women’s fiction e paranormali. Tu hai già scritto un romance paranormale, Forbidden Magic [Magia proibita, appena pubblicato nei “Romanzi Mystère” n. 45, (NdR)], e alcuni racconti sempre paranormali (come The Lord of Elphindale, nell’antologia Faery Magic). Alcuni anni fa hai anche scritto un racconto di fantascienza (The Trouble with Heroes, nell’antologia Irresistible Forces). Nel prossimo futuro hai intenzione di dedicarti sempre più ai paranormali, o ad altri generi narrativi?

Lo spero, almeno sotto forma di racconti se non di romanzi. Mi serve solo il tempo.


17 - Can you tell us something about the Word Wenches group?

I’m so pleased to be part of the Word Wenches. We came together because we wanted to blog about historical fiction and romance but didn’t want the burden of a blog of our own. It’s a great mix of people, but also open to change. Loretta Chase has stepped back for the moment, and Anne Gracie has joined us.
There’s also Mary Jo Putney, Edith Layton, Susan Holloway Scott, Patricia Rice, and Susan King.

17 - Ci puoi dire qualcosa del gruppo “Word Wenches”, letteralmente “donzelle della parola”?

Mi fa davvero piacere fare parte delle Word Wenches. Abbiamo formato questo gruppo perché volevamo tenere un blog dedicato al romance e ai romanzi storici, ma nessuna di noi voleva farsi carico di mandare avanti un blog da sola. È un gran gruppo, ma è anche aperto al cambiamento. Loretta Chase per il momento si è fatta da parte, però Anne Gracie si è unita a noi. Ci sono anche Mary Jo Putney, Edith Layton, Susan Holloway Scott, Patricia Rice e Susan King.


18 - Can you tell us something about your future projects? Anything else you’d like to tell to your Italian readers?

I’ve just sent off the manuscript of “The Secret Wedding”, which is Christian’s story. He was in “A Lady’s Secret” as he’s a friend of Robin, Earl of Huntersdown. The third friend is the Duke of Ithorne, and his story will come next. Each book starts apart from the Malloren World, but each links in. There’s a family connection to Rothgar in “A Lady’s Secret”, and in “The Secret Wedding”, the heroine is from Yorkshire and knows Diana, Rothgar’s wife. I’m not sure yet what the connection will be in Thorn’s story, but there will be one. I’ll probably make it a Christmas story because that’s when Diana’s baby is due, and my readers are anxiously awaiting that.

I’m also writing a Grail story for another collection by the “Faery Four” – Mary Jo Putney, Barbara Samuel, Karen Harbaugh, and me. We began our collaborative fun projects with “Faery Magic”, and then did “Dragon Lovers”. The next collection will be stories about the Holy Grail, moving through history. I get to do the middle ages, which is great.


18 - Puoi parlarci un po’ dei tuoi prossimi progetti? C’è qualcos’altro che ti piacerebbe dire alle tue lettrici italiane?

Ho appena spedito al mio editore il manoscritto di The Secret Wedding, che è la storia di Christian. Questo personaggio è già apparso in A Lady’s Secret in quanto amico di Robin, conte di Huntersdown. Il terzo amico è il duca di Ithorne, e la sua storia sarà la prossima. Ognuno di questi libri prende spunto al di fuori del “Mondo dei Malloren”, ma alla fine vi si collega. C’è un legame famigliare con Rothgar in A Lady’s Secret, e in The Secret Wedding l’eroina viene dallo Yorkshire e conosce Diana, la moglie di Rothgar. Non sono ancora sicura di quale sarà il collegamento nel caso della storia di Thorn, ma ce ne sarà sicuramente uno. Probabilmente sarà una storia ambientata a Natale perché è il periodo in cui deve nascere il bambino di Diana, e le mie lettrici lo stanno aspettando con ansia.
Sto anche scrivendo una storia sul Graal per un’altra antologia delle “Magiche Quattro”, cioè Mary Jo Putney, Barbara Samuel, Karen Harbaugh e io. Abbiamo iniziato a collaborare per l’uscita di Faery Magic, poi abbiamo fatto Dragon Lovers. La prossima raccolta sarà di racconti sul Santo Graal, attraverso le varie epoche storiche. Io scriverò quello medievale, ed è una cosa magnifica.



Note:
Il regency tradizionale ( traditional regency ) è un romanzo breve, di solito intorno alle 200-250 pagine, ambientato in Inghilterra ad inizio Ottocento ( il periodo regency, appunto ). Il genere, nato sul modello dei libri di Georgette Heyer, dà molto spazio alla ricostruzione d’ambiente, all’atmosfera e in generale alla caratterizzazione dei personaggi, ma la sensualità è appena accennata. Il romanzo storico ( historical romance ), invece, non ha limitazioni né in fatto d’ambientazione storica o geografica, né di sensualità.

Spin-off è un romanzo in cui compaiono, di solito come personaggi secondari, alcuni dei protagonisti di una data serie. Lo spin-off quindi non fa parte integrante della serie, pur avendo qualche collegamento con essa.
 

EXCERPT / ESTRATTO

SKYLARK

CAPITOLO    1

“The Berkshire Informer”
7 ottobre 1816

Salutiamo il ritorno di Johnny Tring, dato per disperso dalla sua famiglia quando è sparito in mare sei anni fa. Grazie alla potenza della Marina da guerra di Sua Maestà e al coraggio di marinai britannici, lui, insieme a quasi duemila altri infelici cristiani, è stato liberato dalla prigionia sofferta nelle crudeli mani dei corsari maomettani di Algeri. Gran parte di questi infelici apparteneva a caldi Paesi del Mediterraneo. E tanto maggiore dovrebbe essere la gratitudine di Tring all’Altissimo per il fatto di essere stato restituito ai freschi e verdi Campi Elisi del Berkshire.

“Più probabilmente, uno strappo alla regola” pensò Laura Gardeyne, stringendosi meglio nello scialle di lana. Il sole era tornato a sparire dietro le nuvole e un freddo vento smuoveva i giornali e le foglie morenti della quercia sopra il suo sedile.
Tuttavia, essere liberato dalla schiavitù e dalla prigionia avrebbe rallegrato ogni cuore.
Suo figlio corse da lei. — Mamma, posso prendere la palla?
Anche un bambino dovrebbe rallegrare ogni cuore. Sorridendo a Harry, tre anni, gli diede la palla e una sacca di tela. — Perché non chiedi a Nan di costruire una torre con i tuoi blocchi? Poi puoi tentare di abbatterla.
Il piccolo corse dalla bambinaia. Un robusto fascio di energia in calzoni di nanchino e una corta giacca blu. Libero, come sono sempre liberi i bambini felici. E come di rado sono gli adulti.
Laura si guardò attorno nella sua piccola zona di Campi Elisi. Il parco di Caldfort House era bello, persino in un giorno smorto, costruito com’era nel cosiddetto “stile naturale”. La zona erbosa si stendeva dalla casa al fiume Cald, a tenerla ben rasata erano le pecore, ed era punteggiata da vecchi e maestosi alberi.
Caldfort House sorgeva su un’altura, quadrata, pallida e dignitosa, l’immagine stessa di una casa di campagna moderna.
Cosa aveva scritto Lovelace?

Le mura di pietra non fanno una prigione,
Né le sbarre di ferro una gabbia:
Le menti innocenti e serene
Ne fanno un romitaggio.

Funzionava anche in senso contrario. Un luogo idillico poteva essere una dura prigionia. Laura ricordava perfettamente da dove le veniva l’espressione “dura prigionia”: da Robert Burns, il poeta scozzese:

Qui in dura prigionia io veglio e piango...

Il riso di suo figlio la distolse da quei pensieri e Laura si riscosse da quella poetica melanconia, che non apparteneva alla sua natura, del resto a paragone di tantissime donne poteva dirsi fortunata. Era vedova, certo, ma quel dolore era vecchio di quasi un anno, e lei godeva di un bell’appannaggio, tale da non farle mai temere la povertà.
Inoltre aveva Harry, la gioia della sua vita.
Lo vide intento a far rotolare più e più volte la palla di cuoio rosso, tanto da demolire oltre metà dei blocchi. Aveva un buon occhio, per avere solo tre anni, e del resto suo padre era stato eccellente in ogni genere di sport. Il piccolo aveva ereditato da lei i riccioli scuri, ma tutto il resto era Gardeyne puro: mento squadrato, capelli e occhi bruni, e la promessa di alta statura e fisico robusto.
Il lancio successivo fece crollare l’intera torre. Laura mise da parte il giornale e applaudì. — Ben fatto, Harry! Proprio bravo!
Il bambino si precipitò ad abbracciarla, per poi far rotolare la palla contro l’obiettivo ricostruito. Quella volta colpì solo l’angolo, ma il rumore fu come un’esplosione. Tornò di corsa da lei. — Mamma! Mamma!
Laura lo prese in braccio chiedendosi se fosse stato un tuono.
Ma alcuni corvi erano saliti gracchiando nel cielo grigio.
Era stato uno sparo!
Laura si rese immediatamente conto di quel che era accaduto e continuò a tenere stretto il figlio. — Non spaventarti, tesoro. È solo zio Jack che si esercita.
Arrivò la bambinaia. — Devo portare dentro mastro Harry, signora?
— No, naturalmente. Il reverendo Gardeyne non si metterà di sicuro a sparare vicino a noi, e Harry si diverte, vero, caro?
Dopo un attimo di incertezza, Harry annuì, scese dalle ginocchia materne e tornò al suo gioco.
Con un’abilità frutto di duro esercizio, Laura continuò a esibire un lieve sorriso mentre lo guardava, e lo fece anche quando il suo sguardo si appuntò sul bosco che cresceva tra la casa e il villaggio di Cald St. Edwin’s. Lo sparo veniva da lì, ma il fitto non forniva altre informazioni. I corvi si erano posati, non c’era più niente da vedere.
Certo, aveva detto la verità. Mai suo cognato sarebbe stato imprudente con il fucile. Jack Gardeyne era vicario delle parrocchie di St. Edwin e di St. Mark, e in gamba, anche. Ma, come per tutti i Gardeyne, caccia, tiro a segno e pesca erano i veri piaceri della sua vita.
In sei anni di matrimonio, Laura si era abituata a vivere tra cani, cavalli e armi da fuoco. Fino a poco prima, tutto quello le era stato indifferente, ma poi aveva cominciato a sospettare che al reverendo Gardeyne sarebbe piaciuto che Harry morisse.
Un brivido le corse lungo la spina dorsale. Tentò, come sempre faceva, di convincersi che nessun uomo, e tanto meno un vicario, potesse desiderare il male del proprio innocente nipote. Anche se il bambino si interponeva tra lui e un titolo, un patrimonio, e tutta quanta la caccia, le armi da fuoco, la pesca che potesse desiderare.
Non ne era convinta, ma non poteva fare a meno di sovrintendere ai giochi di Harry, come se farlo bastasse a tenere lontano il disastro. Tuttavia nessuno poteva tenere d’occhio di continuo un bambino: sarebbe diventato decisamente impossibile farlo mentre cresceva. A un bambino bisognava permettere di esplorare e affrontare avventure ma, stando così le cose, Laura non sapeva quando avrebbe potuto sopportare di perderlo di vista.
Notò che il bambino lanciava la palla con minore energia e appariva stanco. Era l’ora del suo son...
Poi balzò in piedi e corse.
Harry aveva lanciato la palla al di là di Nan. La palla rotolava verso il fiume, e lui la stava inseguendo. Tuttavia non fu quello ad allarmare Laura. Un cane nero era apparso dal boschetto con lo stesso intento.
Il cane arrivò per primo e strinse la palla con i denti aguzzi. Harry aveva già fatto dietrofront e stava correndo verso la salvezza: la madre. Laura lo prese tra le braccia e lo tenne stretto mormorando rassicurazioni che lei stessa riusciva a stento a udire, tanto forte le batteva il cuore.
— Non essere fifone, Harry! Bauncer non ti farà mai del male.
Laura volse lo sguardo oltre la testa del bambino, verso la fonte del vocione. Jack Gardeyne stava arrivando sorridendo allegramente.
Chi avrebbe potuto considerare un mostro quell’uomo corpulento, panciuto, robusto come tutti i Gardeyne, tutto vigore e bonomia? Portava un fucile sottobraccio, per sicurezza puntato verso terra.
Con il suo informale abbigliamento da campagna sembrava del tutto innocuo, ma nella mano libera stringeva le zampe di un fagiano morto la cui testa sfiorava l’erba. La vista di animali morti generalmente non turbava Laura, eppure in quel momento la fece rabbrividire.
— Lo zio ha ragione, tesoro — disse, celando la tensione. — Il suo cane non ti farà del male.
Era un’affermazione destinata a Jack più che a suo figlio. Quando Nan accorse, Laura le affidò il bambino, poi andò dal retriever e afferrò la palla. — Buono, Bauncer!
Il cane ringhiò.
Benché intimorita, Laura non mollò la presa. Voleva che Jack si rendesse conto che non aveva a che fare soltanto con il bambino, ma anche con lei. Nel suo sguardo c’era una domanda.
Il sorriso di Jack si spense. — Bauncer, cuccia!
Il cane cedette la palla e andò ad accucciarsi accanto al padrone. Era certamente la sua immaginazione a farle udire un ghigno.
Jack scosse la testa. — Laura, mia cara, posso farti notare che forse sei un po’ troppo protettiva con Harry?
Aveva attaccato con i soliti discorsi, nel sottile tentativo di separarla dal figlio. Stava diventando tale e quale suo padre, lord Caldfort.
— Ha solo tre anni, Jack — gli fece osservare, asciugando la palla con il fazzoletto. — Ci sarà tempo per fare di lui un duro. — Non contenta, soggiunse: — Mi sorprende vederti in giro. Abbiamo avuto notizia che Emma è vicina al parto.
— E cosa c’entra un uomo? — replicò Jack. — Del resto, se ben ricordi, mi è già capitato tre volte.
— Spero che vada tutto bene.
— Così dice la levatrice. Con la speranza che questa volta sia un maschio. Papà ne sarebbe felice. È sempre buona cosa avere un erede in più.
Laura si sentì serrare la gola, ma continuò a guardare l’allegro faccione del vicario. — Ne sono certa, anche se è poco probabile che qualcosa di brutto succeda a Harry, vero? I bambini non muoiono più con la frequenza di un tempo.
— Dio sia lodato. Comunque, la Sua divina volontà colpisce anche gli innocenti. I saggi pregano perché tutto vada per il meglio, ma si preparano alla disgrazia. — Annuì. — Buongiorno, sorella, sono venuto a vedere come sta papà prima di tornare a casa.
Laura lo seguì con lo sguardo mentre si avviava verso casa strascicando il cadavere che sfiorava l’erba, e tentò di persuadersi che la minaccia fosse soltanto frutto della sua immaginazione.
Jack Gardeyne era un uomo di Dio e, a modo suo, un buon vicario. Si atteneva rigorosamente ai servizi, pronunciava ottimi sermoni, provvedeva alla cura dei meno fortunati della parrocchia. Era un buon padre e un marito gentile.
Laura si avvide che Harry si era abbandonato tra le braccia di Nan, con la testa sulla sua spalla.
— È ora di rientrare, tesoro — disse come se non fosse accaduto niente di insolito, e si chinò a raccogliere i blocchi e la palla sperando di non incontrare Jack.
Sospirò. Era buona cosa che Jack si recasse tanto spesso a far visita al padre malato, restandogli accanto, giocando a carte e magari ridendo insieme di battutacce da uomini. Laura avrebbe fatto lo stesso, salvo che lord Caldfort non apprezzava la conversazione femminile. Era anche convinto che le donne non giocassero mai per denaro, mentre lui giocava solo per denaro.
Una famiglia sfortunata, i Gardeyne. Il suocero di Laura era approdato al titolo perché l’unico figlio di suo fratello era morto annegato nel Mediterraneo. E poi suo figlio maggiore, Hal, il marito di Laura, era morto a trentadue anni.
La stessa cattiva sorte non sarebbe toccata anche a Harry. Laura se l’era giurato. Raccolse il giornale, si assicurò di non aver lasciato niente e prese a salire il pendio che portava alla casa.
Un tempo aveva trovato Caldfort House deliziosa. Non troppo grande: un pregio per lei che era cresciuta in una casa modesta. Costruita soltanto cinquantadue anni prima, e perfettamente adatta alla privacy di una famiglia pronta ad accogliere eventuali ospiti occasionali. Eleganti le proporzioni, numerose le alte finestre da cui entrava copiosa la luce.
Sì, le era piaciuta quando le visite erano state un occasionale momento di tregua nel vortice della vita di società. Ma esservi inchiodata per sempre con l’amaro lord Caldfort e la bizzarra lady Caldfort era tutt’altra faccenda. Inoltre a quello si aggiungevano Jack e i macabri sospetti di Laura, con la conseguenza che la casa le riusciva attraente come una cella nella Torre di Londra.
Prese il bambino dalle braccia di Nan. Era un dolce peso, la cosa più preziosa al mondo. Tutto suo, da crescere, da proteggere. E se a volte certe paure le sembravano morbose, non riusciva a scacciarle del tutto. Mai si sarebbe perdonata se a Harry fosse accaduto qualcosa che lei non era riuscita a prevenire.
Aveva solo ventiquattro anni, ma era una prigioniera, neanche fosse rinchiusa davvero nella Torre.
Lord Caldfort pretendeva, non senza ragione, che il suo erede crescesse in quella dimora. Le era permesso di portarlo via solo per brevi visite alla sua famiglia. In realtà i movimenti di Laura non erano soggetti a restrizione, ma come avrebbe potuto abbandonare Harry anche solo per pochi giorni, sempre preoccupata com’era per la sua sicurezza?
Raddrizzò le spalle ed entrò in casa. La sua prigione, fino al momento in cui suo figlio fosse stato in grado di badare a se stesso.
 

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martedì, 02 dicembre 2008 ¦ Permalink
categoria : authors, treasure box, terri brisbin, julia justiss, annie burrows

ONE CANDLELIT CHRISTMAS

LATEST RELEASE BY JULIA JUSTISS, ANNIE BURROWS AND TERRI BRISBIN
L'ULTIMA USCITA DI JULIA JUSTISS, ANNIE BURROWS E TERRI BRISBIN

 

To celebrate the imminent arrival of Christmas, we’re delighted to present you today a very special interview to the three authors of the anthology ONE CANDLELIT CHRISTMAS which has been just released in the US: Julia Justiss, Annie Burrows and Terri Brisbin. Enjoy!

Per festeggaire l’imminente arrivo del Natale, siamo felicissime di presentarvi oggi un’intervista davvero speciale alle tre autrici dell’antologia ONE CANDLELIT CHRISTMAS, che è appena uscita negli USA: Julia Justiss, Annie Burrows e Terri Brisbin,. Buona lettura!


CONTEST – CONCORSO

Annie, Julia and Terri are sponsoring a contest for this new release. The grand prize winner will receive a basket of Christmas treats including special scented candles and autographed books from each author. Three additional winners will receive autographed books and a Christmas candle.
Follow one of the links here to enter the contest:

http://annie-burrows.co.uk/competitions.aspx
http://www.juliajustiss.com/contest.html
http://www.terribrisbin.com/contest.php

… and good luck!


In occasione della pubblicazione di questo ultimo loro lavoro Annie, Julia and Terri hanno indetto un concorso. Il vincitore del primo premio riceverà un cesto di regali natalizi, che include candele profumate e libri autografati da ognuna delle autrici. Saranno estratti anche altri tre vincitori, che riceveranno ciascuno dei libri autografati, ed una candela profumata.
Per partecipare al concorso, potete utilizzare uno qualsiasi di questi links:

http://annie-burrows.co.uk/competitions.aspx
http://www.juliajustiss.com/contest.html
http://www.terribrisbin.com/contest.php

… e buona fortuna!
 

ONE CANDLELIT CHRISTMAS
An omnibus of novels by Julia Justiss, Annie Burrows and Terri Brisbin
ISBN: 9780373295197
Publisher: HARLEQUIN, November 08


Christmas Wedding Wish by Julia Justiss
Disenchanted with empty-headed society debutantes, dashing gentleman Allen Mansfell decides that, if he must marry, he will choose a lady whose mind and heart he'll have to win over - a lady like Miss Meredyth Wellingford. But for Merry, finding true love will take a miracle..

The Rake's Secret Son by Annie Burrows
Before Carleton Tillotson left Nell, the rebellious rake broke her heart. Now he is back, just in time for Christmas, and Nell can't hide her secret any longer - Carleton's the father of her son!

Blame It on the Mistletoe by Terri Brisbin
Julia Fairchild has loved Iain MacLerie forever - but the boy she once knew is now a hardened and aloof man. Amid the festivities and warm cheer of yuletide, can Julia melt Iain's guard and ignite the spark that continues to burn between them.?



Un desiderio per Natale: matrimonio, di Julia Justiss
Nauseato dalle solite debuttanti dalla testa vuota, l’affascinante Allen Mansfell decide che, se proprio deve sposarsi, sceglierà una donna di cui potrà conquistare la mente ed il cuore – una donna come Miss Meredyth Wellingford. Ma per Merry, per trovare il vero amore ci vorrà un miracolo..

Il figlio segreto del mascalzone, di Annie Burrows
Prima che Carleton Tillotson lasciasse Nell, quel mascalzone le ha spezzato il cuore. Ora è tornato, appena in tempo per il Natale, e Nell non può più continuare a nascondere per molto il proprio segreto- Carleton è il padre di suo figlio!

Tutta colpa del vischio, di Terri Brisbin
Julia Fairchild ama Iain MacLerie da sempre – ma il ragazzo che un tempo conosceva ora è diventato un uomo duro e cupo. Con l’aiuto delle feste e della calda allegria di Yuletide, riuscirà Julia a far sciogliere le guardie di Iain e ad accendere la scintilla che continua a bruciare tra loro?

 

INTERVISTA ALLE AUTRICI – INTERVIEW TO THE AUTHORS

1 - Hello Annie, Julia and Terri! It’s the first time we interview three authors at a time, and we’re honoured to have the possibility of making this experiment with three wonderful authors like you!
We’d like to know a bit more about A CANDLELIT CHRISTMAS, the anthology you contributed to.
Did the three of you already know each other before? How did the idea for this anthology came up?

ANNIE
: I had not met either of the other two authors before – they both live in the USA and I live in the UK. But I have read and enjoyed their stories!
The idea for the anthology came from the editorial team in Richmond, UK. My editor at the time emailed me and asked if I would like to contribute a short story for this anthology, and I felt very proud to be included in a work alongside such fabulous writers as Julia and Terri.

JULIA
: We all knew each other before, though Annie is a “newer” author and lives across the Atlantic from me and Terri, so we hadn’t met her in person. Terri and I have known each other for several years. The editors had the idea for a trio of Regency stories with a very loose connection to candlelight and invited us each to contribute.

TERRI: I knew Julia before this anthology, but I’ve only just met Annie – and not in person yet. At Harlequin, the editors come up with the ideas for these anthologies and invite authors to participate in them.


1 - Buongiorno e benvenute a Annie, Julia e Terri! E’ la prima volta che intervistiamo tre autrici simultaneamente, e siamo onorate di avere la possibilità di fare quest’esperimento con tre fantastiche scrittrici come voi!
Ci piacerebbe sapere qualcosa di più su A CANDLELIT CHRISTMAS, l’antologia a cui avete partecipato insieme. Voi tre vi eravate già conosciute in precedenza? Da dov’è nata l’idea per questa antologia?

ANNIE: Non avevo mai incontrato le mie due colleghe – vivono entrambe negli USA e io vivo in Inghilterra. Ma ho letto i loro lavori, e mi sono piaciuti tantissimo!
L’idea dell‘antologia è venuta alla nostra redazione di Richmond, in Inghilterra. All’epoca il mio editore mi ha mandato un’email chiedendomi se mi sarebbe piaciuto contribuire all’antologia con un mio racconto, e io mi sono sentita molto orgogliosa di poter lavorare in collaborazione con delle scrittrici favolose come Julia e Terri.

JULIA: Ci conoscevano tutte fin da prima, anche se Annie è una “nuova” autrice e rispetto a me e Terri vive dall’altra parte dell’oceano Atlantico, per cui non l’abbiamo mai incontrata di persona. Terri e io invece ci conosciamo da parecchi anni. Gli editori hanno avuto l’idea per questo trio di racconti Regency che fossero in qualche modo ispirati al chiarore delle candele, e hanno invitato ciascuna di noi a contribuire.

TERRI: Conoscevo Julia da prima di quest’antologia, ma ho incontrato Annie da poco – e non l’ho ancora incontrata di persona. Alla Harlequin, gli editori hanno spesso l’idea di antologie di questo tipo, ed invitano le scrittrici a parteciparvi.

 

2 - Is this the first time you co-operate with other authors? How would you describe this experience? Have you been critique partners to each other?

ANNIE
: No – I have had one full length novel “The Earl’s Untouched Bride” included in an anthology which came out to celebrate Mills & Boon centenary year in April 2008. It had works from new writers from 3 lines: one Modern, (by Annie West), one Historical (by me), and a Medical romance (by Margaret McDonagh)
But this is the first time I have written a short story for this type of anthology.

JULIA: We hadn’t worked or critiqued together before this collection. Since the idea behind this anthology was to create three different Christmas “looks” at the same historical period, there was no attempt to link the stories, so we didn’t have to coordinate ideas as we wrote. But we have worked together on a joint contest for the collection and to create a Christmas recipe series that is up on the Harlequin Historical myspace page (
http://www.myspace.com/historicals ), which has been great fun!

TERRI: This is the third anthology, I’ve contributed to two previous anthologies – one a Christmas collection and one a June Brides collection. We’ve never been critique partners and each wrote our story separate from the others, with the only common elements being that these novellas are all set in the Regency time period and all during the Christmas holidays.


2 – questa è la prima volta che collaborate con delle altre scrittrici? Come descrivereste quest’esperienza? Siete state l’una per l’altra delle “critique partners”, cioè avete valutato l’una I racconti dell’altra?

ANNIE: No – il mio romanzo “The Earl’s Untouched Bride” è stato incluso nell’antologia con cui la casa editrice Mills & Boon ha celebrato il proprio centenario nell’aprile 2008. Il libro raccoglie i lavori di nuove autrici di tre line differenti: uno moderno (di Annie West), uno storico (il mio), ed un romance ad ambientazione medica (di Margaret McDonagh)
Ma questa è la prima volta che ho scritto un racconto per un’antologia di questo tipo.

JULIA: Prima di questa raccolta non abbiamo mai lavorato insieme, né abbiamo valutato l’una i racconti dell’altra. Dal momento che l’idea di base di quest’antologia era di creare tre diversi “inquadrature” natalizie dello stesso periodo storico, non abbiamo fatto nessun tentativo di legare le storie tra di loro, quindi non dovevamo coordinare le nostre idee mentre scrivevamo. Ma abbiamo lavorato insieme per organizzare un concorso congiunto per l’uscita di questo libro, e per creare una serie di ricette natalizie che potete trovare sulla pagina myspace di Harlequin Historical (
http://www.myspace.com/historicals ) - è stato davvero divertente!

TERRI: Questa è la mia terza antologia, in passato ho partecipato ad altre due – una era una raccolta natalizia, l’altra sulle Spose di Giugno. Non abbiamo mai valutato reciprocamente l’una i lavori dell’altra, ed ognuna ha scritto la propria storia in modo autonomo, visto che l’unico elemento in comune ai tre racconti è il fatto che sono ambientati nell’epoca Regency durante le feste natalizie.



3 - Christmas-set novels and anthologies are somewhat of a “classic” in historical romance – what is the reason for this, in your opinion? Is it just a matter of atmosphere, or else? What do you think people is looking for, in Christmas-set romances?

ANNIE
: I think people feel a great sense of nostalgia around Christmas time. It is a time for celebrating with family, and I think we all tend to think back to Christmases we celebrated as children.
When I am looking for something to read at Christmas, I want something imbued with hope, that upholds strong family values – and I also want snow!

JULIA
: Christmas is many people’s favourite holiday. It’s also a time when forgiveness, hope, and love—traditional themes in romance fiction—are celebrated not just in novels but in songs, cards, and holiday displays in every family. Which makes Christmas and romance fiction natural partners. Especially in historical romance, I think readers like to catch a glimpse of what Christmas was like in another time while they savor those universal themes and celebrate the miracle of love, both human and divine.

TERRI: First, I think that readers like stories set during the Christmas holidays – I think that time of year is magical for many reasons and that excitement is carried in the stories. I also think that it is easier during the busy holiday times to grab a book and read a shorter story or two when they have a couple of minutes.


3 – I romanzi e le antologie di ambientazione natalizia sono in un certo senso un “classico” nel romance storico – a vostro avviso, come mai? E’ soltanto una questione di atmosfera, o c’è qualcos’altro? Secondo voi cosa cerca la gente, in una storia ambientata a Natale?

ANNIE: Credo che la gente a Natale provi molta nostalgia. E’ il momento di festeggiare con la famiglia, e penso che tutti noi torniamo indietro nei nostri pensieri alle feste di Natale di quand’eravamo bambini.
Quando cerco qualcosa da leggere a Natale voglio qualcosa pieno di speranza, che sostenga con forza i valori famigliari – e voglio anche la neve!


JULIA: Il Natale è la festa preferita di molta gente. E’ anche un’epoca in cui il perdono, la speranza e l’amore —che sono i temi tradizionali del romance —vengono celebrati non solo nei romanzi ma anche nelle canzoni, nei biglietti d’auguri e nelle decorazioni natalizie in tutte le famiglie. E’ questo che rende il Natale e il romance fatti l’uno per l’altro. Specialmente nel romance storico, penso che alle lettrici piaccia dare un’occhiatina a com’era il Natale in un’altra epoca, mentre assaporano quei temi universali e celebrano il miracolo dell’amore, sia umano che divino.


TERRI: Prima di tutto, credo che le lettrici amino le storie ambientate durante le feste di Natale – penso che sia un periodo dell’anno magico per molte ragioni, e che l’eccitazione si trasmetta alle storie. Credo anche che durante le feste, visto che è un periodo in cui tutti hanno molto da fare, sia più facile prendere un libro per leggere un racconto breve o due, quando si hanno un paio di minuti.



4 - Can you tell us a bit more about the three tales which are included in the anthology? Are they connected to other works of yours?

ANNIE
: My story is not connected to anything else I have written.

JULIA
: My very first novel, "The Wedding Gamble", featured Sarah Wellingford and Nicholas Stanhope. Since then, I have written about Sarah’s best friend Clarissa and childhood love Sinjin ("The Proper Wife") and Sarah’s sister Elizabeth and Nicky’s best friend Hal ("A Most Unconventional Match"). My novella story features the third Wellingford sister, Meredyth, and includes cameo appearances by the other sisters, husbands and assorted children.
Since her older sisters’ marriages and her fiancé’s death, Meredyth has watched over the Wellingford estate and family, resigned to being competent manager, devoted sister and doting aunt. Then her brother returns for Christmas with his best friend—and that friend’s brother. Handsome Allen Mansfell begins to make Meredyth doubt that her heart and her senses have been buried forever. But could this younger man truly be interested in a spinster like Meredyth?

TERRI : My story, "Blame it on the mistletoe", is a short sequel to my Regency historical "The Earl’s Secret". In that story the heroine has a younger sister and she becomes the heroine of this novella.


4 – Ci potete dire qualcosa di più sui tre racconti inclusi nell’antologia? Sono collegati ad altri vostri lavori?

ANNIE: No, il mio racconto non è collegato a nessun altro delle cose che ho scritto finora.

JULIA : Nel mio primissimo romanzo, GIOCHI D’AZZARDO (“The Wedding Gamble”: tradotto in Italia da Harlequin nella collana GRS ), appaiono Sarah Wellingford e Nicholas Stanhope. Da allora, ho scritto la storia di Clarissa, la miglior amica di Sarah, e del suo primo amore Sinjin ( TIRANNO E GENTILUOMO, titolo originale “The Proper Wife”), e quella di Elizabeth, la sorella di Sarah, e Hal, il miglior amico di Nicky (“A Most Unconventional Match”). Il mio racconto parla della terza sorella Wellingford, Meredyth, e vi appaiono brevemente le altre due sorelle, insieme ai loro mariti e ad alcuni dei loro bambini.
Dopo il matrimonio delle sue due sorelle e la morte del suo fidanzato, Meredyth ha mandato avanti la proprietà e gli affari famigliari dei Wellingford, rassegnandosi ad essere un’amministratrice competente, una sorella devota ed una zia affettuosa. Poi suo fratello ritorna a casa per Natale insieme al suo migliore amico—ed al fratello dell’amico. L’affascinante Allen Mansfell inizia a far venire a Meredyth dei dubbi sul fatto che il suo cuore ed I suoi sensi siano davvero sepolti per sempre. Ma questo uomo più giovane di lei potrà essere davvero interessato ad una zitella come Meredyth?

TERRI : Il mio racconto, “Blame it on the mistletoe”, è un breve sequel del mio romanzo INGANNO E SEDUZIONE ( titolo originale “The Earl’s Secret”: tradotto in Italia da Harlequin nella collana GRS). In quel libro l’eroina ha una sorella più giovane, che è la protagonista del racconto.



5 - Should you pick one word – just one! - to sum up the feelings you want to convey to readers in A CANDLELIT CHRISTMAS, which word would it be, and why?

ANNIE
: FORGIVENESS. At the heart of the Christmas season is the celebration of God reaching down to mankind, so that all sins can be forgiven. And so I wrote about two sinners, who needed to learn to forgive each other.

JULIA
: FAMILY—because for me, that is the heart of Christmas. Since my children are now at university or graduated, I really look forward to having them all at home again for the holidays.

TERRI : EMOTIONAL! Everything about these stories tug at the readers’ emotions – about the holidays, about lost loves and possibilities of love in their futures.


5 – Se doveste scegliere una parola – una sola! – per riassumere i sentimenti che volete trasmettere alle lettrici in A CANDLELIT CHRISTMAS, quale sarebbe la parola, e perchè?

ANNIE : PERDONO. Al cuore della festa del Natale c’è la celebrazione di Dio che scende tra gli esseri umani, così che tutti i peccati possano essere perdonati. E così ho scritto di due peccatori, che avevano bisogno di imparare a perdonarsi a vicenda.

JULIA : FAMIGLIA—perchè per me è questa l’essenza del Natale. Visto che ora i miei figli sono all’università o si sono già laureati, davvero non vedo l’ora di averli di nuovo tutti a casa per le vacanze.

TERRI : EMOZIONE! Tutto in queste storie fa appello alle emozioni del lettore – le feste, gli amori perduti e la possibilità di un nuovo amore in futuro.

 

We cannot let you go without asking to each you something about one’s projects and next releases… so here we go!

Non possiamo lasciarvi andare via senza chiedere a ciascuna di voi qualcosa sui vostri progetti e sulle prossime uscite… e quindi procediamo!


QUESTIONS TO ANNIE – DOMANDE PER ANNIE

1 - you’re now releasing your second traditional regency, "Captain Fawley's Innocent Bride". Can you tell us something about it? How does it connect to "His Cinderella Bride" ( released in Italy with the title
IL MARCHESE CERCA MOGLIE in the Harmony History series, last August 08 )?


Actually, “Captain Fawley’s Innocent Bride” is my 3rd full-length regency novel, since “The Earl’s Untouched Bride”, the story that appeared in that anthology I mentioned, is not a short story but a full-length novel. Captain Fawley first appeared in “His Cinderella Bride” as a minor character who helped the hero of that book to defeat the villain. And then, in “The Earl’s Untouched Bride”, he got a bit too friendly with the bride in question, and caused a few problems for the Earl! But he was such an endearing character, that I longed to find a woman who was strong enough to reach his embittered heart.

1 – in questo momento sua uscendo il tuo secondo Regency tradizionale, "Captain Fawley's Innocent Bride". Ci puoi dire qualcosa su questo nuovo libro? Come si college a "His Cinderella Bride" ( che è uscito in Italia nell’agosto 2008 col titolo IL MARCHESE CERCA MOGLIE nella collana Harmony History )?

A dir la verità, “Captain Fawley’s Innocent Bride” è il mio terzo romanzo regency, visto che “The Earl’s Untouched Bride”, la storia che appare in quest’antologia che ho citato prima, è un romanzo e non un racconto. Il Capitano Fawley è apparso per la prima volta in IL MARCHESE CERCA MOGLIE come personaggio secondario, aiutava l’eroe del libro a sconfiggere il cattivo della storia. E poi, in “The Earl’s Untouched Bride”, si è comportato in modo un tantino troppo amichevole con la sposa in questione, e ha dato un po’ di problemi al conte! Ma era un personaggio così attraente, che desideravo proprio trovargli una donna forte abbastanza da riuscire a penetrare nel suo cuore amareggiato.


2 - "His Cinderella Bride" was your debut book. Can you tell us a bit about the beginning of your writing career and the story behind this books? How difficult is it, today, for a new author to enter the romance market?

I submitted four stories to Mills & Boon before “His Cinderella Bride” was accepted. It was quite hard to keep getting those rejection letters, with no explanation of why they did not want my story! If you want to see your work in print, you have to be determined. Don’t give up. Keep on writing. Keep on submitting stories to publishers.

2 - IL MARCHESE CERCA MOGLIE è stato il tuo romanzo d’esordio. Puoi dirci qualcosa sull’inizio della tua carriera di scrittrice e la storia che c’è dietro questo libro? Quant’è difficile per una nuova autrice entrare nel mercato editoriale del romance, oggigiorno?

Ho presentato quattro storie a Mills & Boon prima che IL MARCHESE CERCA MOGLIE venisse accettato. E’ stata davvero dura continuare a ricevere quelle lettere di rifiuto, senza spiegazioni sul perchè non volevano le mie storie! Se volete vedere il vostro lavoro dato alle stampe, siate determinate. Non arrendetevi. Continuate a scrivere. Continuate a mandare le vostre storie storie agli editori.


3 - How does a new author approach the trad genre today, in a moment where it looks like there is a market trend for hot historicals ( see, for instance, the new Harlequin Historical UNDONE series )? What can a reader find in a trad, that cannot be found in other romances?

I don’t have any problem with writing a few “hot” scenes in my stories. I write about people falling in love. When people fall in love, they do want to make love with each other. But I am careful, that when I write a love scene, it will drive the story forward, and help to show the way the hero and heroine feel about each other.
And I actually have a story coming out in the “Undone” line in December. It is called “Notorious Lord, Compromised Miss.”

3 – Come si avvicina oggigiorno una nuova autrice al genere regency tradizionale, in un momento in cui sembra che ci sia una tendenza di mercato verso I romanzi storici “hot” ( basta vedere, ad es., la nuova serie UNDONE di Harlequin Historical, su cui abbiamo recentemente pubblicato un post, eccovi il link: http://romancebooks.splinder.com/post/18976692  )? Cosa può trovare una lettrice in un regency tradizionale, che non riesce a trovare in altri romanzi?

Non ho nessun problema a inserire nelle mie storie qualche scena “hot”. Io scrivo di persone che si innamorano. E quando le persone si innamorano, vogliono fare l’amore. Ma sto attenta a fare in modo che la scena d’amore che scrivo sia funzionale alla storia, ed aiuti a mostrare quali sono i sentimenti che l’eroe e l’eroina provano l’uno per l’altra.
E a dir la verità, tra poco uscirà un mio lavoro proprio nella serie “Undone”, a dicembre. Il nome è “Notorious Lord, Compromised Miss.”



QUESTIONS TO JULIA - DOMANDE PER JULIA

1 - you’ve been living out of the US for years, and travelled across many European countries – Italy included. Do you think this experience has influenced your approach to writing historicals, and if yes how? What are the main differences about the way history and historical-set novels are perceived by US vs. European readers?

I don’t think any traveller from the US, a relatively “young” country, can travel through Europe without becoming more aware of and curious about the long history of those lands who, through their traditions, languages, and cultures, are so closely connected to our own. In my case, since I was already interested in history, travelling through Europe and living in Tunisia was a delight that answered some questions but created many more. Even the smallest town is rich is stories and traditions that could inspire dozens of novels!
I think what both US and European readers want first and foremost in an historical romance is compelling, intriguing characters--a heroine they can identify with and admire, a hero they could fall in love with—whose developing relationship is set in an interesting locale and filled with intriguing events. Beyond that, I think European readers, who live surrounded by thousands of years of history, tend to be a bit more exacting about the accuracy of the historical details in the novels they read.

1 – hai vissuto fuori dagli USA per anni, e hai viaggiato in molte nazioni europee – inclusa l’Italia. Pensi che queste esperienze abbiano influenzato il modo in cui ti avvicini ai romanzi storici, e se sì, come? Quali sono le principali differenze nel modo in cui la storia ed i romanzi storici vengono percepiti dalle lettrici americane rispetto a quelle europee?

Non credo che nessun viaggiatore proveniente dagli USA, una nazione relativamente “giovane”, possa viaggiare attraverso l’Europa senza diventare più consapevole e curioso circa la lunga storia di quelle terre che, attraverso le loro tradizioni, il linguaggio, e le culture, sono così strettamente collegati alla nostra. Nel mio caso, dal momento che avevo già interesse per la storia, viaggiare attraverso l’Europa e vivere in Tunisia è stata un’esperienza meravigliosa, che ha risposto a molte mie domande ma ne ha suscitate ancora di più. Anche la città più piccola è piena di storie e tradizioni che potrebbero ispirare dozzine di romanzi!
Penso che la cosa che sia le lettrici americane che quelle europee vogliano sopra ogni altra in un romanzo storico siano personaggi affascinanti ed intriganti—un’eroina in cui identificarsi e che possano ammirare, un eroe di cui potersi innamorare— e che la loro relazione si sviluppi in un’ambientazione interessante, e che sia piena di eventi intriganti. Al di là di questo, ritengo che le lettrici europee, che vivono circondate da migliaia di anni di storia tendano ad essere un po’ più esigenti circa l’accuratezza dei dettagli storici delle storie che leggono.


2 - Have you ever been tempted by the idea of setting any of your stories outside England, of portraying more “exotic” settings and characters?

Absolutely! I touched on the Italian independence movement of the 19th century very, very briefly in one of my latest novels, "Rogue’s Lady". I would love to set a story in Italy and explore that in more depth. The drama of the French Revolution and upheaval created by Napoleon would also make exciting backdrops for a novel. There’s a story I’d like to do someday set in 19th century Tunis, time of Barbary pirates, American traders, French settlers, British diplomats, and the Beys trying to hold on to power. Then there’s the WWII story set in occupied Paris that I hope I can sell someday...

2 – Sei mai stata tentata dall’idea di ambientare qualcuna delle tue storie fuori dall’Inghilterra, di ritrarre personaggi ed ambientazioni più “esotiche”?

Certamente! In uno dei miei ultimi libri, “Rogue’s Lady”, ho parlato molto brevemente delle guerre per l’indipendenza in Italia. Mi piacerebbe moltissimo ambientare una storia in Italia ed esplorare quel contesto storico più approfonditamente. Anche il dramma della rivoluzione francese e gli sconvolgimenti portati da Napoleone sarebbero uno sfondo eccitante per un romanzo. C’è una storia che un giorno o l’altro mi piacerebbe ambientare a Tunisi nel 19mo secolo, all’epoca dei pirati berberi, dei commercianti americani, dei coloni francesi e dei diplomatici inglesi, e dei Bey che cercavano di tenersi stretto il loro potere. E poi c’è la storia ambientata nella Parigi occupata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale che spero di riuscire a vendere, prima o poi...


3 - can you tell us some more about your upcoming participation to a Regency continuity series? Since probably most European readers are unfamiliar with the term, can you tell us what a “continuity series” is, exactly?

A continuity series is a collection of several books written by different authors that carry out an overall story arc. Generally these are contemporary romances and usually an editorial team thinks of the overall concept, writes fairly specific individual story guidelines that establish the main character and list the major details of the plot. The editors then invite various authors to write the individual stories. For the collection I’m working on, though, the editors invited 6 authors to write the 8 stories but had the authors come up with the overall story arc, the main characters of the individual stories and their plots. It’s been great fun—if a bit complex!—trying to coordinate with the other authors stories that include spy catchers, betrayal, murder hanging, gypsy curses, a secret love child, scandal and revenge. The project is still in the preliminary stages, so I don’t have many details now, but is supposed to be released in 2010. So check my website for updates on the progress!


3 – ci puoi dire qualcosa di più circa la tua prossima partecipazione a una “serie continua” ( continuity series ) regency? Dal momento che probabilmente la maggior parte delle lettrici europee non conoscono quest’espressione, ci puoi dire cos’è, esattamente, una “serie continua”?

Una “serie continua” è una raccolta di vari libri, scritti da autori diversi, che coprono l’arco completo di una storia. In genere si tratta di romanzi contemporanei: di solito c’è un team editoriale che progetta la struttura globale della serie, scrive per le singole storie delle linee-guida abbastanza specifiche che definiscono il/la protagonista ed elencano i punti principali della trama. A quel punto, gli editori invitano vari autori a scrivere le singole storie. Per la raccolta a cui sto lavorando, però, gli editori hanno invitato 6 autrici a scrivere le 8 storie, ma sono state le autrici ad avere definito la struttura globale della serie, i protagonisti delle singole storie e le loro trame. E’ stato molto divertente—anche se un po’ complicato!—cercare di coordinarsi con altre autrici si storie che includevano cacciatori di spie, tradimenti, impiccagioni di assassini, maledizioni di zingari, un figlio dell’amore segreto, scandali e vendette. Il progetto è ancora in fase preliminare, quindi al momento non ho molti dettagli, ma la serie uscirà nel 2010. Quindi tenete d’occhio il mio sito web per sapere come procedono le cose!


QUESTIONS TO TERRI  -  DOMANDE PER TERRI

1 – Terri, you’re well known for your passion for medieval settings – especially Scottish! In your opinion, which are the peculiar traits of the h/h couple in a medieval romance vs. a regency romance? In other words, does the historical setting influence to some extent your characters’ personalities?

I love writing medieval historicals, but my editor invited me to write this one, set in Regency times. And I absolutely believe that the time period influences my characters’ personalities. The roles of men and women, and the opportunities they had to be part of society and to interact, changed with each new period. In my medievals, the heroes are definitely ‘lords of their castles’ and the heroines were expected to follow their orders. By the Regency time period, that was beginning to change and women had a few more options in life. So, I think it’s about the differences in opportunities that make the characters different…

1 – Terri, tu sei molto famosa per la tua passione per le ambientazioni medievali – in particolare, per quelle scozzesi! A tuo avviso, quali sono I tratti caratteristici dei protagonisti di un romance medievale rispetto a un regency ? In altre parole, l’ambientazione storica influenza in qualche modo il carattere dei tuoi personaggi?

Adoro scrivere romanzi medievali, ma il mio editore mi ha invitato a scrivere questa storia ambientata all’epoca Regency. E sono assolutamente convinta che l’epoca storica influenza la personalità dei miei personaggi. I ruoli delle donne e degli uomini, e le opportunità che avevano di essere parte della società e di interagire, cambiava con ogni nuova frase. Nei miei medievali, gli eroi sono in tutto e per tutto i ‘signori del castello’ e ci si aspettava che le eroine eseguissero i loro ordini. Nel periodo Regency, questo stava iniziando a cambiare e le donne avevano un po’ più possibilità nella vita. Quindi, credo che siano le opportunità differenti a rendere differenti i personaggi …


2 - doing the research job for medieval set historicals must be very difficult indeed. What are the major challenges you encounter while writing your stories? Descriptions of places and houses, historical details about uses and habits, or else?

I find Regency romances to be extremely daunting to research and write – it’s too recent and such a short period of time (only 10 years) compared to the Middle Ages (which spanned 1000 years!). Resources about the Regency period are easier to find though, with architecture, clothing, tools and other artifacts still widely available. Those from the Middle Ages are fewer and not always readily available. Also, it’s sometimes difficult to pin down customs, clothing, money, titles, etc. for a small time period in one so large.

2 – fare il lavoro di ricerca per dei romanzi storici di ambientazione medievale dev’essere davvero difficile. Quali sono i problemi più grossi che incontri quando scrivi le tue storie? Le descrizioni dei luoghi e delle case, i dettagli storici circa le usanze e le abitudini, o qualcos’altro?

Penso che ambientare un romanzo durante il periodo Regency sia una vera impresa, sia nella fase di ricerca, che in quella di stesura del romanzo – è un periodo troppo recente e talmente breve (solo 10 anni), soprattutto se confrontato al medioevo (che è durato 1000 anni!). Le risorse sul Regency sono più facili da trovare, però, e le informazioni sull’architettura, l’abbigliamento gli utensili ed i manufatti sono ancora ampiamente disponibili. Quelle relative al Medioevo invece sono meno numerose, e difficili da trovare. C’è anche da dire che qualche volta è difficile entrare nei dettagli sulle usanze, gli abiti, il denaro, i titoli nobiliari, etc. focalizzandosi su un periodo breve su un lasso di tempo così esteso.


3 - can you tell us something about your upcoming medieval series?

Yes!! I’m beginning a new medieval trilogy about three bastard knights from Brittany who follow and fight for William the Conqueror to earn lands, titles, power and wives. The first story finds Giles Fitzhenry who is given the bountiful lands of Taerwood, if he can take and hold them! And he must marry the heiress, Lady Fayth. It is not easy for this Norman, er… Breton knight and his Saxon lady as they battle enemies and each other on their way to love.
The second story is about Brice and his bride and the third one is about Girard who is known as the ‘Beautiful Bastard’….
AND!! I’ve been asked to write a Harlequin Historicals UNDONE – an e-short story that will introduce the bastard knights to readers in June 2009.
AND!! In 2009, I will also be writing for another publisher – I’ve signed with Kensington Books to write a medieval Scottish trilogy that has a touch of magic to it for their BRAVA imprint. So, those will be emotional historicals that are a bit sexier than my Harlequin Historicals….I hope readers will look for those beginning in December 2009.

3 – puoi dirci qualcosa sulla tua prossima serie medievale?

Sì!! Sto iniziando una nuova trilogia medievale su tre cavalieri bretoni bastardi che seguono Guglielmo il Conquistatore e lottano per lui per aggiudicarsi delle terre, un titolo, potere e mogli. La prima storia parla di Giles Fitzhenry, a cui viene assegnata la magnifica proprietà di Taerwood - se solo riuscisse a prenderne possesso! E deve anche sposarne l’erede, cioè Lady Fayth. La vita non è facile per il cavaliere normanno, oops… bretone, e la sua lady sassone, perché dovranno lottare contro dei nemici, e anche l’uno contro l’altra per arrivare all’amore.
La seconda storia parla di Brice e della sua sposa, la terza di Girard che è conosciuto come il ‘Bellissimo Bastardo’….
Poi!! Mi è stato chiesto di scrivere un libro per la serie UNDONE di Harlequin Historicals– sarà un ebook che presenterà alle lettrici i tre cavalieri bastardi, ed uscirà nel giugno 2009.
Poi!! Nel 2009, uscirà qualcosa di mio anche in un’altra casa editrice – ho firmato un contratto con la Kensington Books per scrivere una trilogia scozzese medievale con un pizzico di magia, per la loro serie BRAVA. Quindi, si tratterà di romanzi storici che saranno un po’ più sexy dei miei Harlequin Historicals….Spero che alle lettrici piacerà leggerli quando usciranno, a dicembre 2009.

 

AN EXCERPT from "Christmas Wedding Wish" in CANDLELIT CHRISTMAS

ESTRATTO da "Christmas Wedding Wish" in CANDLELIT CHRISTMAS



CHAPTER 1

"Merry! Merry, they’re here! Come quickly!”

From the dining room where she was supervising the footmen placing another leaf in the long table, Meredyth Wellingford heard her younger sister’s urgent voice summoning her to the entryway. “Coming, Faith” she called.

A lilt in her step, Meredyth smiled as she walked to the front hall. How she loved the holidays! The scent of greenery adorning stairs and mantles mingling with the spicy tang of simmering wassail and the odor of roasting meat; mistletoe kissing balls and sharp-edged holly; carols sung around the hearth before the blazing Yule log. But especially, she loved having her family at home, the siblings gathered once again under Wellington’s roof as they had been for all their years growing up.

The first to arrive should be her younger brother Colton returning from Oxford with his best friend Thomas Mansfell. Since Wellingford was on the way from university to his friend’s home farther north, Thomas was a frequent visitor, normally spending a few days with them each time the boys made their way to and from school.

Just as Meredyth met her sister in the entry hall, they heard boots tromping up the front steps, followed by a sharp rap at the wide front door that Twilling, their old butler, hastened to throw open.

“Faith! Merry!” Colton cried, sweeping them into a hug as they ran to greet him. “How good it is to be home!”

“How good it is to have you,” Merry replied, an ache in her heart as she stepped back to inspect the youngest member of the Wellingford clan. With their mother having never really recovered after his birth, Meredyth and her older sister Sarah had tutored and cared for Colton all of his life before he left for school. In place of the smiling, eager boy she’d sent away to Eton now stood a young man taller than she was, his burnished brown locks highlighted with gold, his blue eyes glowing. Her little brother was becoming a handsome young man, Meredyth realized with a shock.

“The hall certainly looks festive,” another masculine voice said, pulling her from her contemplation of Colton.

“Thank you, Thomas, and welcome,” she said, turning her attention to her brother’s friend. “You are planning on staying for a few days before journeying home, I hope! I’ve had your usual room prepared.”

“Oh, yes, do say you’ll be staying!” Faith interposed. “It is so agreeable to see you again.”

“Good to see you too, brat,” Thomas replied, giving one of Faith’s gold curls a careless tug before turning back to Meredyth.

“I should love to rest here for a few days before returning to the rigors of Christmas at the Grange. And I hope you don’t mind, but I took the liberty of telling my brother Allen that he could stay here as well. He arrived from London to join us on the trip north just as Colton and I were leaving Oxford.”

“Of course he’s welcome,” Merydth replied. “You’ve spoken of him so often, although we’ve never met, I feel I know him already.” Indeed, over the years Thomas had frequently recounted the exploits of the older brother he admired, his expertise at riding and fencing, his service as a dashing young subaltern carrying messages for Wellington during the Waterloo campaign, the expertise with which he’d taken over the management of the family estates.

Thomas grinned. “I’m glad! It would have been most embarrassing to have to send him on his way alone! He stopped to see about the horses—but here he is now.” He gestured to a tall, dark-haired gentleman whom Twilling was just admitting into the hallway.

“Ladies, may I present my brother Allen? Allen, here are Merry and Faith Wellingford, two of Colton’s sisters.”

“Miss Faith, Miss Wellingford, a pleasure!” the newcomer said, bowing over their hands in turn. Addressing Meredyth, he added, “I’ve heard so much about Wellingford from Thomas, I’m delighted to visit at last—if you are certain, as he insisted, that having an extra guest foisted upon you without notice won’t be an inconvenience.”

As the gentleman straightened, Meredyth barely suppressed a gasp. Unlike her fledgling brother, Allen Mansfell was a man already fully mature—and a strikingly handsome one. Though Meredyth was tall for a lady, the visitor towered over her. Sable brown locks brushed the forehead of his square-jawed, slightly smiling face, while eyes of an arresting green captured her gaze, making her feel for an instant as if the two of them were the only occupants of the hall.

A bit disconcerted, she dropped her eyes, letting her appreciative gaze travel from his broad shoulders down a trim torso to muscled thighs well-displayed by his chamois riding breeches. When, cheeks pinking, she forced her eyes back up to his, a tingle of attraction sizzled through her, stronger than anything she’d felt since the death of her fiancé James a heartbreak ago.

Shaking her head, she tried to re-gather her wits. “If you’ve listened to what Thomas says about me, I’m surprised you dared venture to the house.”

He laughed, that disturbing, shiver-inducing stare still fixed on her. “I assure you, everything he recounted was most complimentary.”

“I hope you left us some decorating to do,” Colton said, glancing around the garland-hung hallway. “After being cooped up with musty old books for a term, Thomas and I are keen to ride about the countryside.”

“Faith and I began with the entryway, but haven’t progressed much further. We shall have need of you gentleman to fetch in more pine, holly and mistletoe. I thought we’d leave some of the gathering until Sarah, Elizabeth and Clare arrive with their clans. Riding out with you should amuse the children.”

Colton grinned at her. “That’s Merry, already managing everyone and half the group aren’t even here yet.”

“She is an excellent manager,” Thomas pointed out. “Viewing Wellingford now, Allen, you cannot imagine what it looked like when I first visited here! The manor in disrepair, cottages falling into ruin, fields lying fallow. Merry’s done a wonderful job of refurbishing the house and farms and seeing the land brought back under cultivation.”

Were Thomas not almost as close to her as a sibling, Meredyth might have been embarrassed by his bald description of the sorry condition of Wellingford at the time of their father’s death. As it was, knowing that via Thomas his brother Allen would be fully aware of how badly their gamester father had neglected Colton’s inheritance, she felt no need to explain or apologize. “Time, a competent estate agent and an influx of funds can accomplish a great deal,” she replied.

“Having wrestled with the upkeep of Papa’s properties, Miss Wellingford, I am well aware that it takes much more than those to keep a property in good heart,” Allan said. “The land and farms we rode through looked exemplary and this house is lovely. Your hard work is quite evident.”

“Oh, indeed!” Colton interposed. “Merry is so excellent a manager, I believe I shall keep her on when I marry and return to Wellingford for good.”

“I doubt your bride would care for such an arrangement,” Meredyth replied tartly, feeling her face heat. With the blunt insensitivity of a young man, she knew Colton didn’t realize he’d just branded her as his spinster sister, well and truly on the shelf. Which, of course, she was, but ‘twas not a fact she appreciated his pointing out in front of the very attractive Mr. Mansfell.

Though some eight years senior to the seventeen-year-old Thomas, Allen Mansfell must still be at least two years younger than she. Her discomfort intensified by that lowering thought, Meredyth told herself sternly that she must get over the unseemly sensual response he’d sparked in her.

Noting from her expression that her sister was piqued at being left out of the conversation—and conscious of a sudden need to escape Allen Mansfell’s too-compelling presence, Meredyth said, “Faith, why don’t you take our guests into the front parlor? I’ll have Twilling bring in some spiced wine while I see about preparing your rooms.”

Turning to Mr. Mansfell, she added, “I’ll have your chamber ready shortly. If there is anything I can do to make your stay at Wellingford more comfortable, please don’t hesitate to ask.”
To her surprise, Allen took her hand and bowed over it. “I’m sure you will make me comfortable indeed,” he murmured, the warmth of his voice and the heat of his gloved hand sending another little shock through her.

Hastily withdrawing her tingling fingers, Meredyth curtseyed and turned away, acutely conscious of his gaze upon her back as she ascended the stairs.

Escaping from his view down the hallway, Meredyth proceeded to the guest wing to inspect the room she meant to assign Allen, needing to determine if anything more than fresh linens would be needed. As her gaze lingered on the large high bed, she recalled Mr. Mansfell’s velvet-voiced remark about how comfortable she would make him. A surprisingly intense flush of heat suffused her body.


She was being ridiculous, attributing to his idle remark an innuendo a gentleman would never direct toward a gently-born spinster. ‘Twas bad enough she’d blushed like a schoolgirl under his gaze. She’d best get hold of herself around him before she did something that alerted him to the effect he had upon her. The thought of him realizing it and reacting with distaste-or even worse, pity--was too humiliating to contemplate.

Fortunately, he would only be at Wellingford for a few days. With the rest of the family arriving any time now, she’d be too busy overseeing meals, lodging and entertainment for her sisters, their spouses and children to reflect on the mesmerizing effect of a pair of vivid green eyes or the quivering in her belly produced by a handsome face and a virile physique.

It wasn’t as if she’d encountered no attractive men in the years since her engagement ended. What was it about Allen Mansfell that sparked her body to a sensual awareness she’d thought submerged for good after James’s death?

The dull ache that had replaced the first searing pain of losing her fiancé throbbed in her chest. Swallowing hard, she drifted to the window, staring sightlessly down at the winter garden as the memories overtook her.

How in love they’d been! How vividly she recalled the excitement of kissing him, the way she’d felt as if she were melting from the inside out when his tongue caressed hers and his strong hands fondled her breasts. Not for the first time, she regretted the sense of honor and responsibility that had made them curtail those thrilling explorations short of complete fulfillment.

They’d have all the time in the world to enjoy each other when he returned from his posting in India, James had promised as he gently pushed her away. Drawing a finger over her kiss-swollen lips, he’d pledged to pleasure every inch of her once she was his bride, when they need no longer fear that their joining might create a child.

That last night before he left she’d been tempted, oh so tempted, to draw him back into her embrace, rub her breasts against his chest, fit her body around the hardness in his breeches and coax his lips open, touching and teasing until his control broke and he took her then and there down the path to ecstasy. Only the knowledge that conceiving his child would mean disaster had stopped her.

Faced now with the probability that she’d never bear a child of her own, she wasn’t so sure she’d made the right choice.

It wasn’t that she’d set her face against marriage. Of course, for the first year or so after losing James she’d not thought it possible she would ever wish to wed anyone else, but time had worn away that certainty as it had muted her grief. In the intervening years, the necessity of remaining at Wellingford to tend her dying mother, followed by a succession of other needs and duties, had kept her here, far from the ballrooms of London where she might have found another love.

Not that it was completely impossible she might yet marry. She’d go to London with Faith in the spring, accompany her little sister to all the events of the Marriage Mart. But by now almost ten years older than her sister and the other girls making their bows, she would likely be consigned to wearing caps and sitting with the dowagers.

Besides, unlike many of the maidens soon to join Faith in the drawing rooms of society, Meredyth cherished no dreams of wedding for wealth or title. She’d already sidestepped the rich neighbor who’d come wooing, wishing to join her dowry lands with his. Gently rebuffed an old family friend, a widowed viscount looking for a new mama for his clan. Possessed of a valued place among her family, a budding brood of nieces and nephews to spoil, land and a dower house in which to live once Colton brought home a bride to be the new mistress of Wellingford, she would not turn her heart, her worldly possessions and her future over to a husband in exchange for anything less than a love as powerful as that she’d felt for James.

Turning to give the bed one last lingering glance, Meredyth sighed and walked back out. Despite Allen Mansfell’s ability to make her senses zing, demonstrating that passion burned within her still, for a lady as long in the tooth as Meredyth Wellingford, finding true love again would take a miracle.

Savoring a glass of spiced wine in the parlor below, Allen Mansfell propped an elbow against the mantle and looked on indulgently as Miss Faith Wellingford tried—with no success—to flirt with his brother Thomas, who alternately teased and ignored her while discussing with Colton a proposed hunting expedition for the morrow.

A pretty enough child, Miss Faith resembled her older sister Elizabeth, said to be beauty of family, who’d recently married his friend Hal Waterman. With her lovely face and artless charm, Miss Faith would probably have little problem finding a suitable husband next spring when, as she earnestly informed him, she’d be making her debut.

At the thought, Allen suppressed a quiver of distaste. Next spring would probably find him back in London as well. Though after Susanna’s faithlessness, part of him recoiled at the thought of ever offering his hand and name to another lady, once his initial hurt and fury abated, he knew the reason he’d first sought her out—a desire to marry, settle down on his estate and delight his mama by providing her with grandchildren--would propel him back to Marriage Mart again. Not that he had any intention this time of risking his heart.

Unfortunately, the London season provided the most convenient and comprehensive gathering of maidens of suitable breeding and lineage from which a gentleman might find a wife. Though ‘twas ludicrous to think of choosing an infant like Faith.

It was Susanna’s confident self-assurance that had first caught his interest last spring. Unlike most of the other maidens, she was able to converse intelligently—and flirt alluringly--instead of falling into giggles or blushing at every word he uttered. To say nothing of the blatant promise of her lush body…

Angrily he thrust away the memories. He’d raged and mourned long enough. He would not allow her perfidy to cast a damper over his spirits any longer.

If he were compelled to wade into waters of Marriage Mart once again, he thought, Miss Faith’s sister Meredyth was much more to his taste. Tall, slender, her hair a paler blonde that the gold of her little sister’s, her eyes gray-blue rather than cerulean, she carried herself with a graceful elegance. Then there’d been that surprising spark of awareness accompanied by a jolt of warmth that fairly burned through his gloves when he’d foolishly uttered that naughty remark about how comfortable she could make him. Elegance and—unlike Susanna—integrity in one subtlety sensuous body made for quite an arresting combination.

Nor had he been mouthing empty phrases when he’d complimented her on the management of Wellingford. He’d been genuinely impressed by the well-tended fields, fences and cottages past which they’d ridden, their excellent condition all the more impressive considering in what a shambles the entire estate had been just a few years ago.

Randolph Wellingford’s profligate habits, addiction to gaming and shocking neglect of his estate had been quite the on-dit when Allen first left Oxford for London. Indeed, many at his club had murmured ‘twas a blessing for the family when the man met an early death, riding out half-foxed one cold winter morning in an attempt to win some ridiculous wager. Meredyth Wellingford must be intelligent, diligent and a thrifty manager to have accomplished so much at Wellingford.

The thought struck him then, as appealing as it was sudden. If he must marry—and marry he must--why not choose a more mature lady, one he knew by reputation to possess a sterling character and by personal observation to already have the skills necessary to be mistress of a large estate? An older lady who might be as amenable as he to a marriage based on similar tastes and mutual respect. A lady whose subtle attractiveness promised satisfaction of his appetites without the torment of lust and jealousy Susanna had roused in him.

A lady who just happened to be planning to accompany her little sister to London for the upcoming Season.

Allen swallowed the last of his wine and set down his glass, smiling. He’d use this few day’s sojourn at Wellingford to become better acquainted with his charming hostess. And if he continued to be as impressed—and titillated—by Meredyth Wellingford as he’d been upon their first meeting, he might just have found the answer to his marriage dilemma.

 


CAPITOLO 1

"Merry! Merry, sono arrivati! Muoviti!”

Dalla sala da pranzo dove stava supervisionando i servitori che stavano sistemando un’altra asse per allungare il tavolo tavolo, Meredyth Wellingford sentì la voce concitata della propria sorella minore che la incitava a raggiungerla nell’ingresso. “Sto arrivando, Faith” chiamò.

Meredyth sorrise mentre si avviava allegramente all’ingresso. Quanto amava le feste! Il profumo delle decorazioni di rami di pino sulle scale e sui caminetti che si miscelava con l’aroma pungente del ponce bollente e l’odore della carne arrosto; i ciuffi di palline di vischio e l’agrifoglio pungente; i canti natalizi che venivano intonati intorno al focolare davanti al ceppo delle feste che bruciava. Ma in particolare amava avere la propria famiglia a casa sua, i fratelli riuniti ancora una volta sotto il tetto di casa Wellington così com’era stato in tutti gli anni mentre crescevano.

Il primo ad arrivare sarebbe stato suo fratello minore Colton che tornava da Oxford con Thomas Mansfell, il suo migliore amico. Visto che Wellingford si trovava sulla strada che conduceva dall’università alla casa del suo amico, che era più a nord, Thomas veniva a far visita di frequente, e normalmente passava qualche giorno da loro ogni volta che i ragazzi andavano e tornavano da scuola.

Proprio mentre Meredyth raggiungeva sua sorella nell’ingresso, sentirono un trapestio di stivali sui gradini della soglia di casa, seguito da un battere deciso all’ampia porta d’ingresso che Twilling, il loro anziano maggiordomo, si affrettò a spalancare.

“Faith! Merry!” gridò Colton, abbracciandole mentre loro correvano ad incontrarlo. “Com’è bello essere a casa!”

“Com’è bello averti qui con noi,” rispose Merry, sentendosi stringere il cuore mentre faceva un passo indietro per guardare il membro più giovane del clan Wellingford. Poiché la loro madre non si era mai completamente ripresa dopo averlo partorito, Meredyth e la sua sorella maggiore Sarah avevano allevato Colton e badato a lui finché non era partito per la scuola. Al posto del ragazzo sorridente e impaziente che aveva mandato a Eton, ora davanti a lei stava un giovane uomo più alto di Merry, con le ciocche di capelli castani illuminate da riflessi dorati, e brillanti occhi azzurri. Il suo fratellino era diventato un bel giovanotto, Meredyth si accorse con stupore.

“La sala ha davvero un’aria festosa,” disse un altra voce maschile, scuotendola dalla sua contemplazione di Colton.

“Grazie, Thomas, e benvenuto,” disse lei, rivolgendo l’attenzione all’amico del fratello. “hai in programma di restare un po’ di giorni prima di rimetterti in viaggio verso casa, spero! Ho fatto preparare la tua solita stanza.”

“Oh, sì, di’ che resterai!” si intromise Faith. “E’ così bello rivederti.”

“E’ bello vedere anche te, marmocchia,” Thomas replicò, tirando distrattamente uno dei riccioli dorati di Faith prima di rivolgersi di nuovo a Meredyth.

“Mi piacerebbe molto restare qualche giorno prima di ritornare al duro Natale di Grange. E spero che non vi dispiacerà, ma mi sono preso la libertà di dire a mio fratello Allen che anche lui poteva restare. E’ arrivato da Londra per unirsi a noi nel viaggio verso nord proprio mentre Colton e io stavamo lasciando Oxford.”

“Certo che è il benvenuto,” Merydth rispose. “Hai parlato di lui così spesso che, benché non ci siamo mai incontrati, sento di conoscerlo già.” A dir la verità, nel corso degli anni Thomas aveva raccontato frequentemente gli exploits del fratello maggiore che ammirava tanto, parlando della sua maestria nel cavalcare e nel tirare di scherma, della sua assegnazione come affascinante giovane sottufficiale incaricato di portare messaggi per Wellington durante la campagna di Waterloo, dell’abilità con cui si era preso carico della conduzione delle proprietà di famiglia.

Thomas sorrise. “Ne sono lieto! Sarebbe stato molto imbarazzante fargli proseguire il viaggio da solo! Si è fermato per provvedere ai cavalli—ma adesso è qui.” Fece un gesto in direzione di un gentiluomo alto e dai capelli scuri-che Twilling stava giusto facendo entrare nell’atrio.

“Signore, posso presentarvi mio fratello Allen? Allen, ecco Merry e Faith Wellingford, due delle sorelle di Colton.”

“Miss Faith, Miss Wellingford, che piacere!” disse il nuovo arrivato, chinandosi prima sulla mano dell’una, poi dell’altra. Rivolgendosi a Meredyth, aggiunse, “Ho sentito Thomas parlare così tanto di Wellingford, che sono felicissimo di essere finalmente qui con voi — soltanto se siete sicure, però, visto che lui ha insistito, che imporvi un ospite in più senza preavviso non sarà un incomodo.”

Quando il gentiluomo si raddrizzò, Meredyth a stento represse un’esclamazione di sorpresa. A differenza del suo inesperto fratello, Allen Mansfell era un uomo già nel pieno della maturità—e di una bellezza sorprendente. Benché Meredyth fosse alta per essere una donna, il loro visitatore torreggiava su di lei. Ciocche castano scuro accarezzavano la fronte di un viso leggermente sorridente, dalla mascella squadrata, mentre due occhi di un verde sorprendente catturavano il suo sguardo, facendola sentire per un istante come se loro due fossero gli unici occupanti dell’atrio.

Un po’ sconcertata, lei abbassò gli occhi, lasciando che il suo sguardi di apprezzamento scivolasse dalle sue ampie spalle giù per un torace senza un filo di grasso fino a cosce muscolose ben disegnate dalle sue brache di camoscio. Quando, con le guance che le pizzicavano, si sforzò di rialzare gli occhi a fissare quelli dell’uomo, una fitta di attrazione la attraversò come una fiammata, più forte di qualunque cosa avesse provato dalla morte del suo fidanzato James, un cuore spezzato fa.

Scuotendo il capo, cercò di recuperare il proprio autocontrollo. “Se avete sentito quello che Thomas dice di me, mi meraviglio che abbiate osato avventurarvi in questa casa.”

Lui rise, con quello sguardo inquietante che le dava i brividi ancora fisso su di lei. “Vi garantisco che tutto quanto mi ha raccontato era molto lusinghiero.”

“Spero che ci abbiate lasciato delle decorazioni da fare,” disse Colton, girando lo sguardo sul’ingresso adorno di ghirlande. “Dopo aver avuto a che fare solo con dei vecchi libri ammuffiti per un pezzo, Thomas e io abbiamo voglia di fare una cavalcata in campagna.”

“Faith e io abbiamo cominciato con l’ingresso, ma non siamo andate molto più avanti. Avremo bisogno che voi gentiluomini ci portiate più rami di pino, agrifoglio e vischio. Pensavo di aspettare a completare la raccolta finché Sarah, Elizabeth e Clare arriveranno con i loro clan. Uscire insieme a voi a cavallo farà divertire i bambini.”

Colton le sorrise. “Ecco qui Merry, sempre a comandare tutti, e metà del gruppo non è nemmeno ancora arrivato.”

“E’ un’eccellente comandante,” Thomas fece notare. “Vedendo Wellingford adesso, Allen, non puoi immaginare com’era ridotta quando sono venuto qui in visita la prima volta! L’abitazione da riparare, i cottages che andavano in rovina, i campi incolti. Merry ha fatto uno splendido lavoro nel rimettere in sesto la casa e le fattorie e facendo in modo che si riprendessero a coltivare i terreni.”

Se Thomas non le fosse stato vicino quasi quanto un fratello, Meredyth si sarebbe sentita imbarazzata dalla sua franca descrizione delle penose condizioni di Wellingford all’epoca della morte del loro padre. Ma così come stavano le cose, sapeva che, tramite suo fratello Thomas, Allen era perfettamente al corrente di come quel giocatore del loro padre avesse trascurato gravemente l’eredità di Colton, e non sentì il bisogno di offrire spiegazioni o giustificazioni. “Se si hanno tempo, un sovrintendente competente ed un apporto di fondi, si possono ottenere molti risultati,” rispose.

“Visto che ho avuto il mio bel da fare a mandare avanti le proprietà di mio padre, Miss Wellingford, sono ben consapevole del fatto che ci vuole molto di più di tutto questo per mantenere una proprietà in buono stato,” disse Allan. “La terra e i campi che abbiamo attraversato a cavallo avevano un aspetto esemplare, e questa casa è deliziosa. E’ abbastanza evidente che avete lavorato sodo.”

“Oh, è vero!” Colton si intromise. “Merry sa mandare avanti la proprietà in modo eccellente, credo che lascerò che continui ad occuparsene anche quando mi sposerò e tornerò a Wellingford per restarci.”

“Dubito che a tua moglie una simile sistemazione andrebbe a genio,” Meredyth ribatté acida, sentendosi la faccia accaldata. Sapeva che Colton, con l’insensibilità tipica dei ragazzi, non si rendeva conto di averla appena marchiata come la propria sorella zitella, destinata a non sposarsi mai. Le cose stavano proprio così, ovviamente, ma non per questo apprezzava il fatto che lo si puntualizzasse di fronte all’ attraente Mr. Mansfell.

Benché avesse all’incirca otto anni in più del diciassettenne Thomas, Allen Mansfell doveva avere almeno due anni in meno di lei. Il disagio di Meredyth si intensificò a quel pensiero avvilente, disse a se stessa con fermezza che doveva ignorare la reazione incredibilmente sensuale che aveva suscitato in lei.

Notando dall’espressione di lei che sua sorella era stizzita per essere lasciata fuori dalla conversazione, e avvertendo l’improvviso desiderio di sottrarsi alla presenza fin troppo intrigante di Allen Mansfell, Meredyth disse, “Faith, perché non accompagni i nostri ospiti in salotto? Chiederò a Twilling di portarvi del vino speziato, mentre provvedo a far preparare le vostre stanze.”

Rivolgendosi a Mr. Mansfell, aggiunse, “Farò in modo che le vostre camere siano preparate in breve. Se c’è altro che posso fare per rendere più confortevole il vostro soggiorno a Wellingford, per favore non esitate a chiedere.”

Con sua sorpresa, Allen le prese la mano e vi si curvò sopra. “Sono sicuro che provvederete al mio confort in modo perfetto,” mormorò, mentre il calore della sua voce e della sua mano guantata le trasmettevano un altro piccolo shock.

Ritirando velocemente le dita che sembravano pizzicare, Meredyth fece una riverenza e si girò, acutamente consapevole dello sguardo di lui posato sulla sua schiena mentre saliva le scale

Sottraendosi dalla sua vista mentre procedeva lungo il corridoio, Meredyth si diresse verso l’ala degli ospiti per ispezionare la stanza che intendeva dare a Allen, perché doveva decidere se serviva qualcos’altro a parte lenzuola fresche. Mentre il suo sguardo si posava sull’alto e largo letto, le tornò in mente la voce vellutata di Mr. Mansfell mentre osservava che lei avrebbe provveduto al suo confort. Un flusso di calore sorprendentemente intenso le si soffuse per il corpo.

Si stava comportando in modo ridicolo, attribuendo alla sua osservazione distratta dei sottintesi che un gentiluomo non avrebbe mai usato rivolgendosi ad una donna nubile di buona famiglia. Era già abbastanza brutto che fosse arrossita come una scolaretta sotto i suoi occhi. Avrebbe fatto meglio a stare alla larga da lui, prima di fare qualcosa che gli permettesse di redensi conto dell’effetto che aveva su di lei. L’idea che potesse accorgersene e reagire con disgusto-o ancora peggio, con pietà—era troppo umiliante per venir presa in considerazione.

Fortunatamente, sarebbe rimasto a Wellingford solo pochi giorni. Con il resto della famiglia in arrivo da un momento all’altro, Merry sarebbe stata troppo indaffarata a organizzare i pasti, la sistemazione e gli svaghi per le sue sorelle, i loro mariti e i loro bambini per avere il tempo di riflettere sull’effetto ipnotico di un paio di occhi verde brillante o sul tremito nel suo ventre che un bel viso e da un fisico virile erano riusciti a suscitare.

Non che non avesse mai incontrato uomini attraenti, negli anni trascorsi dalla fine del suo fidanzamento. Cos’aveva Allen Mansfell che riusciva ad accendere nel suo corpo una consapevolezza sensuale che aveva creduto sotterrata per sempre, dopo la morte di James?
Sentiva pulsarle nel petto il dolore sordo che aveva presto il posto della prima, lacerante agonia che aveva provato quando aveva perso il proprio fidanzato. Inghiottendo a vuoto, si diresse verso la finestra, fissando il giardino invernale senza vederlo mentre i ricordi la sommergevano

Quant’erano stati innamorati! Quant’era vivido il ricordi dell’estasi dei loro baci, del modo in cui si sentiva sciogliere dentro quando la lingua di lui sfiorava la sua e le sue mani forti le accarezzavano i seni. Non per la prima volta, si pentì che il senso dell’onore e della responsabilità avessero frenato quelle eccitanti esplorazioni prima del loro pieno completamento.

Avrebbero avuto tutto il tempo del mondo per godere l’uno dell’altra quando lui fosse tornato dalla sua missione in India, le aveva promesso James mentre la respingeva dolcemente. Passando un dito sulle sue labbra gonfie di baci, le aveva giurato di dare piacere ad ogni pollice del suo corpo una volta che fosse stata la sua sposa, quando non avrebbero più dovuto temere che la loro unione potesse generare un bambino.

L’ultima notte prima della sua partenza Merry era stata tentata, oh, molto tentata, di attirarlo di nuovo tra le proprie braccia, di strofinargli i seni sul petto, di modellare il proprio corpo contro il turgore che le brache di lui rivelavano, di forzarlo ad aprire le labbra, toccandolo e stuzzicandolo finché il suo autocontrollo avesse ceduto e l’avesse presa lì e subito, insegnandole la via dell’estasi. L’aveva fermata solo la consapevolezza che concepire il suo bambino avrebbe significato il disastro.

Ora che doveva affrontare la possibilità che non avrebbe mai avuto un bambino suo, non era così certa di aver fatto la scelta giusta.

Non che avesse deciso di non sposarsi per principio. Certo, per il primo anno o giù li lì dopo la perdita di James, aveva pensato che sarebbe stato impossibile per lei provare il desiderio di sposare un altro uomo, ma il tempo aveva eroso quella certezza, così come aveva trasformato il suo lutto. Negli anni successivi, la necessità di rimanere a Wellingford per accudire sua madre morente, ed in seguito tutta una successione di altri doveri e necessità, l’avevano tenuta lì, lontana dalle sale da ballo di Londra dove avrebbe potuto trovare un altro amore.

Non che fosse completamente impossibile che riuscisse a sposarsi. A primavera sarebbe andata a Londra con Faith, avrebbe accompagnato la sorellina a tutti gli eventi del Mercato Matrimoniale. Ma a quel punto avrebbe avuto dieci anni più della sorella e delle altre ragazze che facevano il loro debutto in società, e sarebbe probabilmente stata relegata a starsene seduta con le vedove indossando una cuffietta.

Inoltre, a differenza di molte ragazze che avrebbero presto raggiunto Faith nei salotti della società, Meredyth non accarezzava il sogni di sposarsi per arricchirsi o per procurarsi un titolo. Aveva già rifiutato il ricco vicino che era venuto a corteggiarla con l’obiettivo di unire le terre che facevano parte della dote di Merry alle proprie. Aveva già gentilmente respinto un vecchio amico di famiglia, un visconte vedovo che cercava una nuova madre per il suo clan. Era stimata all’interno della propria famiglia, aveva un fiorente stuolo di nipotini e nipotine da viziare, delle terre sue ed una casa dove vivere una volta che Colton avesse portato a casa la sposa che sarebbe diventata la nuova signora di Wellingford. Non avrebbe affidato il suo cuore, le sue proprietà e il suo futuro ad un marito in cambio di qualcosa di meno di un amore altrettanto forte quant’era stato quello che aveva provato a suo tempo per James.

Girandosi per dare al letto un ultimo, lungo sguardo, Meredyth sospirò e uscì. Malgrado l’abilità di Allen Mansfell di farlevibrare i sensi, di dimostrarle che la passione ancora ardeva dentro di lei, per una lady dell’età di Meredyth Wellingford trovare di nuovo il vero amore ci sarebbe voluto un miracolo

Assaporando un bicchiere di vino speziato nel salotto al piano di sotto, Allen Mansfell appoggiò un gomito sul caminetto e rimase a guardare con aria indulgente Miss Faith Wellingford che cercava—senza successo—di flirtare con suo fratello Thomas, il quale alternativamente la prendeva in giro oppure l’ignorava, mentre discuteva con Colton di una possibile spedizione di caccia per il giorno dopo.

Miss Faith era una fanciulla abbastanza graziosa, assomigliava a sua sorella maggiore Elizabeth, che si diceva fosse la bellezza di famiglia, la quale aveva recentemente sposato il suo amico Hal Waterman. Con il suo bel visino ed il fascino della sua semplicità, Miss Faith avrebbe probabilmente avuto pochi problemi a trovare un buon marito a primavera quando, secondo quanto lei gli aveva annunciato con aria grave, avrebbe fatto il suo debutto.

Al pensiero, Allen represse un brivido di disgusto. A primavera probabilmente anche lui sarebbe tornato a Londra. Anche se dopo l’infedeltà di Susanna, una parte di lui arretrava al pensiero di offrire la propria mano e il proprio nome a un’altra donna, dopo che il suo orgoglio ferito ed la sua rabbia si erano placati, capì che la ragione per cui fin dall’inizio l’aveva corteggiata—il desiderio di sposarsi, di mettere su casa nella propria proprietà e di far felice sua madre dandole dei nipotini—l’avrebbe spinto di novo verso il mercato matrimoniale. Ma stavolta non aveva nessuna intenzione di mettere a repentaglio il proprio cuore.

Sfortunatamente, ad un gentiluomo in cerca di una moglie la Stagione londinese forniva la più comoda e completa raccolta di ragazze nubili di famiglia e di ceto appropriati. Anche se il pensiero di scegliere una bambina come Faith era ridicolo.

Erano state la fiducia e la sicurezza in se stessa di Susanna ad attrarre la sua attenzione, la scorsa primavera. A differenza della maggior parte delle altre debuttanti, era in grado di condurre una conversazione intelligente—e di flirtare in modo seducente—anziché scoppiare in risatine o arrossire ad ogni parola che lui pronunciava. Per non parlare di quello che il suo corpo voluttuoso prometteva sfacciatamente…

Con rabbia, allontanò quei ricordi. Per troppo tempo aveva provato rabbia e dolore. Non avrebbe più permesso alla perfidia di Susanna di continuare ad abbatterlo.

Se fosse stato costretto ad affrontare di nuovo le acque burrascose del Mercato matrimoniale, pensò, la sorella di Miss Faith, Meredyth, sarebbe stata molto più di suo gusto. Alta, snella, con capelli di un biondo più chiaro rispetto a quello dorato della sorella, occhi grigio-azzurri anziché cerulei, si muoveva in modo aggraziato ed elegante. Poi c’era stata quella sorprendente scintilla di interesse sensuale, accompagnata da un’ondata di calore che quasi aveva sentito bruciare attraverso i guanti, quando lui aveva stupidamente fatto quell’osservazione maliziosa su quanto avrebbe potuto provvedere al suo confort. Eleganza e — a differenza di Susanna—serietà, unite ad un corpo dalla sottile sensualità, erano una combinazione di grande effetto.

E non aveva parlato a vanvera, quando le aveva fatto i complimenti per le condizioni di Wellingford. Era rimasto davvero impressionato dai campi ben curati, dagli steccati e dai cottages che avevano oltrepassato a cavallo, ed il loro stato eccellente era ancora più impressionante considerando che disastro l’intera proprietà era stata solo pochi anni prima.

Le abitudini prodighe di Randolph Wellingford, il vizio del gioco e la sua incredibile negligenza verso le sue terre erano state sulla bocca di tutti all’epoca in cui Allen si era trasferito da Oxford a Londra. Ad essere onesti, quando l’uomo era morto prematuramente, uscendo a cavallo mezzo ubriaco in una gelida mattina invernale nel tentativo di vincere una ridicola scommessa, molte persone nel suo club avevano mormorato che era una benedizione per la famiglia. Meredyth Wellingford doveva essere intelligente, diligente ed abile a coordinare le cose per aver ottenuto così tanto a Wellingford.

In quell’esatto momento lo colpì un pensiero tanto affascinante quanto improvviso. Se doveva sposarsi—e doveva sposarsi—perchè non scegliere una donna più matura, una che sapeva essere onesta perché ne conosceva la reputazione, e che sapeva che aveva già l’abilità necessaria per essere la signora di una grande proprietà perché l’aveva constatata di persona? Una donna più matura, che avrebbe potuto essere disponibile quanto lui a un matrimonio basato sull’affinità di gusti e sul reciproco rispetto. Una donna il cui sottile fascino prometteva l’appagamento dei suoi appetiti, senza il tormento della lussuria e della gelosia che Susanna aveva scatenato in lui.

Una donna che, guarda caso, avrebbe accompagnato la propria sorellina a Londra per la prossima Stagione.

Allen inghiottì quel che restava del vino e posò il bicchiere, sorridendo. Avrebbe usato il suo breve soggiorno a Wellingford per conoscere meglio la sua affascinante padrona di casa. E se avesse continuato ad essere favorevolmente impressionato—e stuzzicato—da Meredyth Wellingford come lo era stato in occasione del loro primo incontro, ciò significava che forse aveva appena trovato la risposta al suo dilemma matrimoniale.
 

The Excerpt is copyrighted by Julia Justiss and has been translated and published with her expressed authorization. The original version can be found at this link : http://www.juliajustiss.com/candlelitchristmas_excerpt.html
L'estratto di questo post è protetto da copyright ed è stato tradotto e pubblicato con l'espressa autorizzazione di Julia Justiss. La versione originale può essere letta a questo link : 
http://www.juliajustiss.com/candlelitchristmas_excerpt.html

 

pubblicato da MarchRose ¦ commenti (20) ¦ commenti (20) (popup)

EVE SILVER'S LATEST PARANORMAL RELEASE : DEMON'S HUNGER

L'ULTIMO ROMANZO PARANORMALE DI EVE SILVER : DEMON'S HUNGER



Nationally bestselling author Eve Silver writes gothic historicals for Kensington's Zebra imprint and dark contemporary paranormals for Grand Central Publishing. As Eve Kenin she writes speculative romance for Dorchester Publishing.

Her first book was published in November 2005, and since then her work has garnered starred reviews from Publishers Weekly and Library Journal, Reviewers Choice Awards from RT BOOKreviews, and was chosen by Library Journal as one of their Best Genre Fiction 2007 picks.

Eve holds two post-secondary degrees; she is an instructor of human anatomy and microbiology. She lives with her husband and two sons, along with an energetic Airedale terrier and an enormous rabbit.



La scrittrice bestseller Eve Silver scrive romanzi gotici ad ambientazione storica per Kensington -Zebra e paranormali contemporanei dark per Grand Central Publishing. Come Eve Kenin, scrive romance futuristici per Dorchester Publishing.

Il suo primo libro è stato pubblicato nel novembre 2005, e da quel momento in poi le sue opere hanno ricevuto recensioni positive da Publishers Weekly e Library Journal, hanno vinto premi Reviewers Choice di RT BOOKreviews, ed un romanzo è stato scelto da Library Journal come uno dei Migliori Romanzi del 2007.

Eve ha due masters post-universitari; insegna anatomia umana e microbiologia. Vive con il marito e due figli, uno scatenato terrier Airedale ed un gigantesco coniglio.



Hereafter you can find a short interview to Eve Silver in occasion of her latest work, DEMON’S HUNGER, whose release is due for December 2008. You’ll find as well a translated excerpt of the book and my review.

I wish to thank once again Eve for giving me the opportunity of reading an ARC of DEMON’S HUNGER before it hits the shelves!
Eve will stop by and read your comments in the coming days –  so please, don’t forget to sign them with your name or a nick.



Qui di seguito potete trovare una breve intervista all’autrice in occasione dell’uscita del suo romanzo DEMON’S HUNGER, prevista per il prossimo mese di dicembre 2008, insieme a un estratto del libro e alla sua recensione.

Ringrazio ancora di cuore Eve per avermi dato la possibilità di leggere una copia ARC di DEMON’S HUNGER in anteprima!
Eve passerà nei prossimi giorni a leggere i commenti che le lascerete – per favore, ricordatevi quindi di firmarli con il vostro nome, oppure una sigla o un nick.




INTERVIEW – INTERVISTA


- Thanks first of all, Eve, for accepting to answer to these questions about your next release, DEMON’S HUNGER! Can you tell us a bit about the Compact of Sorcerers series? Where did you get the idea for it?

Hi Maria Rosa! Thanks for asking me to chat about my books.

The Compact of Sorcerers is a brotherhood sworn to protect the wall between the human and demon realms. In DEMON’S HUNGER, forensic anthropologist Vivien Cairn agrees to help sorcerer Dain Hawkins search for a supernatural serial killer, only to find herself the most likely suspect. The idea for Dain and Vivien’s story came about in part because I teach human anatomy. I find bones fascinating, and the heroine’s profession involves the study of bones which ties in to the supernatural killer who is hunting mortals in Dain and Vivien’s world.

- Anzitutto grazie, Eve, per aver accettato di rispondere alle nostre domande sul tuo prossimo romanzo, DEMON’S HUNGER! Ci puoi dire qualcosa sulla serie del Patto dei Maghi ( Compact of Sorcerers ) ? da dove ti è venuta l’idea per questa serie?

Ciao Maria Rosa! Grazie per avermi chiesto di parlare dei miei libri.

Il Patto dei Maghi è una fratellanza che ha giurato di proteggere il muro che separa il reame dei demoni da quello degli esseri umani. In DEMON’S HUNGER, l’antropologa forense Vivien Cairn accetta di aiutare il mago Dain Hawkins nella sua ricerca di un serial killer soprannaturale, solo per ritrovarsi ad essere la principale indiziata. L’idea per la storia di Dain e Vivien mi è venuta in parte perchè insegno anatomia umana. Sono affascinata dalle ossa, e la professione dell’eroina implica lo studio delle ossa che sono il collegamento con il killer soprannaturale che sta dando la caccia ai mortali nel mondo di Dain and Vivien.

 

- The Compact of Sorcerers world is a challenging and threatening one indeed –filled up with demons and demon-keepers, hybrids and succubus, and all sorts of evil. At a moment, Vivien the heroine says “…There’s enough horror in the world without dreaming up more.” How much does this fantastic and scary universe owe to your perception of today’s life?

The world I created for Vivien and Dain is one from my imagination. I actually perceive today’s life in a very positive light. I tend to see the good in people rather than the evil. The fantastical and scary elements are those I dreamed up. I did do a great deal of research into paranormal mythology, and in the end I decided to incorporate only some elements, and create a new mythology for others. I wanted the world of the Compact of Sorcerers to be vivid, and offer elements of both light and dark.


- Il mondo del Patto dei Maghi è davvero minaccioso e pieno di rischi – pieno com’è di demoni con i loro custodi, di ibridi e succubi, e ogni sorta di male. Ad un certo punto, l’eroina Vivien dice “…ci sono abbastanza orrori nel mondo senza sognarne degli altri. ”. Quanto deve questo universo fantastico e spaventoso alla tua percezione della vita di oggi?

Il mondo che ho creato per Vivien e Dain è frutto della mia immaginazione. A dir la verità, io vedo la vita di oggi in una luce molto positiva. Tendo a vedere il lato buono della gente piuttosto che quello cattivo. Gli elementi fantastici e paurosi sono quelli che ho immaginato. Ho fatto moltissime ricerche sulla mitologia paranormale, e alla fine ho deciso di inserirne nel libro solo alcuni elementi, mentre per gli altri ho creato una mitologia nuova. Volevo che il mondo del Patto dei Maghi fosse vivido, ed offrisse elementi sia luminosi, che oscuri.

 

- Both your heroines of these two novels, Clea and Vivien, have a strong scientific background - Clea is a medical student, Vivien an anthropologist – but they have soon or later to accept supernatural and find a way to live with it. You’re a teacher of microbiology and human anatomy yourself. Have you ever wondered how much of you is in your heroines?

I do have a scientific background, but in all honesty, there isn’t a lot of me in either Vivien or Clea. My scientific knowledge happened to meld with elements of these stories, but other than that, I don’t model my characters on real people, including myself. For me, the characters evolve as the story progresses, and their growth and change makes them individuals.

- Entrambe le eroine dei due romanzi, Clea and Vivien, hanno una formazione scientifica notevole - Clea è una studentessa di medicina, Vivien un’antropologa – ma prima o poi devono accettare il soprannaturale e trovare un modo di convivere con esso. Tu insegni microbiologia e anatomia umana. Ti sei mai chiesta quanto ci sia di te, nelle tue eroine?

In effetti ho una formazione scientifica, ma in tutta onestà, in me non c’è molto di Vivien o Clea. Le mie conoscenze scientifiche si sono fuse con alcuni degli elementi di questi romanzi, ma d’altra parte, per i miei personaggi non prendo spunto da persone vere, inclusa me stessa. Per quanto mi riguarda, i personaggi evolvono ma mano che la storia va avanti, e il modo in cui crescono e cambiano ne fa degli individui unici.

 

- This second instalment in your Compact of Sorcerers series is about the story of sorcerer Dain Hawkins and Vivien Cairn. The story of Ciarran D'Arbois and Clea Masters has already been told in DEMON’S KISS, but there is at least one more sorcerer to go… can we expect Darqun’s story anytime soon? Any anticipation about Baunn, will he get his story as well?

I actually started Darqun’s story before Dain’s, but Dain was so impatient that I ended up telling his tale first. And he prides himself on his patience!

Right now, I’m working on my next historical suspense, SEDUCED BY A STRANGER, due out in 2009. And I do have a short story about an unrelated sorcerer that will be part of the MAMMOTH BOOK OF PARANORMAL ROMANCE (April 2009). But I do have plans for Baunn and Darqun and Javier…

- Questo secondo romanzo della tua serie del patto dei maghi racconta la storia del mago Dain Hawkins e di Vivien Cairn. La storia di Ciarran D'Arbois e Clea Masters è già stata raccontata in DEMON’S KISS, ma è rimasto per lo meno un altro mago… possiamo aspettarci presto la storia di Darqun? Ci puoi dare qualche anticipazione su Baunn, anche lui avrà la sua storia?

A dir la verità ho iniziato la storia di Darqun prima di quella di Dain, ma Dain era così impaziente che ho finito per raccontare la sua per prima. E dire che lui va fiero della sua pazienza!

In questo momento, sto lavorando al mio suspense storico, SEDUCED BY A STRANGER, che uscirà nel 2009. E ci sarà un mio racconto su un mago, non collegato a questa serie, che verrà incluso nel MAMMOTH BOOK OF PARANORMAL ROMANCE ( uscita prevista per Aprile 2009). Ma ho dei piani per Baunn e Darqun e Javier…

- Anything else you’d like to share with your readers?

I’d just like to say thank you for reading my stories.
For more information on upcoming releases, please visit my website www.evesilver.net

- c’è qualcos’altro che vuoi dire alle tue lettrici?

Vorrei solo ringraziarle per aver letto le mie storie.
Per altre informazioni sui miei prossimi romanzi, visitate il mio sito internet
www.evesilver.net 

 

THE COMPACT OF SORCERERS SERIES – LA SERIE DEL PATTO DEI MAGHI


DEMON’S KISS


The Compact of Sorcerers, a brotherhood sworn to guard the wall between the human world and the demon realm, have relied only on one another for centuries. But now there's a traitor in their midst...

Struggling medical student Clea Masters knows she's unique. Ever since her parents' death, she's been kept safe by an inexplicable force inside her that knocks back any threat. But when a demon attacks her, Clea is launched into a dangerous world she never knew existed. Her only ally is a lethal, seductive man who arouses a hunger stronger than anything she has ever imagined...

Compact of Sorcerers member Ciarran D'Arbois will not let harm befall Clea. In her, he sees a strength he admires and a body he longs to caress. Yet demons are determined to break down the portal Ciarran has sworn to protect, using Clea as their key. Now as a rogue sorcerer leads the enemy ever closer, Ciarran and Clea have only one hope. Both must surrender to their darkest passions--and unleash their most dangerous, untested desires.

DEMON'S KISS--Which is more deadly, his passion or his power?


I membri del Patto dei Maghi, la confraternita che ha giurato di proteggere il muro che divide il reame dei demoni da quello degli umani, si sono appoggiati esclusivamente l’uno all’altro per secoli. Ma ora, tra di loro c’è un traditore...

Clea Masters è una studentessa di medicina non troppo brillante, ma sa che è unica. Fin dalla morte dei suoi genitori, è stata protetta da una forza inspiegabile dentro di lei che riesce a respingere ogni minaccia. Ma quando un demone l’attacca, Clea viene scagliata in un mondo pericoloso che lei nemmeno sapeva esistesse. Il suo unico alleato è un uomo letale e seducente, che scatena in lei una brama più forte di qualunque cosa lei abbia mai immaginato...

Ciarran D'Arbois, uno dei membri del Patto dei Maghi, non lascerà che a Clea succeda nulla di male. In lei, vede una forza che ammira e un corpo che desidera accarezzare. Eppure i demoni sono decisi a irrompere attraverso il portale che Ciarran ha giurato di proteggere, usando proprio Clea come chiave. Ora, mentre un mago traditore porta il nemico ancora più vicino, Ciarran e Clea hanno solo un’unica speranza. Entrambi devono arrendersi alle loro passioni più oscure-- e scatenare i loro desideri più reconditi e pericolosi.

IL BACIO DEL DEMONE—Cos’è più mortale, la sua passione o il suo potere?



DEMON'S HUNGER


The Compact of Sorcerers, a brotherhood sworn to protect the wall between the human and demon realms, is thrust into battle with an unseen evil that threatens to destroy them all...

Forensic anthropologist Vivien Cairn fears she's losing her mind. Her libido has kicked into overdrive, and she's blacking out, leaving hours of her life unaccounted for and no memory of where she's been or what she's done. But when a sexy stranger rescues her from a demon attack, Vivien realizes there's more than just her sanity at stake.

A seductive killer is luring victims, and Sorcerer Dain Hawkins finds himself walking a dangerous line between ancient duty and sizzling desire when the brotherhood--and Vivien herself--begins to suspect that her mysterious symptoms may connect her to the crimes. Can Dain save Vivien from the evil that threatens to claim her? Or will they both succumb to...
 

DEMON'S HUNGER

Il Patto dei Maghi, la confraternita che ha giurato di proteggere il muro che divide il reame dei demoni da quello degli umani, viene scagliata in battaglia contro un male mai visto, che minaccia di distruggerli tutti...

L’antropologa forense Vivien Cairn teme di essere sul punto di impazzire. La sua libido sta andando in sovraccarico, e lei ha dei black-outs, che la lasciano con ore della sua vita di cui non sa rendere conto e in cui non ha nessun ricordo di dov’è stata o cosa ha fatto. Ma quando uno sconosciuto molto sexy la salva dall’attacco di un demone, Vivien si rende conto che c’è più della sua sanità mentale in gioco.

Un’assassina sta sfruttando il suo fascino per attirare a sè le proprie vittime, e il mago Dain Hawkins si ritrova a camminare sul filo del rasoio, in bilico tra un antico dovere e un ardente desiderio quando la confraternita--e Vivien stessa – iniziano a sospettare che i misteriosi sintomi della donna la possano collegare ai crimini. Riuscirà Dain a salvare Vivien dal male che minaccia di reclamarla? Oppure soccomberanno entrambi alla ...

FAME DEL DEMONE
 

RECENSIONE / REVIEW:

DEMON’S HUNGER


Publisher / Editore: Forever

Publication date: December 2008 / dicembre 2008

Genre and setting / Genere e ambientazione: urban fantasy, New Orleans, today - – urban fantasy, New Orleans, oggi

Format: Paperback

Sensuality Rating / Livello di Sensualità: Hot / bollente

Rating/Voto: 8/10

Edizione Italiana: Inedito

Collegamenti con altri libri / Connection to other books : Compact of Sorcerers book # 2 ( book 1 is DEMON’S KISS ) – libro # 2 della serie del patto dei Maghi ( il libro # 1 è DEMON’S KISS )


What would you do if you had sudden memory black-outs, which make you lose hours and hours of your life with no recollection of where you’ve been and what you’ve done? If one moment you were in your kitchen, looking out of the window at the night starry sky and just an eyeblink later you’d find yourself staring at the bright morning sun?
This is the nightmare Vivien Cairn, a forensic anthropologist from the University of Toronto on sabbatical, has to experience more and more often since her arrival in New Orleans. The black-outs alone would suffice to make Vivien doubt about her mental sanity, but there’s more. The mysterious red velvet gris gris voodoo bags containing fragments of ancient bones Vivienne keeps on stumbling across everywhere in her travels all around the world - bones she collects without a rational reason. Her persistent, powerful sexual fantasies of an unknown and faceless lover. And last but not least, the scary feeling somebody is constantly watching her through the shadows. Is she really loosing her mind?
But when gorgeous Dain Hawkins knocks at her door to ask Vivienne’s expert advice about another of those strange velvet poches, at least one of her questions gets answered, since she knows at once that he’s the nameless lover she’s dreaming of. Dain is no ordinary man: he’s a member of the Compact of Sorcerers, the brotherhood whose mission is to guard the wall between the human and demon realms. He’s attracted to Vivienne as instantly and powerfully as she is by him, but Dain has learned many years ago to trust no one but himself in the hardest way – her human wife and daughter have been brutally murdered. Since then he has refused to let himself be emotionally involved with anybody, but something in Vivienne sparks in him the need to protect her – and bed her, of course.
Now Dain is not only hunting demons and their human minions, the Hybrids: he and his peers are also looking for a seductive serial killer who lures her victims and eat them alive. All seems to hint to a supernatural being - a succubus. Could Vivienne black-outs be somehow linked to the murders? could she be the one Dain and his friends are trying to stop?
Kudos to Eve Silver for her ability in plotting such a terrific thriller – I have to admit, the identity of the killer eluded me until the very end, and I fully savored the exciting suspence of having the mystery unrevealed through the final, unexpected plot twist. This, and the powerful sexual tension between Dain and Vivienne would be already enough to make of DEMON’S HUNGER an enthralling and very sensual page-turner. Add a superb, complex and original mythology, and you’ll be asking for more. I’m anxiously looking forward to read the other Sorceres’s stories ( especially Javier ) !


Cosa fareste se aveste degli improvvisi black-outs di memoria, che vi fanno perdere ore e ore della vostra vita senza nessun ricordo di cosa avete fatto e di dove siete stati? Se un momento vi trovaste a casa vostra in cucina, a guardare fuori dalla finestra il cielo notturno pieno di stelle, ed il momento successivo, in un batter d’occhio, vi ritrovaste a fissare il sole brillante del mattino?
Questo è l’incubo che Vivien Cairn, un’antropologa forense dell’Università di Toronto in congedo sabbatico, è costretta a vivere sempre più spesso da quando si è trasferita a New Orleans. The black-outs basterebbero già da soli a far sì che Vivien dubiti della propria sanità mentale, ma c’è di più. I misteriosi sacchetti vudu di velluto rosso contenenti frammenti di antiche ossa in cui Vivienne continua ad imbattersi ovunque nei suoi viaggi per il mondo – ossa che lei colleziona senza un motivo razionale. Le sue insistenti, travolgenti fantasie sessuali su di un amante sconosciuto e senza nome. E come se non bastasse, la terrificante sensazione che qualcuno nell’ombra la stia continuamente osservando. Sta davvero impazzendo?
Ma quando l’affascinante Dain Hawkins bussa alla sua porta per chiedere a Vivienne il suo parere di esperta circa un altro di quei misteriosi sacchetti di velluto, almeno una delle domande della donna trova risposta, perché capisce immediatamente che è proprio lui l’amante sconosciuto che continua a sognare. Dain non è un uomo comune: è uno dei membri del Patto dei Maghi, la confraternita che ha come missione proteggere il muro che divide il reame dei demoni da quello degli esseri umani. Dain è attratto da Vivienne con la stessa rapidità e intensità di lei, ma Dain ha imparato molti anni fa a non fidarsi di nessuno tranne che di se stesso, nella maniera più dura possibile – la sua moglie umana e la sua figlioletta sono state brutalmente assassinate. Da quel momento in poi, lui ha rifiutato di lasciarsi coinvolgere emotivamente da chiunque, ma qualcosa in Vivienne accend in lui il desiderio di proteggerla – e di portarsela a letto, ovviamente.
Però Dain non solo sta dando la caccia ai demoni e ai loro servi umani, gli Ibridi: lui e i suoi compagni stanno anche cercando una serial killer che affascina e seduce le sue vittime, per poi mangiarsele vive. Tutti gli indizi sembrano far pensare ad un essere soprannaturale - un succube. I black-outs di Vivienne potrebbero essere in qualche modo collegati agli omicidi? Potrebbe essere proprio lei, quella che Dain ed i suoi amici stanno cercando di fermare?
Complimenti a Eve Silver per la sua abilità nel progettare la trama di questo magnifico thriller – devo ammetterlo, non sono riuscita a capire l’identità del killer se non alla fine, e mi sono goduta fino in fondo la suspence e l’eccitazione del vedere l’enigma svelato soltanto all’ultimo, inatteso colpo di scena. Questo, insieme alla potente attrazione erotica tra Dain e Vivienne, sarebbe già sufficiente a rendere DEMON’S HUNGER una lettura coinvolgente e molto sensuale, che una volta iniziata è difficile interrompere. Aggiungete una mitologia superba, complessa e originale, e vi verrà la voglia di continuare a leggere. Io sto già aspettando con ansia che arrivino le storie degli altri Maghi ( specialmente Javier ) !




DEMON’S HUNGER EXCERPT

This post's content is copyrighted by Eve Silver and has been translated and published with their expressed authorization.
The original excerpt can be found at this link :
http://www.evesilver.net/contemporary-paranormals.html

Il contenuto di questo post è protetto da copyright ed è stato tradotto e pubblicato con l'espressa autorizzazione di Eve Silver.
L'estratto originale si trova a questo link :
http://www.evesilver.net/contemporary-paranormals.html


PROLOGUE

From the shadows, Gavin Johnston watched the play of expressions cross the girl's face as she struggled to stay awake. He knew what thoughts tugged at her through the haze, knew that the alley spun and darkened as she struggled to focus, shape and form dancing beyond her grasp.
He'd tried three of the common drugs on himself first, just so he'd know what it was like. GHB, Rophypnol, ketamine. Rohypnol turned blue when he dropped the pills in liquid, which made it less than ideal for his use.
He liked GHB best. No odor. No color. He'd used it on a dozen women in recent months. The last one had died. Not his fault. She'd choked on her own vomit.
The girl on the ground moaned as her head lolled to the side. Her eyes moved slowly from left to right. He thought she must be wondering what she was doing out here. Or perhaps she was too far gone for that.
Did she remember staggering to the bathroom? Did she remember that he'd looped her arm across his shoulders and half carried her out the back door to the alley, laid her down by the dumpster beneath the dark night sky?
The rancid stink rising from the dumpster slapped him. She must have smelled it, too, because she tried to roll away, but only managed to shift from her side to her back before her body betrayed her.
He smiled, finding humor in her distress. Did she wonder how she'd gotten so drunk on only a single glass of wine? Or did she realize that he had put something in her drink?
Her eyes opened, drifted shut, opened again, focusing on him. She was pretty. Very pretty. Olive skin. Dark hair, sleek and smooth, fanning out against the ground. Great body, encased in a tight little skirt and low-cut top. No bra.
"Are you woozy, pretty girl?" he asked with a nasty laugh, knowing she was. Enjoying the fact that she was weak and vulnerable.
Earlier tonight, he'd been the one who was weak. Vulnerable. He'd been the one tormented.
It had been a mistake, allowing himself to be in that position, but this was his opportunity to remedy that, his chance to be strong.
The bare bulb over the back door of the bar cast a yellow circle of light, and he had no liking for that. Grabbing her under her armpits, he dragged her along the pavement into the shadows. A quick glance up and down the alley confirmed they were completely alone.
Hunkering down beside her, he stroked her hair back from her face. She stared up at him, her eyes wide, and for a moment they looked far too lucid for his taste. Then her lids drifted shut, and he relaxed.
He undid the button of his jeans, then the zipper, metal sliding over metal with a dull rasp.
The girl's eyes flicked open, pinned him with a hard, cold gaze, dark and glittering. Fever bright.
He froze, the first lick of unease touching him like the flicker of a flame.
"Don't stop now," she whispered, her lips curving to reveal animal-white teeth as she dropped her gaze to his crotch.
Whoa. Gavin's thoughts skidded one against the next, slamming into each other. She shouldn't be speaking. The drug...She shouldn't be able to speak-
"I told you not to stop," she murmured.
The air around her shimmered, like heat rising off pavement. He caught glimpses of talons and incredibly long teeth, and he jerked back, suddenly afraid that he'd given the drug to himself by accident.
Unease turned to icy fear, even though he couldn't say why. She was just a girl, a drugged girl, lying on the cold ground. Only...she was something more, something...dark. His heart slammed against his ribs and his blood pounded hard in his ears.
What the hell? What the fucking hell?
He wanted to tell her to fuck herself. He wanted to get up and run. But his muscles wouldn't obey his command and, against his will, his hands stayed on the open fly of his jeans.
All he could do was kneel by her side as she reached for him, escalating fear congealing in his gut. All he could do was gasp as she tore his shirt open from neck to hem, then tore his skin, her nails raking him to leave four deep furrows on his chest.
With a low hum of pleasure, she brought her bloodied fingers to her mouth, licked them clean.
Her teeth...what the hell was with her teeth?
She wasn't human. He could see that now. Oh, God, she wasn't human.
He was going to be sick. The fear inside him kindled and swelled until it grew to a roaring blaze.
He was still on his knees at her side, and he swayed, dizzy with fear and horror, desperate to get up and run, to be anywhere but here. Only, his limbs wouldn't do what he told them, wouldn't obey the commands of his mind.
"Not a very nice feeling, is it?" she asked, her voice so incredibly sexy, making him hard even through his terror. And that frightened him even more until all he knew was the great crashing waves of his panic.
She kept talking, low murmurs of encouragement and reassurance.
With a smile, she struck, her fingers curled like talons. Pain rocked him, sharp and deep.
At first, he thought she'd punched him.
The breath whooshed out of him in a quick exhale. He doubled over, feeling as though not just his breath was dragged from him, but his life in one great, sucking pull.
He looked down. Stared at his belly in mute horror.
She hadn't punched him.
Blood spurted over her wrist, her forearm. His gut was ripped open, her hand inside him. Inside him. His head jerked up and he looked into her eyes, the swirling depths of her too-black eyes.
Wrenching agony exploded inside him.
Rearing up, she cupped her free hand against the base of his skull, pressed her mouth to his and swallowed his agonized screams.

CHAPTER ONE

He was alone, horny, and in possession of a partially scorched demon bone. Perfect.
Only the last of the three problems was new, but it sure wouldn't provide a solution for the previous two.
Dain Hawkins raked his fingers back through the shaggy layers of his dark hair and gave a low, mordant laugh. Moon-spun purple shadows and pale gray light sliced across his denim-clad thigh, then fanned along the row of brick, stucco and marble vaults of New Orleans' oldest cemetery. St. Louis #1.
He crouched, waiting, hidden by the white Greek revival tomb at his side-the voodoo queen's tomb. It was covered in small x's drawn there for luck, and festooned with the offerings of the faithful: votives, flowers, hoodoo money-coins left to buy favors.
But Dain wasn't here for voodoo magic tonight. As a sorcerer, he didn't need that kind of help.
He was here for hybrids, brutish creatures that had been human once. Faced with death, they had chosen to allow demon will to overtake their souls, to become slavish minions of the Solitary, a malevolent demon of immeasurable power that wanted only to cross the wall between dimensions and turn the human realm into his own personal feeding farm.
Dain smiled mirthlessly. Not while he breathed.
The air was crisp with a hint of winter chill. He smelled the faintest trace of brimstone, sensed the ripple of evil that hung over the graveyard, a fetid mist.
Yeah, he'd come to the right place.
He rose, the material of his long, black coat flowing behind him, an undulating shadow. Walking to the end of the row, he turned and moved on through the city of the dead. Some rows were straight, some twisted, and still others led to blind ends in a tangled maze of family tombs: miniature houses for the dead, complete with low iron fences. Many tombs had been restored since the hurricane; others still bore their crumbled corners, decimated by time and storm, jutting out like barren bones.
Bones. Dain's lips twisted. He was here for more than the hybrids. He was here because of the blackened bone that sat heavy in the pocket of his long coat, burning through the layers of cloth into his skin like a brand. He hated the feel of it, the revolting aura that was so strong it sucked the breath from his lungs. Demon stink clung to it, and terrible demon power.
Weeks past, Dain's contemporary, Ciarran D'Arbois had slammed shut a portal between the demon realm and the dimension of man, and in so doing, he had maimed the Solitary. The demon's foot had been severed when the doorway closed, leaving the powerful demon trapped in the pit that had spawned it. Dain had found all that remained in the human realm, a single burnt and blackened bone that carried vestiges of horrific, dark magic.
Since that night, he'd kept the thing locked away in a vault in his home, but he'd dared not leave it unattended while he came to New Orleans. Still, he wondered if he was crazy to carry it about.
Choices, choices. No one to trust but himself. That lesson had been hard learned.
The outline of a cross reflected in the smooth surface of a puddle, and the round bright shape of the moon. Dain looked up at the top of a nearby vault, at the cross there, and at the statue of the weeping woman on the tomb next to it. His booted feet scattered the reflections as he walked on.
He made no effort to hide his progress. Let them hear him. He was spoiling for a fight, had been for weeks, ever since the night the Solitary had almost crossed over. That night, Dain had learned that the Ancient, the oldest and most powerful of the Compact of Sorcerers, had betrayed them, choosing to ally with the demons. The Ancient had been his mentor, his friend.
Now, his enemy.
Following instinct, Dain navigated the maze of vaults and low iron fences. At length, he came upon a wider space with a lone, black tomb, brick and plaster torn open to reveal a musty, gaping hole. An old, rotting casket had been dragged out into the moonlight, the lid ripped off, and around it crowded a half-dozen hybrids, casting long, menacing shadows.
Their clothing was stained, mottled, heavy with the metallic scent of fresh blood. Dain could tell they had fed recently. Not on the long-decomposed remains from the casket. No, they had hunted and killed before coming here to the cemetery. Hybrids liked their prey live. Their meat bloody.
And human.
It was the only thing that offered even a temporary relief from the endless physical pain of their existence-a small matter that the demons invariably failed to mention when they tempted the dying to become hybrid.
With narrowed eyes, Dain studied the group. They had no idea he was here. Normally, they would have sensed the herald of his light magic long before this, but the malevolent power of the charred bone he carried was so great it obscured much. Hell, he was slathered so thick with the demon aura, they probably mistook his presence as just another of their own.
A valuable stealth tool.
Problem was, he was having trouble sensing them as well. The longer he carried the bone on his person, the more inured he became, less attuned to the current of demon magic. A danger, to be sure, but one that could not be avoided. Hybrids were robbing graves all over the world without subtlety or discretion, but with what Dain suspected was a definite plan. Until he figured out what the hell was going on, the scorched demon bone wasn't going anywhere without him.
Yeah, him and his bone, inseparable.
Hanging in the shadows, Dain clenched his teeth, battling the urge to call his full power and step into the circle of hybrids. While a fight might relieve his tension, it wouldn't get him answers. He'd wait and watch just a little longer. Whatever the hybrids were after, it had something to do with the Solitary, and with rotted human corpses.
With a high cackling laugh, one of the hybrids yanked something from the open casket before him: a bony forearm and hand, stripped of flesh by years and inevitable decay, held together by fragile remnants of desiccated tissue. Dangling from the moldered fingers was a tattered and rotting cloth pouch.
Frowning, Dain stepped closer. A voodoo gris-gris? A charm bag buried with the dead?
Whatever was in that pouch had demon stink all over it. The damned bone in his pocket heated, the sensation burning through coat and jeans into the skin and muscle of his thigh, bright, hot. Evil called to evil.
The hybrids were after that charm bag, which meant so was he.
Dain stepped forward into the moonlight. One of the hybrids jerked its head back, and spun to face him.
So much for the covert approach.
The thing lunged with a feral cry. In a smooth execution of movement, Dain tucked, rolled and rose, avoiding the creature that attacked, coming up next to the one that held the gris-gris. He plucked the cloth bag from the hybrid's grasp. It was red velvet, stitched with red thread.
Old. Very old. Bound by spells to protect the contents and stave off decay in the moist heat of New Orleans. Dain felt rank evil ooze from the small bag into the flesh and bone of his hand. The continuum, the dragon current-an endless river of energy that flowed between dimensions-shifted and writhed in protest of the unnatural shift in balance.
With a howl, the hybrid he'd robbed swiped at him, a rake of clawed fingers. Dain jerked aside, shoved the pouch into his pocket-the one that didn't hold the demon bone-and leaped back so he was at the edge of the open space, a tomb at his back.

The hybrids advanced on him in a loose semicircle.
Dain called up a little more of his power, enough to let the hybrids sense his magic, let them know for certain that he was a light sorcerer. That was his warning to them, his single offer of reprieve. They could flee and he would not chase them, or they could attack and he would cut them down.
They hesitated, confused by the impossible mix of light magic and demon aura that clung to him, darkness oozing from the scorched bone that had become his constant companion.
He conjured a six-foot staff of acacia wood, ancient, deadly, and he waited.
Snarling, the closest hybrid fell on him like a rabid dog. Declining to summon more of his magic, Dain fought, preferring for the moment the physical release of punch and thrust and kick, even when they piled on him, six-to-one.
Claws sank into his chest, raking deep, and a fist to the jaw rocked his head back. He gave as he got, a jab with his staff, and then he tossed it high in the air, twisted a hybrid's head from its neck, snapped out his hand to catch his staff on the descent, his fingers slick with black blood.
The hybrid's remains bubbled and hissed and, finally, disintegrated in a stinking gray sludge.
Another hybrid moved into the place of the first. Dain let emotion take him, rage and pain at the Ancient's betrayal, the memory of his mentor's treachery still cutting sharp as a finely honed blade. Grief was there, too, and a centuries' old hatred of demons and their ilk, feeding his actions until there was a thick morass of bubbling ooze at his feet.
A single hybrid backed away, the only one left standing. It stood shivering, frozen in terror, then fell to its knees before him. Dain stared at it, chest heaving. The charred bone in his pocket heated with a gruesome energy, a forbidden magic, and the continuum writhed at the insult.
Temptation wheedled through him, and with it came a foreign and ugly craving for just one more kill.
Kill, kill, kill.
That was new.
What the hell was wrong with him?
The bone, the goddamned demon bone.
Well, it would be disappointed if it wanted to lure him to the dark side. Sorcerers were guardians, not indiscriminate murderers.
Pressing a hand to the deep gouges that scored his chest, Dain spat blood. He was breathing heavily, and his pulse pounded a hard beat in his ears.
"Go," he snarled, and the hybrid didn't wait for a second invitation. It scrabbled back like a crab, then rolled and stumbled to its feet, weaving as it ran through the graveyard, the sound of its footsteps echoing hollowly.


ESTRATTO DI “DEMON’S HUNGER"

PROLOGO

Dall’ombra, Gavin Johnston osservò il gioco di espressioni sul volto della ragazza mentre lottava per rimanere sveglia. Sapeva quale tipo di pensieri stavano accalcandosi nella sua mente confusa, sapeva che il vicolo girava come una trottola e si oscurava mentre lei lottava per mettere a fuoco lo sguardo, e che le forme degli oggetti le danzavano davanti senza che potesse afferrarle.
Aveva provato tre delle droghe più comuni su se stesso per primo, proprio per sapere com’erano. GHB, Rophypnol, ketamina. Il Rohypnol diventava blu quando si mettevano le pillole in un liquido, e la cosa lo rendeva meno pratico da usare.
Quello che preferiva era il GHB. Nessun odore. Nessun colore. L’aveva usato su una dozzina di donne nel corso degli ultimi mesi. L’ultima era morta. Non per colpa sua. Era soffocata nel proprio vomito.
La ragazza a terra gemeva mentre la testa le dondolava di lato. Mosse gli occhi lentamente da sinistra a destra. Gavin pensò che forse si stava chiedendo com’era finita lì. O forse era già troppo andata per domandarselo.
Si ricordava di aver barcollato fino al bagno? Si ricordava che lui le aveva preso un braccio, se l’era messo intorno alle spalle e l’aveva mezzo trascinata fuori nel vicolo passando dalla porta sul retro, e l’aveva fatta stendere accanto al cassonetto sotto il buio cielo notturno?
La puzza di rancido che saliva dal cassonetto lo colpì come uno schiaffo. Anche lei doveva avere sentito l’odore, perchè cercò di rotolare via, ma riuscì solo a girarsi dal fianco alla schiena prima che il corpo la tradisse.
L’uomo sorrise, divertito dalle sofferenze della ragazza. Si stava chiedendo come aveva fatto a ubriacarsi così con un unico bicchiere di vino? Oppure si era accorta che lui le aveva messo qualcosa nel bicchiere?
Lei aprì gli occhi, li richiuse lentamente, li aprì di nuovo, mettendoli a fuoco su di lui. Era carina. Molto carina. Pelle olivastra. Capelli scuri, lisci e morbidi, sparsi a ventaglio sul terreno. Un corpo da favola, fasciato da una gonnellina aderente e un top scollato. Niente reggiseno.
"Ti gira la testa, bella?" chiese con una risata cattiva, sapendo che era così. Godendo del fatto che era debole e vulnerabile.
Prima, quella notte, era stato lui quello debole. Vulnerabile. Era stato lui, quello sotto tortura.
Permettere a se stesso di trovarsi in quella posizione era stato un errore, ma questa era la sua opportunità per porvi rimedio, la sua occasione per essere forte.
La lampadina nuda che stava sopra la porta del retro del bar gettava un cerchio di luce gialla, e la cosa non gli piacque. Afferrando la ragazza sotto le ascelle, la trascinò sul marciapiede nell’ombra. Uno sguardo veloce su e giù per il vicolo gli confermò che erano completamente soli.
Sedendosi sui calcagni accanto lei, le allontanò i capelli dalla faccia. La ragazza girò lo sguardo in alto a guardarlo con gli occhi spalancati, che per un attimo gli sembrarono troppo lucidi per i suoi gusti. Poi lei lasciò che le palpebre le si chiudessero, e l’uomo si rilassò.
Si sbottonò i jeans, poi abbassò la cerniera, il metallo che scivolava sul metallo con un suono basso e graffiante.
La ragazza aprì di colpo gli occhi, e lo trafisse con uno sguardo duro, freddo, scuro e scintillante. Lucido in modo febbrile.
Lui si bloccò, mentre una punta di disagio lo sfiorava leggera come il tremolio di una fiamma.
"Non fermarti adesso," sussurrò la ragazza, curvando le labbra a mostrare dei denti candidi come quelli di un animale, mentre lo sguardo le cadeva sull’inguine dell’uomo.
Wow. I pensieri di Gavin si accalcavano, cozzavano gli uni contro gli altri. Non avrebbe dovuto essere in grado di parlare. La droga... non avrebbe dovuto essere capace di parlare-
"Ti ho detto di non fermarti," mormorò lei.
L’aria intorno a lei scintillava, come se il marciapiede emanasse calore. Gavin ebbe una fugace visione di artigli e di denti incredibilmente lunghi, e si ritrasse di scatto, con l’improvviso timore di aver preso lui la droga per errore.
Il disagio si trasformò in paura raggelante, anche se non avrebbe saputo dire il perchè. Era solo una ragazza, una ragazza imbottita di droga, stesa sul marciapiede freddo. Solo che... che era qualcosa di più, qualcosa di... oscuro. Il cuore gli sbatteva contro le costole, il sangue gli pulsava all’impazzata nelle orecchie.
Che diavolo stava succedendo? Che diamine…?
Voleva dirle di andare a farsi fottere. Voleva alzarsi e mettersi a correre. Ma i muscoli non volevano obbedire ai suoi ordini e, contro la sua volontà, le sue mani rimasero lì, sulla patta aperta dei jeans.
Tutto quello che riuscì a fare fu inginocchiarsi a fianco della ragazza mentre lei si tendeva verso di lui, mentre una paura crescente gli si congelava nelle viscere. Tutto quello che riuscì a fare fu sussultare quando lei gli strappò la camicia aprendola dal colletto all’orlo, e poi gli lacerò la pelle, facendo scorrere le unghie sul suo petto e lasciandogli quattro solchi profondi.
Con un basso mugolio di piacere, la ragazza si portò le dita insanguinate alla bocca, e se le leccò per ripulirle.
I suoi denti...che diavolo avevano, i suoi denti?
Non era umana. Adesso era tutto chiaro. Oh, Dio, non era umana.
Stava per sentirsi male. La paura dentro di lui crebbe fino a diventare una fiammata abbagliante.
Era ancora inginocchiato al suo fianco, e ondeggiò, stordito dalla paura e dall’orrore, disperato di alzarsi e correre, di essere ovunque ma non lì. Solo, le sue membra non volevano fare quello che lui gli ordinava, non volevano obbedire ai comandi della sua mente.
"Non è una bella sensazione, vero?" chiese lei, con una voce incredibilmente sexy, che lo fece eccitare anche attraverso il terrore. E questo lo spaventò ancora di più finché tutto quello che riuscì a provare fu il panico che si abbatteva su di lui in ondate gigantesche.
La ragazza continuava a parlare, mormorando in tono di incoraggiamento e rassicurazione.
Con un sorriso, lei lo colpì, con le dita ricurve come artigli. Il dolore profondo e lancinante lo fece barcollare.
All’inizio, pensò che la ragazza l’avesse preso a pugni.
Tutto il respiro gli uscì in un solo colpo. Si piegò in due, sentendosi come se gli stessero risucchiando via non solo il fiato, ma la sua stessa vita.
Guardò giù. Si fissò l’addome in muto orrore.
Non l’aveva preso a pugni.
Il sangue le sprizzava sopra il polso, sull’avambraccio. Aveva il ventre squarciato, e la mano di lei era dentro di lui. Dentro di lui. Scattò con la testa all’indietro e la guardò negli occhi, nelle profondità turbinose dei suoi occhi troppo neri.
Un’agonia straziante esplose dentro di lui.
Tirandosi su, lei gli appoggiò una mano a coppa alla base del cranio, premette la bocca sulla sua ed inghiottì i suoi urli d’agonia.


CAPITOLO UNO

Era solo, eccitato, ed era in possesso di un osso di demone mezzo bruciato. Perfetto.
Solo l’ultimo dei tre problemi era nuovo, ma di sicuro non avrebbe offerto una soluzione per i primi due.
Dain Hawkins fece scorrere le dita attraverso le ciocche arruffate dei capelli scuri e si lasciò sfuggire una bassa, sarcastica risata. La luna proiettava sulle sue cosce avvolte dal denim ombre violacee e una pallida luce grigia, che poi illuminava la fila di cripte fatte di mattoni, stucchi e marmo del più antico cimitero di New Orleans. Il St. Louis #1.
Si curvò su se stesso, in attesa, nascosto dalla tomba in stile greco al suo fianco – la tomba della regina del vudu. Era ricoperta da piccole x che la gente vi aveva disegnato come portafortuna, and inghirlandata dai doni dei fedeli: offerte votive, fiori, denaro hoodoo – monete lasciate per comprare il suo favore.
Ma quella sera Dain non era lì per la magia vudu. In quanto mago, non aveva bisogno di quel tipo di aiuti.
Era lì per gli ibridi, creature bestiali che un tempo erano state umane. Messe faccia a faccia con la morte, avevano scelto di permettere a un demone di prendere il controllo delle loro anime, di diventare schiavi e seguaci del Solitario, un demone maligno dal potere incommensurabile che voleva solo attraversare il muro tra le dimensioni e trasformare il reame degli umani nel suo personale allevamento a scopo alimentare.
Dain sorrise senza allegria. Mai, finché lui aveva fiato in corpo.
L’aria era frizzante con una punta di gelo invernale. Fiutò una debolissima traccia di zolfo, avvertì l’onda tremolante del male che aleggiava sul cimitero, una specie di foschia fetida.
Sì, era venuto nel posto giusto.
Si alzò, con la stoffa del suo lungo cappotto nero che gli svolazzava dietro, come un’ombra ondeggiante. Camminando fino alla fine della strada, si girò e proseguì verso la città dei morti. Alcune file erano dritte, altre tortuose, ed altre ancora portavano a vicoli senza uscita in un aggrovigliato labirinto di tombe di famiglia: case in miniatura per i morti, complete di basse recinzioni di ferro. Molte tombe erano state restaurate dopo l’uragano; altre avevano ancora gli spigoli frantumati, seviziati dagli anni e dalle tempeste, che sporgevano in fuori come nude ossa.
Ossa. Dain arricciò le labbra. Era lì per qualcosa di più degli ibridi. Era lì per l’osso annerito che sentiva pesargli nella tasca del suo lungo cappotto, e che gli bruciava la pelle come un marchio attraverso gli strati di stoffa. Odiava quella sensazione, l’aura ripugnante che era così forte da risucchiargli il fiato dai polmoni. La puzza di demone stava ancora incollata all’osso, insieme ad un terribile potere demoniaco.
Settimane prima, Ciarran D'Arbois, il coetaneo di Dain, aveva chiuso di colpo uno dei portali tra il reame dei demoni e la dimensione degli esseri umani, e così facendo aveva menomato il Solitario. La zampa del demone era stata amputata di netto quando la porta si era chiusa, lasciando il potente demone intrappolato nel pozzo che l’aveva generato. Dain aveva trovato tutto ciò che rimaneva della zampa nel reame degli umani, un unico osso annerito e carbonizzato che recava tracce di orrenda magia nera.
Da quella notte, aveva tenuto quella cosa chiusa a chiave in una cassaforte di casa sua, ma non aveva osato lasciarla incustodita mentre veniva a New Orleans. Eppure, ora si chiedeva se era un pazzo a portarselo in giro.
Scelte, sempre scelte. E nessuno di cui fidarsi se non se stesso. Quella era stata una lezione difficile da imparare.
La sagoma di una croce si specchiò sulla liscia superficie di una pozzanghera, e la forma rotonda e lucente della luna. Dain guardò sopra la cima di una cripta lì vicino, in direzione della croce, e la statua della donna piangente sulla tomba accanto. Il suo stivale infranse i riflessi mentre proseguiva il cammino.
Non fece nessuno sforzo per nascondere il suo arrivo. Che lo sentissero pure. Stava preparandosi a un combattimento, lo stava facendo da settimane, fin dalla notte in cui il Solitario quasi ce l’aveva fatta a passare. Quella notte, Dain aveva saputo che l’Antico, il membro più anziano e più potente del Patto dei Maghi, li aveva traditi, scegliendo di allearsi coi demoni. L’Antico era stato il suo mentore, il suo amico.
Adesso, era il suo nemico.
Seguendo l’istinto, Dain si fece strada attraverso il labirinto di cripte e di bassi recinti di ferro. Alla fine, arrivò in uno spazio più ampio con una tomba nera e solitaria, mattoni e cemento squarciati a rivelare un buco muschioso e spalancato come una bocca famelica. Una vecchia bara mezza marcia era stata trascinata fuori alla luce della luna, il coperchio era stato strappato via, ed intorno ad essa si accalcavano una mezza dozzina di ibridi, che gettavano lunghe ombre minacciose.
Le loro vesti erano macchiate e insozzate dal greve odore metallico del sangue fresco. Dain era certo che si erano nutriti da poco. E non con i resti da molto tempo decomposti contenuti nella bara. No, avevano cacciato ed ucciso prima di venire al cimitero. Agli ibridi piacevano le prede vive. La carne ricca di sangue.
E umana.
Era la sola cosa che offrisse almeno un temporaneo sollievo dall’interminabile dolore fisico della loro esistenza – un fatterello che i demoni invariabilmente dimenticavano di far presente quando tentavano i morenti a diventare ibridi.
Ad occhi stretti, Dain studiò il gruppo. Non avevano idea che lui fosse lì. Normalmente, avrebbero dovuto percepire iol sopraggiungere della sua magia della luce molto prima, ma il potere maligno dell’osso carbonizzato che portava con sé era così grande che celava molte cose. Che diavolo, Dain era così impregnato dall’aura del demone, che probabilmente avevano confuso la sua presenza con quella di un altro della loro specie.
Un buon dispositivo di camuffamento.
Il problema era che anche lui aveva delle difficoltà a . Più portava l’osso sulla sua persona, più lui vi si assuefaceva, e diventava insensibile alle correnti di magia demoniaca. Era un pericolo, di sicuro, ma che non poteva essere evitato. Gli ibridi stavano depredando le tombe di tutto il mondo senza né sottigliezza né discrezione, ma seguendo quello che Dain sospettava essere un piano ben preciso. Finché non avesse capito cosa diavolo stava succedendo, l’osso mezzo bruciato di demone non sarebbe andato da nessuna parte senza di lui.
Sì, lui e il suo osso, inseparabili.
In attesa nell’ombra, Dain serrò i denti, lottando contro la pulsione di fare appello a tutto il proprio potere e farsi avanti nella cerchia degli ibridi. Se da una parte un combattimento avrebbe potuto alleviare la sua tensione, dall’altra però non gli avrebbe procurato risposte. Avrebbe aspettato e osservato ancora per un po’. Qualunque cosa gli ibridi stessero cercando, aveva qualcosa a che fare con il Solitario, e con cadaveri umani decomposti.
Con un’alta risata chiocciante, uno degli ibridi estrasse qualcosa dalla bara aperta che gli stava aperta davanti: un avambraccio ed una mano scheletriti, scarnificati dagli anni e dall’inevitabile decadimento, tenuti insieme da fragili rimasugli di tessuto essiccato. Penzolante dalle dita frantumate, c’era un sacchetto di stoffa ormai marcia, a brandelli.
Aggrottando la fronte, Dain fece un passo in avanti. Un gris-gris vudu? Un incantesimo seppellito con il morto?
Qualunque cosa ci fosse in quel sacchetto, puzzava di demone. Il maledetto osso nella sua tasca era caldo, bruciava attraverso il cappotto e i jeans fino alla pelle e ai muscoli della coscia, ardente fino a scottare. Il male chiamava il male.
Gli ibridi stavano cercando quel sacchetto magico, il che significava che lo stava cercando anche lui
Dain fece un passo in avanti nella luce lunare. Uno degli ibridi gettò la testa indietro, e si girò a fronteggiarlo.
Questo risolveva il problema di come avanzare senza farsi scorgere.
La cosa lo attaccò con un grido ferino. In una veloce esecuzione di movimento, Dain si chinò, rotolò a terra e si rialzò accanto alla creatura che teneva il gris-gris, evitando quella che lo stava attaccando. Strappò il sacchetto di stoffa dalla presa del demone. Era di velluto rosso, cucito con un filo rosso.
Antico. Molto antico. Legato da incantesimi per proteggerne il contenuto e tener lontano il decadimento che il caldo umido di New Orleans avrebbe causato. Dain sentì un male stantio fluire dalla piccola borsa fin dentro la carne e le ossa della mano. Il continuum, la corrente-drago – un fiume infinito di energia che scorreva tra le dimensioni – si spostò e si contorse in segno di protesta per quell’innaturale spostamento dell’equilibrio.
Con un ululato, l’ibrido che aveva attaccato si lanciò su di lui, una furia di dita artigliate. Dain si fece da parte, si infilò il sacchetto in una tasca – quella che non conteneva l’osso di demone – e arretrò velocemente, così da trovarsi al limitare di uno spazio aperto, con una tomba alle spalle.
Gli ibridi avanzarono verso di lui in un ampio semicerchio.
Dain richiamò a sè un po’ più del suo potere, abbastanza per far sì che gli ibridi avvertissero la sua magia, e sapessero con certezza che era un mago della luce. Questo era il suo avvertimento per loro, la sua unica offerta di resa. Avrebbero potuto fuggire e lui non avrebbe dato loro la caccia, oppure l’avrebbero attaccato e lui li avrebbe sterminati.
Esitarono, confusi da quella miscela impossibile di magia della luce e dell’aura demoniaca che gli aleggiava addosso, con l’oscurità che emanava dall’osso bruciacchiato che era diventato il suo costante compagno.
Evocò un bastone di legno d’acacia lungo sei piedi, antico e mortale, e restò in attesa.
Con un ringhio, l’ibrido più vicino si abbatté su di lui come un cane rabbioso. Rifiutandosi di evocare maggiormente la propria magia, Dain combatté, preferendo per il momento la sensazione fisica di sollievo che gli veniva dal dare spintoni e tirar pugni e calci, anche quando gli saltarono tutti addosso, sei contro uno.
Artigli gli affondarono nel petto, graffiandolo in profondità, ed un pugno alla mascella gli fece sbattere la testa all’indietro. Contraccambiò i colpi ricevuti, assestò un colpo col bastone, e poi lo gettò in alto nell’aria, torse il collo a un ibrido spezzandoglielo, poi protese la mano a riacchiappare il bastone mentre cadeva, con le dita rese scivolose dal sangue nero.
I resti dell’ibrido gorgogliarono e sibilarono e alla fine si disintegrarono in una massa di putridume grigiastra e puzzolente.
Un altro ibrido si mosse, prendendo il posto del primo. Dain lasciò che le emozioni prendessero il sopravvento su di lui: la rabbia e dolore per il tradimento dell’Antico, il ricordo dell’inganno del suo mentore ancora tagliente come una lama ben affilata. Ad alimentare le sue azioni c’era anche il lutto, ed un odio vecchio di secoli per i demoni e la loro razza, e alla fine si ritrovò con una grossa pozzanghera di melma ribollente ai suoi piedi.
Un unico ibrido indietreggiò, l’unico rimasto in piedi. Se ne stava lì a rabbrividire, congelato dal terrore, poi cadde in ginocchio davanti a lui. Dain lo fissò, col petto che si alzava e abbassava affannosamente. L’osso carbonizzato nella sua tasca si stava surriscaldando con un’energia spaventosa, una magia proibita, e il continuum si contorceva all’insulto.
La tentazione serpeggiò dentro di lui, e con essa venne la brama estranea e cattiva di uccidere ancora almeno un’altra volta.
Uccidere, uccidere, uccidere.
Questa era una novità.
Cosa diavolo c’era che non andava in lui?
L’osso, quello stramaledetto osso di demone.
Be’, se si aspettava di attirarlo al lato oscuro sarebbe rimasto deluso. I maghi erano guardiani, non assassini senza scrupoli.
Premendosi una mano sui graffi che gli solcavano il petto in profondità, Dain sputò sangue. Respirava affannosamente, ed il battito del cuore gli risuonava forte nelle orecchie.
"Vattene," ringhiò, e l’ibrido non se ne stette lì ad aspettare un secondo invito. Strisciò a terra indietreggiando come un granchio, poi rotolò e inciampando si tirò in piedi, barcollando mentre correva attraverso il cimitero, il suono dei suoi passi che echeggiava sordo.
 

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domenica, 09 novembre 2008 ¦ Permalink
categoria : authors, treasure box, robin schone

ROBIN SCHONE : STORIES OF SURVIVORS WHO DARE TO LOVE

ROBIN SCHONE : STORIE DI SOPRAVVISSUTI CHE OSANO AMARE
 

Author Robin Schone lives and works in Chicago with her husband Don. She is a staunch defender of human rights in general and of women's in particular.
She is a bestselling writer who succeed in combining the erotic with the romantic, testing the boundaries of romantic fiction.
Robin Schone will answer to all your questions and will give away an autographed copy of a title (the choice will be up to the lucky winner!) and a "Man & Women's Club"  t-shirt,  to two readers who will participate and leave a comment. So don't forget to sign your comment with your name or nickname.

Her website: http://www.robinschone.com


Robin Schone vive e lavora a Chicago, col marito Don. E' una strenua sostenitrice dei diritti umani in generale e di quelli delle donne in particolare.
Autrice di grande successo, è riuscita ha combinare gli elementi romantici con quelli erotici, spostando in avanti i confini del romance.
Robin Schone risponderà a tutte le vostre domande e darà in regalo una copia autografata di un titolo a scelta della fortunata vincitrice e una maglietta "Man & Women's Club" a due lettrici, sorteggiate tra tutte coloro che interverranno lasciando un commento. Quindi non dimenticate di firmarvi, con un nome o uno pseudonimo, per farvi riconoscere!

 Il suo sito: http://www.robinschone.com

Warning / Attenzione
Due to the sexually explicit content of some portions of both the author's interview and excerpt, we recommend the reading to adult readers only.
Visto il contenuto sessualmente esplicito di alcuni passaggi dell'intervista e dell'estratto ne consigliamo la lettura a un pubblico adulto.



THE BOOKS  /  I LIBRI

THE LADY'S TUTOR


AN EDUCATION IN PLEASURE
Married young to a man hand-picked by her father, Elizabeth Petre is an ideal Victorian lady. She has borne two sons and endured sixteen years of selfless duty in a passionless marriage. Craving a man's loving touch yet loyal to her wedding vows, Elizabeth is determined to seduce her coldly indifferent husband. She knows of only one man who can teach her the erotic secrets of love.

A LESSON IN LOVE
The bastard son of an English countess and an Arab sheik, Ramiel Devington was reared to embrace both Western culture and Eastern pleasure. Scorned by society and challenged by prim Elizabeth's request, he undertakes her instruction in the art of sensual delight. But when the lessons become a temptation neither can resist, Elizabeth is forced to choose between obligation and forbidden passion.
 

UN'EDUCAZIONE AL PIACERE
Sposatasi giovane con un uomo scelto dal padre, Elizabeth Petre sembra essere una lady vittoriana ideale. Ha avuto due figli ed ha sopportato sedici anni di dedizione incondizionata in un matrimonio senza alcuna passione. Desiderando il tocco amorevole di un uomo, ma anche fedele ad i suoi voti nuziali, Elizabeth è determinata a sedurre il marito freddamente indifferente. E per farlo si rivolge all'unico uomo che può insegnarle i segreti erotici dell'amore.

UNA LEZIONE SULL'AMORE
Figlio illegittimo di una contessa inglese e di uno sceicco arabo, Ramiel Devington è stato allevato per abbracciare sia la cultura occidentale che il piacere orientale. Evitato dalla buona società e sfidato dalla particolare richiesta di Elizabeth, si assume il compito di istruirla nell'arte delle delizie sensuali. Ma quando le lezioni diverrano una tentazione alla quale entrambi non potranno resistere, Elizabeth dovrà scegliere tra il dovere ed una passione proibita.



GABRIEL'S WOMAN
Prequel: The Lover


Destitute and terrorized by a nameless pursuer, thirty-four-year-old Victoria Childers has only one thing of value left - her innocence. Its price will buy her safety. But Gabriel doesn't want her virginity - he wants the man who stalks her. Trapped together in a house where every desire can be fulfilled, Victoria and Gabriel are plunged into a deadly game of passion and pursuit, where the greatest threat is carnal hunger and the only rule is survival.


Terrorizzata ed in fuga da un persecutore senza nome, alla trentaquatrenne Victoria Childers non rimane nulla di valore d